Monday, 31 May 2010

Stragi


Ci sono quattro considerazioni che vorrei proporvi dopo la strage accaduta per mano dei militari israeliani a bordo di una delle navi della flottiglia umanitaria di ONG carica di aiuti alimentari destinati a Gaza.

La prima e' piu' che altro una affermazione:

I FATTI

A) I militari israeliani, fino a che non sara' provato il contrario, hanno sparato su civili disarmati.

Questo secondo il diritto internazionale e la Convenzione di Ginevra e' un gravissimo crimine, e come un gravissimo crimine va trattato.

Quindi e' necessaria una inchiesta e i responsabili devono pagare. Punto.

Colgo anche l'occasione per ribadire a quella fila di emeriti microcefali di sinistra - non tutti, credo per esempio, e con un certo rammarico, di poter escludere Sciuscia e Essere Disgustoso - che come al solito, del post precedente ha letto quel che conveniva ai loro cervellini attanagliati dagli spasmi semantici pavloviani-rivoluzionari, che la mia posizione sugli errori, spesso sanguinosi e catastrofici di Israele, e' li' da vedere.

Come al solito - e del resto quando si posseggono due neuroni, dei quali uno e' "rivoluzionario"- non avete capito una cippa, e ovviamente la maggior parte di voi non ha fatto altro che recitarmi lo squallido compitino delle accuse di "filosionismo", appreso in anni di indefesse frequentazioni di Indymedia, e di letture "antagoniste".

Frequentazioni che hanno ridotto cervellini gia' gravemente danneggiati dalla Natura, a una massa gelatinosa in grado di rispondere solo a pochi, determinati e ben circoscritti stimoli pavloviani, che comprendono ovviamente la sete di sangue - al posto della sete di giustizia -, olocausti, e nuove barricate.

Oltre alla "caccia all'ebreo". Ma di questo parleremo dopo.

SPIEGAZIONI

B) I militari israeliani devono fornirne parecchie e, se come sostengono, sono stati aggrediti da personale civile armato, devono provarlo. Altrimenti e', e resta, un grave crimine.

E come tale va perseguito e punito.

Non nutro alcuna stima per la maggior parte delle ONG, ma che a bordo della nave ci fossero armi e armati, be' come ha sottolineato Falecius, e' una giustificazione estremamente labile, e non v'e' dubbio che l'abbordaggio israeliano presenta molti punti oscuri.

Fra l'altro resta da stabilre se l'attacco sia avvenuto all'interno della zona di esclusione di 20 miglia, che rientra nei confini dell'embargo, o come sostengono diverse fonti attendibili e imparziali, a 40 miglia dalla costa, quindi ben oltre quel limite.

Tuttavia, anche la Turchia deve fornire qualche spiegazione, perche' anche in questo caso c'e' qualche conto che non mi torna.

Il premier Erdogan ha osservato giustamente che l'attacco e' equiparabile a un attacco alla sovranita' turca, poiche' e' avvenuto su una nave turca .

E come recita il diritto internazionale le ambasciate, gli aereoplani, e le navi battenti la propria bandiera nazionale, sono parte integrante del territorio di quella nazione.

Sempre base alle leggi internazionali, qualunque paese ha il diritto di fermare e perquisire vascelli diretti a un paese nemico, prima di lasciarli attraccare a quel porto, anche se in questo caso Israele avrebbe dovuto prima chiedere il permesso al governo turco, trattandosi di una nave di quel paese.

Sulla nave turca Marmara viaggiava una ONG turca. E i rapporti fra Turchia e Israele - un tempo alleati, e che hanno ancora accordi di cooperazione strategica - sono da tempo pessimi.

E guarda caso, il casino e' scoppiato su una nave turca. Sulle altre - stando alle notizie arrivate finora - non e' accaduto nulla.

Ora: intorno a Gaza esiste un "cordone sanitario" - leggi embargo - decretato dal governo israeliano, dal momento che Hamas e Israele sono in guerra.

Non mi interessa discutere della legittimita' di tale embargo: non e' questo il punto. Il governo Netanyahu a mio avviso - e l'avevo gia' detto - sta commettendo gravi errori nei confronti dei palestinesi.

I vascelli della flottiglia pacifista, compreso quello turco, sono salpati da un porto turco e i membri delle ONG erano stati correttamente perquisiti dalle autorita' doganali turche.

Ergo, il governo turco sapeva che una nave battente bandiera turca stava per forzare il blocco esistente fra due stati in guerra, ergo si trattava di una iniziativa se non ufficiale, quantomeno approvata dal governo di Ankara, che di conseguenza si apprestava a intervenire in un conflitto in cui non e' coinvolto, forzando il blocco imposto da uno dei due contendenti, e assumendo cosi', quella che inevitabilmente e' una presa di posizione ufficiale a favore di uno dei due schieramenti.

Cosi' come la flottiglia era stata avvertita nei giorni precedenti - e su questo ci sono le prove - dalle autorita' militari israeliane, che sarebbe stata fermata, e che le sarebbe stato probabilmente impedito di proseguire.

Durante la Grande Carestia irlandese, come ho scritto nell'altro post, il sultano turco invio' aiuti agli irlandesi, in barba al rifiuto del governo britannico, violando quelle che all'epoca erano acque territoriali britanniche.

Fu un gesto coraggioso, umanitario e lodevole, ma a differenza di Erdogan, il sultano Abdulmecid decise deliberatamente di rischiare un incidente diplomatico piuttosto grave, e di assumersene le conseguenze.

Sapeva che se fosso successo qualcosa di simile a quello che e' successo oggi, avrebbe dovuto risponderne, perche' stava violando le acque territoriali britanniche.

E va comunque sottolineato che non esisteva un conflitto fra Gran Bretagna e Irlanda, e che quest'ultima, all'epoca, faceva parte del territorio metropolitano inglese.
Gli inglesi chiusero un occhio e la faccenda fini' li', ma dubito che se durante la Prima Guerra Mondiale, una nave svedese, carica di pacifisti svedesi, avesse voluto trasportare derrate alimentari ai tedeschi che facevano la fame a causa del blocco navale imposto dai britannici, il primo ministro LLyod-George l'avrebbe fatta passare.
E se gli svedesi avessero provato a forzare il blocco, cio' sarebbe equivalso a una discesa in campo del governo svedese a favore della Germania, con tutte le conseguenze del caso.

Se riesplodesse il conflitto greco-turco a Cipro e la Turchia decretasse un embargo intorno all'isola, dubito che qualsiasi governo europeo permetterebbe a una nave battente la propria bandiera nazionale di violare l'embargo, senza a monte, una precisa presa di posizione diplomatica e politica.

Ripeto, anche in questo caso, non mi tornano i conti, e anche per le navi di altre nazionalita' presenti nella flotta, mi domando perche' si sia permesso di utilizzarle per forzare un blocco fra due paesi in guerra, uno dei quali, e responsabile dell'embargo, aveva ripetutamente avvertito di stare lontani dall'area.


LE ONG

C) Finiamola di nasconderci dietro a un dito.

Esistono ONG serie, professionali e apolitiche che svolgono un lavoro encomiabile, e ONG dilettantesche, politicamente schierate, faziose, strumentalizzate, ed estremamente dannose.

Tutte queste organizzazioni vanno comunque dove gli pare in zone di guerra - perfino in quelle vietate alla stampa - senza nessuna autorizzazione, nessun controllo, e senza alcuna regolamentazione, codice o statuto, che ne vincoli o le renda responsabili delle conseguenze delle loro scelte, azioni, e decisioni.

La Croce Rossa e' praticamente una ONG - forse la piu' famosa - ma quando manda i suoi operatori umanitari in qualche zona del mondo, lo fa in maniera apolitica, professionale, e si assicura di ricevere le autorizzazioni a poter lavorare in quella zona.

E cosi' fa Medici senza Frontiere, Oxfam, e persino Emergency, del cui "patron" Gino Strada, non sono esattamente un simpatizzante.

