Thursday, 5 August 2010

Il Dilemma di Saddam


Intervista del Guardian a Tariq Aziz, l'ex vice primo ministro di Saddam Hussein, dalla quale purtroppo, non emerge
nulla di interessante sul suo ruolo nel regime baathista di Saddam, tranne la solita trita autodifesa di tutti i complici dei macellai a cui credono solo i lettori di Peacereporter e del Guardian:

"Obbedivo agli ordini".

Quanto alla "rivelazione" di Aziz sul fatto che Saddam abbia sempre negato agli USA di possedere armi di distruzione di massa per paura di mostrare debolezza all'Iran, questa e' invece piu' interessante.

Il professore di Storia del Medio Oriente dell'Universita' del Michigan John Ricardo I. Cole, definisce questo sottile gioco diplomatico e geostrategico, "Il Dilemma di Saddam", e secondo lui si applica anche alla odierna politica nucleare iraniana.

Funziona cosi': se Saddam avesse fornito agli USA prove convincenti circa l'assenza di armi di distruzione di massa, avrebbe rischiato di indebolirsi di fronte all'eterno nemico iraniano e i suoi alleati all'interno dell'Iraq, con la potenziale e nefasta conseguenza di esporsi a un attacco iraniano.

D'altro canto, se non fosse riuscito a convincere gli USA di non possedere armi di distruzione di massa, avrebbe prima o poi rischiato di tirare troppo la corda provocando un intervento militare in forze da parte di Washington e alleati.

Cosi', avvinto in questo dilemma, Saddam continuo' a fare il gioco delle tre carte cercando di far credere agli avversari regionali che avrebbe potuto avere armi di distruzione di massa, e agli USA che non ne avrebbe potute avere, o comunque, come nel caso dell'Iran, che ormai era vicino ad averle, e non ci si poteva fare nulla.

Ora, aggiungo io: dal punto di vista del baffuto pirlone quindi, la vera priorita' consisteva nel tenere a bada un gia' all'epoca rampante Iran, dal momento che dalla fine della prima Guerra del Golfo (1991) gli USA tenevano si' Saddam sotto costante pressione con frequenti operazioni aeree compresa la massiccia Desert Fox del 1998, ma la volonta' di montare una invasione su vasta scala dell'Iraq non rientrava nei piani del Presidente Bill Clinton, e per quanto strano possa sembrare ai lettori di Peacereporter, nemmeno in quelli iniziali dell'amministrazione Bush Jr, che all'inizio del mandato sembrava voler portare gli USA su una strada decisamente isolazionista.

E a onor del vero, questo sottile esercizio di "blade running", di equilibrismo su una lama, pago' fino a che un miliardario saudita a capo di una organizzazione terroristica di fondamentalisti islamici medievali e pirla non spariglio' completamente le carte.

Secondo Charles Duelfer, leader nel 2004 dell'Iraq Survey Group (forza multinazionale che arrivo' in Iraq dopo l'invasione del 2003 per cercare prove sulla presenza delle armi di distruzione di massa), l'11 settembre fu per Saddam una sorpresa quanto lo fu per gli americani.

Tanto piu' che in seguito all'attaco di Al-Qaeda, l'ultima cosa che Saddam pensava, era di essere nel mirino di Washington come "nemico pubblico numero uno".

Questo per Duelfer, che anche prima dell'invasione di Wild "George" Hicock, aveva avuto frequenti contatti con il regime di Bagdad era dovuto a una serie di considerazioni:

Nonostante la Prima Guerra del Golfo, i vertici iracheni pensavano fosse possibile riconciliarsi con l'Occidente. L'Iraq era un paese laico, un paese chiave dell'area, aveva ingenti riserve petrolifere, e in passato aveva gia' fatto il "lavoro sporco" per gli USA contro l'eterno nemico di entrambi: l'Iran.

E su questo particolare Duelfer aggiunge che la dirigenza irachena non capi' mai perche' Washington a partire dalla prima Guerra del Golfo continuasse a scartavetrargli i maroni con le armi chimiche.

