Wednesday, 29 April 2009

Skioppa Nicò!

So che con questo post sto per diventare il mito vivente di una gran folla.

Voglio dire, mi rendo conto. E sappiate che non prendo sotto gamba la faccenda.

Di sicuro è successo anche ad altri, che ne so, il tizio che abitava di fronte a Jim Morrison, per dire.

Ogni tanto spunta sempre qualcuno che dice – “Hey sì, io ho abitato di fronte a quell’accidenti di Jim Morrison”, e la gente si scapicolla su di lui per sapere le cose più deliranti, del tipo, che mutande portava Jim Morrison, se portava le mutande – Jim Morrison, hai per caso un paio di mutande di Jim Morrison.

Io ho abitato di fronte a Bob Farusi.

Se è per questo, sempre abitando nella stessa casa, mi son ritrovata anche Michele Pecora due vie sopra la mia (tutto vero). Vedete da voi che alta densità artistica possedeva il mio quartiere.

Ma scordiamoci di Michele Pecora, voglio dire, torniamo a scordarcelo così come abbiamo fatto negli ultimi trent’anni. Il cielo sa quanto questa cosa torni facile.

Concentriamoci su Bob Farusi.

Che io sappia ora, anzi meglio, io non so più un accidente di Bob Farusi. L’ultima volta che l’ho incontrato – sarà stato minimo dieci anni fa – s’era tagliato i capelli e aveva messo su famiglia.

Allo scoccare dei trentacinque si son tagliati i capelli Chris Cornell, Eddie Vedder e Anthony Kiedis, non se li poteva dunque tagliare pure Bob Farusi?

E così se li è tagliati. E ha messo su famiglia. E aveva anche già lasciato la band, anche se non vi saprei dire in che anno di preciso.

Pettinato e con prole, così era il vecchio Bob l’ultima volta che l’ho visto.

Ma nella metà degli anni ’80 era tutta un’altra faccenda: camminata da pantera rosa, boccoli biondi fino al culo, canottiera trucida e perenni polsini da Bjorn Borg. Una volta fece venire una crisi isterica a sua madre perché sostituì il Bambin Gesù del presepe con un suino, del gruppo “Pastorello con suini”, di stanza a fianco del ruscello di stagnola più o meno dal Natale del ‘65.

Quello era il Bob Farusi di allora, ed era al suo cazzutissimo apice.

Sulle biografie in rete si dice che la band ha esordito nel ’86. Ma non è vero.

Le prove hanno cominciato a farle prima. La mia infanzia-adolescenza è stata minata dalle prove della band, quindi lo saprò bene.

Vedete, la band provava nel garage di Bob Farusi.

E camera mia era quasi davanti al garage di Bob Farusi. Li vedevo dal mio accidenti di letto, se appena mi sporgevo. E sentirli, li si sentiva fino a Collemarino.

Quando hanno cominciato ad avere un pubblico, allora sì, si son spostati in una sala prove. Che poi non era una sala prove, loro la chiamavano sala prove, ma era l’ex casa del becchino.

Devono aver pensato che era l’unico posto dove potessero provare indisturbati senza turbare troppo gli animi dei loro lanuginosi concittadini.

Ma per me ormai il danno era fatto: provate voi a sentire da mane a sera per un paio d’anni, un tizio con la voce di Neil Turbin e grosso come un incrociatore, che vi strilla nelle orecchie “Slongame la biscia, fammela ‘ntostà!” (Allungami la biscia, fammela inturgidire).

Ce n’è abbastanza per ricevere dei danni permanenti alla propria visione del mondo e della sessualità.

Avevo dodici anni, e magari mi sarebbe anche piaciuto ascoltare i Duran Duran, e gli A-Ha, e gli Europe, ma non potevo, perché Bob Farusi e gli altri della band ci davano dentro come disgraziati, e figuriamoci se una cosa mondana come un paio di cuffiette avrebbero mai potuto contenerli.

Così, non potendo evitarli, son diventata loro fan.

Mi ricorderò finché campo del concerto che tennero l’11 Settembre 1986. Fu il primo vero concerto che fecero, e penso che abbiano potuto farlo solo per questo motivo, altrimenti non li avrebbero lasciati.

La gente non sapeva, vedete. Il prete, soprattutto, non sapeva.

Sì, si esibirono durante una kermesse religiosa.

Vigliacco se ricordo il perché – se era l’anniversario di qualcosa o la celebrazione di qualche santo importante – ma quell’anno Don Fido (Fido nel senso di cane. Non si chiamava sul serio così, ce lo chiamava mio padre per estrinsecare ciò che pensava del prete, e con una certa efficacia, debbo dire) oltre alle solite attività parrocchiali, volle anche la serata musicale.

