Friday, 24 April 2009

Open that damn car door, Harvey

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Io uso Second Life per fare quello che nella mia vita vera non posso proprio: volare come un uccello, costruire edifici e ballare.

Sul volare, è inutile soffermarcisi troppo: non ho le ali e le ossa cave, e tanti saluti.

Sul costruire edifici è presto detto: son sempre stata così schiappa in matematica che anche fossi riuscita a diventare architetto, non sarei stata capace di dormire la notte per l’apprensione. Fossi stata architetto, Al Qaeda non avrebbe avuto bisogno di due aerei di linea per tirar giù il World Trade Center, gli sarebbe bastato farlo costruire a me. Considerato che a differenza della vita reale, su Second Life tutta la matematica che serve è in realtà aritmetica, ho finalmente coronato il sogno di edificare ciò che voglio senza mietere vittime, ed essere felice come una cazzona.

E poi, per finire, c’è il ballare. Su questo io non c’entro, io ballo piuttosto bene.

La colpa è di Yossarian.

Si potrebbe pensare che un batterista molto bravo – quale egli è – abbia per forza di cose un senso del ritmo notevolissimo. E ce l’ha. Finché suona.

Si potrebbe anche pensare che se ce l’ha quando suona, per forza deve avercelo anche in altri ambiti. Tipo, che ne so, per ballare.

Lui questa cosa me l’ha spiegata per bene, davvero, ha tirato fuori un paio di argomenti convincenti. Un paio di quel tipo di argomenti che al momento paiono aver senso, e poi poco dopo non riesci più a capire che cazzo ti è stato detto. Ecco, quelli.

Perché vedete, Yossarian sulla pista da ballo è un frassino.

Sì, l’albero. Un frassino. Non un salice che almeno agita i lunghi, flessibili rami. Non un ulivo sinuoso che almeno da un’impressione – seppur erronea – di dinamismo.

E’ un frassino: ben radicato dove poggia, impervio agli agenti esterni e con i braccini rigidi. E’ così frassino che se fa a un vampiro la mossa che Zidane ha fatto a Materazzi, l’ammazza.

E così, io ballo su Second Life. Se vi sembra triste l’idea di un partner di ballo virtuale che non sbaglia un passo, soffermatevi per un momento a pensare quanto peggio sia un pachiderma calvo che nella vita reale vi salta sui calli ogni dieci secondi.

Ora, io non so se la mia tragedia personale riguardo la danza sia comune anche ad altri, ma si può dire con onestà che ballare sia una delle attività più amate tra i residents di Second Life.

Esiste una varietà infinita di luoghi dedicati al ballo: dal club indie a quello latino-americano, dalla discoteca vera e propria al jazz club.

Ed è proprio grazie alla mia frequentazione delle sale da ballo – sempre gremite di varia umanità (seppur virtuale) – che ho cominciato a notare un fatto curioso: su Second Life, la stragrande maggioranza delle donne o si veste da My Fair Lady o da mignotta clamorosa.



Strappone esagerate


Se si mette da parte quella fetta di residents femminili dall’avatar non umano (Neko, alieni, minolli, triceratopi), e quella che si veste in costume (sia storico, che “fantastico”), quel che rimane è una popolazione muliebre composta quasi esclusivamente da puttane e Gran Signore. Non c’è una via di mezzo, o se c’è, è esigua.

Considerato che Second Life è un mondo virtuale che può trasformarsi in quasi tutto quel che vuole il resident. E soprattutto, può trasformare il resident stesso, in quasi tutto ciò che vuole, viene da domandarsi come mai le categorie più gettonate siano proprio queste due.

Qui si sta parlando dei desideri intimi di migliaia di persone.

E migliaia di donne reali, provenienti da paesi diversi, d’estrazione sociale diversa, d’età diversa, hanno deciso che la proiezione ideale di loro stesse è una passeggiatrice delle Cascine o Sabrina dopo che è stata a Parigi.

Facendo uno sforzo non indifferente, riesco a capire i troioni: il mondo reale ha sdoganato l’abbigliamento mignottesco, dunque non c’è da trasecolare se anche su Second Life vestirsi da battona venga considerato sexy. Se nella realtà stormi di donne vanno in giro in inverno senza calze e col culo di fuori per imitare la Hilton, la Beckham o Beyonce, in Second Life non si rischia nemmeno di soffrire il freddo e soprattutto non esiste la cellulite, e quindi vai di patata al vento.

Il vero mistero sono le Sabrine.


Sabrine alla riscossa


Non c’è nulla nel mondo contemporaneo che faccia pensare a un revival di quella tipologia di donna, semmai è l’esatto contrario. Eppure i Jazz Club di Second Life straripano di avatar dalle gonne ipertrofiche, chilometri di chiffon e guanti lunghi.

