Tuesday, 26 May 2009

Faccetta Nera Reloaded

La storia dei pirati somali e’ a mio avviso molto interessante e merita di essere raccontata prima che se ne impadroniscano gli ecoantimperialisi sbroc per farne degli eroi ecologisti e antimperialisti, o per evitare che una certa stampa statunitense e internazionale li liquidi sbrigativamente come tagliagole (la stessa stampa che fino a due anni fa si sperticava in lodi per ‘manager energici ed aggressivi’ come Dick Fuld di Lehman Brothers, e per le ‘gesta’ finanziarie degli hedge fund).

Ho raccolto quindi un po’ di informazioni di prima mano presso il grande Orco Multinazionale per cui lavoro, che possiede anche la prestigiosa Lloyd’s List, vera e propria ‘Bibbia’ del traffico marittimo internazionale da piu’ di 300 anni (fine spot pubblicitario), piu’ altre fonti sull’interweb, e passo quindi alla narrazione senza indugiare oltre.

Sara’ un post molto, molto lungo, mettetevi il cuore in pace subito, oppure cambiate pagina.

Mi andava solamente di spiegarvi e IMVHO, come si manda in vacca una nazione con conseguenze funeste per tutta la comunita’ internazionale.

Quel che sta accadendo negli ultimi mesi al largo delle acque del Corno d’Africa e’ noto a grandi linee piu’ o meno a tutti: gruppi di somali armati fino ai denti (principalmente di fucili d’assalto AK-47, AK-74, piu’ vari modelli di lanciarazzi anticarro RPG-7 e granate a go-go-) a bordo di motoscafi, barchini o barche da pesca d’altura trasformati in unita’ d’assalto-veloci, abbordano navi mercantili, portacontainer etc, etc in transito nel Golfo di Aden, prendono l’intero equipaggio in ostaggio (rima baciata, ole’) e dopo aver intavolato trattative in punta di fucile con gli armatori e le societa’ di navigazione, se la battono verso le loro basi sulla terraferma con le tasche gonfie di riscatti in milioni di dollari, sterline o euro.

Gli abbordaggi hanno subito un incremento esponenziale negli ultimi sei mesi: al momento (fonte Lloyd’s List) i vascelli sequestrati sono 16, e i marinai tenuti in ostaggio 231.

Le ripercussioni sul traffico marittimo internazionale, gia’ pesantemente colpito dalla recessione economica (il 30% in meno da settembre 2008, a cui si aggiunge un decremento del 16% in quello in transito da e per il Canale di Suez) sono particolarmente gravi per due motivi di ordine geopolitico ed economico:

Il primo, e’ legato alla peculiare importanza del Golfo di Aden, che insieme all’istmo di Panama funge da vera e propria ‘arteria giugulare’ del traffico mercantile mondiale. Basti pensare che tutte le merci che arrivano via mare da Cina, India, piu’ le varie ‘tigri asiatiche’ (piu’ o meno spelacchiate) per i mercati europei e mediorientali, passano dal Golfo di Aden, si immettono nel Mar Rosso e transitano per il Canale di Suez.

Bloccate il Golfo di Aden, e di riflesso il Canale di Suez, (com’ e’ avvenuto dal 1967 al 1975 a causa delle guerre arabo-israeliane) e l’unica alternativa come ai bei tempi andati del capitano James Cook, e’ quella di circumnavigare l’Africa, con costi stellari per gli armatori e perdite giornaliere, e sottolineo giornaliere, dell’ordine di decine di milioni di dollari per tutti, governo egiziano compreso (che ha nazionalizzato il Canale nel 1956).

Questo e’ anche la ragione per cui i francesi mantengono una base della Legione Straniera a Gibuti.

Il secondo, va individuato nell’aumento significativo dei premi che le assicurazioni esigono dalle societa’ di navigazione per il transito in acque infestate dai pirati. Le assicurazioni hanno infatti deciso di alzare la posta in gioco, classificando il rischio rappresentato dai Jack Sparrow somali non piu’ come ‘generico’ e va da se’, ‘normale’, per una nave e il suo carico, ma come ‘rischio bellico’, o come pare stia avvenendo nelle ultime settimane, addirittura sotto la voce ‘terrorismo’.

