Friday, 30 October 2009

Hallmarks of Felinity

Io e Rachel ci prendiamo una pausa per il week end, ma vi lasciamo in compagnia degli unici esseri viventi degni di fiducia.

Se avete storie di casini o bastardaggine felina (tipo quando tentano deliberatamente di assassinarti tagliandoti la strada in cima alle scale), i commenti sono a vostra disposizione per il week end.
Se no, fate quello che volete.

Vi annuncio una new entry fra i linchi: il blog di Morrigan da lei stessa definito un blog «sui gatti, de re coquinaria, "LOTR" et similia»

LOTR ovviamente, sta per Lord of the Rings.

Have a nice week end


Wednesday, 28 October 2009

A Volte Ritornano (Importante update in fondo al post)


ARRRRRRGHHHH!

Scusate: lo so che non e' buona norma iniziare un post con ARRRRRRGHHH!, ma sono reduce da un terrificante flashback. Uno di quelli da film noir in cui una parola, un profumo, o un'immagine, riportano l'ignaro protagonista a un passato oscuro, tragico e sepolto che s'illudeva di poter dimenticare.

O se preferite la versione "cccolta", posso definirla una "esperienza proustiana" in negativo.

E come il protagonista di un film noir (anche perche' il distributore automatico dell'ufficio non passa "petite-madeleine", ma solo porcherie al triplo cioccolato, totalmente iniquo e assolutamente non solidale, grazie a dio) mi sono accasciato privo di forze sulla sedia travolto da un'improvviso tsunami di ricordi agghiaccianti.

Tutti rigorosamente in bianco e nero, dal momento che sono tornato indietro ai MEFITICI ANNI 70!

Ma andiamo con ordine:

Qualche ora fa, ero in ufficio pervicacemente impegnato a cazzeggiare e scapperare le nari del mio avgvsto nasino.

Ora: cio' non fa normalmente parte della mia solidissima et granitica "etica del lavoro" lombarda (io come lombardo lavoro anche quando dormo, cari i miei fancazzisti, tse'), ma dal momento che fra un mese l'azienda si sbarazzera' del sottoscritto e che in questi giorni non ho nulla da fare, tranne spedire CV a tutta randa, mi sono messo a leggere i giornali online e fanculo la ditta albionica.

A proposito: questa cosa non ditela a nessuno, senno' mi tolgono la cittadinanza lombarda.

Verrei processato per alto tradimento in un tribunale speciale della Lega a Gavirago con Colnago (VA).

Essere lombardo e' infatti un privilegio, e comporta doveri ben precisi: se per esempio venite catturati dal nemico, a differenza di tutti gli altri soldati del mondo, che in base alla Convenzione di Ginevra sono tenuti a fornire solamente nome, grado e numero di matricola, siete obbligati a rispondere a tutte le domande con un perentorio «Vada via al cü, terun»

Esempio:

Ufficiale nemico: «Would you like to be taken to a prison camp, or to be killed right here in front of me?»

El brav e curagius sulda' lumbard c'al ga minga paura de nisciun: «Vada via al cü, terun. Viva il Borghezio!»

Ma non divaghiamo.

Mentre scorro la pagina del Corriere online, mi casca l'occhio su un articolo dedicato al neoeletto segretario del PD Bersani.

«Bene» mi dico, «ci ho appena scritto un post, vediamo se c'e' qualche novita'»

Inizio a leggere, e in merito al futuro rapporto fra PD e IDV scopro che Bersani ha in mente «Convergenze sì, ma parallele».

Mi si e' annebbiata la vista, mi e' salita un'ondata improvvisa di calore, e hanno cominciato a ronzarmi le orecchie.

LE CONVERGENZE PARALLELE!

La leggenda vuole che il sopracitato termine, con il quale in sostanza si indicavano i peggio inciuci fra PCI e DC della Prima Repubblica, sia stato inventato da Aldo Moro, anche se non esistono fonti precise al riguardo.

Comunque sia, entro' presto nel lessico politico e non del Belpaese, assurgendo al ruolo poco invidiabile di tormentone e simbolo dello stagnante clima di immobilismo dell'anomalia italiana degli anni 70: una democrazia dove l'opposizione non poteva andare al governo perche' altrimenti avrebbe scatenato la rivoluzione rossa, e una maggioranza cattolica che considerava il paese come una sorta di "Vaticano con un parlamento".

Il tutto, cortesemente sponsorizzato da CIA e KGB.

Bastardi.

Val la pena inoltre di ricordare che il "politichese" dell'epoca, ossia quello che il mio cortese et gradito ospite Essere Disgustoso cita a proposito delle tribune politiche televive fra Andreotti e Berlinguer, raggiunse livelli tali di surrealismo e astrattezza, da far impallidire le diatribe del Concilio di Nicea o gli intrighi di corte bizantini.