Armi che Saddam aveva utilizzato oltre che contro ai curdi, anche contro gli iraniani (101.000 proiettili sparati) in base alle informazioni che arrivavano proprio dall'intelligence USA, sulla posizione dei concentramenti delle truppe di Teheran.

E Washington lo sapeva benissimo ma non aveva mai sollevato sostanziali obiezioni a parte le occasionali denunce "cosmetiche" e di rito.

Vi faccio cortesemente osservare che ne' Duelfer ne' il suo predecessore David Kay lavoravano per Indymedia, il Guardian, o Giulietto Chiesa, e che il diretto superiore dell'Iraq Survey Group era una joint venture fra CIA e DIA (Defense Intelligence Agency, l'agenzia di Intelligence del Dipartimento della Difesa USA)...

In sostanza, Saddam si aspettava che dopo l'attacco a New York, gli americani avrebbero utilizzato la realpolitik che avevano gia' utilizzato in passato nella regione, e che seppur senza ammissione ufficiale, un nemico di Al-Qaeda e dei fondamentalisti sarebbe tornato loro comodo.

Quello che per mancanza di canali ufficiali Saddam non sapeva, era che alla Casa Bianca sedeva un presidente "in missione per conto di Dio" sorretto da un team di ferventi "conservatori compassionevoli", molti dei quali in gioventu' erano stati pesantemente influenzati da idee socialiste e trozkiste, e parecchi dei quali in gioventu' (1968...) erano stati attivisti della sinistra USA e seguaci del filosofo marxista Max Schachtman, a cui i neoconservatori dovevano un significativo debito ideologico.

Duelfer spiega anche che dietro il nulla totale che albergava nel piano di ricostruzione post-bellica dell'Iraq si allungava l'ombra di Ahmed Chalabi, l'uomo di paglia scelto dai neocon per guidare il paese.

Pare inoltre che dietro alle deliranti e false informazioni sulla presenza di armi di distruzione di massa (fra le quali che gli iracheni avevano droni in grado di lanciare armi chimiche) fornite a una intelligence americana (e inglese) che su ordine di Bush, voleva esattamente quel tipo di informazioni, vi fosse il fratello di uno dei luogotenenti di Chalabi: nome in codice "Curvebell".

Ergo, la mattina del 20 marzo 2003, le truppe USA e UK varcavano il confine iracheno dal Kuwait per scatenare uno degli errori bellici, politici, strategici e umanitari piu' gravidi di conseguenze planetarie nefaste, da quel giorno di agosto del 1914 in cui le truppe del Kaiser varcarono il confine del Belgio.

Link dell'intervista a Charles Duelfer. (2009)


26 comments:

Augusto said...

In effetti ho sempre pensato che GWB avesse confuso ta IRAN e IRAQ.
Alla fine cosa sono una N e una Q?
Adesso me ne dai una prova tecnica, grazie.
A ben vedere, grazie sti cazzi, ormai la cacata é fatta e le conseguenze giá le vediamo. E le vedremo, temo.

Anonymous said...

Beh, non escludiamo nella lista dei "confusi" il grande leader del Nuovo Laburismo britannico, sua eccellenza Tony Blair, cosi convinto dell'esistenza di Armi di Distruzione di Massa da avere allucinazioni del tipo "45 minutes".

Forse e' il caso di sottolineare che la politica estera anglo-americana e' stata, dal dopoguerra ai nostri giorni, una dilettantesca cazzata di colossali dimensioni.
L'ultima, in ordine di tempo, e' l'addestramento altamente professionale del futuro esercito talebano che forte di 130mila uomini guidati da un generale di nome Bin Laden caccera' le truppe anglo-americane di occupazione che lo hanno costituito.
Cioe' la classica zappata sui piedi.

Federico

Attila said...

Partendo dal presupposto che ricordo perfettamente la campagna elettorale di Bush Jr contro Gore in cui il primo manifestava l'aperta volontà di dismettere gran parte delle basi che avevano gli USA in giro per il Mondo con grandissima preoccupazione dei tedeschi che averebbero perso un grosso indotto, io non sono proprio d'accordo con la chiusa finale.

Io tendo ad essere piuttosto pratico: non mi interessa molto perchè comincia, ma come finisce.

