Allora, sono tornato a casa molto tardi dopo una giornata da "Urlo" di Munch, e piuttosto che mettermi a scrivere ora mi ascolto tutta la discografia dei Modena City Ramblers.
Il seguito del post su Pancho Villa e' pronto, ma lo devo revisionare, correggere e reperire un pezzo mancante molto importante, che pensavo di avere.
Vi chiedo cortesemente di aspettare fino a venerdi' o sabato mattina al massimo (improbabile) e mi scuso.
Nell'attesa, vi propongo uno spensierato e scanzonatissimo siparietto.
Nessuno usa piu' l'aggettivo "scanzonato". Chissa' perche'... Astrosio, che ne pensi dell'aggettivo "scanzonato"?
Mettiamo che siate in treno o in aereo (posto che la compagnia aerea vi permetta di utilizzare internet a bordo), e che vi troviate a dover fare un lungo viaggio in compagnia di uno o piu' passeggeri estremamente irritanti e tritapalle.
Sara' il caso di rendergli pan per focaccia.
Se avete un laptop, ecco un simpaticissimo scherzone:
1) Estraete con molta cautela e circospezione il laptop dalla borsa, assicurandovi che il compagno di viaggio tritapalle vi stia osservando.
2) Apritelo sempre con movimenti lenti e con estrema cautela.
3) Accendetelo.
5) Accedete a Internet.
4) Chiudete gli occhi per un attimo, riapriteli, e guardate verso il cielo come se steste recitando un preghiera mentale.
E’ una cosa che abbiamo sognato tutti credo: arrivi a casa stanco dopo una giornata particolarmente stercoraria al lavoro, ti metti in poltrona per gustarti una serata di puro vuoto pneumatico televisivo per riposare i neuroni, e invece ti ritrovi Vespa o Santoro su tutti i canali. Su Sky non c’e’ una cippa, e come se non bastasse, moglie e figli ti sminuzzano finemente gli zebedei per motivi privi di senso.
“Come la mia vita”, ti ritrovi a pensare.
«Cara, esco un attimo a comprare le sigarette»
«Gia’ che ci sei, compra anche il latte e due biglietti della Lotteria di San Fregnone»
«Puoi starne certa tesoro»
Slam.
«Mamma, mamma: da quando quell’invertebrato di papa’ ha cominciato a fumare?»
«Erminio? Erminioooo…»
Due anni dopo, vostra moglie riceve una missiva da un non meglio identificato paese sudamericano.
La busta contiene solamente una foto che vi ritrae al centro di un gruppo di gaudenti, volgarissime, tettute e avvenenti senoritas sudamericane (tipo Eva Longoria), paludato da cattivo messicano dei film Spaghetti Western, con tanto di sombrero, bandoliere di mitragliatrice calibro 12 mm incrociate sul petto, e baffoni a manubrio.
Sul retro una scritta a mano: “Perdonami. Quella vita non era per me. Viva la gnocca, viva la tequila, viva la Revolucion!”.
Le rivoluzioni sudamericane e specie quella messicana, sono da sempre il “carburante” di idealismi e idealisti di ogni tipo. Bolivariani, castristi, marxisti, populisti, guevaristi, semplici pirla etc etc.
Il fascino dell’ Old Gringo alla Ambrose Bierce che molla una vita prosaica e priva di ardimenti, per unirsi alla causa degli oppressi e dei mariachi (possibilmente senza sparire nel nulla come Bierce) e’ un magnete romantico e potentissimo che ha ispirato e continua a ispirare opere, azioni, cause e t-shirt, in tutto l’Occidente industrializzato e annoiato.Dalle universita’ ai salotti bene progressisti, dai centri sociali a Erminio che si e’ rotto i coglioni di moglie e figli.
L’ultimo contributo a questo tipo di immaginario collettivo, arriva dal noto regista serbo Emir Kusturica, che a quanto pare ha deciso di girare un film sulla leggendaria figura del rivoluzionario messicano Pancho Villa.
Ora: l’ultima cosa che questo post si propone, e’ quella di indire un referendum pro o contro i talenti registici, presunti o tali di Kusturica.
