Tuesday, 2 June 2009

Stendiamo un velo pietoso


Io ho imparato a farmi i cazzi miei a sei anni, grazie a “Tante storie per giocare” di Gianni Rodari.

Il libro funzionava così: ogni storiella aveva tre finali diversi, e si era liberi di scegliere quello preferito. Poi alla fine, Rodari aveva aggiunto una nota per ogni racconto, spiegando il suo finale preferito e il perché.

Devo dire che da subito m’accorsi che io e il Gianni s’andava d’accordo: tutti i finali che sceglievo io, li aveva scelti pure lui.

Finché, verso la metà del libro, capitai su “Allarme nel presepe”, e lì toppai.

C’era questo bambino che faceva il presepe – nella storiella – e trovatosi a corto di statuine, decide d’inzepparci tre pupazzetti non ortodossi: una bamboletta hippy con la chitarra, un pellerossa con l’ascia, e un aviatore col suo aeroplanino. Poi fila a letto, e a quel punto il presepe si sveglia. Da subito le statuine indigene s’incazzano a morte col terzetto forestiero e la storia s’interrompe proprio mentre la rissa pare imminente.

Il primo finale prevedeva un levarsi di culo del trio con l’aeroplano del pilota, e tanti saluti. Nel secondo i tre immigrati decidevano di piegarsi completamente alla volontà degli autoctoni pur di poter restare: la ragazzetta hippy sfasciava la propria chitarra, il pellerossa si lasciava infarinare pur di sembrare bianco, e il pilota dava fuoco all’aeroplano. E nel terzo, l’intervento di un Re Magio – Gaspare, per la precisione – evitava la mattanza ricordando a tutti che quello era un accidenti di presepio, e da un presepio serio ci si aspetta un po’ di carità e tolleranza, come minimo.

Io scelsi il secondo finale, e mi ricordo pure il perché. Dall’alto della mia saggezza di seienne, pensai che meno casino succedeva in quel presepio e meglio era, e considerato che alla fine tutti parevano contenti, che male faceva?

Che male facesse me lo spiegò Rodari nella sua nota: “Il secondo finale è ingiusto” – disse – “perché obbliga il pellerossa a diventare bianco”. E a distanza di quasi trent’anni, aggiungerei che allo stesso modo non era carino impedire alla hippy di suonare la chitarra solo perché gli strumenti locali erano piffero e zampogna, né costringere il pilota ad andare a piedi verso la grotta del salvatore se voleva prendere l’aeroplano.

Io ci riflettei, e alla fine conclusi che Rodari aveva ragione, e così imparai a farmi i cazzi miei. Da allora, a me sta bene tutto: colore della pelle, religioni, usi e costumi, purché non mi si rompano i coglioni. E con “rompere i coglioni” intendo il violare la carta dei diritti dell’uomo, farmi saltare per aria i mezzi pubblici, o in generare stare a menarla per il gusto di menarla.

Leggendo l’altro giorno la notizia della bigliettaia col velo, m’è tornata prepotentemente alla memoria la storiella del presepio.

Alla signora piemontese servirebbe d’urgenza una visita di Gaspare, affinché le spieghi un po’ di fatti della vita. Ma poiché dubito che Gaspare sia a tiro, temo che resterà la stronza che è.

La cosa che ogni volta mi fa rimanere secca delle persone come lei, è l’assoluta coincidenza con ciò che più detestano: come il più becero degli integralisti, considera una soluzione il nascondere alla propria vista il problema. I talebani intabarrano le donne per evitare di guardarle, la signora piemontese vorrebbe la bigliettaia col velo rintanata in un ufficio (e dunque sparita del tutto) per lo stesso motivo. Finale numero uno della storiella del presepe: fora di bal.

Oppure, in costume d’epoca. Ovvero, finale numero due.

E’ lo stesso finale che – seppur in apparenza suoni decisamente democratico, liberale, e progressista – ha scelto Maria Luisa Rodotà nel suo commento alla notizia.

Non vedo alcuna differenza tra il costringere una donna a rinunciare al velo e infarinare il volto di un pellerossa: in entrambi i casi si cerca di azzerare una cultura a favore di quella ospitante. E considerato che io arrivai a capire che non si trattava di una buona scelta all’età di sei anni – mentre la Rodotà ne ha quarantotto – vien da domandarsi se nella scatola cranica non abbia altro che uno scenario western con i covoni che rotolano al vento.

Naturalmente a sentir lei, il perché di questa lotta al velo – che spazia dal metodo soft del convincimento amichevole, fino all’estrema ratio del divieto per legge – andrebbe portata avanti per rispetto verso le donne islamiche. Per spirito di emancipazione.

“Mettere il velo non è un' espressione della propria religione come tante altre” – blatera Maria-Luisa-Anello-Mancante-Rodotà – “è un segno di sottomissione femminile”.

Anche ottenere un lavoro grazie al proprio babbo lo è, verrebbe da risponderle.

Ma il punto è che il velo non è né un simbolo emblematico di oppressione – come lo vorrebbe lei – né una cosa che, oltre alle chiome delle muslims, avvolge un’intera categoria di donne.

Questa categoria unica di velate non esiste nella realtà: in tre anni di Whitechapel io ho visto donne islamiche che non sarebbero state in grado di emanciparsi neanche a far loro togliere le mutande. E ne ho viste altre, il cui velo diventava né più né meno che un’arma di seduzione. E in mezzo a questi due sottogruppi, un’infinità di sfumature intermedie che andavano da colei incapace di rinunciare al velo per pura abitudine, a chi lo portava per sincero spirito religioso, fino alle costrette.

Comunque sia, il velo resta un indumento e nulla più.

La Rodotà – memore dei reggiseni bruciati negli anni sessanta – vorrebbe farne un vessillo da ardere in nome della liberazione femminile, dimenticandosi però che nessuno impose a noi donne occidentali quel simbolo. Lo diventò da sé dopo anni e anni di lotte, di sofferenza e anche di sbagli.

Fu un processo lungo e doloroso, violento come qualsiasi rivoluzione, maturato nei secoli.

Dopo tutto questo, un reggiseno non fu più soltanto un indumento.

Sbagliato o giusto che fosse (penso alle inevitabili esagerazioni che seguirono, e a cui guardo con poca simpatia), bruciare un reggiseno diventò sensato.

