Friday, 2 October 2009

Vamos a matar, companeros (parte segunda, ole')

Dove eravamo rimasti? Ah si’, le legnate.


Una volta varcato il confine con gli USA, le scalcinate truppe di Madero vengono “rimpolpate” dai volontari di Villa e insieme, i due “generali” si dirigono verso il loro obiettivo:


La citta’ di confine di Ciudad Juarez, importante nodo ferroviario e base principale di Federales e Rurales (la milizia di Porfirio Diaz; in pratica veri e propri “squadroni della morte”).


Il debutto bellico di Villa e’ caratterizzato da quell’elemento imprescindibile che nei secoli dei secoli ha sempre giocato un ruolo determinante sui campi di battaglia:


La botta di culo.


I Federales sono infatti trincerati in citta’ e per stanarli senza ricorrere a sanguinosissimi assalti frontali, occorre la “regina delle armi”, ossia l’artiglieria.


E l’unico (e anche il primo) cannone disponibile alle truppe di Pancho, e’ un residuato bellico della Guerra di Secessione che un gruppo di entusiasti supporter americani della Rivoluzione si e’ fottuto qualche giorno prima dalla piazza del municipio di El Paso (Texas).


Come direbbe Basta con la Droga, non m’invento un cazzo: roba da “mi manda Picone”. La sera prima il cannone era in bella mostra sul suo basamento per fungere da vespasiano ai piccioni, e la mattina successiva era sparito.


Gli artiglieri peones di Villa, piazzano quindi l’arma e sparano un primo colpo che fa una strage.


Di galline, dal momento che probabilmente centra un pollaio da qualche parte in citta’.


Senza perdersi d’animo, i rivoluzionari inseriscono un secondo proiettile nella culatta e a quel punto immagino che le cose siano andate piu’ o meno cosi’:


Manuel Garcia, l’unico dei serventi che sa contare fino a dieci sulle dita, esegue i calcoli balistici per aggiustare il tiro e dice al capopezzo:


«Pedro, cabron, mira alla caserma dei Federales. Non puoi sbagliare: e’ quell’edificio enorme a circa 600 metri dalla torre dell’acquedotto»


«Si’ senor»


KA-BLAM!


Quando la nuvola di polvere finalmente si posa, la torre dell’acquedotto e’ un cumulo di macerie.


Credo che Pedro sia finito davanti al plotone d’esecuzione, ma il crollo della torre dell’acquedotto viene interpretato dalle truppe di Diaz come un machiavellico stratagemma di Villa per privarli dell’acqua e iniziare un lungo assedio.

Il morale dei Federales finisce cosi’ sotto i tacchi, e una buona meta’ si arrende senza sparare un colpo.

A quel punto, Villa, potendo contare su una schiacciante superiorita’ numerica, ordina l’attacco in massa, e per evitare feroci combattimenti casa per casa, s’inventa una tattica originale che viene ancora oggi utilizzata dagli eserciti di tutto il mondo per gli scontri su terreno urbano (temutissimi).

Spiega infatti ai suoi uomini di entrare nel primo edificio di una fila di case e di aprirsi la strada con la dinamite, attraverso i muri, fino al centro della città.

Dopo due ore di scontri i Federales gettano la spugna e Madero, che con la vittoria c’entrava come il due di picche, viene portato in trionfo, mentre i rivoluzionari, seguendo un triste copione che diventera’ la norma nel conflitto, si abbandonano a saccheggi, violenze e fucilazioni di massa.


La caduta di Ciudad Juarez innesca un disastroso “effetto domino” sul morale dei governativi, con intere guarnigioni che si arrendono in blocco.

Diaz, dal canto suo, non fa che peggiorare la situazione quando ordina ai Federales di sparare su una folla di sostenitori di Madero a Citta’ del Messico (in puro stile Bava Beccaris) provocando oltre 200 morti, e di fronte all’insurrezione generale e incontrollabile che ne seguira’, raccoglie gli stracci e si toglie elegantemente dai coglioni, sfruttando il passaggio gentilmente offertogli dai tedeschi sul piroscafo Ypiranga.

E questa e’ la prima ingerenza dei crucchi nelle faccende messicane, ingerenza che in seguito portera’ a conseguenze ben piu’ gravi per il Kaiser.


