Wednesday, 30 June 2010

Sic Transit Gloria Guida


Perche' questo titolo?

Che ne so? Perche' e' privo di senso, cosi' come e' privo di senso quel dice Roberto Saviano sulla morte di Pietro Taricone in una intervista rilasciata a Repubblica (grazie a Tommy Angelo per la segnalazione).

Ora, a parte questa perla di insulsa retorica al cui confronto un romanzo della collezione Harmony sembra la "Critica della Ragion Pura" di Kant:

"Perché il cielo non tradisce, come ogni paracadutista sa. A tradirlo è stato l'atterraggio, è stata la terra."

Roberto Saviano riesce a...

...infilarci Berlusconi! Non ci potevo credere. E' un genio.

"Perché all'indomani delle critiche rivoltemi da Berlusconi, mi difese pubblicamente, cosa non scontata per chi viene dalla nostra provincia."

Ergo, dalle dichiarazioni di Saviano deduciamo che:

A) Saviano ha bisogno di uno psichiatra, e uno bravo.

B) Il prossimo libro di Saviano s'intitolera' "Berlusconi, Taricone e il mistero del paracadute", in cui probabilmente, un giornalista anonimo di Repubblica rivelera' che una escort gli aveva confidato di aver visto il Presidente del Consiglio piegare il paracadute di Taricone il giorno della fatale disgrazia.

C) Dopo la pubblicazione del libro aumenteranno la scorta a Saviano, che nel frattempo - visto che ormai interviene praticamente su tutto - riscrivera' il Corano, correggera' i grossolani errori commessi da Newton nel "Philosophiae Naturalis Pricipia Mathematica" circa i principi della dinamica, e spieghera' al Times perche' la mafia, Berlusconi e Gloria Guida hanno pianificato l'eliminazione del panino "Camogli" da tutti gli autogrill del paese.

D) Gli opliti del bene della sinistra barricadera lo porteranno in trionfo, e organizzeranno una serie di girotondi per proteggere il "Camogli" e boicottare il "Fattoria" , simbolo inequivocabile dell'oppressione israeliana ai danni dei contadini palestinesi.

E) Tutto cio' non fara' che confermare - se ce ne fosse bisogno - che tutti gli eroi della sinistra barricadera, da Che Guevara a Luttazzi, sono un pacco.

F) Roberto Saviano e Pietro Taricone erano compagni di scuola: ergo, Saviano porta sfiga.

Ergo, me li tocco e gratto vigorosamente.

Tuesday, 29 June 2010

Poraccio


A me Taricone stava simpatico.


Aveva anche un suo peculiare senso dell'umorismo.

Saturday, 26 June 2010

Chiamale se vuoi emozioni


Ohhh allora: il buon Tommy Angelo ha scritto un bel post, ed e' bello per due motivi: il primo perche' sono in parte d'accordo con lui, e il secondo perche' mi offre lo spunto per spiegargli dove invece sono decisamente scettico e perche'.

Vi invito cortesemente a leggerlo prima di passare al mio, perche' non ritengo opportuno e corretto produrmi in riassunti "soggettivi".

Mi limitero' a citare integralmente alcuni passi del post di Tommy al fine di evitare quel che Voltaire diceva di chi estrapola strumentalmente frasi fuori del contesto.

Non vedo infatti perche' dovrei mandare sulla forca una persona che stimo... :-)

Caro Tommy, mettiamo da parte i nostri gusti letterari, musicali, e artistici che credo siano divergenti, cosi' come non mi interessa discutere degli esempi citati nel post.

Sono fondamentalmente d'accordo con le premesse del tuo scritto, ergo la sciocca banalizzazione dicotomica fra razionalita' ed emozioni, compresa la delirante valenza di superiorita' che viene generalmente attribuita a queste ultime per la gioia degli emo e dei fan di Twilight.

Tu scrivi in proposito:

Le emozioni, queste maledette. Le emozioni sono il livello minimo di esistenza umana ed è quello che ci accomuna agli animali. Provare emozioni è la cosa più banale e semplice che ci possa accadere, al pari di avere fame e sete. Quello che ci eleva al di sopra delle bestie è la razionalità e la coscienza di sé.

Nulla da obiettare. Con il sottoscritto sfondi una porta aperta.

Bello anche questo passaggio:

Per un qualche motivo che non posso dire di conoscere, negli ultimi decenni ha cominciato a propagarsi l'idea che invece non è così, che le emozioni e le passioni sono quello che ci rende umani, e la razionalità quello che ci disumanizza [...]

Qua la mano Tommy: nel mio caso e' anche il motivo per cui non sopporto i "raddrizzatori di banane etiche" e quelli che gridano "non e' ggggggiusto".