Ma per quel che ho visto con in miei occhi, il velo islamico è ancora un simbolo vuoto.

E’ un buon argomento con cui riempirsi la bocca per darsi arie progressiste, ma se da domani venisse bandito in Europa, la maggior parte delle donne islamiche ne rimarrebbero soltanto sgomente.

Penso agli stormi di ninja ciondolanti al Watney Market: gruppetti da due a cinque, di cui si può intravedere soltanto gli occhi, donne lente e stordite incapaci di usare un bancomat, restie ad entrare in negozi inglesi, fosse anche una panetteria. Penso a quante volte mi sia capitato al Sainsbury’s di venire avvicinata da una semi-ninja (velo più chador, visibilità: dalle sopracciglia a metà naso) e sentirmi chiedere se per cortesia potevo controllare se c’era del maiale tra gli ingredienti, perché loro leggevano l’inglese a mala pena.

Se fosse loro imposto di sbarazzarsi del velo, donne come queste sparirebbero del tutto, non abbandonerebbero più casa loro. E sono tante. Di certo più di quante la Rodotà può immaginarsi vivendo nel suo mondo patinato e di solidarietà a parole.

E per le altre, per le donne come Yamna seduta alla sua biglietteria, quale vantaggio trarrebbero dal rinunciare al velo? Quelle che hanno un lavoro di responsabilità svolto con profitto, velate che siano. Anche in questo caso sono molte: nelle biblioteche di quartiere di Tower Hamlet, nelle mesticherie, nei centri di accoglienza, nei mercati.

Donne di seconda o terza generazione nell’East End, abituate a celare i capelli sin da bambine, sarebbe come chiedere a una occidentale di andare a spasso con le sise al vento.

Io credo che un processo d’emancipazione non possa mai essere imposto, e neppure regalato. Le donne occidentali hanno dato il sangue per poter sedere sulle stesse panche degli uomini nelle chiese, per poter votare, per poter studiare, per poter scegliere chi sposare e che lavoro svolgere. Non c’è stato nessun monolito piovuto dal cielo per noi, venuto ad indicarci la via.

Non è per ripicca che trovo sbagliato fornirne uno alle donne islamiche, è solo che certe strade è bene vengano battute spontaneamente. Non so in Italia, ma in Inghilterra le strutture per gli immigrati esistono, e funzionano. Se una donna subisce un abuso domestico o esterno, mani tese ce ne sono. Gruppi di supporto, medici, psicologi, assistenti sociali, volontari, sono una realtà. E la legge non è né lenta né sbarazzina nel trattare certi crimini.

Ma il coraggio per varcare la soglia della propria casa-prigione, per denunciare un marito malvagio, per togliersi il velo se lo si desidera, non è una cosa che è possibile regalare o esportare.

Naturale che in quei tre anni, nell’incrociare queste donne mi sono chiesta quante di loro fossero davvero contente del loro paramento. Quante, dalle super-ninja alle vezzose coi foulard sgargianti, in realtà desiderassero capelli sciolti en plein air, senza riuscire a trovare la forza di agire.

In quei momenti ripensavo alla mia bisnonna, agli inizi del secolo scorso. Contadina, semi-analfabeta, non tanto diversa da una di queste dame velate. A come mi è stato raccontato abbia subito le angherie del padre prima, e del marito poi, fino al primo anno di matrimonio. Poi, un giorno come un altro che il marito la gonfiò come una zampogna nonostante fosse già incinta di mia nonna, andò in cucina e prese il coltello più lungo che aveva. Lo puntò alla gola del marito tra gli strepiti della suocera, e disse molto semplicemente che i giorni delle bussate erano finiti. E i giorni delle bussate finirono.

Non è Dolores Claiborne, era mia bisnonna.

Se ce l’ha fatta una contadina dell’entroterra marchigiano nei primi del ‘900, ce la possono fare pure le islamiche oppresse.

E se non ce la fanno, nonostante gli aiuti, nonostante vivano in occidente circondate da donne emancipate, allora che s’attacchino.

Io mi faccio i cazzi miei.

L’ho imparato a sei anni.
















Punta di diamante dell'emancipazione femminile soppesa il Lato Oscuro della Forza

46 comments:

Marco Aurelio said...

Concordo pienamente. Complimenti.

restodelmondo said...

Sottoscrivo ogni parola.

(E applaudo la bisnonna.)

Anonymous said...

io non concordo, per qul che vale. mi da fastidio vedere gente lobotomizzata fin da piccola. Mi ricorda quando parlavo del vaticano0 con mia nonna.
E' gente (i lobotomizzati intendo) che per cause esterne si ritrova ad avere in determinati ambiti dei paraocchi.
Mi infastidisce come il non mangiare carne al venerdì ( e poi si mangiano le uova, porco ***! farlki ragionare è impossibile, ci ho provato fino allo stremo.), come il ramadan. Cose fatte così, perchè imposte, privazioni che perdono completamente il loro senso originale e diventano delle palle al piede.

Non fraintendere, rispetto la tua idea, ma vedere gente come le suore, e ne vedo quasi tutti i giorni, che si priva di parti della propria vita mi da lo stesso effetto che vedere gente *logorarsi* per il troppo lavoro (e vedo pure quelli).

A ME da fastidio, non dico che sia giusto, sia chiaro.

farlocca farlocchissima said...

quello che scrivi mi fa venire in mente una frase di un saggio che diceva "la mia verità è per te una menzogna, tu devi scoprire la tua di verità"... sì anche io mi faccio i cazzi miei :-)

gillipixel said...

gran bel scritto, rb, l'ho letto con molto interesse, come sempre tutte le tue cose...anche io sottoscrivo il programma del farsi i cazzi propri così come lo hai definito tu, però mi viene da pensare alle situazioni in cui si si viene palesemente a conoscenza del male che viene fatto ad individui deboli nel nome di una cultura diversa dalla propria...pur con tutte le riserve possibili nella definizone di ciò che è male...
ecco, forse sono andato fuori tema, ma in merito al discorso, io ho questi dubbi qui...

Attila said...

Ogni qualvolta ho bisogno di una buona iniezione di autostima, mi reco sul sito del Corriere e leggo l'ultima str... (pardon) opinione espressa dalla selfmadewoman Rodotà...

