Sunday, 28 June 2009

Il simpatico post mattacchione della domenica

Pare che i "Literal Video" stiano diventando una moda: esistono online già decine e decine di video del genere.
Ma secondo me questo è il migliore in assoluto:



Se siete arrivati alla fine senza ridere, siete Brezhnev.

Friday, 26 June 2009

Moonwalking

Michael Jackson per me è come Paolo Bonolis e Tom Hanks.
Neanche in un milione di anni riuscirò a volergli male, perché semplicemente ho subìto un imprinting da mocciosa.
Penso a lui e a questa gente, e mi tornano alla memoria i ricordi più assurdi: lo spettacolo delle quattro e mezzo al cinema Sport di via Marsala, il sabato. Durante la settimana in quell'accidenti di cinema sgarruppato ci davano i pornazzi. Nel week-end, i film normali. Le poltroncine erano sempre appiccicose, sì.
La cassiera aveva tipo cinquemila anni e le importava una sega di quanti anni potevi aver tu. Dall'alto della sua vetustaggine il concetto di "vietato ai 14" era semplicemente ridicolo. Era come aspettarsi che un vampiro millenario ragionasse in termini di tempo umani. Non c'era verso.
Grazie a lei, mi son vista al cinema tutta la stagione horror degli anni '80, e ovviamente anche i primi films di Tom Hanks - che stava cominciando a diventare famoso proprio quando io stavo cominciando ad andare al cinema.
Su Bonolis, basta dire "Bim Bum Bam", e i miei coetanei già han capito.
Come fai a non provare affetto per il presentatore del programma televisivo che preferivi quando eri piccola? Non puoi. O per l'attore che da bimbaminkia ti piacque tantissimissimo in quel film con la sirena (ma non abbastanza da prendersi una cotta, va detto. Quella la presi per Dan Aykroyd in "Ghostbuster").
E Micheal Jackson, beh, lui è sempre stato lì, in realtà.
Era nella radio sminchionata di mia sorella(che un bel dì venne lasciata al sole per ore, e da quel momento prese un design tipo orologi molli di Dalì), che mi diceva di non fermarmi finché non ne avevo abbastanza. Avevo sei anni, e il concetto mi garbò.
Era negli amplificatori dei baracconi al parco Kennedy, mille lire dieci gettoni per gli autoscontri, che spergiurava che Billie Jean non era la sua amante.
Era nel mio walkman, nei pomeriggi d'inverno, mentre tornavo a casa dopo il rientro scolastico, fuori dai finestrini dell'autobus era già buio e il mare me lo ricordo sempre livido. Era lì che si chiedeva se per Annie fosse tutto a posto.
Era su MTV di sottofondo, mentre decidevo cosa ne sarebbe stato di me dopo il diploma, alzavo un attimo gli occhi, e vedevo che il Morfing stava prendendo campo. Prima "Terminator 2", ora "Black and White".
Era nello stereo a casa di qualcuno durante una festa universitaria, nel cuore della notte di un giorno qualunque, un bricco intero di tequila nello stomaco e lui a sostenere che non ero sola. Cazzate.
E poi è stato nei titoli dei tabloid da sbirciare mentre ero in fila al Sainsbury's, è stato una notizia data per ultimo al News at Ten ascoltata sì e no, mentre lavavo i piatti. E' stato un alzare le sopracciglia quando per un attimo mi soffermavo sulla sua faccia, mi veniva pensato che non avrebbe più avuto bisogno di trucco per fare "Thriller".
Ho saputo della sua morte ieri notte, che ancora la notizia non era nemmeno confermata.
Facebook sa essere veloce. E la sua morte è stata come la sua vita, per me: un sottofondo continuo che non emerge mai del tutto, ma che neppure se ne va.
Aggiornamenti su aggiornamenti, e speciali, e tributi, mentre ripulivo la casa da cima a fondo con la TV accesa, approfittando del fatto che Yoss è in Italia per una settimana e dove è pulito resterà pulito. Niente Jackson Pollock sulla tavoletta del cesso o peli di barba nel lavandino, oh yeah.
E mentre rassettavo e ascoltavo questo bombardamento mediatico con un orecchio solo, mi son resa conto che mi dispiaceva.
Mi dispiace che sia morto a un mese dal suo concerto d'addio, mi dispiace che abbia avuto una vita così disgraziata, e così breve.
Ed è un dispiacere quasi privato, che c'entra pochissimo con la sua musica o la sua bravura, o la sua eccentricità.
Semplicemente se ne è andato qualcuno che - in un modo o nell'altro - ha fatto parte della mia vita sin dal 1979.
Moon-walk on the moon, Jacko.
Kisses.

Thursday, 25 June 2009

Tre anni di baldoria e poi...KABLAM!


Che Roland Emmerich stia cercando di dirci qualcosa, è un fatto.