Tanto e' bastato per far scattare il flashback:

Davanti ai miei occhi spalancati sul terrore retroattivo, hanno preso a scorrere immagini di "Cina" (i comunisti nel gergo politico giovanile pavese degli anni 70) e "fasci", di Piazza San Babila, cortei, lacrimogeni e botte da orbi. E ancora, "l'austerita' " delle domeniche senza automobili per via dell'embargo dell'Opec decretato dopo la guerra-arabo israeliana dello Yom Kippur, i telegiornali in bianco e nero con Ruggero Orlando, e i filmati dal Vietnam che si aprivano con la laconica frase: «Sud est asiatico» pronunciata da un giornalista che per l'occasione assumeva un tono sepolcrale, a sottolineare l'assoluta mancanza di speranza per la guerra americana da quelle parti.
E a seguire, come un torrente in piena, le Brigate Rosse, la strage dell'Italicus, Canzonissima con l'ombelico della Carra' e il "tuca-tuca" (di cui io vorrei fare da sempre una pesissima cover doom-metal, ma non riesco a trovare nessuno disposto a farla. Fatemi sapere se vi interessa), i film con la Fenech, "quel gran pezzo dell'Ubalda...", e soprattutto le orripilanti "assemblee" nelle scuole "occupate".

Nel mio caso, quelle con il "compagno Buzzoni" (nome ovviamente fittizio per proteggere l'identita' di un pirla).

Il compagno Buzzoni, che credo abbia poi fatto carriera in qualche anfratto di Rifondazione, era un cornuto permaloso, egomaniaco e fanatico, che non sopportava essere contraddetto, specie quando si lanciava in lunghi "pistolotti" paraleninisti e antimperialisti.

Credo di aver cominciato a odiare la sinistra dal compagno Buzzoni. E comunque, per onesta' intellettuale, va anche detto che dall'altra parte della barricata c'era un branco di nazisti della peggior risma.

In ogni caso, come potete facilmente immaginare, per il sottoscritto, il compagno Buzzoni rappresentava un fantastico invito a nozze.

La prima delle innumerevoli volte che venni cacciato da una assemblea per eterodossia (finche' non li mandai definitivamente a cagare), il Buzzoni si stava brillantemente producendo nella sua versione della bassa padana di un'arringa di Lenin ai Soviet degli operai di Leningrado nel 1917.

Ce l'aveva con l'imperialismo americano in Africa, e mentre esaltava le magnifiche virtu' proletarie del dittatore rosso etiopico Menghistu, trovo' il modo di infilarci una "bottarella" ai sempre malvagi sionisti, citando la guerra del Kippur e servendomela su un piatto d'argento:

Buzzoni: «...quella guerra che gli imperialisti israeliani hanno vinto solo grazie ai massicci aiuti militari degli Stati Uniti»

Yossarian: «Buzzoni, ti riferisci forse alla stessa guerra che i socialisti arabi sono riusciti a perdere nonostante i massicci aiuti militari dei sovietici?»

Le convergenze parallele. E' stato un momento drammatico, ma per fortuna il flasback su quella nequizia e' durato una manciata di secondi, al termine dei quali sono tornato nel 2009.

Ora: se queste sono le premesse lessicali e semantiche del programma di Bersani, il PD e' come gli americani in Vietnam. Condannato alla catastrofe.

Avevano ragione Uriel e Rachel Barnacle.

Uriel aveva commentato ricordandomi che Bersani e' un ciellino, e Rachel in privato, sostenendo che la gente come Bersani e' orfana di un passato che cerca disperatamente di ricreare.

Quello della Prima Repubblica.

Quello della stabilita' politica lottizzata e distribuita in base ai canoni del "Manuale Cencelli", dove ognuno tiene le mani a posto e non invade il rione dell'avversario.

Una politica bisbigliata nei corridoi del "Transatlantico" a Montecitorio, destinata agli addetti ai lavori e decodificata attraverso complessi rituali e messaggi trasversali su media compiacenti, la cui sfera d'influenza e' sempre equamente ripartita fra correnti.

Non a caso, oggi, tanta gente sia a destra, sia a sinistra, rimpiange quella stabilita'.

Non c'era bisogno, per esempio, all'epoca, di manifestazioni per la liberta' di stampa.

I due ras del quartiere, avevano raggiunto infatti un "gentleman agreement" sulle sfere d'influenza, e a quello si attenevano scrupolosamente. Esattamente come i loro sponsor di Washington e Mosca.

La gente come Bersani, e qui ha ragione Rachel, e' cresciuta in un ambiente dove era destinata a far carriera politica. A diventare "boiardi" rossi o bianchi. Dirigenti di partito in un sistema che sembrava immutabile.

Ma il crollo del Muro, Mani Pulite e l'avvento di Silvione Chavez, li hanno strappati a quella carriera, hanno distrutto il retroterra culturale,"l'humus" politico, quei partiti e in ultima analisi, quella societa' che avrebbero dovuto governare.

Non stupisce quindi che non solo Bersani, e non solo a sinistra, qualcuno versi lacrime sulla Prima Repubblica e cerchi addirittura di utilizzare lo stesso linguaggio arcano del tempo che fu, nella speranza di ritrovare certezze perdute.

Quel "tempo perduto", tanto per restare in tema di madeleine.


LE CONVERGENZE PARALLELE

Speravo davvero di non doverla sentire mai piu'.

Male Bersani, anzi malissimo. Molto male.


ARRRRRRGHHHH!