Gianni Rodari è uno dei miei miti infantili...

Cordialità

Attila

Giovanni Fontana said...

Quello che ho imparato io, da bambino, è che farsi i cazzi propri è la politica di destra per eccellenza, mentre quella di sinistra prova sempre a farsi quelli degli altri.

Dopodiché negare che il velo sia un simbolo di sottomissione della donna all'uomo significa non avere la minima idea di cosa dica l'Islam in merito, e di quello che vivano il 100% (non il 99) delle donne nei paesi arabi.

Anonymous said...

Oila', eccomi di ritorno dalla vacanza.
Assignur, di nuovo circondata da subumani. Ammariavergine, le fatiche di guadagnarsi la pagnotta: devo inebetirmi di sesso selvaggio per non cedere alla depressione. Quando male sono concia?

Veniamo al presepe.
Non mi va bene nessuno dei finali (e temo che non mi sarebbero andati bene nemmeno a 6 anni).
Il primo, perche' scappano.
Il secondo, perche' vince il prepotente (e questo gia' capita nella vita, farlo succedere anche nelle fiabe e' farsi del male: un po' come spalmare nutella su un branzino)
Il terzo perche' tutto s'aggiusta a causa di un elemento esterno, il proboviro, l'eterno pastore e la massa di pecore rissose che va placata e guidata.

Ma perche'?
La pecora e' rissosa?
Ah si?
E io la scamazzo di legnate, la pecora. Tu, fetido acquaiolo che fai un lavoro dimmerda, sei frustrato nell'anima e appena vedi la possibilita' di fare il prepotente con chi e' apparentemente piu' debole o in minoranza, non ti pare vero di poterti sentire qualcuno. E il mite pastorello? Buono quello: striscia ai piedi degli angeli alati, di Horus e di Cthulhu (a seconda di chi c'e': l'importante e' il gesto), ma a chi non fa come lui da' col bastone. I re magi sono i dritti della storia, quelli che gattopardeggiano: hanno capito che sta cambiando l'aria e appoggiano l'astro nascente, cosi' restano al potere: loro sui cammelli, in comodo ritardo di 10 giorni, gli altri a sgobbare, allineati e coperti sotto le stelle
Ma per piacere.

Lo vuoi sapere il mio finale?
Allora, la hippy, l'indiano e l'aviatotre si alzano in volo, fanno un giro di ricognizione poi scendono mitragliando spietatamente uomini e pecore (che tanto s'e' capito che son difficili da distinguere), la hippy strimpella note dissonanti diffuse coi megawofer del velivolo, e poi tutti giu' in picchiata sulla casetta di marzapane con l'indiano che fa la sirena dello stukas e l'aviatotre che sgancia la bomba al fosforo del suo Curtis P-40.

Fiammata.

Qualcuno aveva qualcosa da ridire?

Morale: chi e' pecora, deve fare la pecora fino in fondo.

Buona giornata a tutti :)

--
Nadja Jacur

falecius said...

Giovanni: credo di saperne qualcosa di cosa dice l'Islam in merito e no, il velo non è un simbolo di sottomissione della donna all'uomo.
Ad ogni modo, in questo paese il velo è un indumento. In questo paese metterselo è legale, anche perché lo facevano le contadine cristiane fino ai tempi di mia nonna. e chiunque abbia qualcosa da ridire si sta facendo i cazzi degli altri, pesantemente. Mi pareva di ricordare una cosa chiamata libertà individuale come parte del bagaglio culturale della sinistra. A meno che tu non intenda sinistra come sinonimo di "giacobino". Comunque, se le libertà individuali sono una cosa di destra, va bene, io sono di destra.

Yossarian said...

Vedo che Falecius mi ha preceduto e mi fa piacere. Esatto.

Liberta' individuale e di culto sono garantite dalla Costituzione.

Non mi risulta che la signora marocchina distribuisse versetti del Corano in ufficio, e tantomeno che abbia violato qualche norma relativa all'abbigliamento sul posto di lavoro (tipo che so, un impiegato delle Poste paludato come un punkabbestia), quindi chi ha protestato ha bisogno di un corso approfondito di 'elementari norme di democrazia e convivenza civile'.

Qui non si tratta di 'cuminismo', ma di liberta' individuale e di culto.

Yossarian said...

@nadja: bentornata! Ero effettivamente un po' preoccupato.

Anche Osiride-Basta Con La Droga, anche se non lo vuole ammettere :-)

Basta Con La Droga said...

Premesso che "uno scenario western con i covoni che rotolano al vento" mi ha fatto ridere un sacco.

Ho una sola parola per commentare: "Hina". All'indomani del delitto, la comunità islamica Italiana si è espressa più o meno in questo modo "Il padre ha fatto male ad uccidere la figlia... ma bisogna vedere cosa aveva fatto la figlia." E non m'invento un cazzo. MEDIOEVO, cazzo.

Sarò anche leghista e tutto il resto ma "lasciamoli fare altrimenti è peggio" non mi sembra la soluzione più adatta al problema. Perché, a dirla tutta, proprio di un problema si tratta.

Rachel Barnacle said...

@ Marco Aurelio: Ti ringrazio.
@ restodelmondo: Ringrazio anche te, e grazie ancora per avermi linkata nel tuo ultimo post. La bisnonna è stata un mito, aye. Io la prima rissa per via dei diritti delle donne l'ho avuta alle medie col mio compagno di banco. I geni non scherzano un cazzo. XD
@ Anonymous: Non pensare che certe cose non diano fastidio anche a me. Ma a mio parere non è dover mio giudicare la vita di un'altra persona. In realtà nessuno può scappare ai condizionamenti, neanche tu, e neanche io. Magari piuttosto che religiosi, possono essere politici, o ideologici, o culturali, o tutte e tre le cose insieme. I condizionamenti aiutano a crescere e a dare un ordine al mondo, evitare che diventino palle al piede è una responsabilità personale.
Inoltre, quel che ai tuoi occhi è una palla al piede, potrebbe non esserlo per qualcun'altro. Una suora - utilizzando il tuo esempio - ha scelto di prendere i voti, nessuno l'ha costretta. Dunque sono cazzi suoi. Spero sia felice della sua scelta. Magari lo è.
@ Farlocca: Esatto. Penso davvero che quella sia l'unica e vera emancipazione, sia per gli uomini che per le donne: essere in grado di scegliere per sé stessi, e prendersi le responsabilità delle proprie scelte. Inoltre, se tutti si facessero i cazzi propri, il mondo sarebbe un posto migliore di sicuro. XD

Rachel Barnacle said...