Quel che invece mi interessa e mi lascia perplesso del film in cantiere, e’ l’obiettivita’ della ricostruzione storica della figura di Villa.
A giudicare dalle dichiarazioni di Kusturica a un giornalista del Corriere, il “buon” Pancho e’ infatti destinato a diventare l’ennesima icona rivoluzionaria alla Che Guevara, e di conseguenza a trasformarsi in un gadget di culto per centrosocialati, cuministi figli di papa’, etno-fighetti e liceali innamorati e non ricambiati, da apporre su magliette, slogan e poster, con conseguente “sfarinamento” di coglioni per il resto del globo terracqueo, ovviamente qualunquista e demagogo.
Alla domanda del giornalista sui metodi poco ortodossi di Villa, il regista risponde infatti cosi’:
«Alt, Pancho Villa con le rapine, dal 1910 al ' 20, finanziò la rivoluzione. E poi saltò il fosso e divenne governatore»
Uhmm, ok, e allora che idea possiamo farci di Pancho Villa? C’e’ qualcuno oggi che gli somiglia?
«Nessuno, il potere integra e corrompe. Forse ha qualche ingrediente Chavez. Il suo sguardo libero mi ricorda Tito della mia Jugoslavia. È vero, era comunista. Ma non era stalinista. E rappresentava una sorta di terza via, esattamente come successe a Pancho Villa in Messico»
Ora: a parte che lo “sguardo libero” di Chavez mi fa venire la dissenteria, e che vorrei sorvolare sull’essere comunista, ma non stalinista, mi pare proprio che dal punto di vista storico siamo su una brutta strada.
Approfitto quindi del fatto di aver tradotto in tempi non lontani, un libro dedicato alle rivoluzioni di Erik Durschmied, professore di storia militare ed ex corrispondente di guerra della BBC, per raccontarvi la storia di Pancho Villa vista, se possibile, senza le “fette di ideologia” sugli occhi.
Data la considerevole ampiezza degli eventi narrati e per non grattuggiarvi gli attributi piu’ di tanto, spezzero’ il post in due parti. Mi scuso per le probabili e inevitabili omissioni. Si tratta di un post, non della nuova serie di Lost.
Sarete comunque voi a farvi un’idea di Pancho Villa, che per il sottoscritto fu un bandito con degli ideali che contribui’ comunque, e in maniera controversa, a cambiare la storia del suo paese.
Ringrazio quindi il prof Durschmied, e dal momento che si trattera’ di un post molto lungo, vi ricordo che “Internet was made for porn”.
Jose’ Doroteo Arango: vita e opere
Il Messico degli inizi del ‘900 era un paese talmente arretrato e feudale, da far sembrare la Russia di Nicola II, la Svizzera.
La nazione mesoamericana era divisa essenzialmente in due caste: i nobili e ricchi, anzi straricchi, latifondisti, proprietari terrieri e industriali, in gran parte discendenti dei conquistadores spagnoli,e la massa bruta e talpina degli indios e deimestizos (meticci) di umili origini,destinati a nascere e morire come peones (braccianti), e ad essere impiegati come veri e propri schiavi nelle haciendas (grandi latifondi), o nelle fabbriche, principalmentetessili, messicane.
Jose’ Doroteo Arango era uno di questi servi della gleba che, insieme alla famiglia e alla sorella, faceva parte dei “beni immobili” di un ricco latifondista dello stato di Durango. Come un edificio, o una foresta, in sostanza.
Una sera, il giovane Arango, al rientro da una edificante giornata passata a tagliare canne da zucchero a 77 gradi centigradi all’ombra, trova la sorella seminuda e coperta di lividi, riversa sul pavimento in terra battuta del tugurio in cui vivevano.
Arango la soccorre, e la ragazzina fra le lacrime, gli racconta che il giovin signore e figlio del “padrone delle ferriere”, ha pensato bene di esercitare lo “jus primae noctis” su di lei.
Cosi’, tanto perche’ gli andava di fare del “sesso ludico” che la giovane evidentemente non gradiva.
Ad Arango ovviamente, fumano i coglioni, e dopo aver afferrato il machete con cui taglia le avgvste canne da zucchero, esce dalla capanna di fango decisamente imbufalito.