Il risultato di questa allegra combinazione di fattori negativi, e’ che i costi di trasporto per gli armatori di tutto il mondo e soprattutto per quelli cinesi, indiani e asiatici, stanno diventando proibitivi, ed e’ quindi facile comprendere perche’ gli stessi caldeggino a gran voce interventi armati draconiani da parte della comunita’ internazionale.

Ovviamente, i pirati somali non sono gli U-Boat di Karl Doenitz, ma gli effetti sono quasi altrettanto devastanti, senza contare che una intera regione e i suoi abitanti, il Puntland a nord della Somalia, vivono praticamente dei proventi della filibusta e hanno dato vita a una vera e propria Tortuga versione 2009, con tanto di alcool a fiumi, prostitute e khat (la marijuana locale), a volonta’.


Ora, in virtu’ di questa situazione, immagino che la domanda che sorge spontanea sia: “E il governo somalo cosa cazzo fa?”

Assolutamente niente. Perche’ non esiste.

La Somalia, da circa quindici anni, e’ devastata da una feroce guerra civile che ha visto e vede contrapposti, varie e assortite fazioni di vari e assortiti ‘signori della guerra’ locali, estremisti islamici, l'esercito di uno stato confinante, l 'Etiopia , e il sostegno piu’ o meno conclamato di almeno una superpotenza (indovinate un po’? Non e’ difficile, basta prendere un ‘pirlometro’ e regolarlo su ‘Iraq’).

E come si e’ arrivati a questo impareggiabile risultato di disintegrazione civile, che sta facendo della Somalia l’Afghanistan dell’Africa?

Andiamo per ordine, e sia per comodita’, sia per salvaguardare i vostri augusti attributi da una invereconda scartavetratura, vi avverto che saltero’ a pie’ pari il periodo coloniale (Faccetta Nera) e quello immediatamente post-coloniale. Ribadisco, e’ un post molto lungo, siete ancora in tempo per darvi alla fuga.


1977-1991


‘Red Orchestra’


Alla fine degli anni 70, l’URSS sembrava sul punto di vincere la Guerra Fredda, e nel grande Risiko internazionale di guerre conto terzi, colpi di stato, colpi bassi e porcherie assortite fra i due supercontendenti, l’Africa era costellata di bandierine rosse.

In particolare, nel Corno d’Africa, la gerontocrazia del Cremlino guidata dall’ineffabile Leonida Breznev (ha dato il nome a un colore: ‘grigio Breznev’) aveva calato una mano a dir poco spettacolare, piazzando tramite i soliti noiosissimi golpe tipici dell’epoca, due pedine fedeli alla testa di regimi comunisti in Etiopia e Somalia, facendo cosi’ del Golfo di Aden, un ‘lago sovietico’.

I due ‘uomini di paglia’ di Mosca rispondevano al nome di Mengistu Haile Mariam, presidente della Repubblica Democratica dell’Etiopia, e Mohamed Siad Barre presidente della Somalia.

La coppia sembrava fatta apposta per soddisfare le esigenze locali dell’URSS. Si trattava infatti di due dittatori professionisti con un curriculum rispettabilissimo di repressione, torture, pulizia etnica (specie Mengistu contro gli eritrei), stupri et amenita’ simili, alla guida di due regimi stabili che in teoria non avrebbero dovuto dare grattacapi al Politburo.

Peccato che il KGB avesse sottovalutato le ancestrali rivalita’ etniche e religiose fra somali ed etiopi, i problemi interni di Siad Barre, e la propensione di quest’ultimo a fare il ‘gioco delle tre carte’ con l’Occidente.

Nel 1977, ansioso di realizzare il sogno di una ‘Grande Somalia’ annettendosi il territorio etiope dell’Ogaden, abitato da minoranze somale, Siad Barre attacca a tradimento e in forze, il ‘fratello socialista’ etiopico.

