Saturday, 18 April 2009

Run, Brad, Run!

Brad Pitt è uno di quegli attori famosissimi dal fato meschino.

Ci sono attori –per non parlare della stragrande maggioranza delle persone comuni – che venderebbero l’anima a Pazuzu pur di essere sposati con Angelina Jolie, raggiungere la fama, e in più tenere un musetto gradevolissimo alla vista.

Ma a Brad Pitt questo non basta, e prima di giudicarlo qual stratosferico figlio di puttana ingrato, mi sento di dover aggiungere che ciò che egli desidera con tutto il cuore in fondo ha una ragione d’essere, considerata la sua professione.

Brad Pitt, semplicemente vorrebbe essere un attore bravo.

E’ da i tempi di “Thelma e Louise” che Brad Pitt cerca di dimostrare al pianeta di avere talento e non solo un involucro squisitamente scopabile, e chiunque capisca anche vagamente di settima arte, può giurare su tutto ciò che è santo e caro che codesta missione è ancora un bel po’ lontana dall’essere compiuta.

Che Brad Pitt ci soffra come un cane a non riuscire a recitare come si deve, è un fatto.

Già nel 1995 veniva platealmente preso per il culo da Tom DiCillo in “Living in Oblivion”, e si sta parlando dello stesso anno in cui uscì “Seven”, che tuttora è il film in cui ha recitato meglio.

Ora che va per i quarantasei, Brad Pitt ha deciso di giocarsi l’asso pigliatutto.

Fare il pazzerello per Gilliam non è bastato, fare la mente malata di Norton non è bastato, fare il vampiro sensibile, il ladro fascinoso, fare Achille, fare la stracazzo di Morte, non è bastato.

E così, inevitabile come la colite a primavera, ecco Brad Pitt fare il Freak.

Il Freak, signori, è da sempre il salvacondotto hollywoodiano per quel Sunset Boulevard metafisico nella carriera di un attore. Non sono le impronte delle mani sul cemento e una stella da contendersi per le mignotte a passeggio (“Pretty Woman”, insegna), ma è lo stesso – se non di più – uno status di grandezza.

Quando il tempo stringe, e si brama la Consacrazione Ufficiale, si fa il Freak (se sei un regista si fa un film sull’Olocausto).

Dunque – disperatamente bisognoso di qualcosa che gli garantisca spessore artistico prima che gli crolli il bel faccino sulle ginocchia – ecco Brad Pitt interpretare l’inusuale figura di Benjamin Button.

Inutile prolungare la suspense: mi ha fatto cagare pesci veloci del Baltico in crema di mais.

Uno bravo, avrebbe potuto approfittare della situazione: Fincher c’ha dato veramente dentro per costruire una macchina da Oscar. E a parte ripetere l’escamotage di Fight Club, questa volta sostituendo il dettaglio subliminale della ciola con la scritta “datemi un Oscar”, tutto il resto l’ha tentato.

“The curious case of Benjamin Button” è il tipico genere di film che fa sentire impegnato e colto un pubblico che di sicuro non lo è.

Ignobilmente lungo, con musiche suggestive e scenografie che vanno dal patinato al lezioso, ti fa desiderare di condividere il destino del protagonista: nascere già decrepito all’ottavo minuto e possibilmente morire subito dopo onde evitare i successivi centosessanta di visione.

Ma gli elementi che disturbano sopra a ogni cosa, sono due: il primo è di natura tecnica.

Fincher, magari non sarà sir Alfred Hitchcock, ma con almeno due dei suoi film ha influenzato un decennio di cinema. Per un'arte che conta poco più di cento anni nel suo carnet, non è poco. Il montaggio di “Fight Club” e soprattutto la fotografia di “Seven”, sono stati fino a poco tempo fa l’unico montaggio, e l’unica fotografia possibile in un film d’azione/horror/thriller/poliziesco. Quella luce blue-verdastra, quegli interni resi claustrofobici e sudici, sono stati saccheggiati a piene mani, così come i titoli di testa “sfarfallanti” son diventati sinonimo di “serial killer”.

Fui felice quando qualche tempo fa uscì “Zodiac”, perché a parte essere un film notevolissimo, Fincher aveva donato al pubblico una fotografia originale per un thriller, che quasi azzerava quella di “Seven”. Mi sembrò di intravedere una qualche giustizia letteraria nel constatare che proprio Fincher – tra i tanti altri nomi di spicco – fosse stato capace di superare efficacemente il mostro scenico da lui stesso generato.

