Friday, 9 October 2009

Vamos a matar, companeros (Deguello)

Manco a farlo apposta, ieri sera Rachel ha fatto un chili da “campeonato do mundo”.

Comunque: due post fa, Pancho Villa, Emiliano Zapata, Venustiano Carranza e i marines, riescono a liberarsi del “massacrador” di pulcini: il perfido Victoriano Huerta, che ripara in Spagna con il compiacente ausilio dei tedeschi, i quali – siamo nell’aprile del 1914 – si stanno preparando per il primo round del loro sport nazionale: “la conquista di tutto monto, ach!” .


L’intervento degli Stati Uniti a Veracruz per fermare le navi tedesche cariche di munizioni per le truppe di Huerta, fa pero’ imbufalire tutti i messicani e parecchi stati latino-americani, che reagiscono con veementi proteste all’ingerenza non richiesta dei gringos, anche se questi, in effetti, daranno il colpo di grazia al regime di Huerta.


Ed e’ a questo punto che Pancho comincia a manifestare i primi preoccupanti segni di sbrocchismo.


Sappiamo tutti benissimo che le rivoluzioni non sono pranzi di gala, ma quello che poteva all’inizio passare per “gioco duro in tempi duri”, comincia ora ad assumere nella personalita’ di Villa, sinistra contorni di insensata crudelta’.

Le esecuzioni in massa di prigionieri Federales, iniziano a far inarcare qualche sopracciglio fra gli stessi peones, che loro malgrado forniscono la “carne da cannone” alle opposte fazioni.

Una delle torture preferite da Villa & Co e’ quella di far camminare i prigionieri a piedi nudi sui cactus.

Come se non bastasse, i luogotenenti di Pancho sono sicuramente dei “fegatacci”, ma rimangono essenzialmente dei tagliagole.

Il piu’ feroce e’ indubbiamente Rodolfo Fierro: immaginatevi un uomo con la sintassi di Di Pietro, la sensibilita’ di Borghezio e la coscienza morale di Diliberto.

Se non fosse esistito veramente, Fierro sarebbe stato il messicano cattivo dei film spaghetti western, quello che rutta e scoreggia come un bradipo, tocca il culo alle locandiere, e fra un boccone e l’altro di enormi maiali allo spiedo, ingurgita tequila come acqua fresca, da bottiglie che poi spacca in testa al primo malcapitato.

L’unica indiscutibile dote di Fierro e’ il coraggio, che nel suo caso rasenta l’incoscienza.

Durante l’attacco a un convoglio ferroviario di Federales, Aurelio “O’Animale”, si rende protagonista di un’impresa da Schwarzenegger.

Dopo aver raggiunto il treno in sella al suo cavallo, si lancia dal destriero e si “appiccica” al vagone stile Uomo Ragno. Dopodiche’, camminando sul tetto dei vagoni, arriva alla locomotiva dove spara al macchinista e al fuochista, e fa fermare le carrozze.


In un’altra occasione Fierro, che deve far saltare in aria un deposito di munizioni dei Federales, si accorge che i candelotti di dinamite hanno la miccia troppo corta.

No problemas senor, basta non dirlo al povero Pedrito che si offre volontario por la Revolucion:


«Ecco qui, non mi ha visto nessuno. Ora accendo la miccia, me la batto, e mi becco una medaglia e l’amor caliente di Manuelita»


Sffriiiiizzzzz…


«Uhmmmm…non dovrebbe bruciare cosi’ rapidamen…»


KARPAZI!!!


A Manuelita verra’ recapitato un molare di Pedrito in una busta.


La fine di Rodolfo Fierro e’ degna della sua vita di bandito.

Durante l’attraversamento di un fiume, dopo una delle tante razzie in cerca di oro, Fierro perde l’equilibrio e cade da cavallo. Basterebbe nuotare, e oltretutto l’acqua non e’ nemmeno molto profonda (senza contare che essendo uno stronzo, Fierro dovrebbe galleggiare egregiamente), ma sfortunatamente il peso delle sacche colme di pesos lo trascina a fondo, e prima che riesca a liberarsi dei legacci, annega come un pirla.


Insomma, fra le tante luci che illuminano l’ascesa di Pancho, comincia a far capolino qualche ombra.