Il peon rintraccia infine il giovin signore e gli chiede spiegazioni. Quest’ultimo, in sella al suo destriero, resta dapprima basito da cotanta insolenza plebea, e quindi replica con un secco «Togliti dalla mia strada, meticcio»
Il meticcio, lo tira giu’ da cavallo, sguaina il machete e lo fa a dadini come la pancetta della carbonara.
A questo punto anche un fesso, e Arango fesso non e’, capirebbe che un peon che si macchia di un simile delitto deve togliersi elegantemente dai coglioni e passare in clandestinita’ il resto della propria misera esistenza.
E mentre Jose’ si da’ alla macchia, intorno a lui succedono cose interessanti.
Corre l’anno 1910 e il paese, stremato da trent’anni di feroce dittatura militare del Presidente Porfirio Diaz, e’ sull’orlo della bancarotta.
La corruzione e il malgoverno sono ormai giunti a livelli tali da scandalizzare persino le classi dirigenti, che si coalizzano in un partito d’opposizione guidato da Francisco Indalecio Madero, rampollo di orientamento liberal-moderato di una delle piu’ ricche famiglie messicane.
Quello stesso anno, allo scadere del mandato presidenziale, Diaz indice nuove elezioni che nelle previsioni dovrebbero garantirgli una facile vittoria, tramite brogli e intimidazioni, come nel passato.
Ma questa volta l’opposizione non ci sta, e Madero dichiara solennemente: «Questa nazione è pronta per la democrazia. E’ora che Diaz abbandoni il potere».
«HAHAHAHA» e’ la risposta di Porfirio Diaz, che coglie al volo l’occasione e se ne serve come pretesto per ordinare l’arresto di Madero, con l’accusa ovvia di cospirazione e alto tradimento.
Ma quest’ultimo, riesce rocambolescamente a evadere dalle prigioni del Presidente e a fuggire in Texas, da dove lancia un proclama all’insurrezione generale noto come Manifesto di San Luis Potosi’, dal nome della cittadina dov’era stato incarcerato.
E a questo punto, il 18 novembre 1910, iniziano a volare mazzate che dureranno fino al 1920 con incredibili colpi di scena, tradimenti, capovolgimenti di fronte e alleanze, che contribuiranno inoltre, in maniera non secondaria, alla discesa in campo degli Stati Uniti nella Prima Guerra Mondiale, e di cui Pancho Villa fu un indiscusso protagonista.
Le forze di Madero che passano il Rio Grande per affrontare i Federales di Diaz, sono una banda raccogliticcia e male armata, ma in loro aiuto, dalle montagne del nord e dai villaggi del sud, arrivano migliaia di campesinos (contadini) che hanno risposto all’appello di Madero, e soprattutto i due carismatici generali-straccioni che li guidano: Emiliano Zapata e Francisco “Pancho” Villa. Oddio, Zapata non era proprio il figlio della serva. I suoi genitori erano infatti piccolissimi proprietari terrieri (un metro e venti al garrese) .
Comunque, poco o nulla si sa sulla latitanza di Villa seguita all’omicidio del figlio del latifondista, tranne che divento’ un bandito e che a mio avviso fece bene a scegliersi un nome di battaglia decisamente migliore di Doroteo Arango, con il quale, anche oggi, avrebbe potuto al massimo fare il tronista.
Una nota prima di proseguire e al fine di comprendere meglio gli eventi narrati, la spendo per illustrarvi le caratteristiche, le armi e le tattiche militari degli scontri fra i belligeranti.
La Rivoluzione Messicana, fu un conflitto assai sanguinoso, combattuto essenzialmente da contingenti di fanteria, cavalleria e artiglieria, con quasi le stesse armi che di li’ a poco si sarebbero utilizzate sui campi di battaglia delle Fiandre e nelle trincee del Carso.
Quindi, fucili a ripetizione (Mauser, Springfield 1902 e Winchester), pezzi di artiglieria di medio calibro da 75 o 80 mm (principalmente francesi della Hotchkiss) e per la prima volta su un campo di battaglia che non fosse l’occasionale scontro fra truppe coloniali europee e nativi male armati, l’arma che purtroppo nel 1914 avrebbe trasformato la guerra moderna in un macello di dimensioni immani: la mitragliatrice (Maxim, Lewis, Gatling).