UPDATE: un commento stupefatto del buon Attila si chiede cosa possa voler dire la seguente dichiarazione di Bersani, apparentemente contraria a ogni forma di logica razionale, in merito all'adesione a quella buffonata del "No Cav Day" lanciata dal tribuno "de noantri" Antonio Di Pietro: «il PD non aderirà alla manifestazione, ma c'è "rispetto per questa iniziativa"»

Caro Attila, sappi che questa e' la prima applicazione pratica da parte del nostalgico Bersani, delle
CONVERGENZE PARALLELE.

Di questo in effetti si tratta. E ne seguiranno altre ancora piu' criptiche et illogiche.

Non chiedermi cosa significhi perche' non l'ho mai capito.


Monday, 26 October 2009

The End of the Beginning?

A furia di bastonate, la maggioranza del popolo del PD deve essersi ricordata di avere testi di Marx o Lenin in soffitta, e li ha tirati fuori dal baule per rileggerli.
E tale rilettura a giudicare dai risultati, sembra sia avvenuta non in termini meramente ideologici, bensi' seguendo una chiave d'interpretazione fondata sull'analisi critica della "metodologia politica", che ha causato alla sinistra quindici anni di amare sconfitte, inframezzate da due governi che al paese hanno dato esclusivamente aria fritta antiberlusconiana accompagnata da infinite , clientelari, e risibili guerre civili nello schieramento progressista.

E non v'e' dubbio che tale operazione abbia dato i suoi frutti.

Oggi il popolo del PD ha eletto alla segreteria del partito Pier Luigi Bersani.

Io che non voto a sinistra, ho tuttavia accolto la notizia con parecchio interesse e una buona dose di sorpresa.

In primis perche' mi fa piacere che i sostenitori di Franceschini lo abbiano, come si dice in francese, preso nel gnau.

L'uomo della "grande rivolta del calzino turchese", e' infatti l'esponente di punta dell'ariafrittismo cuminista che sulla base di un programma politico fondato esclusivamente sul rancore personale per il caudillo abberlusconi (un fetente, su questo non v'e' dubbio), ha pompato cosi' tanta aria compressa nello schieramento progressista, da rischiare di fargli fare la fine di uno di quei palloncini che sfuggono di mano ai bambini.

Il palloncino di sinistra si e' messo infatti a volare sempre piu' in alto, e sempre piu' lontano dal suolo, e oltre a perdere di vista la propria base e gli interessi del paese che e' chiamato a servire, rischiava seriamente di esplodere ingloriosamente in un "mini-Gotterdammerung" di aria fritta ad altissima quota, fra l'indifferenza generale degli elettori e del paese.

Senza contare il tripudio delle destre, che in questi anni hanno vinto e campato non tanto per meriti, ma soprattutto per demeriti al limite del ricovero coatto in una clinica per alienati mentali, della sinistra.

In secundis, e questo mi ha lasciato basito, per la prima volta in quindici anni, un politico destinato a guidare la sinistra, non ha menzionato nella lista delle priorita' dei suoi programmi, la lotta contro il demoniaco Fu Manchu brianzolo, le tette, le bagasce, le veline, il rammarico per una televisione volgare che non trasmette piu' "La cittadella" di Cronin in bianco e nero con Alberto Lupo (regia di Sandro Bolchi), e le videocrazie che ai radical chic piace tanto stigmatizzare con ardente furore luterano (non che io sia un fan di quel dittero umano di Fabrizio Corona, sia ben chiaro).

Per la prima volta in quindici anni un politico destinato a guidare la sinistra ha parlato di problemi reali e di gente vera. Ha detto in sostanza, "qualcosa di sinistra", tanto per citare un regista di sinistra che, a parte "Bianca", non amo affatto.

La prima dichiarazione di Pier Luigi Bersani, appena eletto segretario del PD, e che riporto dal Corriere della Sera, e' stata: «Le nostre priorita' sono lavoro e precari»

A momenti mi viene un colpo.

Voglio dire, sono quindici anni che secondo la sinistra cuminista i problemi del paese si riducono esclusivamente all'esistenza del Sauron di Arcore. Un Sauron di cui hanno tentato ansiosamente di sbarazzarsi in tutti i modi, tramite giudici, campagne stampa, e ultimamente bagasce.

E le urne no? Verrebbe da domandarsi; in fondo abbiamo un parlamento.

A dire il vero, i cuministi hanno avuto ben due occasioni in cui gli italiani li hanno eletti alla guida del paese, segno che la tv del "mostro" non e' cosi' onnipotente, ma invece di governare hanno preferito dedicarsi alle faide interne, fedeli al famigerato motto reso celebre da Corrado Guzzanti alias Walter Veltroni: « Tutti devono poter partecipare». E hanno perso nuovamente. Com'era prevedibile.

Mi fa quindi piacere, nonostante non voti a sinistra, che Bersani abbia rilasciato dichiarazioni quali: «stare in un angolo ad urlare non serve a niente» e che, udite udite, abbia parlato di «un grande partito popolare». Agli "opliti del bene" elitisti, radical chic e cuministi questa suonera' come un'eresia:

«Ma da quando un partito progressista deve essere popolare?» Si chiederanno esterrefatti i "bramini" del PD.

«Vuol dire che Bersani permettera' ai membri della Coldiretti di partecipare alle manifestazioni culturali del club "Senofonte 2000"?» gracchiera' la signora Giancavla in preda al panico.