Con la popolarita’ comunque alle stelle dopo la caduta di Huerta, Villa si prepara a marciare da trionfatore su Città del Messico, ma Carranza, sia perche’ geloso del potere che Pancho sta acquisendo, sia perche’ per la sua concezione di radical-chic, un mestizo puo’ battersi per la giustizia, ma non puo’ diventare presidente del Messico, cerca di frenare Pancho e lo invita a congedare le sue truppe e a dare le dimissioni, in attesa di ulteriori disposizioni sull’assetto del governo post-rivoluzionario. Lo stesso ordine viene dato anche a Zapata.


La prima risposta (documentata) del generale villista Angeles a Carranza e’ sintomatica del malcelato disappunto con il quale viene accolto l’ordine: «Senor Carranza, siete un figlio di puttana»

Anche gli altri ufficali di Pancho si rifiutano di deporre le armi, e dopo aver assaltato un deposito di munizioni a Zacatecas si preparano a far fronte a Carranza.


Il 17 luglio 1914 – poche settimane prima che si “spegnessero le luci sull’Europa” – Huerta fugge in Spagna a bordo dell’incrociatore tedesco Dresden, e il 15 agosto, il generale Alvaro Obregon (alleato di Carranza) batte Pancho Villa nella corsa per Citta’ del Messico.

A quel punto le forze di Carranza si dividono in due. Una parte si dirige a sud per affrontare Zapata che, come Villa, non ha nessuna intenzione di far parte dell’arredamento post-rivoluzionario, mentre Obregon marcia a a nord per battere Villa.


Francamente, credo che la decisione di Villa e Zapata, non sia stata la piu’ saggia. E’ vero che Carranza li voleva ridimensionare entrambi, ma va anche considerato che, rivalita’ personali a parte, Carranza e Obregon avevano capito quello che sfuggiva a Zapata e Villa: la nazione era stanca di morte e devastazione.

I due capi rivoluzionari avrebbero potuto esigere da Carranza una uscita di scena dignitosa, ed esclusivamente dall’agone militare, rimanendo in quello politico.

In tal modo, con il peso ancora intatto del loro carisma e della loro autorita’ presso i peones, avrebbero potuto esercitare una notevole influenza sul nuovo governo. E nel caso le cose fossero andate per il verso sbagliato, in termini per esempio di riforma agraria, avrebbero potuto minacciare di riprendere le armi, contando su un enorme appoggio popolare.


Giocarsi tutto in quella maniera, fu in sostanza l’errore che li condanno’ entrambi, e che nel caso di Villa gli alieno’ le simpatie del pueblo unido jamas sera’ vencido.


E l’arma della diplomazia fu proprio quella che Obregon decise di utilizzare con Villa, conscio che il tentativo di risolvere la questione sul campo di battaglia avrebbe potuto risolversi in un clamoroso disastro, in virtu’ delle ottime qualita’ militari di Panchito e delle sue truppe.


L’incontro fra i due e’ un’altra sceneggiatura rubata a Hollywood.


All’inizio tutto procede per il meglio e Obregon sembra che riesca a convincere Pancho a deporre le armi. Villa infatti accetta, a condizione che Carranza indica elezioni generali senza candidarsi alla presidenza.

Il tutto finisce a taralluci e tequila, con un bel pranzo e tante senoritas che sgambettano allegramente intorno al tavolo, ma d’improvviso arriva la notizia che una colonna di Villa e’ stata attaccata da uomini di Obregon.

Pancho sbrocca come un tirannosauro con ragadi grosse come lapilli, e fa mettere Obregon al muro.

Ma all’ultimo minuto, prima di ordinare “fuego” ci ripensa, si avvicina a Obregon e gli offre da bere con un bel sorrisone a trentadue denti, di cui sedici marci.


«Il destino del Messico è nelle nostre mani, le tue e le mie», spiega Pancho con quello che posso immaginare fosse un alito da stegosauro in faccia ad un allibito Obregon.

«Io sono solo un semplice peon ma tu sei un uomo istruito. Così sarai tu a diventare presidente».


