Sunday, 31 January 2010

Europa Universalis III (Boiamondo!)


Come ben sapete il sottoscritto e' un fan accanito di videogames e wargames stretegico-gestionali, e come vi avevo preannunciato in un post precedente, di tanto in tanto mi farebbe piacere pubblicare recensioni dei miei ospiti dedicate a questo tipo di videogames.


Quindi ciancio alle bande, come soleva dire Antonio De Curtis, e passo la parola a Chaotic Alea che ha recensito un vero classico del genere: il terzo capitolo della saga "Europa Universalis" della casa svedese Paradox.

Fra l'altro, di questi tempi, con il mondo diviso in blocchi di potenze che da vero cinico mi sembrano francamente una peggio dell'altra, nessuna esclusa, e pervicacemente dedicate alla rottura sistematica di coglioni del prossimo, o per farne dei "liberi consumatori" che sovvenzionano con bonus principeschi elite finanziarie parassitarie, camorriste e incapaci, con la scusa dell'economia di mercato (e che se osi criticare ti becchi pure del comunista o del Savonarola), o per applaudire le "civilta' emergenti", ossia regimi autocratici e teocratici che impiccano i gay o ti chiudono il becco a fucilate, ecco dicevo, in questo meraviglioso clima carnascialesco, credo sia giusto interessarsi di problemi strategici, anche a livello di videogames, e anche come semplice passatempo.

Della serie: "Interessati di strategia, prima che la strategia s'interessi di te..."

Quindi, eccovi Europa Universalis recensito da Chaotic Alea, e se vi va di recensire giochi strategico-gestionali, simulazioni di volo, tank e navi da guerra, o First Person Shooter alla Call of Duty o Red Orchestra, spedite il materiale al mio indirizzo di e-mail, a fianco del post, che prima o poi lo pubblichero'.


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I AM THE KING, Boiamondo!


EUROPA UNIVERSALIS III - HEIR TO THE THRONE
Editore: Paradox Interactive
Recensito da: Chaotic Alea

"Cosa facciamo questa sera, Doc?"
"Quello che facciamo tutte le sere Mignolo, tentare di conquistare il Mondo!"[1]

Europa Universalis e' da una decina di anni (anno di uscita del primo EU e' il 2000) uno dei piu' conosciuti giochi di "simulazione storica" (categoria appena inventata da me stesso medesimo).
Come tutti i suoi predecessori Europa Universalis III (da ora in poi EUIII)
si basa sugli eventi storici accaduti tra il 1400 circa e il 1800 circa.
Il gioco e' un mix ben riuscito tra gioco in tempo reale e strategico a turni. Il gioco si sviluppa principalmente in tempo reale, i giorni, mesi e anni passano con una velocita' variabile e regolabile e la possibilita' di metter in pausa per prendere le decisioni in gioco che potenzialmente sono un fottiliardo.
Lo scopo del gioco e' quello di giocarsi una sorta di ucronia (What if, anyone?). In pratica ci si trovera' al posto di guida di una nazione e a prendere decisioni che possono andare anche diversamente da quelle storiche.

Le caratteristiche principali di tutti i giochi EU sono i cosiddetti "eventi" ovvero decisioni che il gioco ci mettera' di fronte e che influenzeranno il nostro governo, possono essere casuali, legati ad un anno o ad un periodo storico, ad una scelta fatta in precedenza (le cosiddette catene di eventi) fino a scelte fatte da altri stati. Se volete saperne di piu' sulle varie incarnazioni di Europa Universalis giocatevele!:P Sicuramente EUII e' acquistabile online.

Passando nello specifico di EUIII ne abbiamo 4. Dopo EUIII base sono uscite le espansioni: EUIII:Napoleon's Ambitions, EUIII: In Nomine e EUIII:Heir To The Throne. A quel che mi e' dato di sapere, leggendo qui e li si puo' dire che chi giocasse a EUIII senza espansioni noterebbe che si trova di fronte ad un gioco diverso (grafica a parte) rispetto EUIII:Heir To The Throne (che chiamero' HTTT perche' sono pigro).
Tendero' a parlare di HTTT d'ora in poi perche' sto giocando quello.
Ah dimenticavo, per giocare ad HTTT bisogna avere anche EUIII e tutte le altre espansioni precedenti che sono acquistabili sotto il nome di Europa Universalis III Complete[2]

Il gioco si presenta con una grafica che utilizza le moderne possibilita' delle schede grafiche ma non eccelle in questo, la mappa appare piu' come una specie di "plastico 3D" mentre nei precedenti giochi aveva molto piu' la somiglianza di una mappa storica e questo rende poco pratiche alcune operazioni.
La musica e' discreta anche se non e' al livello delle musiche cantate e suonate da gruppi di rievocazione storica come in EUII, c'e' tuttavia la possibilitˆ' di aggiungere della musica copiandola nella cartella apposita.

A dispetto del nome si puo' giocare quasi qualunque stato/popolazione/clan/tribu' di una certa consistenza esistente nel periodo di gioco e da li' iniziare.
E' possibile iniziare il gioco dal 1399 con la cosiddetta "Grand Campaign" o usando i vari "bookmarks storici"; date dalle quali storicamente iniziando degli eventi di grande portata(Riforma, Periodo delle Rivoluzioni ad esempio) ma si puo' scegliere anche una data a caso.
Le province che compogono un regno sono fondamentali, ci sono eventi correlati al loro status, ai ribelli che vi possono essere, alle armate reclutabili, alle decisioni che si possono prendere sulle stesse. Cosa interessante e' che possono mandarsi delle spie in una provicia per compiere azioni ostili anche senza una guerra, si possono far disertare truppe, incitare una ribellione o altro, io ho annesso una provincia usando spie per incitare dei miei patrioti prima e quando questi lanciato l'assedio con una spia ho pagato gli assediati perche' disertassero la difesa della citta'.
Nel campo politico si potranno inviare diplomatici per proporre ad altri stati cose che vanno dai matrimoni regali( che hanno un effetto significativo in HTTT), alle alleanze, regalare soldi, prestiti ad altre nazioni, dichiarazioni di guerra ma adesso si potranno dare sovvenzioni di guerra agli alleati(nel caso non si possa raggiungere gli alleati in guerra con truppe), garantire l'indipendenza di uno stato, mandare avvertimenti e via dicendo.
Le dinastie adesso hanno senso, ci si potrebbe trovare ad ereditare un altro trono o trovarsi in un "unione personale" ovvero lo stesso re ma due amministrazioni diverse che in pratica assomiglia all'avere un vassallo o trovarsi in una guerra di successione se ci sono piu' pretendenti al trono vacante (guardate che il trono vacante potrebbe essere anche quello del VOSTRO stato *grin*).
Inoltre se il sovrano del vostro paese muore con un erede che non ha ancora l'eta' per regnare s'istaurera' un consiglio di reggenza che limitera' (e nemmeno poco) i vostri poteri decisionali.
Vi troverete a gestire: prestigio presso gli altri stati che influenzera' i rapporti con gli altri stati, l'infamia ovvero quanto pericolosi vi ritengono i vostri vicini, la vostra legittimita' popolare che influenza la possibilita' che le teste calde del vostro regno si ribellino e la stabilita' del vostro regno che principalmente incide su quanti soldi raccogliete.
Sono presenti vari sliders per regolare finemente le varie politiche ma la novita' sono le "National Ideas"; una serie di indirizzi politici a lungo termine, esempio potete iniziare a colonizzare e scoprire nuovi territori solo dopo aver instaurato l'apposita idea nazionale ma questo e' solo una delle 30 e passa idee che sara' possibile scegliere, di queste "idee" e' possibile averne piu' d'una assieme ma e' fottutamente costoso cambiarne una in corsa.
E' possibile reclutare consiglieri che hanno specifiche capacita e che aiuteranno ad indirizzare la nazione, mercanti che favoriranno il commercio, figure militari, artisti e molto altro. Una chicca e' la presenza di personaggi famosi realmente esistiti. Usando le "tradizioni" accumulate e' possibile sopperire alla mancanza del consigliere desiderato trovandone uno nella vostra nazione.
Per quanto riguarda le forme di governo con l'andar del tempo si avra' l'opportunita' di cambiare quella iniziale e dopo il periodo storico delle rivoluzioni (che tende a verificarsi negli ultimi 100 anni di gioco) si potranno scegliere anche repubbliche parlamentari, con tanto di elezioni ma anche dittature, varie forme di assolutismo, nel caso di parlamenti potreste ritrovarvelo ostile e aver bocciata una decisione presa in gioco.
Cosa molto interessante e' l'esistenza sin dall'inizio di repubbliche mercantili che permetteranno di giocare nazioni ricchissime ma che vanno gestite in tutt'altro modo rispetto al solito come ad esempio Venezia o Genova.
Alla testa degli eserciti e delle flotte si potranno reclutare generali o ammiragli che influenzeranno l'andamento delle battaglie in cui saranno schierati, se volete rischiare si potra' convertire il vostro sovrano in un condottiero che potra' morire in battaglia, sempre che il vostro sistema di governo abbia un sovrano.
Altra novita' e' la presenza di "Casus Belli" specifici che limitano cosa potete chiedere in una pace, esempi sono i casus belli religiosi o quando non si onora un alleanza, quelli a causa di guerre commerciali.
Molta enfasi e' data al Sacro Romano Impero, con l'imperatore di turno che oltre i benefici avra' delle responsabilita' che potra' decidere di mantenere o meno, come proteggere gli stati che lo compongono dai nemici esterni o cercare di sistemare le beghe interne e le varie decisioni da prendere a livello imperiale.
Nel gioco e' presente l'elezione dei cardinali, un evento discretamente frequente in gioco. Dal numero di cardinali dipende l'influenza papale e la possibilita' di farsi eleggere un papa della vostra nazione, questo ha dei benefici, come poter indire una crociata o scomunicare un sovrano.
Quanto ai ribelli, ora esistono una moltitudine di tipologie di ribelli come quelli coloniali, patrioti, paesani. Dalla loro origine dipende il loro numero e la loro pericolosita'. Coi ribelli, oltre che il "tiro al bersaglio", ora si puo' anche trattare accettando in tutto o in parte le loro richieste.
Quanto alle colonie, per colonizzare "terre sconosciute" servono, oltre alla apposita idea nazionale, anche conquistadores ed esploratori che permetteranno di esplorare nuove zone che funzioneranno come generali e ammiragli(rispettivamente). Si potranno inviare coloni e avere a che fare con vere e proprie nazioni di nativi.
Aggiungo che esiste un raggio di colonizzazione che dipende anche da tecnologia navale e dalla provincia "core" piu' vicina alla zona da colonizzare.