Mi rifaccio al 2001-2003: Saddam, dopo un iniziale sorpresa da 11/09, iniziava a blaterare a destra e a manca di fornire asilo a membri di Al Qaeda, contro ogni suggerimento che arrivava dai siriani di abbassare un pochino i toni, perchè al di là dell'oceano si stavano incazzando e i neocon non sapevano che pesci pigliare dopo la fuga in motorino del Mullah Omar e la scomparsa del fantasma Bin Laden, per cui erano alla ricerca di un capro espiatorio.
Il continuare a mettere i bastoni tra le ruote agli ispettori non era proprio una genialata, così come le minacce ridicole ai sauditi e ai kuwaitiani.
Poi andiamo allo sbandierato finanziamento delle famiglie dei kamikaze palestinesi (c'è sempre da verificare se quei soldi siano arrivati).
Non dimentichiamoci che stava montando lo scandalo dell'"Oil for Food" in cui tutto l'Occidente era bello che invischiato, soprattutto l'amministrazione USA precedente, per cui bisognava dare un colpettino di spugna (e nemmeno ai liberal questo andava troppo male...)

D'altra parte, il grande errore una volta iniziata la guerra è stata seguire le direttive di quel pirlone di Rumsfeld, che pensava di mantenere sotto controllo un Paese con una forza "leggera", senza che concepire che, se per conquistare una nazione semidesertica andava benissimo una forza "agile", per pattugliare il deserto bisognava avere molti più uomini, in culo a tutte le teorie militari di cui aveva scritto il politico di Evanston (addio alle portaerei, addio ai carriarmati e altre vaccate del genere).

Ad oggi la situazione dell'Iraq sembra molto più normalizzata rispetto ad un Afghanistan che, "occupato" 2 anni prima, si trova ad essere sotto scacco, mostrando tutta l'attuale incapacità di coordinamento delle truppe NATO.

Per cui se dovessi indicare un'azione "sbagliata", guarderei molto di più al teatro afgano (di cui nessuno, prima e dopo l'attacco ha mai capito un benemerito) che non a quello iraqeno.

Cordialità

Attila

(la parolina maggggica è "frati", non è che c'è l'ombra del Vaticano e del Opus Dei anche su questo blog? Yoss, non è che sei anche rettiliano?)

Yossarian said...

@Attila

Guarda, sono d'accordo sulle direttive di quel pirlone di Rumsfeld, mentre sul resto non molto.

Su quello che diceva Saddam abbiamo appurato, e lo si evince anche da cio' che dice Aziz, che il baffuto pirlone continuava a bluffare.

Tuttavia non penso proprio che si sarebbe portato in casa Al-Qaeda rischiando di diventare non solo il nemico pubblico degli USA ma anche della confinante Arabia Saudita, dell'Iran che i membri di Al-Qaeda li teneva in galera, e della Siria, il cui regime non amava e non ama Al-Qaeda e gli integralisti islamici che massacro' a migliaia in passato.

A questo punto mi chiedo: qual era allora l'obiettivo strategico di Bush?

Rovesciare Saddam e instaurare un regime fantoccio filo americano?

Senza uno straccio di piano per la ricostruzione post-belica e sbandando l'esercito?

Ma questo e' delirio puro. Non ci voleva Machiavelli per capire che questo avrebbe destabilizzato il Medio Oriente e di riflesso il pianeta.
Per importanza L'Iraq in medio oriente e' come la Germania in Europa: uno stato cruciale che oltretutto, come la Germania e' proprio in mezzo allo scacchiere e confina con quasi tutte le potenze regionali.

E infatti, dall'invasione, l'Iran e' andato in fibrillazione, la Siria ha alzato la guardia, la Turchia comincio' il processo che oggi l'ha fatta sclerare rivendicando un ruolo maggiore nella regione, e il Libano e' ormai il feudo di Hezbollah e della Siria.

I benefici per gli USA?

Non ce ne sono. L'Iraq e' relativamente in pace ma e' diviso e debole e non appena gli americani toglieranno le tende, come dice Aziz "arriveranno i lupi", il petrolio non e' stato possibile estrarlo in maniera massiccia data la situazione di guerra civile, e alla luce della attuale situazione economica degli USA sara' ben difficile che gli iracheni possano beneficiare di un piano Marshall.