Dove invece secondo me invece il tuo ragionamento comincia a stridere e' nei seguenti passaggi:

L'arte deve trasmettere emozioni ed esprimere ciò che l'autore sente. Eccovi spiegata la morte di qualsiasi forma d'arte: le emozioni e ciò che sente l'artista.

Quindi, quando il pubblico chiede ad un libro o ad un film di “trasmettergli emozioni”, sta chiedendo di avere film e libri banali e privi di valore, perché per provocare emozioni non ci vuole molto.

A mio modesto avviso il tuo errore in entrambe le frasi, non e' nel merito, sul quale tendo a concordare, quanto nel metodo, che paradossalmente ti spinge a commettere lo stesso errore di chi sostiene che la "razionalita' ci disumanizza".

Sgombriamo subito il campo da un possibile equivoco: non mi interessa difendere la "categoria" emozioni o chi pensa di "trasmettere emozioni", bensi' sottolineare il fatto che anche tu crei una netta dicotomia fra due "categorie": due "assoluti" giudicati in quanto tali, e non in base alla loro interazione e all'utilizzo che se ne fa, per esempio, in letteratura.

Se stabiliamo che "generare emozioni" e' male in quanto tale - cosi' come chi lo pensa del "generare razionalita' " - allora possiamo tranquillamente buttare nel cesso duemila anni di letteratura, cosi' in blocco, senza riflettere, criticare e capire.

Tu scrivi:

Le emozioni sono la cosa più comune che esista tra gli esseri umani e quindi costruirci attorno un'opera d'arte non avrà altro esito che la mediocrità.

Ergo attenendosi alla dicotomia degli assoluti insita nel tuo ragionamento, l'Edipo Re e' semplicemente la storia di un tizio che si scopa la madre, Paolo e Francesca una faccenda di corna, e Madame Bovary i piagnistei di una "casalinga disperata".

Fra l'altro ti rivolgo una domanda: cosa intendi per emozione? Poiche' anche infilare le palle in un frullatore e' senza dubbio una emozione.

Credo che tu ti riferisca alla componente "irrazionale" dell'uomo. Tuttavia anche in questo caso i termini della questione non mi cambiano un granche', e parlare di "razionalita" e 'irrazionalita" come di due compartimenti stagni non mi serve, e non e' interessante quanto, per esempio, scrivere di quel che accade quando queste due componenti dell'animo umano si mescolano.

La valenza intrinseca, o il supposto primato morale de "l'emozione" in quanto valore assoluto contrapposto alla "razionalita' , e viceversa, non mi interessano. Puo' darsi che mi sbagli, ma personalmente lo trovo un dibattito sterile: perlomeno in questi termini.

Prendiamo il film "Hurt Locker" da te citato nel post.

Che sia bello o brutto non mi tange, e non e' di questo che voglio discutere: il punto e' che credo tu non abbia capito il tema del film.

Hurt Locker non e' la storia di "un uomo buono reso cinico dal lavoro", come scrivi nella didascalia ironica della foto.

Ironia che ho comunque apprezzato.

E' la storia di un uomo strafatto di adrenalina, un uomo certamente "buono" che pero' non riesce a rinunciare all'assuefazione irrazionale della violenza, nemmeno di fronte all'amore paterno.

Amore paterno che e' sia "un'emozione", sia una spinta razionale a perpetuare la specie.

Ricordo di aver letto tempo fa le testimonianze di reduci del Vietnam che in sostanza dicevano:

Laggiu', nel Viet fottuto Nam era l'inferno. Ma ci sono volte in cui mi manca. Perche' laggiu' ero qualcuno, laggiu' succedeva qualcosa.

Credo che a voler scrivere qualcosa partendo dall'assuefazione emozionale causata della violenza, si possa tirare fuori una storia piu' che interessante o intelligente, al di la' del fatto che cio' implichi o generi un'emozione, che questa sia razionale o irrazionale, e dei relativi meriti o demeriti delle due categorie.

Nel caso del reduce del Vietnam, si potrebbe raccontare o riflettere razionalmente "sull'emozione" dell'impugnare un'arma, e sentirsi cosi' arbitro e giudice nel dispensare la vita o la morte.

Nel fare "il lavoro di Dio" o della Natura, a seconda di come la pensi. Mi pare intrigante per una considerazione razionale che parte da una emozione.

Certo, ci vuole talento, puo' darsi non sia il caso della Bigelow, e come scrivi tu:

Basta emozioni, vi prego. Datemi intelligenza e razionalità, bravura e talento, ma emozioni no.

D'accordissimo, e possiamo discutere e trovarci in assoluta sintonia sui motivi della mancanza di intelligenza, razionalita' e talento, ma a mio avviso non e' la presenza di "emozioni" in quanto tali, a determinare il valore finale di un'opera letteraria o cinematografica.

