Tuesday, 6 July 2010

Paolo O' Maraggia'


«Se non fai il bravo chiamo Abu Tabela!».

Ancora oggi in quel di Peshawar, citta' pachistana a ridosso del confine afgano con il celeberrimo Passo Khyber, cosi' vengono apostrofati i bambini particolarmente capricciosi, dai genitori che perdono la pazienza.

Abu Tabela non era tuttavia un orco, e non mangiava i bambini, ma fu governatore di Peshawar e del Wazirabad negli anni che vanno dal 1834 al 1843, duranti i quali con un inflessibile pugno di ferro, ma grande senso della giustizia, riusci' a riportare l'ordine e la prosperita' in quello che era ed e' ancora uno dei territori piu' selvaggi e anarchici del pianeta: la cosiddetta "area tribale" del Pakistan.

Un record tuttora imbattuto che ha creato una memoria indelebile nell'immaginario collettivo della regione, e se pensate che stia esagerando per amor di narrazione, leggete cosa si dice in questo forum pachistano, in cui a un certo punto, uno degli ospiti parlando della situazione nell'area tribale del paese sbotta: «Ci vorrebbe Abu Tabela per rimettere le cose a posto in Pakistan».

E che cosa direbbe oggi il buon Abu Tabela se potesse commentare il ricordo lasciato dalla sua indubbiamente dura ma salomonica concezione dell'ordine pubblico e delle giustizia a Peshawar?

Con la disincantata saggezza popolare che ha reso celebre i suoi conterranei credo: «Chi fraveca e sfraveca nun perde maje tiempo», ossia, «Chi si da' da fare ottiene risultati».

E temo che non si tratti di una estemporanea e azzardata traduzione dalla lingua Pashtu, bensi' di vulgata partenopea a 18 carati, dal momento che Abu Tabela, al secolo, anzi all'anagrafe, faceva Paolo Bartolomeo Avitabile: anzi, Generale Paolo Bartolomeo Avitabile, originario di un piccolo comune campano in provincia di Napoli.

Che cosa porto' un napoletano di umili origini a vivere una vita "spericolata" e avventurosa che fa letteralmente impallidire i protagonisti del romanzo di Rudyard Kipling "L'uomo che volle farsi re", e il successivo film di John Houston con Sean Connery e Michael Caine?

Film e regista che adoro, e se in virtu' di questo avete intenzione di straziarmi gli attributi con accuse di colonialismo o imperialismo, risparmiatevi la fatica di scrivere i commenti, e tornate a occuparvi di "coscienze democratiche del ueb duepuntozzero".

Vedro' di raccontarvelo, perche' secondo la mia modesta opinione si tratta di una storia interessante.

Paolo Bartolomeo Avitabile nacque ad Agerola il 25 ottobre del 1791.

Agerola e' oggi un comune di quasi 8.000 anime in provincia di Napoli, situato sui monti Lattari, e noto per i suoi formaggi.

Due secoli fa era un borgo assai prospero che faceva parte del Regno di Napoli, retto dall'avgvsta maesta' Ferdinando Antonio Pasquale Giovanni Nepomuceno Serafino Gennaro Benedetto, altresi' detto Ferdinando I di Borbone, e successivamente Ferdinando IV di Napoli.

Nel 1799 gli agerolesi e i nobili illuminati del borgo aderiscono entusiasticamente agli ideali della Rivoluzione Francese e alla Repubblica Partenopea, nata sulla scia della calata in Italia delle truppe francesi guidate da Napoleone Bonaparte, in quella che sarebbe passata alla storia come la Prima Campagna d'Italia del geniale nanetto, che giusto per far rodere il culo ai francesi (cosa buona e giusta) possiamo agevolmente definire di origini italo-corse.