L’Unione Sovietica, colta di sorpresa, si trova costretta a fare una scelta ‘dolorosa’, dal momento che non puo’ vendere armi a entrambi e che il conflitto minaccia di mandare a carte quarantotto l’equilibrio della regione. Cosi’, dopo una attenta valutazione sulla quale influiscono anche le ‘relazioni pericolose’ di Barre con gli occidentali, scende in campo con il regime di Mengistu, con l’appoggio politico di quasi tutti i ‘feudi’ comunisti planetari e quello militare di Fidel Castro.

La guerra dopo un inizio brillante per i somali (riforniti principalmente da Cina ed Egitto), s’impantana grazie alla resistenza etiopica, alle armi sovietiche e ai consiglieri cubani, e si trasforma rapidamente in un disastro per il regime di Modadiscio, che si vede anche negare l’assistenza americana da un Jimmy Carter che non ha nessuna voglia di farsi trascinare in una faida comunista, preoccupato com’e’ di rimarginare le ferite del Vietnam.

Un anno dopo l’invasione, le truppe somale si ritirano dall’Ogaden e il regime di Barre indebolito dalla batosta che lo rende ancora piu’ sanguinario e ormai privo di significativi appoggi esterni, inizia a liquefarsi.


1991-2002


‘Black Hawk Down’


A questo punto della storia recente somala, entrano in campo determinanti fattori etnici e soprattutto religiosi che la dittatura di Barre aveva represso (all’epoca, i comunisti non erano ancora ‘cuministi’ e se ne fottevano alla grande della ‘diversita’ etnica e religiosa’).

L’islam sunnita, arriva in Somalia nel 7imo secolo dopo Cristo e mette radici stabili, anche se la convivenza con il vicino cristiano, l’Etiopia, dove il Cristianesimo e’ da 17 secoli la religione del 60% della popolazione, non e’ esattamente idilliaca.

Ma, oltre alla religione islamica che nel paese africano conta anche parecchie sette di mistici ‘sufi’, il somalo per tradizione, si sente altrettanto legato all’appartenenza di clan, un fattore che negli anni immediatamente successivi alla cacciata di Barre, giochera’ un ruolo decisivo nel sprofondare il paese in una vera e propria guerra tribale.

Con la caduta del Muro di Berlino nel 1989, la Somalia inizia lentamente a scivolare lungo la china del ‘chissenefrega’ nei notiziari internazionali (proprio come l’Afghanistan negli stessi anni) e finisce nel novero delle ‘guerre dimenticate’.

Nel 1991, i gruppi di insorti che hanno finalmente rovesciato Siad Barre confinandolo nel sud del paese-l’United Somali Congress guidato dal celeberrimo generale Mohamed Farrah Aidid, il Somali National Movement, il Somali Patriotic Movement e il Somali National Alliance-cercano di trovare una figura e una soluzione unitaria nel Presidente Ali’ Mahdi Muhammad, ma l’accordo finisce a colpi di Kalashnikov, soprattutto a causa dell’ostinazione e delle ambizioni personali di Aidid, e di conseguenza si crea una situazione degna dell’ultimo governo Prodi. Tutti contro Siad Barre, per liberare il sud del paese, e tutti contro tutti fra di loro. E a peggiorare le cose, le regioni a nord della Somalia, si dichiarano di fatto indipendenti.

Quando nel 1993, il presidente americano Bill Clinton, spinto dalla CNN e dai rapporti allarmanti dell’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Onu, mette mano al dossier Somalia, la situazione umanitaria nel Corno d’Africa e’ semplicemente catastrofica, tanto che Baghdad nel 2004, paragonata alla Mogadiscio dell’epoca, sembrava Zurigo.

E’a questo punto che la pletorica, inutile ed elefantiaca istituzione che risponde al nome di Organizzazione delle Nazioni Unite, autorizza l’ennesima, pletorica, inutile ed elefantiaca missione di mantenimento della pace che passera’ sotto il nome di UNOSOM I (curiosita’: il termine ‘casco blu’ e’ entrato a far parte della lingua croata, e nel dialetto locale di Srebenica significa ‘grandissimo e inutile figlio di puttana’), ufficializzata dalla Risoluzione 794.