Non e' "cosa" scrivi, ma "come" scrivi che rende una storia intelligente, razionale o di gran talento.

E con quel "come" non mi riferisco allo stile, posto che si conosca la grammatica, la consecutio e l'uso corretto dei congiuntivi.

Intendo la tua capacita' di raccontare, elaborare o interessare. Capacita' che a mio avviso non si fonda esclusivamente su una scelta a priori di tematiche "razionali" o "irrazionali".

Lo stesso discorso si applica a parer mio alla tua interpretazione delle "emozioni" nella politica, quando scrivi:

Con delle conoscenze minime sul funzionamento delle emozioni, non è stato difficile far marciare al passo dell'oca decine di milioni di persone e soggiogare l'Europa; la pubblicità si basa esclusivamente sulla manipolazione delle emozioni (e funziona); la politica si basa sulla manipolazione delle emozioni (e funziona).

Hai perfettamente ragione Tommy: tuttavia anche in questo caso attribuire alla categoria "emozioni" una valenza rincoglionitrice e quindi liquidarla sbrigativamente come categoria riservata allo stordimento delle masse, non mi aiuta a comprendere perche' si vuole che le masse rincoglioniscano, e soprattutto quando stanno per rincoglionire, per levarmi di torno alla velocita' della luce.

In sostanza a esercitare un ruolo "attivo" e razionale delle mie facolta' cognitive (ormai al lumicino purtroppo...) che vada al di la' della semplice presa d'atto
del rincoglionimento delle masse causato dalla manipolazione delle emozioni.

Scusa se suono un po' polemico, ma quel che dici delle emozioni e del passo dell'oca, e' come dire " la credit crunch e' stata causata dall'avidita' umana".

Be', anche, ma se permetti, "l'emozione avidita' ", non mi basta come spiegazione, ed e' per questo che leggo - scusa il gioco di parole - avidamente blog e pubblicazioni che ne parlano.

Nel caso della nazione che ti ospita e che hai citato a proposito di "conoscenze minime sul funzionamento delle emozioni", posso fermarmi alla stigmatizzazione delle emozioni come causa indubbia di 50 milioni di morti, ma con tutto il rispetto mi pare un po' schematico.

Oltre alla responsabilita' delle emozioni nella seconda Guerra Mondiale, posso per esempio leggere Mein Kampf - te lo sconsiglio, e' noioso e Hitler scrive malissimo - e capire cosi' uno dei meccanismi piu' semplici per utilizzare le "emozioni" al fine di scatenare la sete di sangue nella folla talpina.

Si tratta di un espediente utilizzato anche dai complottisti, e consiste nel dare un fondamento vero o verosimile alla massa di poderose bugie che andrai a propinare ai pirla, che, con un'espressione bovina diranno: " cazzo, questo e' un fatto vero. Adolf ha ragione".

Nello specifico, Hitler ha ragione quando dice che l'esercito tedesco nel 1918 non era battuto e ancora in piedi, tuttavia si tratta di una affermazione "verosimile" poiche' per una serie di motivi con i quali non voglio annoiarti - e storicamente provati - le armate del Kaiser erano prossime alla disintegrazione, e si sarebbero disintegrate se Ludendorff non avesse chiesto l'armistizio.

Il fatto che in quel momento fossero ancora in piedi servi' a Hitler per montare la famosa palla della "pugnalata alla schiena", strumentalizzando quello che in apparenza era un fatto oggettivo.

Direi quindi, che pur essendo totalmente d'accordo con la tua valutazione sulla conoscenza dei meccanismi elementari delle emozioni in un rapporto di causa ed effetto di natura politica o storica, volendo si puo' approfondire e trovare altri spunti molto piu' interessanti della innegabile responsabilita' delle emozioni sulle azioni umane, e di un giudizio negativo o positivo su di esse.

Francamente il valore che si attribuisce all'emozione non mi interessa. Non credo che l'emozione sia buona o cattiva in quanto emozione: e' l'uso che ne facciamo a tracciarne i limiti e l'inadeguatezza.

Io posso amare follemente una donna e non credo che in cio' vi sia niente di male: ma se in virtu' di questo amore prendo a scrivere poemi stercorari con cui affliggere il prossimo, be', la colpa non e' esattamente dell'emozione o del sentimento.

Tutto qui Tommy, e spero sia chiaro che e' mia intenzione farsi esclusivamente una chiaccherata.

Ciao

PS Tommy ha cortesemente risposto, e lo ringrazio. La discussione continua anche da lui.



