Friday, 31 July 2009

Gli Opliti del Bene

Perfetto. Ancora una volta gli “opliti del bene” (leggi la sinistra) sono stati beccati con le mani nella marmellata. E ancora una volta, dopo le vicissitudini del dirigente di partito con il quale se eravate di sesso femminile era meglio non farsi invitare a cena, sullo schieramento dei “buoni” si abbattuta l’ennesima, pesantissima, inesorabile mazzata da parte di quella sgradevole e ingombrante presenza che pesa sulle teste dei comuni mortali e che passa sotto il nome di “realta’ ”.

La notizia la riporta il Corriere della Sera e io ve la riassumo telegraficamente: 15 esponenti di spicco del centro-sinistra pugliese sono finiti sotto indagine, cito testualmente il Corriere: “nell'ambito dell'indagine del pm Desirè Digeronimo sul presunto intreccio tra mafia, politica e affari nella gestione degli appalti pubblici nel settore sanitario”.

Ora, qual e’ il punto? Non certo il colpevolizzare uno schieramento politico in virtu’ della militanza nello stesso di qualche deviato sessuale o di semplici farabutti. Sarebbe meschino, stupido e realmente fascista.

In ogni comunita’ umana alligna una quota fisiologica di psicotici e delinquenti, o perlomeno questo e’ cio’ che pensano le persone come me, che non hanno la fortuna di appartenere a schieramenti politici senza macchia e senza paura, o di aspirare a mondi perfetti.

Ma come recita un noto detto militare “nessun piano regge all’impatto con la realta’ ”, ed e’ proprio questo il punto: sono forse io ad accanirmi ingiustamente e in maniera demagogica e qualunquista contro un partito che mi sta sulle balle perche’ sono un demagogo qualunquista e criptofascista, o e’ forse un partito che da 50 anni si permette di impartire lezioni di alta moralita’ alla politica e ai politici italiani, a venir puntualmente smentito dai fatti e a collezionare sistematicamente, scusate il francese, figure di merda?
Lo dico, perche’ dopo un estate di fuego in cui abbiamo appreso che, riscusate il francese ma e’ una lingua irresistibile, l’Italia va a puttane per colpa della figa e che Berlusconi oltre ad andare a puttane e ad essere responsabile di tutti i mali che affliggono la Penisola dalla guerra greco-gotica in avanti, ora e’ anche tombarolo. Per una settimana intera, il "leitmotiv" dei Lancillotto del centro-sinistra e’ stato il dito puntato contro il “mostro privo di cultura” che saccheggia il patrimonio artistico-culturale degli italiani.
Ora pero’, alcuni di quei Lancillotti dovranno spiegare ai magistrati la loro presunta devozione non alla corona di Re Artu’, bensi’ a quella “sacra” e possibilmente “unita” che alberga in Puglia.

A questo punto, immagino che tutti i centro-sinistri si riscopriranno improvvisamente garantisti e cominceranno a snocciolare una prevedibile litania di dichiarazioni quali “sono solo indagati" ,"non facciamo processi sommari a mezzo stampa”, o peggio, frasette ipocrite tipo “non faremo sconti a nessuno”, “abbiamo fiducia nella magistratura”, etc etc.

In poche parole, tutte quelle dichiarazioni che nessuno ha sentito o sente dalla stampa di sinistra quando alle prese con la giustizia ci sono Berlusconi o politici del centro-destra. In quel caso, si tratta di mostri trinariciuti per i quali il verdetto di automatica colpevolezza e’ scritto unicamente nell’ “ipotesi di reato”, o dalla “bocca della verita’ ” rappresentata da Eugenio Scalfari e Repubblica.
Un allegro retaggio delle loro origini antidemocratiche e marxiste, che come il mostro di Alien e’ assai duro a morire ed e’ rimasto impresso nel loro DNA politico in maniera indelebile.

E qui ritorniamo al punto: Berlusconi mi sta immensamente sulle balle, ma a differenza di quanto accade con i “cavalieri dell’ideale” del PCI prima, e del centro-sinistra poi, so esattamente cosa aspettarmi da lui: ossia un cazzo, a parte lavorare attivamente “pro domo sua” e “pro mignotte sua”.

Con gli “opliti del bene” invece, e’sempre uno schizofrenico casino. Loro sono colti, umani, tolleranti, intelligenti e intellettuali, aspirano unicamente al bene comune, e noi comuni mortali proprio questo non riusciamo a capirlo. Inoltre, possiedono gusti letterari e artistici superiori alla volgare massa televelinica imbarbarita del centro-destra (leggi il 90% degli italiani, a sentir loro), e se gli gira ti arredano anche il salotto, dal momento che loro si’ che hanno gusto, perche’ sono colti, umani, tolleranti, intelligenti e intellettuali e bla bla bla.

Salvo poi farsi beccare a rubare le elemosine in chiesa come l’ultimo rubagalline, o schierarsi con il farabutto del quartiere perche’ e’ inviso alla Madama (leggi polizia nel gergo della mala) e quindi si batte contro il sistema.

Mi si obiettera’: “ la tua e’ una sciocca semplificazione. La politica non e’ bianca o nera, ma e’ spesso fatta di sfumature. La politica ha una personalita’ complessa”.

Rispondo: certo, e mi sta benissimo che sia complessa, ma c’e’ una bella differenza fra una personalita’ complessa e una personalita’ multipla, come qualsiasi psichiatra sara’ in grado di spiegarvi.

Quando replico a un commento, che sia d’accordo o meno con voi, sono sempre Yossarian. Non vi rispondo una volta come Yossarian e quella successiva come Natascia, esule moldava e madre di tre figli.

Ma con la sinistra, e non solo italiana, succede esattamente questo. Nel discorso, subentra improvvisamente un’altra personalita’ senza alcuna connessione apparente con quella con la quale stavate simpaticamente chiaccherando e anzi, spesso in palese conflitto con la personalita’ precedente.

Per darvi una idea della grave sindrome schizofrenica di cui soffrono gli “opliti del bene”, prendiamo come esempio gli incredibili mutamenti avvenuti nella Weltanschauung della sinistra mondiale dal 19esimo secolo a oggi.

Dal 1848 e all’incirca fino agli anni 70, il loro mondo perfetto era rappresentato da una societa’ ferocemente egalitaria dove una volta spezzate le catene capitaliste, i proletari di tutto il mondo senza distinzione di razza, sesso, colore e religione avrebbero vissuto felici leggendo Platone.
Ma dalla fine degli anni 70 in poi, opla’, triplo carpiato con piroetta postmodernista ed ecco che si dedicano con metodica nequizia alla “balcanizzazione” del pianeta, in nome della diversita’ culturale.
Una diversita’, che nelle loro mani diviene una tribalizzazione banale e selvaggia degli esseri umani, che vedono la loro complessa identita’ personale e culturale, annacquata e annullata all’interno di invalicabili recinti etnici, in cui vivono veri e propri stereotipi senzienti, definiti unicamente da fede religiosa, piatti tipici e folklore: quest’ultimo, spesso e volentieri erroneamente confuso con “cultura”.
Cosi’, accade che per esempio, nel caso della cultura indiana, si gettino in un unico calderone Salman Rushdie e Mulk Raji Anand, con l’usanza indu’ di bruciare vive le vedove sulla pira funeraria del marito. Con la inesplicabile differenza che nel caso di Rushdie vi e’ permesso stroncare un suo libro, ma se osate definire barbaro il rogo funerario della vedova, i sinistri di tutto il mondo vi scorticheranno vivi perche’ quella e’ “la loro cccultura”. Non scherzo: e’ accaduto nel mondo accademico americano negli anni 90.