Prima di proseguire, mi concedo una veloce digressione legata all’episodio del cannone di El Paso e ai sostenitori stranieri che si unirono ai rivoluzionari messicani in quei sanguinosissimi dieci anni.


Fu davvero una folla eterogenea e variopinta di idealisti, quella che decise di battersi per la causa dei diseredati, o presunti tali, del paese mesoamericano.

Fra i piu’ noti, oltre al gia’ citato Ambrose Bierce, e’ doveroso citare John Reed, giornalista e autore statunitense che di li’ a pochi anni avrebbe scritto di un’altra rivoluzione: quella d’Ottobre in Russia, nel celeberrimo “I dieci giorni che sconvolsero il mondo”.

Non si puo’ quindi dimenticare una stella del cinema muto holliwoodiano: il texano Tom Mix, che in Messico ebbe modo di apprendere quell’arte equestre che ne fece in seguito il primo cowboy del grande schermo.

Per quanto riguarda “l’uomo comune” e personaggi meno famosi, il piu’ singolare fu senza dubbio Sam Dreben, agente di borsa ebreo che mollo’ titoli e obbligazioni a Wall Street per diventare un esperto di esplosivi e demolizioni con il soprannome di “Dynamite Devil”.


Una volta scacciato il tiranno, e con l’insediamento di Madero a guida di un governo borghese di stampo liberal-democratico, le cose per i peones nel paese centroamericano sembrano prendere una piega decisamente migliore, tanto che Villa, congeda il suo esercito e si ritira a vita privata a Chihuahua dove si dedica al commercio della carne.

“Commercio” e’ un parola grossa nel caso di Pancho, e nessuno osera’ mai chiedergli da dove provengano le enormi mandrie di bestiame che si materializzano dal nulla e misteriosamente nella sua hacienda.


Purtroppo Madero ha un grosso problema: e’ una mezzasega. Tutti infatti, specie aristocratici e grandi proprietari terrieri, lo tirano per la giacchetta, e lui che cerca di concedere qualcosa a tutti, finisce per non concedere un cacchio a nessuno. E quel che e’ peggio, la riforma agraria che avrebbe dovuto dare la terra ai contadini s’impantana in un marasma burocratico sul quale pesa la "longa manus" dei latifondisti.


Com’era francamente inevitabile, il malcontento finisce col trasformarsi in aperta ribellione, guidata da Emiliano Zapata nel sud del paese, mentre a nord imperversa una banda di spietati tagliagole: i colorados, che capeggiati da un ex luogotenente di Villa, Pascual Orozco, danno vita a un regno di terrore, saccheggi e stupri.

Uno degli espedienti tattici preferiti dal bastardones, consiste nel lanciare locomotive imbottite di dinamite contro i treni blindati di truppe governative venute a dargli la caccia.


Madero, messo alle strette, prende cosi’ due decisioni.


La prima e’ furba, poiche’ richiama in servizio Villa per far piazza pulita dei colorados.


Fra l’altro, il messaggio che Villa telegrafa a Orozco, vale la pena di essere riportato per intero: «Se siete fedele al Presidente Madero, preparatevi a ricevermi. Se non lo siete preparatevi a combattere. In ogni caso, io sto arrivando. (Firmato) Pancho Villa»


La seconda mossa e’ un po’ meno scaltra. E gli costera’ la testa.


Madero affida infatti il “Dossier Zapata” al Generalissimo Victoriano Huerta, ottimo soldato con una sinistra caratteristica: e’ cattivissimo. Il suo hobby consiste nel costruire sedie elettriche in miniatura per pulcini. La notte, dalla sua stanza al quartier generale, provengono inquietanti bagliori e strazianti pigolii.


Dai, questa me la sono inventata. Lo dico perche’ nonostante i miei ospiti siano intelligenti, a questo mondo esiste anche gente che crede che Santoro sia un giornalista e che dica la verita’.


Huerta, con il cranio rasato a zero, e gli occhialetti rotondi alla Lennon, credo l’abbiate visto in innumerevoli film western e spaghetti western.

In ogni caso, il Generalissimo intravede nell’incarico affidatogli da Madero l’occasione per impadronirsi del potere e cosi’ fa (con l’appoggio dell’ambasciatore americano in Messico Henry Lane Wilson).


Per prima cosa, piomba a tradimento su un ignaro Pancho Villa che fa arrestare e condannare a morte con l’accusa fittizia di abigeato. Solo l’intervento in extremis di Madero (che comincia a subodorare qualcosa) salva Villa dal plotone d’esecuzione.