Friday, 18 June 2010

Fratelli Coltelli



*
WARNING: POST FLUVIALE*


Duecentoventinove anni dopo la fine dell'assedio di Yorktown, le Giubbe Rosse di Lord Cornwallis e l'Esercito Continentale di George Washington tornano ad affrontarsi piu' incazzati che mai.

Ma questa volta il campo di battaglia non e' una cittadina dello stato della Virginia, bensi' le acque al largo del Golfo del Messico.

Come credo tutti sappiate, il 20 aprile scorso un incidente a bordo della piattaforma petrolifera "Deepwater Horizon" di proprieta' della americana Transocean, ma che operava in prossimita' delle coste di Louisiana e Florida per conto della compagnia inglese BP (acronimo di Beyond Petroleum: il nome venne cambiato da British Petroleum nel 2001 per la gioia degli ecopirla), ha provocato la morte di undici operai, l'affondamento della piattaforma, e il piu' grave disastro ecologico nella storia degli Stati Uniti.

Le cause per il momento sono ancora ignote, e non e' mia intenzione addentrarmi in spiegazioni di natura tecnica che richiederebbero qualifiche e competenze che non possiedo, rischiando quindi spettacolari figure da peracottaro.

Quel che e' certo e' che dal pozzo denominato Macondo (povero Garcia Marquez...) situato a 1500 metri di profondita' nel canyon sottomarino Mississippi, a cira 66 chilometri dalla costa della Louisiana, fuoriescono dal 20 aprile circa 30.000 barili di petrolio al giorno, e che per il momento i tecnici di BP non sembrano in grado di chiudere la falla.

I danni per l'economia e l'ecosistema della regione sono colossali: tanto per darvi una idea, se l'incidente fosse accaduto nell'Adriatico, la chiazza avrebbe riempito di sterco il tratto di costa compreso fra Trieste e Gallipoli.

Qui trovate un link interessante al New York Times, sulle dimensioni e l'area interessata dall'incidente.

Ora: questo post non ha intenzione di formulare ipotesi e speculazioni tecniche o politiche sui retroscena dei fatti.

Cio' andrebbe decisamente al di la' delle mie capacita' cognitive e culturali, gia' duramente provate dalla natura.

E in ultima analisi non me ne frega nulla.

Quel che invece vorrei raccontarvi e' il casino diplomatico scoppiato fra Londra e Washintgton, nonche' la demenziale "Catena di Sant'Antonio" di subappalti, societa' off-shore, incompetenze, e pura idiozia che fa da sfondo all'incidente, e che sta rendendo il rimpallo di colpe fra le due sponde dell'Atlantico una vicenda complicata anche dal punto di vista legale.

Avvertenza: presumo di essere fra adulti, ergo non cominciate a sfarinarmeli con l'anglofobia o l'antiamericanismo.

Questa non e' storia di etnie, e' una storia di idioti. E gli idioti sono la piu' potente multinazionale del pianeta.

Passiamo ai fatti.

Nei giorni successivi all'incidente, ci si rende conto di due cose: che le dimensioni del disastro sono enormi, e che BP brancola nel buio, sia sulle misure tecniche per chiudere la falla, sia sulla strategia di contenimento della chiazza.

A un certo punto si scade addirittura nel farsesco, con BP, che come potete leggere nel post di Paolo Bizzarri, apre un sito web dedicato ai suggerimenti e alle idee di... sei miliardi di esseri umani...

Voglio dire: nulla in contrario alle consulenze tecniche, mi sembra corretto e ovvio, ma porca di quella puttana, rivolgiti agli esperti del MIT, di Oxford, della Sorbona, della Sapienza, e non alla pensionata di Little Rock, Arkansas.

I tecnici e gli ingegneri di BP dove hanno trovato le loro lauree e dottorati? Nelle patatine?

Ad ogni modo non e' solo l'incompetenza professionale di BP a causare "l'ira funesta del kenyota Obama".

Si' perche' anche l'atteggiamento dei vertici della compagnia petrolifera circa le proprie responsabilita' lascia piuttosto perplessi nel migliore dei casi.

Il CEO Tony Hayward oltre a ostentare una perpetua espressione da cefalo lesso, fa chiaramente intendere che il suo maggior timore e' quello di diventare iun capro espiatorio, e quindi di perdere la cadrega, ergo rifugiandosi dietro frasi sibilline e neutrali che rasentano l'omerta'.

Il presidente di BP, lo svedese Carl-Henric Svanberg si rende invece protagonista di due "perle" straordinarie.

Oltre a visitare distrattamente il luogo del disastro insieme alla moglie, di ritorno da una vacanza che non si era nemmeno dato la pena di interrompere, lo scandinavo commette un terrificante svarione semantico-grammaticale nella lingua del Bardo che imbestialisce gli americani.