La consistenza numerica delle grandi unita’ che si affrontarono nella guerra rivoluzionaria e’ difficile da stimare con precisione, data la natura estremamente “volatile” degli organici delle truppe governative (Federales), che variavano da quello che si puo’ definire un reggimento, ossia 1000-2000 uomini, a una divisione, che in realta’ era piu’ una brigata, ovvero 3000-5000 uomini, per passare alle formazioni dei ribelli (Villistas, Zapatistas, Carrancistas), per le quali non esiste uno standard preciso sul quale basarsi.
Del resto, il grado stesso di “Generale”, fra i rivoluzionari, veniva assegnato in maniera alquanto generosa.
Essere a capo di una banda di 50 uomini, spesso era sufficiente per guadagnarsi i galloni
L’unica forza inquadrata secondo standard rigidamente occidentali, furono gli americani, che intervennero due volte nel conflitto, come vedremo in seguito.
In linea di massima, si possono comunque dividere le forze ribelli in tre corpi d’armata:
L’Ejercito Libertador del Sur, al comando di Emiliano Zapata.
La Division del Norte, al comando di Pancho Villa, che contava quattro brigate.
L’Armata Costituzionalista, di Venustiano Carranza.
Due curiosita’: il 50% delle truppe delle truppe che si affrontarono durante la guerra era composto da cavalleggeri.
Il treno e le ferrovie svolsero un ruolo primario, sia a livello logistico, sia come mezzo di trasporto e perfino d’assalto.
Least but not last:la qualita’ delle truppe Federales era, con qualche eccezione, piu’ o meno al seguente livello:
«…l’e’ li’, l’e’ la’, l’e’ la’ che la spetava, l’e’ li’, l’e’ la’ ch’ aspetava Miguel»
«Miguel son mi»
«El dindondeeeroooo…»
I rivoluzionari, al contrario, pur soffrendo di una carenza cronica di disciplina, erano molto coraggiosi e pugnaci e, nelle mani di due capaci e carismatici condottieri come Villa e Zapata, combatterono molto bene, sopperendo con l’elan alla mancanza di addestramento.
Bene, qui si chiude la prima parte del post.
Per quanto riguarda il sugosissimo capitolo dedicato alle legnate, temo che dovro’ farvi aspettare fino a mercoledi’ sera.
PS L’ordine cronologico non influisce sui commenti che potete postare, e ai quali rispondero' in entrambe i post.
E come al solito, se avete osservazioni, precisazioni, correzioni, oppure vi proponete semplicemente di squarciare le tenebre dell’ignoranza bruta e talpina che avvolgono il sottoscritto, siete i benvenuti.
Gracias
Da sinistra: El Comandante Raimundo Navarro, Pancho Villa, ed Emiliano Zapata.
D’accordo, d’accordo, va bene, ok. Il post precedente faceva, come dicono i francesi, scureggiare i tapiri, e il pezzo musicale faceva schifo.
Ho ecceduto in retorica, peraltro banalotta, e accolgo le obiezioni di Rosa Lucsemblog che, sebbene cuminista, ha in questo caso perfettamente ragione.
No prob. Ammetto di avere sbagliato nella forma e vado a Canossa. Ho un ego saldo, ma non ipertrofico, e Rosa e’ una amica (sebbene cuminista) molto intelligente che stimo davvero tanto, e che merita sicuramente polemiche meno puerili di quelle del post precedente.
Ammettere gli errori non mi provoca nessun dramma interiore, ne’ la ritengo una mostruosa umiliazione. Anzi, potrebbe servirmi a non ripeterli.
Perche’ errare e’ umano, ma perseverare e’ di sinistra.
PS Il prossimo post (per il quale mi sto facendo un culo a radice cubica) e’ di natura storica e mi auguro che susciti il vostro interesse.
Specie se avete visto e apprezzato “Giu’ la testa” di Sergio Leone.