Senza contare quasi 4000 morti americani e centinaia di migliaia iracheni.

Senza contare che lungi dall'esercitare un effetto deterrente sul terrorismo ha offerto invece una causa a tutti i mussulmani esaltati che odiano l'occidente.

Ripeto: faccio davvero fatica a comprendere quale tipo di minaccia potesse rappresentare l'Iraq per Bush.

Ora la situazione e' relativamente tranquilla, ma senza le truppe americane, l'Iraq e' destinato a fare la fine del Vietnam del sud.

Yossarian said...

@Attila

Yoss, non è che sei anche rettiliano?

Mi avete scoperto aaaaaarghhhhhh!

:-)

Yossarian said...

@Augusto

In effetti ho sempre pensato che GWB avesse confuso ta IRAN e IRAQ.
Alla fine cosa sono una N e una Q?


Hahahahaha, esatto Augusto, esatto.


@Federico

Beh, non escludiamo nella lista dei "confusi" il grande leader del Nuovo Laburismo britannico, sua eccellenza Tony Blair, cosi convinto dell'esistenza di Armi di Distruzione di Massa da avere allucinazioni del tipo "45 minutes".

Non so se gli inglesi abbiano mai capito che l'Impero e' finito con la Crisi di Suez del 1956.

Attila said...

@Yoss: Se non dovessi correre a fare le valige per andare in Culo al Mondo, ti anche risponderei e continueremmo la querelle di politica internazionale. Mi spiace, ma io fino al 16 non sarò on line...

Non hai idea di quante bestemmie sto tirando...

Cordialità

Attila

London Alcatraz said...

@Attila

Mannaggia Attila, mi spiace: lo sai che mi garba conversare con chi e' competente e dice cose interessanti.

Senti, auguri per il viaggio di lavoro e ci sentiamo al tuo ritorno.

Ciao

PS bestemmia, bestemmia, che male non fa.

:-)

Yossarian

Palmiro Pangloss said...

@Yoss: Tutto vero, pero' mi chiedo: ma cosa cazzo bluffava il baffuto con gli USA in modalita' "alprimotestadasciugamanochealzalatestaglirompoilculo"? Che cazzo, era matto? Perche' si, gli USA non ci hanno guadagnato molto, ma il suo regime non c'e' piu' e lui è morto e non era difficile prevederlo.

London Alcatraz said...

@Palmiro

Infatti il problema dei bluff e' che qualcuno prima o poi te li viene a vedere.

:-)

Yossarian

Palmiro Pangloss said...

@Yoss: non so quanto tu ti intenda di poker, ma se giochi con uno del tuo peso - pokeristico, economico e psicologico - puoi anche bluffare sperando di riuscire, ma se giochi con uno incommensurabilmente piu' ricco, dal modo di pensare completamente diverso e che non gioca con le tue regole bluffare è un suicidio sempre.

Yossarian said...

@Palmiro

Siccome amo molto il poker, non posso che darti ragione.

E comunque quello che dici mi da' ragione.

Il bluff, in linea di massima funziona solo in certe condizioni.

Non puoi farne una regola.

Saddam inoltre aveva mischiato bluff e "buio"...

:-)

Palmiro Pangloss said...

@Yoss: Non volevo darti torto :-)

Sinceramente all'epoca credevo che le WMD in Iraq ci fossero, e lo credevo proprio perche' il regime baathista ha fatto di tutto per farlo credere. Poi beh, è ovvio che per combattere Al Quaida gli yankees dovevano sussidiare Saddam e i suoi simili negli altri paesi dell'area, non spodestarli.

Anonymous said...