Gli Stati Uniti di Clinton si accodano e organizzano una forza di spedizione multinazionale autonoma da quella Onu (solo un pazzo affiderebbe le sue truppe a un comandante scelto dai burocrati terzomondisti del Palazzo di Vetro) che vede la partecipazione fra le altre nazioni, di un contingente italiano.

Scatta cosi’ nel 1993, con uno sbarco semifarsesco di marines in pieno assetto di guerra (manco fossero a Tarawa) che al posto dei guerrieri somali trovano ad attenderli orde di reporter, l’operazione umanitaria denominata ‘Restore Hope’.

L’esito di una missione dominata da una totale assenza di idee su cosa fare una volta in Somalia, a parte distribuire derrate alimentari, e da regole d’ingaggio fumose, e’ quasi scontato.

I pacificatori vengono coinvolti pesantemente negli scontri fra bande locali e nell’ottobre del 1993, dopo aver scodellato una magnifica sceneggiatura al regista Ridley Scott, nel tentativo maldestro di catturare il generale Mohamed Farrah Aidid, gli americani, seguiti dalla forza multinazionale e la maggior parte delle forze Onu, si levano elegantemente dai coglioni. L’evacuazione verra’ completata nel 1996 con l’Operazione United Shield.

Il bilancio di questo clamoroso fallimento e’ assai pesante e conta migliaia di morti fra combattenti e civili somali, decine di perdite per le forze Onu, 18 morti per gli USA, e 13 per l’esercito italiano, coinvolto negli scontri armati piu’ feroci dalla fine della Seconda Guerra Mondiale (Checkpoint Pasta, tanto per citarne uno).


2002-?


‘Allah Akbar!’


La mattina dell’11 settembre 2001, come tutti sanno, le Twin Towers di New York vengono rase al suolo da un complotto organizzato da Cia, Mossad e rettiliani (Godzilla no. Quel giorno aveva la colite).

Da quel momento, l’attenzione del mondo e dell’amministrazione di George W Bush, si sposta su altri scenari e paesi, e nei notiziari internazionali la Somalia viene retrocessa da ‘chissenefrega’ a ‘vattelapesca”, nel senso che nessuno si ricorda piu’ nemmeno che esiste uno stato chiamato Somalia.

Vi risparmio la cronaca degli avvenimenti fino al 2006 perche’ non e’ altro che una triste litania di gruppi e fazioni che si massacrano a vicenda in una nazione che ricorda l’Italia dell’8 settembre. La situazione umanitaria, che aveva toccato il fondo negli anni precedenti, inizia a scavare.

Gli eventi prendono tuttavia, una piega inaspettata proprio nell’estate 2006, quando sul campo di battaglia fanno la loro comparsa gli uomini dell’Unione delle Corti Islamiche, guidati dallo sceicco Hassan Dahir Aweys.

Ben armati e addestrati, il loro obbiettivo e’ semplice. Riportare legge e ordine nel paese, e nello specifico una legge e ordine fondati sulla Sharia.

I somali, che di guerra civile ne hanno le palle piene, li accolgono con favore e nonostante l’aspro regime che si profila sotto la Sharia, decidono di scegliere il male minore. Qualsiasi ordine, da che mondo e’ mondo, e’ preferibile all’anarchia e all’essere trucidati o violentati mentre vai a fare la spesa.

Mi viene inevitabile pensare, e per restare in tema di male minore, che dovendo ipoteticamente scegliere fra le Corti Islamiche e il governo Berlusconi, i somali avrebbero scelto anche in questo caso il male minore.

Le Corti Islamiche.