Dedico volentieri questa canzone et relativo video a:
tutti gli etno-fighetti, gli ambientalisti, gli “antagonisti” i pauperisti, i cuministi radical-chic dei mercatini etnici e dei loft in Brera o in Piazza di Spagna, i “creativi” e gli “artisti alternativi”, i centrosocialati, tutti quelli che “e’ la loro cccultura”, la Signova Giancavla che quando va in vacanza “I bambini del Magveb sono povevi, ma hanno una gvande dignita’ cultuvale ”, i politicamente corretti e i punkabbestia che fanno i punkabbestia a Londra perche’ papi fa l’architetto o il prefetto.
Il capitano Kirk coadiuvato da Joe Jackson esegue la cover di “Common People” dei Pulp.
Spero che il testo che scorre sia abbastanza chiaro.
“Loaded” nella seconda strofa, significa “avere un pacco di soldi”.
Se fossi credente a questo punto probabilmente diventerei buddista. Perche’ quel che mi e’ stato fatto indirettamente notare da un commento di Nadjia Jacur, non puo’che essere cio’ che per i buddisti passa sotto il nome di “Karma”.
Allora, e’ tutta l’estate che ci sminuzzano finemente gli zebedei con bagasce, tette, videocrazie, Chavez nostrani priapici, e soprattutto veline.
Veline che sono assurte, come direbbero gli inglesi, a “the root of all evil” (la fonte di tutti i mali) per la maggior parte della sinistra e non solo.
Non mi dilunghero’ oltre sul moralismo sessuofobico da America anni 50 della sinistra, travestito da “questione ccculturale” , e tantomeno sulle Marie de Filippi (che mi fa vergognare di essere pavese) del Lider Maximo, che per successo nella vita intende il miserrimo e stercorario circo che gravita intorno a Briatore, le tamarrate di Volta & Gabbana, Donatella Versace e tutto il “merd-set” della Costa Smeralda.
Pero’ la storia di George Clooney ed Elisabetta Canalis mi ha fatto collassare dal ridere.
No, no temete, al sottoscritto del gossip non gliene potrebbe fregare di meno e non vi parlero’ quindi della vera o presunta relazione fra i due. Budda me ne scampi.
Ma rimanendo in tema di Karma non si puo’ fare a meno di notare questo:
Il principe degli attori belli ma colti di Hollywood, colui che recita in commedie sofisticate o in film di autori come i Cohen (siete liberi di dirmi che i Cohen vi fanno cagare, come il sottoscritto di mandarvi a cagare se non vi piacciono i Cohen. Questo non e’ un blog per cinefili di sinistra, grazie a dio), l’artista che meglio rappresenta la Hollywood etno-radical-chic, democratica, liberal e cuminista che appoggia tutte le cause ambientaliste e dei popoli oppressi, bene questo popo’ di attore con chi si va a fidanzare?
Con una intellettuale e politica bella sofisticata alla Segolene Royal o che so, una attrice cccolta, intelligente e politicamente impegnata tipo Emma Thompson o Julia Roberts?
Nein, niet, no, non, lo (ebraico).
Con Elisabetta Canalis. Una EX VELINA.
Anzi, “la velina” con la “V” gotica; quella stile manoscritti cirstercensi con tanto di miniature di unicorni, contadini che mietono il grano e battaglie con i saraceni.
Lei e la controparte bionda Maddalena Corvaglia (gran topa) sono infatti fra le veline piu’ famose e iconiche prodotte da “Striscia la Notizia”.
HAHAHAHAHA. Una Nardini per favore, qualcuno mi versi una Nardini che sto male.
No, voglio dire, per la “Signova Giancavla”, ipotetica e classica cuminista etno-chic media, questo e’ come se il capo tuareg del “Te’ nel deserto” di Bertolucci, fuggisse con una sciampista di Segrate (MI) invece che con lei.
E come se non bastasse, Clooney se l’e’ portata pure al Festival di Venezia. Nel tempio del cinema d’autore e delle crociate “videocratiche” contro la tetta assassina che soffoca Proust.
Ma vagli a dire qualcosa a Giorg Cluni, cara Repubblica (o Erik Ghedini), sul passato velinico, “tettico” e poco ccculturale della fidanzata, che poi il sior Cluni s’imbufalisce e mette in campo una fila di cazzutissimi avvocati americani che dopo averti fatto causa ti si magnano il giornale con tutte le rotative.