Raro trovare una ricostruzione tanto sensata. E’ tutto perfettamente vero.
Aggiuno solo che data l’enorme enfasi che ponevano sulle MDW mi ero fatto anch’io l’idea che ci fossero, anche se non capivo comunque cosa importasse dato che era evidente che l’Iraq non c’entrava coll’11/9. Poi però capitò che Bush non trovando abbastanza sostegno all’ONU per una risoluzione sull’attacco all’Iraq, mandasse Powell, (il più credibile), appunto all’ONU a mostrare le prove schiaccianti: sorpresa, si trattava di un paio di spezzoni di intercettazioni telefoniche in cui qualche pirla diceva “nascondi i missili” o altro del genere e foto satellitari di TIR che Powell sosteneva essere laboratori chimici mobili che sfuggivano ai controlli. Avessero fotografato la tangenziale di Mestre oggi saremmo tutti morti.

MGOK said...

>>@Attila
>>Yoss, non è che sei anche >>rettiliano?
>Mi avete scoperto aaaaaarghhhhhh!
>:-)

In effetti la tua lingua biforcuta qualche sospetto l'aveva destato :-P

(commento faceto)

MGOK said...

e ora il commento serio:

Dubito che negli USA non sia stato valutata la possibilità che il comportamento di Saddam fosse un bluff, per far scena sui nemici interni ed esterni.

Il punto è che soprattutto Cheney e Rumsfeld volevano Saddam fuori dalle palle.. e non senza qualche ragione.

Ricapitoliamo:
1990/91: Saddam invade il Kuwait, gran spiegamento di forze USA + qualcun'altro, OBL s'incazza dopo essere stato mandato via da re Fahd a cui aveva promesso i mujahedin come difensori della Mecca e inizia a ruminare di jihad globale totale contro gli USA e gli occidentalcrociati.

Post Desert Storm/Sabre, gli USA mantengono discreti contingenti di forze in AS per contrastare eventuali colpi di coda di Saddam.

Da qui il ragionamento, probabilmente sobillato anche dalle pressioni saudite per far ritirare le rimanenti forze USA, che se fosse sparito Saddam allora le truppe non sarebbero state più necessarie e quindi non ci sarebbero stati motivi a cui OBL avrebbe potuto appellarsi nel chiamare a se i cittadini sauditi.

Peraltro, contemporaneamente, in AS era in corso una lotta di potere per scalzare Fahd, in piena demenza senile, e si arrivò vicini al rischio di guerra civile fra l'esercito saudita, fedele a Sultan e composto da un buon numero di militari pakistani, e la guardia nazionale, una milizia tribale, fedele invece ad Abdhullah (l'attuale re). Facile immaginarsi, in questo parapiglia, che OBL sia stato blandito/assecondato strumentalmente da qualche principe in cerca del bottino grosso (ricordo che OBL u cacciato e privato della cittadinanza saudita nel 1995 IIRC).

Da qui invasione dell'Irak, ritiro delle forze dall'AS (rimangono pochissimi reparti logistici, oggi, il grosso è in Kuwait e in Barhein), invasione condotta bene, dopoguerra gestito disastrosamente. Però con Saddam fuori dai coglioni.

Just my 2 cents

London Alcatraz said...

@MGOK

Dubito che negli USA non sia stato valutata la possibilità che il comportamento di Saddam fosse un bluff, per far scena sui nemici interni ed esterni.

Io non darei troppo credito a politici, analisti militari e dell'intelligence.

La storia e' piena di stime sbagliate.

Stalin fino al 1941 credeva veramente che Hitler non avesse intenzione di attaccarlo e che stesse alzando la posta per ottenere piu' materie prime dall'URSS,all'epoca alleata.

Quanto all'Arabia Saudita, be' se non volevano le truppe americane bastava dirglielo. Dopo la Guerra del Golfo l'esercito iracheno non era piu' una minaccia per Riad, e Riad questo lo sapeva.

Ti ricordo che Riad e' il maggior acquirente di armi USA, e se l'AS avesse detto " fuori i militari, o non vi compriamo piu' un fucile", Washington avrebbe richiamato tutti i suoi uomini in una settimana...

No credimi, la decisione di attaccare l'Iraq fu una scelta ideologica in base a una logica ideologica (ed economica, ma sulla ricostruzione e non sul petrolio) demente.

C'e' un bel libro di Thomas Ricks - Washington Post - con tutti i deliranti motivi dietro l'invasione e l'assenza di piani post-bellici.