Ora, non so voi, ma per me questa e’ l’idea piu’ schifosamente reazionaria dai tempi della Santa Alleanza e della Restaurazione. Ed evito di pronunciarmi sul politically correct perche’ ho una dignita’.

La loro idea di “cultura”, legata all’ossessione dell’appartenenza etnico-religiosa, e’ una idea statica, in base alla quale una cultura e’ immobile, inamovibile e impervia a qualunque influenza esterna che potrebbe guastarne l’unicita’ e la diversita’.

La loro idea di cultura e’ un “museo delle cere” delle culture. Sono passati dalla dittatura del proletariato, alla dittatura dell’etnia e della fede religiosa, all’interno della quale, come in un villaggio medievale, l’individuo vive e muore senza possibilita’ alcuna di comunicare con l’esterno. Sei nero, hai la cultura nera: sei latino, hai la cultura latina. Punto e basta.

Pensateci: questi qui, per realizzare la tanto agognata “diversity”, hanno creato una galassia di tribu’ differenti, incapaci di comunicare fra loro, permalose e gelose fino alla guerra della loro unicita’ culturale, ma allo stesso tempo composte da una massa anonima di individui identici e identificabili esclusivamente attraverso la fede religiosa, le ricette regionali, e il folklore locale.
Questa e’ roba che a Orwell gli fa una sega; e’ roba da padiglione psichiatrico di quelli seri, con medici che vi fanno l’elettroshock tre volte al giorno.

Naturalmente, per portare a compimento simili scempi occorre qualcosa di piu’ che la semplice volonta’. Serve la convinzione assoluta di essere il “Bene”, di rappresentare la crema della societa’, come appunto, gli opliti nell’antica Grecia.

Ma come per gli opliti di Sparta e Atene, arriva sempre e puntuale, l’inesorabile “reality check”, in virtu’ del quale la Guerra del Peloponneso non fu vinta, come lamenta Tucidide, dalle nobili falangi di lancieri delle polis, bensi’ da una infinita guerriglia combattuta dai volgari “peltasti” (fanteria leggera) e dai marinai e rematori delle flotte ateniesi e spartane (questi ultimi, ci misero quasi trent’anni per capire che servivano navi e non opliti per battere Atene). Senza dimenticare un’altra indimenticabile “feature” sempre a cura della realta’: la peste.

La sinistra italiana si trova esattamente nella stessa situazione dei greci di duemilaquattrocento anni fa: per decenni si e’ cullata nell’illusione di rappresentare la parte migliore della societa’ italiana e nella ferma convinzione che i suoi militanti o simpatizzanti fossero i suoi “guerrieri scelti”.
E per decenni, ha irriso e gettato letame su tutto cio’ che non essendo “di sinistra” era ovviamente, stupido, banale, privo di cultura e volgare, per poi ritrovarsi a bocca spalancata e con gli occhioni sbarrati e increduli, nelle condizioni di uno che indossa un completo di Armani con le mutande sporche. Ha scoperto cioe’, di essere come quegli “altri ” che tanto disprezzava.
Ed e’ proprio questo che mi fa girare doppiamente i coglioni, quasi piu’ del reato in se’: l’inganno e l’ipocrisia.
Se parlo con un naziskin, so benissimo di trovarmi di fronte a un minus habens razzista e lui non fara’ alcuno sforzo per celarlo. So benissimo con chi ho a che fare. Uno stronzo.

Ma questi qui, sono alla stregua di quei predicatori tele-evangelici americani che predicano castita’, virtu’ e sovrano disprezzo per i beni materiali, per poi farsi beccare a letto con le peggio mignotte dell’Arizona, o scappare con i milioni spillati ai fedeli, in qualche paradiso tropicale.
Hanno passato l’estate a sputtanare Berlusconi, per poi ritrovarsi con le mutande infinitamente piu’ sporche di uno che si porta a letto le escort.
Che a sinistra non esistessero inciuci, raccomandazioni, consorterie e “amici degli amici”, c’erano rimasti solo loro a crederlo. E Repubblica, ovviamente.



PS Per la cronaca, durante la Guerra del Peloponneso, gli opliti di Sparta, Atene e Tebe si affrontarono solo in due grandi battaglie combattute faccia a faccia, secondo il classico codice d’onore ellenico: Delio e Mantinea, e in entrambe i casi gli ateniesi, o i loro alleati (a Mantinea), presero botte e gol.


PPS Sono quasi certo che arrivera’ un pirla che mi accusera’ di tifare per Sparta e di essere fascista.
Roba da pazzi.

Thursday, 23 July 2009

Delitto & Castigo

Ero sul punto di scrivere un post sul PD, ma poi mi son detto: perche’? Perche’ infliggere una simile e orrenda punizione a chi viene qui per svagarsi dopo una magnifica giornata passata in spiaggia a molestare le bagnanti e a collezionare due di picche ?

Ormai, con Paperino & Co e’ come sparare sulla Croce Rossa, o prendere a calci nelle costole uno che e’ stato steso da un cazzotto. Non e’ leale e non mi diverto quasi piu’. Oltretutto, se proseguono su questa strada di autolesionismo, pervicace demenza e tremende legnate che continuano a prendere e ad assestarsi con impressionante e indefessa regolarita’, se si ostinano a impersonare gli ‘underdogs’ della situazione, rischiano quasi di diventarmi simpatici. Quasi.


A proposito di collezioni: quando arrivai a Londra per raggiungere Rachel, il secondo pomeriggio della mia permanenza in Albionia lo dedicai a disfare le valige.


«Cosa c’e’ in quella borsa di tela nera Yoss?»


«Simboli carichi di potenti ricordi emozionali e affettivi della mia vita sentimentale passata, Rachel»


«Non mi tirerai mica fuori le foto delle tue ex Yoss, vero?»


«Non esattamente»


Ciodetto, rovescio sul letto circa 5 chilogrammi di due di picche. Quelli belli delle carte da scopa.


Dicevo: ispirato dal post abortito sul PD, ho scovato invece una interessante classifica dal tenore decisamente estivo, dedicata alle 10 rapine piu’ idiote del globo terracqueo, finite ovviamente in vacca e col sole a scacchi per gli impareggiabili idioti che le hanno tentate. Di queste dieci, una e’ stata sostituita con una storia narrata al sottoscritto da un maresciallo dei caramba, quando faceva il giornalista di provincia per un giornale di provincia.


10) Inghilterra, 2008

Mark Ridgeway, noto al suo paese col nomignolo ‘fulmine di guerra’, fa irruzione con un complice in un camping. Le cose vanno male fin dal principio perche’ il complice burlone decide di scrivere il suo nome a caratteri cubitali su un muro. La polizia cattura Mark mentre fugge indossando una maglietta rubata.