Il gioco e' fatto per esser modificato, e tanto, infatti esiste un numero di mods, alcuni di ottima fattura, che permettono di cambiare quasi tutto del gioco (mappa compresa), di fatto rendono il gioco piu' o meno storico o con piu' o meno possibilita' di far ucronia. In generale i migliori mods migliorano molto il gioco. I link li trovate sul forum Paradox. In HTTT durante la fase di lancio del gioco si potra' scegliere se giocare uno dei mods installati o il gioco senza modifiche.
Se volete abbrustolirvi il cervello prendete un mod ben sviluppato e scordatevi di pensare che la conquista del mondo sia facile(con la maggior parte dei mods e' roba da appiattir i denti ai castori).

Altre cose sparse: vengono aggiunti una serie di mapmodes ovvero di rappresentazioni della mappa evidenziando settori politico/economici e cos“ abbiamo mappa economica, religiosa, aree d'influenza e via dicendo, ottimo, anche troppo.
Troverete 2 corone sulla mappa, una e' la capitale e l'altra e' il "National Focus" ovvero una provincia a cui si danno pi�' occasioni di sviluppo, prende bonus su produzione, crescita della popolazione, commercio e sarcazzo cos'altro. Ottimo per incrementare le entrate se usata bene. Sia capitale che National Focus possono essere spostate all'occorrenza.
Vi verranno date periodicamente delle missioni, spesso e' un modo per non farvi discostare troppo dalla storia scritta, farle porta vantaggi ma potete ignorarle se volete o cancellare quella in corso al dovuto prezzo, of course.
Fondamentali sono gli avvisi in cima allo schermo segnalati come bandierine rosse, soprattutto quelli che vi avvertiranno se e quando andrete in deficit con le spese correnti.

Il gioco e' buon gioco di per se ma e' spettacolare con certi mods e boiamondo e' un gioco che A ME crea dipendenza...mi son trovato alle 2.30 di mattina a giocare(giocavo dalle 22 ininterrottamente) e non riuscire a smettere.


[1] Pinky and Brain - Animaniacs - Warner Bros.
[2] Vi chiederete perche' si chiama Complete se e' stata fatta un'espansione dopo vi diro che a quanto pare se lo sono chiesti quasi tutti sui forum Paradox ma viste le innovazioni ne e' anche valsa la pena.

Chaotic Alea


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Sunday, 24 January 2010

Communication Breakdown


Il 28 luglio del 2014 saranno passati esattamente cent'anni dall'inizio di un conflitto che cambio' il volto del mondo e dell'Europa, che fu una delle cause della Rivoluzione Russa, e indirettamente, della seconda conflagrazione planetaria del 1939.
Questo e' il primo di una serie di tre post dedicati alla Prima Guerra Mondiale tramite i quali cerchero' di illustrare e raccontare alcuni aspetti politici, sociali, economici e militari poco noti al grande pubblico, di una guerra la cui memoria e' ormai sbiadita, e le cui voci, sopravvissute alle trincee dell'Artois, del Carso, Gallipoli, o alle titaniche battaglie di movimento del fronte orientale, sono ormai mute per ragioni anagrafiche.

E' una roba lunghetta, mettetevi l'anima in pace.

Se non altro, fornira' (mi auguro) qualche argomento in piu' agli studenti, ai quali viene posta una delle piu' terrificanti domande della storia del programma scolastico ministeriale del Belpaese:

«Pustolazzi, visto che sembri tanto ansioso di comunicare con tutti, hai studiato?»

«Errr, prof, posso spiegare: ieri, al funerale di mio nonno, un commando delle Tigri Tamil si e' messo a sparare sul corteo funebre, quindi...»

«Le Tigri Tamil a Frosinone, Pustolazzi? Interessante. Bene, dal momento che sei un testimone della Storia, perche' non ci rendi edotti di un altro peculiare fenomento storico: Loris Pustolazzi, perche' non ci spieghi LE VERE CAUSE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE?»

THUD! La testa di Pustolazzi si abbatte pesantemente sul banco.

Cominciamo con l'aspetto militare.

Credo che il modo migliore per definire il conflitto che insanguino' l'Europa e il mondo dal 1914 al 1918, sia: «una guerra del XIX secolo combattuta con armi e tecnologie del XX secolo».

Questa contraddizione, e le inevitabili limitazioni che ne derivarono a livello operativo e di teatro, influenzarono pesantemente le scelte tattiche e strategiche degli alti comandi della Triplice Intesa - originariamente Francia, Serbia, Inghilterra & Commonwealth, Russia e dal maggio 1915 Italia - e della Triplice Alleanza - originariamente Austria-Ungheria, Germania e Italia, quest'ultima, in virtu' della propria iniziale neutralita', sostituita dall'Impero Ottomano nel 1914 .

Per correttezza storica va altresi' sottolineato che con i crucchi si schiero' la Bulgaria, mentre gli Alleati contarono sulla partecipazione del Giappone nell'agosto 1914, degli Stati Uniti dall'aprile 1917, piu' Romania, Portogallo e...

...per farla breve, il primo round della serie: "L'amico Fritz contro il Resto del Mondo".

La prima di queste contraddizioni e' nella natura stessa del conflitto, che paragonato a quello successivo e alla maggior parte di quelli del XX secolo, fu curiosamente "civilizzato".

Nessuna grande citta' europea venne rasa al suolo, le perdite fra i civili furono oggettivamente basse (a parte la Serbia) e infine non vi furono persecuzioni, pulizie etniche, massacri di prigionieri, o genocidi su larga scala, legati a fattori ideologici.
Quel che avvenne dopo in Russia e in altri paesi, non fa parte della Prima Guerra Mondiale, ma delle sue conseguenze.

Pregasi inoltre, non menarla con gli Zeppelin o i bombardieri Gotha su Londra. La loro efficacia e letalita' bellica, se paragonata al bombardamento strategico della Seconda Guerra Mondiale, fu pari a un gigantesco zero, e dettata principalmente da motivi propagandistici.

La guerra terrestre fu prevalentemente "rurale", combattuta al di fuori dei centri urbani, e nel caso del Fronte Occidentale (compreso quello italiano), si svolse in aree geografiche relativamente ristrette.

Fu tuttavia una guerra "totale", nel senso che si attribuisce solitamente al termine: ovverossia dove tutte le risorse umane, industriali, intellettuali e materiali delle nazioni coinvolte, vengono mobilitate, finalizzate e subordinate alle esigenze belliche, e alla sconfitta del nemico.

In tal senso, possiamo anche inserire la campagna di guerra sottomarina indiscriminata che la Flotta di Alto Mare tedesca (Hochseeflotte) condusse nel 1917 contro l'Inghilterra, mettendola quasi in ginocchio.

In tal senso, possiamo anche continuare a stupirci dell'idiozia dell'ammiragliato britannico, che puntualmente, e nonostante le amare lezioni apprese sull'importanza dei convogli, ripete' gli stessi identici errori nella Seconda Guerra Mondiale, con conseguenze quasi altrettanto catastrofiche.

Un altro importante elemento che rispecchia le contraddizioni fra XIX e XX secolo, e' legato al ruolo dell'industrializzazione e della produzione di massa.

In mancanza di grandi formazioni meccanizzate e di flotte aeree significative, tutto quello che si doveva produrre era relativamente poco sofisticato, e consisteva in: armi, munizioni, cibo e uniformi.

Una capacita' che le industrie e la tecnologia dell'epoca erano in grado di soddisfare e soddisfecero in quantitativi prodigiosi e sconosciuti fino ad allora.

Quello che comincio' a scarseggiare verso la fine della guerra, fu invece il materiale umano, o come lo definirebbe il caporale per grazia di Dio Joseph Porta: «Culi a buon mercato...».

Per non parlare poi degli incredibili balzi in avanti della scienza: furono i "cerfelli di cranti scienzati teteschi di Cermania", esimi professori Fritz Haber e il premio Nobel per la Chimica Carl Bosch, che permisero al Kaiser di battersene altamente le palle dell'embargo sui nitrati del Cile, vitali per la produzione di esplosivi, e senza i quali la Germania sarebbe durata sei mesi al massimo.

Haber e Bosch, dopo aver fatto un elaborato pernacchione agli Alleati, inventarono e perfezionarono il processo di produzione dell'ammoniaca sintetica, e come risultato, un'idea che avrebbe dovuto originariamente trovare applicazione nel campo dei fertilizzanti per produrre concime a basso costo e sfamare gli abitanti del pianeta, fini' con l'ucciderne milioni.

HAHAHAHAHA. Impagabile il senso dell'umorismo dei crucchi...

E per i fan del Barone Rosso ho purtroppo una bruttissima notizia: l'aeroplano non influi' in maniera determinante sull'andamento del conflitto.
A parte i cavallereschi e romantici duelli fra biplani e triplani, l'idea di supporto aereo e attacco al suolo, era praticamente inesistente, e anche gli occasionali mitragliamenti sulle truppe in ritirata, non vennero mai applicati in maniera sistematica, e soprattutto decisiva.
Cosi' come il bombardamento strategico sulle fabbriche, i depositi di munizioni, e i centri di comunicazione e controllo del nemico.

Eserciti e rifornimenti si muovevano principalmente in treno, a cavallo, o col "cavallo di San Francesco", leggi le gambe del fante, e qui arriviamo al primo vero esempio di "communication breakdown", dove la differenza fra tecnologia avanzata e infrastrutture inadeguate si fa stridente.
L'Europa del 1914 era coperta da una efficiente e vasta rete di ferrovie, e quella tedesca -«offiamente, Ja» - era la piu' efficiente di tutte.
Mai nella storia dell'umanita', gli alti comandi avevano avuto la possibilita' di spostare cosi' tanti uomini, in cosi' poco tempo, su cosi' ampi spazi, e cio' si rivelo' di fondamentale importanza per posizionare riserve in punti critici del fronte.
Ma questa straordinaria capacita' di "tappare i buchi" si rivelo' paradossalmente un handicap, in special modo sul fronte orientale dove c'erano enormi spazi da percorrere, sia per gli attaccanti, sia per i difensori che avrebbero dovuto passare al contrattacco.

Gia', perche' una volta scesi dal treno, e raggiunta la zona di combattimento, gli uomini dovevano essere sfamati e riforniti di munizioni.
Il che non era un problema finche' si restava a una quindicina di chilometri circa dai depositi e dalle stazioni: i cavalli sopperivano adeguatamente.

Superati i venti chilometri tuttavia, e specie quando si passava all'offensiva in territorio nemico, con conseguente "allungamento" delle linee di rifornimento, la quantita' e la lentezza delle salmerie ippotrainate cominciava a creare problemi.

Lo so che sta per arrivare il furbetto con il "domandone": «Minchia Yoss, ma che cazzo dici, c'erano i camion, e i tassisti parigini in automobile portarono le truppe francesi sulla Marna»

Caro il mio pirlettis, c'erano si' i camion, e si utilizzarono (anche le ambulanze), ma non c'erano le stracazzo di strade. Non esisteva una rete viaria capillare paragonabile per esempio a quella della Seconda Guerra Mondiale (che gia' non era il massimo), semplicemente perche' le automobili nel 1914 erano un lusso che pochi potevano permettersi.