@ Gillipixel: Penso che il "male che viene fatto ad individui deboli nel nome di una cultura diversa dalla propria" per dirlo con parole tue, sia un evidente infrazione della carta dei diritti dell'uomo. E quindi rientra alla grande nella mia categoria di "rottura di coglioni".
Dunque se mi trovassi nella situazione di poter intervenire, interverrei senza dubbio.
@ Attila: Mettere la Rodotà a parlare dei diritti delle donne è una mossa ultra-controproducente: ogni volta che la leggo mi vien voglia di mandarla a far la calza a sberle.

Adoro Rodari, feci anche qualche illustrazione delle sue storie :)
@ Giovanni Fontana: Volevo vedere quanto ci metteva questa faccenda a diventare politica, agli occhi di qualcuno. Allora, per prima cosa, a me il giochetto della mortadella è di sinistra e la lonza è di destra, mi sta sul cazzo. E questo è un giochetto che ha cominciato la sinistra italiana. Impara a discutere con meno preconcetti possibili quando parli con me, oppure non disturbarti proprio. Spero di essere stata chiara.
Secondariamente, farsi i cazzi degli altri, è semplicemente un atteggiamento presuntuoso. E' per farsi i cazzi degli altri e "salvare" i "primitivi" che i gesuiti han rotto i coglioni a mezzo mondo. E' per farsi i cazzi degli altri che ci son state le crociate (o almeno, questa era una delle motivazioni). La realtà è che è molto più facile prendersela con un velo, piuttosto che considerare la testa che va ad avvolgere.
Indirettamente le persone come te stanno trattando queste donne - tutte queste donne, dalle superninja alle emancipate abbastanza per avere un lavoro onesto e ben retribuito - come delle cretine. Come povere animette incapaci di badare a loro stesse che hanno bisogno di essere "salvate". E se non è maschilismo del cazzo questo, non so proprio cosa lo sia.
@ Nadja: ROTFL! Purtroppo nella storia viene specificato che il velivolo non è armato, quindi un bombardamento è escluso. Io come finale vedrei bene S.Giuseppe che - approfittando dalla caciara tra indigeni e foresti - decide di dar sfogo alla frustrazione degli ultimi nove mesi: e prima la su moglie rimane gravida senza che lui c'abbia avuto a che fare niente, e poi gli angeli che lo ricattano, e poi un viaggio allucinante a dorso di somaro per sfuggire un monarca sanguinario. E alla fine, manco un letto decente si riesce a trovare, no! All'addiaccio come uno stronzolo tra bovini e ciuchi. Voglio dire, quante ne può sopportare un poveraccio prima d'incazzarsi?
E così, sfancula tutti: pecore, pastorelli, i re magi, i foresti, perfino le papere sul laghetto. Si raccatta il pargolo e puntando il dito verso la su moglie dice: - "Te, minchiona, non ci vedi più! Te e le tue idee del cazzo del messia, che 'sto povero citto di sicuro lo fai finir male!". E di lui e di Gesù nessuno sentì mai più parlare.
ROTFL!
@ Falecius: Clap. Clap. Clap.

rosalux said...

Direi che nessuno avrebbe potuto fare le ragioni della impiegata musulmana meglio di così, davvero.
Io però non mi ero - ti dirò - scandalizzata più di tanto alla iniziativa francese di proibire nelle scuole i simboli religiosi (ne mi è parso che la Rodotà tifasse per qualche particolare misura repressiva nei confronti dell'impiegata): tutto sommato, premesso che le religioni (tutte) hanno delle leve di una violenza e di un potere impressionante, che a causa di quelle scorre sangue a fiumi, e posto che a quanto pare è importante una identità culturale, io voterei per una identità culturale laica, anche se questo può implicare delle imposizioni nei luoghi di scuola o di lavoro(imposizioni sul vestiario ci sono in ogni cultura, mi pare). Non per "emancipare" alcunchì, ci mancherebbe altro, ma per tenere fuori dalle balle ogni bega superstiziosa e fanatica. Considero gran cazzi miei tenere a bada il fanatismo religioso, ovunque si manifesti, per dirla con i tuoi termini.
Non nego che il tuo post porti degli argomenti convincenti e toccanti: una donna che si è coperta i capelli fin da bambina si sentirebbe nuda. Molte donne non uscirebbero di casa.
No buono.
C'è da dire per contro che io ho conosciuto personalmente donne che non erano affatto abituate a portarlo, e che hanno dovuto a un certo punto metterselo per forza. Un tempo in Turchia, in Marocco, e pure in Afghanistan lo portavano in pochissime. Il velo era un indumento, ma è diventato - inutile negarlo - più che un simbolo religioso un simbolo politico dell'integralismo islamico. Vietarlo d'altra parte - è vero - può essere assai peggio che permetterlo, soprattutto in un contesto come il nostro dove non esiste un territorio neutrale laico sufficientemente forte e kattivo (purtroppo).
Quindi apprezzo dubitosa il tuo post, anche perchè condividiamo il grande maestro morale Rodari, che ho amato appassionatamente.

Basta Con La Droga said...

Kwoto Rosalucsemburg.

Basta Con La Droga said...

Scusate, non c'entra niente ma questo http://metalinquisition.blogspot.com/2009/06/waking-cadavers-singer-now-sells-amway.html dovete leggerlo perché io sto per ordinare la mia cassa da morto mentre mi scavo la fossa.

Anonymous said...

Beh, in effetti una rivisitazione critica della Natalita' si imporrebbe. Parlo da un punto di vista pedagogico, ne', mica altro.

Per una volta, spezziamo una lancia (e non nel costato) di quel povero Cristo.

Lui avrebbe potuto essere un bimbo normale, e se cio' non e' accaduto - come sempre - la colpa e' dei genitori. Esticazzi la scuola, la societa', il mondo corrotto della politica clientelare. No. La famiglia. Quello e' il problema.

Iniziamo dal padre: uno che mette incinta una minorenne, poi scompare e lascia un prestanome checcazzo di esempio da' ad un figlio? Eccazzo, perfino Toto' Riina ha uno spirito piu' sviluppato della famiglia!