Qualche tempo dopo, non pago dell’esuberante performance del camping, Mark, munito di un piede di porco, irrompe nell’appartamento della madre e si impossessa di 150 sterline. Purtroppo, prima di darsi alla fuga, viene colto da una irresistibile ‘fame chimica’, e dopo aver saccheggiato il frigo della genitrice, lascia impronte digitali dappertutto. E quando dico impronte, intendo vere e proprie ditate. E’ ancora dentro.


9) Australia, 2008

Bonnie & Clyde in salsa Aussie (BBQ), decidono di rapinare un ristorante.

Clyde s’impadronisce di una borsa che dovrebbe contenere 30.000 dollari, ma che in realta’ e’ piena di pagnotte, e nell’inseguimento con la polizia riesce perfino a sparare un colpo di pistola in una chiappa della sua complice e fidanzata.

Il giudice della Victorian County Court, dopo aver udito la storia e averli condannati, dara’ loro dei pirla.


8) New York, Stati Uniti, 1992

Un meccanico e un Vito Catozzo (guardia giurata), ispirati dalla rapina di Goodfellas, tentano il colpo al convenience store del loro quartiere, armati di pistole ad aria compressa. Il padrone li riconosce immediatamente e i due fessi battono in ritirata con un ricco bottino di 75 dollari, sulla Plymouth Volare rossa della sorella di uno dei due.

La polizia si piazza sotto casa loro, li aspetta e li arresta.


«Non e’ stata esattamente l’indagine del secolo», ammettera’ il detective dell’8 Distretto che li ha arrestati.


7) Cina, 2006

Due imbecilli armati fanno irruzione nell’ufficio di una compagnia elettrica e si fanno consegnare il denaro dagli impiegati.

Dopodiche’, alzano i tacchi, ma uno dei due, colto da una improcrastinabile voglia di pisciare, si ferma e dove la fa? Sul quadro di controllo principale. Volano scintille, e il minus habens si ritrova col cazzo ridotto a un bengala.


6) Inghilterra, 2008

Ryan Eddison e’, nelle parole del giudice che lo condannera’: «un criminale di bassa lega indegno della categoria»


Insieme a un complice, si apposta nei pressi di un supermercato Asda e tenta di rapinare il furgone blindato che viene a ritirare gli incassi della giornata, davanti agli esterrefatti clienti. L’esecuzione del piano e’ talmente impeccabile che l’autista riesce ad allontanarsi indisturbato dal veicolo e ad azionare l’allarme. I due malviventi, a quel punto, fuggono su un auto rubata che tenteranno di dare alle fiamme senza riuscirci, ma riempiendola in compenso di impronte digitali. Quattro anni di galera.


5) Scozia, 2008

Due cugini si fanno venire una brillante idea per ammucchiare velocemente un po’ di contanti: una bella rapina all’ufficio postale gestito dalle rispettive famiglie, nel loro minuscolo paesino.

«Rapinare in pieno giorno, l’ufficio postale gestito dai parenti in una piccola cittadina come Tranent, dove tutti li conoscevano o li hanno riconosciuti, e’ qualcosa che va oltre la mia capacita’ di comprensione», dira’ in aula il giudice Simon Collins dell’Alta Corte di Edimburgo.


4) Stati Uniti, 2008

Una donna incinta, che per celare la propria identita’ indossa un cappellino da baseball, occhiali da sole e guanti di gomma, tenta un rapina a Titusville.

C’e’ bisogno di aggiungere altro?


Si’: aveva lasciato in macchina l’altro figlio neonato.


3) Scozia, 2008 (bisogna conoscere la lingua del Bardo e l’accento scozzese, perche’ altrimenti e’ intraducibile. Me ne scuso)

Un tizio di Glasgow tenta una rapina al suo bookmaker, nel suo quartiere. Si presenta alla cassa a volto scoperto, impugnando una bottiglia di plastica avvolta in un giornale a guisa di arma automatica (nella sua immaginazione malata) e intima: «Hand the muny over. Theel be no trouble»

Lo arrestano quasi immediatamente in una via a poca distanza dal bookmaker.


2) Lomellina (PV), 1994

Yossarian arriva, come quasi ogni giorno, alla caserma dei caramba per avere notizie e misfatti freschi.

Nell’ufficio del maresciallo, gli si presenta una scena devastante: il graduato e un altro carabiniere sono in preda a isteriche convulsioni. Fra lacrime e risa, fanno sedere Yossarian, gli mostrano un portafogli sulla scrivania e gli raccontano una storia.


Un uomo, con il volto coperto stile Jessie James da un fazzoletto di quelli che si usano comunemente per soffiarsi il naso, entra in un ufficio postale, si avvicina con fare circospetto allo sportello ed estrae…...un portafogli. Sotto lo sguardo perplesso dell’impiegato, l’uomo fruga nell’altra tasca e questa volta tira fuori una pistola che in seguito si rivelera’ finta. Si fa consegnare all’incirca 500.000mila lire e si da’ alla fuga.

L’impiegato, allunga una mano verso il portafogli dimenticato dal tizio sul banco, lo apre, e dopo aver dato una rapida occhiata alla patente di Jessie James, telefona ai carabinieri.


And the winner is:


California, Stati Uniti, 2008

Una coppia telefona alla polizia per denunciare un furto con scasso nel loro appartamento.

«E cosa vi hanno rubato?» domanda il poliziotto.

«Uhmm, vediamo. Credo 65 piantine di marjiuana, circa tre chili d’erba e un fucile a pompa»


E come direbbe Basta con la Droga: non m'invento un cazzo.


Link al Times




"Mmmm, e se mi dessi al crimine?"


Monday, 20 July 2009

Essi Vivono!

E’ nera, oleosa e sembra avere dei ciuffi di peli su quella che potremmo vagamente definire ‘pelle’. Si muove lentamente sulla superficie marina, e' attirata da ogni forma di vita biologica e si ciba di uccelli e pesci.


Nessuno sa da dove venga, ne’ quando sia comparsa. E potrebbe diffondersi sul pianeta a una velocita’ vertiginosa.


E’ allarme nella comunita’ scientifica dell’Alaska.


Potrebbe essere sulla Terra da tempi immemorabili, o esserci arrivata di recente; ma potrebbe anche essere la prova che i maya avevano ragione: abbiamo abusato troppo a lungo di Madre Natura e l’orologio ticchetta lentamente e inesorabilmente verso il 2012.


Una cosa e’ certa: pochi giorni prima, nella zona, erano state avvistate due fregate della marina israeliana irte di antenne e altra apparecchiatura elettronica.




Allora, mettiamola cosi’: ieri sera non sapevo che cazzo scrivere, e a dire il vero mi stavo anche sfarfallando gli zebedei dalla noia.

Poi ho letto una e-mail di un amico wargamer statunitense che aveva le lacrime agli occhi dalle risate e mi ha spedito questi due link:


Anchorage Daily News (vedi ‘Il Gazzettino di Bisceglie’)


Fox News (pensate che so, al Tg4 o al Tg3 solo su scala moooolto piu’grande)


Cosi’ mi son chiesto: «Ma cosa si provera’ a sbroccare?»