La neonata repubblica va tuttavia in vacca pochi mesi dopo a causa delle sconfitte subite dai francesi per mano degli Austro-Russi nel Nord Italia, mentre le truppe monarchiche e sanfediste del Cardinale Fabrizio Ruffo (un fetente) sconfiggono i repubblicani in Campania e reinstallano sul trono Ferdinando IV, il cui regno, fra alterne vicende durera' fino al 1806 quando i "cugini d'oltralpe" tornano vittoriosi al sud, e sul trono di Napoli salgono prima Giuseppe Bonaparte, e poi l'ineffabile Gioacchino Murat: cognato di Napoleone, grandissimo soldato di cavalleria, straordinario e generoso guascone, nonche' uomo dal coraggio leonino, e il cervello di un asse da stiro Foppapedretti.

In questo turbolento scenario storico, il giovane Paolo Avitabile, figlio di un contadino locale, decide di arruolarsi nella Grand Armée napoleonica.
Paolo e' difatti un ragazzo molto intelligente, molto ambizioso, estremamente pragmatico, e con una spiccata propensione per la matematica, che lo porta a scegliere la "regina dei campi di battaglia", ossia l'artiglieria.

Nell'armata imperiale le sue doti non passano inosservate: l'esercito di Napoleone deve infatti parte della sua forza alla meritocrazia che vige in seno alle sue file, dove i galloni si conquistano sul campo, e per dirla con Napoleone «Ogni soldato semplice porta nel suo zaino il bastone da Maresciallo».

Paolo infatti, diventa ben presto tenente d'artiglieria e comandante di una batteria (all'epoca 8 cannoni) partecipando a diverse campagne del suo comandante Murat.

Dopo la sconfitta di quest'ultimo nella sanguinosa battaglia di Tolentino (2-3 maggio 1815) e la caduta di Napoleone, Paoluzzo, pur di mantenere i galloni e l'amata carriera, decide di fare il "salto della quaglia" e passare ai Borboni.

Con le truppe del generale austriaco Dalever prende parte all'assedio della fortezza di Gaeta (23 maggio-8 agosto 1815) dove sono asserragliati gli ultimi e irriducibili seguaci di Murat.

Anche in questo caso, e a differenza del suo ex comandante, Avitabile oltre a un incredibile coraggio che gli costera' ben due ferite, dimostra una intelligenza tattica decisamente fuori del comune.

Tutto cio' gli frutta una entusiastica segnalazione per una promozione da parte di Dalever, ma purtroppo il futuro esercito del Regno Delle Due Sicilie e' meritocratico quanto una corrente democristiana degli anni 70 o una baronia universitaria di sinistra, quindi, nonostante la splendida performance personale e la vittoria austriaca, la raccomandazione cade nel vuoto, e Avitabile si ritrova cosi' giovane di belle speranze e di mente militare assai acuta con il grado di tenente, e la prospettiva di una carriera da ufficiale di guarnigione, tale da far sembrare la vita del tenente di buzzatiana memoria Giovanni Drogo, una storia di Corto Maltese.

In preda a un palese disgusto, Avitabile decide quindi di tentare la carriera come soldato di ventura, e, anticipando milioni di suoi compatrioti di qualche decennio e un secolo piu' tardi, si imbarca per gli Stati Uniti.

Commette tuttavia un errore imperdonabile, poiche' si dimentica di portare con se' l'indispensabile e scaramatico "curniciello" - il cornetto portafortuna partenopeo - e la sfiga, che come tutti sappiamo e' sempre in agguato e ci vede benissimo, fa naufragare il piroscafo su cui viaggia, al largo di Marsiglia.

A quel punto, con la coda fra le gambe e gli zebedei che vorticano, il Nostro torna in patria e sembra doversi rassegnare a una vita e una carriera eccitanti quanto un film di Margarethe Von Trotta (come ad esempio "Paura e Amore", una saga scannapalle girata nella mia avgvsta citta' lombarda), finche' qualcuno gli consiglia di cercare un'alternativa nel lontano e mitico Oriente.

Avitabile si fionda quindi a Istanbul dove la sua fama evidentemente lo precede, perche' viene contattato dagli agenti dello Scia' di Persia Fath Ali Shah, impegnati nel reclutamento di ufficiali europei.