«Avevo appena acquistato due quintali di calzini turchesi...non mi verrete a dire che ora Bersani pretendera' che ci mettiamo a parlare di roba da scaricatori di porto come precariato, economia, immigrazione, e laicita' dello stato?» protestera' con veemenza qualche "pretoriano" del segretario uscente Dario "Franceschiello".

«Vuol dire che nel partito ci saranno degli omosessuali?» tuonera' la Binetti, che ha votato Franceschini (complimentoni ancora a chi ha votato Franceschini).

In virtu' di tutto questo e di quindici anni di sconfitte che potevano essere evitate, io che non sono di sinistra, faccio un applauso a Pier Luigi Bersani per aver avuto il coraggio di spezzare quell'incantesimo che da quasi un ventennio ipnotizza i progressisti italiani, paralizzandoli completamente.

Gli faccio un applauso per non aver menzionato Berlusconi nemmeno una volta e aver parlato invece di gente che non arriva alla fine del mese, di ceti popolari, o dei problemi di piccoli imprenditori e artigiani.

Come dovrebbe, anzi, come avrebbe dovuto fare una sinistra degna di questo nome.

Francamente non m'interessa la dietrologia su cosa abbia fatto in passato Bersani nel PCI.

Mi sembra che stia cercando di voltare pagina e di costruire un partito politico in grado di governare e non di presentare scoop sulle alcove della destra.

Certo, per il momento si tratta solamente di enunciazioni : semplici dichiarazioni d'intenti a cui dovranno seguire fatti, ma gia' nella disponibilita' a cercare un confronto puramente fattuale e politico con la destra (compreso il dialogo), colgo un segnale positivo e diverso sulla voglia del popolo del PD di tornare a fare politica, e politica seria.

Ripeto, non sono di sinistra ma questo esordio mi piace, e quindi auguro un sincero "in bocca al lupo" a Pier Luigi Bersani e a quello che pare essere un tentativo di rifondare la sinistra.

Fra l'altro, di lupi nel suo partito, a cominciare da quelli teodem, ce ne sono parecchi e quindi ne avra' bisogno.

L'esordio mi pare piu' che dignitoso, e rispetto all'andazzo degli ultimi anni, decisamente rivoluzionario.

Anche se per ora sono soltanto parole.

Staremo a vedere.


PS La frase del titolo e' di Winston Churchill


UPDATE : hanno ricominciato a litigare. E' inutile, non hanno speranza. Sono catastrofici.

Fate conto che non abbia scritto il post.

Link

Thursday, 22 October 2009

Problemi tecnici?

Per motivi a noi del tutto ignoti, a quanto pare alcuni lettori non son riusciti a visualizzare la terza (e forse neanche la seconda) parte della saga su Pancho Villa, scritta da Yossarian.
Proviamo a vedere se pubblicando direttamente i link è possibile risolvere la faccenda.

Nel caso il trucchetto funzionasse, consigliamo di pubblicare gli eventuali commenti su questo post, piuttosto che su quelli specifici (è una questione di comodità. Non vorremmo che alcuni commenti sfuggissero allo sguardo aquilato di Yoss).
Nel caso il trucchetto non funzionasse, i vostri consigli potrebbero rivelarsi preziosi e saremo ben lieti di seguirli.
Se nemmeno i consigli preziosi funzionassero, salite sul primo pullman per Lourdes.

A seguire, i link di tutti e tre i post dedicati a Pancho e la rivoluzione messicana.


Parte I - Vamos a matar, companeros
Parte II - Vamos a matar, companeros (parte segunda, olé!)
Parte III - Vamos a matar, companeros (Deguello)

UPDATE:

Imbeccati dal commento di Carlo, abbiamo provato a caricare il blog con IE, e - stupore! - non solo non si vede la terza parte su Villa, ma neppure la barra dei link a sinistra, l'archivio, e un altro cazziglione di cose.
Ne deduciamo che IE potrebbe entrarci un qualcosina per quel che riguarda la corretta visualizzazione del blog.
Dunque vi consigliamo di liberarvi di IE (che comunque è un cagatore di Browser) e tentare la sorte con Firefox.
Di nuovo, sarebbero utili i vostri commenti/consigli, poiché nonostante tutti gli indizi paiano indicare IE, ci troviamo nel magico mondo dell'IT, dove è bene non dare nulla per scontato.

UPDATE 2 (La vendetta):

Grazie ai consigli di Nicola e di un anonimo lettore abbiamo modificato l'html del post, che ora dovrebbe vedersi. Fateci sapere.
A quanto pare il problema è Word.
Le imbeccate su che tipo di programma di scrittura usare onde evitare ulteriori bordelli, saranno apprezzatissimi.

Wednesday, 21 October 2009

Varie et eventuali

Volevo ringraziare tutti gli ospiti del post sulla Binetti e l’aggravante del codice penale per il reato di omofobia.

E’ stato un dibattito interessante, civile, e, come si diceva nei mefitici anni 70, “costruttivo”.

Non ci sono stati strepiti ed esaltati con la schiuma alla bocca che strillavano «omofobo» o «vuoi distruggere le famiglie italiane».

Quindi grazie ancora, e in particolare a Claudio e Restodelmondo.

Prossimamente su questi schermi, una storia di mare e di pirla ambientata nella Grande Guerra.

Mare e pirla quando si combinano, danno sempre luogo a storie avvincenti.