Ora vi lascio. Qualcuno bussa insistentemente alla porta e dallo spioncino ho intravisto un volto di lucertola…



"Ma ho in testa un'idea meravigliosa!"


Friday, 17 July 2009

Vodoo Chile

«Agente John Smith: la dichiaro in arresto per abuso di potere»
«Uhmm, capisco. Posso fare una telefonata al mio druido?»

In un futuro molto prossimo, questo potrebbe essere il possibile dialogo fra un agente di polizia e un ipotetico funzionario del servizio di disciplina interno delle forze di polizia di Sua Maesta’ Britannica.

Certo, siamo ancora lontani dal druido coi rametti di quercia in tribunale, ma per il momento l’Associazione Polizia Pagana della contea dello Hertfordshire in Inghilterra, ha ottenuto otto giorni di ferie all’anno per celebrare festivita’ pagane quali Halloween, solstizi vari e divinita’ assortite, e in sostanza come direbbe Rachel quando i locali la fanno incazzare: “per comportarsi da quei dipinti di blu che sono rimasti dai tempi di Cesare”.

Politicamente corretto fuori controllo? Puo’ darsi, anzi e’ probabile, e come sapete il sottoscritto oltre a odiare in maniera cieca e furibonda il politicamente corretto, non prova molte simpatie per le religioni in genere. Monoteistiche o politeistiche che siano.

Ma questa cosa, forse perche’ oggi mi sento stranamente ecumenico, la trovo parecchio divertente: tutto sommato idiota, ma innocua, e francamente non mi fa venire voglia di lanciare strali contro quell’orrore, quella psicopolizia nazista rappresentata da quasi tutte le forme di politicamente corretto.

Fra l’altro leggetevi le dichiarazioni di Andy Pardy, il rappresentante sindacale dei poliziotti pagani, tipo: «Il Paganesimo non e’ quello che pensa la gente. Una manica di sciroccati che vanno in giro ad abbracciare gli alberi e ballano nudi intorno a un falo’. Non e’ una cosa malvagia»

A parte che uno che si chiama Andy Pardy, secondo me nella vita aveva due scelte: o il poliziotto pagano, o il proprietario di un “peep show” per nani tailandesi a Soho.

Comunque, va anche detto che gli otto giorni di vacanze, gli adoratori di Thor se li scaleranno dalle ferie annuali e quindi non tocchera’ al sottoscritto pagarle.

La cosa che francamente mi desta una notevole perplessita’ e’ l’utilizzo, ammesso anche da Andy Pardy ( adoro questo nome), della stregoneria per guarire i colleghi malati, ottenere promozioni e (questo la BBC non lo dice ma gli altri giornali si’) farsi dare una mano sul lavoro.

«Agente, le giuro che in quella stanza quando me ne sono andato non c’era nessuno. A parte i fantasmi, ahahahah…»

«Uhmm, me li descriva per cortesia»


Il link alla BBC e' questo


Arma Letale

Wednesday, 15 July 2009

Certezze

"Harry Potter and the half-blood prince" al Mereghetti non piace.
Di conseguenza, sarà un fottuto capolavoro.



In realtà, ho la terribile premonizione che i montatori dei trailers siano stati molto più capaci di David Yates (non ci vuol molto). Harry Potter al cinema non è mai stato fortunato, a parte la felice parentesi di "The prisoner of Azkaban": il mix letale tra filologia spinta e regista senza palle ha inevitabilmente scodellato pellicole mai del tutto inguardabili, ma ben lontane dall'essere belle. Soltanto Cuaròn - che infatti è un frisco che sa dove ha l'asciugamano - è riuscito a ritagliarsi uno spazio creativo personale nella rigidissima griglia filologica prevista (gli scrittori che acconsentono a vendere i diritti delle proprie opere a scopi cinematografici, andrebbero allontanati dal set a nerbate sui polpacci, e nel caso l'autore fosse deceduto, lo stesso destino dovrebbe essere riservato a tutti quelli che belano: "Ma non è uguale al libro! Buuu!") .
Ad ogni modo, essere conscia o meno dei presulti limiti di quest'ultimo film, per me è irrilevante. Quando si tratta della saga cinematografica di Harry Potter, io ho una sola aspettativa - e ho la matematica certezza che non verrà mai delusa: vedere quel gran topone dell'Alan Rickman che fa quell'enorme topone di Severus Snape.

Nota sugli spezzoni in italiano visibili nella video-critica del Mereghetti: il doppiaggio dovrebbe essere bollato come crimine all'umanità. M'importa una sega cosa ne pensasse Kubrick.

Tuesday, 14 July 2009

L'Onu e i lemming

I signori di un organismo inutile, pletorico, e composto per la maggior parte da capotribu’ che approfittano dei loro privilegi per fare shopping nella 5th Avenue di New York (mentre a casa loro si muore di fame), ossia l’Onu, colti da uno dei loro periodici soprassalti moralistici, hanno accusato la Marina Militare italiana di aver maltrattato alcuni dei clandestini rispediti alla Libia il 1 luglio.

Sarebbe il caso di inviare a questa inutile manica di capotribu’ moralizzatori:

A) Una cartolina da Srebenica per ricordare loro l’affetto con cui i bosniaci ricordano ancora la straordinaria missione Onu dell’epoca.

B) Un biglietto per un viaggio premio in Ruanda, dove assistere allo spettacolo che sicuramente verra’ organizzato in loro onore dai sopravvissuti della minoranza Tutsi per ricordare lo straordinario impegno del Palazzo di Vetro in quella nazione martoriata dalla guerra civile. Il sindaco di Kigali e soprattutto i sopravvissuti della minoranza Tutsi, hanno fatto sapere di non vedere l’ora di ricevere i signori dell’Onu a colpi di machete. Proprio come capito’ a loro grazie alla vigilanza Onu con le milizie Hutu.

Naturalmente, quello scorfano di Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera, ha dato ragione all’Onu, perche’ come e’ noto a tutti, la marina italiana si fa gli scrupoli umanitari degli U-Boat di Karl Doenitz. Del resto, ora che c’hanno anche Beppe Grillo, chi la ferma piu’ l’inarrestabile marcia dei lemming della sinistra? Dio o chi per lui, fa che manchi ancora poco all’orlo del precipizio, te ne prego.

Link al Corriere

Sunday, 12 July 2009

La solitudine del manovratore di una gru a torre


Lo ha fatto di nuovo. “She’s lost control again”; Manchester ha perso di nuovo il controllo, come direbbe la buonanima di Ian Curtis, leader e frontman di uno dei miei gruppi preferiti in assoluto: i Joy Division.


Digressione e parentesi: quando si parla di musica sono piu’ democratico dell’Atene di Pericle, quindi sono aperto a critiche, commenti caustici et discussioni di ogni tipo, ma quando si tratta di Neil Young (specie quello elettrico e specie ‘Cortez the Killer’), Ramones, Led Zeppelin e appunto Joy Division, divento il monarca del primo stato di polizia della storia: Sparta, e nella fattispecie, re Archidamo e censuro a tutto spiano. Quindi, se non vi piacciono i Joy Division, risparmiatevi la fatica di scrivere commenti per dirmi che odiate i Joy Division. E gia’ che ci sono, invado anche l’Attica con 10.000 opliti spartani. Cosi’, tanto per rompere i coglioni agli ateniesi per circa trent’anni.


