La notizia la riporta il Corriere della Sera e io ve la riassumo telegraficamente: 15 esponenti di spicco del centro-sinistra pugliese sono finiti sotto indagine, cito testualmente il Corriere: “nell'ambito dell'indagine del pm Desirè Digeronimo sul presunto intreccio tra mafia, politica e affari nella gestione degli appalti pubblici nel settore sanitario”.
Ora, qual e’ il punto? Non certo il colpevolizzare uno schieramento politico in virtu’ della militanza nello stesso di qualche deviato sessuale o di semplici farabutti. Sarebbe meschino, stupido e realmente fascista.
In ogni comunita’ umana alligna una quota fisiologica di psicotici e delinquenti, o perlomeno questo e’ cio’ che pensano le persone come me, che non hanno la fortuna di appartenere a schieramenti politici senza macchia e senza paura, o di aspirare a mondi perfetti.
Ma come recita un noto detto militare “nessun piano regge all’impatto con la realta’ ”, ed e’ proprio questo il punto: sono forse io ad accanirmi ingiustamente e in maniera demagogica e qualunquista contro un partito che mi sta sulle balle perche’ sono un demagogo qualunquista e criptofascista, o e’ forse un partito che da 50 anni si permette di impartire lezioni di alta moralita’ alla politica e ai politici italiani, a venir puntualmente smentito dai fatti e a collezionare sistematicamente, scusate il francese, figure di merda?
Lo dico, perche’ dopo un estate di fuego in cui abbiamo appreso che, riscusate il francese ma e’ una lingua irresistibile, l’Italia va a puttane per colpa della figa e che Berlusconi oltre ad andare a puttane e ad essere responsabile di tutti i mali che affliggono la Penisola dalla guerra greco-gotica in avanti, ora e’ anche tombarolo. Per una settimana intera, il "leitmotiv" dei Lancillotto del centro-sinistra e’ stato il dito puntato contro il “mostro privo di cultura” che saccheggia il patrimonio artistico-culturale degli italiani.
Ora pero’, alcuni di quei Lancillotti dovranno spiegare ai magistrati la loro presunta devozione non alla corona di Re Artu’, bensi’ a quella “sacra” e possibilmente “unita” che alberga in Puglia.
A questo punto, immagino che tutti i centro-sinistri si riscopriranno improvvisamente garantisti e cominceranno a snocciolare una prevedibile litania di dichiarazioni quali “sono solo indagati" ,"non facciamo processi sommari a mezzo stampa”, o peggio, frasette ipocrite tipo “non faremo sconti a nessuno”, “abbiamo fiducia nella magistratura”, etc etc.
In poche parole, tutte quelle dichiarazioni che nessuno ha sentito o sente dalla stampa di sinistra quando alle prese con la giustizia ci sono Berlusconi o politici del centro-destra. In quel caso, si tratta di mostri trinariciuti per i quali il verdetto di automatica colpevolezza e’ scritto unicamente nell’ “ipotesi di reato”, o dalla “bocca della verita’ ” rappresentata da Eugenio Scalfari e Repubblica.
Un allegro retaggio delle loro origini antidemocratiche e marxiste, che come il mostro di Alien e’ assai duro a morire ed e’ rimasto impresso nel loro DNA politico in maniera indelebile.
E qui ritorniamo al punto: Berlusconi mi sta immensamente sulle balle, ma a differenza di quanto accade con i “cavalieri dell’ideale” del PCI prima, e del centro-sinistra poi, so esattamente cosa aspettarmi da lui: ossia un cazzo, a parte lavorare attivamente “pro domo sua” e “pro mignotte sua”.