Avete mai visto Emergency, Oxfam o la Croce Rossa, violare embarghi, blocchi o agire senza autorizzazioni in zone di guerra?

In secundis, e' ora che per far parte di una ONG, si accertino le professionalita' dei volontari che decidono di recarsi in aree sconvolte dai conflitti, o nel caso, si istituiscano scuole, corsi, o chiamateli come cacchio vi pare, per preparare questi volontari allo scenario delicatissimo in cui saranno chiamati a operare.

E' ora di finirla con dilettanti, scrittori, intellettuali, gggiovani pirla emuli di Che Guevara, e "raddrizzatori di banane etiche", che per ovviare alla noia della propria esistenza, dal momento che a Gallarate non puoi batterti con i capelli al vento per il pueblo unido jamas sera vencido, si avventurano in regioni del pianeta dove si spara, la gente muore, e le conseguenze di un gesto sbagliato possono essere sanguinose e catastrofiche.

Questo e' il cazzo di punto. E' ora di regolamentare secondo le norme del diritto internazionale, le attivita' delle ONG.

Le ONG sono importanti, spesso svolgono un lavoro insostituibile, ma non possono andare dove cazzo pare a loro, e far quello che cazzo pare a loro. Se quello che e' successo nelle acque al largo di Gaza - che e' estremamente grave - fosse successo al confine fra Russia e Georgia, fra le due Coree, o in qualunque altro posto del mondo dove vige lo stato di guerra, o la tensione e' altissima, ora avremmo una crisi internazionale coi controcazzi.

E infatti ora l'abbiamo.

Perche'? Ce n'era bisogno, specie in Medio Oriente?

Gli israeliani, fino a prova contraria, hanno commesso un crimine, ma quelle navi erano state avvertite piu' volte nei giorni scorsi dai vascelli militari israeliani a non proseguire.

Perche' hanno deciso lo stesso di forzare il blocco in una zona di guerra?

Posso essere anche d'accordo sulla dubbia utilita' dell'embargo a Gaza, ma perche' la "Flottiglia della Liberta' " cosi' come si e' definita, non si e' fermata, nonostante sapesse che ci sarebbe stato un confronto, e che difficilmente le sarebbe stato permesso di attraccare a Gaza?

Non sono un complottista, ma e' ora che le ONG si dotino di una carta, codice, statuto o chiamatelo come diavolo volete, che ne regoli le attivita'', e ne assicuri l'imparzialita' e la professionalita', altrimenti a molti cominceranno a sorgere legittimi dubbi sui veri scopi del lavoro svolto dalle ONG.

LA COLPA COLLETTIVA

D) Ieri a Roma ci sono state manifestazioni di attivisti di sinistra che nel passare vicino al ghetto ebraico della capitale, hanno cominciato a gridare "assassini, fascisti" e altre amenita' simili.

Ieri, uno dei blogger di sinistra fra i miei link ha pubblicato un post dal titolo "l'ebreo aberrante".

Lo faccio estremo rammarico perche' stimo parecchio quella persona, e sono davvero sorpreso, ma credo che dovro' togliere quel link.

Capisco la sua rabbia, e posso anche essere d'accordo con lui circa la condanna a Israele, ma faccio molta fatica a capire quel titolo.

E ancora, se vi fate un giro su molti blog di sinistra, troverete gente che invoca l'intervento nucleare dell'Iran per cancellare Israele, parla di ebrei assassini, e addirittura qualcuno si e' anche ricordato che Gad Lerner, pur essendo di sinistra e' ebreo.

Ora: gli ebrei di Roma sono cittadini italiani. Fra gli ebrei italiani ci sono parecchi ebrei di sinistra, e comunque di sinistra o no, molti ebrei nel mondo condanneranno duramente la strage.

Cosi' come fra gli israeliani. Mi auguro.

Ma cio' non basta a una certa sinistra. Gli ebrei sono assassini, sionisti e fascisti. Tutti indiscriminatamente, che siano ebrei della diaspora o israeliani, che abbiano approvato l'azione, o che l'abbiano condannata.

Tutti: fino all'ultimo uomo, donna o bambino, gli israeliani sono assassini, e di conseguenza gli ebrei.

Perche'?

Perche' sono ebrei, e perche' Israele e' uno stato ebraico.

Si tratta del ben noto concetto di "colpa collettiva" noto agli storici e ai sociologi che si occupano di razzismo.

Si tratta di addossare i crimini e gli errori di un singolo o di un governo, all'intera etnia - ma anche fede religiosa o politica - a cui appartiene quel singolo o quel governo.

Senza appello e senza possibilita' di condannare o di prendere le distanze dalle azioni di quel singolo o di quel governo, da parte degli "imputati" di quella etnia, religione o fede politica.

Colpevole esclusivamente perche' ebreo, arabo, negro, cristiano, mussulmano, democratico, comunista o monarchico.

In virtu' di questa rivoltante forma di razzismo - forse la piu' diffusa - quando un nero stuprava una donna bianca in Alabama, partivano i raid del Klu Klux Klan per impiccare qualunque nero a portata di mano.

In virtu' di questa rivoltante forma di razzismo sono stati mandati sulla sedia elettrica Sacco e Vanzetti, perche' italiani.

In virtu' di questa rivoltante forma di razzismo, tutti i rumeni sono stupratori, e tutti i mussulmani, terroristi o barbari medievali che picchiano le donne o sgozzano la figlia quando la colgono in compagnia di un non mussulmano.

Ora: se dovessimo applicare la logica degli Opliti del Bene e dei diritti umani che a Roma hanno gridato "assassini" a ebrei italiani che con le azioni dell'esercito israeliano non c'entrano nulla, il 7 luglio del 2005, a Londra, dopo l'attentato kamikaze di tre giovani mussulmani che provoco' 52 morti nella metropolitana, si sarebbero dovuti scatenare pogrom anti-islamici e ogni cittadino britannico non mussulmano avrebbe dovuto avere una implicita "licenza di uccidere" ogni mussulmano che incontrava.

Non importa che i tre fossero tre pirla isolati, e che la stragrande maggioranza di mussulmani inglesi sia gente normale che vuole solo praticare la propria fede e vivere tranquilla.

In virtu' della "colpa collettiva" e della logica razzista degli Opliti del Bene che oggi fa gridare "assassini" a qualunque ebreo a portata di mano, se quel 7 luglio 2005 a Londra eri mussulmano, eri un assassino.

Pensate se al prossimo attentato kamikaze in qualche parte del mondo pubblicassi un post dal titolo: "Mussulmani Terroristi Vigliacchi".

Cosa pensereste?

E invece oggi li vedi, i "raddrizzatori di torti", sui loro blog, scrivere post in cui spiegano che e' ingiusto dare dell'antisemita a chi critica Israele (e in effetti lo e') e che questi gesti criminali (e in effetti lo sono) devono essere condannati.

Tutte belle parole e grandi costrutti e costruzioni morali, la cui facciata e' eticamente, e moralmente ineccepibile.

Ma poi, quando oltrepassi quella splendida facciata di cartongesso etico, e vai sui commenti dei blog molto intelligggenti e progressisti di oggi pomeriggio, e' tutto un darsi pacche sulla spalla, e farsi pompini a colpi di: "ebrei assassini", "nuclearizziamo Israele", " Israele e' uno stato nazista", etc etc.

Come sempre accade a una certa sinistra, quando gratti la patina di sottile ipocrisia fatta di cccultura e grandi ideali, viene fuori Chtuhlu che invoca stragi, sangue, rivoluzioni, bombe atomiche e pulizie etniche per chi non e' conforme ai suoi canoni politici.

Ergo, tutti gli ebrei sono assassini.