Dicevamo: Manchester ha perso di nuovo il controllo e quando Manchester perde il controllo produce cose sovversive, molto belle o pura kakka. E’ accaduto in passato per il ‘sovversivo’ con Friedrich Engels e in tempi piu’ recenti per ‘il molto bello’ con Joy Division, New Order, The Smiths, The Fall, Stone Roses, Buzzcocks, The Charlatans, Happy Mondays, Inspiral Carpets, Chemical Brothers e il Northern Soul (senza dimenticare la Factory Records e il leggendario locale La Hacienda) e per la ‘pura kakka’ con Oasis, Bee Gees, Verve e Jamiroquay.


Manchester, situata nel cuore del nord ‘povero’ del Regno Unito, e’ da sempre l’alter ego musicale e culturale di Londra ed e’ stata la prima grande citta’ industriale del mondo. E’ passata dai fasti e dagli orrori della Rivoluzione Industriale e dell’Impero, allo squallore e alla poverta’ di cupa icona post-industriale degli anni 70, 80 e primi anni 90. Tipo ‘Full Monty’ per intenderci, che fra l’altro in inglese significa ‘andare fino in fondo’: ‘to go full monty’, come fanno appunto i protagonisti dell’omonimo film con il loro spogliarello maschile.


Manchester e’ infatti la citta’ post-industriale ‘par excellence’, e in questa veste nell’ultimo decennio, grazie ad una accorta politica culturale ed economica, e’ riuscita non solamente a ‘riciclarsi’, ma a rinascere e a diventare una delle citta’ piu’ culturalmente stimolanti di quest’isola di pazzi. E’ anche piuttosto bella (se amate l’archeologia industriale, qui siete in paradiso) e gli inglesi del nord sono l’equivalente british degli italiani del sud: molto cordiali, aperti e decisamente simpatici. Inoltre, parlano un dialetto semi-scandinavo allegramente incomprensibile e hanno una parte di sangue danese e vichingo che ancora scorre loro nelle vene dai tempi di Canuto il Grande, che li rende simpaticamente disposti a sbriciolarvi tutti i denti che avete in bocca senza alcun motivo in particolare, specie quando sono ubriachi (il che, capita piuttosto spesso).


Comunque, tornando alla musica, l’ultimo prodotto musicale di Manchester che ha perso il controllo, e’ un gruppo che si chiama ‘Elbow’. Non sono belli, non sono giovani, sono musicisti autodidatti, ma mi fanno impazzire e qui in UK hanno vinto il Brit Awards musicale del 2009, come miglior gruppo inglese.

Lasciatemelo dire: uno che parla della sua storia d’amore andata in pezzi come della ‘solitudine del manovratore di una gru a torre’ e’ un genio assoluto.


Ladies and gentleman, due video degli Elbow con l’Orchestra Filarmonica della BBC : ‘The Fix’ ( la mia preferita) e appunto ‘ The Loneliness of a Tower Crane Driver’.


PS. Per i commenti sugli Elbow vale la regola dell’Atene di Pericle e della democrazia piu' totale.





Friday, 10 July 2009

Que Viva Bolivia!

Un giovane tenta di dare alle fiamme uno sportello bancomat e viene bloccato da un passante.

Detta cosi’ sembra una normale ‘breve’ di cronaca nera, roba da due righe e via, ma la verita’ non solo mi ha fatto ammazzare dal ridere , ma ha corroborato ulteriormente la mia convinzione sull’importanza e la necessita’ di una societa’ multietnica vera. E non sto affatto scherzando.

Innanzitutto, il giovane non e’ un teppista qualsiasi, ma uno studente ‘anarchicoantiantagonistaimperialista’ che voleva distruggere uno sportello ATM in segno di protesta contro il G8, e il coraggioso passante, un immigrato irregolare boliviano che ha rischiato l’espulsione per fermare un fesso figlio di papa’ di sinistra, di quelli con l’attico in Brera (e qui prevedo l’indignometro sinistrico schizzera’ a mille) che una volta passata la fregola antimperialista e laureatosi, finira’ a fare il CEO da qualche parte e a licenziare operai ogni volta che la ‘fabbrichetta’, sua o del papi naviga in cattive acque.

E’ successo questa mattina a Milano e in fondo al post trovate il link.

Ora, io mi domando e mi chiedo: che cosa ce ne facciamo di un italiano cosi’? Ditemelo voi.

Non e’ forse meglio avere al suo posto tanti Lopez Gutierrez, o come diavolo si chiama l’immigrato boliviano che ha dimostrato di avere un esemplare senso civico e un notevole coraggio, lui che rischia l’espulsione, mentre il figlio di papa’ sinistrico, spalleggiato dall’avvocato di papi, al massimo una multa?

E scommetto anche che se Lopez Gutierrez, o Khaled, o chi diavolo volete e da chissa’ che diavolo di paese, dovessero giustamente protestare contro il G8, come e’ loro diritto, lo farebbero pacificamente e non distruggendo i McDonald o i bancomat come fanno quegli italiani, fatemelo dire, inutili come l’anarchico studente milanese di cui il Belpaese non ha bisogno.

Ma fatene entrare di piu’ di gente come Pablo Casadas, o come diavolo si chiama. In cambio, ai boliviani possiamo spedire ‘en masse’ tutti i nostri centrosocialati. Sai le risate che ci facciamo? Noi: i boliviani non credo.

Link al Corriere della Sera.

Thursday, 9 July 2009

La paura fa 90

Leggete qui per cortesia. In breve: l’amministrazione di sinistra di Rovigo, su proposta dell’assessore all’Immigrazione Giovanna Pineda (Rifondazione comunista), sta per varare “un progetto per incentivare i rimpatri definitivi di cittadini stranieri”. In sostanza, a chi per vari motivi, non ce la fa piu’ a restare in Italia e non vuole finire sulla strada dell’illegalita’ o della criminalita’, il comune offre 400 euro per tornare ai lidi natii. Ora, considerazioni di merito a parte (l’idea non e’ nuova e per il sottoscritto non e’ nemmeno sbagliata), prendo atto che finalmente la sinistra, e in questo caso, la sinistra ‘massimalista’, ha capito che il problema immigrazione non si affronta urlando ‘razzisti, a chi vuole introdurre una politica seria sulla questione, ne’ cantando ‘Free Nelson Mandela’ ai cortei. Sarebbe anche il caso di cominciare a parlare di integrare quelli che a me piace chiamare i ‘nuovi italiani’ in maniera seria, con iniziative politiche e sociali e anche di volontariato. E si’, cari sinistri, anche di volontariato: proprio come facevate un tempo prima di diventare fighetti da ‘suk’ e andavate in giro a distribuire gratis l’Unita’ e magari, in questo caso, per insegnare loro l’italiano, tanto per fare un esempio.
Questo perche’ durante la mia permanenza in Italia la settimana scorsa nella ‘terra della Lega, non ho visto le situazioni da Soweto che i fighetti barricaderi della sinistra agitano come spettri razzisti di un’Italia da incendio del Reichstag. Ci sono aree con problemi gravissimi, non lo nego, ma non ho visto i miei compatrioti girare armati e spaccare le vetrine degli albanesi o di Khaled, il parrucchiere marocchino della mia amica, che fra l’altro e’ diventato ‘l’idolo’ delle sciure locali per il suo charme e la sua bravura.
Ho visto invece un sacco di nuovi negozi, di nuovi italiani, che non mi sembra abbiano particolari problemi con i locali e forse hanno anche piu’ voglia di lavorare di questi ultimi.
E spero che presto abbiano un passaporto italiano e figli italo-marocchini, italo-senegalesi, etc etc.
Qualcuno, anche a sinistra comincia a capire che la societa’ multietnica si fonda su dignita’ e lavoro e non su chiacchere e ‘cartoline dal suk’, che fanno tanto cuminista ed etno-chic.
E comunque, e molto maliziosamente, non posso fare a meno di pensare che il ‘furto della classe operaia’ perpetrato dalla Lega durante le ultime amministrative stia, perdonate il francese, cominciando a far cagare sotto anche i cuministi piu’ duri e puri (e fessi).