Con gli “opliti del bene” invece, e’sempre uno schizofrenico casino. Loro sono colti, umani, tolleranti, intelligenti e intellettuali, aspirano unicamente al bene comune, e noi comuni mortali proprio questo non riusciamo a capirlo. Inoltre, possiedono gusti letterari e artistici superiori alla volgare massa televelinica imbarbarita del centro-destra (leggi il 90% degli italiani, a sentir loro), e se gli gira ti arredano anche il salotto, dal momento che loro si’ che hanno gusto, perche’ sono colti, umani, tolleranti, intelligenti e intellettuali e bla bla bla.
Salvo poi farsi beccare a rubare le elemosine in chiesa come l’ultimo rubagalline, o schierarsi con il farabutto del quartiere perche’ e’ inviso alla Madama (leggi polizia nel gergo della mala) e quindi si batte contro il sistema.
Mi si obiettera’: “ la tua e’ una sciocca semplificazione. La politica non e’ bianca o nera, ma e’ spesso fatta di sfumature. La politica ha una personalita’ complessa”.
Rispondo: certo, e mi sta benissimo che sia complessa, ma c’e’ una bella differenza fra una personalita’ complessa e una personalita’ multipla, come qualsiasi psichiatra sara’ in grado di spiegarvi.
Quando replico a un commento, che sia d’accordo o meno con voi, sono sempre Yossarian. Non vi rispondo una volta come Yossarian e quella successiva come Natascia, esule moldava e madre di tre figli.
Ma con la sinistra, e non solo italiana, succede esattamente questo. Nel discorso, subentra improvvisamente un’altra personalita’ senza alcuna connessione apparente con quella con la quale stavate simpaticamente chiaccherando e anzi, spesso in palese conflitto con la personalita’ precedente.
Per darvi una idea della grave sindrome schizofrenica di cui soffrono gli “opliti del bene”, prendiamo come esempio gli incredibili mutamenti avvenuti nella Weltanschauung della sinistra mondiale dal 19esimo secolo a oggi.
Dal 1848 e all’incirca fino agli anni 70, il loro mondo perfetto era rappresentato da una societa’ ferocemente egalitaria dove una volta spezzate le catene capitaliste, i proletari di tutto il mondo senza distinzione di razza, sesso, colore e religione avrebbero vissuto felici leggendo Platone.
Ma dalla fine degli anni 70 in poi, opla’, triplo carpiato con piroetta postmodernista ed ecco che si dedicano con metodica nequizia alla “balcanizzazione” del pianeta, in nome della diversita’ culturale.
Una diversita’, che nelle loro mani diviene una tribalizzazione banale e selvaggia degli esseri umani, che vedono la loro complessa identita’ personale e culturale, annacquata e annullata all’interno di invalicabili recinti etnici, in cui vivono veri e propri stereotipi senzienti, definiti unicamente da fede religiosa, piatti tipici e folklore: quest’ultimo, spesso e volentieri erroneamente confuso con “cultura”.
Cosi’, accade che per esempio, nel caso della cultura indiana, si gettino in un unico calderone Salman Rushdie e Mulk Raji Anand, con l’usanza indu’ di bruciare vive le vedove sulla pira funeraria del marito. Con la inesplicabile differenza che nel caso di Rushdie vi e’ permesso stroncare un suo libro, ma se osate definire barbaro il rogo funerario della vedova, i sinistri di tutto il mondo vi scorticheranno vivi perche’ quella e’ “la loro cccultura”. Non scherzo: e’ accaduto nel mondo accademico americano negli anni 90.
Ora, non so voi, ma per me questa e’ l’idea piu’ schifosamente reazionaria dai tempi della Santa Alleanza e della Restaurazione. Ed evito di pronunciarmi sul politically correct perche’ ho una dignita’.
La loro idea di “cultura”, legata all’ossessione dell’appartenenza etnico-religiosa, e’ una idea statica, in base alla quale una cultura e’ immobile, inamovibile e impervia a qualunque influenza esterna che potrebbe guastarne l’unicita’ e la diversita’.