Obregon tira un sospiro di sollievo e pare che tutto si avvii ad un fantastico “happy ending”. Il 1 Ottobre, Carranza convoca infatti la Convenzione di Aguascalientes (ora: il primo che fa la battutona “ah significa sorgenti di acqua calda. E chi le ha scoperte? LOL” verra’ bannato per sempre) per decidere la composizione del futuro governo, ma durante i lavori del consesso, Pancho, a cui il potere ha dato alla cabeza e che ormai cambia uno sbroccometro al giorno, decide che il Messico e’ “cosa sua” e fa eleggere presidente il fido uomo di paglia Eulalio Gutierrez Ortiz.

E’ l’inizio della guerra fra i Conventionistas di Villa e Zapata, e i Constitutionalistas di Obregon e Carranza.


A quel punto il povero presidente USA Wilson che come me e voi, non ci stava a capire piu’ un cazzo, decide di togliersi elegantemente dai coglioni, e dopo aver riconosciuto Carranza come legittimo presidente del Messico gli consegna la citta’ di Veracruz, importatissimo nodo logistico che fara’ la differenza nel conflitto imminente.


Nel frattempo, Villa e Zapata muovono fulmineamente su Citta’ del Messico che occupano il 6 dicembre 1914, e dopo aver ratificato al loro alleanza si preparano ad attacare il nemico.

Secondo gli accordi, Villa avrebbe dovuto spingersi a nord verso Veracruz, e Zapata a sud partendo da Puebla. Ma ne’ Zapata, ne’ Villa manterranno le promesse. Entrambi passeranno il resto del mese di dicembre dandosi a tequila e senoritas: Pancho a Citta’ del Messico e Zapata a Puebla.


Chi invece non perde tempo sono Carranza e Obregon. Quest’ultimo occupa Citta’ del Messico lasciata indifesa dai due rivoluzionari, e si prepara per lo scontro con Villa.


La piu’ sanguinosa battaglia della rivoluzione si svolge il 13 aprile 1915 a Celaya.


Obregon che sa di essere in netta inferiorita’ numerica –15.000 uomini, contro i 25.000 di Villa – ha pero’ dalla sua due assi nella manica.

Parecchie mitragliatrici tedesche, e un consigliere militare tedesco. Il colonnello Maximilian Kloss.


Avete presente “Giu’ la testa” e il crucco cattivo della scena del ponte? Tutto verissimo, quello era Maximilian Kloss.


Kloss, che ha combattuto sulla Marna, fa scavare una serie di trincee protette da una fitta rete di filo spinato, intorno a quella che sarebbe stata la direttrice d’attacco di Villa, e le munisce di mitragliatrici disposte abilmente in modo da incrociare i campi di tiro per prendere d’infilata i villisti.


E la tattica difensiva che nel 1914 apri’ vuoti spaventosi nelle ordinate fila francesi che attaccavano in Alsazia e nelle Argonne le postazioni di mitragliatrici tedesche, funziono’ egregiamente anche con la cavalleria d’elite di Villa: i famigerati Dorados.


I cavalieri villisti vengono letteralmente fatti a pezzi dalle mitragliatrici di Kloss, e a nulla vale una intelligente intuizione di Villa (che era un peon, ma evidentemente aveva piu’ materia grigia di Joffre, Cadorna, Haig e Petain), che il giorno successivo fa battere dalla sua artiglieria, con un micidiale tiro selettivo, i nidi di mitragliatrici di Kloss.

Senza piu’ Dorados, la sua fanteria non e’ in grado di sfruttare il varco temporaneo aperto nelle trincee, e il sopraggiungere di 6000 cavalleggeri del generale obregonista Castro, mette in rotta definitiva le truppe di Pancho.


Le forze di Villa che dalla sconfitta non si riprenderanno mai piu’, si dirigono a quel punto verso la citta’ di Agua Prieta al confine col Texas, tenuta dalle truppe di Carranza. Impossibilitati a ricevere rinforzi, dal momento che l’unica linea ferroviaria e’ in mano ai villisti, i Constitutionalistas, chiedono ai gringos di potersi servire di una linea ferroviaria che passa all’interno del territorio USA. E questi accettano.


La battaglia di Agua Prieta si risolve con un’altra legnata sul groppone a Villa.