Agli ebrei non e' concesso fare come fanno i commentatori di sinistra su London Alcatraz, che quando critichi qualcuno a sinistra che commette qualcosa di indifendibile, srotolano la solita lista sdegnata di lagne e distinguo:

"Non siamo tutti cosi' a sinistra", oppure il classico: "Tizio, Caio e Sempronio non mi rappresentano, non sono la sinistra che dico io"... o anche l'intramontabile: " Smettila di usare quel 'voi' Yoss, non cercare di associarmi ad azioni che non condivido, e a posizioni che non mi appartengono".

Per gli ebrei, questo non vale, ma per loro che sono i "buoni" per definizione, si'.

Mi si chiede sempre di non fare di tutta l'erba un fascio quando parlo della sinistra, e io accetto la critica e il suggerimento volentieri, perche' trovo sia giusto, e cerco quando posso di fare i necessari distinguo quando parlo della sinistra.

Ma oggi cosa devo pensare, quando solo per il fatto di essere ebrei, a Roma si grida "assassino'"a persone che non hanno commesso alcun crimine, tranne quello di essere ebrei, e che con quello che e' accaduto al largo di Gaza non c'entrano niente?


Saturday, 29 May 2010

Che cosa c'e' in un nome?



«Che cosa c'è in un nome? Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo».

Romeo e Giulietta, atto II, scena II, William Shakespeare


Correva il 1880, e il capitano britannico Charles Cunningham Boycott era un infame che faceva un mestiere da infame.

Il lavoro del capitano Boycott consisteva nel gestire con pugno di ferro le proprieta' terriere di John Crichton, altresi' noto come Lord Erne, anzi il Terzo Conte di Erne, aristocratico latifondista britannico della Contea di Mayo, anzi "Contae Mhaig E" in gaelico, dal momento che e' situata nella provincia di Connacht, sulla costa atlantica nord-occidentale dell'Irlanda.

Come si puo' facilmente arguire, sia Lord Erne, sia il suo tirapiedi Boycott, facevano parte dell'etnia sbagliata, e della classe sociale sbagliata, in un posto, e in un momento sbagliatissimi.

Ora: non e' mia intenzione tirarveli piatti come le bambole con arpe celtiche, e ciarpame romantico-barricadero sinistroide di rivolte contro gli oppressori alla Modena City Merder, ma oggettivamente e storicamente, quello che gli inglesi fecero agli irlandesi, non lo fecero a nessuno dei loro sudditi non europei.

Per esempio, durante la "Grande Carestia" del 1845-49 quando la "peronospera della patata" (Phytophthora Infestans, un fungo) distrusse piu' di un terzo dei raccolti di tuberi che allora costituivano la dieta principale degli irlandesi poveri (e non solo), la risposta del governo di Sua Maesta', e di Sua Maesta' Alexandrina Vittoria di Hannover, si puo' riassumere essenzialmente con:

«Fuck off».

Ah dimenticavo, piu' l'imposizione della legge marziale per reprimere gli ovvi disordini causati da quei milioni di affamati, che non avevano nessuna intenzione di fare la fine del milione di morti che, alla fine della carestia, costitui' il bilancio di quella che oggi definiremmo una "catastrofe umanitaria".

Un milione, sugli otto milioni complessivi che costituivano la popolazione irlandese dell'epoca.

Un altro milione emigro' negli USA, e questo e' uno dei motivi per cui l'80 per cento dei poliziotti di New York e' di origine irlandese, e per cui l'inglese americano possiede alcune curiose assonanze con l'accento irlandese.

Ad ogni modo, perfino il sultano turco che allora regnava sull'Impero Ottomano, s'impietosi', e chiese alla regina anglo-crucca di accettare alcune decine di migliaia di sterline per aiutare gli irlandesi.

Richiesta che fu rifiutata con sconcerto e sincera irritazione umanitaria della Sublime Porta, che comunque riusci' illegalmente a far arrivare diverse navi cariche di derrate alimentari nell'isola.

Faccio cortesemente notare che in termini di influenza geopolitica, ai turchi, dell'Irlanda, non gliene poteva fregare di meno.

Ma torniamo a Charles Boycott.

Nel 1880, l'Irlanda e la Contea di Mayo facevano parte integrante del Regno Unito di Gran Bretagna. Non erano colonie, erano "Terrae Britannicae", come Londra, dai tempi dell'Atto d'Unione ( oggi diremmo "annessione") del 1800.

Il "buon" Boycott passava dunque le sue giornate estorcendo affitti vampireschi ai fittavoli, sfrattando quelli morosi in arretrato di qualche scellino, e organizzando il "caporalato" dei braccianti per conto dell'avgvsto nobiluomo britannico.

Finche' un bel giorno, la "Irish Land League", una sorta di sindacato agricolo irlandese, si ruppe i coglioni di quella che indubbiamente Boycott e il suo capo definivano "flessibilita' del mercato del lavoro".

Ma oltre a incrociare le braccia, gli abitanti del villaggio dove Boycott risiedeva, escogitarono una singolare forma di ostracismo sociale nei confronti del capitano che insisteva a chiamare, e a trattare gli scioperanti, come "sovversivi".

I villici cominciarono infatti a rifiutarsi di prestare qualunque servizio a Boycott: il che, andava dal riparargli la suola delle scarpe, al vendergli una pagnotta, al servirgli una birra al pub.

E cessarono anche di rivolgergli la parola. Lo ignorarono completamente. Lo condannarono a una sorta di "morte civile" per evitare la quale, sia Boycott, sia il suo boss, non disponevano di mezzi coercitivi legali.

Quelli illegali erano caldamente sconsigliati, a meno di non voler scatenare una vera e propria rivolta.

E di rivolte in Irlanda, quando possibile, la Corona Britannica faceva volentieri a meno .

Quel singolare tipo di ostracismo entro' nel lessico anglosassone e di li', passo' in quello di molte lingue dell'Europa Occidentale, compresa la nostra, tramite una sorta di processo di nominalizzazione: il nome proprio Boycott, divento' il verbo "to boycott", che in italiano si traduce con "boicottare", e che, nella sua accezione contemporanea - come recita Wikipedia - significa:

«Azione individuale o collettiva coordinata avente lo scopo di ostacolare e modificare l'attività di una persona, o quella di un gruppo di persone, una azienda o un ente o anche di uno stato in quanto ritenuta non conforme a principi etici o ai diritti universali o a convenzioni sociali».

A partire dal secolo scorso, le implicazioni sociali di questo tipo di protesta passiva e pacifica, ebbero ripercussioni telluriche sugli "Opliti del Bene" delle sinistre planetarie, che, specie a partire dalla fine degli anni 60, cominciarono a "boicottare" i prodotti di tutti quei regimi o paesi che secondo loro meritavano di finire "alla sbarra etica" per reati contro i diritti dell'Uomo.

Oggi, in quella fetta assai consistente di sinistra italiana velleitaria, ambientalista, centrosocialata, antagonista, terzomondista, barricadera, radical-chic, e, in definitiva molto pirla, il boicottaggio e' l'arma preferita di chi un tempo sognava con gli occhi umidi di prendere d'assalto Palazzi d'Inverno di vario tipo e varie nazionalita'.

Oggi, noi sappiamo inoltre che:

A) I boicottaggi, a parte fungere da "candeggiante per la coscienza", non servono a un cazzo.

Nessun regime oppressivo - o presunto tale - e' mai crollato grazie a quattro farlocchi che non comprano arance spagnole o sudafricane.

La dittatura spagnola fini' con la morte di Franco, e nel caso specifico del Sudafrica, paese che estrae ed esporta uranio, diamanti e oro in quantita' industriali, il regime razzista di Pretoria, con il succo delle arance rimaste a marcire nei container di Citta' del Capo, ci si faceva semplicemente il bide'.

L'apartheid crollo' grazie alle lotte sanguinose dei neri e dei loro leader, e alle pressioni politiche internazionali.

Va anche detto che via una manica di "Afrikaaner" bianchi, pirla e razzisti, a Pretoria si e' installata una manica di neri, pirla, corrotti e tribali, e che nelle "township" come Soweto, i neri continuano a essere stuprati, e a morire di aids o di morte violenta, ma stavolta per mano di altri neri.