Ma poniamo che sia tutta una balla. Poniamo che il padre naturale sia proprio giuseppe, il prestanome. Cioe'... 'sto mitomane si inventa tutta una pantomima, si finge cornuto, si, ma cornuto da Dio e agli amici che gli dan pacche sulle spalle, indicano il pancione di maria dicendo "Complimenti, Campione", lui tira un sospirone ipocrita e replica "eh... magari fosse mio" e cosi' riesce a strappare pure qualche birra consolatrice impietosendo la platea.

Non contento, inscena tutta 'na 'mmoina trascinandosi la moglie incinta su e giu' per le colline della galilea, solo perche' e' affetto dalla smania di protagonismo di un prototronista. La fa partorire su una mangiatoria! Puttanalamadonna (pardon), una MANGIATOIA! Ma cos'e', un reality show? E se non aveva a disposizione una capanna, ma una casetta, che faceva? Issava la moglie sul tetto e le faceva cagare il marmocchio sulla canna fumaria ("Vai, Maria, vai, sèntite comoda: el xe come 'na carega ostetrica: mi stago de sotto e co'l casca, lo ciapo")?

(continua...)

--
Nadja Jacur

Anonymous said...

(continua...)

La madre? Una nullita'. Nessuna donna normale si presta ad un gioco del genere... a meno che non sia piu' mitomane del marito. Il che spiegherebbe tante cose...

Ora veniamo al fatto. No, non a tutte quelle menate sul concepimento, che giustamente passano alla storia come la piu' fantasiosa pornoballa per giustificare un tradimento. Parliamo proprio della nascita: quello che i cristiani chiamano Natale.

Allora, Focus: siamo in giudea (non in galilea: ce ne sono due. Insomma, nella zona "Beltemme" e' inflazionata come l'"Hotel Belvedere"). E' notte. Una capanna diroccata o addirittura una grotta. Spersa nel nulla. Ma... MA! con un asino e un bue incustoditi.
Gia' questo e' assudro: i miei antenati mica erano cosi' storditi da abbandonare animali preziosi o mangiatoie nel nulla.
Vabbe'.
Una contadina analfabeta sforna uno gnomo grinzoso e - STUPORE - tutti i bifolchi della zona accorrono portando agnelli, formaggi, kebab, playstation.
Ma sul serio, ti pare credibile?
E non e' finita!
Tre sciroccati strafatti di mirra (birra?) raffinata si perdono nel deserto, approdano alla casupola e decidono di fare uno scherzone ai cafoni che ci trovano dentro.
Gia' m'immagino la scena:
- Oh, Gaspa', alloc'e', vir' 'sti tre strunz!
- Uanem'!
Al che interviene Baldassarre, il colored - Ue', figa, no! Son dei pezzèèènti: prendiamoli per il culo!
Rapido meeting e decisione: fingeranno che il creaturo sia un re, un profeta, un dio. Diranno di essere dei maghi che "seguendo una stella nel cielo" sono arrivati fino a lui. "Ma e' nato 10 giorni fa!" protesta la madre "Il traffico, signora mia, il traffico"

Oppure, piu' probabilmente, anche questa e' una palla di quell'alcolizzato di giuseppe. Me lo vedo con gli amici alla taverna.
- E raccontaci di quando e' nato tuo figlio. Cioe', quello dell'altro... Si, quasi tuo... Quello del Dio... oh, 'fanculo, va'.
- Allora no, eravamo in mezzo al nulla e tutti quanti nei dintorni...
- BHUHAHAHAHAHA
- Non mi chredete? NON MI CHRESDETE!
- Tasi, dèi, e bevi manco!
- AH, SI? E SONO VENUTI ANCHE DEI RICCONI!
- BHAHAHAHAHAHHAHHAWAWAWA
- SISSI', SISSIGNORE! ERANO IN TRE!
- E ti hanno portato un lettino a sponda alta, si, ce l'hai raccontata.
- NO! ORO! ORO per la creatura, e argento, e mirra!
- E dove sono finite?
- hem... io, veramente... non lo so, ma ce ne avevo tre forzieri, ecco.

Cioe' e' una storia che fa acqua da tutte le parti.
Dov'e' finito il Tesoro?
I pastorelli dopo l'osanna se lo son cagato di pezza fino alla maturita'? E il creaturo, com'e' venuto su con tutte 'ste panzane int'errecch'?
Matto duro, c'e' da scommetterci.

- Tu sei figlio diddio!
- Sei nato in un reality e hai fatto 29,34 di share!
- Tre imprenditori ti volevano scritturare quando avevi appena 10 giorni!
- Hai guadagnato una fortuna che tua padre, sfortunatamente, s'e' fumato alla corsa con le bighe.
- Le stelle ti guidano la strada.
- Tua madre e' una santa.
- Tuo padre... non l'abbiamo ancora capito, ma e' un grad'uomo.

Uno cosi' viene fuori viziato in modo spaventoso. Poi da grande manca di rispetto alla gente, fa scenate nei mercati, sogna di fondare una comune e le spara piu' grosse di Morgan. A quei tempi coi rompicoglioni si andava giu' spicci. Conclusione: quel poveraccio e' stato veramente rovinato dal genitori.

--
Nadja Jacur

falecius said...

M'è sparito un commento, vabbé. Comunque, per rispondere sinteticamente a Rosa, per me il problema sta proprio nel "poter implicare delle imposizioni".
Detto in francese, le imposizioni le vai ad implicare a tua sorella.


(segue sorrisone sdrammatizzante).

Yossarian said...

@Basta con la Droga: mannaggia, non posso controllare il link in uffico.

La politica informatica della ditta sembra quella del governo cinese.

Lo faccio quando torno a casa, can't wait for it

Anonymous said...

@Yoss: anche a te il firewall cassa youtube!
Fratello... abbracciamoci!

--
Nadja Jacur

Yossarian said...

@nadja: Sorella, LOL, abbracciamoci si'.

Ma sai che ultimamente hanno anche installato un programma che tramite scansioni regolari individua quelle che loro chiamano (ah per certe cose gli inglesi sono imbattibili) 'unappropriate images', e che io chiamo il 'tette & culi detector'

Anonymous said...