La pena capitale viene tramutata in pena detentiva a Citta’ del Messico, ma Pancho corrompe un secondino e riesce a riparare in Texas. Il 2 gennaio 1913, Villa passa il confine americano e viene accolto da una nutrita schiera di giornalisti nordamericani con i quali si pavoneggia baldanzosamente.


E’ l’inizio della ‘Leggenda di Villa” e di tutta la menata del “Viva Villa” che temo dovremo sorbirci in salsa centrosocialata e cuminista nel film di Kusturica.


Nel frattempo, le cose per Madero si mettono di male in peggio: Citta’ del Messico e’ in aperta rivolta e lui, vedendosi costretto a difendere il palazzo presidenziale, ordina a 4000 uomini di schierarsi a protezione dell’edificio.

Purtroppo commette un altro e fatale errore (ma sto cazzo di Madero era iscritto al PD? Dio bono, di pirla cosi’ pervicaci mica se ne vedono tanti in giro) quando sceglie come comandante del contingente, il generale Aureliano Blanquet, un uomo di Huerta che per mostrare la sua riconoscenza e lealta’ a Madero, lo porta a fare un giro in macchina dove gli somministra una energica e intensiva cura ai “sali di piombo”.

L’assassino materiale di Madero non verra’ mai scoperto, ma non ci vuole un genio per capire che il mandante e’ Huerta.

E a questo punto, nel 1913, il Messico sprofonda nel caos. Negli Stati Uniti, dove si erano svolte le elezioni, il presidente liberale Woodrow Wilson, vede nel trentanovenne Huerta un usurpatore e l’assassino di un presidente legittimamente eletto e decide di non riconoscere il nuovo governo messicano.


Sulla scia della presa di posizione americana, il governatore dello Strato di Coahuila, Venustiano Carranza, impugna le armi contro Huerta, e al suo fianco si schierano gli uomini di un facoltoso hacendado: Alvaro Obregon, che sembra fosse discendente del rivoluzionario Miguel Obregon, conosciuto anche come Michael O’Brien dai tempi in cui si batteva per la causa irlandese (la questione e’ tuttora piuttosto controversa).


Alla coalizione anti-Huerta, oltre a Zapata, si unisce immediatamente Pancho Villa, che torna dall’esilio in USA acclamato come un eroe dai peones del nord del paese e che s’incontra con Carranza per coordinare le operazioni militari.

L’atmosfera del meeting non e’ esattamente delle piu’ distese. I due non potrebbero essere piu’ diversi: Villa e’ un contadino, mentre Carranza e’ un radical-chic, e come ricorda Villa: «Non appena Carranza pronunciò la prima parola, il sangue mi si gelò nelle vene. Non mi guardò mai negli occhi. Seppi fin dal principio che non era un alleato ma un rivale»


La campagna contro Huerta porra’ Villa e il Messico al centro del palcoscenico internazionale.


Pancho da’ infatti prova di grande sagacia tattica e di grande crudelta’. Crudelta’ che comincia fra l’altro ad alienargli le simpatie delle classi medie e non solo.

L’impresa piu’ spettacolare di Villa dal punto di vista militare, e’ nuovamente la cattura di Ciudad Juarez, con l’ausilio di uno stratagemma degno dell’Odisseo.


Pancho cavalca insieme a due uomini fino ad una piccola stazione ferroviaria lungo la linea Chihuahua-Ciudad Juarez. Giunto sul posto, punta una pistola alla tempia del telegrafista e gli ordina di battere un messaggio al comandante militare di Juarez: “Linea per Chihuahua interrotta. Mandate immediatamente un treno per ripararla”. Quando il treno arriva, Villa invia un altro messaggio: “Segnalate forze ribelli in avvicinamento. Cosa dobbiamo fare? Attendiamo ordini”. Al treno viene ovviamente ordinato di ritornare immediatamente a Ciudad Juarez. E Pancho, tomo tomo, cacchio cacchio, carica sui vagoni le sue truppe che in sella a questo Cavallo di Troia, oltrepassano indisturbate le linee difensive della citta’ arrivando al cuore del centro abitato.