Un po’ come quello che secondo Godard ci voleva per fare un buon film: «Una donna e una pistola»

Infine, una notizia sensazionale:

Ho scoperto chi ha inventato il politicamente corretto.

E’ stata la fidanzata di Diabolik.

Tuesday, 20 October 2009

Vita da spigola

“Malfoy provoked us” – said Harry stiffly.

“Provoked you?” – shouted Professor McGonagall […] – “He’d just lost, hadn’t he? Of course he wanted to provoke you!”

J.K.Rowling - Harry Potter and the Order of the Phoenix


S’impara da piccoli.

Non può nemmeno essere considerata furbizia, è un semplice codice comportamentale che distingue il poppante dal ragazzino che sa come si sta al mondo.

A volte è la mamma o il papà ad impartire l’utile lezione, o qualche amichetto più sveglio. Che sia una partitella a calcetto o una silenziosa guerra fredda a chi c’ha lo zainetto più figo, è irrilevante: non appena entra in gioco la competizione ci si accorge che chi perde rosica, e diventa importante saper gestire la faccenda.

Così, invece di tirare un cazzotto sul naso ai chihuaua umani che si attaccano al polpaccio non appena s’accorgono d’esser perdenti, ci si perfeziona nella scrollatina di spalle. O meglio ancora – alla risata in faccia. Che fa molto più male del cazzotto sul naso, e soprattutto, ti evita di far la figura minchiona di quello che s’è messo a trottare dietro le provocazioni sterili.

S’impara da piccoli la resistenza ai rosiconi umiliati.

Oppure non s’impara più.


Tipo Franceschini.

Questo democristo imbiancato, sia per curriculum che per atteggiamenti, tradisce un’incapacità nel saper amministrare le vittorie che lo rende di fatto – da una parte – Uomo Emblema del Partito Democratico, e dall’altra – meno scafato di un ragazzino di sei anni.

Poiché Franceschini – che da oggi chiamerò La Spigola Umana – piuttosto che occuparsi del perché la reincarnazione ciliciata di Bernardo Gui ha appena boicottato il suo stesso partito, o del perché continui a perdere voti nonostante abbia di fronte degli avversari inqualificabili, ha abboccato clamorosamente alla puerile provocazione di Mattino 5, e si è dunque occupato di calzini.

Cioè, l’equivalente dialettico del cazzotto sul naso al chihuaua rancoroso.

E io penso – “Tupaia è una brava divulgatrice, però questa svista è imperdonabile: in quattro post sugli apparati riproduttivi delle creature non ha mai parlato di Franceschini, che i coglioni non ce li ha né interni, né esterni e sarebbe il caso che qualcuno cominciasse a studiarlo per capire dove sono ubicati.”

Poi però vado su Facebook perché c’ho da pensare alle cose serie tipo fare il raccolto su Farmville e spedire le figurine al pet della siorina Ashley, e mi accorgo che è tutto uno schiamazzare di calzini pure lì. Petizioni per i calzini. Gruppi neonati per Il Diritto Al Calzino Colorato. Video sui calzini. Pare di essere in una accidenti di filanda.


Io non capisco, questa è una vittoria per la sinistra.

Da parte dei perdenti, erano state fatte promesse (minacce?) di vederne delle belle sul giudice Mesiano, e non dubito che abbiano provato a mantenere la parola.

Ma tutto quello che sono stati in grado di mostrare è un uomo di una certa età che aspetta l’apertura del barbiere, con sotto un commentino alle immagini così platealmente patetico da muovere alle lacrime (dal ridere). Un caso di rosicamento come raramente ne ho visti in cattività. Un’addentata di limone storica.

Perché mai Franceschini e le persone che starnazzano su Facebook e YouTube (“un pedinamento in puro stile mafioso!” – uno dei commenti), invece di fare le raccolte di firme e farsi inquadrare i calzini non sono a roteare le natiche verso Sua Emittenza? Con tanto di schiaffetti provocatori alle guance dietro, aggiungerei.

Son sicura che Franceschini abbia avuto una mamma amorevole, amichetti fidati.

Possibile che nessuno gli abbia mai detto: “Dario, lascia stare chi rosica. E’ gente furiosa perché una volta tanto l’hanno preso in quel posto e vogliono solo distrarti dalle cose serie. Non so perché ma c’ho la premonizione che finirai per essere il segretario di un partito che farà cagare i mostri della laguna nera, quindi forse sarà il caso tu smetta di cazzeggiare”.

Ahibò, sarebbe stata una benedizione per tutti.




Monday, 19 October 2009

Citizen Murdoch

«Ohiohiohi Omar, bastardo, chiudi quella cazzo di tapparella che c’ho la testa che sembra un pallone»


«Hamir, chiudi il becco. Senza luce inciampo nell’RPG e mi spacco le corna. Devo andare in bagno a vomitare»


«Di nuovo?»


«Si’, di nuovo. Ma come faranno gli infedeli? Sto male come un cane»


«Bluarghhhhhh»


Segue caratteristico suono dello sciaquone.


«Come va Omar?»


«Inzomma…»


«Omar?»


«Si’?»


«Andremo all’inferno vero?»


«Perche’?»


«No, dico: ieri sera…non ti ricordi?»


«No.»