Col suo faccino da Ispettore Derrick continua imperterrito a dirigere film in cui il pianeta Terra (e in particolare gli Stati Uniti) viene disastrato sistematicamente. Non può essere un caso.
Magari è un modo di sfogarsi come un altro.
M'incazzo io, il massimo che faccio è attaccare Montezuma in Civilization. Mi frega un accidente se sta dall'altra parte del mondo. Io lo spiano lo stesso.
No, non m'importa se s'arrende e mi paga i tributi. Lo spiano.
BWAHAHAHAHA!
Dicevo.
S'incazza Emmerich, e il risultato è che dirige films come "The day after tomorrow".
Che è un comportamento egoista - ne converrete - perché se io spiano Montezuma è un fatto tra me e lui, voglio dire non è che vengo a rompere i coglioni a voi. Invece con i suoi film Emmerich ha frantumato l'apparato riproduttivo a milioni di persone, e non è una cosa bella da fare solo perché ci si è svegliati col piede sbagliato.
Ad ogni modo, questa volta deve essergli venuta una crisi di quelle grosse, perché non s'è accontentato di tartassare il pianeta Terra e basta, no. Questa volta è...(rullo di nacchere) l'APOCALISSE MAYA! (Me cojons).
Io che c'ho occhio per i trailers, già so che questo film farà cagare tutti i tigrotti della Malesia. E' assicurato.
Ma non so resistere ai film catastrofici, è più forte di me. Mi si risveglia dentro un qualcosa che - bah. Quindi non appena uscirà andrò a vederlo, possibilmente all'IMAX.
Non importa quanto sconclusionato, trito, e bifolco sarà (e lo sarà. Oh yeah): la scena del cupolone di S.Pietro che crolla addosso alla folla dei fedeli in preghiera, per me è già cult.



Monday, 22 June 2009

" My name is Bond...


…Fed Bond".

Detto cosi’ suona molto meno altisonante e ganzo del noto ‘James Bond’, ma anche senza Martini cocktail ‘shaken but not stirren’, gnocche da paura, la Spectre e BMW lanciamissili, quella che vi sto per raccontare possiede tutti gli ingredienti per una formidabile storia di cronaca nera.


Se solo gliene fosse fregato qualcosa a qualcuno.


Mercoledi’ 3 giugno, nel primo pomeriggio, una coppia di finanzieri in servizio al valico di frontiera di Chiasso (con la Confederazione Elvetica, per chi quel giorno avesse marinato per fumarsi un paio di cilum) insospettiti da due giapponesi che si aggirano per la stazione con valige al seguito, li ferma per accertamenti.

Una volta aperto e ispezionato il bagaglio, salta fuori il classico doppiofondo-trucco talmente vecchio che nemmeno menti raffinate e machiavelliche come Di Pietro lo userebbero se dovessero esportare illegalmente qualcosa-e sotto ai pedalini sporchi, sorpresona: ci sono titoli di stato americani per un valore di 134 miliardi di dollari.


Si’, avete letto bene: 134 miliardi di dollari.


Nella fattispecie, secondo il comunicato stampa della Guardia di Finanza: ‘duecentoquarantanove bond della Federal Reserve statunitense, del valore nominale di 500 mln di dollari ciascuno, piu' 10 bond Kennedy da 1 mld di dollari ciascuno per un totale di ben 134 mld di dollari, pari a oltre 96 mld di euro.’

Roba da risanare l’economia del Belpaese e ne avanzerebbe ancora per acquistare l’isola di Sant’Elena, spedirci Berlusconi e Franceschini in esilio a vita (con seguaci) e trasformare lo stivale in Disneyland. Oppure, dotarlo di due schieramenti politici di gente normale.


I finanzieri e i loro superiori restano basiti. Gia’, perche’ se come sembra in principio: ‘oltre ai titoli, i due giapponesi trasportavano una cospicua documentazione bancaria in originale’, le implicazioni politico-finanziarie potrebbero essere apocalittiche. Si prefigurano cupi scenari con ‘Grandi Vecchi’ che manovrano nell’ombra, o finanzieri spregiudicati alla George Soros che complottano per fare cadere governi, o scatenare rivoluzioni. Faccio osservare che i ‘bond Kennedy’ si utilizzano esclusivamente nelle transazioni intergovernative e che 134 miliardi di dollari superano il PIL della Bielorussia ($107.4 miliardi), oppure, sempre in termini di PIL ci comprate 4 Bolivie ($34 miliardi).


E a proposito di Soros, ricordo brevemente che il magnate ungherese e’ da sempre ‘il cocco’ dei progressisti, in virtu’ delle sue posizioni anti-Bush e delle critiche alla globalizzazione: un po’ come Rupert Murdoch, che da quando e’ in rotta di collisione col Berlusca e’ diventato un paladino della liberta’ di stampa. HAHAHAHA.


Tutto cio’ ovviamente se i titoli fossero autentici, ma se al contrario fossero falsi, le implicazioni sarebbero altrettanto inquietanti, dal momento che si tratterebbe di criminalita’ organizzata, e coi controfiocchi, che tenta la ‘madre di tutte le truffe’. Roba che Bernie Madoff, con rispetto parlando, gli fa una sega.

Cosi’ parte l’inchiesta e alle autorita’ italiane, ovviamente, si affiancano quelle americane ai massimi livelli, compresi i servizi segreti statunitensi, come del resto e’ giusto che sia visto che in qualunque caso non si tratta esattamente di fare la cresta sulla spesa.