L’attacco notturno di Villa, fallisce miseramente quando i suoi uomini vengono accecati da una serie di potenti riflettori disposti al confine della citta’, e nuovamente fatti a pezzi da una grandine di colpi di mitragliatrice.

Pancho, che ormai sbrocca anche quando chiede l’ora, incolpa della sconfitta e soprattutto dei riflettori, i gringos traditori (che coi riflettori non c’entravano effettivamente un cazzo) e scatena una serie di rappresaglie feroci contro lavoratori, agricoltori, fattorie e proprieta’ americane dalle due parti del confine.


E ovviamente a quel punto, e’ la stampa statunitense a sbroccare (con validi motivi) e quello che era l’eroe degli oppressi si trasforma in un bastardo meticcio assassino (senza alcun valido motivo per quanto riguarda il “meticcio”). Ne faranno le spese alcuni campesinos innocenti che, scambiati per banditi villisti, verranno linciati senza pieta’ dai texani.

La tensione raggiunge il culmine quando Pancho attacca la cittadina americana di Columbus in forze. Nella furibonda sparatoria che ne segue, moriranno dieci americani e novanta villisti.


Com’era prevedibile, gli Stati Uniti reagiscono, e mandano la cavalleria.

Manco a farlo apposta, proprio il celeberrimo 7mo cavalleggeri di Custer, rinforzato da uno squadrone di truppe di colore agli ordini del generale John J. Pershing che di li’ a poco sarebbe diventato famoso sui campi di battaglia francesi.

La storia della campagna di Pershing e’ noiosa e non val la pena raccontarla. Gli americani, che non conoscevano il terreno, non riuscirono mai a catturare Villa e alla fine se ne andarono a mani vuote e con la dissenteria.

C’e’ tuttavia un episodio interessante che ha per protagonista un giovane ufficiale statunitense che trent’anni dopo si rivelera’ una “vera sagoma”.


Un giovane tenente texano che percorreva la campagna messicana sulla sua automobile, fece una sosta vicino a una fattoria abbandonata. All’improvviso dai cancelli della fattoria, uscirono due cavalieri che si misero a galoppare verso di lui mulinando le sciabole. Il tenentino estrasse la Colt e uccise il primo, che era il capo dei Dorados di Villa, il Generale Julio Cardenas. Dopodiche’, punto’ nuovamente la pistola senza scomporsi, e abbatte’ il cavallo dell’altro nemico. Con un gesto molto cavalleresco attese che l’uomo disarcionato si rialzasse e avesse il tempo di mettere mano alla sua pistola, e poi lo freddo’. Alla fine il tenentino ritorno’ al campo con due cadaveri legati alla capote dell’automobile.

Il suo nome era George Smith Patton.


Ma torniamo a Pancho che braccato come un animale si da’ al banditismo, seminando panico, morte e devastazione nel nord del paese, e, quel che piu’ conta, inimicandosi larghi strati della popolazione locale.

E ancora una volta, e proprio come all’inizio della sua carriera, intorno a lui accadono cose interessanti.


Per cercare di mettere fine a quella che stava diventando una pericolosa disputa fra USA e Messico per colpa di Villa, Obregon s’incontra a piu’ riprese con le autorita’ americane. Le trattative purtroppo si impantanano e alcuni gravi incidenti fra truppe statunitensi e messicane, portano i due paesi sull’orlo di una guerra.


Nel frattempo, per i tedeschi che col Messico e Carranza hanno sempre mantenuto buoni rapporti, si profila quella che potrebbe essere una buona occasione diplomatica.


Siamo infatti all’inizio del 1917, e in Europa le cose per il Kaiser non vanno esattamente per il meglio. La guerra mondiale sta mettendo a dura prova la Germania, e la prospettiva di una discesa in campo degli Stati Uniti a fianco della Triplice Intesa, spaventa assai Guglielmone, che e’ appena riuscito a mettere fuori gioco la Russia, impegnata con un’altra rivoluzione, e che teme ora di trovarsi di fronte a un nemico altrettanto numeroso e molto piu’ pericoloso del “rullo compressore russo”.


