Sunday, 15 August 2010

Le Storie di Augusto: 3 parte


Terza puntata delle storie di mare di Augusto.


Questa volta dal Nord Europa si arriva in Ecuador.

Buona lettura.



17:00: appena dopo la curva di Cap Gris Nez già in rotta per la boa Ruytingen e poi per il fiume Schelda; insomma, in piena uscita dalla Manica e dallo stretto di Dover: buona velocità, 24 nodi.

Con una bananiera é necessario, il carico, deperibile, deve arrivare a destinazione il prima possibile; mettendocela tutta e con un pochino di corrente a favore, possiamo sfiorare i 26 nodi, siamo delle ferrari del mare, lo dice sempre il direttore di macchina, anche a lui piace correre; alle volte, colpevolmente, forziamo i due FIAT veloci per "regatare" con altre navi.

Una bananiera, un grosso e veloce frigorifero fatto a forma di nave. Ogni stiva é divisa in corridoi, ogni corridoio in cinque sezioni, ogni sezione può sostenere una temperatura differente, il tutto controllato da calcolatori che si incaricano di mantenere le condizioni richieste, con lo scarto di due gradi Fahrenheit, circa un grado Celsius.

Torniamo sul ponte di comando. Quel pomeriggio verso le cinque, dopo la accostata di Cap Gris Nez, vedo che stiamo per sorpassare una nave di fronte a noi e ci godo, come sempre.

Ecco, siamo quasi affiancati, é un cacciatorpediniere che batte bandiera tedesca.

Il figlio di puttanona, accelera: telefono immediatamente al DM e gli chiedo spinta per fare la regata col CT tedesco; fatto, a tuttissima forza, il primo macchinista controllerà puntigliosamente la resa massima dei due motori e lui, DM, sale sul ponte per vedere la corsa assieme a me.

Lo superiamo, lo superiamo! la santa corrente di marea ci aiuta in poppa, 25,8 nodi a solcometro. Superato! ci siamo lasciati sto cazzo di tedesco ad un miglio di poppa.

Poco dopo,lancia uno sbuffo di fumo e accelera, sicuro che accelera, il radar lo dà chiaramente in avvicinamento, quando ci raggiunge, un ufficiale esce sulla aletta del ponte di comando e ci saluta; poi continua e se ne va.

Bé, essere battuti da un CT non é disdicevole; quando ce la mettono tutta si sparano facile più di 30 nodi.

Per chi non lo sapesse, un nodo é la velocità di un miglio marino per ora, un miglio marino vale 1.852 metri; se volete, fatevi le conversioni.

Per chi volesse vedere in diretta il traffico nella Manica e le caratteristiche delle navi , suggerisco questo link.

Ero primo ufficiale sulla bananiera appena citata, viaggi Ecuador, Irlanda, Olanda e ritorno; banane e qualcosina di altra frutta: ananas, avocados ecc.

Bella nave, nuova, superautomatica e veloce, molto veloce, troppo veloce (alle volte).

Per ridurre a meno di 10 nodi dovevamo passare a "velocità di manovra" e questo significa: passare ad alimentare i motori con diesel, più costoso del fuel usato normalmente, disinserire l'alternatore inserito sull'asse dell'elica accendendo gli alternatori ausiliari...un lavorone; senza contare l'aggravio dei costi.

Proprio l'eccesso di velocità, una volta, mi ha fatto cacare sotto.

Di ritorno in Ecuador, all'uscita della Manica, diciamo appena dopo di Plymouth, ci becca il previsto mare grosso (molto grosso) di prua.

Come da bollettini meterologici, lo sapevamo che era lì ad aspettarci, ma, non potevamo farci nulla, la strada é una sola, quella: a meno di non circumnavigare il nord dell'Inghilterra. Impensabile.

E incominciamo ad infilare la prua in quella tempesta, vento a quasi 50 nodi, onde di più di 10 metri di altezza, un bel casino: riduciamo immediatamente al minimo di navigazione, 8 nodi a causa del rallentamento creato dal vento contrario; e la nave beccheggia dannatamente.

La prua si alza verso il celo e poi ricade sulla prossima cresta di onda, vibrazioni della madonna, siamo tutti sul ponte, Comandante, DM e io.