@Yoss:
Ah, tu non sai quanto avanti siamo qui da noi: due settimane fa un direttore di una nostra filiale ha chiamato indignato perche' "sulla intranet aziendale ci sono link a immagini porno" (sic!). Qui la gente e' sbiancata a domino, gia' si vedevano deportazioni e bounty killer alla matrix che stanano i responsabili. Nel fratttempo tutti alla ricerca di queste immagini porno che non si trovano.
Allora il Moralizzatore, la, scatena un putiferio per vie gerarchiche: "fancazzisti depravati, qui si viene per lavorare, boiadio!". La ricerca si fa frenetica, ma ahime' sempre piu' infruttuosa: nessuno di noi trova le immagini porno e il panico fa spazio alla curiosita'.

Si indaga meglio e si scopre.

Le immagini erano salvate nel PC del Moralizzatore, cartella immagini. L'idiota le aveva scaricare, se ne era dimenticato e poi, con l'imbranataggine catastrofica di tutti gli inetti, quando ha tentato di salvare un'immagine dalla intranet se le e' trovate tutte davanti in fila... e si e' convinto che fossero sul sito e non nel suo PC (questo perche' e' deficiente come un sanpietrino, ovviamente).

Alla cosa s'e' data giusta enfasi.

Lui dapprincipio ha negato come quelli beccati a letto con l'amante, poi ha detto di essere stato frainteso (in Italia e' molto trendy), infine ha dato la colpa al PC "che.su.quei.novi.no.se.capisse.un.casso.e.i.se.verse.da.soli.e.i.va.dove.che.li.vol.lori, ma diocan!"

E' finita a tarallucci e vino, ma ad uno di noi sarebbe costato il culo.

Piu' invecchio o piu' apprezzo le soluzioni sanguinarie, anche se son cosi' demode'.

--
Nadja Jacur

falecius said...

Nadia: ma ROTFL! è un genio! (quando torno a Venezia 'ndemo a berse 'no sprisss ?)

Eugenio Mastroviti said...

Guarda, ero qui solo per leggere i commenti, non avevo molto da dire perchè ha detto Rosa tutto quel che avevo in testa io, ma poi mi son trovato il captcha che mi dice "stica" e non potevo non farlo notare alla gentile padrona di casa.

Yossarian said...

@Eugenio: LoL, sara' il caso di parlarne con Blogger.

Comunque a me ne e' capitato uno che diceva 'fancl', se la cosa ti puo' consolare.

@Nadja: HAHAHA, roba da 'De Minus Habens' opera misconosciuta sui minus habens di Erasmo da Rotterdam

falecius said...

Si dice "De Minus Habente", ablatyvo!
E adesso scrivilo cento volte! (cit.)

Rachel Barnacle said...

@ Rosalux & Basta con la droga:
Anche a me piacerebbe un'identità culturale laica. Perché vi sarà difficile trovare qualcuno che odia le religioni quanto me. Tutte, quasi tutte. E in particolare quella cattolica. Quando mi saltano alle orecchie certi discorsi divento come il Dracula di Coppola quando gli dicono che la sua morosa finirà all'inferno. Non so se c'avete presente.
Ma il punto qui non è sognare ciò che si vorrebbe, è cercare di capire cosa è possibile ottenere: perché se gli islamici ospitati concepiscono una realtà quasi soltanto teocratica, l’Italia d’altro canto non è un paese laico. L’Italia è un paese religiosissimo. Viene vissuta religiosamente la politica, lo spirito nazionale (che è soltanto religioso), perfino lo sport. E’ un atteggiamento molto pericoloso, perché le religioni prima ancora che su un dio si basano sull’immutabilità. Oggi viene discussa la faccenda del velo, ma quando venne proposto di togliere i simboli religiosi dai luoghi pubblici, quasi tutti reagirono come se gli fosse stato detto “C’hai la mamma maiala”. Crollate le ideologie di partito (sceglietene uno a caso, è uguale), storicamente diffidenti verso ogni forma di governo, la maggior parte degli italiani è davvero “ognun per sé, dio per tutti”. La religione è l’unica cosa che tiene incollata l’Italia, insieme alla nazionale di calcio. Usciti dalla chiesa, usciti dallo stadio, tu sei di Roma, tu sei veneto, siete foresti andate affanculo.
Persino quegli stronzi della Lega s’incazzano se gli tocchi il frikkettone di Betlemme.
Quindi lo capite da voi, un'identità culturale laica al momento non è immaginabile.
Quel che si può e si deve fare, è cercare di ammortizzare al massimo i disagi di tutti. Ed evitare di comportarsi da stronzi quando non serve.
L'illuminata Francia - che citate ad esempio di emancipazione - ha sempre portato avanti una politica nazionalista a riguardo. In parole molto povere, ha sempre scelto il finale numero due. Ora, nei libri di Pennac si può assistere ad un trionfo d'integrazione, ma nella realtà, Parigi è bruciata per via di questa linea d'azione, e non molto tempo fa. Questo è stato il prezzo da pagare per aver emarginato i propri immigrati, per non averli fatti esprimere.
Io non vorrei essere fraintesa.
Col mio “farsi i cazzi propri” non intendevo incoraggiare le persone a lasciare gli immigrati al loro destino, né di permetter loro qualsiasi condotta di comportamento. Solo non vedo perché spetti all’Italia (o a qualsiasi altra nazione ospitante) pontificare sui dettami della moda islamica. Né come questa cosa possa aiutare le donne islamiche, né come questa cosa possa aiutare l’integrazione.
E’ fumo negli occhi. Le signore da bene che storcono il naso davanti a una donna velata, è fuffa. La Rodotà che ci blatera sopra è aria fritta. Prima di far togliere loro il velo ci sono duecentomila altre priorità affinché diventino indipendenti, molte di loro lo sono già col velo in testa. Molte di loro non lo sarebbero comunque anche senza.
Come sempre, si parla di questo perché è più facile prendersela con qualcosa di simbolico piuttosto che con una realtà complessa, scomoda e spinosa. In Italia le strutture per gli immigrati sono inesistenti, la maggior parte di loro vive in maniera miserabile, in povertà, tra il crimine. Non viene loro data la possibilità di emanciparsi e prosperare, né uomini, né donne. Ma pare che se si togliesse il fazzoletto dalla testa delle islamiche, tutto si risolverebbe.
E’ dovere dell’Italia dare la possibilità a queste persone di potersi emancipare, se lo desiderano, altro che fazzoletto. E l’unico modo per farlo è fornire gli strumenti adeguati. Il dovere di questa gente è trovare il coraggio di usare questi strumenti per potersi emancipare, se è ciò che vogliono. Se non lo vogliono – e non infrangono la legge nel non volerlo – sono cazzi loro. Vorrà dire che resteranno i minchioni che sono.
Cazzi miei è dare aiuto a chi me lo chiede, e devo dire, non mi son mai tirata indietro.
Cazzi loro è trovare la forza per venire a chiedermelo.