Vi risparmio il putiferio sbrocchista e sbroccotronico della blogopalla:


Blog di destra e di estrema destra che rispolverano complotti contro ‘l’Europa dei Popoli’ da parte di americani e giudei, blog di estrema sinistra (qualcuno anche semplicemente di sinistra), che ripropongono complotti orditi da americani e giudei.

La domanda principale, oltre al classico ‘cui prodest’, e’ comunque rivolta alla stampa italiana, rea di chiudere ruffianamente un occhio sulla vicenda.


Ora, questo e’ in parte vero, ma a giudizio del sottoscritto e della sua modesta esperienza nel settore, la ragione del silenzio va cercata altrove, e in particolare:


A) Si tratta di una inchiesta internazionale ad alto livello e i finanzieri tengono giustamente la bocca chiusa. Nulla di strano quindi, specie se come verra’ provato in seguito, si tratta quasi certamente di criminalita’ organizzata, anche se oggettivamente ci si poteva e ci si potrebbe interessare della cosa, altrimenti a che cacchio servono i giornalisti?


B) La stampa italiana e’ presissima dalle avventure sessuali di un premier che ha deciso di far passare per sfigata gente come Hugh Hefner e Larry Flint. Non ha semplicemente tempo per annoiare i lettori con storie che coinvolgono mafie, intrighi criminali internazionali, falsari e dollari a palate con cui ti ci compri il Belgio. Il giornalismo ‘investigativo’ della sinistra dei tempi degli scandali Lockheed, dei generali De Lorenzo, di Ustica o delle dighe del Vajont, si e’ trasformato in giornalismo da ‘boudoir’ affidato al ‘Principe di Anno Zero’: un simulacro di giornalista che canta ‘Bella Ciao’ (male) in televisione. Quello della destra, chiama ‘musi gialli’ i giapponesi, si tira pippe celtiche, o v’invita a recitare le preghiere prima di andare a dormire per scacciare i Sandman comunisti che come tutti sanno, si annidano sotto al letto, o sono nascosti nell’armadio insieme alle corna che tenete.


In conclusione e per farla breve, secondo la Guardia di Finanza e i suoi partner d’oltreoceano che proseguono le indagini, i bond sono falsi, i due giapponesi sono nel frattempo stati rilasciati e il ministro degli esteri giapponese rende noto di non sapere assolutamente nulla sul conto dei connazionali.

Tutto questo lo riporta il Financial Times, che alla vicenda ha dedicato un articolo (tutti i link del caso li trovate in fondo al post), a differenza di ADN Kronos che ha liquidato la faccenda in poche righe e del silenzio, o quasi, degli altri organi di stampa italiani.

Fra l’altro, sempre il Financial Times (che non e' esattamente il mio giornale preferito) fa sapere che una truffa simile per un miliardo di dollari, era stata tentata tempo fa dalla Mafia siciliana in Venezuela e che i magistrati italiani l’hanno sventata. Voi avete letto qualcosa di tutto questo fra notizie su divorzi, minorenni e donnine del Lider Maximo? Qualcuno ha forse sguinzagliato un abile reporter investigativo sulla pista dei 134 miliardi di dollari e dei bond falsi? Gente dal naso fino come Sandro Ruotolo, la Berlinguer o della cricca StudioAperto Tg4?


Scusate se vi ho annoiati. Vuoi mettere una meschina truffa mafiosa da 134 miliardi di dollari con cantare ‘Bella Ciao’ (male) in televisione, incitare alle barricate contro i fascisti, o dare la caccia agli agenti del KGB nascosti nell’armadietto dei medicinali di Berlusconi?


Link alla Guardia di Finanza


Link al Financial Times


Link a Repubblica


Link a Libero News


Link al Times



" La stampa italiana? BUAHAHAHAHAHA"


Thursday, 18 June 2009

Non ci sono piu' gli psicopatici di una volta

Perfetto.

Nel Who’s Who dei minus habens mancava solo il Norman Bates 'dei poveri'.

Thomas Parkin, newyorchese di 49 anni, si e’ travestito come la madre morta per ben sei anni, ma non per accoltellare bionde in fuga nelle docce del suo motel, bensi’per continuare a riscuotere i cospicui assegni familiari che spettavano alla genitrice defunta.
Tutto era cominciato come una normale truffa, ma alla fine Parkin era talmente entrato nella parte, che aveva cominciato a vestirsi esattamente come lei, con tanto di trucco, rossetto e vestiti da casalinga in pensione del Queen’s.
Alla polizia che lo ha pizzicato dopo una serie di appostamenti, Parkin ha dichiarato, con assoluta convinzione, di essere la madre.

Alla facciaccia del Metodo Stanislawski.

Il Bates ‘de noantri’ e’ora sotto accusa per spergiuro, falsa testimonianza, contraffazione, truffa, furto e altri reati.

Link al Corriere di oggi.


APPELLO:

Egregio Dott Andrew M Cuomo, General Attorney di New York, mostri clemenza e scagioni il ‘caso umano’ che noi segnaleremo prontamente a Maria De Filippi.

Thomas Parkin libero! Firma anche tu la petizione!

"Perché. Perché tanto odio?"

Tuesday, 16 June 2009

Al soldo dei sionisti!

Via, ora posso giocare a carte scoperte.


Post precedente e Yossarian-opinione sulla situazione iraniana: “Khamenei a mio modesto avviso e’ la chiave di volta di tutta la vicenda”.