Riferendosi alla furibonda reazione di Obama, Svanberg dice che tutto cio' e' comprensibile perche' il presidente ha a cuore le sorti della "small people".

Ora: in primis non si dice "small people" ma "little people", che in inglese indica la gente comune, chi e' affetto da nanismo o i folletti.

In secundis, Svanberg traducendo letteralmente dallo svedese småfolket intendeva probabilmente dire "ordinary people" ossia il lemma inglese per indicare la "gente comune", che in svedese ha un'accezione positiva, ma che a causa di quel malaccorto "small", nell'altra lingua germanica viene interpretato come"common people" , ossia "volgo", "popolino", che in questo caso diventa addirittura "gente spicciola", con conseguente giramento esponenziale di palle dei destinatari.

Questa puo' passare per pignoleria, ma in una conferenza stampa in cui devi spiegare a un popolo e al suo governo perche' hai smerdato centinaia di chilometri delle sue coste, e' auspicabile l'utilizzo della loro lingua in maniera corretta, specie da parte di un "executive" a capo di un colosso petrolifero planetario .

Ad ogni modo, la goccia che fa traboccare il vaso, almeno secondo Obama, sono i 50 milioni di dollari spesi da BP in "public relations", l'inefficacia delle operazioni di contenimento e l'atteggiamento di BP sui risarcimenti - astronomici - riguardo ai quali la compagnia britannica fa sapere di essere disposta ad accogliere e soddisfare quelli giudicati "legittimi".

Questo da parte di BP e' comprensibile, dal momento che tutti gli studi legali del sud degli USA, dal piu' prestigioso al piu' scrauso, stappano champagne e si scambiano vigorose pacche sulla spalla. E' la cosidetta "compensation culture" (cultura del risarcimento) che fa la fortuna della professione forense in USA e UK, e crea inumerevoli barzellette sugli avvocati.

Cosi' come credo sia comprensibile la rabbia di Obamarama. Voglio dire: mi inondi di liquame il tratto di costa da Trieste a Gallipoli, e ti metti a cavillare sui risarcimenti "legittimi"?

Ti faccio piangere e pagare: non necessariamente in quest'ordine.

Il vero bordello scoppia tuttavia quando Obama, oltre alla richiesta - accettata da BP - di versare 20 miliardi di dollari in un fondo speciale per le vittime del disastro, ingiunge alla azienda inglese di sospendere fino al 2011 il pagamento dei dividendi agli azionisti - secondo Obama le leggi USA lo permettono - e dopo aver sottolineato con forza parecchie volte che il casino e' opera esclusiva della britannica BP, paragona il disastro ecologico a un nuovo 11 settembre.

Apriti cielo! Gli inglesi come Al-Qaeda! Ovviamente la coalizione liberalconservatrice di David Cameron e l'opinione pubblica non la prendono con humour britannico, e Cameron vola a Washington per ricucire lo strappo eco-diplomatico.

Ma quello che fa veramente male a Downing Street non e' l'anglofobia vera o supposta di Obama.

Quella va bene per far strillare patriotticamente i lettori del Sun o della stampa scandalistica.

La lingua batte dove il dente duole, ossia i fondi pensione che rappresentano una parte importantissima degli azionisti di BP e il cui mancato introito dei dividendi penalizzerebbe pesantemente secondo Londra, quei milioni di inglesi che hanno scelto di farsi una pensione privata.

Senza contare che il titolo BP, non appena in borsa trapela la notizia sui dividendi, crolla verticalmente, e il valore della compagnia viene piu' che dimezzato.

Al momento BP ha effettivamente sospeso il pagamento dei dividendi, ha versato i 20 miliardi in contanti, e il suo CEO Tony Hayward dopo essere stato "grigliato" da una speciale commissione del Congresso, pare sara' sostituito per quanto riguarda la direzione delle operazioni di ripulitura e contenimento, dall'americano Robert Dudley, managing director di BP.

Il presidente Svanberg ha inoltre chiesto scusa per la frase infelice sulla "small people"...

Sta di fatto che gli inglesi non hanno digerito la cosa, e mentre il Times sclera e si lancia sulle orme di Giulietto Chiesa accusando Obama di voler rovinare BP per svenderla ai cinesi di PetroChina, gli altri organi di stampa e molti politici britannici pur ammettendo che BP deve pagare fino all'ultimo penny, rinfacciano a Obama di aver trovato il modo di capitalizzare sul disastro, per far dimenticare un mandato fino ad ora decisamente opaco - con calo netto di popolarita' - e a tutti i colleghi d'oltreoceano, di essersi buttati sulla vicenda in maniera incredibilmente bipartisan con le stesse intenzioni degli avvocati della Louisiana. Per trarne un vantaggio, in questo caso elettorale, alle imminenti elezioni di midterm a novembre.