L’opportunita’ di ritentare il colpo magistrale riuscito alla Germania rispedendo Lenin in Russia, non sfugge al Ministro degli Esteri del Kaiser Arthur Zimmerman, che invita esplicitamente il governo messicano ad aprire le ostilita’ contro gli Stati Uniti, e che a tal fine invia un cablogramma all’ambasciatore krukko nella capitale mesoamericana con la seguente proposta:


PROPONIAMO AL MESSICO UN’ALLEANZA ALLE SEGUENTI CONDIZIONI:

1) SCENDERE IN GUERRA INSIEME.

2) FARE LA PACE INSIEME.

3) GENEROSI FINANZIAMENTI .

4) NOSTRA APPROVAZIONE AFFINCHE’ IL MESSICO RIENTRI IN POSSESSO DEI TERRITORI PERDUTI NEL KANSAS, NUOVO MESSICO E ARIZONA.


Naturalmente, il “tiabolico pianen di menti sopraffinen di teteschi di Cermania” viene intercettato dal controspionaggio britannico, che il giorno dopo lo decritta e lo scodella sul tavolo del presidente USA Wilson, che indovinate un po’? Sbrocca.


Anche perche’ poco tempo prima un U-Boat aveva silurato e colato a picco il transatlantico “Lusitania” mandando in bocca ai pesci diverse centinaia di cittadini americani, e la Casa Bianca era ormai pronta a impugnare le armi.


Il telegramma Zimmerman e’ la goccia che fa traboccare il vaso, e nell’aprile del 1917, gli USA dichiarano guerra alla Germania.


Senza contare che il tempismo crucco fu a dir poco demenziale, poiche’ l’offerta arrivò lo stesso giorno in cui le truppe americane avevano cominciato a ritirarsi dal Messico eliminando ogni causa di attrito, e inoltre Carranza, che non se la sentiva di affrontare una guerra con il vicino aveva rifiutato la proposta del Kaiser.


E mentre Pancho continua implacabilmente a dedicarsi al brigantaggio piu’ bieco e feroce

(altro che finanziare la rivoluzione come dice Kusturica) rendendosi sempre piu’ impopolare, Carranza riesce a far uccidere Zapata con l’inganno, ma mal gliene incoglie, perche’ poco dopo viene a sua volta deposto da Obregon che successivamente lo fara’ assassinare e nominera’ alla presidenza il generale Adolfo de la Huerta (nessuna parentela con l’altro Huerta).


A questo punto, il nuovo Huerta e Obregon decidono che e’ ora di ricostruire il paese, e per chiudere i conti con un sempre temibile Villa gli offrono una amnistia con tutti gli onori.


Pancho si ritira cosi’ nella proprietà di 25.000 acri di Canutillo, nei pressi da Parral, che il governo ha acquistato per lui, lontano da ogni capolinea ferroviario e da ogni grande città. Come protezione personale gli viene anche concesso di mantenere cinquanta fedeli Dorados.

Il nostro “eroe”, ormai Pancho di nome e di fatto, sembra cosi’ avviato a una noiosa vecchiaia che ricorda quella di Don Vito Corleone nel primo Padrino, ma la violenza feroce generata durante gli anni di brigantaggio, si presenta alla sua porta per “incassare i sospesi del droghiere”, come direbbe sempre Brando aka colonnello “Heart of Darkness” Kurz.


L’insofferenza della gente di Parral dove gli uomini di Villa hanno commesso stupri e violenze atroci, cresce di giorno in giorno e mentre l’ex rivoluzionario rilascia interviste esclusive ai giornali di tutto il mondo, qualcuno arriva a finanziare una campagna per “l’uccisione di Villa”.


I tentativi di “terminare” Pancho (tacitamente appoggiati da Obregon) falliscono tutti in virtu’ di quel detto che sconsiglia vivamente di andare a “rubare in casa dei ladri”, finche’ un tizio senza scrupoli di nome Jesus Salas Barraza, ingaggia otto sicari coi coglioni che gli fumano, e soprattutto, li arma di otto mitra Thompson.

Quello col caricatore rotondo dei film di gangster su Al Capone. Una brutta bestia soprannominata “annihilator” che spara proiettili calibro .45 (11. 43 x 23 mm) al ritmo di 600 colpi al minuto, e che fa buchi enormi.