Verrebbe da pensare che un jazz club con candele, musica romantica e atmosfera retrò sia nell’immaginario femminile un posto strafigo. E che dunque non ci sia nulla di cui stupirsi se è più affollato di donne che la prima scialuppa del Titanic.

Ma in uno spazio virtuale in cui è possibile (quasi) tutto, un Jazz Club non è l’apice del romantico.

Se queste Sabrine decidono di trovarsi lì, la loro scelta trascende il mero desiderio di romanticismo, e prende sfumature esistenziali: vogliono essere quel tipo di donna, in quel tipo di mondo.

La prima cosa che mi viene in mente se cerco di visualizzare quella tipologia di donna, è un particolare stupido: non si apre lo sportello dell’auto da sola. A meno che non sia sola.

Negli anni cinquanta mia madre ne aveva venti, e si faceva il culo come un paiolo dalla mattina alla sera, son certa che mio padre le avrebbe voluto aprire lo sportello dell’auto. Se ce l’avesse avuta.

Faceva il ferroviere. Di sicuro le avrà almeno aperto lo sportello del treno.

Ma nella finzione del cinema americano Grace Kelly era vestita da capo a piedi Dior e si muoveva sul set come una farfalla.

Nella finzione di Second Life, non è la realtà di quegli anni che viene bramata da queste Sabrine, è il mondo patinato di un film di Cukor o di Wilder. O almeno, questa era la conclusione a cui ero giunta.


"Trasudiamo eleganza"


Quando ho chiesto loro – perché era impossibile non far qualche domanda davanti a un fenomeno simile – se si rendessero conto che nell’epoca che a loro piace tanto le donne non se la passavano benissimo, che se non si sposavano venivano guardate male, per non parlare se rimanevano incinte senza aver marito. Che erano relegate solo a determinati ruoli, e avevano pochissima voce in capitolo. Mi è stato risposto che lo sapevano bene, e che stavo prendendo un granchio: loro non volevano rinunciare all’emancipazione femminile nel XXI secolo.

Volevano solo che venisse loro aperto quell’accidenti di sportello.

Quante donne ci sono al mondo che gradirebbero venisse loro aperto lo sportello dell’auto, senza per questo essere considerate bombolette di porcellana?

Tante, a quanto pare.

E quanti uomini ci sono al mondo ben disposti alla faccenda?

Considerato il numero dei signori in frac che ogni sera fan danzare queste Sabrine, tanti.

A quanto pare.


8 comments:

rosalux said...

forse sono tutte ottantenni, in realtà, chissà...carine le foto, le hai fatte tu?

falecius said...

Notevole (io apro sempre lo sportello della macchina che non ho, a tutte le fanciulle che non ci salgono). :D

farlocca farlocchissima said...

ecco io per un po' sono uscita con uno che mi apriva lo sportello... facevo delle figure di merda terribili, dato che arrivavo quasi sempre prima di lui alla maniglia e non aspettavo mai che aprisse prima di scendere... "oh, ma me voi da er tempo de apritte sta porta!" là uscì la sua vera anima di romano doc..

Attila said...

Io, giuro, alla Dolce Metà aprivo sempre la portiera... fino a che dopo circa 2 mesi si è incazzata perchè "era capace di aprirselo da sola quel cazzo di sportello" (parole testuali) e addio al mio atteggiamento da "old fashioned lover"...

Cordialità

Attila

gillipixel said...

sarà forse perchè le donne hanno bisogno di sentirsi raccontare favole? :-) e forse ancora, di quell'epoca non immaginano di rivivere la realtà effettiva, ma proprio quella educlorata dei film patinati e dei foto-romanzoni...boh :-)

Rachel Barnacle said...

@ Rosalux: dio bono, un'orda di ottuagearie telematiche. LOL! Sì, le foto l'ho scattate io, per fare quelle alle Sabrine ho dovuto comprarmi un vestito assurdo con le piume.
@ Falecius: è il pensiero che conta! XD
@ Farlocca: E tu hai scaricato uno così? Pazza! LOL!
@ Attila: Perdona, ma do per scontato che la consorte di Attila non sia una principessina Sissy. XD
@ Gillipixel: Se c'è una cosa che le donne in generale non sopportano è quella di sentirsi raccontare favole. Molte donne amano l'idea di viverci dentro, al limite. E neanche tante, e soprattutto non permanentemente. Impara, giovine Padawan, e smettila di annusare forestiere nei vicoletti. ROTFL!

gillipixel said...

AHAHAHAHHAHAHAH!!! Ho preso appunti, rb, ho preso appunti...:-D

farlocca farlocchissima said...

ehm scaricato... diciamo che le cose fluiscono, iniziano, vanno un po' e poi tranquillamente finiscono ... anche se ti aprono lo sportello della macchina :-D