L'ufficiale europeo, specie se ex napoleonico, era infatti una merce molto ricercata dai potentati orientali dell'epoca, nella speranza di modernizzare le proprie forze armate, e respingere cosi' gli assalti del sempre piu' rampante colonialismo occidentale.

Avitabile accetta immediatamente l'offerta, e in questa occasione fa anche la conoscenza di due altri straordinari "elementi da sbarco" ed ex ufficiali di Napoleone, che lo accompagneranno in seguito nella sua avventura kiplinghiana: Claude Auguste Court, un prodotto di quella prestigiosa fucina scientifico-matematica che e' l'Ecole Polytechnique di Parigi, e l'ebreo modenese, colonnello Jean-Baptiste Ventura, l'uomo che riusci' a far combattere fianco a fianco Gurkha e Sikh contro gli inglesi.

Nell'esercito dello Scia', Avitabile fa una carriera a dir poco folgorante: si guadagna il titolo di "Khan", ossia comandante, e viene insignito delle due piu' ambite decorazioni persiane come Gran Comandante dell' ordine de "Il Sole e il Leone" e dei "Due Leoni e la Corona".
Tuttavia, allori a parte, Avitabile comincia a pensare che i suoi servigi non sono adeguatamente ricompensati, e che nella carriera di un soldato di ventura, a un certo punto, oltre alla gloria e' opportuno meditare sulla pensione.

Ed e' a questo punto che l'amico Jean-Baptiste Ventura gli scrive dal Punjab, territorio situato nella parte nord-occidentale dell'India al confine con l'Afghanistan, dove si trova in servizio alla corte e nell'esercito del grande maragia' (o maharaja, ovvero "grande re" in sanscrito) Rajiv Singh, sovrano dell'Impero Sikh.

Ventura lascia chiaramente intendere all'amico e compatriota che l'India offre enormi possibilita' di guadagno e onori a uomini intelligenti, decisi, con una grande apertura mentale, e una indispensabile capacita' di economizzare gli scrupoli.
Presumo che a quel punto, Avitabile e il commilitone Court, si siano scambiati un'occhiata e abbiano cominciato a preparare i bagagli.

L'India in cui Avitabile e Court arrivano nel 1827 - sintetizzo per ragioni di lunghezza - era stata quasi interamente conquistata dalle truppe britanniche della Compagnia delle Indie Orientali dopo una serie di lunghe, dure e sanguinose guerre contro portoghesi, francesi, principi e "nababbi" locali, e la Confederazione Maratha, iniziate con la vittoria del generale Robert Clive a Plassey nel 1757 e culminate nella sconfitta Maratha della Terza Guerra Anglo-Maratha del 1818.

Gli unici territori che avevano mantenuto l'indipendenza erano quelli settentrionali di Oudh, Rajputana, e l'Impero Sikh del Punjab, che per il momento intrattenevano buoni rapporti con gli inglesi.

Poco dopo il loro arrivo a Lahore, Avitabile e Court vengono introdotti alla corte della capitale del Maragia' Rajiv Singh, che assegna a Court un incarico nella artiglieria sikh, ma sembra indeciso sulle mansioni militari da affidare al napoletano.

Il saggio Singh, che sapeva giudicare e scegliere bene i suoi collaboratori, pensa infatti che quell'europeo dall'aria dura e strafottente possa essergli piu' utile come amministratore civile, e nel dubbio, come si conviene in tutte le vere storie di "Lancieri del Bengala, Maragia' e India Misteriosa", decide di metterlo alla prova.

E in veste temporanea di "amministratore", Avitabile si vede infatti consegnare sei pericolosi tagliagole dalle amicizie altolocate, verso i quali Singh sarebbe in teoria disposto a mostrare una certa clemenza.
L'ordine del maragia' e' preciso e inderogabile: mentre viene presa una decisione, Avitabile deve tenerli sotto la sua custodia ed evitare assolutamente che il sestetto di furfanti "raccomandati" si dia alla fuga.