La mattina del 20 luglio 1923, Pancho e il suo segretario Miguel Trillo, salgono su una sfiziosa Dodge decappottabile per recarsi al matrimonio di uno dei Dorados, il resto dei quali e’ in chiesa che lo aspetta.


Le strade di Parral, fiancheggiate da case bianche ed edifici barocchi in stile coloniale, sono polverose, torride e deserte. C’e’ ovviamente anche il cane che abbaia, come in tutte le storie sul Messico che si rispettino.


L’auto di Villa procede lentamente e all’interno Pancho sembra inquieto. Fra l’altro non ha potuto portare con se’ la sua pistola, perche’ il parroco su quello e’ stato irremovibile. Niente armi nella casa del Signore.

La strada vuota, solitamente piena di venditori e donne indaffarate con la spesa, non gli dice nulla di buono, ma poi si ricorda che e’ domenica mattina.


La Dodge imbocca una strada laterale, e all’improvviso un mendicante balza in piedi sventolando il sombrero.


«Viva Villa! Viva Villa!» grida, e si mette a correre a fianco dell’auto.


Pancho abbozza un sorriso, estrae un peso dal suo portamonete e sporge il braccio fuori del finestrino.


Quello che non sa, e’ che il mendicante e’ il palo degli otto sicari, e che “Viva Villa” e’ il segnale per confermare l’identita’ del bersaglio.


La grandine di piombo che si abbatte sull’auto dalle finestre di due palazzi di fronte, disintegra il parabrezza, lo sbalza sul sedile posteriore, e ferma letteralmente l’auto in corsa.

Il tutto dura circa un minuto, al termine del quale l’unico rumore che si ode nella strada e’ il sibilo del vapore che esce dal radiatore crivellato di colpi.


Pancho Villa muore istantaneamente trapassato da sette proiettili insieme al segretario.

Aveva quarantaquattro anni.


Jesus Salas Barraza fu in seguito arrestato e condannato a vent’anni, anche se sei mesi dopo fu scarcerato in base a un decreto presidenziale e nominato colonnello. Il mandante dell’omicidio non fu mai scoperto, e Barraza tenne la bocca chiusa persino sul letto di morte quando dichiaro’ che era felice di aver ucciso un mostro.


Fra l’altro Pancho non ebbe pace nemmeno da morto: la tomba fu profanata, e cuore e testa vennero asportati e trafugati.


Fu vera gloria?


Direi che visto che sono le sei e trenta del mattino, e che mi sarei cortesemente rotto i coglioni di scrivere:


“Ai poster l’ardua sentenza”, dal momento che probabilmente finira’ come Guevara.


Gracias e scusate se vi ho fatto attendere. Spero ne sia valsa la pena.


E soprattutto grazie a Rachel per i disegni.

25 comments:

Anonymous said...

Ciao yoassarian, ti leggo spesso, ma questa terza parte sui three amigos è più che bella e merita un commento.
Grazie! Sopratutto per il geniale telegramma dei tedeschi :

il “tiabolico pianen di menti sopraffinen di teteschi di Cermania” viene intercettato dal controspionaggio britannico, che il giorno dopo lo decritta e lo scodella sul tavolo del presidente USA Wilson, che indovinate un po’? Sbrocca.

Mi hai fatto morire..
Tra l'altro, non avresti potuto approfondire quell'episodio, così fondamentale per la storia del novecento? L'ho studiato anni fa, ma raccontato da te sarebbe decisamente più divertente.

un saluto
gabrièl

mauro said...

complimenti sior yossarian.dopo aver letto questo suo gioiellino comprendo la differenza che passa tra un dilettante abile(io)e un vero professionista della parola(lei).molto belli anche i disegni.saluti e hasta la victoria siempre!

Anonymous said...

avrei dovuto avere te come prof di storia, i miei voti in quella materia sarebbero aumentati non poco.

Claudio said...

Breve update sulla morte di Cardenas, che mi aveva incuriosito: http://query.nytimes.com/mem/archive-free/pdf?_r=1&res=9E03E3DB1031E733A05750C2A9639C946796D6CF

Anonymous said...

ehmmm
Patton era californiano e non texano.

Yossarian said...

@Mauro

Caro sior mauro. Non le ho risposto sul post precedente perche' volevo ringraziarla pubblicamente sul post nuovo.