Giorg Cluni e’ mica uno sfigato fascistoide come Lele Mora o un buzzurro come Fabrizio Corona.
Lui non e’ un volgare e ignorante popolano come i sopracitati. Lui appartiene a una eminentissima famiglia liberal americana e i suoi legali ti fanno il culo a strisce, cara Repubblica.
Che poi Scalfari per sbarcare il lunario, deve travestirsi da Babbo Natale e tenere i bambini sulle gambe dal 22 al 24 dicembre, tutti gli anni, nei grandi magazzini della capitale.
Fra l’altro, se questo rappresenta l’inizio di un trend fra attori e intellettuali liberal o di sinistra, credo se ne vedranno delle belle.
Ipotetico flash di agenzia:
“MILANO 27 Settembre: oggi, il segretario del PD Dario Franceschini ha inaugurato il nuovo centro culturale “Giorgio Strehler” intitolato alla memoria del noto regista teatrale milanese. Alla cerimonia ha partecipato anche lo scrittore cileno Luis Sepulveda accompagnato dalla moglie Melissa Satta. Sepulveda, ha inoltre letto alcuni passi da “La Montagna Incantata” di Thomas Mann, mentre la consorte Melissa Satta ha in seguito intrattenuto il pubblico con alcuni brani scelti dal suo volume autobiografico intitolato “Il Monte di Venere e Luis. How I did it.”
Comunque, a me spiace davvero per la Signora Giancavla.
Perche’ non e’ giusto distruggere i sogni della gente, anche se cuminista.
Me la immagino, la Signova Giancavla, di ritorno dal mercatino etno-chic, che si ferma dal parrucchiere ecosostenibile equo e solidale dopo aver letto di Clooney e della Canalis.
Lei che con Giorg vorrebbe scappare da sempre, perche’ lei e’ colta e si merita un uomo affascinante sofisticato e colto e una grande storia d’amore.
Come il Dottor Zivago.
E si addormenta sotto il casco.
Colonna sonora: immortale e romanticissimo tema del Dottor Zivago.
Una isba solitaria nella steppa coperta dalla neve...
«Laraaaaaa…»
«Yuriiiiiii…amore, corro da te, aspettami!»
«Laraaaaaa…»
«Yuriiiiiii….»
«Laraaaaaa…»
«Yuriiiiiii….»
«Lara?»
«Yuri? Chi e’ quella sgualdrina accanto a te? »
«Lara, tesoro; credo che sia ora di fare un discorso. Ti presento la mia fidanzata Giorgia Palmas»
E improvvisamente, nel sogno irrompe una strana sensazione di irrealta’ laccata, e l’ambiente comincia a trasformarsi nello studio di Striscia la Notizia, e Omar Sharif in Ezio Greggio.
Colonna sonora: I did it again di Britni Spiars.
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«Signo’, signo’. Si svegli si svegli!»
«Chi e’? Cos’e’?»
«Signo’, sono Debbora, la sciampista. Si e’ addormentata e stava facendo un brutto sogno. Mugolava “Yuri, tette, Santoro”»
«Deborah?»
«Si' signo’?»
«Hai mai letto il “Dottor Zivago”?»
«Certo signo’. Mi piace tanto Pasternak. E pure Bulgakov»
«Deborah…»
«Si’ signo’?»
«Troia»
PS Ringrazio Nadjia Jacur per l’ispirazione del post.
Innanzitutto una cosa seria che non c’entra con il titolo del post:
Il Dott Falecius ha appena pubblicato un post molto interessante in cui si racconta la storia dell’Afghanistan. Anzi, sono due, e si inizia con quello intitolato “Papaveri ed uva” , per continuare con "Papaveri ed uva II".
Sono post storico-divulgativi superbamente documentati, scritti da uno storico qualificato, e comunque la pensiate sulla questione e sulle opinioni del Dott Falecius, a mio modesto avviso vale la pena di leggerli, in virtu’ dei fatti accaduti due giorni fa a Kabul.
Ed ora via col lissio, anzi con il “ballo del qua qua”.