In questo stesso periodo, Villa comincia a girare per il Messico su un treno blindato con una variopinta e promiscua corte dei miracoli che comprende anche le famigerate soldaderas, donne soldato che contribuiscono ad alimentare il mito del Robin Hood dei peones, un mito, a mio avviso, dai piedi d’argilla, dal momento che gli stessi contadini oltre a subire le angherie della soldatesca di Villa, erano costretti a memorizzare tutte le innumerevoli uniformi e fazioni della rivoluzione. Se dicevi il “Viva” sbagliato, povero o no, finivi al muro con moglie e figli.


Per farla breve, visto che e’ mezzanotte passata e che comunque la storia e’ quasi alla fine (guardate quanto vi amo. Faccio le ore piccole per voi. Domani saro’ un Mocio Vileda. Questo e’ vero populismo. Altro che Villa), Huerta si ritrova con il pepe al culo e decide di rivolgersi all’unico alleato possibile per ottenere armi e munizioni: i tedeschi.


Nell’aprile 1914, pochi mesi prima che l’Europa commettesse harakiri (anzi, seppuku, che e’ piu’ corretto) la nave tedesca Ypiranga (ve la ricordate?) si dirige verso il porto di Veracruz con un carico di 200 mitragliatrici e 15 milioni di cartucce destinate all’esercito di Huerta.

Gli yankee, furibondi per l’ingerenza europea nell’Emisfero Ovest, si appellano alla Dottrina Monroe, dal nome del presidente James Monroe (concepita nel 1823 per difendere i mercati sudamericani degli Stati Uniti dai commercianti inglesi, essa proibiva alle potenze straniere di intervenire negli affari dell’Emisfero Ovest), e spediscono la corazzata Utah ad intercettare la Ypiranga. In piu’, il 21 aprile 1914, 3000 marines americani sbarcano a Veracruz (From the Halls of Montezuma...) per impadronirsi dell’edificio della dogana e della stazione ferroviaria, e i Federales di Huerta devono ritirarsi.


La mossa USA non viene vista (e a mio avviso anche giustamente) di buon occhio ne' dai messicani che combattono Huerta, ne' dalle altre nazioni sudamericane, perche’ un conto e’ appoggiare moralmente gli insorti, un altro e’ inviare truppe in casa tua senza che nessuno te lo abbia esplicitamente richiesto.

In ogni caso, i marines danno la spintarella finale al fetentone genocida di pulcini che ancora una volta con l’aiuto dei crucchi, ripara in Spagna.


E a questo punto...


Vado a dormire perche’ sono a “pelle di leone” e poi mi piace creare la suspans, anche se non saro’ mai un bravo giallista come l’ineffabile siorina Ashley Richards, che invece e’ un vero fenomeno.


Ultima puntata lunedi’. Fra l’altro, sono in ferie tutta la settimana e ve la scodello precisa precisa lunedi’ mattina. Fidatevi, e’ interessante perche’ e’ dove Pancho sbrocca come un muflone lisergico.


Last but not least, Rachel, condira’ il mio post con interessanti contributi grafici che credo vi gusteranno mucho.


Dai non protestate: ogni tanto si puo’ anche leggere qualcosa di piu’ lungo delle istruzioni per l’uso della carta igienica.


E vi ricordo ancora che se vi rompete “Internet was made for porn”.


Adios! E gracias por la paciencias!


Cattivissimo!

19 comments:

restodelmondo said...

¡Viva Yossarian!

(Quella del cannone è strepitosa.)

gillipixel said...

Yoss, sei il mio storiografo preferito in assoluto :-) Ma soprattutto, e so che ci tieni, sei un gran populista di lusso :-)

farlocca farlocchissima said...

:-) bello bello!! sempre pensato che le informazioni passano meglio se ridacchi un po' (mi fate un disegnino della sedia elettrica per pulcini? per favore anzi por favor)

Ps. guarda che c'hai anche la verifica visiva che è radical chic mi dice: batik ...

Anonymous said...

Trepido.

(Complimenti!)

--
Nadja Jacur

Attila said...

Complimentissimi per il post

La storia del Messico è così ingarbugliata che ad un certo punto (prima della rivoluzione, ma ci si arriva pelo pelo) ci rimettono il culo anche Austriaci e Francesi: sulla rivoluzione ho sempre fatto un sacco di confusione e ti ringrazio moltissimo per questo post. Il problema sarà che tra un paio di settimane farò di nuovo casino, probabilmente è troppo incasinata per le mie limitate capacità intellettive...