La sua storia mi ha fatto smandruppare dal ridere. E' da delirio puro. (spero ne abbia altre come ha specificato)
E mi fa piacere che le sia piaciuto il nuovo post.

hasta la victoria anche a lei.


@Claudio

Fantastico l'ho letto! La storia e' leggermente diversa e aggiunge un sacco di cose.

Bel colpo Claudio. Gracias


@Gabriel

Guarda, con questi post storici io mi diverto molto piu' che a scrivere di politica e specie di politica italiana. Quindi ti accontentero'

Sul telegramma Zimmerman, c'e' un libro bellissimo , putroppo solo in inglese, scritto da Barbara Tuchman e intitolato appunto, "The Zimmerman Telegram". Dovresti poterlo reperire su amazon con facilita'.

E grazie per aver apprezzato.


@Anonimo

Grazie. Avrei voluto fare il prof di storia.

Sara' per la prossima vita.

:-)

Anonymous said...

@Yoss in questo momento c'è una crucca dottoranda in storia moderna che si sta rotolando per terra sul pavimento di casa mia dopo aver letto la parte su “tiabolico pianen di menti sopraffinen di teteschi di Cermania”...

Carlo

Yossarian said...

@Anonimo

"Patton era californiano e non texano."

Cacchio, hai assolutamente ragione!

Mannaggia. Si e' trattata di una svista. Chiedo venia e grazie per la segnalazione.

Credimi sono un esperto su Patton. E' stata davvero una svista.

Comunque grazie. Io invito sempre tutti a partecipare e a correggermi e come nel caso di Claudio, ad aggiungere particolari alla vicenda.
Grazie davvero anonimo.

Yossarian said...

@Claudio

Guarda ti devo ringraziare ancora. Quell'articolo del NYT e' spettacolare e l'ho messo far i miei favorites.

Thank you

Yossarian said...

@Carlo

LOL, senti Carlo, credo che il prossimo post storico sara' dedicato al popolo della tua amica.

Fra l'altro a me i "teteschi" piacciono molto e quasi quanto gli anglosassoni: sono un popolo molto interessante che ha contribuito in maniera enorme alla cultura del genere umano.

Quando non erano impegnati nel loro sport preferito, "ti conquista ti tutto monto" obviously.

Ma e' una battuta e sono sicuro che lei capira'.

Ho un collega tedesco che e' una delle persone piu' incredibilmente intelligenti e simpatiche che abbia mai conosciuto in vita mia.

Dille che un suo intervento con commento sarebbe graditissimo sul mio prossimo post.

Ma anche in questo se desidera corregere o puntualizzare.

Lei e' una storica vera. Io no.

Ciao Carlo e grazie.

Salutami Parigi.

falecius said...

Davvero, questi post sono fichissimi. Leggo avidamente qualsiasi cosa tu scriva sull'argomento. E mi piego dal ridere.

Palmiro Pangloss said...

Grazie Yoss, e grazie Rachel. Un unico appunto: non s'e' mai visto un federal con l'uniforme regolamentare completa come quello qui rappresentato, ne un villista cosi' pulito! :-D

Anonymous said...

Pensavo, yossarian, ai telegrammi che hanno fatto la storia : quello (pazzesco) di berchtold alla Serbia, quello di kennan, quelli di krushev e questo di zimmermann. Sarebbe proprio da farci un post..sopratutto sul primo di krushev a kennedy: se non ricordo male, l'unico telegramma con un forte alito di vodka della Storia! La quale sarà pure un'invenzione degli uomini colti per dare un senso alle nostre esistenze (come dice lo zio al giovane Zivago), ma è sorprendetemente interessante.

salut
gabrièl

erica said...

Bellissimo il terzo post !!!ha ha mi caco addosso dal ridere !!!bellissimi i disegni di rachel !!!ciao !!!

farlocca farlocchissima said...

insomma tra un interruzione e l'altra ci ho messo 2 giorni a leggerlo tutto l'ultimo capitolo del trattato su pancho villa, ma ne è valsa la pena. denchiu very mac, very biutiful drouings tu ... (ma un giorno vorrei pure il pulcino sulla sedia elettrica).

Anonymous said...