Mentre guardiamo e decidiamo se passare a "velocità di manovra" la prua supera una gran cresta, cade rapidamente, si infila nell'incavo tra due onde e affonda.

Affonda sempre di più, non risale, non risale; il mare ha quasi raggiunto il centro nave; nel mentre noi ci guardiamo negli occhi, dicendoci quello che sappiamo.

Se il mare supera il centro, il peso dell'acqua in coperta, più la velocità potrebbero anche spingerci sotto.

Il DM reagisce, indietro tutta. Per fortuna avevamo un'elica a passo variabile: ovvero le pale potevano assumere inclinazioni diverse dando spinta in avanti oppure indietro.

Invertire totalmente la spinta, crea solo, sempre che sia accettabile il termine "solo", uno sforzo al variapasso ma non ai motori. Se avessimo avuto una elica convenzionale, la manovra sarebbe stata totalmente impossibile.

La nave rallenta, vibra disperatamente, ma rallenta: ecco, incomincia ad apparire l'alberetto di prua, esce, esce, é uscito.

Immediatamente ripassiamo alla spinta in avanti, per mantenere la rotta rispetto alle onde; al fermarsi completamente la nave si sarebbe portata perpendicolare rispetto alla direzione del moto ondoso: altra situazione di gravissimo pericolo. Allora, passiamo a velocità di manovra? Ovviamente sì, ancora cagati di paura, abbiamo fatto tutto il necessario e ridotto la velocità al minimo per mantenere il "governo", ovvero al minimo perché il timone avesse effetto.

Sono passate ancora varie ore spiacevoli, ma, ne siamo usciti.


Siamo ormai in navigazione tranquilla verso i Caraibi e due "uccellini" vengono a raccontarmi storie spassose.

I primi ufficiali hanno sempre vari "uccellini", marinai, che spifferano quello che succede a bordo, vuoi per "lecchinismo puro" vuoi per cercare di fare le scarpe a qualcuno.

Le informazioni così ricevute, a volte, si usano, altre volte, si ignorano.

Dunque, mi raccontano che il cameriere ed un mozzo "se la intendono".

Pare che il cameriere dia in escandescenze se qualcuno si avvicina troppo al mozzo e, pare, che il mozzo non dorma mai nella sua cabina. Pare.

Chiamo il cameriere e chiedo. Lui prima si fa rosso, poi sbianchisce e gli si gonfiano le vene sul collo: é incazzatissimo, vuole il nome del maledetto, vuole fare un macello.

Lo prendo con le buone e lo calmo, gli spiego che, a mio parere, non c'é nulla di male se si accompagna col mozzo; solo, bisognerebbe dare "pubblicità alla cosa", proprio per evitare le malelingue ed evitare, anche, che altri si avvicinino al "suo" mozzo.

Chiamo in cabina anche il pivello, arriva col fare di uno straccio bagnato, vede il cameriere, apre gli occhioni e comincia il singhiozzo.

Calmo anche lui, con l'aiuto del cameriere. Non me lo aspettavo.

Finalmente riusciamo a parlare con un minimo di tranquillitá, sì il cameriere vuole bene al mozzo, sì, il mozzo vuole bene al cameriere. É solo sesso? non lo so e, decisamente, non mi importa: sono fatti loro, ma, per il normale funzionamento di bordo, devono essere posti sotto controllo. Devono.

Ripropongo di rendere ufficiale la loro "unione". Accettano, ho dovuto convincerli, ovviamente e non é stato facile.

Rimaniamo d'accordo che ne parlerò con il Comandante e vedremo. Superare i dubbi di quest'ultimo é stato anche più difficile, pregiudizi? Entrare negli affari privati? Ma andiamo! E poi, due froci!

Ci sono riuscito facendo presente il rischio di rissa se qualcuno si fosse avvicinato eccessivamente al mozzo e, anche, notando che una cabina libera ci sarebbe venuta utile in Ecuador per alloggiare i poliziotti che sempre andavano per la nave.

Decidiamo per la comunicazione ufficiale durante la festa del passaggio dell'equatore.

Quasi sempre si fa una festa, specialmente sulle navi con passeggeri: anche sulle altre, potendo, la ho sempre fatta fare, é un modo per scaricare le tensioni.