Non sto dicendo "si stava meglio quando si stava peggio"; lungi da me - in fondo, ogni oppresso ha la liberta' di fare come o peggio dell'oppressore, e generalmente lo fa - ma semplicemente esponendo fatti.

B) I boicottaggi, spesso e volentieri sono solo il risultato del dedalo di contraddizioni morali , delle volgari strumentalizzazioni, e del "doppiopesismo", che contraddistingue una parte delle "lotte per i diritti umani" delle sinistre.

In parole povere, quelle piaghe endemiche che affliggono le sinistre, e la sinistra italiana, da tempi immemori, ovvero l'ipocrisia, il classico: «applico i diritti umani come cazzo pare a me e con chi mi garba. Quelli che non mi piacciono, si fottano», e di conseguenza la tendenza a elaborare delle bizantine "pezze giustificative" morali, etiche e dialettiche, per coprire la realta', e molto piu' semplicemente, per non chiamare le cose con il loro nome.

Un atteggiamento ambiguo che non di rado per le sinistre, e la sinistra italiana, non fa che confermare un noto proverbio: "L'ipocrisia e' la madre delle figure di merda".

Come nel caso recente del boicottaggio deciso dalle Coop contro i prodotti agroalimentari provenienti dai territori palestinesi, con la scusa della "mancanza di tracciabilita' " del prodotto, che potrebbe farlo provenire da una di quelle comunita' di coloni israeliani che costituiscono il "pomo della discordia" in questa fase dei difficili rapporti fra il governo di Gerusalemme e l'Autorita' Nazionale Palestinese.

La Coop aveva infatti deciso di non acquistare piu' prodotti provenienti da quelle terre contese, e dalla azienda israeliana Agrexco, e alle accuse -comprese quelle del Ministro degli Esteri Frattini - di aver organizzato un vero e proprio boicottaggio contro Israele, si era difesa dietro la sopracitata cortina dialettico-fumogena, di aria fritta sinistroide.

Per non pronunciare la parola "boicottaggio", ovvero per non chiamare le cose con il loro nome, la Coop ha fatto ricorso ad acrobazie semantiche degne della piu' bieca propaganda della NKVD stalinista.

Al Corriere della Sera, la rappresentante delle cooperative ha infatti dichiarato che: «È una sospensione commerciale e non ideologica, sollecitata dalla nostra base sociale».

Base sociale ormai ben nota, di farlocchi vestiti di coperte colorate, aggiungo io.

Piu' rassicurante, e formulato in un linguaggio furbetto stile "marketing eticamente responsabile per i gggiovani consumatori di sinistra eticamente responsabili", l'inciso della Conad secondo la quale: «Abbiamo solo richiesto informazioni al fornitore».

Tutto cio', mentre sui siti "antagonisti" come "Stop Agrexco", si leggeva a caratteri cubitali:

BOICOTTAGGIO MIRA AL RISPETTO PER IL DIRITTO INTERNAZIONALE

Vi faccio notare che alla lodevole iniziativa umanitaria si e' aggregato subito Giulietto Chiesa, che nonostante l'incessante e snervante lotta personale finalizzata a sventare complotti ebraici per conquistare il mondo, ha trovato il tempo di donare le sue ispirate parole al movimento.

In ogni caso, le cose si sono complicate quando l'Agrexco ha fatto sapere con l'impeccabile contromossa di chi, prima delle lagne pseudobarricadere di questa banda di ipocriti, velleitari, cialtroni figli di papa', ha avuto a che fare con i pogrom dell'Ochrana zarista e la Gestapo, dicevo, ha fatto sapere che i prodotti in questione costituiscono una parte minima del totale, sottintendendo: «E' con Israele che ce l'avete e non contro i coloni, dai su, ora ditelo», e aggiungendo che se c'era da adeguarsi alle norme UE, loro erano pronti a farlo.

A questo punto, a sinistra, e' successa una cosa impensabile della quale, pur non stimandoli minimamente, do loro atto, e mi tolgo tanto di cappello.

Una volta tanto, quella parte di sinistra italiana che ha ancora un cervello e lo usa, ha detto basta a questa manica di imbarazzanti e ipocriti cialtroni "raddrizzatori di torti", ed e' insorta.

Sono nati gruppi su Facebook, e oltre a numerosi militanti, parecchi intellettuali di sinistra hanno bocciato l'iniziativa, firmando una lettera di protesta, e rifiutandosi di aderire a un vero e proprio boicottaggio anti-israeliano, mascherato con la miserabile foglia di fico della "mancanza di tracciabilita' del prodotto",

Risultato?

La Coop ha dovuto fare una ingloriosa marcia indietro firmando un accordo con Agrexco, e c'e' stata perfino qualche manifestazione anti-boicottaggio di sinistra, di fronte ad alcuni supermercati.

Risultato?

L'ennesima figura di merda, da aggiungere allo sterminato album di figurine di merda di una certa sinistra italiana vigliaccamente ipocrita, schizofrenica, e perennemente sulle barricate, per salvare gli oppressi del Terzo Mondo, respingere fascisti, nazisti, criptofascisti con "l'invidia sociale contro i radical-chic" come Yossarian, e naturalmente impiccare Abberlusconi.

Una sinistra, largamente rappresentata da figure del calibro di Luca Casarin, Vittorio Agnoletto, e naturalmente il "Santo dei Santi, e patrono di tutti i martiri rivoluzionari terzomondisti", Gino Strada, nonche' da statisti del calibro di Antonio "Robespierre" di Pietro, del suo infaticabile scherano, Beppe "Saint-Just" Grillo, e da eroi della liberta' di parola come l'altro martire ufficiale, ovvero Michele "Apres moi, le Deluge" Santoro: il giornalista-eroe del del pueblo unido jamas sera' vencido, le cui sentenze morali ed etiche si valutano letteralmente a peso d'oro: anzi a suon di milioni di euro...e guai a cambiargli la marca di caffe' della macchinetta in Rai. Ti minaccia con monologhi fiume di mandare in rovina l'azienda televisiva di stato con le sue dimissioni, e di fondare la sua tivvi' privata con cui continuare a raddrizzare torti e il suo conto in banca.

Per finire, due cose:

la ridicola e ipocrita iniziativa della Coop, era stata preceduta da una simile nel dicembre 2009, della sinistra cuminista e radical-chic britannica, e all'epoca vi scrissi ben tre post intitolati "Progressisti dei miei coglioni" 1, 2 e 3, lanciando al contempo un preoccupato allarme.

La reiterazione numerica si rese necessaria poiche' come sempre, mi si accuso' velatamente di vedere complotti cuministi e radical-chic in ogni dove, mentre in realta' secondo molti dei commentatori dei post, si trattava solamente di una "normale richiesta di natura commerciale, in base a norme dettate dall'Unione Europea".

Oggi come allora, pongo la stessa riflessione agli stessi commentatori, visto che si tratta della stessa identica questione, comprese le norme UE sulla provenienza dei prodotti.

Avete detto delle sciocchezze cari amici, ve lo dico con affetto e senza vis polemica, e mi dispiace ribadirvelo, ma qui si tratta, ancora una volta, di boicottaggio, che, causa la tipica ipocrisia di sinistra, non si ha il coraggio di chiamare con il proprio nome.

E la vicenda Coop ne e' la prova provata, anche se osservo con piacere, che, una volta tanto, la sinistra italiana ha agito in maniera dignitosa, e decisamente meno bovina di quella britannica, ormai irrimediabilmente intossicata dal politically correct.

La domanda alla sinistra rimane comunque la stessa di allora: perche' diavolo non chiamare le cose con il loro nome? Perche' diavolo bisogna sempre ricorrere a patetici e ipocriti espedienti dialettici? Non vi stimerei lo stesso, e non sarei d'accordo con voi, ma se aveste chiamato l'iniziativa con il proprio nome, ovvero "boicottaggio", vi avrei concesso quantomeno la coerenza, la sincerita', e il coraggio delle proprie idee, anche se demenziali.