Ma Paoluzzo di fronte al nicchiare del sovrano e al malumore montante della popolazione che odia ferocemente i sei criminali, si rompe o' cazz, e li fa appendere al primo albero a disposizione.

Non l'avesse mai fatto. Uno straniero che osa disobbedire all'imperatore, e perdipiu' fa impiccare sei sikh, cosi' semplicemente perche' gli girava?

Le urla del maragia' si odono fino in Cina, e Avitabile, la cui carriera indiana sembra essere arrivata al capolinea, viene convocato a palazzo davanti alla corte, e a un Rajiv Singh incazzato come il mostro di Alien, che gli chiede ovviamente perche' abbia disobbedito alle sue disposizioni.

Il Nostro senza mostrare turbamento alcuno, sbatte in fuori la mascella, e ostentando un'aria da guappo, ribatte che farli appendere era l'unico modo per assicurarsi che non si dessero alla fuga, e allo stesso tempo ottemperare all'ordine ricevuto di tenerli sotto custodia.

In sostanza: "Sient'amme' maraggia': acca' nisciuno e' fesso".

Nel gelido silenzio che segue, l'unico rumore che i vari dignitari immaginano di sentire e' il tonfo sordo che fara' la testa di Avitabile quando di li' a qualche minuto gli sara' spiccata dal busto per rotolare sul pavimento del palazzo, e ai piedi dell'imperatore.

Ed e' in quel momento che nell'occhio sano di Singh - l'altro lo aveva perso a causa del vaiolo - brilla un guizzo improvviso, al quale segue una inaspettata, enorme, fragorosa e liberatoria risata.

Il Maragia' si sta letteralmente ammazzando dal ridere, e con lui ride la corte e - suppongo - anche il guappo.

Singh ha infatti deciso che il carattere, la presenza di spirito, la temeraria impudenza, e il peculiare senso dell'umorismo di quello strano europeo gli valgono decisamente un posto fra gli amministratori dell'impero.

Insomma: e' proprio nu bravo guaglione...

Da quel momento in poi non e' la testa, bensi' la carriera di Paolo Avitabile a spiccare il volo.

Dopo aver governato con estremo rigore, ma grande equita' la turbolenta provincia del Waziribad, riportando legge, ordine e prosperita', il generale napoletano, soprannominato dai nativi Abu Tabela, si vede affidare l'incarico civile e militare piu' delicato e importante dell'impero di Singh: il governatorato della citta' di Peshawar, al confine con l'Afghanistan, e a ridosso dello strategico Passo Khyber, strappati entrambi ai temibilissimi guerrieri pashtun afgani, qualche tempo prima.

E' una zona dominata da tribu' ostili, bande di feroci tagliagole e quasi in preda all'anarchia, della quale sono vittime gli abitanti locali, che quasi quotidianamente si lamentano presso il maragia'.

Avitabile non si perde d'animo e continua ad applicare il suo metodo personale: corda e sapone in una mano, leggi e processi equi nell'altra.
Metodi sicuramente discutibili secondo i canoni della giustizia odierna, ma che gli valgono l'imperituro affetto dei nativi e un posto permanente nel pantheon dei miti e del folklore della regione.

Ora, per amor di brevita' e siccome non vorrei tritarveli come la Von Trotta, glissero' sulle altre imprese del Nostro, comprese quelle belliche, che lo vedono prendere a sberle con grande successo i temibili guerrieri afgani.

Mi limitero' a dirvi che oltre a continuare i suoi studi di matematica e ingegneria insieme al noto ingegnere e matematico sikh Lehna Singh Majithia, viene tenuto in altissima considerazione dagli inglesi in virtu' delle sue doti militari, la sua istruzione, e il suo peculiare senso dell'umorismo, e trova anche il tempo di accumulare una colossale fortuna compiendo un'impresa epica riuscita a pochissimi altri uomini nella Storia: fottere la Compagnia delle Indie Orientali spillandole una montagna di quattrini.