Dichiarazione odierna del capo del Mossad : “Ciò che conta, è la posizione del leader supremo dell'Iran, ayatollah Ali Khamenei”.


Ora sapete chi mi paga.


( A proposito, siamo alla fine del mese e sono in bolletta sparata. Chi ha orecchie per intendere, intenda)


Link al Corriere della Sera


PS E comunque si’, sono vanesio e paraculo. :-D


PPS Lo dice anche Ivan Drastic di Smolensk, detto 'l'iguanodonte'. Ma lui puo' dirlo.


Flashpoint Middle East

Questo e’ un breve post sulla situazione attuale in Iran, in attesa di sviluppi e di un post che sto elaborando da tempo, che conterra’ riflessioni personali e una breve carrellata storica sull’Iran e i controversi e complessi rapporti che la Repubblica Islamica dell’Iran ha intrattenuto e intrattiene con i vicini di casa e il mondo occidentale.

Per onesta’ intellettuale e correttezza verso gli ospiti, mi preme comunque sottolineare che quando parlo di ‘carrellata storica’, in questo post e in altri, si tratta di storia narrata da uno storico certamente molto appassionato, ma non professionista.

In ogni caso, alla luce di quel che sta accadendo per le strade di Teheran, credo che valga la pena spostare l'attenzione dai due rivali, ossia il Presidente in carica Mahmoud Ahmadinejad e lo sfidante Mir Hossein Mousav, per concentrarsi sia sulla reazione della piazza, ma soprattutto, e sottolineo soprattutto, sulla figura della Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei, a capo del Consiglio dei Guardiani, delle forze armate e giudice ultimo sulle nomine presidenziali e ministeriali del parlamento monocamerale iraniano.

L’ultima parola sulle controverse elezioni, credo spettera’ alla figura religiosa e politica di Khamenei, al cui potere in virtu’ della Costituzione iraniana, deve rispondere anche l’apparentemente inarrestabile Ahmadinejad.
Khamenei, passa per persona cauta e riflessiva (i detrattori lo accusano di debolezza), ma nelle sue mani e’ concentrato il vero potere politico della Repubblica Islamica dell’Iran.
Khamenei a mio modesto avviso e’ la chiave di volta di tutta la vicenda.

Senza dimenticare ovviamente la piazza.

Nota per gli “e’ stato Obama e’ merito di Obama!”

Non esattamente. E mettiamo da parte la ‘simpatia’ per Obama. Anche a me e’ simpatico ed e’ anche della mia generazione, ma la politica internazionale non si fa con la ‘simpatia’. E di ‘simpatici’ sono pieni i cimiteri.

Infatti, se pensiamo al vicolo cieco in cui l’avventurismo neocon del predecessore di Obama aveva trascinato le relazioni fra i due paesi, perfino un caffe’ offerto all'Onu da un diplomatico americano a un collega iraniano, sarebbe stato interpretato come ‘una clamorosa apertura’. Figuriamoci un messaggio televisivo in diretta al popolo iraniano.
Obama ha ‘comunicato’ in maniera assai abile sfruttando la 'finestra d 'opportunita’ apertasi in una situazione diplomatica in cui l’unico spazio di manovra rimasto, era quello delle divisioni corazzate.

Dove invece Obama ha spiazzato tutti, e sicuramente molto piu’ di quanto ci si apettasse anche da un democratico realmente liberal come lui, e’ stato nell’irrigidimento verso il tradizionale alleato degli Stati Uniti nella regione, ossia Israele.
Posizione anche questa, in un certo senso inevitabile, dal momento che per colmare il gap di autorita’ morale mandata in vacca da Bush nei confronti del mondo arabo e che rappresenta un prerequisito essenziale per proporsi come mediatore credibile per una pace credibile, Obama doveva fare molto di piu’ che semplicemente assestarsi sulle tradizionali posizioni USA nei confronti di Israele. E’ partito con un handicap davvero pesante.

Fra l’altro anche questa mossa sta dando vita a sviluppi interessanti da parte del governo di destra dello stato ebraico che non ha accolto entusiasticamente le aperture di Obama all’Iran.

Il primo sviluppo e’ stato la proposta avanzata da Benjamin Netanyahu di sostenere la costituzione di uno Stato palestinese ma demilitarizzato e il secondo, passato decisamente in secondo piano ma a mio avviso altrettanto significativo, e’ stato la visita a Mosca del ministro degli esteri israeliano Avigdor Lieberman che ha avuto un lungo colloquio in russo e senza traduttore (Lieberman e’ un ebreo russo) con Vladimir Putin.

Ricordo telegraficamente che Israele ha avuto e ha tuttora legami culturali profondissimi con la Russia, specie dopo la caduta del Muro e l’arrivo nel paese mediorientale di quasi un milione di ebrei russi. Fra l’altro, Russia e Israele hanno eliminato la necessita’ del visto per viaggiare e soggiornare nelle due nazioni e
da qualche anno a questa parte, lo stato ebraico e’ meta di un intenso flusso turistico proveniente dalla Russia.

Senza addentrarsi in ardite quanto vacue interpretazioni dietrologiche sul significato di questa visita, e’ comunque ragionevolmente plausibile che Israele in vista di una possibile risoluzione del nodo palestinese, stia cercando estendere il proprio orizzonte diplomatico senza tuttavia rinunciare alla tradizionale alleanza con Washington.