E qui, di due l’una: o Don fido era - sotto il suo aspetto Tutankhamonico - di larghissime vedute, oppure venne ingannato da questa foto della band:


Formazione negli anni '80


C’è da puntualizzare una cosa su di loro: si può amarli o si può odiarli, ma non li potrà mai accusare di falsità. Si autodefiniscono gli ideatori del Vì Metal, sono più di vent’anni che cantano accoratamente i pregi dell’ubriachezza molesta, e gente, non s’inventano un cazzo: quella sera di settembre dell’’86 si presentarono in piazza Aldo Moro aggallina spaziale.

Nulla di quello a cui ho assistito in seguito ha inficiato questa mia impressione mentre erano sul palco del loro primo concerto. Sempre aggallina, li ho visti.

Dunque, gadolli di svariati liquidi inebrianti, attaccarono a suonare “Bumba Atomika”.

Nessuna canzone del loro o altrui repertorio sarebbe potuta essere più ficcante, perché quel che accadde richiamò parecchio gli effetti di Little Boy: la prima fila di donne pie di mezza età – ancora con gli occhi sognanti per l’esibizione di una sgallettata X che si cimentò in “All at once” della Houston giusto prima dei Nostri – venne nuclearizzata all’istante. A seguito del primo accordo, vuoi per l’onda d’urto, vuoi per il fiato del mitico Ricky Tyger Bigwhite, di loro non rimase nulla.

Non posso mettere la mano sul fuoco sul fatto che la loro performance abbia scatenato qualche cambiamento climatico, ma mi par di ricordare che seguì un autunno innaturalmente piovoso.

La prima frase della canzone fa così: “Mi moje m'ha lasciato brutta troia so incazzato”.

Alla parola “troia”, vennero spazzati via tutti i ciellini presenti sul piazzale. A “incazzato”, le giovani famiglie con pargoli a seguito disparirono. Così. Puff.

Per quando risuonarono nell’aere le ultime parole della ballata: “So inbriago un bel po', me fo fa un suffugò”, erano stati fatti fuori nell’ordine – uomini di chiesa, i new money del centro, la giunta comunale, i borghesi di via Ville e in genere tutti quelli sotto i tredici anni e sopra i trenta.

Quel che rimase fu un branco di giovincelli stravolti con in faccia l’abnorme quesito: CHE CAZZO E’ STATO?

In quel momento preciso, secondo me, il branco di debosciati che provava nel garage di fronte a casa mia sono diventati i Kurnalcool.

Specchiati nei nostri occhi a gufo, lì sotto il palco.

Più precisamente, negli occhi a gufo di quelli sui diciotto, che si sentirono finalmente letti nell’animo: – “Hey, ma allora non son solo io a considerare il fatto che el vì roscio de Morro è bono ma tigne un bel po’!

Dopo una vita intera in provincia a essere considerati feccia, alfin la catarsi era cominciata.


I Kurnalcool nel nuovo millennio, dopo svariati cambi di formazione


P.S. Don Fido era un sacerdote tenace: con lo stesso piglio con cui sfracellava i coglioni all’intera popolazione affinché osservasse le festività, l’anno dopo ci ritentò. Di più, si scatenò: si mise in testa di fare una roba in grande, la mostra fotografica, e la serata cabaret, e la tombola, e il rinfresco. The works.

E naturalmente la serata musicale. E che cazzo ve lo dico a fare, invitò i Kurnalcool.

In quell’occasione resistette ben 15 minuti, seppur – considerato il colorito che sfoggiò – in apnea.

Gettò la spugna durante l’esecuzione di “Porta ‘na donna”, per mai più ritentarci.




12 comments:

gillipixel said...

li adotto ufficialmente anche fra i miei eroi preferiti :-) bellissimo!!!

niccolo' said...

Mi ero scrodato dei miti Kurnalcool, grandi!

falecius said...

Grandissimi i Kurnalcool !:) Ma quindi sei marchigiana anche tu?

Yossarian said...

@Falecius & Rachel : 'Io li odio i marchigiani dell'Illinois...'


:-P

Osiride, il dio assassinato said...

Io, una volta, sono andato a Lignano (UD) e ho visto Maurizio Mosca.

Maurizio Mosca non ha la patente e si fa portare in giro da un autista.

Quel giorno Maurizio Mosca era stato invitato a Lignano (UD) per qualche genere di manifestazione.

L'autista di Maurizio Mosca ha parcheggiato davanti al posto dove si teneva questa manifestazione a cui Maurizio Mosca (appunto) era stato invitato (ri-appunto).

L'autista non poteva parcheggiare dove ha parcheggiato così un solerte ometto è uscito dallo stabile per ricordare con parole gentili a Maurizio Mosca che, lì, la macchina non poteva stare.