In effetti la tua lingua biforcuta qualche sospetto l'aveva destato :-P

Hehehehehehe

Yossarian

London Alcatraz said...

@Anonimo

Avessero fotografato la tangenziale di Mestre oggi saremmo tutti morti.

Questa m'ha fatto scompisciare.

Bella.

Grazie.

:-)

Yossarian

SCIUSCIA said...

E' tutto molto interessante, dalla prima riga all'ultimo commento... ma non stiamo dimenticando che dietro ad una guerra, soprattutto se portata dagli USA, ci sono quasi sempre altre motivazioni oltre che quelle strategico-politiche-economiche*?

*riferito all'economia del paese, non ai singoli interessi

London Alcatraz said...

@Sciuscia

ma non stiamo dimenticando che dietro ad una guerra, soprattutto se portata dagli USA, ci sono quasi sempre altre motivazioni oltre che quelle strategico-politiche-economiche*?

Quali, di grazia, se escludiamo quelle economico-strategico-politiche che solitamente sono il motivo del 99% delle guerre?

A me pare che gli USA le facciano soprattutto per questi motivi.

Come tutti gli altri paesi del mondo.

Yossarian

SCIUSCIA said...

Le guerre si fanno anche perché le hai promesse alla tal lobby. O perché un tal gruppo di tuoi senatori che ti danno la maggioranza al congresso le ha promesse alla tal lobby.
Insomma, 'ste cose USA. Come l'Italia, con la differenza che almeno te lo dicono prima.

Tutto per dire che a volte si fanno guerre che non servono a niente ed a nessuno se non ad un gruppo di interessi/potere.

Yossarian said...

@Sciuscia

Ma si', direi che siamo d'accordo sul perche' si fanno le guerre, anche se credo che in questo caso i motivi siano anche piu' idioti della promessa a una lobby...

:-)

falecius said...

Yoss: ottima ricostruzione, con la quale concordo.
Piu' o meno erano le cose che dicevo anche io nel 2003 :)

Yossarian said...

@Falecius

Piu' o meno erano le cose che dicevo anche io nel 2003 :)

E dicevi bene assai.

:-)

red. cac. said...

Secondo me gli USA (non so se Bush o chi per lui) avevano, e forse hanno ancora, un piano strategico.
Non c'entrano né il petrolio né, tanto meno, l'esportazione della democrazia; le armi di distruzione di massa, che esistessero o no, erano solo un pretesto; ma c'era, mi pare, un piano a lungo termine. Succede che le grandi potenze organizzino per così dire "basi" territoriali per motivi che restano davvero segreti finché non esplodono. Secondo vero obiettivo era già allora l'Iran.
Non so se l'amministrazione Obama abbia intenzione di di abbandonare il progetto; ma la possibilità per gli USA di poter mandare da un giorno all'altro truppe in un paese grande che confina con Siria e Iran, senza doverle costringere in basi localizzabili come Bahrein e Kuwait, è azione di tipo militare e non politico.
Queste cose difficilmente possono giudicarsi a breve termine, e meno di 10 anni son pochi. Vedremo se Obama lascia che l'Iraq diventi di nuovo terra ostile o se invece farà in modo che resti terreno aperto per gli USA. Nel secondo caso, quella di Bush o chi per lui era una strategia che potrebbe anche aver raggiunto il suo scopo.
Ovviamente ciò non significa che sia destinata al successo; ma solo se gli USA lasceranno che si torni alla situazione preesistente si potrà dire che la strategia è fallita. O che quanto vado dicendo è una serie di stupidaggini, il che non è da escludere.
Chiedo scusa per l'intromissione.

Yossarian said...

@Red Cac

Chiedo scusa per l'intromissione.

Ciao Red, mi fa piacere ritrovarti da me. :-)

Non c'e' bisogno di scuse. Le tue intromissioni sono piu' che benvenute.

Guarda, concordo sulla "base territoriale" e sul fatto che le priorita' di Bush fossero geostrategiche e non prettamente economiche.

Tuttavia credo che i piani fossero idioti e le premesse ancora piu' idiote.

Credo che Obama se ne andra' di li', non appena possibile.

Lo sta gia' facendo.

Ciao e grazie.

:-)