Wednesday, 8 July 2009

Cosa c'e' in un nome?

Appunto, bravo Shakespeare: dovresti pero’ chiederlo non a Giulietta, ma a quella categoria di genitori deficienti di varie parti del globo terracqueo che hanno deciso di dare un nome anglosassone ai figli, nella convinzione che suonasse molto ‘cool’, ma in realta’ condannando al ridicolo e per tutta la vita, il poveraccio, o la poveraccia.

Questa volta inglesi e americani sono assolutamente innocenti: come sempre la colpa e’ dell’addizione idiozia+ignoranza+cattivo gusto, il cui risultato e’ sempre e solo uguale a catastrofe.

Quella che segue e’ una lista di gente vera con nomi, purtroppo veri. Roba che con genitori cosi’, uno poi capisce Pietro Maso.

Tangerine Pyjama
Dr Pagan Burns
Aspro Fender
Mal Peachy
Jesus of Garston
Lovett Quartez
Pierre Pierro
Wonder Mango
Quentin Garside

Maria Rosa Usanavy Hernandez (la madre peruviana della disgraziata abitava nei pressi di un porto dove attraccavano navi americane e la donna, vedendo regolarmente la sigla ‘usa navy’ sulla murata dei vascelli, decise che si trattava di un nome molto originale e ganzo e cosi’ chiamo’ la figlia ‘usanavy’).

Poovan Sara-vana Pervana san
Wirra-wit Wirra-Worra-wit
Drew Blood
Prince Nicely
Everton Council
Chay Rustin Puzaris Hedger
Fezzerhat U-Beg
Mika Natasha Natushka Winoa Allen
Cliff Sparrowhawk
James George Barty-Barty Goldfinch
Emerra Movez Mo
Constantino Constantos
Brent Shillato

T9C Ponder (il padre della piccola era un matematico e la soluzione al problema algebrico al quale stava lavorando quando nacque la figlia era T9C, e cosi’ decise di affibbiarlo alla figlia).

E infine le rime baciate (coniugi)

Lester & Hester Tester
Wayne & Shane Hussain

Un sentito grazie a Danny Baker di Radio BBC London e al mio capo Norman.


Tuesday, 7 July 2009

Facce di merda

E' tutto scritto in questo link. In sostanza, a causa delle carenze organizzative dimostrate dall’Italia nell’organizzazione del G8 all’Aquila, carenze criticabilissime, come criticabilissimo e’ quel buffone di Berlusconi che ormai pensa che l’Italia sia una trasmissione di Mediaset, possibilmente condotta dalla De Filippi: bene dicevano, a causa di tali carenze, Il Guardian, il giornale dei ‘fighetti di sinistra’ inglesi, ventila l’ipotesi secondo la quale “all'interno del G8 crescono le voci di un'espulsione dell'Italia, perché i piani del summit sono caduti nel caos”.

Ora, io saro’ anche anglofilo, ma davvero ci vuole una bella faccia di merda da parte di un paese come la Gran Bretagna, che insieme al fratellone minore americano ha scatenato la piu’ colossale crisi economica del secolo a parlare di ‘disorganizzazione’ e ‘caos’. A quale caos si riferiscono? A quello della finanza ‘creativa’ e dei bonus stellari della City, pagati ai CEO anche quando banche e aziende cadevano come birilli e i lavoratori venivano licenziati? Quello per il Guardian e’ un esempio di organizzazione? Essere il giornale di un partito il cui ex Cancelliere dello Scacchiere e’ responsabile di un disastro economico di proporzioni tali che la Gran Bretagna non ricordava dalla Seconda Guerra mondiale, quello secondo il Guardian e’ un motivo legittimo per criticare gli altri paesi e parlare di ‘disorganizzazione’ e di una ‘agenda senza ne’ metodi, ne’ programmi?’ Quali metodi? Quali programmi? I LORO?

E poi si permettono anche di buttare li’ con nonchalance l’ipotesi che l’Italia venga sostituita dalla Spagna ‘che ha un reddito pro-capite piu’ alto’. Lo dice il Guardian, il giornale di un paese che amo, ma che grazie alla splendida ‘organizzazione’ dimostrata nella gestione della propria economia, impieghera’ 10 anni almeno prima di ritornare ad avere un reddito pro-capite pari a quello del 2007, senza contare tagli ai servizi pubblici, forze armate e una crescita della pressione fiscale a livello italiano. Tutto questo miracolo di organizzazione compiuto ovviamente insieme agli immancabili fratelloni americani, di cui gli inglesi vanno tanto fieri, anche quando sono nello sterco insieme fino al collo e possono solo gridare: “non fate l’onda, non fate l’onda”.

Ripeto, critiche al summit e all’organizzazione dello stesso, a quel fesso di Berlusconi e perche’ no anche all’Italia, sono normali, fanno parte del gioco politico e ci stanno, ma di qui al darci lezioni di organizzazione e soprattutto di volerci escludere dal G8, quando dopo quello che hanno combinato, a inglesi e americani dovrebbe essere permesso di maneggiare solo i soldi del monopoli, beh, questo mi pare un po’ troppo.

E ora accusatemi pure di nazionalismo, fascismo o anglofobia (HAHAHAHA, anglofobia, il sottoscritto, HAHAHAHA).

Immagino che gli unici contenti di questa sparata del Guardian saranno gli ‘sfascisti’ sinistrici nostrani che non perderanno occasione di battersi il petto, recitando il loro magico mantra millenaristico: “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta…”


Link Corriere (per completezza)

Saturday, 4 July 2009

Magari sarebbe bastato un panama


E' tutta colpa dell'effetto serra.