Anzi, le strade esistevano, ma erano strade del XIX secolo: relativamente poche, non concepite per il motore a scoppio, e i camion dell'epoca erano mezzi decisamente fragili dal punto di vista meccanico, per affrontare lunghi percorsi non asfaltati, se non addirittura impraticabili.

E comunque la Marna era a una ventina di chilometri da Parigi e quello dei tassisti fu un exploit isolato che non decise l'esito dello scontro.

Alla luce di queste condizioni, e per il fatto che gli eserciti si muovevano a piedi sui campi di battaglia, era quasi impossibile ottenere sfondamenti e avanzate fulminee in profondita', come quelli che avvennero nella Seconda Guerra Mondiale tramite divisioni corazzate, meccanizzate o motorizzate.

L'altro fattore chiave nella "communication breakdown" riguarda il rapporto fra la terrificante letalita' delle armi e dell'artiglieria impiegate dalle armate dell'epoca, e la sconsolante arretratezza dei mezzi di comunicazione sul campo di battaglia.

Si' si' ok, la mitragliatrice, le trincee e il filo spinato, ma ora vi spiego perche' le mitragliatrici e tutto l'ambaradan furono cosi' devastanti nel 1914, e lo furono invece in maniera minore nel 1939.

L'elemento costitutivo degli eserciti della Grande Guerra (e anche oggi) fu un'invenzione del nanetto corso (Napoleone per gli ignoranti...), ossia la divisione.

Una divisione, allo scoppio del conflitto, era formata in linea di massima da 12.000 uomini suddivisi in dodici battaglioni, con dodici batterie di artiglieria di supporto, per un totale di settantadue cannoni e ventiquattro mitragliatrici.

Il che, in termini di potenza di fuoco erogata in un minuto di azione, equivaleva a 120.000 colpi di fucile a ripetizione, e un migliaio di proiettili d'artiglieria.

Tutto cio', escludendo le mitragliatrici.

Un vero e proprio muro di fuoco concepito per l'attacco, dottrina che all'epoca prevaleva sulla difesa e le opere fortificate, considerate ormai superate in virtu' della spaventosa potenza e precisione dell'artiglieria pesante e leggera.

Sfortunatamente per i teorici militari del 1914, quando i tedeschi dopo la battuta d'arresto sulla Marna decisero di mettersi sulla difensiva su un terreno scelto accuratamente, quella cortina di piombo si rivelo' un ostacolo insuperabile per gli attaccanti della Triplice Intesa.

O meglio, si sarebbe potuto superare se al posto di rudimentali telefoni da campo ci fossero state le radio portatili della Seconda Guerra Mondiale.

Ora: la classica immagine dell'attacco durante la Grande Guerra e' quella tramandataci da film e libri come " Niente di nuovo sul Fronte Occidentale".

Un immane carnaio dove ondate di uomini mandati letteralmente in bocca alle mitragliatrici, vengono falciati a migliaia sui reticolati, prima ancora di poter raggiungere le trincee nemiche.

Questo e' vero solo in parte, e quando avveniva, di solito era perche' o l'attacco era stato mal concepito, ergo lo si scagliava contro una postazione erroneamente ritenuta debole, oppure lo sbarramento iniziale d'artiglieria non aveva sortito l'effetto sperato sulle opere fortificate del nemico.

E' quello che accadde nel luglio 1916 in diversi settori del fronte durante l'offensiva sulla Somme, quando i mitraglieri tedeschi smisero di sparare sulle truppe britanniche attaccanti, e parecchi di essi furono trascinati via dall'arma in lacrime, o in preda a una crisi di nervi.

La causa non fu un improvviso soprassalto di pacifismo dei crucchi, bensi' il fatto che quella che doveva essere una battaglia dove si combatte per paura e istinto di sopravvivenza, si era trasformata in un orrendo macello.
Migliaia di Tommies in preda al panico avevano gettato le armi dandosi alla fuga, e per i mitraglieri tedeschi, cio' che era iniziato come una lotta "mors tua, vita mea" si era trasformato nell'azione criminale di un gruppo di assassini piscopatici che sparano a sangue freddo su una folla inerme e terrorizzata, con armi da 500 colpi al minuto (Maschingewehr modello 1908).

Decisamente troppo anche per chi pensa di combattere per una giusta causa, ed e' sano di mente.

Ma nella maggior parte dei casi, quando le cose andavano storte, non seguivano quel copione. Lo sbarramento d'artiglieria iniziale solitamente riusciva ad aprire varchi nei reticolati, e a neutralizzare la linea avanzata di difensori, mentre la prima ondata di attaccanti, generalmente, arrivava a conquistare le trincee nemiche.

Il vero problema, e' che una volta aperto un varco, non si riusciva a sfruttare la breccia in maniera sufficientemente rapida da penetrare in profondita' nelle linee tedesche, e allo stesso tempo, impedire alle riserve del nemico di concentrarsi e "tappare la falla", se non addirittura di contrattaccare.

Si perdeva tempo preziosissimo cercando di coordinare l'avanzata delle truppe che avevano sfondato, il sopraggiungere delle indispensabili riserve destinate a far proseguire l'attacco, e il fuoco di copertura dell'artiglieria, essenziale per tenere lontano il nemico.

Questo perche' gli unici mezzi di comunicazione a disposizione dei comandanti di compagnia, battaglione, reggimento, divisione e corpo d'armata, per seguire in tempo reale l'evolversi di una battaglia del XX secolo, erano staffette, portaordini e piccioni viaggiatori del XIX secolo.

Il telefono, diffuso ampiamente all'epoca, era un mezzo eccellente per comunicare fino alle proprie linee, ma una volta oltre i parapetti delle proprie trincee, e nella terra di nessuno, i comandanti di battaglione perdevano letteralmente i contatti con i propri uomini.
In questo senso ci sono innumerevoli testimonianze di ufficiali superiori.

Il telefono da campo necessita infatti di cavi, e questi non ci sono, o sono stati tagliati dall'artiglieria, sia nella terra di nessuno, sia nelle trincee nemiche, e rimangono comunque estremamente vulnerabili e pericolosamente suscettibili di interruzioni quando si trovano in prima linea.

Le radio esistevano, ma erano aggeggi molto ingombranti, che necessitavano di grosse batterie, e che quindi non si potevano portare sulla schiena come a Stalingrado, o in Vietnam.

E in piu', non si poteva trasmettere la voce, ma solo il codice Morse. La trasmissione vocale fu un'invenzione successiva.

Nel 1915 a Neuve Chapelle, successe esattamente questo, e per lo stesso motivo, tante altre offensive alleate sul fronte occidentale, fallirono sanguinosamente dopo essere iniziate sotto i migliori auspici.

L'attacco inglese, preceduto dal solito bombardamento, era iniziato alle sette del mattino del 10 marzo, e per le otto, i britannici avevano sfondato le linee tedesche e conquistato il piccolo villaggio di Neuve Chapelle.

La rotta tedesca era stata totale, e il comandante inglese del battaglione di centro, resosi conto dell'incredibile opportunita' di penetrazione che gli si offriva, invio' una staffetta al quartier generale per chiedere il permesso di incalzare il nemico.

La risposta arrivo' alle nove e mezza, e fu comunque negativa, perche' l'avanzata non era prevista dal piano, ma solo la conquista del villaggio.

E quello fu il primo errore di valutazione tattica e di intelligence del comando di brigata inglese, che non aveva il polso della situazione in tempo reale, come l'ufficiale al fronte.

Verso le dieci, i tedeschi, che nel frattempo si stavano riorganizzando, misero in atto un piano semplice e ingegnoso (come la maggior parte dei piani dei crucchi) che avrebbero poi utilizzato nel resto del conflitto per chiudere le falle.

In attesa dei rincalzi, rinforzarono con alcune mitragliatrici le estremita' della breccia, prendendo d'infilata (sui fianchi) le truppe britanniche spintesi in avanti, costringendole a cercare riparo e provocando gravi perdite.

Una volta giunti i rinforzi, i crucchi, esattamente come farebbe un chirurgo, contavano di avvicinare progressivamente gli "orli della ferita" partendo dai punti d'appoggio, per poi "suturarla".

Mentre i tedeschi cominciavano a premere, le riserve britanniche che avrebbero dovuto aggiungersi alle truppe che avevano sfondato, restarono imbottigliate nella terra di nessuno, poiche' il fuoco delle mitragliatrici impediva alle avanguardie di proseguire, e a loro di raggiungerle.

Novemila uomini, ammucchiati come polli, in uno spazio di poche centinaia di metri quadrati.

Per puro culo, quel giorno e in quel settore, l'artiglieria tedesca si trovo' a corto di munizioni, altrimenti vi lascio immaginare l'immane e orribile carnaio...

In molte altre occasioni simili, inglesi e francesi non godettero dello stesso favore da parte della Dea Bendata.

Ad ogni modo, i cannoni inglesi nelle retrovie, privi di radio e avvertiti in ritardo tramite le solite staffette, non riuscirono a organizzare una risposta per alleviare la pressione tedesca sui fianchi prima delle undici e mezza, e a quel punto era gia' troppo tardi.

Quando finalmente inizio' il bombardamento d'appoggio, gli ufficiali delle punte avanzate britanniche inviarono disperati un altro giro di staffette per pregare il comando di divisione di lasciarli attaccare e sbloccare la situazione.

Ma una volta raggiunte le proprie linee, i messaggi dovevano essere trasmessi telefonicamente lungo tutta la catena di comando, ovverossia: compagnia, battaglione, brigata e divisione, per poi essere esaminati, ponderati, modificati, trascritti su carta in ogni singolo dettaglio, ed essere rispediti indietro seguendo la stessa trafila.

Il risultato era che spesso, una volta giunto al generale di divisione, quel messaggio non rispecchiava piu' situazione sul campo di battaglia che si evolveva in tempo reale, e gli ordini che venivano impartiti erano tragicamente anacronistici.

Nel caso di Neuve Chapelle, l'ordine di continuare l'attacco inglese alla fine arrivo', ma alle cinque e mezza del pomeriggio, quando ormai i tedeschi avevano respinto i britannici e gridavano "Pirla, pirla..." ai fuggiaschi.

La cosa piu' assurda e' che a quel punto generalmente, i tedeschi passavano al contrattacco e dopo aver preso le trincee inglesi...indovinate un po'?

Si trovavano nella stessa identica situazione, con telefoni da campo mal funzionanti o interrotti, e nella necessita' di affidarsi a staffette.

Piu' si andava avanti, piu' si perdeva il contatto con le linee telefoniche, e piu' difficile e arduo diventava comunicare con le retrovie.

Alla fine, tutto si risolveva in un delirante e sanguinoso "tira e molla", i cui vantaggi territoriali si misuravano in un paio di chilometri al massimo, e quando andava bene.