Festa dell'equatore, tutti in coperta, fischi di sirena, getti di acqua con gli idranti, tanto fa un cazzo di caldo.

Andate a cercare cameriere e mozzo! Eccoli, sulla boccaporta della stiva 4, gran doccia di acqua salata e, per interfono: "sposa bagnata, sposa fortunata!".

Così, adesso, lo sanno tutti: il mozzo dorme con il cameriere e non si tocca, proprietà privata. Finché dura. E ho anche guadagnato la cabina libera da assegnare a quegli spaccacazzi dei poliziotti ecuatoriani.


A bordo avevamo anche un secondo ufficiale donna; una triestina, carina però di stazza, come dire, teutonica. Ecco cosa, durante un altro viaggio, mi ha raccontato il solito "uccellino".

La signorina era di guardia sul ponte assieme a due marinai, come normale, dalle 00:00 alle 04:00 e dalle 12:00 alle 16:00, come di regola.

Uno di questi due marinai era un molfettese, piccolino, minuto ma caruccio e decisamente simpatico.

Il nostro eroe decide di corteggiare la secondo ufficiale, che sembra insensibile. Allora, una notte, si arrischia per la "azione trascendente", prende il "giocattolo" e lo mostra alla interessata: non ti piacerebbe divertirti con questo? E lei: con quello? con quella cosina piccola e minuta? ci vuole ben altro per me.

Si dice che il poverino, da quella notte, si sia rimpicciolito di altri 10 cm.

Augusto

7 comments:

kissakie said...

Post ricco! Non sapevo che anche le eliche navali potessero avere passo variabile, credevo che le forze in gioco fossero eccessive per il materiale... mi informerò meglio. Ed ho avuto paura anch'io mentre la prua affondava sempre più, quindi non oso immaginare a che velocità si stessero riempiendo le braghe dei presenti :-\

Lode alle doti di diplomazia per il caso mozzo-cameriere :-)

Come sempre grazie a Yoss e soprattutto ad Augusto.

Gillipixel said...

Bellissimi i tuoi racconti, Augusto...hanno il pregio di risucchiare l'attenzione durante la lettura, e quando hai finito, ti sembra di essere stato in un altro posto per 10 minuti :-)
Veramente, arrivato all'ultima frase, mi sono stupito di essere sempre sulla medesima sedia e davanti al medesimo pc di quando ho iniziato: avevo la sensazione di aver fatto un bellissimo viaggio...
Grazie per queste storie affascinanti! E grazie a Yoss che le ospita :-)

farlocca farlocchissima said...

ma che belle le storie di augusto! me le ero perse causa vagabondaggi :-) ora le ho lette tutte insieme e aspetto la 4 puntata ...

Attila said...

Si dice spesso dalle mie parti che le triestine "te lo tagliano con la lingua"...

Cordialità

Attila

Anonymous said...

Grandissime storie!
quella del matrimonio "frocio" fa veramente ridere!
un esempio di sano pragmatismo!
primo capo

Augusto said...

@kissakie
Il sistema é totalmente idraulico, pressione di olio, pompe, tubi coassiali all'asse e turbine orientatrici nel mozzo.
Ma, non te lo posso raccontare dettagliatamente perché non lo conosco; ci vorrebbe un macchinista navale. Diciamo come uno che guida un'auto rispetto ad un meccanico.
Per certo la manovra era rischiosa (issima?) comunque, in caso di rotture, il passo si sarebbe automaticamente stabilizzato a "avanti molto adagio"; e, quindi, avremmo raggiunto comunque lo scopo, salvare la ghirba.
Altri variapasso, in caso di rottura, passano a neutro o "avanti mezza" altri, i peggiori, a mio parere, passano a "indietro mezza"
@ Attila, dio ci salvi dalle triestine
@Primo capo, a bordo si vedono (e vivono) strane cose; poi, normalmente, si dimenticano scendendo lo scalandrone per andare a casa :-)

leftheleft said...

Magnifico!
E divertente.

Da usarli, i tuoi racconti, come sceneggiature.

Me la son proprio vista la nave mezza sotto.

Ancora complimenti.