Interessante.


PS Al primo commento del tipo: “i sionisti e Putin vogliono conquistare il Medio Oriente e il Molise a spese dei palestinesi”, faccio un salto nell’East End e per la precisione a Bethnal Green, per fare due chiacchere con un hacker bengalese e Ivan Drastic di Smolensk, detto ‘l’iguanodonte’.
L’hacker bengalese per rintracciare l’ip del commento e Ivan Drastic di Smolensk
perche’ e’ alto come un iguanodonte, pesa quanto un iguanodonte e per denaro fa qualsiasi cosa.

Saturday, 13 June 2009

Le Facce di Fellini

La visita di Gheddafi in Italia sarebbe potuta essere uno splendido film di Federico Fellini.

Se il Maestro fosse ancora vivo, non si sarebbe fatto scappare la perfetta sceneggiatura offertagli dalla Realpolitik del Lider Maximo Berlusconi e le reazioni dell’opposizione, ‘sbroc fighetto- sapienzaroli’ compresi.

Si sarebbe precipitato all’aereoporto di Ciampino e dopo aver assistito allo sbarco del rais di Tripoli e a tutta la bagarre che ne e’ seguita, incluso l’ intervento del Colonnello nell’Aula Magna dell’Universita’ La Sapienza con quel patetico simulacro di dibattito democratico con gli studenti, sarebbe sbottato in uno stentoreo ed entusiastico:


“Fermi li’, fermi li’. Siete tutti scritturati per il mio prossimo film!”


Gli elementi del ‘grottesco felliniano’ c’erano tutti: a cominciare dal seguito di statuarie amazzoni ‘figlie del deserto’ che costituiscono la guardia del corpo di Gheddafi, per finire alla tenda beduina che lo ‘sceicco beige’ ha preteso si erigesse a Villa Pamphili per accogliere e ospitare lui e i suoi satrapi.

Tutta roba degna, e probabilmente anche migliore, della sequenza di Amarcord che propone l’arrivo dell’emiro arabo al Grand Hotel di Rimini.

Il tutto, condito da una impareggiabile carrellata di volti, personaggi e ‘patacca’, che fanno impallidire la Gradisca, la Tabaccaia o il Conte di Lovignano, tanto per citarne alcuni.


Le celeberrime ‘Facce di Fellini’ del tormentone di ‘FFSS’ di Renzo Arbore (quando Arbore ancora faceva ridere).


Vediamo quindi in maniera succinta, (di sabato, ho voglia di scrivere come di sedermi su un ventilatore acceso) di ricapitolare i momenti topici di un crescendo felliniano che mi ha lasciato confuso e mi ha spappolato il fegato dal ridere.


Antefatto Realpolitik:


L’Italia ha bisogno del gas e del petrolio libici e in cambio dei sesterzi che si riverseranno nelle casse di Tripoli, il Cavaliere vuole ottenere dal Feroce Saladino un impegno a stroncare il flusso di immigrati clandestini che sbarcano sulle coste del Belpaese dalla Libia.

Va detto inoltre, che il Lider Maximo Silvio ‘Chavez’ Berlusconi ammira e invidia segretamente Gheddafi per due ragioni:


A) Lo snello ed efficiente parlamento libico, in cui, maggioranza e opposizione sono impersonate e rappresentate dal Colonnello Gheddafi.

B) Le sopracitate amazzoni che vegliano sull’incolumita’ del rais.

Altro che Villa Certosa e quella sciacquetta decerebrata di Noemi, quella e’ roba da Pierre Loti, roba da ‘Mille e una Notte’.


E in effetti, dedicarsi ai piaceri dell’Oriente misterioso senza avere fra le balle quei fessi di Repubblica o dell’Unita’ che irrompono nell’alcova, farebbe felice chiunque.


Breve cronaca dell’evento: (sottotitolo: ale’, alegria do Brasil)


Mercoledi’ 10 giugno, Mu'ammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī, aka colonnello Gheddafi, presidente e dittatore della Grande Jamāhīriyya Araba di Libia Popolare e Socialista, sbarca all’aeroporto militare di Ciampino accolto da tutti gli onori e dal Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi.

Il colonnello, scende la scaletta dell’aereo, letteralmente ‘incatramato’ all’interno di una alta uniforme in cemento armato nera e rossa, con spalline, decorazioni, nastrini e cappello di ghisa e vetroresina.

Dalle foto che ho visto sull’interweb sembra una bella giornata, e presumo che facesse un caldo porco, ma lui che e’ un figlio del deserto se ne fotte, e il Berlusca si precipita ad accoglierlo a braccia aperte.


Colpo di scena: Gheddafi, sull’uniforme in titanio, sfoggia in bella vista la foto di un eroe della resistenza libica ucciso dai fascisti di quel pirla sanguinario del generale Rodolfo Graziani (generale, nel caso di Graziani e’ fra l’altro una parola molto grossa).

Con tutto il rispetto dell’eroe libico (che lo merita, vi assicuro), il messaggio del rais e’ chiaro: “Sono sempre il Gheddafi cazzuto dei bei tempi in cui vaporizzavo gli aerei di linea nei cieli scozzesi. E voi avete bisogno del mio petrolio, quindi stecca, mutismo e rassegnazione”.