E anche l'artiglieria, che nella Grande Guerra contava su sistemi di controllo e di computo del tiro estremamente avanzati, era piagata dallo stesso problema.

Era praticamente impossibile richiedere il supporto delle batterie per rispondere in tempo reale all'evolversi della situazione.

Palloni e osservazione aerea non erano una soluzione permanente, perche' senza la radio i primi erano costretti a portarsi il telefono in mongolfiera o dovevano ricorrere alle segnalazioni luminose in Morse, e i secondi, anche se l'avessero avuta, non possedevano la tecnologia per la comunicazione vocale alle centrali di tiro.

Senza contare i caccia nemici. I duelli aerei nacquero proprio dall'esigenza di difendere o contrastare, gli osservatori avanzati dell'artiglieria nel cielo.

Si provo' anche a utilizzare il cosiddetto "creeping barrage", ossia il tiro di sbarramento che precedeva e accompagnava l'avanzata della fanteria, e anche qui, cazzi da cagare. La enorme precisione dei cannoni - nell'ordine della decina di metri - diventava praticamente inutile perche' non si riusciva a comunicare con le truppe che avanzavano, se non servendosi di una serie di tabelle rudimentali basate sulla distanza percorsa da una unita' di fanteria in un minuto.

E' evidente che bastava poco per mandare tutto in vacca, e comunque gli ufficiali addetti al tiro spesso aumentavano l'intervallo di tempo fra le varie salve, per evitare di colpire i propri uomini,vanificando pero' l'effetto di copertura della fanteria, e di soppressione (nel senso di fargli tenere giu' la testa) del nemico, per il quale era stato invece concepito il "creeping barrage".

Fino all'utilizzo in massa dei carri armati nel 1917-18, e all'elaborazione di tattiche d'infiltrazione e aggiramento dei caposaldi da parte dei tedeschi (che servirono come base per la blitzkrieg successiva), ogni attacco era quasi inevitabilmente condannato al fallimento.

Gli eserciti della Grande Guerra erano in sostanza titani afasici dotati di armi moderne e assai sofisticate, e i suoi generali, uomini che combatterono una guerra del XX secolo con una mentalita' e dei piani, buoni per il XIX secolo.

Figure come Haig, Cadorna, Joffre, Falkenhayn e Samsonov, non ebbero mai l'imaginazione, la flessibilita' e l'intelligenza necessarie, per uscire da quello stallo ed evitare massacri immani e inutili.

Furono una banda di pirla, ogni tentativo di riabilitarli e' storicamente criminale, e andrebbe punito con legnate sulle dita.

Dimenticavo: l'attacco di Neuve Chapelle fu una delle battaglie piu' importanti nella storia dell'umanita'.

Se qualche inglese avesse avuto una mira migliore, o se la Dea Bendata non fosse come la sfiga che ci vede benissimo, il caporale della 6 Divisione Bavarese della riserva Adolf Hitler, ora sarebbe solo un nome fra i quindici milioni di caduti della Grande Guerra.



1917-Foto aerea del sistema di trincee nelle Fiandre. Quelle britanniche sono nell'angolo in alto a sinistra. In mezzo, la terra di nessuno. I puntini bianchi non sono la "granatura" della foto, bensi' i crateri delle bombe...

Wednesday, 20 January 2010

Karma,tamburi & daydreaming...


Londra, una sera qualsiasi, in un pub qualsiasi, nella zona meridionale della capitale britannica.


Ovviamente piove...

All'interno del locale, sono dietro ai tamburi per una jam session cazzettara con musicisti locali. Niente di speciale, e fra l'altro sono parecchio fuori allenamento.

Sara' un annetto o piu' che non prendo in mano le bacchette.

Comunque sia, nella pause fra un pezzo e l'altro, mentre i musicisti sul palco si danno il cambio, non posso fare a meno di notare fra il pubblico due persone e due volti che mi fissano insistentemente e parlottano furtivamente fra loro.

Sono entrambi piu' vecchi di me (almeno una ventina d'anni), e sono un tizio con barba, pizzetto, lunghi capelli crespi e biondi, e uno spilungone secco coi capelli bianchi raccolti dietro la nuca.

Quest'ultimo ha anche la faccia da avanzo di galera...non mi piace per nulla.
Vabbe', continuo a suonare e loro a fissarmi.

Quando si spengono le ultime note di un classico rocchenroll alla Jerry Lee Lewis, suonato dal sottoscritto con tellurico "furore luterano", e una martellante slavina di cassa e rullante, i due si fanno un cenno d'assenso e salgono sul palco.

"Capelli biondi" sfila il microfono dall'asta, lo guarda, e lo palleggia fra le mani con aria scettica, mentre l'avanzo di galera (faccia loschissima, secondo me e' anche un satanista) si gira verso di me, e dopo aver messo a tracolla la chitarra con l'aria disinvolta di chi ha imparato a farlo all'asilo, sibila:

«Ragazzo, la sai Black Dog?»

Penso fra me e me: «Per cominciare, ragazzo lo dici a quel pirla di tuo fratello, vecchio fricchettone british con la fedina penale nera come il carbon coke, e la faccia che sembra un incrocio fra Amedeo Minghi e Ricky Memphis»

Mugugno con stizzita educazione: «Intendi quella degli Zep?»

A beneficio del vecchio pirla avrei potuto aggiungere che gli Zep sono Dio e John Bonham il suo profeta, ma mi trattengo per non sembrare strafottente. Dicesi, rispetto per gli anziani...

Mi risponde il sorriso piu' serio che abbia mai visto in vita mia: «Yes»

Faccio per dire « Come la iniz...», ma lui non mi lascia nemmeno finire: «Come nel disco...il quarto, obviously»

Brutto pendaglio da forca sessantottino e impertinente, sono quasi trent'anni che suono e studio Bonham. Lo so che vuoi fregarmi, rottame festivaliero dell'isola di Wight, ma io so come funziona il riff di batteria di Black Dog.

E' il capolavoro di Bonzo e uno dei pilastri della batteria rock moderna. La batteria segue il sinuoso e patologico riff di chitarra. Il segreto e' "tirare indietro", ossia sembrare fuori tempo come il grande John.

Testa di cazzo, non e' per nulla facile, ma mo' ti faccio vedere e poi ti spezzo le zampette.

Tse'.

Incrocio le bacchette e «tick, tick, tick, tick...»

«Hey hey mama, said the way you move....»

Boiamondo (come direbbe Chaotic Alea), "Capelli biondi" la canta in tonalita' originale. Bravo davvero.

Riffone cataclismico e leviatanico.

Ostrega, bravo il pirlettis, mi segue bene con la chitarra. Anzi, err, direi che conduce...anzi...err , sti cazzi.

Alla fine del pezzo ho la lingua a penzoloni, ho sudato diciotto camicie per star dietro ai due fricchettoni, sono stressato come un soldato che ha confuso la conta della granata che sta per lanciare dopo aver tirato lo spillo, ma ho suonato la piu' bella versione di Black Dog della mia vita.

Fragoroso applauso del pubblico (Jack the Wanker, ubriaco come una puzzola, ruzzola dallo sgabello, e secondo me si fa malissimo).

Capelli Biondi e l'avanzo di galera si girano verso di me: «Ragazzo, hai da fare nei prossimi mesi?» risibila quest'ultimo.

Bzzzzz...sento una scossettina elettrica dietro la nuca.

Aridaje con "ragazzo", sarete bravi ma quando e' troppo e' troppo.

Esplodo.

«Senti bene, vecchio fricchettone dei miei santissimi: per cominciare, "ragazzo" lo dici a tuo fratel...»

Bzzzzz....

Un tizio si avvicina al palco e si fa firmare un foglio di carta da Capelli Biondi. Altri lo seguono estasiati.

Bzzzzz...

«Stavi dicendo ragazzo? Vai pure avanti...» sorride Avanzo di Galera.

Bzzzz...ora vedo un palco largo come un campo da golf a diciotto buche, e una batteria con un gong gigantesco alle spalle. Avanzo di galera ha in mano una Les Paul nera con doppio manico, e indossa una orrenda tutina aderente bianca stile kimono, con lustrini, draghi rossi, e pantaloni scampanatissimi.
Capelli Biondi, mooolto piu' giovane, e ovviamente strafigo, urla " ....lonely, lonely, lonely time".

Finalone di batteria con inconfondibile scarica di terzine, rullante, tom, e cassa.

L'ultimo pensiero razionale prima di spegnersi, mi dice che deve essere all'incirca il 1975...

«Ragazzo, sto parlando con te. Dicevi?»

Riesco con fatica a sbertucciare: «err...Jimmy, dicevo... la Les Paul...due manici... carina...certo bisognava avere quattro mani e venti dita....hihihihi...Robert, ti sei fatto crescere la barba...ma tanto la canzone rimane la stessa vero? Hihihihi. Jimmy, se suoni la chitarra al contrario, e' vero che poi al cellulare risponde Satana?»

Svengo pesantemente a faccia in giu' sul rullante.

Dal Times di Londra del 18 febbraio 2010:

LED ZEPPELIN FINALLY REUNITED! AN UNSPEAKABLE PRICK FROM PAVIA (Lombardy, Italy) IS THEIR NEW DRUMMER!

Ovviamente sono tutte belinate.

Pero' ragazzi, il Karma mica e' pizza e fichi.

Guardate queste due foto e indovinate chi e' Jason Bonham (figlio di John, e drummer come il papi), e chi quel mefitico, insopportabile scassaminchia batterista e qualunquista di Yossarian...

Ovviamente sono tutte belinate. Si scherza, obviously.


Monday, 18 January 2010

Homeless chic


Con cosa apriamo questi sette giorni gentlemen?

Ma con la settimana della Moda di Milano al Museo della Permanente, dove Vivienne Westwood ha presentato la sua collezione intitolata "'homeless chic", ovvero un branco di pirla che sfila vestito come circa tre miliardi di persone su questo disgraziato pianeta: ossia di stracci, con la sola differenza che con il prezzo di uno "straccetto" della Westwood, la famiglia di uno qualsiasi di questi tre miliardi ci mangia tre mesi.

Ecco l'articolo del Times. Pregasi notare nella foto del modello, l'immancabile strizzatina d'occhio ai radical-chic progressisti neo-hippy ambientalisti, ansiosi di contenere la "carbon footprint" della coscienza, con lo slogan "stop climate change" sulla maglietta.

Il tema della collezione e' stato suggerito alla Westwood, dall'avgvsto marito austriaco Andreas Kronthaler, che per rendere l'atmosfera ancora piu' cool e realistica, ha cosparso la passerella di quei cartoni dove gli homeless dormono, vivono, o vengono cosparsi di benzina e poi arsi vivi dagli skinhead, o altre teste di cazzo assortite e naziste.