Ometto: "Cava via la machine, porco dis!" (Per piacere, sposti la macchina da lì, acciderbolina!)
Maurizio Mosca: "No, aspetti... io sono l'invitato, ho il permesso!"
Ometto: "Ti ho dito de cavar via la machine, ostia madonis!" (Le ripeto che è meglio che sposti la macchina, diamine!)
Maurizio Mosca: "Ma io sono Maurizio Mosca, ha capito? Sono Mosca!"
Ometto: "Par mi te pol esar anca zanzara, farfaa, vespa, quel casso che te vol ma cava via la machine!" (Vede, buon uomo: anche qualora lei fosse zanzara, farfalla, vespa o qualsiasi altro genere di insetto di suo gradimento, dovrebbe comunque spostare la macchina.)

Rachel Barnacle said...

@ Gillipixel: Benvenuto nel Club degli adoratori dei Vì Roscio de Morro. LOL!
@ Niccolò: Scherzi? Sono nel bel mezzo di un tour, voi che siete su suolo italico approfittatene! XD
@ Falecius: Nata ad (in - LOL) Ancona, cresciuta a Falconara di fronte al garage di Bob Farusi.
Adesso c'ho paura a chiedere da che parte vieni tu. XD
@ Yossarian: Ma vatte a fà 'na bucconata de pulenta sa i cagnoli, e bada a camminà. XD

London Alcatraz said...

@Osiride il dio assassinato: ROTFL.

Io gli avrei risposto anche di abbracciare la tazza del cesso e cantare 'non son degno di te'

Comunque mi hai fatto venire voglia di raccontare una storia e ci faccio un post.

Rachel Barnacle said...

@ Osiride: Io una volta ho messo sotto con la bici Amedeo Minghi.
E ancora nessuno mi ha dato una stracazzo di medaglia.

Claudio said...

@Rachel: mica e' morto. La prossima volta usa uno Scania.

Rachel Barnacle said...

@ Claudio: Peggio ancora. Non solo è sopravvissuto all'impatto, qualche anno dopo ha composto "Trottolino amoroso". Cioé, prima pareva finito, okay? E dopo è rispuntato.
Ho la terribile angoscia che avergli infilato la ruota davanti della Graziella nella Ypsilon del culo gli abbia fatto tornare l'ispirazione.

roseau said...

@Rachel:Per quando risuonarono nell’aere le ultime parole della ballata: “So inbriago un bel po', me fo fa un suffugò”, erano stati fatti fuori nell’ordine – uomini di chiesa, i new money del centro, la giunta comunale, i borghesi di via Ville e in genere tutti quelli sotto i tredici anni e sopra i trenta.Ma ricordo che tutti quelli compresi tra i tredici anni e i trenta proruppero in applausi entusiastici e in grida di approvazione :D Qualcuno più grande sghignazzò in sordina, gelato immediatamente con lo sguardo dalla moglie o dalla fidanzata.
Io avevo 7 anni appena compiuti. Eppure mi ricordo di quel giovedì sera come se fosse ieri. Mi dovettero portare via dal concerto a viva forza. Ci eravamo andati senza nessun sospetto, convinti della sua innocuità da Stefano e Massimiliano, due cugini alla lontana da parte di mia nonna, falconarese, e dal fatto che la parrocchia offrisse ospitalità alle "kurnacchie".
Alla fine del concerto, chiesi:

"Papà, papà...cos' è un suffugò?"

"Robertaaaaa!!!! (livido)"

"....."

Domandai al marito di mia nonna:

"Mario, cosa vuol dire suffugò??"

"Ma RoBBBerta....(è napoletano di Piazza S. Giovanni a Carbonara. Scandolezzato.) chi te le ha insegnate queste cose sporche??"

"......"

Chiesi a mia nonna, nata sotto il Castello. La quale mi fornì una spiegazione esauriente. Trovai la cosa, allora, molto comica.
Al tempo leggevo tutte le scritte sulla ringhiera del prato.
Ricordo una vignetta con Cristo in croce che diceva:

"Me sa che so' stati i moscioli a farme male" :D

P.S. Stavi a Montemarcià? Ma davvero chiamavate don Renato don Fido??Troppo forte :P Sei il mio mito personale, sì.
Un bacio.
roseau

Rachel Barnacle said...

"Papà, papà...cos' è un suffugò?"
"Robertaaaaa!!!! (livido)"
LMAO!
E pensare che ero lì, e mi son persa la faccia di tuo padre.
Così vicino, così lontano.
LOL!

"Me sa che so' stati i moscioli a farme male" :DRAAAAAHAHAHAHAHAHAHAHA!!!

Stavo a Falconara, e il prete in questione era don Leo.
Mio padre prese a chiamarlo don Fido, così presi a chiamarcelo pure io. E di conseguenza presero a chiamarcelo tutti i miei amici. Tempo una settimana, l'intera comunità adolescenziale della zona prese a chiamarlo "don Fido".
Credo che lui non l'bbia mai saputo.
LOL!