«Dopo aver letto l’articolo del Times sugli infedeli italiani, ti ricordi? La festa che abbiamo fatto, la vodka, il Jack Daniels. A un certo punto ti sei seduto al tavolo e hai fatto sfilare tutto il plotone di Yussuf (conciati peggio di te) in reggicalze sostenendo che eri il Profeta, che avresti eletto Miss Kabul, e che nessuno avrebbe osato mettere in dubbio i tuoi gusti pena la lapidazione»


«Ohiohiohioi… comunque no, Hamir, non andremo all’inferno. Il Profeta nella sua infinita saggezza, ieri sera ci ha concesso una dispensa dall’astinenza alcolica perche’ voleva festeggiassimo la vittoria che gli infedeli ci hanno concesso senza sparare un colpo»


«Omar, tu che hai studiato in una universita’ degli infedeli, com’e’ quel detto in quella lingua antica degli infedeli che mi ripeti sempre?»


«Divide et impera, Hamir, divide et impera, e questa volta ce l’hanno servito su un piatto d’argento. Comunque, quando starai un po’ meglio ricordati che devi scrivere quel rapporto sui soldati italiani che stuprano le bambine afgane. E mi raccomando, fallo arrivare nelle mani della stampa anglosassone, ed esclusivamente della stampa anglosassone»


«Perche’ solo loro Omar, non sarebbe meglio…?»


«No Hamir, deve arrivare alla stampa anglosassone perche’ quelli sono come noi ieri sera»


«In che senso Omar?»


«Si bevono qualsiasi cosa Hamir, si bevono qualsiasi cosa»

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Due cose di fretta, perche’ non e' improbabile che sull’argomento ritorni in settimana.


Cominciamo con il mito dell’obiettivita’ e della serieta’ della stampa britannica con un simpatico scherzetto che la stampa britannica gioco’ agli alleati anglosassoni e statunitensi nel 1944.


Uno scherzetto tanto infame, quanto quello giocato dal Times di Rupert Murdoch ai nostri militari.


E quel che e' peggio, in famiglia.


Nel gennaio 1944, pochi giorni dopo che le truppe USA e UK ebbero definitivamente respinto e messo in fuga i tedeschi che a meta’ dicembre avevano sfondato clamorosamente il fronte alleato nelle Ardenne (Operazione Wacht am Rhein, “Veglia sul Reno”), Eisenhower apri’ il Times di Londra e a momenti gli venne un colpo.


«MONTY SALVA GLI AMERICANI» titolava il Times insieme ad altri giornali britannici.


Monty era ovviamente il generale Bernard Montgomery, comandante in capo delle truppe britanniche e canadesi in Europa.

Secondo le dichiarazioni rilasciate dall’avgvsto generale e che naturalmente gli avgvsti reporter britannici non si erano presi la briga di verificare, la pressione effettuata dal XXX Corpo britannico a nord della Mosa aveva salvato gli americani dal disastro.

Il tutto, ovviamente condito, com’era nello stile di Monty, da feroci dichiarazioni contro i generali americani (Patton in testa) e implicitamente, sulla carenza di spirito combattivo delle truppe USA.


La realta’ ben diversa, e’ che Montgomery agi’ da deterrente per tenere occupata una parte delle panzer division tedesche, che dovettero cosi’ preoccuparsi del fianco scoperto, ma il “lavoro sporco” tocco' agli Sherman di Patton, che subirono gravi perdite per arrivare a liberare la 101 divisione aviotrasportata, accerchiata a Bastogne.

Fra l’altro, l’eccessiva cautela di Monty nel chiudere i tedeschi in una morsa con i rinforzi americani, permise ai crucchi di battersela e riorganizzarsi, anche se per poco.


Comunque sia, ad Eisenhower cominciarono a fumare i coglioni, in primis perche’ gli americani nelle Ardenne avevano pagato a caro prezzo la vittoria sui crucchi, e in secundis perche’ il signor Montgomery, qualche mese prima, e grazie a un pessimo lavoro di intelligence prima dell’Operazione Market Garden, aveva pensato bene di far atterrare una divisione di paracadutisti britannica su un paio di divisioni corazzate delle SS.

Vi lascio immaginare con quali risultati.


Dopo qualche minuto, il telefono di Eisenhower prese a squillare furiosamente, e il comandante in capo delle forze alleate in Europa dovette fare del suo meglio per calmare Roosevelt, generali, senatori, e membri della Camera dei Rappresentanti USA, tutti letteralmente furibondi.

La conversazione con Patton fu particolarmente animata, e alla luce del caratterino di Patton ,che pare fosse completamente fuori di se’, credo che il focoso generale statunitense, abbia evocato gli spettri di Yorktown e Saratoga, il Boston Tea Party etc etc.


Con l’opinione pubblica americana le cose andarono ancora peggio, dal momento che migliaia di famiglie americane come regalo di Natale 1944 avevano ricevuto lettere che si aprivano con “Dear Mr/Ms X, we are sorry to inform you that...” e che in sostanza si sentirono dire che i loro fratelli, padri e mariti erano vigliacchi morti per colpa di generali americani incapaci.


Si arrivo’ a una crisi diplomatica di livello preoccupante, e Eisenhower dovette fare i salti mortali per ricucire i rapporti fra alleati, compreso un discorso di Churchill alla Camera dei Comuni in cui si ridimensionava decisamente il ruolo di Monty nella battaglia.