«He just decided to style it homeless» ha dichiarato la stilista con una risatina isterica, suscitando gridolini di estatica ammirazione nel backstage affollato di una umanita' assolutamente inutile, anoressica, e priva di qualsivoglia significato, se non nelle fluttuazioni di mercato del prezzo al grammo della "boliviana rosa".

«Andreas possiede anche una magnifica villa sulle alpi austriache. Un posto magnifico e lontano dalla pazza folla» -ha aggiunto la Westwood- «Pensate: ha una cantina meravigliosa che ha attrezzato a tavernetta, e dove dice che vorrebbe tenermi per sempre per non separarsi mai da me. Che uomo romantico il mio Andreas. Ha questo strano istinto paterno. Come tutti gli austriaci...»

E voi, che ne pensate gentlemen?

Corda e sapone? Riapriamo i gulag? O l'Isola del Diavolo? (La domenica si proietta Papillon)


Pala e piccone!

Friday, 15 January 2010

Cucina Fusion


«Yoss, stasera avrei una mezza idea di fare il brodo di Tofu...»


«Gggrummble...»

«Ma guarda che e' buonissimo. Ci sono i pezzettoni di Tofu!»

«Ahhh be' Rachel, quand'e' cosi': piatto ricco mi ci ficco!....»

Buon fine settimana

(Appunto di Rachel: sta sempre a blaterare di guerra, gli ci vorrebbe la guerra sul serio - brodaglia allungata con gallette ammuffite di contorno, e calci in culo se non gli garba. Cosi' impara, quel damerino flatulento.)

Thursday, 14 January 2010

Precisazione


Ancora sullo sciopero degli immigrati, perche' credo occorra una puntualizzazione, per non passare da schiavista stile "Capanna dello Zio Tom", anche se Robert Edward Lee era un gran generale e un gentleman ( e non aveva schiavi).


Probabilmente non mi sono spiegato bene nel post dedicato all'iniziativa del Comitato 1 marzo e dell'Unione Immigrati di Vicenza.

Mea culpa, probabilmente sono stato troppo ambiguo e verboso.

Allora: l'iniziativa e' giusta e condivisibile, e questo l'ho detto chiaramente nel post, e lo ripeto qui. Lasciamo anche perdere le zampacce dei cuministi radical chic dietro la cosa.

Quel che mi premeva sottolineare e' che uno sciopero senza obiettivi concreti, e' destinato a rimanere una bella manifestazione e basta dove si grida "non e' giusto".

E nel manifesto degli immigrati non vedo obiettivi concreti, a parte la generica denuncia di una situazione insostenibile e indegna di un paese civile, sulla quale sono perfettamente d'accordo.

In piu', come ha osservato giustamente Uriel, manca il coinvolgimento dei sindacati confederali, dai quali si e' sentito poco o nulla, e si rischia di creare i "sindacati per soli neri".

E gli immigrati regolari hanno gli stessi diritti degli altri lavoratori, e per esempio i sindacati confederali dovrebbero sapere che anche nel caso dei regolari e' molto piu' facile per il datore di lavoro ricattarli

E questo e' uno dei tanti punti che mancano allo sciopero.

Il primo marzo sara' anche giusto scendere in piazza, non sto negando questo, ma il due marzo le Rosarno d'Italia saranno ancora li', se non si picchia il pugno sul tavolo del governo esigendo cambiamenti in base a punti programmatici precisi ,e non solamente gridando "non e' giusto".

Fatelo, no prob, posso anche aderire, ma e' come costruire una casa partendo dal tetto.

Uno sciopero senza obiettivi, non serve a nulla.

E' come se Lenin avesse detto: "Zinoviev, Bukharin, domani si piglia d'assalto il Palazzo D'Inverno"

"Perche' Lenin, spiegaci perche' ?".

"Cosi', perche' il governo Kerensky non mi piace ed e' ingiusto..."

Tuesday, 12 January 2010

Il Uelfer Steit! (parte prima)


Sottotitolo: Primo Sangue

Come vi avevo promesso, prosegue la mia inchiesta giornalistica sul Uelfer Steit britannico.

E siccome ero un buon giornalista, obbiettivo e imparziale, ma soprattutto senza appoggi provenienti dal gran lago ghiacciato in fondo all'Inferno, e per questo non ho fatto carriera nel Gruppo Espresso/Repubblica, penso comunque di essere in grado di potervi offrire un servizio sul quale sarete poi voi a giudicare e a farvi una idea.

Del resto, almeno la meta' di voi ha un QI nettamente superiore al mio.

Be', adesso non esageriamo...voglio dire, fra i miei ospiti c'e' gente che ascolta i Toto...

Come sapete tutti, ho deciso di fare domanda per ricevere il sussidio di disoccupazione, piu' quello sull'affitto e la Council Tax, una sorta di ICI, con la quale il mio Borough, o distretto amministrativo (alla stregua degli arrondissement parigini) finanzia i vigili del fuoco, la polizia, la pulizia delle strade, la sanita', i corsi di arpa birmana e di "diversita' " nelle scuole politically correct, e le scuole in generale.

Pago 96 sterline al mese di Council Tax, che insieme al 30 per cento di detrazione fiscale sul mio precedente stipendio di lavoratore dipendente, sono tutte le tasse che devo pagare in UK.

Per chi non lo sapesse, e non vedo il problema a rendervelo noto, il sottoscritto guadagnava 25mila sterline l'anno, e la liquidazione si aggira sulle settemila sterline.

Ergo, sono un povero cristo. No problem, potrebbe andare peggio: potrei essere di sinistra.

Comunque l'inizio, diciamolo pure, non e' stato esattamente pirotecnico; ho telefonato a questo numero: 0800 055 6688, istituito da questo sito del governo, e dopo aver scelto varie opzioni, mi hanno messo in contatto con un operatore che aveva fretta perche' era in procinto di andare a un meeting.

L'operatore albionico e' stato comunque gentile, mi ha spiegato di non pensare nemmeno di fare l'applicazione on line, a meno di non voler passare una esperienza da stress post traumatico peggiore di due ore di combattimento a Helmand (Afghanistan), e dopo aver preso i miei dati anagrafici e l'indirizzo, mi ha lasciato dicendo che avrebbe richiamato in giornata.

Era venerdi'. Voi l'avete sentito? Io no.

Passano sabato e domenica.

Lunedi'. Voi l'avete sentito? Io no.

Martedi' (ieri) leggermente sullo scoglionne', come dicono i francesi, richiamo.

Dall'altro capo del filo risponde una suadente voce da MILF (acronimo di Mom I'd Like to Fuck):

«Good morning, my name is Judith, how can I help?»

La mia mente rettile, italica e maschile, ha prontamente represso un: «Do you know "masticone"?», e sono cosi' passato a spiegarle di essere l'ennesima vittima di un branco di camorristi dediti alla finanza creativa, e di un governo cuminista imbelle che verra' lanciato in Tamigi alle prossime elezioni politiche di maggio.

A quel punto la MILF, sempre gentilissima e suadente, ha attaccato con «Follow me please through a series of questions...»; e la mente rettile: «Ti seguirei all'inferno baby...», e cosi' e' cominciato un lungo colloquio in cui ho prodotto i miei dati anagrafici, indirizzo, numero del Social Insurance Number e via cosi' attraverso una lunga serie di domande atte a stabilire se non fossi il solito bastardo di Newcastle Upon Tyne (il loro nord equivalente al nostro sud) che cerca di procurarsi un vitalizio da giocarsi ai cavalli, o per sbronzarsi al bar, mettere incinta una minorenne (che a sua volta chiedera' il sussidio), o semplicemente menare la moglie quando il Manchester United perde.

Alla fine della estenuante session, mi hanno fissato un appuntamento al Job Centre Plus (e non Center, cazzo, Center e' americano) di Streatham Common, dove sosterro' un colloquio per capire cosa dovro' fare per avere diritto ai benefit, e come loro mi aiuteranno a cercare lavoro.

Fra le altre cose, per godere dei i benefit sull'affitto e il sussidio (che non posso ancora quantificarvi), una volta nel programma di uelfer, dovro' dimostrare almeno una volta ogni due settimane di stare attivamente cercando lavoro, altrimenti, buonanotte al secchio, e perdo il diritto al uelfer.

Come, me lo spiegheranno loro, e comunque ci saranno session e corsi a cui partecipare, e credo che vi sia la possibilita' di accedere anche a corsi gratuiti specializzati, per imparare a utilizzare Office, vari sistemi operativi Windows, rudimenti di IT, o altri programmi necessari alla gestione dell'ufficio moderno.

Su questo vi faro' sapere.

Questo e' quanto gentlemen. Puo' darsi che all'uscita del Job Centre, mi fermi in un pub per una sana pinta di London Pride, per recarmi poi alla "Fiera dei Divertimenti" di Streatham Common, un incrocio fra un film di Fellini, il bar di Guerre Stellari, e 1997 Fuga da New York.

Laggiu', passeggero' tra:

file di ragazze madri con pancione o carrozzino, intente a frullarsi il cervello con Ipod taroccatissimi, che suonano gangsta rap, a tutto volume mentre cullano il pargolo, o spingono la carrozzina. Tutte vestite con felpe, scarpe da tennis Nike e tute da ginnastica superlarghe.

Lolite truccatissime, che lanciano ammiccamenti volgari, indossano minigonne ascellari e portano sandali finto Jimmy Choo senza calze, con le vene varicose bluastre a causa del gelo, accompagnate da giovani magri e brufolosi vestiti con tute da ginnastica oversize, con la Union Jack, cappellino Burberry sulle 23, bottiglie di birra o sidro a profusione, e una fila di medaglioni sul collo, tali da fare sembrare Flavor Flav dei Public Enemy un banchiere della City.

E naturalmente un cane pericolosissimo al guinzaglio.

Allo stand del tirassegno di Mickey, che e' un irlandese di un metro e una gazzosa, e sembra un mix fra Micky Rooney e Peter Lorre, incontrero' invece la gang dei disoccupati di Streatham Common: tutti enormi, tutti tatuati come mercenari serbo croati, tutti calvi, tutti xenofobi, e tutti incazzati neri e sbronzi, ai quali chiedero' in un pessimo inglese di darmi la loro opinione sulla tolleranza umana e verso gli stranieri, avendo cura di far sentire il mio accento italiano.

Diro' loro che e' per una intervista.

Intevista' che vi scrivero' non appena riprendero' l'uso delle poche dita non ingessate.

Cari ospiti arrivederci, e ci risentiamo per la prossima puntata de:


IL UELFER STEIT!




Gli amici di Streatham Common



PS PER NADJIA E SCUSATE l'OT: QUALCUNO DI VOI E' ISCRITTO A NET WARGAMING ITALIA?

Io lo sono praticamente dall'inizio, quando non erano nessuno e aiutavo Darksky con i testi delle storie di guerra che ci inviavano. Ora sono uno dei siti piu' famosi e rispettati dell'interwbz. Onore a NWI.