Comunque sia, l’ordine imposto dallo sceicco Hassan Dahir Aweys a Mogadiscio e nel sud del paese (il resto rimane piu’ o meno in mano a un governo di transizione) dura poco. Nell’inverno del 2006, la Casa Bianca ricomincia a interessarsi da vicino alla Somalia, che agli occhi dell’amministrazione Bush, rischia di diventare una sorta di ennesimo stato-canaglia dominato da un governo integralista islamico.

Poteva infatti Giorgino e la sua cricca di mentecatti esimersi dal regalarci un altro bel casino internazionale per colpa del suo testosterone neocon? No, e infatti nel 2007, l’Etiopia appoggiata dai C-130 Spectre statunitensi e con la benedizione di Washington, invade la Somalia. Le Corti Islamiche che nonostante addestramento e armi, nulla possono contro un esercito regolare e cazzuto come quello etiopico, vengono sconfitte e si ritirano ancora piu’ a sud, al confine col Kenya.

La situazione al momento e’ tornata ai livelli degli ultimi 17 anni, ossia il caos piu’ totale, aggravato da un governo fantoccio filo-etiopico che viene visto come fumo negli occhi dai somali e dagli integralisti islamici che hanno rialzato la testa e sono passati al contrattacco, costringendo perfino i mistici delle sette ‘sufi’ a prendere le armi contro quella che viene giudicata dagli stessi, una interpretazione aberrante del Corano.


Conclusione (era ora)


L’ultima domanda alla quale IMVHO e alla luce della storia che vi ho raccontato, cerchero’ di rispondere, riguarda i protagonisti della cronaca degli ultimi sei mesi.

Chi sono in sostanza i pirati somali? E ancora, si tratta di un branco di volgari tagliagole o di eroi antimperialisti e perfino ecologisti?

Parafrasando Jack Nicholson/Frank Costello in ‘The Departed’, i pirati somali non sono altro che ‘un prodotto dell’ambiente che ha trasformato l’ambiente in un loro prodotto’.

Non sono infatti tagliagole di professione, dal momento che la maggioranza viveva di pesca e ha deciso semplicemente di dedicarsi ad una attivita’ molto piu’ redditizia in un paese devastato dalla guerra civile, dove ognuno si fa liberamente i cazzi propri a colpi di Kalashnikov.

Ma non sono nemmeno vittime dell’Occidente o eroi antimperialisti.

Questo almeno, e’ quel che cercano di farci credere loro, quando si definiscono ‘la guardia costiera somala’ che protegge le acque nazionali dalle scorrerie delle flotte da pesca asiatiche e dei ‘fratelli’ del Terzo Mondo e dalle sortite di navi non meglio identificate che scaricano rifiuti tossici in prossimita’ della costa.

Ora, da una parte e’ innegabile e provato che pescherecci di varie nazionalita’ dell’area saccheggino le riserve di pesca somale, cosi’ come non si puo’ escludere che qualche farabutto abbia scaricato in mare sterco di cavallo radioattivo approfittando della mancanza di controlli e di un governo.

Ma le giustificazioni non reggono. Perche’, se le cose stanno veramente cosi’, i pescatori somali non hanno infatti impugnato le armi per attaccare direttamente le navi e pescherecci che invadono le loro acque, invece di dedicarsi alla pirateria? Ricordo che i filibustieri del Puntland stanno tenendo in scacco le marine da guerra di varie nazioni, comprese alcune potenze quali USA, Cina e Russia e quindi una flottiglia di pescherecci, scusate il francese, gli fa una pippa.

E’ un po’ come un tizio al quale rubano il bestiame e che invece di difenderlo si mette a fare il ladro di bestiame.

Due cose sono comunque certe:

La prima, e’ che i Long John Silver del Corno D’africa hanno i mesi contati, e la seconda e’ che giocando a fare le vittime dimostrano di essere davvero degli eccellenti pescatori, dal momento che la stampa progressista e una certa opinione pubblica occidentale abboccheranno inevitabilmente all’amo. Ci scommetto gli attributi.


Eroi antimperialisti




Tagliagole



26 comments:

Anonymous said...

applausi a scena aperta.standing ovation.stelle filanti e coriandoli.complimenti per il post.ossequi e buona nottata,mauro.

falecius said...