Ma la fotografia pastosa di “Zodiac” è diventata di maniera, banale, in “The curious case of Benjamin Button”, la luce ha preso quelle tipiche sfumature aranciate che i registi – solitamente del tipo becero – usano per: A) – ambientare il film in uno stato del sud degli Stati Uniti B) – dare al film l’atmosfera di “quei gran bei tempi che furono”, C) – dimostrare ai tizi dell’Academy Award che hanno girato un film nostalgico e molto serio, dunque degno di essere premiato.

Considerato che la pellicola in questione è ambientata principalmente a New Orleans durante i bei tempi che furono, e senza dubbio Fincher ha dato l’impressione di essere disposto a svendere anche il suo buchino stretto pur di essere premiato, le possibilità di evitare l’effetto Amaro Averna erano pressoché nulle.

La seconda cosa che annichilisce anche gli spiriti più tenaci, è che Roth l’ha fatta sporchissima.

Quest’individuo ha in curriculum tredici sceneggiature accreditate, e l’unica che gli ha fruttato dei riconoscimenti degni di questo nome (se si esclude un Razzie Award nel 1997 per “The Postman”) è quella di “Forrest Gump”.

Deve aver pensato che uno su tredici è una statistica di merda, non proprio opportuno tentare troppo la sorte, meglio – al contrario – andare a botta sicura.

Così ha riscritto “Forrest Gump”.

L’Alabama diventa la Louisiana, il ragazzino un po’ tonto diventa il ragazzino che cresce all’incontrario, la piuma diventa un colibrì.

Identico l’impianto narrativo: un presente in cui la vicenda viene raccontata (in questo caso letta, dal diario di Benjamin Button) tramite flashback. Benjamin come Forrest è un outcast, come Forrest va per mare, va in guerra, vede gente, fa cose. Come Forrest ha una donna della sua vita di cui si innamora da bambino (pur avendo l’aspetto di un vegliardo), come Forrest il fato lo porta lontano da lei per un lungo periodo della sua vita, e poi finisce per farci un figlio (una figlia, in questo caso). Come Forrest vive in una casa-pensione. Ha una madre (se pure adottiva) che lo cura e lo ama nonostante la sua diversità.

E più in particolare, certi episodi e personaggi sembrano quasi ricalcati integralmente: il Captain Mike somiglia in modo sinistro al Lieutenant Dan, Daisy a Jenny, la scena del “rifiuto” amoroso pressoché identica, così come lo spuntare inopportuno di Benjamin nella vita di Daisy, o i primi passi stentati in quella chiesa caciarona.

Su tutto il film aleggia lo spettro di Forrest in certi siparietti comici (l’uomo del fulmine), in certe battute, nelle frasi che diventano motti e tormentoni.

Ma Roth, pur puntando sul suo cavallo vincente, ha comunque perso la gara.

La magia nel cinema (come probabilmente nella vita) non ama le ripetizioni, e si genera grazie a fortunate sinergie. Fincher non ha – e dubito potrà mai avere – la mano lieve di Zemeckis, né la sua profondità critica e sociale. La mancanza di Groom come co-sceneggiatore si sente, nella ricerca continua e snervante di frasi incisive che risultano soltanto pesanti, nella pedanteria di certe puntualizzazioni.

E poi, naturalmente, Brad Pitt. Che Iddio lo perdoni.

Brad Pitt c’ha provato a fare Benjamin Button, il Freak che avrebbe dovuto portarlo sul palco del Kodak Theatre con la statuetta in mano a blaterare ringraziamenti sentiti.

Ma per quanto Benjamin Button somigli a Forrest Gump, Brad Pitt non è Tom Hanks, né per bravura, né per intensità, né per passione.

E così, il povero Benjamin oltre alla disgrazia di sembrare un bacucco rincoglionito durante l’adolescenza, e un neonato nella sua terza età, si ritrova ad avere la faccia marmorea di Pitt e il suo timbro monocorde.

Quell’intuizione felice di quanto siano simili, e quasi sovrapponibili, le età estreme degli esseri umani (il feto di 2001 non è un caso), si perde nell’interminabile noia della messa in scena.



Giudizio: Piacevole quanto un cucchiaino ripetutamente sbattuto in fronte.


15 comments:

rosalux said...

Peccato, l'idea mi sembrava carina...

gillipixel said...

minchia, questa sì che è una recensione :-)
ben detto rb, ben detto!!! Me la sono proprio gustata :-)

Palmiro Pangloss said...

@Rosa: Lo pensavo anchio, poi ho visto il film.

@Yossarian: Allora? Discutiamo almeno di una guerriglia, di uno scontro a fuoco, di una rissa!

Yossarian said...

@Palmiro: di risse per stasera ne avrei abbastanza. Mi ci sono quasi infilato in una all'off licence quando un cazzo di coatto locale (detto 'chav' nell'idioma del posto) ha saltato la fila. Per fortuna (per lui, BUAHUAHUAHUA! Riso malvagio) si e' risolta con un paio di fuck off.
Ma spero di accontentarti presto :-)

Claudio said...