Sono un fedele di NWI da almeno 5 anni: e ho lo stesso nick Yossarian.

Con Darksky feci una delle piu' belle partite a Operational Art of War dell mia vita. Tenevo i sovietici nella III GM e persi d'un soffio.

Grandissimo e professionalissimo sito per Wargamer

Sunday, 10 January 2010

La rivoluzione come hobby


Per prima cosa vi segnalo che il titolo e' stato preso in prestito da uno degli ultimi post di Uriel, e che quindi lo ringrazio.


Ed ora, veniamo a noi.

Come potete leggere da questo link al Corriere della Sera, e alla luce dei recenti fatti di Rosarno, il Comitato 1 marzo e L'Unione Immigrati di Vicenza, hanno deciso di lanciare l'idea di un grande "sciopero generale" degli immigrati e si stanno dando da fare per organizzarlo.
Come al solito, e' un ribollire frenetico di comitati, passaparola, "no pasaran", e tutta la retorica da Brigate Internazionali che generalmente accompagna queste iniziative.

Prima riflessione:

se cliccate sul link dell'Unione Immigrati di Vicenza, con annesso relativo "manifesto", e date una rapida scorsa ai commenti, vi renderete tristemente conto del perche' in Italia sia impossibile non solo un dibattito aperto sull'immigrazione, ma anche tirarsi su le maniche e darsi concretamente da fare.

Nel secondo commento, Andrea dice testualmente : «Sarà un fiasco enorme, ma così facendo non farete altro che aumentare l'odio degli italiani nei confronti degli immigrati. Tanto di cappello»

Ora, se Andrea fosse stato un ospite di London Alcatraz, gli avrei probabilmente chiesto di spiegarsi e di spiegare il perche', dal momento che mi pare una tesi interessante, esposta in toni ragionevoli e pacati, con la quale, una volta ricevuti i lumi necessari, potrei trovarmi d'accordo, oppure rigettarla.

Ma ad Andrea ha invece, e prontamente risposto, il Che Guevara (fra l'altro, anonimo) di turno: «Pregherei tutti di ignorare i commenti di un idiota/provocatore come può essere questo andrea. Sia che si tratti di un passivo servo, sia di qualcuno venuto apposta per provocare, c'è bisogno di lavoro, coesione e volontà. E' iniziata una nuova battaglia per i diritti civili, dobbiamo cominciarla bene»

No, caro il mio pirla cafone, talpino e fanatico: la state iniziando malissimo.

D'altro canto, a destra, si ribatte con lestezza, proprio per far capire che quando si tratta di pirla, anche da quelle parti non sono orgogliosamente secondi a nessuno.

Dice infatti il benpensante Sergio: «Una giornata anche senza clandestini, spacciatori e accattoni vari? Quando? Primo marzo 2010? Mi prendo un giorno libero per godermi finalmente una bel giretto in centro a Milano in tutta tranquillità»

Ti auguro con tutto il cuore caro Sergio, di non essere mai costretto a emigrare e raccogliere pomodori a 50 centesimi all'ora per vivere, anche se te lo meriteresti.

In questi tre commenti c'e' la "fotografia" del problema dell'immigrazione nell'Italia di oggi con la conseguenta incapacita' di affrontarlo, che e' poi alla radice di tutte le Rosarno, presenti e, temo, future.

Una componente, credo e spero maggioritaria, di italiani di destra e di sinistra, che si pone questioni concrete e che e' disponibile a integrare e ad accettare gli extracomunitari sulla scorta di regole da rispettare per salvaguardare i diritti degli italiani e dei loro ospiti, viene costretta al silenzio da due blocchi di minoranze relative, e sottolineo relative, composti da deficienti fortemente ideologizzati che vedono il problema in termini di «Mitragliamoli prima che sbarchino», o, «Avanti c'e' posto, e cantiamo tutti insieme Free Nelson Mandela».

Se non capisci, o cerchi di essere propositivo, ti verra' ingiunto brutalmente di scegliere: o comunista sovversivo che vuole distruggere Dio Patria e Famiglia, oppure parte degli "Opliti del Bene" di sinistra per entrare nel quadro "La liberta' che guida il popolo" di Eugene Delacroix.

Cosa che poi non e' altro che l'ennesimo pretesto strumentale ed elettorale nella titanica lotta fra le caste vestali di sinistra, e il satiro malvagio e bavoso di Arcore, in corso in Italia da quindici anni e incentrata su conflitto d'interessi, risse fra gatti maschi per il controllo delle rispettive porzioni dei media, e le tette in televisione.

Lotta alla quale si sono giustamente sacrificate inezie volgari e populiste, quali l'occupazione, l'economia, la qualita' della vita degli italiani, e infine la necessaria integrazione dei neoitaliani, tramite un apparato socioculturale e legislativo ad hoc e degno di un paese civile.

Lotta che non so voi, ma a me li ha fatti piatti come le bambole.

Ma torniamo allo sciopero degli immigrati.

L'iniziativa in se', se la isoliamo per un attimo dal contesto che si suol definire "realta' ", e' legittima e, per quanto mi riguarda, condivisibile.

Lo sciopero non e' infatti, "sovversione comunista", ma un diritto del quale il lavoratore dovrebbe non abusare, ma servirsi efficacemente per difendere i propri diritti, e gli immigrati, specie quelli in regola, sono lavoratori e pagano le tasse.

Se vieni trattato "ad cazzum", percepisci una miseria per fare lunghe ore, e ogni volta che sei sul posto di lavoro rischi la vita per l'egoismo e l'avidita' di un imprenditore senza scrupoli, hai il sacrosanto diritto, e direi dovere, di scioperare.

Ecchediamine, oggi c'e' gente che ti da' del comunista se fondi una associazione di inquilini. Ma dico, scherziamo?

I guai, per l'iniziativa lanciata dai due movimenti, iniziano quando caliamo l'idea di per se' legittima, nella realta' politica italiana, e diciamola tutta, in quella della storia delle lotte sindacali.

Nonostante gli organizzatori si straccino le vesti per sottolineare la caratteristiche "super partes", nei toni, e nella metodologia scelta e' chiaramente visibile la "longa manus" di quella "gioiosa macchina da aria fritta" rappresentata dai settori movimentisti, politicamente corretti, terzomondisti, centrosocialati e radical chic della sinistra italiana.

Solo chi non ha esperienze di lotta sindacale, se si esclude la petizione per far rimanere il chiosco del couscous di Abdul davanti al proprio loft, poteva infatti anteporre il "come ottenere", al "cosa vogliamo".

Un errore, direi, un tantino catastrofico.

La rivoluzione, appunto, come hobby.

E a tal proposito, esaminiamo la "piattaforma programmatica" dell'Unione Immigrati di Vicenza sostenuta dal Comitato 1 marzo.

Il "manifesto" recita testualmente:

«A Vicenza, abbiamo vissuto come UNIONE IMMIGRATI tanta ’rabbia’ contro un paese, come l’Italia, che ritenevano ospitale, ma che ora si mostra sempre più razzista e xenofobo.
Rabbia contro il Pacchetto Sicurezza di Maroni che criminalizza il clandestino .
Rabbia contro un decreto che obbliga così tanti immigrati malati a non farsi curare in ospedale.
Rabbia contro la costruzione di 10 nuovi CIE ( Centri di identificazione ed espulsione), vissuti da noi immigrati come veri e propri lager moderni»

Nella seconda parte troviamo invece enunciazioni di ordine generali contro l'ingiustizia e bla bla bla, condivisibili credo, da qualunque persona di buon senso:

«Non possiamo più starcene con le mani in mano, non possiamo più subire queste inique condizioni»

E ancora, il classico e sempreverde:

«Dobbiamo parlare, gridare, agire tutti insieme»

Condito da una foglia di fico super partes:

«Al di là di fedi e di ideologie; insieme lottiamo e ci impegnamo contro queste discriminazioni legalizzate, leggi ingiuste come queste, razziste e razziali»

Siete ancora li'? Non avete ancora deciso di cambiare pagina web per andare su un sito porno come vi consiglio di fare?

Bene, allora facciamo un salto indietro nel tempo, e per la precisione nell'Autunno Caldo del 1969 alla Fiat, quando quello che non esito a definire (e non sono di sinistra) un "padronato" retrivo e conservatore, vi costringeva a pisciarvi addosso alla catena di montaggio, perche' non vi era permesso allontanarvi da essa durante il turno. Non e' propaganda comunista, era la triste realta'.

Un gruppo di rappresentanti degli operai si reca negli uffici dei dirigenti di Mirafiori, per discutere la piattaforma programmatica dei metalmeccanici, che minacciano uno sciopero se non verranno ascoltati.

I due gruppi, dirigenti e operai, si siedono uno di fronte all'altro, e a questi ultimi viene chiesto di illustrare le proprie proposte.

«Allora Cipputi, sentiamo. Cosa volete?»

«Uhmm, vediamo: abbiamo rabbia per le condizioni di lavoro malsane e pericolose, rabbia per lo stipendio inadeguato, e ancora rabbia per i turni troppo lunghi e massacranti»

«E' tutto, Cipputi?»

«No. Volevo farvi presente che non possiamo piu' starcene con le mani in mano, non possiamo piu' subire queste inique condizioni e che dobbiamo parlare, agire, gridare tutti insieme»

I due dirigenti si scambiano un rapido sguardo, poi uno di loro fa un cenno all'usciere.

«Artemio, butta fuori questi pezzenti che non abbiamo tempo da perdere»

E ora torniamo nel 2010 e vediamo i tre punti della "rabbia" su cui si dovrebbe fondare lo sciopero generale.

Il Pacchetto Maroni non va bene? Ok, concesso: dove, come, quando e perche'.

Non va bene in toto, o vogliamo cambiarne alcune parti?

E come? Parlare please, proporre alternative please.

Lo stesso dicasi per il decreto che obbliga gli immigrati a non farsi curare in ospedale.

D'accordo con voi. Anche a mia madre che ha fatto il giuramento di Ippocrate, si sono rizzati i capelli in testa.

Proponete, diteci dove non va bene e come, e con cosa sostituirlo.

Non vanno bene i CIE? No problem, sono lager: con cosa li sostituiamo? E se non vogliamo sostituirli con niente, cosa facciamo per l'accoglienza temporanea degli immigrati? Li lasciamo per strada? Li mandiamo a casa degli organizzatori del Comitato 1 marzo? Li riuniamo tutti in uno stadio a cantare Free Nelson Mandela con questi ultimi?

Proposte concrete cazzo, non aria fritta: PRO-PO-STE.

Voi siete gli immigrati e queste cose le conoscete perche' le provate sulla vostra pelle.