Per l'epoca e' l'equivalente odierno di fottere Goldman Sachs.

Accade nel 1839 in occasione della disastrosa (per gli inglesi) Prima Guerra Anglo-Afgana, quando la Compagnia delle Indie in procinto di marciare su Kabul, si trova per vari motivi ad essere a corto di denaro e ad aver bisogno del transito attraverso lo strategico "cul de sac" del Passo Khyber.

Abu Tabela aka Paolo Avitabile garantisce cordialmente entrambi, e i quattrini di tasca sua, ma su questi ultimi - centinaia di migliaia di sterline, oggi un fortuna, all'epoca roba da Bill Gates - esige indietro fino all'ultimo penny e con interessi da "cravattaro", anche dopo la disfatta britannica. Quattrini che finiscono puntualmente nei suoi conti correnti in varie banche europee.

E arriviamo cosi' alla fine di questa storia: nel 1843, Abu Tabela medita con grande saggezza che una vita avventurosa vale la pena di essere vissuta solo se e' possibile raccontarla a figli e nipotini, e decide di togliersi elegantemente dalle palle per godersi la pensione, il mare e il sole partenopei.

Seguono tanti baci, saluti, lacrime e virili abbracci con l'imperatore, i sudditi e i dignitari del luogo, e qualche mese dopo, il Generale Paolo Bartolomeo Avitabile detto Abu Tabela, se ne torna come tanti italiani che hanno fatto fortuna all'estero, al suo paesello natio, riverito e servito come un principe.

Qui, in localita' San Lazzaro costruisce una sontuosa villa e sposa una ragazza del luogo: Enrichetta Coccia.

Abu Tabela, "L'uomo che volle farsi re, ci riusci', e campo' pure bene per raccontarlo " muore a 59 anni nel suo letto il 28 marzo 1850, ricco sfondato, lasciando una eredita' colossale intorno alla quale torme di parenti combatteranno fino all'ultimo sangue per decenni.

Non male per un semplice guappo...


Abu Tabela

30 comments:

Anonymous said...

Forse ti interessa la storia di Ventura Rubino, nato a Finale Emilia, che di Avitabile fu amico, compagno, sodale, forse pure amante (si sa come vanno le cose tra i militari di una certa generazione). E che era ebreo.
http://www.jewishencyclopedia.com/view.jsp?artid=46&letter=V
In Israele c'e' stato pure il francobollo commemorativo.

saluti da nahum

restodelmondo said...

Un grande. Prende posto accanto a Lorenzo Da Ponte (il librettista di Mozart) nella mia galleria di expat italiani giù di zucca.

(Dài che c'è di peggio della von Trotta. :P)

Augusto said...

Allora manca alla lista tale Agostino Codazzi, da Lugo; oggi rispettatissimo in Colombia e Venezuela.
Ti ho mandato la sua storia

Morrigan said...

Senti, sei meglio di un libro di storia: ma dove le peschi queste notizie, quali sono le tue fonti storiografiche??? ^__^
Complimentoni a te e ad Abu Tabela... Hai capito 'o bisness.

LateThink said...

e il cervello di un asse da stiro Foppapedretti

Ci risiamo. Quando vuoi denigrare qualcosa sempre con Bergamo te la prendi! :-)

Comunque complimenti per il post.

Dwight D. Eisenhower said...

Una bella storia, non sapevo. Correggi il refuso sulla battaglia di Plassey: 1757.

bixx

Nadir said...

Spettacolare, yoss.
E non scherzo un cazzo.
Pezzi come questo valgono tutto il blog e sai che, nell'ambito, parlo con cognizione di causa.

Complimenti.
Un pezzo da stampare e incorniciare.

--
Nadja Jacur

Attila said...

Partendo dal presupposto che "L'uomo che volle farsi re" è uno dei miei film preferiti, la storia che hai narrato è, ai miei occhi, semplicemente fantastica.