Tornando ad oggi e all’Afghanistan, quel che colpisce negli articoli infami del Times, e’ la singolare tendenza ad indicare come fonti attendibili, due alti funzionari del governo afgano. Lo stesso governo afgano che il Times fustiga spesso come una manica di corrotti che per denaro venderebbero la mamma e che truccano le elezioni (cosa peraltro vera), diventa improvvisamente la “bocca della verita’ “ quando si tratta dei militari italiani.


L’altro fatto a dir poco singolare, per quello che si definisce un giornale serissimo, e’ il fatto che il giornalista abbia chiesto conferma delle presunte mazzette versate ai talebani...a un comandante talebano.


No, voglio dire: se voi foste un comandante talebano e un fesso vi venisse a chiedere:


«E’ vero che i soldati italiani vi pagano mazzette per non essere attaccati?»


Cosa rispondereste? Non credo ci voglia una laurea in scienze politiche ad Oxford per indovinarlo.


Senza contare che se fosse vero che gli italiani pagano i talebani, qualcuno deve essersi scordato la rata del mese scorso, visto che 6 paracadutisti italiani sono morti due settimane fa in un agguato talebano.

Ma a questa conclusione piuttosto logica, il Times non sembra essere arrivato.


Non sara’ forse il caso di fare una telefonata in stile George Patton a Downing Street per ricordare a Flash Gordon Brown che essere alleati non significa farsi prendere per il culo?


Sara’ anche il caso di ricordare a tutti gli amiconi italiani di Rupert Murdoch che si preoccupano tanto della liberta’ di informazione e che non vogliono pagare il canone alla Rai "berlusconizzata”, che questo e’ l’alfiere della liberta’ di stampa che ci stiamo tirando in casa.


Chi pensa che Murdoch sia amico dei “progressisti”, vada a chiedere cosa pensa della Fox e di “Citizen Kane Murdoch” il presidente USA Barak Obama.


PS Prima che mi dimentichi, una domanda per il comando USA in Afghanistan: e’ vero che episodi come quello che sto per citare non sono assolutamente la norma in Afghanistan, ma scommettiamo che se anche fossero impegnati in combattimenti pesanti, i piloti degli elicotteri “Mangusta” italiani saprebbero in linea di massima distinguere fra una festa di matrimonio e un plotone di talebani?

O nel dubbio, astenersi dal tirare il grilletto?


PPS Generale David Petraeus, ma la tattica per vincere “heart and minds”, che lei ha adottato in Iraq dopo disastri e perdite enormi per americani e iracheni, e che se aveste applicato subito in Afghanistan a quest’ora avreste gia’ sconfitto i talebani, non l’avra’ mica fottuta al generale Angioni in Libano e piu’ in generale alle missioni di peacekeeping dell’Esercito Italiano?

Cosi’, per curiosita’.


Wednesday, 14 October 2009

Il Vizietto (del PD)

Ora: in un partito progressista degno di questo nome, la Binetti avrebbe preso i suoi straccetti, cilicio compreso, e avrebbe fatto le valige.

Anzi, in un partito progressista degno di questo nome, le avrebbero imposto di fare le valige.

Una parlamentare di un partito progressista, o che si ritiene tale, che vota con la destra, e contro una proposta di legge per combattere l’omofobia, o meglio come recita il testo della proposta «per inserire tra le aggravanti dei reati i fatti commessi, per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato», viene cacciata dal partito.

Lo so, mi si potra’ obiettare che la Binetti era perplessa di fronte ad alcuni articoli del testo, e che avrebbe voluto chiarimenti.

Benissimo, non ci vedo nulla di aberrante. Ma allora si poteva astenere.

Fra l’altro, sara’ bene chiarire che il sottoscritto sull’omofobia, quella vera, ossia quella delle discriminazioni o delle aggressioni a persone che hanno l’unica colpa di appartenere a un sesso diverso, bene: verso questo tipo di reato non prova alcuna pieta’.

Carichi di legnate qualcuno perche’ e’ gay, mussulmano o ebreo? Finisci in galera a velocita’ hyperdrive.

E questo lo penserebbe anche il PD se non fosse ormai il simulacro di un partito di sinistra e progressista, completamente in ostaggio della componente cuminista, etno-chic, radical-chic, sessantottina e relativista.

Poi mi vengono a dire che i radical-chic e i cuministi non esistono.

HAHAHAHAHA.

Questa e’ l’ultima aggiunta all’album delle figurine di merda dei cuministi.

Il sottoscritto, che ha dei principi saldi e progressisti, sull’omofobia non discute. Sanziona e condanna. Senza esitazione.

E invece cosa fa il PD? Si spacca in due, in nome della delirante concezione politico-filosofica cuminista che domina il partito e che si puo’ riassumere nella frase resa famosa dal geniale Corrado Guzzanti che impersonava Walter Veltroni: «Tutti devono poter partecipare»

Su un principio cardine di qualsiasi partito progressista degno di questo nome, ovvero la discriminazione, sessuale, razziale o religiosa, loro “si spaccano in due”…

Beccatevi questa frase delirante di Beppe Fioroni del PD: «Sarebbe sbagliato espellere Paola Binetti, quando condivide con il partito il 90% delle idee»

Cazzo, ma questi sono scemi o mangiano i sassi? Se io fossi il rappresentante di un partito progressista, sarei terrorizzato dal fatto di avere qualcuno come la Binetti che condivide il 90% delle mie idee e che mi vota CON LA DESTRA contro una legge destinata a punire la discriminazione sessuale.