Se il pianeta non fosse inquinato e sull'orlo del tracollo ecologico, a quest'ora Londra si troverebbe nella morsa del gelo, come da tradizione.
In estate c'è Wimbledon, The Ashes, la corsa ad Ascot, e un freddo annichilente. Funziona così da secoli.
Cullati dalla placida routine metereologica che prevede dodici mesi di bruma costante, dopo un pò si acquista una pigmentazione traslucida perenne che va dal color geco malato fino agli estremi dell'incarnato di Lord Voldemort.
Se sei olivastro, diventi color panino all'olio. Se sei nero diventi tipo una ghiandaia, ma senza le strisce blu.
Ovvio che ogni tanto il sole faccia capolino. Ma è una cosa così - en passant - da godere passionalmente per pochi istanti, per poi vivere il resto del tempo nel rimpianto. Tipo la trombata di Adso da Melk ne "Il nome della rosa", per capirci.
Dati i presupposti, è naturale che se comincia a far caldo, qua succede un puttanaio.
La stampa estera definisce scherzosamente "pittoreschi" certi exploit anglosassoni, quali il farsi ritrovare in brache di tela coi piedi a bagno nelle fontane di Trafalgar Square, o il girare a torso nudo con la maglietta bagnata avvoltolata sulla testa tipo Lawrence d'Arabia di Bethnal Green, non appena la temperatura sfora i venti gradi.
Ma si tratta di un terribile errore d'interpretazione: il continente non capisce che queste manifestazioni pubbliche non hanno alcuna pretesa di stravaganza, bensì sono l'ultimo appiglio razionale di un popolo esacerbato dagli agenti atmosferici.
Nella morsa del caldo, soltanto la morale vittoriana - marchiata a fuoco negli animi albionici - impedisce a questa gente di ridipingersi di blu, infilarsi un osso di coniglio nella barba (cit.) e appropriarsi del Cutty Sark per attaccare Calais.
Se questo succede a persone nel fiore degli anni - a individui sani e forti - non c'è da stupirsi se certe persone anziane - che per di più al posto dei capelli si ritrovano della peluria scrotale - finiscano per sbarellare di brutto.
Il poveruomo ha una certa età, le decadi spese a bordo pista sotto il sole cocente dei circuiti internazionali (La Malesia! Il sole della Malesia a picco sul cucuzzolo di un nativo del Suffolk!) hanno fatto scempio del suo crapino. L'innaturale tepore estivo londinese è stato l'ultima spintarella verso il baratro.
Il risultato, eccolo qua.
Verrebbe da pensare che se negli anni avesse avuto l'accortezza di indossare un copricapo, magari oggi non si ritroverebbe col cervello pieno di scuregge.
Ma è anche vero che certe volte ci si nasce, eh.

Thursday, 2 July 2009

"Saigon. Merda"


Il clima della Bassa non è un clima: è una serie di catastrofi naturali.

Sono in Italia da qualche giorno e nel mio paese dalle parti di Vigevano. Stamattina mi sono alzato sudato fradicio, sono andato alla finestra, ho acceso il ventilatore, ho scostato le veneziane e ho visto risaie e zanzare grosse come Stukas. Fuori, c’era una temperatura al suolo di 36 gradi e un’umidità del 98%.

«Saigon. Merda» Ho mormorato.

E le cose non vanno meglio d’inverno.

Anni fa, una sera freddissima e nebbiosa, mi fermai in un bar. All’interno c’erano quattro panzergrenadier della Wermacht dall’aria esausta.
«Cosa ci fate voi qui?» Domandai.
«Fuori è insopportabile -risposero – ed è così da quando abbiamo lasciato Stalingrado. Stiamo aspettando i panzer di Von Mannstein che spezzeranno l’accerchiamento».

In ogni caso, boccheggiando nell’afa tropicale, ho messo su i Doors e ho cercato di farmi assegnare una missione per scontare i miei peccati.
Nell’attesa, pensavo a Kurz, che come mi è stato narrato da ‘Pepu Gaseta’ (Peppe Gazzetta), il re del gossip del mio paese, ha aperto una macelleria a Gambolò (PV) e non se la passa tanto bene.
E ci credo: una cliente entra nel suo negozio e dice: «sciur Kurs, cal ma daga una bella fettina magra magra ad vitel» Lui fa un cenno col crapone pelato, e dal retro zompano fuori quattro cambogiani indemoniati con bandana in testa che trascinano un enorme e recalcitrante bufalo d’acqua che si mettono a fare a pezzi con machete giganteschi sotto lo sguardo atterrito della sciura Pina: uno scricciolo di pensionata con i capelli grigi a batuffolo di cotone ‘esploso’ e un vestitino a fiori.
«Oh signur, oh signur, quellì l’è il diavul, quellì l’è il diavul», strilla la Pina prima di sciabattare a tutta birra fuori dal negozio.
Poi c’è il fatto che non paga i fornitori. Tutte le volte che qualcuno si presenta a batter cassa, Kurz abbassa il libro che stava leggendo e sibila con aria sprezzante:
«Lei è solo un garzone di bottega che è stato mandato dal droghiere a incassare i debiti sospesi»
Al che, il tizio scornato esce borbottando: «ma vada via al cü, ti e il droghiere».

Chi se la passa decisamente meglio è invece il colonnello Kilgore. Gestisce una salumeria a Robbio Lomellina (PV) e tutte le estati di questo periodo, va alla festa della birra di Cava Manara (PV) dove allestisce un barbecue e griglia quintali di salamelle. Dovreste vederlo: è tutto felice. Specie quando versa nella griglia i cubetti di ‘diavolina’ per accendere le braci, anche se, di tanto in tanto, devono trattenerlo dal fare lo stesso agli immigrati cinesi, dei quali, sostiene lui, «gli piace l’odore al mattino».
Si è anche iscritto alla Lega e sopra il suo stand alla festa della birra, campeggia uno striscione con la scritta: ‘D’Alema don’t surf’.

Comunque, visto che nessuno mi si cagava di pezza e che nessun inviato dal comando di Saigon bussava alla mia porta con una missione, ho telefonato al mio macellaio leghista che crede che Nazario Sauro sia una bestia vissuta nel Giurassico.

Yossarian: «Pronto?»
Macellaio leghista: «Chi l’è? Savöt?» ( Chi è? Cosa vuoi?)
«Bella Maiu ( Mario), sono Yoss. Ti disturbo?»
«Sto lavorando»
«Ma Maiu, come stai lavorando? Sono le 14,30. Non sei in pausa?»
«Uè pirlettis, qui da noi si lavora sempre. Mica facciamo un cazzo come te e quel branco di terun balabiut degli inglesi. Qui si lavora. Pala e piccone! Mica esd funds e surpraime: a giocare coi soldi del Monopoli che poi mandi da via al culo l’economia lombarda. Te e quel terone di Gordon Brown»
«Guarda che Gordon Brown è scozzese. E’ di origine celtica»
Lunga pausa.
«Beh, è un celta che sbaglia».