Ci sarebbero un paio di precisazioni da fare: Barre non fu mai in senso stretto parte integrante blocco orientale, mentre il demenziale regime del Derg etiope sì. Poi sarebbe interessante soffermarsi sulla questione dei rapporti tra Nord e Sud della Somalia che risalgono al periodo coloniale e sono abbastanza interessanti in questo contesto, vista la semi-indipendenza del Puntland dal resto del carnaio somalo (inoltre la zona NON fu occupata dagli etiopi).
Nel complesso, però, complimenti.

gillipixel said...

molto interessante, Yoss...mi ha fatto pensare ancor più a come l'informazione che passa per i media dominanti sia imbottigliata, pilotata e selezionata ad arte...grazie per la faticaccia di aver reperito fonti e notizie: è lungo, sì, ma si legge proprio in modo scorrevole e piacevole

Attila said...

Grande post!

A me fa molto ridere la versione del "ricercatore indipendente somalo riparato in Kenya" e come viene bevuta tutta d'un fiato dalla libera indipendente antidemoplutocratica controinformazione antisionista antimperialista...

In ogni caso, secondo me non sono riusciti mai ad abbordare un peschereccio perchè il Capitano Findus, adesso che nella pubblicità non è più un vecchio rincoglionito con la barba bianca ma un truzzone tatuato con la barba sfatta, ha modificato la barca nella versione Fast & Furious con tanto di lucine azzurrognole e alettoni e quando si avvicinano i pirati gli fa il segno del "ti tengo d'occhio" un paio di volte e poi si mette a sgommare nell'acqua con profusione di fumo in quantità industriale e lascia i pirati a chiedersi chi è questo pirla con una barca così ridicola e virano sul cargo battente bandiera liberiana (come Raul Fantoni) sperando che non abbiano il servizio di sicurezza israeliano come la MSC.

Cordialità

Attila

Yossarian said...

@gillipixel & mauro: thanks :-)

@Falecius; precisazioni sacrosante e corrette, caro Falecius, hai fatto bene a puntualizzare e grazie. Purtroppo in un post gia' chilometrico ho dovuto ometterle. Infine e' vero, Barre non e' mai stato propriamente 'organico' al blocco orientale,(anche se di un regime socialista si trattava) tanto e' vero che era piu' vicino alla
Cina. Ma l'URSS lo aiuto' a conquistare il potere e in un certo senso lo utilizzo' come 'canale alternativo' per le comunicazioni con l'Occidente.

@attila: fa ridere anche me, e fra l'altro, la fregata Maestrale ha recentemente catturato dei pirati somali e li sta trasportando in Italia. Vedrai che casino con gli sbroc e mica solo quelli antagonisti.

'ma un truzzone tatuato con la barba sfatta, ha modificato la barca nella versione Fast & Furious...'

Questa m'ha fatto ammazzare....LOL

Ciao

restodelmondo said...

Wow. Grazie.

Basta Con La Droga said...

Ho letto tutto e non mi sono annoiato. Robabbuona, Yossarian. Keep up the good work.

farlocca farlocchissima said...

lunghissimo è bellissimo, ottimo!! hai rimesso insieme i pezzi in modo davvero notevole... riverenza

Fla said...

Post interessantissimo!
Grazie e complimenti per l'analisi.

Yossarian said...

@Everyone: grazie. Fra l'altro l'ho fatto perche' ne sapevo pochissimo sulla faccenda.
Metti che mi arrivava uno sbroc berciando che ' L'iraq e' colpa dei pirati somali finanziati dal Mossad'. Non avrei saputo cosa rispondere. Male, molto male.


@Osirid...ehmm, Basta con La Droga.

thks e cerchero' di fare del mio peggio. Come sempre. E complimenti per il nick. Mi ci sono capottato.

A proposito del nick, quando ho aperto i commenti, e come sai su blogger vedi solo la prima riga e il nick o il nome, ho pensato:
'e' questo chi cazzo e'? Don Mazzi?'.