Perche' non date ascolto a Giulietta? Romeo resta Romeo anche con un altro nome. E' ora che impariate a fare i conti con la vostra cazzo di ipocrisia schizofrenica, le vostre multiple personalita' patologiche, e soprattutto con la pratica dei diritti umani concessi unicamente a chi e' politicamente accettabile secondo i vostri canoni deliranti.

Perche' se si boicotta Israele, allora la lista dei paesi da boicottare diventa molto, molto lunga, e bisognerebbe farlo anche con chi impicca gli omosessuali, attacca l'Iraq, brucia le vedove sulle pire funerarie, discrimina le donne, o si lancia in tentativi di genocidio nei confronti di qualche altra minoranza, in nome della "sua cccultura e della sua religggione".

Per esempio, il Sudan.

Uno dei motivi per cui non si fa, e' che molti di questi regimi sanguinari sono visti dalle sinistre planetarie come "vittime dell'oppressione bianca, capitalista, e occidentale", mentre l'altro, di natura pratica, e' che se dovessimo fare la spesa in base ai dettami di una ipotetica "fedina penale etica" degli stati, ci ritroveremmo ad acquistare prodotti solo da San Marino...o forse nemmeno. Sta a vedere che magari c'e' qualche "oppressore" anche li'...

In secundis, come ebbi modo di spiegare e specificare in quei post, la questione riguarda l'ipocrisia della sinistra e non la questione mediorientale, sulla quale voglio ancora una volta ribadire un particolare, e rivolgere un'altra domanda alle sinistre.

Io nutro un grande amore per Israele, e una parte della mia famiglia acquisita e' israeliana.

Tuttavia, cio' non m'impedisce, quando ritengo sia il caso, di assumere posizioni molto dure nei confronti della politica israeliana, specie per quanto riguarda i coloni, che a mio avviso (e di molti israeliani) non dovrebbero occupare quelle parti di Cisgiordania dove invece si ostinano a rimanere.

Cosi' come nutro poca stima per il governo conservatore del premier Netanyahu.

Gli israeliani sono a mio avviso un grande popolo, ma non sono "il Popolo Eletto". Non sono meglio di me o di voi, o dei palestinesi solo perche' sono israeliani, cosi' come non lo e' nessuno, in virtu' esclusiva della sua appartenenza etnica.

E come tutti i popoli, a volte anche gli israeliani sono fallaci, e a volte commettono errori gravi, e gravidi di conseguenze.

Tuttavia, sarebbe ora che la sinistra s'interrogasse sull'antisemitismo di sinistra, che esiste dai tempi di Stalin, e che oggi assume l'aspetto innocuo e perbene del ben noto mantra: «Ma io non sono antisemita, sto solo criticando la politica di Israele».

Ancora una volta, ripeto, che criticare Israele e' perfettamente legittimo, e personalmente, se un israeliano mi desse dell'antisemita perche' esprimo un giudizio fortemente negativo (come faccio solitamente) sull'Operazione Pace in Galilea del 1982, lo manderei a quel paese.

Ma generalmente mi accorgo, quando sto parlando con qualcuno a sinistra che invece di criticare Israele al fine di auspicare una soluzione equa per i popoli coinvolti nel conflitto mediorientale, lascia trapelare la volonta' di assistere a una "soluzione finale" del problema mediorientale.

Si tratta di un tipo di retorica che sta affiorando, o viene espressa senza remore, in non pochi blog, giornali, o libri sugli ebrei o Israele, di autori di sinistra.

Ancora una volta si riaffaccia il tragico "tormentone" della lobby ebraica che domina la finanza, la cultura, i media, l'America e bla bla bla, e che qui in UK poco tempo fa, sulla scia di una vera e propria leggenda metropolitana pari a quella dei Protocolli dei Savi di Sion, ha spinto una deficiente liberal-democratica, ad accusare i medici israeliani di trafficare gli organi dei bambini haitiani.

Una menzogna infame e degna di Goebbels, alla quale non pochi blogger di sinistra americani e inglesi, hanno fatto da grancassa.

E attenzione: chi l'ha divulgata non era una buzzurra o una fanatica estremista: si trattava della Baronessa Tonge, portavoce Lib-Dem alla Camera dei Lord (cacciata per fortuna dal partito dopo l'exploit): una donna coltissima, capace indubbiamente di citare quegli autori classici, la conoscenza dei quali, secondo la sinistra italiana, garantisce il "patentino" di integrita' morale, e distingue l'uomo colto e progressista di sinistra, dal popolo bruto, xenofobo, ignorante e talpino che vota Lega, e impreca contro i rumeni al bar.

Del resto, quanto a cultura, neanche Giulietto Chiesa e' un concorrente del "Grande Fratello", e senza dubbio sara' in grado di citarvi Euripide in greco antico.

Dietro la scusa della ripeto, piu' che legittima e anche doverosa "critica a Israele", spesso mi e' infatti capitato di leggere su blog, giornali e libri di sinistra - e non di estrema sinistra - delle "tirate" contro la "finanza ebraica" che non avrebbero sfigurato al Raduno di Norimberga.

Onestamente, non saprei valutare in termini quantitativi la diffusione dell'antisemitismo a sinistra, e siccome si tratta di un accusa infamante e grave, nonostante la pochissima stima che nutro per la sinistra italiana, mi astengo per onesta' intellettuale e morale, dall'azzardare ipotesi.

Tuttavia, mi limito ad osservare che il fenomeno ha da tempo oltrepassato quel confine che a sinistra, dovrebbe innanzitutto segnare un "limes" assai remoto e invalicabile rispetto al resto dello schieramento progressista, al di la' del quale dovrebbero allignare esclusivamente i deliri di qualche frangia di estremisti.

Credo sia giunta l'ora che, sui rapporti a volte comprensibilmente difficili con Israele, qualche domanda seria i progressisti italiani se la pongano.
Questo perche' ritengo sia essenziale tracciare un confine definitivo all'interno di un partito che si definisce "progressista", tra quelle che possono essere polemiche dettate dal sincero desiderio di vedere due stati per due popoli, e quello che invece, sempre piu' di frequente, e non piu' esclusivamente all'interno di una minoranza, non e' che bieco antisemitismo e fascismo rosso, mascherato da "diritti umani".


Questa volta, alla sinistra, conviene fare molta attenzione: questa volta, "i compagni che sbagliano" la stanno conducendo su una china assai ben piu' ripida di quella di Renato Curcio.

E non sono pochi.


PS Mi raccomando, non dimenticate di darmi dell'anglofobo per la storia della Grande Carestia...

Monday, 24 May 2010

Horror Vacui


Appunto, giusto per non lasciare uno spazio vuoto, vi avverto che fino a mercoledi' saro' piuttosto impegnato.

Nel frattempo: in UK e' "scoppiata l'estate", il che significa che si cominciano a vedere in giro molti britanni stile "bottiglietta di Campari", dopo aver preso un quarto d'ora di sole.

Io sono fra questi. Infatti, generalmente odio andare in spiaggia. Oltre ad essere allergico al caldo e al sole, non ho mai capito come si possa stare ore a prendere il sole sulla sabbia, o semplicemente oziare sotto l'ombrellone.

Io dopo dieci minuti mi innervosisco, e devo fare qualcosa. Leggere non funziona, perche' fa troppo caldo. Insomma, una atroce agonia.

La mia vacanza ideale e' alle isole Svalbard, che come recita Wikipedia : "Sono posizionate tra i 74° e gli 81° Nord, e tra i 10° e i 34° Est".

Mar Glaciale Artico.

La cosa meravigliosa dell'estate inglese - che finira' la prossima settimana - e' comunque l'assoluta mancanza di quelle incommensurabili puttane succhiasangue delle zanzare, che mi hanno coperto di pustole durante i miei 44 anni di permanenza nella Bassa pavese, nonche' l'umidita', che non sale mai ai livelli cambogiani della Lomellina.