Sempre da Londra viene fatto inoltre osservare che BP e' al 40% americana e che sulle ditte statunitensi che operavano sulla piattaforma o che si spartiscono la torta degli introiti con BP, l'ira di Obama e le inchieste sono decisamente sottotono.

I britannici puntano il dito su:

MOEX Offshore 2007 LLC, il cui quartier generale e' a Houston, Texas, ma che e' in realta' una filiale della Mitsui Oil Exploration Co, Tokyo, Giappone, in cui il governo giapponese detiene una quota azionaria del 20%.

Anadarko Petroleum Corp, anch'essa con sede a Houston, e interamente americana.

Transocean, proprietaria della piattaforma, formalmente americana ma il cui domicilio fiscale e' in Svizzera, e prima della Svizzera nelle isole Cayman. La piattaforma Deepwater Horizon batteva bandiera delle Isole Marshall.

M-I Swaco, che operava sulla piattaforma e che aveva ricevuto il subappalto da una azienda texana, a sua volta di proprieta' della texana Schlumberger, domiciliata per motivi fiscali nelle Antille Olandesi.

Cameron International, americana.

Halliburton, americana, e nota per il ruolo affidatole dall'amministrazione Bush nella "ricostruzione" dell''Iraq.

Tutti i commenti su Halliburton, Bush, il Mossad, e l'11 settembre, finiranno automaticamente nel tritacarne.

Non datevi la pena di scriverli.

L'altro aspetto - oggettivamente desolante - su cui i britannici invitano Obama a riflettere, e' la completa mancanza di piani e misure d'emergenza da parte delle altre compagnie petrolifere, proprietarie delle centinaia di piattaforme petrolifere che operano al largo di Florida e Louisiana.

Poco dopo il disastro, una audizione di routine della Sottocommissione dell'Ambiente ed Energia della Camera dei Rappresentanti in cui si doveva discutere con i CEO e presidenti dei cinque colossi petroliferi americani e non, sul futuro del settore energetico USA, si trasforma infatti in una "commissione d'inchiesta" sulla gestione e valutazione dei rischi ambientali da parte delle compagnie in questione.

Due delle dichiarazioni udite si commentano da sole.

Viene appurato che nel caso di emergenze simili, gli alti dirigenti di tutte e cinque le compagnie hanno il numero di telefono di quello che dovrebbe essere un super-esperto da consultare. Un vero asso nella manica.

I contatti fra l'esperto e i cinque CEO sono tuttavia cosi' frequenti, che questi ultimi ignorano che il tecnico e' deceduto per cause naturali da parecchio tempo.

Il presidente della Sottocommissione Ed Markey scopre inoltre che nel piano di risposta di BP alle emergenze ambientali, l'azienda "Si impegna a salvaguardare e proteggere i trichechi".

Al che, Markey fa cortesemente osservare al presidente di BP America, che nel golfo del Messico non si vedono trichechi da circa un milione di anni.

Ora: mettiamo da parte gli scleri di Obama, e le controaccuse degli inglesi.

Alla luce di quello che e' un innegabile disastro economico ed ecologico di cui BP e' indubbiamente responsabile, l'attenzione dell'opinione pubblica americana si e' spostata sull'annosa questione del regime di deregulation in cui operano negli USA le compagnie petrolifere.

Regime sancito dalla Oil Deregulation Law (Republic Act No. 8479) con un atto formale del Congresso nel 1998.

La deregulation, come riporta Wikipedia, e': quel processo per cui i governi eliminano le restrizioni degli affari al fine di incoraggiare le efficienti operazioni del mercato.

Non e' mia intenzione esprimere opinioni di merito sulla deregulation negli USA e in generale. Queste sono cose che lascio volentieri agli esperti e alle persone competenti.

Mi limito a qualche osservazione, piuttosto ovvia, sul rapporto fra - scusate l'imprecisione - "aziende a rischio", deregulation, e legislatori negli USA.

I critici - fra cui legioni di ecopirla e radical chic - ora incolpano del disastro la deregolamentazione, e plaudono "San Obama da Sclero, Protettore dell'Ambiente, Nemico del Capitalismo Avido, e Fautore dell'Energia Pulita".

I difensori - generalmente quelli che sono orgogliosi di avere un sistema sanitario indegno di un paese civile perche' hanno paura dei comunisti - ribattono che si tratta di una sciocca generalizzazione ideologica poiche': " Vi sono dozzine di altre compagnie che operano sotto lo stesso regime e' finora non e' mai accaduto nulla di cosi' grave".