Da qualche giorno circola su Feisbuc e sull’interwebz, il testo di una lettera che l’avgvsta Romina Power, cantante, attrice e showgirl (cosi’ riporta Wikipedia), avrebbe indirizzato al Ministro della Sanita’, permanifestare la propria contrarieta’ ai vaccini destinati a prevenire la diffusione della nota influenza meglio nota come “febbre suina”.
La Power, vorrei inoltre ricordare, e’ anche l’ex moglie del “John Coltrane” di Cellino San Marco (BR) Albano Carrisi: cantautore, attore e viticoltore italiano (cosi’ riporta Wikipedia).
Insieme, diedero vita alla coppia canora Albano e Romina, che elevo’ a picchi stercorari fino ad allora sconosciuti, quel liquame sonoro che passa sotto il nome di “melodico italiano”.
In ogni caso, la lettera di Romina Power si intitola “Dico no ai vaccini e vi spiego perche’ ” e questo e’ il link.
Nella missiva, la Power esordisce sollevando quelle che sembrano ragionevoli obiezioni, ma ben presto l’effetto di tutti gli anni passati a fianco di Albano prende il sopravvento, e si produce quindiin un’autentico “Uovo di Faberge’ ” dello sbrocchismo, che passo volentieri a illustrare e che costituisce il “cardine” del suo rifiuto ai vaccini.
Testo originale:
«Gravissime accuse contro l’OMS, le case farmaceutiche Baxter, Sanafi-Aventis e Novartis e una serie di personaggi di rilievo della finanza e della politica internazionale, sono state mosse dalla nota giornalista austriaca Jane Burgermeister (leggi La Scienza Verde di agosto). Secondo la denuncia, sia il vaccino che la stessa epidemia A/H1N1 sarebbero armi biologiche deliberatamente utilizzate per la riduzione della popolazione mondiale»
Ora: a parte che citare come fonte una rivista che, alla luce di molte strampalate teorie ambientaliste, ha per nome un ossimoro quale La Scienza Verde, mi lascia decisamente “freddino”. Ma vabbe’, forse sono un po’ prevenuto, non conosco la rivista, e su questo si puo’ discutere.
A parte che l’azienda farmaceutica francese si chiama “Sanofi” e non “Sanafi”.
La cosa che mi lascia veramente perplesso e’ il riferimento alla “nota giornalista austriaca Jane Burgermeister”.
Nota, notissima, anzi una vera et autorevole giornalista scientifica di prim’ordine. Vi invito a consultare Wikipedia in merito.
Una fonte autorevole che in virtu’ del cognome, potrei al massimo utilizzare come amaro digestivo alle erbe.
Barista:
«Il signore desidera?»
Yossarian (massaggiandosi la ventrazza):
«Guardi, a dirla tutta e’ da qualche ora che mi si ripropone l’impepata di cozze, e che vado quindi scureggiando come un babbuino. Avrebbe qualcosa per alleviare il disagio?»
«Uhmm…che ne direbbe di due dita di Burgenmeister?»
«Pero’! Ottima idea»
«Ahhh, il signore si’ che se ne intende»
Tutti sappiamo che Big Pharma ha fatto quattrini a palate con la “febbre suina”, cosi’ come sappiamo anche, e non ci vuole la Jagermeister per capirlo, che Big Pharma ha gonfiato l’allarme a dismisura sfruttando abilmente i mass media.
Perche’ e’ cosi’ che agisce Big Pharma quando decide di "farla sporca": non ha laboratori segreti dove produce mostri a tre teste.
Si va dal "cooptare" i medici di base con regali e omaggi di lusso per prescrivere certi farmaci, quando non si tratta in alcuni casi, di vere e proprie bustarelle, ad altre porcate di magnitudo ben piu’ ampia, ma assai prosaiche, dove gli ingredienti di base sono sempre gli stessi:
Interessi enormi, corruttori e corrotti, quattrini a palate.
Tanto per dare l’idea delle cifre che girano intorno al mercato farmaceutico, pensate che dall’identificazione di una molecola all’immissione sul mercato di un farmaco, passano in media dieci anni, durante i quali per la “Ricerca e Sviluppo” vengono spesi centinaia di milioni di dollari, euro, sterline, rupie, renminbi (valuta cinese) e chi piu’ ne ha, piu’ ne metta.