Lo ripeto: non si e’ astenuta. La Binetti ha votato CON LA DESTRA e contro la legge!

E infine, la ciliegina sulla torta sempre da parte di Fioroni che critica anche il fatto che il PD «Faccia sempre tempeste in un bicchier d'acqua».

La discriminazione una “tempesta in un bicchier d’acqua?”. Io, che mi ritengo progressista (non di sinistra), sono basito. Una parlamentare progressista che vota con la destra contro una legge per punire l’omofobia e’ “una tempesta in un bicchier d’acqua?”

Ma col cazzo che tutti devono poter partecipare! Mandatela a casa, se siete seri e avete dei principi. Fanculo il “dibattito pluralista”. Ma dico, vi scureggia il cervello?

Roba da pazzi.

Piu’ sono progressista, meno amo la sinistra. O almeno, la sinistra cuminista.

Link al Corriere – Binetti/PD

Link al Corriere- Binetti/votazione legge

PS Sicuramente mi daranno del fascista, servo di abberlusconi che c’ha l’invidia sociale.

PPS La Binetti ha detto che si sente una minoranza e che ora come tale vuole essere tutelata. Questi sono gli eccellenti risultati del cuminismo post-sessantottino.

In fondo, anche la Binetti c’ha “la sua cccultura”.

Tuesday, 13 October 2009

"And now, Ladies and Chesterfield..."

...sono leggermente incasinato col lavoro, anzi, mi sa che dovro’ trovarmene uno nuovo. Quindi, oggi e domani saro’ impegnato in una revisione del mio CV. Ritornero’ comunque fra un paio di giorni con ricchi premi e cotillons, nuove avventure “storiche”, e nuove fantasmagoriche idee per ingrossare il fegato a cuministi, radical-chic, omeopati ed ecopirla.


Nel frattempo, alla luce dei recenti avvenimenti personali e visto che fra non molto dovro’ votare per le elezioni del mio distretto amministrativo (il borough, equivalente piu’ o meno agli arrondissement” parigini), mi permetto una riflessione “en passant” di natura elettorale.


I laburisti hanno dato un generoso contributo per fare la frittata grazie alla quale devo trovarmi una nuova gallina per le uova, e poi generalmente, le sinistre mi fanno venire i rash cutanei. Pollice verso.


Fra l’altro anche “Viva Zapatero” se la passa malissimo. E’ stato contestato recentemente in maniera plateale, e secondo un recente sondaggio, se si votasse adesso, gli spagnoli lo manderebbero in esilio a casa di Sabina Guzzanti.


E in effetti, credo che nei libri di storia spagnoli, Zapatero verra’ ricordato essenzialmente per aver ispirato a una “perseguitata” , un film bello e utile quanto la sclerosi a placche.


Tornando in UK, i conservatori sembrano la sinistra italiana: fanno un casino infernale ma hanno un programma sotto vuoto spinto. Pura aria fritta. E poi sono conservatori, e le destre in linea di massima sono per il sottoscritto, causa di acutissimi episodi di meteorismo. Pollice verso.


Fra l’altro, un branco di aristocratici pirla e fighetti di Eton, che cerca di immedesimarsi nei problemi reali delle gente reale, e’ un po’ come un cinquantenne che va un concerto di Fatboy Slim al Cocorico’ di Riccione.


O se preferite, Borghezio che vola a Citta’ del Capo per inaugurare il museo dedicato alla Zulu Nation.


Non restano quindi che i Liberal-Democratici, o Liberal Democrats, o Lib Dem.


Un partito dichiaratamente progressista, ma – e questo per il sottoscritto e’ di fondamentale importanza – dichiaratamente non di sinistra.

E non sono affatto “moderati”, come qualcuno storcendo il naso, probabilmente pensera’.


Certo, hanno la loro quota di sbrokkers e un giornale, L’Indipendent, che come dice giustamente Eugenio Mastroviti e’ il “Daily Mail di chi fa la raccolta differenziata”.


Il Daily Mail fa sembrare “Il Giornale” un trattato di fisica quantistica, tanto per intenderci.


Ma la cosa che piu’ mi garba dei Lib Dem e’ che non hanno “utopie” o esperimenti di ingegneria sociale di stampo etno-cuminista da realizzare, ne’ tantomeno desiderano societa’ di rampanti Gordon Gekko, dove i sindacati non esistono e dove l’unico “welfare” concepibile, come ai tempi della Regina Vittoria, e’ quello affidato al “buon cuore” di ricchi filantropi.


Sono “progressisti” (mi auguro che presto si trovi un aggettivo migliore) punto e basta.


Ovviamente sono lungi dall’essere perfetti, e il loro peso politico (circa il 16%) grazie al sistema elettorale inglese non conta moltissimo, ma direi che come “male minore”, piuttosto che i disastrosi laburisti, o i vacui conservatori, sono decisamente accettabili.


Vada per i Lib Dem.