Prima procuratevi una "piattaforma" sulla quale discutere, e nel caso, scioperate.
Ma senza obiettivi chiari, circostanziati e comprensibili, lo sciopero, posto anche che riesca, e' destinato a non ottenere nulla.
E come afferma Andrea nel commento in testa al post, c'e' il rischio che ottenga l'effetto contrario e che per quanto legittimo sia, venga considerato negativamente alla stregua di tanti scioperi inutili e fumosi che alcuni sindacati inutili e fumosi dichiarano ogni anno nel paese per difendere i privilegi di casta, e non i diritti dei lavoratori.

Smettetela di mettere il carro davanti ai buoi, su suggerimento di una manica di inconsistenti rivoluzionari da salotto, il cui vaniloquio e' pari solo alla presunzione di essere i rappresentanti degli oppressi.

Vi siete scelti gli alleati sbagliati e con un pelo sullo stomaco alto tre dita. C'e' una parte di questi "Opliti del Bene" che vi strumentalizza, perche' il loro vero obiettivo e' uno solo: abbattere il mostro di Arcore, risolvere il conflitto di interessi, riappropriarsi della loro porzione di media dove il Belzebu' brianzolo ha sconfinato, e non avere le tette in tv.

E lo stesso accade in una certa destra xenofoba con il babau islamico e il «Giu' le mani dalla donna bianca».

E soprattutto, lasciate perdere i tentativi di apparire super partes, quando non e' cosi'. Rivolgetevi a quella parte della sinistra che pur essendo al momento, tragicamente minoritaria, ragiona ancora lucidamente, e in particolar modo, mettete la destra davanti ai propri fantasmi.

Caro Bersani, entriamo tutti o no? Se entrare tutti significa stare tutti nel guano fino al collo per alimentare inoltre i deliri xenofobi di Borghezio, allora non ci stiamo. E cosa facciamo per quelli che sono in Italia da regolari e che lavorano e pagano le tasse?

Potresti ascoltare noi, invece dei Che Guevara velleitari da loft che formano gran parte del tuo schieramento.

Esprimersi, please.

Caro Fini, parli tanto di voto agli immigrati e di societa' multiculturale: bene, ti invitiamo a prendere atto di una situazione insostenibile, causata anche da italiani disonesti. Cosa ne pensi?

Parlare sciur Fini, please.

E lo stesso vale per i leghisti che fanno eleggere sindaci di colore.

Mostrateci il vostro vero "colore", cari lumbard. Siete favorevoli all'integrazione, anche con quote regolate, oppure la vostra e' semplice propaganda come quella di gran parte della sinistra?

Fateci sapere, please.

Quanto a noi: non sara' il caso come dice Uriel nel suo ultimo post, di guardarci in faccia fra italiani? Fra "buoni" del sud e "cattivi" del nord, Caritas e "Couscous party", oppure, «e' tutta colpa della mafia e solo della mafia»?

Altrimenti, gentlemen maghrebini e di altre nazionalita', potete tenervi la fame, le ingiustizie, il razzismo, l'illegalita', e le paghe da "padrone delle ferriere".

Certo, potrete sempre consolarvi con il magnifico logo terzomondista del Comitato 1 marzo, che il pittore Giuseppe Cassibba ha prontamente disegnato per voi, prima di ogni altra cosa.

«Friedrich, vieni un attimo qui. Mi serve la tua opinione»

«Su che cosa Karl?»

«La copertina del mio nuovo libro. Guarda. Ti piace?»

«Quale libro Karl? Non sapevo che ne stessi scrivendo uno»

«Infatti, non ho ancora scritto una megacippa di niente, caro il mio cefalopode Friedrich. Ma c'ho questa idea sul plusvalore, le contraddizioni interne del capitalismo, e qualcosa che mi sa che chiamero' materialismo storico. Ma ora non e' importante, quel che importa e' che ho la copertina. Toh, guarda che bella: tutta colorata. Non trovi che sia molto rivoluzionaria? Quasi quasi potrei fare a meno di scrivere il libro»

«Se lo dici tu Karl..

Friday, 8 January 2010

Trans che? (+ bonus: il uelfer steit!)


Allora, mi alzo alle 9, come tutte le mattine da quando sono a casa e ho iniziato a cercarmi un altro lavoro (non ditelo a Bossi che mi alzo alle 9, se no mi tolgono la cittadinanza lombarda), e inizio a controllare la mia casella e-mail, esaminare le varie offerte di lavoro sui siti specializzati, e nel caso spedire CV, lettere d'accompagnamento etc etc.

A proposito, piccola digressione: visto che si parla tanto di uelfer steit, sara' mia cura nelle prossime settimane farvi sapere come funziona quello inglese, visto che ho deciso di fare domanda per il sussidio di disoccupazione e chiedere anche i "benefit" sull'affitto.

La liquidazione che mi e' stata fornita dalla ditta e' piu' che sufficiente a tirare avanti per un ragionevole periodo di tempo senza stringere particolarmente la cinghia, ma, come mi hanno fatto giustamente notare i miei amici inglesi, non c'e' nulla di cui vergognarsi a fare domanda per il sussidio perche':

A) Questo e' il motivo per cui pago le tasse e la quota di tasse sul National Insurance Number, paragonabile, come dice il sito dell'ambasciata italiana: "grosso modo al nostro codice fiscale", e aggiungo io, simile al Social Security Number americano, anche se gli inglesi a differenza degli USA possiedono ammortizzatori sociali e un vero Welfare.

B) Come dice il mio amico e bassista Ben (persona fantastica), «Chi ha combinato tutto sto casino Yoss? Those evil fuckers in the City and Gordon Brown» (Ben e' laburista purtroppo). Fra l'altro, io e Ben siamo d'accordo anche su un'altra cosa: visto e considerato che Mr Darling ( Cancelliere dello Scacchiere, ergo Ministro delle Finanze) e Mr Brown hanno salvato le chiappe alle banche e gli stipendi d'oro di quella manica di camorristi della City con i nostri quattrini, e che con questi, sti mafiosi ci si pagano anche i bonus, mi pare cosa buona e giusta che un "bonus" minimo allo stato lo chieda anch'io che ho sempre pagato le tasse, ho lavorato come un mulo, e non ho mai fatto nulla per mandare in vacca l'economia.
Senza contare che si tratta sempre dei miei quattrini.

C) Siccome non e' mia intenzione campare di sussidio, e che anche se me lo potessi permettere, dopo un mese che non faccio una cippa di minchia devo assolutamente trovare qualcosa da fare, o mi vengono i rash cutanei e la dissenteria, quello che mi passano puo' giustamente aiutarmi con le spese, mentre trovo un nuovo impiego.

Tutto cio', ovviamente, e' nel DNA lumbard: le mie cellule lavorano e si riproducono a una velocita' tripla della vostra.

Il lumbard lavora sempre: quando dorme, quando scopa, quando e' in vacanza.

Lasciate una colonia di lumbard su Marte e cosa troverete al vostro ritorno? Un giardino fiorito?

Assolutamente no. Sara' sempre il solito cesso desertico e inospitale, ma senza disoccupati.

Comunque, prendetela come un'inchiesta giornalistica dove in maniera obiettiva e imparziale vi riferiro' di quel che funziona, e quel invece che mi lascia perplesso del uelfer steit britannico, possibilmente senza le soliti puerili lagne sull'anglofobia e l'anglofilia, please.

Do you possess what is usually called "Critical Thinking Skills"?

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Come vi stavo dicendo prima del delirio, sono li' che pesto sulla tastiera con i miei ditini grassi e anarco-qualunquisti, quando l'occhietto vispo, grasso, populista e demagogo, capitombola su questa offerta di lavoro:

Una azienda, suppongo del mondo dei media o del marketing, che cerca un "Trans-creation Manager".

Ora, immagino che anche voi come il sottoscritto vi siate chiesti, e scusate il linguaggio poco urbano, cosa cazzo sia un "Trans-creation Manager".

Una drag queen specializzata in PowerPoint Presentation?

Un mix fra Priscilla la Regina del Deserto, Gordon Gekko e Oliviero Toscani?

Cosi', mi avventuro nella descrizione del lavoro, sperando di ricevere qualche lume, e leggo:

«To manage the production of culturally adapted marketing communications for major global brands»

Ahhhhhh, ora ho capito. E' come quella mia collega che aveva un master in "Antropologia Digitale" (tutto vero, tutto vero purtroppo).

Si tratta in sostanza, di quei professionisti del marketing e della comunicazione che vengono pagati una barbarita' per avere idee brillanti quali mettere le "istruzioni per l'uso" sui pacchi di carta igienica.

Tuesday, 5 January 2010

What was wrong with aperitivo?


Gia', me lo sono sempre chiesto anch'io, e non solo il giornalista del Times che in questo articolo ha scoperto "L'happy-hour" all'italiana e ne canta le lodi alla middle class britannica.


Eh si', l'inviato del quotidiano inglese ha perfettamente ragione, specie quando illustra le sostanziali differenze fra i due popoli nell'innalzare le transaminasi oltre il livello di guardia.

Posto che in entrambi i casi il vero obbiettivo di un giro serio di aperitivi italiani o happy-hour britannnici e' quello di finire a pelle di leone (parlo di aperitivi veri, non di quelli fighetti. Con un solo Negroni, o bicchiere di vino, scusate ma mi ci faccio il bide'), le modalita' d'uso cambiano a seconda del passaporto degli utenti.

In breve: noi si arriva al bar alle 18 circa, fra un bicchiere e l'altro si pesca a piene mani in capienti vassoi colmi di delizie gastronomiche, e ci si leva elegantamente dalle balle ed ebbri come cefali, intorno alle 21 ( il mio record personale sono le 23.00, cantando a squarciagola "La Cucaracha").

Gli inglesi arrivano al pub alla stessa ora, non mangiano, ingollano di tutto, dall'antigelo al Macallan 36 (senza nemmeno il canonico bicchier d'acqua. Ho visto gente mettere il ghiaccio nel torbato delle Islay scozzesi. ERESIA! CORDA E SAPONE! BARBARI!) e alle 19,30, o li portano a casa privi di sensi, o finiscono a vomitare in un kebab shop.

E parlo della middle class. Non siete mai stati nei pub della City di Londra il venerdi' sera? Io si', e ci ho lavorato tre anni.

E non spazzolatemeli con "anglofobia o anglofilia": dicesi realta', e se avete letto l'articolo, ne parla anche il giornalista del Times.

Insomma, all'inviato britannico la nostra maniera di "pettinarsi il fegato", condita da ottima gastronomia, chiacchere (perche' a differenza degli inglesi, a stomaco pieno puoi bere e fare ancora discorsi coerenti) e prezzi competitivi e' piaciuta a tal punto, che ne parla come di una magnifica scoperta da raccomandare caldamente ai compatrioti.

E in tutta questa esaltazione della gioia di vivere e della convivialita' latina, il giornalista punta il dito con manifesto stupore e scetticismo, contro una sola cosa:

«What was wrong with "aperitivo"?» si chiede il Nostro a proposito della sostituzione del tradizionale sostantivo italiano con quello albionico "happy-hour".