A mio parere si tratta di due posizioni egualmente manichee, banali e demenziali. Se e' vero che i sostenitori di San Obama generalizzano per ragioni ideologiche, e altresi' vero che sostenere che " lo fanno tutti e finora non e' mai successo niente", e' come dire che il Titanic era una nave sicura finche' non ha centrato un iceberg.

Il punto a mio avviso e' diverso, ed e': se e' vero che al mondo esistono i farabutti, voi quando uscite, lasciareste spalancata la porta di casa?

Nel 1978 l'industria del trasporto aereo USA fu deregolamentata in base all'Airline Deregulation Act. Il provvedimento legislativo era inteso ad abbattere le barriere di mercato nel settore, e a ridurre sensibilmente l'intervento del governo.

In teoria la nuova legge non doveva modificare le competenze della FAA ( (Federal Aviation Administration): l'ente governativo incaricato di regolare e sovrintendere a ogni aspetto riguardante l'aviazione civile, comprese ovviamente le norme di sicurezza.

Le cose andarono generalmente bene: il monopolio delle grandi linee aeree fu spezzato, la qualita' dei servizi miglioro', e i prezzi dei biglietti scesero.

Sul fronte della sicurezza tuttavia le cose non andarono altrettanto bene: alcune compagnie gestite da pirla, cominciarono a tagliare il personale e i fondi destinati alle operazioni di manutenzione per incrementare i profitti.

E quegli aerei cominciarono a cadere.

Scoppio' il finimondo, con cause, risarcimenti, aereolinee che vennero chiuse e il solito dibattito sulla deregulation.

Non v'era ombra di dubbio che quelle compagnie fossero gestite da farabutti, alcuni dei quali finirono giustamente a marcire in galera.

In realta' c'era un altro aspetto meno noto, ma altrettanto importante nella vicenda.

Negli anni 80 Ronald Reagan taglio' drasticamente il budget, e altrettanto drasticamente, il personale della FAA. Ai tagli segui' una ondata di scioperi, il piu' controverso dei quali fu quello dei controllori di volo.

Non pago, Ronnie decise di affidare alla FAA anche il compito di supervisionare la "salute economica" delle compagnie.

La FAA si trovo' quindi con personale e fondi ridotti all'osso a dover anche svolgere i compiti dell' SEC (Security Exchange Commission).

In sostanza, si trasformo' in un ibrido fra un ente di regolamentazione per la sicurezza dei voli, e uno di regolamentazione finanziaria.

E i farabutti ne approfittarono.

L'industria farmaceutica americana - e qui parlo con cognizione di causa per esperienza lavorativa - e' probabilmente l'unico settore dell'economia USA pesantemente soggetto a regolamentazione.

Ogni volta che una azienda sottopone un nuovo farmaco (IND, Investigational New Drug) all'FDA (Federal Drug Administration), l'ente regolatore governativo USA lo rivolta come un calzino, e se c'e anche un'ombra di dubbio sui "clinical trials" e gli effetti collaterali, lo rispedisce al mittente.

Sono estremamente severi.

Il sistema non e' perfetto, ma e' un filtro efficace che riduce sensibilmente i rischi che Pfizer vi venda un integratore vitaminico allo sterco di cammello.

Se all'FDA succedesse quel che successe all'FAA, il prezzo dei medicinali negli USA probabilmente calerebbe, ma l'americano che prendesse un antibiotico per la tonsillite, rischierebbe di svegliarsi il mattino dopo, e scoprire che al posto del cazzo gli e' spuntato un orsetto di pelouche.

I vertici di Pfizer finirebbero giustamente in galera perche' hanno agito da farabutti, ma credo che qualcuno andrebbe a bussare alla porta dell'FDA per chiedere come mai si e' lasciato introdurre sul mercato un farmaco che ti tramuta l'uccello in un teddy bear.

E al di la' delle sclerate di Obama contro i petrolieri malvagi, questa domanda se la pone oggi il Washington Post che pur sottolineando che le azioni e i vertici di BP sono semplicemente agghiaccianti e incompetenti, spiega che molto probabilmente l'incidente si poteva prevenire, sia da parte di BP, sia con un po' piu' di attenzione, da parte del Mineral Management Service: l'agenzia governativa responsabile delle ispezioni e delle normative di sicurezza ambientali e del personale, per le aziende private che operano nel settore USA dell'energia.

L'MMS come avrete letto, aveva saputo che BP aveva incontrato problemi nella gestione e trivellazione del pozzo, ma non fece nulla. Non chiese nemmeno una semplice spiegazione.

Su Wikipedia potrete anche leggere che uno dei problemi dell'MMS e' legato al fatto che molti dei suoi dirigenti sono "pappa e ciccia" con l'industria petrolifera, e una volta che cambiano lavoro, o danno le dimissioni, finiscono per essere assunti dalle compagnie che tenevano d'occhio.