Rachel Barnacle said...

@ Nadja: /me muore. XD
@ Falecius: Come t'è sparito un commento? Io non te l'ho cassato, giuro. Se hai ancora la bozza prova a rimandarlo.
@ Eugenio: Ma LOL! Ognuno c'ha i captcha che si merita. XD

Yossarian said...

@Falecius : de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habentes, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente, de minus habente,
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quel che e' giusto e' giusto centurione...err dott Falecius

falecius said...

Rachel: non me lo spiego, ma la cosa più probabile è che io abbia premuto qualcosa di sbagliato.

Anonymous said...

@felicius. Quando che ti vol.

--
Nadja Jacur

Basta Con La Droga said...

Yossarian: http://buldra.splinder.com/ <--- furry bloggato. Unisciti alla festa, si ride e si ischerza tutti assieme.

Ah: io sono Khaled di Yemen ki è a Italia da 2 ani, io è fondatore di F.O.D.A. (Fronte Operaio Di Allah), il cui slogan è "Sharia, velo e martello!" col punto esclamativo (motto coniato da quella genia del male di Nadja, a dirla tutta).

Dai-dai-dai-dai-dai-dai-dai che viene fuori un fracasso e ci si sventra dal ridere.

Yossarian said...

@basta con la droga : arrrrriiivo, faatemi solo uscire dall'ufficio (5 o'clock) e sono dei vostri....LOL, LOl, LOl, LOL

Yossarian said...

@Basta con la droga: anzi, un salto riesco a farcelo anche subito, ci si vede li'

restodelmondo said...

A chi ha citato il caso di Hina: Quello è penale (apologia di reato), e cade sotto il "rompere le balle". E anche sotto lo "sbattere in galera". Ma prescinde dalla religione; il che lo rende ancora più "fondamentale": ché se lo facessero anche per quelli che difendono gli stupratori "di buona famiglia" ("lei in fondo era una facile", eccetera) applaudirei molto.

Nadja: Giuseppe è un grande personaggio. Aggiungi che fin da piccolo devono avergli fatto una testa quadra dicendogli che "ah, tu discendi dalla famiglia del re Davide!" - e poi si trova il figlio che si prende tutta la ribalta, e in sovrapprezzo sostiene che la famiglia "naturale" conta nulla di fronte a quella "elettiva". Un eroe.

Eugenio: Anche a me ogni tanto vengono fuori captcha surreali. Quello di stavolta è turgn, pare un orchetto.

Rachel: Ecco, il contesto mi pare un elemento non da poco nella pianificazione di una strategia di integrazione. La Francia non è l'Inghilterra, che a sua volta non è gli Stati Uniti. Ripeto una cosa già detta altrove: noi consideriamo democrazie Francia, Svizzera e Germania; ma questi Paesi confinanti sono arrivati alla democrazia per strade diversissime.

Il dramma è che in Italia "integrazione" è una parolaccia. Da un lato c'è il "resta così, bello esotico". Nella maggior parte dei casi se non sei del paesello (no, non del Paese, del paese) sei forestiero e lo resti - al più sei un simpatico visitatore; ma come possiamo fidarci se non conosciamo la famiglia, se non possiamo inquadrarti da che liceo hai fatto?

Quanto alla religione cattolica come unico collante sociale, concordo e taccio - non sarei né ecumenica né sfw ;-)

Londinesi tutti: pinta nel weekend?

rosalux said...

x rachel: manfatti la premessa è che l'italia è lontanissima dall'essere un paese laico, quindi va bene così (oh, pure obama ti dà ragione: tocca stacce) . Quello che da fastidio è che la religione diventa una specie di porto franco: in nome di quella puoi fare tutto. A scuola non puoi andare con il piercing, e va bene, non puoi fare la hostess con la maglietta di che Guevara, se fai la presentatrice ti metti il lamè, se lavori in un ristorante di lusso non metti i jeans, se sei dirigente la cravatta è d'obbligo, se ti metti a condurre l'autobus con il pipo al vento t'arestano, però se ti devi mettere il fazzolettone/crofifisso/papalina/turbante e via percorrendo tutte le fantasiose variabili purchè dettate da una qualche fede nessuno può dire "ba". Non mi riferisco alla mail della signora: questa indignazione tanto furibonda da dover scrivere al giornale mi pare la solita gratuita manifestazione di intolleranza; però esistono le divise e non trovo che se mai qualcuno decidesse di imporle ai propri impiegati non sarebbe 'sta grande violazione delle libertà individuali: o quanto meno diciamo che non sarebbe una novità o una vessazione: le divise più o meno rigorose sono la norma, non l'eccezione.

falecius said...

Rosa, a parte che in generale, se parliamo di dress codes, non vedo che fastidio possa dare a te, se per le religioni si fanno concessioni. Non riesco a capire in che cosa questo tolga qualcosa a un non credente. Altra cosa, beninteso, è la presenza di simboli di appartenenza religiosa nello spazio pubblico. Da credente, sono contrario al crocefisso nelle aule, perché capisco viene "imposto" in uno spazio che è, confessionalmente parlando, di tutti.
Detto questo, io sono tendenzialmente contrario alle divise, e il fatto che esistano ruoli in cui la cravatta è "d'obbligo", sì, lo vivo come una vessazione, e anche pesante e una violazione GRAVE delle mie libertà individuali. Su questo sono molto radicale, in linea teorica: l'idea stessa di un "dress code" laico mi fa incazzare proprio come concetto. Che poi non sia una novità, è vero, ma questo non me lo rende meno sopportabile.
Mi rendo conto di appartenere in questo come in altre posizioni, ad una minoranza sfigata che è costretta ad adeguarsi. E infatti mi adeguo.