Ma il Berlusca, impervio a eroi delle resistenze e deciso comunque a non cedere alla provocazione, abbraccia sorridendo colonnello e fotografia e con tutta la combriccola si dirige verso il corteo d’onore che li portera’ nella capitale, dove nel frattempo si sta scatenando l’inferno.


Sorprese, breve manuale di Realpolitik e trasformismi vari et assortiti: (sottotitolo: opla’, elegante piroetta)


A Roma, la destra, dopo aver scagliato fulmini per anni contro il rais socialista delle sabbie libiche, scopre improvvisamente di avere interessi comuni con il dittatore libico anti-italiano, anche se questi si presenta sbandierando una foto di quello che senza dubbio per il sindaco Alemanno, rimane un terrorista anti-italiano.

E’ dunque gaudio magno, e le fanfare televisive del Lider Maximo, quali Studioaperto e quel 'Gabinetto del Dottor Caligaris’ redivivo, quel compendio di cupo e deforme espressionismo tedesco che farebbe impazzire George Grosz, rappresentato dal Tg4 di Emilio Fede, la buttano sul folcloristico, commentando con toni ammiccanti e divertiti la nuova ‘mossa’ diplomatica della Nini’ Tirabuscio’ della Cirenaica .

L'evento, e' infatti narrato come un evento di costume della primavera romana, l’ennesimo tiro mancino di ‘quel birbone’ del colonnello libico che ancora una volta si proponeva di spiazzare tutti.

Tutti, tranne ovviamente, il geniale Silvio ‘Fulmine di Guerra’ Berlusconi, che e’ pronto a cogliere la mano tesa e a dimenticare antichi rancori colonialisti per il bene del popolo italiano (potenza dell’interwebz ragazzi, anche da Londra).


Ora, passino il gas libico del quale abbiamo bisogno, e la necessita’ di un accordo sull’immigrazione con Tripoli, ma le giaculatorie delle facce di culo dei vostri tirapiedi, signori della destra, quelle potevate risparmiarcele .

Abbiate un minimo di rispetto per gli italiani.


La sinistra cuminista al contrario, scatena un bordello infernale contro la visita del rais.

La sinistra, si ricorda infatti come per incanto, di essere una forza progressista molto attenta al valore dei diritti umani e delle donne, cosicche’ tutto cio’ che non vale e si puo’ giustificare in nome della diversita’ etnica, culturale, politica e religiosa per le donne o i diritti umani di chi vive sotto Chavez, Castro, Ahmadinejad, Hamas ed Hezbollah, assume d’improvviso una valenza di capitale importanza per le donne e i diritti umani di chi vive sotto Gheddafi.

Fino a poco tempo fa, se la memoria non m’inganna, Gheddafi per la sinistra non era esattamente un dittatore, ma il capo di un governo arabo d’ispirazione laica e socialista perseguitato ingiustamente dagli americani.

Sara’ forse che sotto sotto, Gheddafi e’ stato invitato da un governo di centrodestra, anzi, da abberlusconi?

Ma dai Yossarian, non essere dietrologo, qualunquista e malizioso.

Lo stesso dicasi per gli sbroc dell’Onda e dei centrosocialati che dopo aver esaltato per anni l’eroica ‘resistenza’ del Colonnello contro gli americani e i sionisti, ora si accorgono che il ‘Leone del Deserto’ e’ realmente un autocrate pirla e lo contestano perche’ intende impedire agli immigrati di arrivare illegalmente in Italia, negandogli l’antagonistica et antimperialistica possibilita’ di annegare e cosi’ facendo, di offrire ai loro augusti culi fighetti, ‘resistenti’ e barricaderi, l'occasione di versare lacrime da coccodrillo nei loft pagati dalle tasche del 'papi' progressista.


Come se non bastasse, eccovi alcune perle che ho pescato a piene mani da un formidabile articolo del Corriere di Gian Antonio Stella, sulla ‘lectio magistralis’ tenuta dal rais di Tripoli all’Universita’ La Sapienza.


Gheddafi: “L’Europa ha colonizzato l’Africa, ha rapinato l’oro, i diamanti, il rame, la frutta... “.

Studentessa cuminista ipnotizzata dal ‘Leone del Deserto’ : “So che fate tanto, per le donne...”.

Il Magnifico Rettore commenta le amazzoni della Cirenaica: “Le abbiamo apprezzate molto! Purtroppo c’è qui mia moglie e...”

Il Gheddafipensiero sulla democrazia: “La democrazia è una parola araba che è stata letta in latino . Demos in arabo vuol dire popolo e crazi vuol dire sedia. Cioè il popolo si vuole sedere sulle sedie. Se noi ci troviamo in questa sala siamo il popolo, che si siede su delle sedie, e questa andrebbe chiamata democrazia, cioè il popolo si siede su delle sedie. Se noi invece prendessimo questo popolo e lo facessimo uscire fuori, se avessimo invece preso dieci persone e le avessimo fatte sedere qua, scelte dalla gente che stava fuori, e loro invece sono seduti qua, quei dieci, questa non sarebbe da chiamarsi democrazia. Questa si chiamerebbe diecicrazia. Cioè dieci sulle sedie’”


A tutta questa immane confusione, aggiungete infine Gianfranco Fini che s’incazza come una bestia perche’ Tripoli bel suol d’amore’ arriva mostruosamente in ritardo a un incontro che viene di conseguenza cancellato, e i tifosi della Roma che espongono lo striscione ‘Benvenuto Gheddafi, forza Roma’, perche’ pare che una cordata libica voglia acquistare la societa’.