Cordialità

Attila

Anonymous said...

Come te non c'e' nessuno.

Gustave

astrosio said...

eddai! voglio a panciovilla sbroccato! BUAHAHHA!!!

Anonymous said...

ho dovuto leggere questo post in ufficio con un pugno ficcato in bocca nella posa del pensatore di rodin per non scoppiare a ridere

favoloso il cannone.

grazie anche per le hills of Montezuma, sai niente delle shores of tripoli ?

Yossarian said...

@Gilli

Non sono solo populista: sono un "neoqualunquista francescano" un raccapricciante miscuglio fra Giannelli e San Francesco.

:-)

@Farlocca

Giro la gentile richiesta a Rachel...

@Nadjia

Non verrai delusa.

@Gustave

Addirittura! Meno male aggiungo io.

:-)

@Astros

Sbrocca, il Pancho sbrocca.

prima che mi dimentichi: Astros, sei un genio, sai cosa intendo.
Mi prostro umilmente. Mi sono anche mezzo soffocato dal ridere.

Fra l'altro, il mio immaginario e' ormai popolato da Fasueb e Odoacra Chierica. Sono vicino al ricovero coatto.


@Anonimo

Le shores di Tripoli le ho trattate qualche post piu' in giu'. In ogni caso e' un po' che ho in mente un post su alcuni aspetti curiosi delle guerre condotte dall'Us Army.

Grazie dell'apprezzamento.

@Attila

sciur Attila, l'unica cosa che lei ha di limitata e' la pazienza con buffoni come Santoro.

Come il sottoscritto del resto.

Ciao :-)

Yossarian said...

@Gilli

Volevo dire Gianni obviously. Guglielmo Giannini.

Arterioooooo e champagne...

Eugenio Mastroviti said...

@Anonimo: le shores of Tripoli sono la guerra contro i pirati barbareschi del 1805 (che vide, fra le altre cose, impegnata in battaglia la fregata USS Enterprise, prima con quel nome)

Anonymous said...

OT che mi fa ridere quasi quanto Pedrito el Drito, piccolo artigliere.
Sito di Repubblica- Articolo sulla trasmissione di Santoro, Berlusconi-escort, infame personaggio.(entusiastico "con la D'addario battuto anche Don Matteo!")
A fianco, nella colonna laterale c'è un articolo su Letterman, che titola "Ricattato per le mie scappatelle". Vai a leggere, e scopri che ha fatto arrestare i ricattatori. Eroe. Bravo.

Chi imapagina il sito? Un ingenuo criceto? Ma la comunicazione non è una scienza?
fre.

Yossarian said...

@El Mastrovitos

Tu dimmi cosa farei senza di te. No dimmelo.

Grazie Euge'. Giustissima et necessaria correzione et precisazione.

Pensavo davvero che Anonimo si riferisse alle gesta di Reagan.

Sto rincoglionito mica male eh?

PS (non sospetterai forse che un criptofascista guerrafondaio filoanglosassone e filoamericano come me, non sapesse di cosa parla l'inno dei Marines, vero?)

;-)

Eugenio Mastroviti said...

Siamo in due a essere rincoglioniti. Wikipedia mi informa che quella USS Enterprise era la terza con quel nome (la prima della US Navy, le altre due appartenevano alla Continental Navy) ed era un brigantino, non una fregata. Vabbe', è venerdì.

gillipixel said...

@->Yoss: ah, sì, il partito dell'uomo qualunque...devo avere ancora la tessera, da qualche parte in solaio :-)

Anonymous said...

L'anonimo sulle shores of tripoli ero io, grazie mille, si Yoss onestamente che non si riferisse a gheddafi quella strofa uno ci arriva a naso

Carlo

Ah è OT ma mi va di condividerla oggi ho incontrato jacques chirac, pero lui non mi ha cagato

Basta Con La Droga said...

Che bello leggere la storia così. Niente bestemmie perché sono serio. Bello.

Anonymous said...

Ma i peones dove hanno trovato l'ammo per un cannone cosi' obsoleto?

Shylock

P.S. Ma com'e' che se a farsi strada _dentro_ le case invece che _tra_ le case e' Villa e' una figata, se lo fanno gli israeliani e' un crimine contro l'umanita'?
Aspe', questa la so.

erica said...

bellissimo !! Ma il tuo spagnolo fa veramente cacare....