Quindi si dorme bene con una coperta. Ahhhhhhhhhh......impagabile.

Negli ultimi anni, coi cambiamenti climatici e tutto l'ambaradan, le zanzare nel pavese erano diventate cosi' grosse, che per gustare un aperitivo sulle rive del Ticino, i gestori dei locali hanno sostituito le tradizionali "graticole" elettriche che dovrebbero difendervi dalle bagasce succhiasangue, con un "anello" di batterie missilistiche SA-2 Guideline, acquistate di seconda mano dagli egiziani, e, nel caso le gigantesche vampire dovessero penetrare questa prima barriera, una serie di semoventi antiaerei quadrinati da 23 millimetri ZSU-23-4, "Shilka", acquistati di seconda mano dalla Bielorussia.

Nel frattempo in UK, il tandem Lib-Con, guidato da David Cameron e Nick Clegg, ha messo mano alla forbice e preannunciato una strage di posti di lavoro nel settore pubblico.

Molti di questi tagli sono a mio avviso giustificati: si tratta di uffici, consulenze, o iniziative dei laburisti inutili e costose, ma in qualche caso, come i tagli alle forze di polizia, mi riservo qualche dubbio.

Fra l'altro, non sono un economista, ne' voglio fare il keynesiano, ma tagliare gli investimenti pubblici in questo momento, potrebbe rivelarsi una stupidaggine, visto e considerato che il settore privato e manifatturiero inglese, a parte quello finanziario, e' piuttosto penoso, se paragonato, per esempio, al nostro nord-est, e dubito possa far decollare l'economia e creare posti di lavoro, impegnato com'e', e com'era prima della crisi, nella "delocalizzazione" in India e altri posti in culo al mondo dove il lavoro ( leggi schiavi) non costa un cazzo.

Il pubblico, lo ricordo, e' una di quelle cose che in Inghilterra funzionano come un orologino, nonostante limitazioni e difetti.

Basta vedere la differenza fra la gestione della Tube - la metropolitana pubblica londinese - e quella del resto delle ferrovie britanniche privatizzate, che a voler essere generosi, fanno schifo e sono care come il fuoco.

Vebbe', penso di aver riempito il vuoto a sufficienza. Ci risentiamo molto presto.



L'unica cosa in grado di farvi gustare un aperitivo serale nella Bassa senza sgradevoli salassi di emoglobina.

Saturday, 22 May 2010

INTERNAZIONALE F.C


L'ho vista al pub irlandese di Frank, dove tutti, inglesi compresi, tifavano Inter.

Se non vi piace il calcio, no prob, state lontani da questo post, ripeto non c'e' problema, non vi piace e' un vostro diritto: altrimenti se cercate la rissa gratuita, venitemelo a dire che ci facciamo due risate.

Dedico questo post agli interisti come il sottoscritto, al mio amico Attila, e a quel bolscevico ermafrodita di Sciuscia, che sospetto essere interista.

Grande Inter. Grande Milito.

45 cazzo di anni...


W INTER


Friday, 14 May 2010

Johnny English & Four Lions


Roba da pazzi.

Mentre continuo a partecipare a dei colloqui di lavoro a meta' fra Pirandello, Buzzati e Kafkfa, questa mattina apro la casella di posta e ti trovo questo annuncio da uno dei siti di job search. Giuro, come direbbe l'Arpioni, non mi sto inventando un cazzo:

Yossarian, new opportunities with MI6‏!

Alzo gli occhi al cielo e chiamo Rachel: «Tesorooo, lascia perdere il caffe' e fammi un martini...».

Lei: «Come!?».

«Agitato, non mescolato, tesoro».

Pensavo il delirio fosse finito qui, e invece no: incuriosito mi metto a leggere la pubblicita' per diventare un agente del servizio segreto di Sua Maesta' Britannica, e appena sotto la scritta che mi avverte che fra i requisiti "devo essere un cittadino britannico" (un po' come Kim Philby tanto per capirci...), ecco una nuova "perla":

Please do not discuss your application with anyone.

Ma dai? E io che pensavo, una volta fatta la domanda, di entrare nelle East London Central Mosque, sventolando il foglio e ululando: «Mi hanno preso nell'MI6, mi hanno preso nell'MI6, v'invito tutti al pub e offro io!»

Vabbe', sentite, consoliamoci con un film comico su un gruppo di terroristi dementi intitolato "Four Lions", in uscita nelle sale inglesi.

L'autore Chris Morris ha collaborato anche alla sceneggiatura di "In the Loop", forse il film di satira politica sulla guerra in Iraq piu' geniale e cattivo mai girato.

Una devastante parabola sull'idiozia umana e su come si pianifica, decide e attua, una guerra assolutamente inutile fra Londra e Washington.

Imperdibile, e l'autore principale italo-scozzese, Armando Iannucci, e' semplicemente un genio.

Questa e' satira politica attuale, e non le solite lagne sulla censura e la mancanza di "demoggrazzia" da bambina viziata, di una pessima attrice, e una comica tristissima che vive di film noiosi sul Mostro di Arcore, atteggiandosi a perseguitata del Regime sulla Croisette, per la felicita' dei soliti quattro intellettuali da cineclub che strillano "Alle barricate popolo, alle barricate!".

Tornando a "Four Lions" e' la storia di quattro mussulmani casinisti che decidono di fare i terroristi.

La comunita' mussulmana per ora l'ha preso bene, e parecchi si rotolavano sul pavimento quando hanno visto delle scene in preview.

Spero che la solita minoranza esaltata non rompa i coglioni (soprattutto la sinistra del Guardian e la sinistra in generale), perche' e' solo un film comico sul terrorismo e non sui mussulmani.

Ovviamente ci sara' l'imbecille che dira' che offende i diritti dei terroristi, ma cio' sappiamo e' perfettamente normale.

Fra l'altro, i quattro sono talmente casinisti che ci si immedesima immediatamente in loro. Sono leggendari. Ormai li amo.

C'e una scena in cui uno dei quattro che ha comprato una vagonata di fertilizzanti nello stesso negozio, sostiene di non essere stato riconosciuto perche' per ogni acquisto ha usato una voce diversa e ha coperto la barba...

Vi lascio immaginare la reazione del capo che gli chiede di fare le voci.... io ero morto.

Vi lascio ai due trailer, quello ufficiale e quello dei fertilizzanti. Scusate se sono in inglese, ma e' appena uscito.

E poi comunque non se ne poteva piu' di film americani tutti seri, ipocriti e "mea culpa" alla Syriana: «Oh quanto siamo stati cattivi, ma tanto cattivi. Pero' a redimerci c'e' Giorg Cluni, che e' buono». Il tutto a uso e consumo della coscienza da lustrare della sinistra americana.








Thursday, 13 May 2010

Il bue dice cornuto all'asino


Ora, io non provo uno slancio, per cosi' dire, d'impetuoso amore per le religioni. Trovo che la liberta' di culto e la spiritualita' siano parti importanti e significative nella vita di un essere umano, e buon per chi sceglie di praticarle senza imporle agli altri.


Proprio per questo nutro un profondo disprezzo per le teocrazie, di qualunque natura, dogma o dottrina.

E le stesso disprezzo lo riservo ai fanatici di vario tipo che indottrinano altri fanatici o poveracci per compiere attentati nel peggiore dei casi, o circuire il prossimo per poi farsi pescare in qualche albergo di Las Vegas, ubriaco come un bisonte con un carico di mignotte pagate gentilemente dalle offerte dei fedeli.

Va tuttavia detto, che ci vuole una bella faccia di bronzo per criticare dall'alto di un presunto scranno di tolleranza, laicismo, progressismo e civilta', teocrazie che aborro, come quella iraniana, o saudita per poi, una volta scesi dalla cattedra, imporre l'ora di religione obbligatoria affinche' faccia media e avvantaggi lo studente che la pratica, nelle scuole di un paese che spesso e volentieri assume posizioni di forte condanna morale per quel che succede nelle strade di Teheran.