Fottere la Compagnia delle Indie Orientali nel 1800 era ben più difficile che fottere quei boccaloni di Goldman Sachs, fregati da un guappetto come Madorf che metteva i soldi sotto al materasso.

La morte a soli 59 anni, però, mi pare un po' sospetta: che i parenti stretti siano stati più incisivi dei guerrieri afgani o pashtun?

Cordialità

Attila

Francesco said...

mi associo a Morrigan, Yossarian sei un cacciatore di storie notevole e come narratore anche di più
dovrei studiare, ma a sentire tutti questi nomi d'avventurieri vien voglia di passarci un pomeriggio, e addio esami...
maledetti, mi avrete sulla coscienza ;-)

Sitoqualunque said...

Una volta, tanti anni fa, dichiarai in pubblico di essere un lettore di Martin Mystere. Uno dei presenti, l'intellettuale di sinistra de noantri tanto per identificare il tipo, commentò schifato "E che ti puoi aspettare da uno il cui film preferito è L'uomo che volle farsi re?".

(Nel frattempo al mio amico è passata la fase "antagonista" e ed è una splendida persona, mentre a me, è capitato in mano recentemente un MM della mia adolescenza e ho pensato "Ma come ho potuto passare anni a leggere questa roba?". Il film invece continua a piacermi...).

Palmiro Pangloss said...

Bel libro, l'ho letto anchio

leftheleft said...

Dopo aver fatto una standing ovation nell'ufficio e un'ola solitaria ho annunciato ai colleghi chissà come mai perplessi, che testè avrei fondato un'associazione non governativa con il fine di assegnarti il Pulitzer.
Magnifico post.
Hai un talento della madonna.
ciao.

leftheleft said...

ti segnalo poi tal Giovan Battista Boetti nato il 7 gennaio 1743 a Piazzano nel Monferrato.
Ne fece di tutti i colori, fu
giocatore d'azzardo, frate, missionario, vescovo ortodosso giacobita, frate cattolico a Vienna, medico ad Istambul, mercante d'armi, rilevatore di fortificazioni, profeta d'una religione nuova, valoroso generale. (tratto dalle note introduttive di "Mansour il profeta")
bye.

Yossarian said...

@Palmiro

Bel libro, l'ho letto anchio

Quale Palmiro? Se me lo fai sapere lo compro.

Io ne ho letti un paio di storici militari anglosassoni sulle guerre anglo-indiane dove Avitabile e' menzionato.

So che ce ne' uno italiano di Stefano Malatesta del 2002 che purtroppo non ho letto.

L'ho appreso mentre eseguivo i controlli incrociati su date e fatti su Wikipedia - e altri siti - dove Avitabile ha un succoso capitolo in lingua inglese e tre righe scarse in italiano.

E a scanso di equivoci e per amor di correttezza, sono controlli incrociati che eseguo puntualmente per evitare di far passare per farina del mio sacco il materiale altrui, o di commettere errori.

Il libro inglese da dove ho tratto l'episodio dell'udienza davanti al maragia' si chiama "Sahib" di Richard Holmes, e l'episodio e' citato nel capitolo intitolato "The smoke of the fusillade" a pagina 306.

E sempre per correttezza e a scanso di equivoci, se lo leggi vedrai che e' decisamente diverso da come lo ha romanzato il sottoscritto.

Risempre e a riscanso di equivoci e sperando di non venire frainteso, queste sono operazioni che solevo compiere quando lavoravo per la Piemme diversi anni fa, e quando mi e' capitato, come spesso mi capitava, di scrivere schede editoriali o anche prefazioni di vari libri, compreso uno di queli che hai tu sui Vietcong, intitolato "Memorie di un Vietcong" di David Chanoff e Trang Truong Nhu, di cui ho curato la scheda editoriale e nel quale c'e' farina del mio sacco.

Avrei potuto anche tradurlo, ma sfortunatamente ero gia' in Inghilterra all'epoca.