Gran finale:


Immaginate il set di un film di fantascienza che non si fara’ mai e tutta la gente di questo post, nascosta dietro una tenda nell’attesa di sfilare in tondo sull’anello rialzato del palco di un circo.


Marcello Mastroianni rivolto a un ragazzino:


“ Momentino, un momentino, te lo do’ io il segnale. Ecco, adesso, vai verso la tenda. Aprite! Tutti giu’! Tutti giu’! Datevi tutti la mano.”

Splendida e commovente marcetta a tema circense, a cura di quattro clown scalcinati e del maestro Nino Rota.


Buona visione


"Berlusconi e Gheddafi, maledetti patacca! Quante volte ve lo devo dire? La linea bianca per terra, la linea bianca per terra!"



La 'lectio magistralis' del Colonnello Gheddafi

Thursday, 11 June 2009

Segnali di fumo

Mi andava cortesemente di segnalarvi tre post interessanti su tre blog, relativi a fatti e misfatti della campagna elettorale appena conclusasi.

Il primo e' di Restodelmondo, dove troverete un link che mi ha fatto rimanere basito. La Lega ha fatto eleggere un sindaco donna e nera.

Il secondo e' di Niccolo' e il terzo, su sinistra, media e comunicazione, e' di Wolfstep.

Buona lettura

Monday, 8 June 2009

Beau Geste vs Humbert Humbert


Credo che il titolo riassuma in maniera efficace quelli che sono stati i programmi e le proposte politiche di una campagna elettorale giocatasi esclusivamente sulla ‘presunzione d’indecenza’ del Cavalier Silvio Berlusconi.

La ‘Kultur’ di una sinistra 'Beau Geste', eroica e barricadera che per vacuita’ e velleita’ assomiglia sempre piu’ al personaggio di Sigfried Von Nibelungen nelle strisce di Sturmtruppen (il cui unico scopo e’ morire in un campo di grano all'alba e con il sole in fronte, inneggiando agli ‘immortali valori che rendono degna la vita di un uomo’), contro la triste caricatura settantenne, brianzola e con bandana, del professor Humbert Humbert, che nella versione ‘de noantri’ si suppone invaghito di una Lolita partenopea.


Ale’, allegria do Brasil.


E veniamo al risultato:


Non ci voleva un Talleyrand o un Machiavelli per prevederlo.


Humbert Humbert ha vinto, perdendo qualche punto percentuale (cosa che tutto sommato gli fa vento alla pirla) mentre i suoi fedeli ‘housecarls’ celtico-padani, la forza piu’ nefasta e retriva all’interno della destra, hanno segnato una vittoria netta portandosi per la prima volta oltre la soglia del 10%.


E il PD di Dario ‘Franceschiello’?


Sono sgomento. Non ho parole. Ovviamente e’ stato caricato di mazzate, ma stando a Franceschiello, “gli elettori hanno confermato il progetto del PD”, e ancora, “e’ svanito il mito dell’invincibilita’ di Berlusconi”. Vi risparmio la spiegazione bizantina, a colpi di mezzi punti percentuali, della complessa genesi di quello che Franceschiello ha definito “un risultato dignitoso” e mi soffermo sull’esultanza del segretario del PD per aver “fermato Berlusconi”.


Dal fare che? E posto che ci siano riusciti, e la Lega? Non mi risulta che sia un partito di sinistra.


Ma questi, sono scemi cosi’ di natura, o mangiano i sassi?


Il 4% perso da Forza Italia, quella ‘emorragia’ di voti secondo il PD, ma in realta’ una mera sbucciatura al ginocchio di Humbert Humbert, dove si e’ riversata secondo il brillante ‘think tank’ di Franceschiello?

Nella Lega, dal momento che questo e’ stato il modo degli elettori alla destra di Forza Italia di manifestare il proprio dissenso verso le senili concupiscenze dell’Humbert Humbert di Arcore. In sostanza, ‘l’emorragia’ e’ rimasta in casa e i panni sporchi se li sono lavati in famiglia.

Ma Franceschiello & Co sono contenti e improvvisano canti e danze (accompagnati come sempre dall’orchestrina del Titanic) perche’ hanno ‘fermato Berlusconi’.

Che poi e’ praticamente il sunto del loro programma elettorale da 15 anni a questa parte, e non importa che la Lega schizzi in avanti, loro hanno ‘fermato Berlusconi’, perche’ questa e’ la loro ossessione.

Ossessione che presto dovranno riconsiderare poiche’ difficilmente Berlusconi si candidera’ di nuovo, a causa di evidenti limiti di eta’ (fara’ il presidente della Repubblica) e Forza Italia sara’ inghiottita da Lega e AN.