Anzi, no. Non ci vuole la faccia di bronzo.



Monday, 10 May 2010

Beata la mafia che non ha bisogno di eroi


Come ben sapete provo un'allergia congenita per gli eroi. Mi fanno venire i rash cutanei.


Specie se di sinistra: gli Opliti del Bene come i Santoro, i Travaglio, i Dario Fo, le Sabine Guzzanti, i Grillo, i Di Pietro, e tutta la congenie di "raddrizzatori di torti " pronti a salire sulle barricate e a difendere la "demoggrazia" in pericolo brandendo foto compromettenti scattate in altrui alcove.

Ma ecco che improvvisamente con una battuta su Roberto Saviano, l'Emilione nazionale distrugge e crea una nuova categoria di eroi ad hoc.

Basta dunque con i cavalieri senza macchia e senza paura, al diavolo i paladini sempre pronti a ricordarti quanto sei disonesto, inadeguato, raccomandato e tesserato.

E' tempo di una nuova schiatta di arditi, di rappresentanti delle casalinghe di Voghera, una legione di Orlandi Paciosi che con il furore luterano del travet al quale e' stato rifiutato l'aumento, sbatta in fuori la mascella, e picchi con decisione il fermacarte sulla scrivania del capo.

Il tutto, come dice Fede: «Senza andare sulle prime pagine, senza fare tanto clamore. Senza rompere…»

L'eroe del XXI secolo, che secondo Emilio Fede mostrera' il suo vero volto al potere.


Friday, 7 May 2010

Poteva andar peggio...



...poteva piovere





PS Commento del mio amico Ben: «We're all fucked now. Yoss, you don't know what they're capable of: one shouldn't be allowed to live more than once under a Tory Government...»

Wednesday, 5 May 2010

Io, Uriel, e i Lib-Dem


Caro Uriel, innanzitutto ti chiedo scusa per le eventuali ingenuita', dal momento che non sono ferrato come te in materia economica.

Ciodetto, bando ai preamboli e scendiamo subito nel vivo per rispondere al tuo post, cominciando dal Marx populista (vero) e dalla ricetta "ottocentesca" dei Lib-Dem di tassare i ricchi; nella fattispecie la tassa sulle proprieta' immobili del valore superiore al milione di sterline.

Fin qui posso essere d'accordo con te quando scrivi: «Chi ha una casa di quel tipo, potra' ben pagare un altro tre o quattro o cinque per cento di tasse in piu' per l'immobile (di piu' non potrete tassare per non devastare il mercato), e tutto finira' li'».

Ma nel far questo mi sono ispirato a una frase del tuo post precedente dove affermi: «Quel che serve agli UK oggi e' una tassazione forte sulle rendite, finanziarie ed immobiliari».

Tuttavia, ai fini di una maggior comprensione dell'ambiguo rapporto fra seguaci piu' o meno esegetici di Marx, e l'economia di mercato, ricorrero' a una breve storiella narrata da Sant'Agostino nel libro VI delle Confessioni ( riassunta ovviamente):

Agostino aveva un amico di nome Alipio che era giunto a Roma con l'intenzione di apprendervi il diritto. Alipio era persona moralmente retta e strenuo difensore di cio' che noi oggi definiremmo "diritti umani", e di conseguenza detestava con tutto il suo essere gli spettacoli gladiatorii. Ogni volta che gli amici cercavano di trascinarlo a forza nell'arena, lui rispondeva :

«Potete trascinare in quel luogo e collocarvi il mio corpo, ma potrete puntare il mio spirito e i miei occhi su quegli spettacoli? Sarò là, ma lontano, così avrò la meglio e su di voi e su di essi».

Ora, di riffa o di raffa gli amici riuscirono a trascinarvelo e Alipio fedele ai suoi principi, si mise le mani sugli occhi. Purtroppo, le orecchie rimaste scoperte, udivano il trambusto e le grida, e a un certo punto Alipio spinto dalla curiosita' si scpri' gli occhi.

A quel punto come dice Sant'Agostino : «Vedere il sangue e sorbire la ferocia fu tutt'uno, né più se ne distolse, ma tenne gli occhi fissi e attinse inconsciamente il furore, mentre godeva della gara criminale e s'inebriava di una voluttà sanguinaria.
Osservò lo spettacolo, gridò, divampò, se ne portò via un'eccitazione forsennata, che lo stimolava a tornarvi non solo insieme a coloro che lo avevano trascinato la prima volta, ma anche più di coloro, e trascinandovi altri.».

Ecco, questo e' quel che e' successo nel secolo scorso, e nel primo scorcio di quello presente, alle sinistre planetarie e al loro rapporto con il capitale.

Il mercato, o capitalismo e' diventato da nemico numero uno, a vacca da mungere, e allo stesso tempo il capitale ha trovato nello stato, nel pubblico, un comodo escamotage per privatizzare i guadagni e pubblicizzare le perdite, vedi il caso dei bail-out delle banche con i soldi dei conribuenti.

Il New Labour ha fatto esattamente questo: non possedendo una industria manufatturiera degna di tal nome ha deciso di puntare sull'unica risorsa britannica: l'economia finanziaria della City.

E la scommessa per dieci anni e' riuscita: Blair e Brown hanno chiuso un occhio sulle attivita' del "miglio quadrato" (La Financial Service Authority di Brown era poco piu' che un simulacro di ente regolatore finanziario) e i miliardi di sterline in bonus pagati in tasse dalla City, piu' la "bolla" immobiliare attivamente incoraggiata da Blair che voleva una "nazione di azionisti", hanno finanziato il welfare laburista.

Un vero e proprio "patto con il diavolo" per entrambi, che e' stato firmato anche da Zapatero, e prima di lui dai socialisti di Felipe Gonzales.

Ora che la bolla e' esplosa con conseguenze catastrofiche, a mio avviso, cio' che si delinea all'alba del nuovo secolo, e del nuovo millennio e ' una ridefinizione del tutto nuova di quella dicotomia che dalla Rivoluzione Industriale ha caratterizzato il difficile rapporto fra economia di mercato e stato.

Per circa tre secoli le due "entita' " hanno vissuto vite separate e secondo la dottrina liberale del Laissez fair, l'intervento in economia è volto e limitato a garantire che i soggetti economici si muovano ed operino secondo la legge di mercato.

Questa, con le diverse varianti neoliberiste e' ancora uno dei cardini del principio liberista. Lo Stato non puo' dire a un imprenditore come gestire la sua azienda, e cio' mi sembra sacrosanto.

E qui arriva Marx il cui errore fondamentale, a mio modesto avviso, e' che da bravo seguace di Hegel, la sintesi finale del processo di lotta per la sfera produttiva condotto dall'umanita' attraverso i secoli, sfocia in una elisione dell'economia nello Stato.

Marx in tal senso pensa di chiudere il circolo: collettivizzando i mezzi di produzione e abolendo la proprieta' privata, opla', ecco che scompare il profitto e di conseguenza il plusvalore.

Ad ogni modo, dalla Grande Depressione agli anni 80 in termini di macroeconomia, abbiamo avuto una parentesi keynesiana e quindi - ridotta in soldoni e tralasciando la sua visione sulle politiche monetarie - di intervento statale sotto forma di spesa pubblica, coadiuvata da un esteso sistema di welfare.
Welfare che tuttavia come era stato predetto dai suoi critici porto' gli stati socialdemocratici al collasso, all'assistenzialismo e alla creazione in UK di legioni di disoccupati di professione.

Dalla Reaganomics in poi, il mercato e soprattutto la teoria che il mercato fosse in grado di regolare se stesso - che noi sappiamo essere valida quanto infilare l'uccello in un secchio di piombo fuso - ha ripreso quota, e fino al brusco risveglio della credit crunch, le sinistre, specie anglosassoni ci si sono buttate a pesce.