@Yoss vedo cosa riesco a fare ma non parla italiano ho dovuto tradurre

ieri era la festa della vendemmia a montmartre (in quello che ormai fa parte del cuore di parigi ci sono ancora delle vigne)ho il sospetto ti sarebbe piaciuta

carlo

Yossarian said...

@Dott Falecius

E' il piu' bel complimento che mi potevi fare. Grazie

E mi raccomando, quando vedi svarioni, o devi correggere, intervieni.

@Carlo

Sospetti benissimo caro Carlo. Ahhhh, la "Fiesta Mobile". Gran citta'. Io vi suonai diversi anni fa in un locale chiamato "Reservoir" insieme ai Timoria.

Mi mandi un paio di bottiglie?

@Erica

Grazie. Comunque e' vero: il mio spagnolo e' pietoso.

@Farlocca

It uos ourt de ueit, uosn't it?

Denchiu iu Farly. Iur inglisc is autstandin. Giast laic main.

;-)

PS il disegno del pulcino non c'e' stato per ragioni di spazio. Ma prima o poi Rachel lo infilera' da qualche parte.

@Palmiro

LOL, parole sante.

@Gabriel

L'ultimatum alla Serbia e' qualcosa di devastante e assolutamente demenziale.

Una barzelletta, se non fosse stato autentico e non avesse provocato 30 milioni di morti.

Incidentalmente ne parlero' fra breve.

Mi auguro apprezzerai.

Palmiro Pangloss said...

@Yoss&Gabriel: ricordate la dichiarazione di guerra alla Svizzera inviata da Herr Doktor Franz Lipp (come la brasserioe, non penso fosse parenete) ministro degli esteri della Repubblica Sovietica Bavarese?

mauro said...

in questa ottica,anche l'idea di gheddafi di smembrare la svizzera e accollarne le parti agli stati limitrofi non mi sembra niente male.chissà perchè gli svizzeri hanno la capacità di tirarsi addosso questo furore nichilista?saluti.

Anonymous said...

@yoss la mia e-mail ce l'hai, mandami un indirizzo ti spedisco del cote de rhone... ah poi se passi di qui senza rachel ti presento qualche parigina vezzosa (ma cacacazzi sono il primo a riconoscerlo);-)

carlo

gillipixel said...

Sono riuscito a leggere solo ora, Yoss...mi è piaciuto oltremodo :-)
leggere cose del genere è una soddisfazione per la mente :-)
Una piccola nota di colore: si vede che, fra le altre materie, sei un conoscitore e cultore approfondito di "Trinità"...
Questo passo:

"...quello che era l’eroe degli oppressi si trasforma in un bastardo meticcio assassino (senza alcun valido motivo per quanto riguarda il “meticcio”)..."

è una citazione indiretta della scena in cui, dopo che Bambino ha menato un birbaccione, Trinità gli chiede:
- Ma perchè lo hai picchiato?
- Aveva detto che nostra madre è una vecchia baldracca.
- E con ciò?
- Nosta madre non è vecchia!

:-)

Claudio said...

@Yossarian: in ritardo, figurati, son io che ringrazio te visto che la curiosita' e' nata proprio leggendo il tuo post, e la scoperta dell'archivio del NYT e' stata nuova e apprezzata anche per me. Peraltro ho visto che la biblioteca locale ha il libro sul telegramma di Zimmerman, quindi mi sa che sara' una prossima lettura.

Attila said...

Finalmente sono riuscito a leggerlo! Blogger alle volte fa proprio girare le scatole!

Un unico commento: Fantastico!

Cordialità

Attila

astrosio said...

letto solo oggi. fantastico. letto in un nanosecondo. e complimenti anche ai disegni. no, cioe', non ai disegni. complimenti per i disegni. ecco.

Anonymous said...

Oi, tornata ora dalle ferie.
Scrivania colma, tempo zero, ma ho letto il post.
Fichissimo.
Meravigliosi, neanche a dirlo, i disegni di rachel.

LOL per la citazione degli intillimani. La coglie solo chi ha una certa eta'... oppure ha avuto dei genitori di sinistra intergalisti.

Ah, si... Io sono ancora giovane.

Baci baci

--
Nadja Jacur