Comunque sia, nei 15 anni in cui loro erano occupatissimi a fermare Berlusconi, nel mondo e in Italia, e’ successo di tutto, compresi l’11 settembre, clamorosi mutamenti nei rapporti di forza geopolitici e la piu’ grave crisi economica dal 1929. Ma loro, a un’Italia che e’ entrata nel 21simo secolo e ha bisogno e si merita politica, politici e soprattutto programmi, hanno dato due governi che nel migliore dei casi sono passati inosservati, e l’antiberlusconismo.

Complimentoni per le idee: in confronto, la mia lista della spesa del venerdi’ e’ il ‘Capitale’ di Marx.


A questo punto una domanda sorge spontanea:


Chi sono stati in tutti questi anni, gli stupefacenti ‘spin doctors’ della sinistra ‘Beau Geste’ italiana?

Gli incredibili e raffinati strateghi politici che in lunghe e insonni notti di ‘studio matto e disperatissimo’ hanno elaborato i programmi e le tattiche di PDS, Ulivo e PD?


A) Paperino?


C) Paperoga?


D) Il fratello scemo di Darth Vader?


C) Il comitato di redazione di Cronaca Vera? (per queste elezioni)


Per fortuna, dove non arrivano le stanche sinapsi di Franceschiello & Co, puo’ e osa la scienza medica e farmacologica.

La Pfizer, colosso mondiale dell’industria farmaceutica, ha annunciato l’imminente lancio sul mercato del nuovo farmaco ‘blockbuster’ che fara’ sembrare il Viagra, aspirina.

Sotto forma di sciroppo, sta infatti per debuttare il miracoloso ‘Volpinic’, l‘integratore supervitaminico-cognitivo che e’ in grado dopo appena due flaconi, di trasformare Fabrizio Corona in Max Planck.


Franceschini, pare ne abbia ordinato un container.


Waterloo, 18 giugno 1815.


“Noooo, Merde, Merde, Merde. Ney, maledetto bastardo, vieni immediatamente a rapporto!”

“ Je suis ici, mon Empereur. Cosa succede?"

“Quello succede! Guarda laggiu’ o potentissima e magniloquente testa di cazzo, guarda laggiu’. Chi cazzo ha ordinato quella inutile e disastrosa carica di cavalleria contro i quadrati inglesi ? Volete farmela perdere questa merda di battaglia, vero? Guarda che disastro! Sei stato tu vero? Dimmi che sei stato tu, ‘prode dei prodi’ dei miei coglioni, dimmi che sei stato tu che cosi’ ti faccio sodomizzare da un reggimento di ulani polacchi!"

“Ehm, no mon Empereur. Non sono stato io.”

“Fuori il nome Ney, fuori il nome del coglione responsabile o sono cazzi. In tutti i sensi. E tu D’Erlon, pirla, non stare li’ coi denti in bocca. Manda un portaordini e fai arrivare qui il 3 squadrone Ulani di Varsavia al completo."

“Mon Empereur, la carica e’ stata ordinata da quell’italiano, il Maggiore Franceschini dei ‘Cuirassieurs Democratiques’, nel nome del piu’ puro spirito rivoluzionario e nel rispetto del Giuramento della Sala della Pallacorda”.

“Che cazzo stai dicendo Ney, ti scoreggia il cervello? Perche’ questo bastardo ha ordinato di attaccare? Davout, lurido raccomandato, fammi venire qui a spron battuto anche i Lancieri di Catanzaro, tanto per andare sul sicuro. Ney, allora?”

“Ehmm…a quanto pare, mon Empereur, Franceschini e i suoi uomini hanno scorto le insegne e il reggimento dell’odiatissimo Duke of Arcore e presi da un sacro furore democratico e rivoluzionario hanno deciso di caricare, trascinandosi dietro l’intera cavalleria dell’Armée du Nord. Sembra inoltre, che prima di lanciarsi al galoppo Franceschini abbia esortato i suoi Cuirassiers Democratiques alla pugna per liberare i campi di battaglia dal volgare imbarbarimento televisivo, nazionalpopolare e velinico.”

“E questo, cosa cazzo mi significa Ney?”

“Non ne ho idea, mon Nanett…err Empereur, suppongo tette e culi, ma e’ piu’ o meno quel che e’ successo”

“Bon, Ulani e Lancieri sono arrivati. Fai convocare Franceschini, Ney”


……………


“Ora Ney, pensiamo a questa stramerda di battaglia del cazzo che voi stronzi in combutta con quel damerino inglese dei miei pendagli, state cercando in tutti i modi di farmi perdere. La situazione e’ grave. Cosa consigli?”

“Uhmm…La Vecchia Guardia? Ha sempre funzionato quando eravamo nello sterco fino al collo.”

“Bravo! La Vecchia Guardia! Facciamo che l’ho pensata io, ti dispiace bastardo? HAHAHAHA. Loro frantumeranno Wellington, la vittoria e’ mia, non posso fallire! Falli subito disporre per l’attacco e convocami il loro comandante. A proposito, chi e’?”

“Uhmmm…un altro italiano mi pare: il Maresciallo dell’Impero Walter Veltroni”.




Carl Von Clausewitz 1780-1831

"Io a Franceschini non gli farei comandare un plotone di vivandiere"


"Volpinic mi ha cambiato la vita!"