Ora, digressione per spiegarvi il rapporto di strana, ma sincera amicizia che mi lega al macellaio del Carroccio, nonostante la mia avversione atavica per la Lega (il fatto che io non sia di sinistra ai suoi occhi è anche peggio. Mi considera una sorta di pecorella smarrita e spera, un giorno o l’altro, di riunirmi al gregge celtico-destrico. Si sbaglia).
Innanzitutto, quando lavoravo per il giornale locale, Maiu era una fonte inesauribile di notizie quasi sempre attendibili.
Come facevo a sapere che erano attendibili? Mi serviva un metro di valutazione e di comparazione.
Qualche settimana dopo l’11 settembre, entro nel suo negozio per acquistare un ‘marzapane’, ossia una salciccia di sangue di maiale di cui sono ghiottissimo.
Maiu si sporge dal bancone e con aria furtiva mi sussurra:
«Ho capito tutto sai»
«Che roba?» Gli faccio.
«Lì, a Nuova York. Tutto il rebelot con gli aerei e i grattacieli. So chi è stato. Anche se ho fatto la terza media ho capito»
«Davvero? Sentiamo»
«Quei balabiut lì in Asnafistan, ne avevano piene le balle di quei terroni degli americani e coi danè degli americani ci hanno fatto un bello scherso»
Maiu considera gli americani terroni da quando gli hanno detto che New York si trova pressappoco alla stessa latitudine di Napoli.
«Uhm, interessante. Dico sul serio Maiu. Quant’è?»
«Va, ti faccio lo sconto. E guarda che l’assessore Perozzi di Forza Italia vuole aumentare la retta dell’asilo. C’è già la delibera di giunta. Comunque, non è che ci vieni a suonare col tuo gruppo alla festa del Po che facciamo l’anno prossimo?»
«No Maiu, lo sai, non insistere»
«Quando cambi idea col Bossi fammelo sapere. In fondo, te sei mica di sinistra»
«No, ma mi sa che aspetterai un bel pezzo Maiu. Ciao e grazie».

M’incammino verso il municipio e a circa metà strada m’imbatto nel consigliere di minoranza di sinistra dell’allora PDS, Daladieri.
Daladieri sembra un palo della luce con in cima un fico d’india girato dalla parte larga che funge da testa, ed è sempre vestito di nero. Suo padre è un professore dell’Università di Pavia, lui ha fatto il liceo classico ‘Foscolo’ a Pavia, e ha una laurea in Scienze Politiche.
Porta sempre sotto braccio una copia de ‘I sotterranei del Vaticano’ di André Gide che mi auguro, un giorno o l’altro, faccia leggere in sezione, così la pianteranno di scrivere sui manifesti ‘qual è’ con l’apostrofo.
Daladieri mi saluta con un cenno nervoso della mano, poi si avvicina di fretta tutto serio con un’aria ‘carbonara’ e mi prende in disparte.
«Lo sapevi?» Mi bisbiglia in un orecchio.
«Cosa?» Faccio io.
«Non c’era nessun ebreo»
«Dove?» Ribatto.
«Nelle Twin Towers. Sono tutti rimasti a casa quella mattina. Chi li ha avvertiti? Come facevano a saperlo?»
«Daladieri, hai ripreso a farti le canne?»
«Sì, sì, fai lo spiritoso. Ne stan venendo fuori di cose. Se tu scrivessi per un giornale serio tipo Repubblica magari t’interesseresti alla verità»
«Il mio, Daladieri, è un giornale del gruppo Espresso-Repubblica, e comunque piuttosto che scrivere per Repubblica scrivo per Cronaca Vera. C’è più gnocca e ci si diverte un sacco con bionde vergini ventenni che stuprano pensionati ottantenni»
«Vabbè, lasciamo perdere, sei volgare e qualunquista. Senti piuttosto, col tuo gruppo. Non siete male, ma perché non cantate in italiano? Perché non cambiate musica e invece di suonare metal non fate musica impegnata come i 99 Posse o i Modena City Ramblers?»
«Perché poi ai concerti mi ritrovo gente come te Daladieri».

Torniamo alla telefonata con Maiu.
Dopo aver chiarito gli equivoci etnici su Gordon Brown, Maiu mi dà quella che per lui è una notizia bomba.
«Senti qui, pirla: lo sai che la Lega ha un piano per risolvere la crisi in America?»
«E dove l’hai sentito?»
«Da BBC»
«Dalla BBC, Maiu. Vuol dire British Broadcasting Corporation. E’ la tv di stato inglese»
«Uè, pirletta a vapore. Si dice BBC e vuol dire Bossi, Borghezio, Calderoli»
«Mi arrendo Maiu. Qual è il piano?»
«Allora, l’altro giorno il Borghezio telefona a Uascinton e si fa passare il ‘Ferrerino Rocher'»
«Chi?»
«Il negher, l’Obama, ostia»
«E come mai non lo ha chiamato Bossi?»
«Perché l’Umberto non parla coi negher»
«Vai avanti, per pietà »
«Allora, il Borghezio ci ha detto: 'quanti disoccupati avete?' E il negher: ‘circa dieci milioni’. E il Borghezio: ‘questo perché non c’avete voglia di fare un cazzo e preferite giocare coi soldi del Monopoli a Uoll Strit. Ma voi lo sapete che un lumbard lavora quanto dieci americani? Bene, la soluzione è semplice: noi vi prestiamo un milione di lumbard che lavorano come dieci milioni di balabiut teroni americani e voi dopo un anno vi risistemate l’economia. Ma naturalmente dovete sganciare i danè. E tanti '»
«E il negher…errr… Obama?»
«Pare che ci piaccia. Ha detto che gli parla con la Hillari. Anche se in confidenza con Borghezio ci ha detto che quella è una figa di legno che ci fa piangere i suoi bambini ed è invidiosa della sua Miscelle. Bela tusa la Miscelle vero? L’ha detto anche il Calderoli che se non ci fosse la nuova legge lui, una negra così, la caricherebbe in macchina al volo»
«Maiu, fate schifo. Però sì, è una bella gnocca»
«Va bè Maiu, devo andare. Un‘ultima cosa: ho visto che ci sono tanti rumeni in paese»
«Pieno così. Anch’io ne ho uno che lavora per me. Stai tranquillo, è in regola, è uno di quelli che hanno voglia di lavorare mica come…»
«Maiu, lascia perdere. A proposito, come sta Daladieri?»
«Mah, organizza serate culturali di cinema rumeno nella biblioteca del comune per gli immigrati dell’est»
«E come vanno?»
«Non ci va un cazzo di nessuno»
«Perché?»
«Perché tutti i rumeni vanno a ballare alle ‘Rotonde’ di Garlasco. Il mio si è anche fatto la fidanzata»
«HAHAHAHA»
«HAHAHAHA»
«Dai Maiu, devo andare. Ci sentiamo il prossimo anno. Sei sempre in gamba anche se voti Lega»
«Ciao Yoss. Fatti onore lassù con quei terun. Fagli vedere che noi si lavora sul serio, mica vendiamo le case coi soldi del Monopoli»
«Non ti preoccupare»
«Yoss»
«Sì?»
«Te non sei di sinistra. Ma col Bossi, proprio…»
«No Maiu»
«Neanche col Fini?»
«Men che mai»
«Ciao Yoss, sei un mezzo terrone, ma sei un bravo cristo»
«Anche tu Maiu. Intendevo mezzo terrone»
«Vada via al culo, pirla»

Home sweet home. Sul serio. In futuro vi racconterò ancora di Maiu, Daladieri e soprattutto del ‘bestemmione’ durante il consiglio comunale. Roba da maschera a ossigeno.

Sono in Albionia sabato




D'Alema don't surf