Caro Robert Ryan, le consiglio di girare la domanda a tutti quelli che "performano" o sono "performanti".

Due noterelle finali.

Se il modo britannico di concedersi l'aperitivo mi fa venire l'orchite, devo ammettere che per quanto riguarda il dopo cena, preferisco di gran lunga l'atmosfera del pub inglese, a quella del classico bar italiano.

Questione di gusti... no anzi, perche' devo giustificarmi? E' ridicolo e puerile.

In secundis, mi fa piacere che si celebri la vita notturna della mia "citta' adottiva", ossia Milan l'e' un gran Milan, dal momento che come tutti i pavesi vivo questo rapporto di amore e odio con la grande metropoli europea che sta a un tiro di schioppo dalla mia, e la cui presenza incombente, i pavesi, cercano di sopportare dai tempi del Barbarossa.

A dire il vero Pavia, fu, insieme a Cremona, l'unico comune lombardo a schierarsi contro la Lega Lombarda. E i milanesi si vendicarono radendola al suolo.

Oggi che per fortuna certi odi campanilistici e sciocchi sono stati dimenticati, noi con la citta' meneghina intratteniamo amichevoli rapporti umani e commerciali, vendendo ai milanesi che sciamano sulle colline dell'Oltrepo' Pavese ogni domenica, intere taniche di benzina agricola fatta passare per Bonarda, Buttafuoco e Sangue di Giuda.

Per chi non lo sapesse, i nostri spettacolari vini rossi.

E a peso d'oro.

Sunday, 3 January 2010

Sana e robusta Costituzione


Ora: davanti alla proposta del ministro della
Pubblica Amministrazione e Innovazione, Renato Brunetta, di modificare l'articolo 1 della Costituzione ("L'Italia e' una repubblica democratica fondata sul lavoro"), c'erano essenzialmente due possibili reazioni e risposte a disposizione della minoranza parlamentare e dei supporter della stessa sulla blogosfera.

A) Reazione e risposta di una opposizione di sinistra normale, e di una blogosfera di sinistra normale:

«A Brune', facce ride»: ovverossia, sentiamo cos'hai da dire , e se, com'e' molto probabile data la caratura del personaggio, ci fai venire l'orchite, ti lasciamo parlare a vanvera mentre noi andiamo a farci una bella mangiata da "Tonino u puorco".


B) Reazione e risposta dell'opposizione di sinistra italiana, e dei suoi supporter della blogosfera:

NO PASARAN! FASCISMO! NAZISMO! DEMOCRAZIA IN PERICOLO! L'INVASIONE DEGLI ULTRACORPI!

Ovverossia, e come sempre, reazione detta anche della "Liberta' che guida il popolo", dall'omonimo e celeberrimo quadro del pittore francese Eugene Delacroix, e perfettamente in sintonia con le pippe anarco-barricadere della sinistra del Belpaese.

Certo, non necessariamente strillata, e a volte (rare), caratterizzata da uno spiccato senso dell'umorismo, ma il cui tono dominante e di fondo rimane inalterato e significa: "La Destra vuole distruggere le fondamenta dello stato democratico. La Costituzione non si tocca!".

Tutto cio', chiaramente visibile nei commenti dei vari blog di sinistra , mi lascia estremamente perplesso per due motivi, e mi convince della bonta' dell'iniziativa del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini che mira a reintrodurre le lezioni di Educazione Civica nelle scuole italiane.

(«Yossarian e' fascista, e' un servo di Abberlusconi! Sostiene la Gelmini! Orrore, nazismo, l'invasione degli ultracorpi!» etc etc).

Fra l'altro, vi faccio cortesemente notare che nessuno sa cosa, o come, Brunetta voglia cambiare dell'Articolo 1, perche' lui non lo ha detto. Ha solo espresso una opinione personale, e di carattere generale.

Ma la CGIL sostiene che si tratta di "demagogia reazionaria".

Cosa esattamente? Mi piacerebbe esserne edotto, magari per condividere l'opinione della CGIL (o magari no), ma purtroppo, questo, Brunetta non lo ha specificato.

Comunque, andiamo con ordine e cominciamo dall'Educazione Civica.

Dall'indignazione e dai commenti sui blog di sinistra, si evince chiaramente la convinzione da parte di costoro, secondo la quale qualsiasi lacche' appartenente all'esecutivo del Principe delle Tenebre brianzolo, e' in grado di cambiare la Costituzione "ad cazzum" solo perche' si e' svegliato di pessimo umore e con l'alito cattivo.

Questa e' una colossale sciocchezza, e mi fa sorgere seri dubbi su quella preparazione culturale e democratica costantemente sbandierata dagli "Opliti del Bene" come elemento distintivo dalla massa bruta, televelinica e talpina della plebe appartenente alla destra.
Brunetta non puo' infatti cambiare la Costituzione come un paio di calzini, e il perche' lo riporto da Wikipedia a proposito dell'articolo 138 della Costituzione, circa l'adozione delle leggi di revisione della stessa:

«...sono necessarie due deliberazioni di entrambe le camere ad un intervallo non minore di tre mesi ed a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna di queste nella seconda votazione. Le modifiche al testo della costituzione non devono comunque compromettere lo spirito repubblicano e gli ideali sui quali essa si fonda. La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.(art. 139).
La dottrina prevalente ritiene che i principi fondamentali (art. dall'1 al 12) siano una base irrinunciabile per lo spirito repubblicano su cui la Costituzione si fonda. Per questo motivo non possono essere modificati»

Ergo, Brunetta puo' dire cio' che vuole - e lo fa con una frequenza preoccupante per un uomo che occupa la sua posizione - ma l'articolo 1 non si cambia, e lo ha ribadito perfino il ministro della Semplificazione: il leghista Roberto Calderoli, che, mentre semplificava una lungo discorso da tenere ai rappresentanti della Confindustria indiana in visita in Italia con un semplice «vada via al cü, brut terun», ha trovato il tempo di spiegare che «L'articolo 1 fa parte della nostra storia e penso che se si vogliono fare le riforme adesso bisogna limitarsi a cambiare la seconda parte della Costituzione».

La seconda perplessita', di carattere etico-politico-filosofico, riguarda in generale l'atteggiamento di molti militanti della sinistra secondo cui la Costituzione della Repubblica Italiana e' una sorta di Bibbia, Mahabharata, Corano, o Libro Tibetano dei Morti.

Una sorta di Verbo scolpito nella pietra, come le tavole della legge di Mose', assolutamente impervio a ogni pur minimo cambiamento, pena la condanna per eresia.

(«Yossarian e' fascista, e' un servo di Abberlusconi! Vuole cambiare la Costituzione! Orrore, nazismo, l'invasione degli ultracorpi!» etc etc).

E questo, a mio avviso, e' un atteggiamento antitetico alla concezione progressista secondo la quale il "corpus iuris" civile, penale, amministrativo e costituente di uno stato laico, moderno e democratico, ha bisogno di essere costantemente aggiornato e revisionato per continuare a garantire ai cittadini di uno stato moderno, laico e democratico, l'equita' e l'imparzialita' delle leggi che lo governano, di fronte agli inevitabili mutamenti sociali ed economici imposti dalla Storia.

Altrimenti, tanto valeva tenersi il Codice di Hammurabi.

Senza contare che la Costituzione e' stata modificata diverse volte nella sua storia sessantennale, come nel caso della Legge costituzionale n. 3 del 27 dicembre 1963, che fra le altre cose istituiva la Regione Molise.

Un provvedimento davvero inspiegabile, poiche' come tutti sappiamo, il Molise non esiste, ma quella fu la volonta' dei legislatori che rappresentano il popolo sovrano, e chi sono io per oppormi alla volonta' popolare ?

Infine, una divagazione squisitamente etico-filosofica:

ponendo che fosse possibile cambiare l'Articolo 1, ovviamente dopo una attenta valutazione da parte dei legislatori, e presumendo che la proposta non reciti: «L'Italia e' una Repubblica delle Banane fondata sulle televisioni allucinanti di un priapico imprenditore populista brianzolo, nonche' sulla dittatura della magistratura e le rivelazioni scandalistiche manovrate da un'opposizione farsesca», perche' non si puo' quantomeno, discuterne?

Non sto affatto sminuendo o sottovalutando la grande carica simbolica e identitaria dell'Articolo 1.

Personalmente mi va bene cosi', e penso riassuma in maniera efficace e chiara i pilastri etici e politici su cui poggia l'identita' della mia nazione, cosi' come li hanno voluti i Padri dell'Assemblea Costituente.

Un paese democratico in cui la dignita' dell'individuo e del popolo sovrano, e' anche garantita dal diritto al lavoro.

Ma oggettivamente, sarei molto, ma molto piu' preoccupato se Brunetta avesse proposto di cambiare l'Articolo 13 della Costituzione, che in sostanza garantisce la liberta' personale e il diritto di non essere arrestati e trattenuti senza un valido motivo.
Se mi sbattono in galera arbitrariamente, mi appellero' all'Articolo 13 della Costituzione, e non al fatto che "L''Italia e' una repubblica democratica fondata sul lavoro".

Arresti arbitrari che invece non credo dispiacerebbero a Di Pietro, e a tutti coloro che stanno trasformando la magistratura in quello che le Forze Armate sono sempre state storicamente per le destre: "I custodi delle virtu' civiche della Nazione".

Capisco, e posso in teoria condividere le remore sui cambiamenti all'Articolo 1, ma da un punto di vista puramente pragmatico non vedo il motivo di tanto scandalo e di urlare, gonfiandosi di parossistica indignazione, «Orrore, nazismo, l'invasione degli ultracorpi!»

In sostanza, e scusate se la faccio di grana un po' grossa, ma a fare una semplice enunciazione di bei principi su una carta costituzionale son buoni tutti.

Quel che conta e' invece la solidita' del supporto etico-legislativo di una costituzione, e come questo viene applicato, e non il suo "slogan" riassuntivo.

La storia del 900 e' piena di "Repubbliche Democratiche" con meravigliosi "principi fondanti", specializzate in repressioni e massacri: quella della Germania Est, quella etiopica di Mengistu e quella del Congo, tanto per citarne alcune.

Anche i Khmer Rossi definivano il loro stato: "Kampuchea Democratica".

E la parola "lavoro", intesa come diritto inalienabile, guarda caso, salta sempre fuori in ognuna delle "costituzioni" di queste "Repubbliche Democratiche".

Perfino Peppe Baffone, in arte Giuseppe Stalin, nella Seconda Costituzione Sovietica del 1936 affermava: «l'URSS è una libera unione di nazioni aventi eguali diritti».

Bello, bellissimo, che magnifica enunciazione di nobili principi da lasciare cosi' come sono.

Rimpiango amaramente di non essere vissuto nell'URSS del 1936.


PS Le dichiarazioni di Calderoli e della CGIL, le trovate sul Corriere on line di ieri.


«Orrore! Nazismo! Brunetta....»