E su dieci molecole, generalmente, solo una diventa un farmaco.
Gli investitori specializzati del settore corrono quindi rischi notevoli e devono inoltre possedere, al contrario di quanto accade in altri settori del “venture capitalism” (ossia chi vi fornisce i quattrini), una visione strategica a lunghissimo termine del rischio e dell’investimento, che non di rado va in vacca.
Si tratta di una peculiarita’ del mercato farmaceutico. Non sto dicendo nulla di nuovo o di straordinario. C'e' chi ne scrive e ne tratta molto meglio, e in maniera molto piu' professionale del sottoscritto.
E in virtu’ di questa particolarita’, molti colossi di Big Pharna si sono creati i propri fondi d’investimento per finanziare o acquistare aziende o molecole promettenti nel campo delle cosidette ‘Life Sciences’. Vedi "Novartis Venture Funds," o "SR One," lanciato nel 2008 da GlaxoSmithKline.
In sostanza, se la cantano e se la suonano.
Naturalmente il gioco vale la candela, perche’ quando c’azzeccano, il ritorno finanziario e’ colossale.
Il fatturato 2008 della Pfizer e’ di 48,40 miliardi di dollari, di cui 44 miliardi generati dal segmento farmaceutico.
Le vendite di Lipitor (atorvastatina), farmaco “blockbuster” per ridurre il colesterolo il cui “brand name” italiano e’ Torvast, ammontano per il 2008 nel bilancio Pfizer, a 12 miliardi di dollari.
Per restare in tema di cifre e proporzioni, 48,40 miliardi di dollari sono circa 30 miliardi di sterline, e il deficit delle casse dello stato inglesi per quest’anno, e' stimato a intorno ai 175 miliardi di sterline.
Non male direi.
In tutto questo turbinare di miliardi, la “goodwill”, che in italiano potremmo definire come “il buon nome della ditta”, e’ assolutamente vitale, e ogni anno per pubbliche relazioni, carita’ e iniziative etiche, Big Pharma spende decine di milioni di dollari, euro, etc etc.
Questa e’ gente che produce e vende medicine, non caramelle. La buona reputazione e’ fondamentale.
Big Pharma e gli investitori di Big Pharma, conoscono benissimo i rischi finanziari delsettore e mettono sempre in conto di dover perdere tanti quattrini. Fa parte del gioco e succede spesso anche ai colossi farmaceutici.
A volte, gli enti governativi di controllo del farmaco europei, americani o asiatici, bocciano un "candidato" che e’ quasi in dirittura di arrivo, ed ecco che decine, se non centinaia, di milioni di dollari finiscono giu’ per lo sciacquone.
Parlate con un qualsiasi avvocato o esperto che lavora nel settore “affari regolatori del mercato farmaceutico” e ve lo confermera’.
Quindi, per assurdo, a Pfizer converrebbe molto di piu’ spendere qualche centinaia di migliaia di dollari per corrompere qualcuno e fargli scrivere che la “febbre suina” e’ la nuova Morte Nera, al fine di vendere vaccini, piuttosto che creare in laboratorio virus o nani con nerchie paonazze di 70 centimetri, che, oltre a costare una barbarita’ e a non vendere quanto un farmaco che ti fa tirare la pirla, o ti abbassa il colesterolo, rischierebbero anche di mandarla in rovina se venisse scoperta e sputtanata.
Quindi, cara Romina, obiezioni ragionevoli e ragionate sulla fretta di produrre il vaccino e sul giro d’affari legato a quest’ultimo, ci possono anche stare.
Ma non “cronache marziane” per favore. Quella e’ fiction, e preferisco di gran lunga l’originale di Ray Bradbury.
«Felicita', e' sbroccare un pochino contro il vaccino, la felicita'»
"THERE'S ALWAYS THE POSSIBILITY THAT SOME ASSHOLE WILL BE OFFENDED. ISN'T THERE?" Clint Eastwood as Frank Morris "Escape from Alcatraz" (Don Siegel, 1979)
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