Scusa se ho colto l'occasione del tuo commento per andare un po' fuori strada e fare delle dovute segnalazioni, ma non vorrei che mi si prendesse per uno che scrive a pappagallo materiale altrui per poi millantare credito.

Ciao e grazie

:-)

Yossarian said...

@Nahum

E che era ebreo.

Madonna ragazzi, ma siete dappertutto!

Presenzialisti!

:-)

Grazie per il link Nahum, mi ci fiondo.

@Francesco

Benvenuto a London Alcatraz e grazie per i complimenti.

vien voglia di passarci un pomeriggio, e addio esami...
maledetti, mi avrete sulla coscienza ;-)


Per carita', non leggere le mie scemenze e studia.

Non fare come il sottoscritto che l''universita' non l'ha finita e l'ha frequentata poco.

:-)

@Sciur Attila

Gracias :-)

Fottere la Compagnia delle Indie Orientali nel 1800 era ben più difficile che fottere quei boccaloni di Goldman Sachs, fregati da un guappetto come Madorf che metteva i soldi sotto al materasso.

Attila, esatto. Sei un mito LOL...

@Lefttheleft

Grazie anche a te Left, ma ricordati che sono un povero ragazzo della campagna lomellina, molto gnurante e con una istruzione media.

Non scherzo!

ti segnalo poi tal Giovan Battista Boetti nato il 7 gennaio 1743 a Piazzano nel Monferrato...

Siamo un popolo di pazzi. Amo follemente gli italiani.

@Sitoqualunque

Uno dei presenti, l'intellettuale di sinistra de noantri tanto per identificare il tipo, commentò schifato "E che ti puoi aspettare da uno il cui film preferito è L'uomo che volle farsi re?".

E come gran parte degli intellettuali di sinistra e' solamente un bovide snob, oltretutto ignorante.

"L'uomo che volle farsi re" e' un grand film di un grande regista.

Voglio dire John Houston, mica pizza e fichi.

Ma del resto Sito, questa e' la gente che ha trasformato un regista di film meravigliosi e appassionanti come Eisenstein in una reliquia da cineteca per pochi e bovidi eletti.

Ieri ho rivisto un pezzo di Ivan il Terribile.

E' un blockbuster denso di azione, dramma, e immagini bellissime.

E che dire di Alexander Nevsky?

La battaglia sul lago ghiacciato e' una delle piu' grandi scene di azione e battaglia mai girate.

@Nadja Jacur

Nadiuska, lei mi fa arrossire...

:-)

@Bixx

Guarda ti ringrazio immensamente Bixx: refuso corretto prontamente.

Mo' vengo da te. Non ho ancora letto il tuo ultimo post.


@Augusto

Grazie per la storia Augusto.

@Morrigan

Senti, sei meglio di un libro di storia: ma dove le peschi queste notizie, quali sono le tue fonti storiografiche??? ^__^

Grazie Morrigan :-)

Ho scritto tutto nella risposta a Palmiro, poiche' pensavo che fosse il caso di dare qualche delucidazione.

@Restodelmondo

Grazie a te e al post interessante che hai scritto tu.

(Dài che c'è di peggio della von Trotta. :P)

Il Napalm? E' altrettanto lento e doloroso.

:-)

Yossarian said...

@Late Think

Ci risiamo. Quando vuoi denigrare qualcosa sempre con Bergamo te la prendi! :-)

LOL, bella Late :-)

Non e' che mi stai diventando politically correct vero?

:-)

underek_ said...

Se fosse stato un libro da millemila pagine l'avrei letto tutto d'un fiato yoss, tutto d'un fiato.

Anonymous said...

A Finale Emilia una via e' dedicata a Rubino Ventura e c'e' anche un libro su di lui (Maria Pia Balboni, “Ventura Rubino. Dal ghetto del Finale alla corte di Lahore”, Aedes Muratoriana, Modena, 1993) La autrice sembra affascinata dalla storia di questo militare e tende a glissare sul rapporto con Avitabile, ma, insomma, siamo uomini di mondo e sappiamo come vanno le cose, no?
Se scrivi alla Aedes Muratoriana magari riesci a farti mandare il libro, credo ne abbiano ancora delle copie.
ciao

nahum sloggato-e-accaldato

LateThink said...