La loro idea di cultura e’ un “museo delle cere” delle culture. Sono passati dalla dittatura del proletariato, alla dittatura dell’etnia e della fede religiosa, all’interno della quale, come in un villaggio medievale, l’individuo vive e muore senza possibilita’ alcuna di comunicare con l’esterno. Sei nero, hai la cultura nera: sei latino, hai la cultura latina. Punto e basta.
Pensateci: questi qui, per realizzare la tanto agognata “diversity”, hanno creato una galassia di tribu’ differenti, incapaci di comunicare fra loro, permalose e gelose fino alla guerra della loro unicita’ culturale, ma allo stesso tempo composte da una massa anonima di individui identici e identificabili esclusivamente attraverso la fede religiosa, le ricette regionali, e il folklore locale.
Questa e’ roba che a Orwell gli fa una sega; e’ roba da padiglione psichiatrico di quelli seri, con medici che vi fanno l’elettroshock tre volte al giorno.
Naturalmente, per portare a compimento simili scempi occorre qualcosa di piu’ che la semplice volonta’. Serve la convinzione assoluta di essere il “Bene”, di rappresentare la crema della societa’, come appunto, gli opliti nell’antica Grecia.
Ma come per gli opliti di Sparta e Atene, arriva sempre e puntuale, l’inesorabile “reality check”, in virtu’ del quale la Guerra del Peloponneso non fu vinta, come lamenta Tucidide, dalle nobili falangi di lancieri delle polis, bensi’ da una infinita guerriglia combattuta dai volgari “peltasti” (fanteria leggera) e dai marinai e rematori delle flotte ateniesi e spartane (questi ultimi, ci misero quasi trent’anni per capire che servivano navi e non opliti per battere Atene). Senza dimenticare un’altra indimenticabile “feature” sempre a cura della realta’: la peste.
La sinistra italiana si trova esattamente nella stessa situazione dei greci di duemilaquattrocento anni fa: per decenni si e’ cullata nell’illusione di rappresentare la parte migliore della societa’ italiana e nella ferma convinzione che i suoi militanti o simpatizzanti fossero i suoi “guerrieri scelti”.
E per decenni, ha irriso e gettato letame su tutto cio’ che non essendo “di sinistra” era ovviamente, stupido, banale, privo di cultura e volgare, per poi ritrovarsi a bocca spalancata e con gli occhioni sbarrati e increduli, nelle condizioni di uno che indossa un completo di Armani con le mutande sporche. Ha scoperto cioe’, di essere come quegli “altri ” che tanto disprezzava.
Ed e’ proprio questo che mi fa girare doppiamente i coglioni, quasi piu’ del reato in se’: l’inganno e l’ipocrisia.
Se parlo con un naziskin, so benissimo di trovarmi di fronte a un minus habens razzista e lui non fara’ alcuno sforzo per celarlo. So benissimo con chi ho a che fare. Uno stronzo.
Ma questi qui, sono alla stregua di quei predicatori tele-evangelici americani che predicano castita’, virtu’ e sovrano disprezzo per i beni materiali, per poi farsi beccare a letto con le peggio mignotte dell’Arizona, o scappare con i milioni spillati ai fedeli, in qualche paradiso tropicale.
Hanno passato l’estate a sputtanare Berlusconi, per poi ritrovarsi con le mutande infinitamente piu’ sporche di uno che si porta a letto le escort.
Che a sinistra non esistessero inciuci, raccomandazioni, consorterie e “amici degli amici”, c’erano rimasti solo loro a crederlo. E Repubblica, ovviamente.
PS Per la cronaca, durante la Guerra del Peloponneso, gli opliti di Sparta, Atene e Tebe si affrontarono solo in due grandi battaglie combattute faccia a faccia, secondo il classico codice d’onore ellenico: Delio e Mantinea, e in entrambe i casi gli ateniesi, o i loro alleati (a Mantinea), presero botte e gol.
PPS Sono quasi certo che arrivera’ un pirla che mi accusera’ di tifare per Sparta e di essere fascista.
Roba da pazzi.