@Yossarian: c'e' un bellissimo sport che ti permette di farlo ogni sabato, poi ti offron pure la birra..

niccolo' said...

Dipenderà dal regista, non so, ma io in diversi film Pitt l'ho visto bravo: vedi "The Snatch", "Burn After Reading", la serie Ocean's per esempio. Ok, non sarà Clooney, però non mi pare neppure 'sta mmmerda. Ah, il film in questione non l'ho visto, mi sapeva di palloso.

Yossarian said...

@Claudio: gli sport in genere non sono il mio forte, specie quel tipo di sport da saturday night, a meno che, ovviamente, non sia assolutamente necessario :-)

Rachel Barnacle said...

@ Rosa: Pure a me, per questo l'ho visto. LOL!
@ Gillipixel: Grazie, oh mio Barbapapà. LOL!
@ Claudio: Sport? Stai proponendo uno sport a Yossarian?
BWAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA...breath...RAAAAAAAHAHAHAHAHA!!!
@ Niccolò: Non è unammerda, infatti. Ma non è bravo. Sa recitare fondamente una parte sola, e cioé quella del fascinoso-incazzoso. Tu capisci che non potrà continuare per molto ancora a fare il fascinoso-incazzoso, perché già la faccia gli sta cedendo di brutto. In quest'ultimo film ha provato a cambiare registro, e t'assicuro, è piuttosto imbarazzante.

falecius said...

Io sto con Palmiro.

With compliments.

astrosio said...

molto piacevole da leggere, oltretutto. ma secondo me manca una cosa: nel film in questione non c'e' un antagonista. e un cattivo. che molto spesso sono la stessa cosa, ma non sempre. in questo film sono tutti fottutamente buoni. [ATTENZIONE ! SPOILER!]che mi ricordi, non ce n'è uno che dica al bambino, tranne il padre all'inizio, che pero' poi diventa il piu' buono del mondo rendendolo miliardario, brutto mostro di merda sparisci che mi infetti la vecchiaia. per dire. ecco.

Rachel Barnacle said...

@ astrosio: Mah, guarda. Già dai primi dieci minuti si capisce che gli stronzoli nel film non si vedranno. Ma almeno io mi sarei aspettata qualche atteggiamento sospettoso. Voglio dire, questo qua nasce matusa e sembra che a nessuno freghi un accidente.
"Sì, è appena nato ma c'ha la cataratta e l'artrite, hey non è fantastico? Vabbé, buona giornata" - no, dico. Un medico serio l'avrebbe sbattuto in osservazione, come minimo.
Invece, che questo vada a gambero sciolto, pare non importare una sega a nessuno.

astrosio said...

cavolo, siamo d'accordo. cioe', veramente un mistero. ma non se ne sono accorti, a ollivud, leggendo la sceneggiatura? mi chiedo cosa li abbia colpiti. ai produttori. questo mi chiedo. cioe', qual e' stato il "chase", metaforicamente parlando, che ha fatto dire al produttore: ok! evviva! eureka!
...
ce ne sono di misteri a ollivud... di film costati miliardi che sono delle robe inguardabili... tipo A.I. di Spielberg. anche se li' se lo produceva lui stesso. vabbe', chiedo scusa per la logorrea, ma devo dire che Benjamin Button mi ha scosso. quando l'ho visto ne sapevo pochissimo. salvo che aveva avuto un fottio di nomination. e quando sono uscito dal cinema ero frastornato. infastidito e irritato. volevo picchiare tutti i vecchi che mi capitavano a tiro, per esempio.
ecco.

Rachel Barnacle said...

@ astrosio: A.I. fa cagare il triceratopo con le pustole sulla lingua di Jurassic Park.
Su Benjamin Button devo dire che pure io ci son rimasta secca. Però me lo sono meritato, un cazziglione di nominations, vabbé. Ma gli Oscar che ha vinto son tutti tecnici.
Questo è un accidenti di indizio, cazzo.
Se non avessero oggiunto la scena del cittino sul tetto, anch'io avrei voluto picchiare solo vecchi. Dopo quella scena, anche i mocciosi.
E soprattutto Brad Pitt, qualsiasi età abbia.

Claudio said...

@Yossarian: sorry, letto in ritardo. No, mi riferivo al sabato pomeriggio ed implica una palla ovale. Deformazione professionale.

erica said...

L'intero film e' un elogio alla mollezza ed alla posizione sdraiata in tre stadi: culla casa di riposo
letto Cate Blanchett
letto ospizio ...