Il risultato lo conosciamo tutti, ma oltre al fallimento di questo particolare sistema capitalista, a monte di tutto, cio' vi sono altri due insegnamenti che val la pena considerare e che scardinano ogni precedente dogma:

A) Il capitalismo crea ricchezza. Vero, ma certamente non questo tipo di capitalismo, e specie quello finanziario e globalizzato.

B) Il capitalismo crea democrazia. Palle. La Cina prospera e' non e' una democrazia. Anche il Terzo Reich aveva una fiorente economia capitalista, cosi' come il Cile di Pinochet.

Il grosso problema nei paesi industrializzati, e lo vediamo ogni giorno nelle nostre tasche Uriel, non e' tanto creare e "redistribuire" la ricchezza, quanto creare e "mantenere" la ricchezza, e questo a differenza dei Tories e dei Laburisti, i Lib-Dem lo hanno intuito.

E mantenere la ricchezza al di la' delle indubbie sciocchezze come le tasse sulle proprieta' immobiliari, i Lib-Dem propongono alcune delle cose che hai citato tu : «Quel che serve agli UK oggi e' una tassazione forte sulle rendite, finanziarie ed immobiliari»

Quindi nel loro programma si parla chiaro di tassare i capital gains, e in questo rientra anche il piano di abolire quella aberrazione in vigore dal 1779 che passa sotto il nome di "non domicile status", secondo la quale alcuni residenti nel Regno Unito possono citare come loro domicilio reale, paesi terzi, e li' pagare le tasse, a meno che questi capitali non vengano reimpiegati nel Regno Unito. Cosa che accade da mai, a meno che mai.

Ergo magnati come Mohamed Al Fayed, Lakshmi Mittal e altri, compresa la mia ex azienda, pagano praticamente una cippa di tasse all'erario britannico e impiegano legioni di lavoratori dipendenti, che quelli si', come il sottoscritto, pagano le tasse a sua Maesta' Britannica.

Senza contare gli enormi sgravi fiscali per chi opera nella City.

I Lib-Dem vogliono far piazza pulita dei paradisi off-shore per non penalizzare il libero mercato, che da questi viene "drogato". I Lib-Dem vogliono spezzare le banche "too big to fail" e far si' che le banche d'affari facciano le banche d'affari e le banche di credito quelle di credito.

E infine sono per l'introduzione di una "Tassa sulle banche" di modo che gli istituti finanziari restituiscano il supporto finanziario ricevuto dai contribuenti.

Vince Cable, il ministro dell'economia Lib-Dem, non tirava molotov, ma e' stato Chief Economist della Shell.

I Lib-Dem non odiano il business come i vecchi laburisti, non sfruttano il business come i nuovi laburisti, ma vogliono semplicemente che funzioni e che gli imprenditori capiscano di far parte della societa', e non di esserne al di sopra.

Quanto al "mantenere" la ricchezza, i Lib-Dem propongono di detassare quella fascia di lavoratori a basso reddito sotto alle 10.000 sterline l'anno, ai quali, al posto di trovare un lavoro, visto il carico fiscale e il costo dei trasporti e delle case, conviene campare di welfare: quel welfare assistenzialista che il New labour ha implementato come riserva di voti.

Ma tu lo sai Uriel, che il 50 per cento della spesa del Welfare inglese sostiene in maniera proncipesca una categoria di persone giudicata "inabile al lavoro"?

Non sto parlando di sussidio di disoccupazione, quello e' una miseria. Gli inabili al lavoro ricevono stipendi cospicui e abitano in case che io mi sogno. A dire il vero, questa fu una misura introdotta dalla Thatcher per far sparire il numero dei disoccupati dalle statistiche.

Tutto cio' i Lib-Dem lo vogliono abolire e spingere la gente a lavorare.

Come? Qui sta la scommessa. Fine dell'inghilterra Citycentrica e creare un indotto manifatturiero e di piccole industrie stile nord-est veneto da affiancare alla tecnologia e ai servizi.

Utopia? Forse, e sicuramente non sara' facile: ma il Labour pensa di poter continuare ad affidarsi alle banche che tornano a prestare, con conseguente implemento di quel consumo irresponsabile ivi compreso il ritorno al boom del mattone, mentre i Tories come sempre ripongono le speranze in un settore privato stile Laissez Fair, vedi Thatcher, che promette lavori, ma che in realta' li delocalizza. Fra l'altro Uriel, il settore privato in UK fa piuttosto schifo, proprio a livello di capacita' imprenditoriale. Una volta che ti ha venduto una cosa sono cazzi tuoi.

i Lib-Dem hanno invece posto il dito sulla piaga del costo della vita in Inghilterra, per esempio sulla spartizione delle ferrovie fra privati che si e' trasformata in territori camorristici dove i prezzi sono fissati e non esiste concorrenza.

Ma il materiale rotabile pero' lo paga lo stato. Comodo vero?

Io non posso accettare un lavoro ben pagato fuori Londra perche' mi costa troppo il biglietto.

E' qui che parlo di "mantenimento" della ricchezza Uriel e del valore delle cose: quando vivi a Londra, a volte paghi un "marchio" che non offre servizi corrispondenti. O troppo cari.

Due cose per finire Uriel:

Il debito pubblico inglese e' come una coperta troppo corta. Da qualunque parte la tiri, qualcosa resta scoperto.

La ricetta Lib-Dem di tagli agli orrendi sprechi al settore pubblico, con un innalzamento equo delle tasse che non penalizzi troppo il settore privato, secondo L'institute for Fiscal Studies e' la meno traumatica a breve termine.

Infine, io non vedo nei Lib-Dem "Il nuovo che avanza", bensi' una risposta bilanciata seppur a uno stadio embrionale, alla dicotomia nel rapporto mercato/societa' civile.

Una risposta a quel che deve essere il richiamo alla responsabilita' sociale del mondo del business.
Nessuno tiene il fucile puntato alla testa dell'imprenditore che fallisce, ma se a fallire sono 10.000 imprenditori, si tratta di un problema sistemico dove lo stato deve intervenire.

Non piu' due "monadi" chiuse e autistiche che si servono l'una dell'altra, ma piuttosto prendila come una partita di calcio;

Gli imprenditori devono aver la liberta' di giocare duro, anzi spesso durissimo, ma oltre un certo limire lo stato deve fungere da arbitro.

I Lib-Dem - a uno stadio embrionale - cercano di spezzare quella dicotomia storicamente progressista secondo la quale: «Capitale brutto e cattivo, o Capitale che tutto sommato serve i miei interessi».

I Lib-Dem non vogliono dirigere il mercato o servirsene: voglino che funzioni, che operi in liberta' e vogliono che crei distribuisca e "mantenga" ricchezza, con la consapevolezza che il mercato non e' un elemento estraneo alla societa'.

Poi putroppo sul carro Lib-Dem si e' accodato il solito liquame anarcoqualcosa, radical-chic, ambientalista - il programme verde dei Lib Dem non mi convice molto - e di tutta quella sinistra obsoleta che non vedo l'ora sparisca nell'immondezzio della Storia.

Era inevitabile, ma i Lib-Dem hanno un atteggiamento molto duro verso i "compagni che sbagliano".

Recentemente una deficiente che sosteneva che gli israeliani erano andati ad Haiti per rubare gli organi ai bambini haitiani e' stata cacciata dal partito.

Dubito che cio' sarebbe successo nella sinistra italiana.


Monday, 3 May 2010

1 maggio ad personam



Visto che il primo maggio in UK si festeggia oggi, e che ho da fare, ho deciso che per dimenticare il liquame musicale sinistroide mandato in onda dagli Opliti del Bene a Piazza San Giovanni, vi propongo un mio concertone personale.


Come sempre siete liberi di apprezzare o di mandarmi a cagare.




















































E infine: Yossarian on drums