Rachel Barnacle said...

@ restodelmondo:
ma come possiamo fidarci se non conosciamo la famiglia, se non possiamo inquadrarti da che liceo hai fatto?

My point exactly. E ho anche una mezza idea del perché le cose funzionino così, prima o poi ne scriverò.

Londinesi tutti: pinta nel weekend?

Buona idea. Se il tempo non fosse miserrimo sarebbe bello andare sul fiume. Ma temo lo sia.

@ Rosalux:
Il punto è che - ma guarda te se doveva toccare proprio a me difendere i religiosi, cioé, è seccante - un piercing è un piercing, il lamé è lamé, non hanno un significato che trascende l'estetica. Il turbante, la croce, il velo e così via, sì.
Voglio dire, credere in dio (uno qualunque) si suppone che sia una faccenda che regola la tua vita. Non è che dici, ah sì, a mezzogiorno gioco a squash, all'una credo in dio e seguo i suoi dettami. Un fedele crede in dio e segue i suoi dettami anche mentre gioca a squash, anche mentre va al lavoro, anche mentre tromba.
Il problema non è forse proprio quello?
Che poi le religioni siano cosette invadenti, questo è un altro discorso. Ma onestamente - almeno per me - l'abbigliamento è l'ultimo dei fastidi.
Capitò tempo fa il caso di una insegnante islamica che pretendeva di fare il suo mestiere indossando un burqa. La cacciarono, e fecero bene: i suoi allievi neppure riuscivano a capire cosa dicesse attraverso tutta quella stoffa.
Ma se l'abbigliamento non interferisce con la professione, non vedo il problema. Che io sappia nei musei esiste già l'obbligo della divisa, e la Reggia di Venaria non fa eccezione con i suoi impiegati, lo dice una donna dello staff: "Noi hostess abbiamo una divisa che prevede un foulard al collo".
Yamna, oltre che al collo, lo ha anche in testa.
So, what?
LOL!

restodelmondo said...

Io trovo che le divise, soprattutto se propriamente dette, risolvano un bel po' di problemi. Non tutti, eh, ma un bel po'. Ad esempio: scuola privata di Milano centro, primi anni '80. Io c'ero (sei anni, poi sono scappata - e non sono il tipo che molla facilmente). La competizione a chi aveva la cartella più nuova era spietata. Ma almeno i vestiti (grembiuli) erano fuori.

E poi, una divisa propriamente detta è onesta: sai che i vestiti sono quelli, sono uguali per tutti, ti metti il cuore in pace. Inoltre devi affrontare e mediare una serie di situazioni di integrazione senza troppi falsi pudori - un esempio non religioso: una donna che vuole mettere i calzoni, magari per motivi di orientamento sessuale (alcune lesbiche si trovano a disagio con le gonne - non guardate me, riporto solo).

Detto questo: sono molto contenta di lavorare in un ambiente senza il minimo dress code. Ma tra un mezzo dress code implicito e vago e una divisa forse mi rilassa di più la divisa. Almeno non perdo tempo a pensare a cosa mi metto.

(Tempo perfido e sonnacchioso, indeed.)

rosalux said...

Ho qualche dubbio che lo "stile di vita" di certa gente che - ad esempio - si infila bubboni sottopelle per essere finalmente dotato di corna sia "negoziabile" (ne' è negoziabile l'ideologia: perchè, appunto, non appendere Mao invece del crocifisso?) e ho anche qualche dubbio che la "non negoziabilità" di qualche luminosa cazzata sia poi una buona guida, riguardo a quali deroghe fare dalle regole (la divisa è una regola come un altra, trovo). L'altra pecca del "multiculturalismo" versus "laicismo" è che eccita gli animi. "loro" vengono con il fazzolettone a impedirci di fare il "nostro" presepio? Allora "noi" denunciamo il prof che ha osato chiedere ai ragazzi cosa farebbero come ora alternativa a religione. Ecco, io ho un po' paura di questo, di una sorta di turbinio automontante di coglionate esotiche ed autoctone, che verrebbe tranciato di netto con un bel baffutissimo e kattivo laicismo di stato.
LOL
Ma vista la drammatica assenza di quello, concordo: mettersi a fare il braccio di ferro per il fazzolettone sul lavoro o a scuola è inutile e probabilmente dannoso.

falecius said...

Rosa, a mio modestissimo avviso, chi ritene certa roba non negoziabile, se subisce il "cazzutissimo laicismo di Stato" si sente perseguitata. E ha ragione. Io mi ritengo perseguitato dall'esistenza delle cravatte, per dire.

rosalux said...

Sì, il punto è - ripeto - che la non negoziabilità non può essere un criterio. Un comportamento qualsiasi deve essere valutato per quello che è, e non per i sentimenti di chi lo pratica, ne' per i sentimenti che suscita il sanzionarlo. In questo senso trovo ingiusto considerare la religione in modo diverso da altre identità culturali, o individuali.

falecius said...

Ma, guarda, in linea teorica sarei abbastanza d'accordo con te.
Poi, sai, io sono cattolico, e il cattolicesimo ha prodotto la casistica :DD:DD:DD

amaryllide said...

x BCLD:
All'indomani del delitto, la comunità islamica Italiana si è espressa più o meno in questo modo "Il padre ha fatto male ad uccidere la figlia... ma bisogna vedere cosa aveva fatto la figlia." E non m'invento un cazzo.

di sicuro ti inventi LA comunità islamica italiana, visto che non esiste una sola CI in Italia, ed è uno dei principali problemi per avere un concordato tra stato e islamici...

x Rachel: immagino che tu sia contraria all'esistenza dei sindacati, visto che di mestiere si fanno i cazzi degli altri, dal momento che i loro accordi col governo sono vincolanti per TUTTI i lavoratori, e non solo per i loro iscritti.

x Nadia: Sei veneta, dovresti saperlo bene dov'è finito il tesoro. Giuseppe il falegname l'ha usato per mettersi in proprio e creare il monopolio della produzione di croci, dopodichè ha usato il figlio come testimonial e ha fatto il botto (se non erro infatti da nessuna parte si dice che Giuseppe era morto quando Gesù fu crocefisso). Chi non comprerebbe la croce di Gesù, l'unica che ti fa risorgere?