@Yoss

Politically correct???
A me???

Come ti permetti!

Ti aspetto domattina all'alba sotto il ponte dei frati neri a Londra. Io porto la corda e il sapone e sappi che io non impicco con la gassa d'amante (che mi piacerebbe sapere come possa funzionare a meno che l'impiccato non sia già morto) ma con lo scorsoio a sette giri.

Anzi, no! Ti lascio libero di usare l'arma che scelgo io: il bastone da polenta per un epico duello in equilibrio sul bordo di un paiolo di rame posto su di un fuoco e pieno di acqua salata.

E chi vince getta la polenta per tutti.

E la gira finché non è cotta.

E ci serve l'avversario sopra, con tutti i vestiti che sono il più buono.

:-)

essere disgustoso* said...

straordineerio come sempre, yoss.

ma tolta la storia della matematica e dell'ingegneria, la novella di avitabile è una metafora per descrivere la carriera di cannavaro?

London Alcatraz said...

@Troll in versione "Alessandro".

Pensavi di fregarmi vero?

HAHAHAHAHAHAHAHA.

Yossarian

London Alcatraz said...

@Essere Disgustoso

la novella di avitabile è una metafora per descrivere la carriera di cannavaro?

Cazzo, non ci avevo pensato.

Potenza dell'inconscio.

:-)

Yossarian

Augusto said...

@ L T
La gassa d'amante, semplice o doppia che sia, non é mai stata pensata come mezzo per impiccare.Lo giuro.

LateThink said...

@Augusto

Lo so benissimo, da montanaro la uso spesso per assicurarmi o assicurare.

Mi riferivo al ritrovamento di Roberto Calvi, che si sarebbe "suicidato" impiccandosi sotto il ponte dei frati neri a Londra con quella che, ai primi investigatori, apparve indubbiamente essere una gassa d'amante.

Come ci fosse riuscito lo sa solo lui...

baron litron said...

bellissimo.

due nomi di italiani speciali, che forse avrai voglia di sfrucugliare:
Cosma Manera
Mercurino Gattinara

e anche un libro, che lessi per fortunato sbaglio poco tempo fa: "Red Earth and Pouring Rain" di Vikram Chandra, dove compaiono diverse figure di avventurieri militari europei (anche un savoiardo) in Indostan

LateThink said...

@baron litron

Ma... l'Indostan è un paese la cui localizzazione geografica degli abitanti è ignota?

:-)

baron litron said...

ignota anche a loro stessi, la più parte delle volte

Gillipixel said...

Bellissima storia e raccontata in modo magistrale, come sempre, Yoss...
E poi mi è piaciuta particolarmente perchè ha il lieto fine :-)
Ti propongo un tema, che mi piacerebbe sentire raccontato da te, sempre che ti interessi e se mai un giorno ti andrà: la storia di Amedeo Guillet, altresì noto come il Comandante Diavolo...
E...a proposito, non so se ricordi, ma "mi devi" ancora un articolo sul Popolo degli Uomini :-)

Ciao :-)

Anonymous said...

curioso!
il libro sul guappo in questione è "il napoletano che domò gli afghani" di Stefano Malatesta editore neri pozza.http://www.neripozza.it/collane_dett.php?id_coll=9&id_lib=392
l'autore tende a accreditare i lati più oscuri del personaggio, tipo "il mazzo di asparagi" ovvero legare 6 pazienti assieme e poi costruirli un muro circolare attorno (senza cibo o acqua, ovvio...)
c'è da dire che "mal'ommo" usava i soli metodi che gli afghani comprendono...
primo capo

Angelo said...

Aggiungo umilmente la mia voce ai complimenti fatti dagli altri.
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