Basta Con La Droga said...

Il cambio di nick è un'usanza che ha ormai un anno di vita. Nell'ordine:

1. Leonardo Arpioni,
2. Ti Mastico Le Labbra Figali,
3. Osiride, Il Dio Assassinato.

L'altro giorno stavo per mettere "E Se Ti Chiamo Amore, Tu Non Ridere" ma, alla fine, ho optato per la soluzione short & sweet.

Il prossimo nick sarà scelto tra i seguenti: Ciccio Bonfatti, Ciano Manubrio & Leather Parisi.

Yossarian said...

@Basta con la droga: ROTFL

Ciano Manubrio e'....non ho parole. Mi schianto e m'inchino, lol.

Posso permettermi umilmente di suggerire anche 'Carmine Balistico'?

Era un nick che usavo quando bazzicavo sulle chat di MSN eoni fa.

Per te cancello il copyright. Fanne cio' che vuoi

niccolo' said...

Ti consiglio, sull'argomento pirati negri, di vedere la puntata di South Park intitolata "Fatbeard". Per il resto sì, post figo.

Yossarian said...

@Niccolo': la scar....ehm, compro subito il DVD. And thanks :-)

amaryllide said...

"prima che se ne impadroniscano gli ecoantimperialisi sbroc per farne degli eroi ecologisti e antimperialisti"

too little, too late...:D

Yossarian said...

@Amaryllide: Exactly. Come temevo. Diciamo che ci ho provato.

ciao :-)

niccolo' said...

Guarda che te la puoi vedere tranquillamente in streaming dal link che ti ho postato! :)

Yossarian said...

@Niccolo': ma quanto saro' idiota? No ti prego dimmelo se no non me ne capacito da solo...

:-)

Palmiro Pangloss said...

Bel Post Yossarian, gli trovo solo un difetto o meglio un'omissione: non parli del Somaliland de facto indipendente che rispetto al resto della fu-Somalia pare Appenzell. Purtroppo gli e' che gli yankees sono dei cazzoni buonisti: njel '91 avrebbero dovuto fare il culo a qualsiasi gruppo armato gli si parasse davanti, oppure non andarci proprio. Se loro avessero fatto una cosa del genere e l'ONU pompato un po' di soldi non saremmo a questo punto, la Somalia non sarebbe il paradiso ma forse e con un po' di culo ad un livello di stabilita' cambogiano ci sarebbe arrivata.

Anonymous said...

bello ,bello ed informativo ....anzi mi mi ricordo di aver usato il termine "Jack Sparrow convertito da"Adbusters"(rivista ecoantinperialista con base a Vancouver )a proposito di un articolo posto su "Reddit"con toni ineggianti all''eroismo 'di
di questi soggetti....
non e' che siamo consanguinei ???

Yossarian said...

@anomimo: se abitavi a Vancouver e ora stai sempre in Canada , 'but in the middle of nowhere', allora siamo molto consanguinei :-)

Yossarian said...

@Palmiro: e do' ragione anche a te come del resto a Falecius. Il guaio e' che temevo che venisse troppo lungo e ho sforbiciato in sede di editing.

Concordo sugli americani. Per una volta, mi tocca dire che se nel 93 in Somalia avessero avuto Rumsfeld al DoD, forse il Black Hawk non sarebbe stato abbattuto.
Lo so, fa brutto, ma e' vero.

falecius said...

Dici? Rumsfeld secondo me avrebbe problemi al livello "come si scrive Somalia?' " :d

Yossarian said...

@Falecius: ROTFL. E poi fra se' e se' pensa: ' Hmmm...ora lo chiedo a George'....

Palmiro Pangloss said...

C'e' sempore la soluzione proxy: diamo un po' di hardware, soldi e team dei green berets al Somaliland e vediamo che ne viene fuori. Costa sempre meno che tenere li davanti tutte quelle navi,

Yossarian said...

@Palmiro: uhmm... ottimo. Hai sbagliato lavoro Palmiro, 'Uncle Sam needs you'.
:-)