Leggete anche il resto sui casini dell'MMS.

Vabbe' ora son stufo: San Obama da Sclero, Protettore del Cormorano Incatramato, e quegli imbecilli di BP & Co, pagati a peso d'oro per la loro incompetenza, me li hanno rotti.

Vado dal turco e mi sparo un fish & chips titanico, con palettate di maionese e sale.

Se non aggiorno il blog entro una settimana, mandate dei cioccolatini, e un bigliettino col mio nome all'Unita' Coronarica del Royal London Hospital.

Se non aggiorno il blog entro un mese, vuol dire che sono stato assunto come super-esperto da una compagnia petrolifera nel Golfo del Messico.

Thursday, 17 June 2010

Perche' il calcio non e' uno sport per signorine


Leggo, anzi guardo questo sul Corriere.


E senza alcuna esitazione scelgo la tifosa spagnola e quella argentina.

Da paura.

L'argentina e' oltre il delirio: roba da priapismo cronico al cromo-molibdeno, anzi al tungsteno.

Avete visto che bocce?


Monday, 14 June 2010

La Rutilante Ribalta Internazionale...


Prima le cose serie:


Innanzitutto vi segnalo l'ultimo post di Leonardo Arpioni, alias Basta con La Droga, alias L'intellettuale che Parla della Merda, intitola to "La putrella".

Ho rischiato l'ictus. Non aggiungo altro. Leggetelo.

Poi, su segnalazione di Rachel, aggiungo un nuovo link al blogroll (non amo gli anglismi, ma questo mi garba).

Si tratta di SegnoDisegnO.

Infine, su segnalazione del sottoscritto al sottoscritto (anch'io ho due personalita', come molti a sinistra), aggiungo anche NothingWoman, il blog di BiondAnna.

Ed ora passiamo alla Rutilante Ribalta Internazionale, dove per l'estate 2010 vanno di gran moda lo sclero, e il gioco del "chi ce l'ha piu' grosso": proprio come quello che si faceva dietro la lavagna, con la differenza che al posto del righello si utilizzano le divisioni corazzate.

Apre le danze la Turchia, che pare abbia momentaneamente smesso di sclerare, pestare i piedi, e minacciare di presentarsi alle porte di Vienna per la terza volta, se non le si fosse dato retta.

Qualche giorno fa il governo del premier Recep Tayyp Erdogan ha infatti votato no - insieme al Brasile - alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu destinata a inasprire le sanzioni contro il programma nucleare dell'Iran.

Del resto, e come avevo sottolineato nel post precedente, non ci voleva un Talleyrand per capire che dopo il tentativo mandato in vacca dagli USA di fare da "broker" insieme ai carioca circa un accordo bilaterale con l'Iran, molto meno oneroso della risoluzione Onu, e soprattutto dopo il casino scoppiato al largo di Gaza, i turchi avrebbero piantato una grana.

Gli Stati Uniti hanno minimizzato, ma si sono detti "delusi" dal netto rifiuto opposto da uno dei loro migliori alleati nella regione, nonche' membro della Nato.

Del resto, sai che gli frega (almeno in apparenza): Russia e Cina hanno votato a favore, e la spada di Damocle del veto e' stata vanificata.

Ad ogni modo ora la Turchia fa i salti di gioia, perche' ha ottenuto quello che voleva: il riconoscimento di un ruolo da protagonista nell'area mediorientale, e di conseguenza la liberta' di attuare una politica autonoma con relative sfere d'influenza.

E qui, devo dire, mi sorge un dubbio, non di merito ma di "spazio fisico".

Posto che la Turchia ha la liberta' di perseguire una propria politica estera e di creare sfere d'influenza nella zona, la mia domanda e': dove ?

In un'area del pianeta dove la densita' di potenze regionali armate fino ai denti con relative sfere d'influenza, e' di circa dieci per chilometro quadrato, si comincia a stare un po' strettini.

E' un po' come quando arrivate tardi a un evento o a un concerto: i parcheggi migliori se li sono gia' presi gli altri, e voi tocca posteggiare in doppia fila o a casa di Dio.

Mettiamola cosi': lo sclero per la faccenda di Gaza e' per la Turchia quello che in termini psicoanalitici si definisce "un grido d'aiuto", come quello di chi cerca di suicidarsi e fallisce, o di quei bambini che se non date loro quello che vogliono, minacciano di trattenere il respiro fino a diventare paonazzi...

Per decenni non se l'e' mai filata nessuno, mentre le luci della rutilante ribalta internazionale erano puntate su Israele, i palestinesi, il Libano, la Giordania, la Siria, l'Iraq, l'Iran o l'Egitto.

Voglio dire, cercate di capirla: stiamo parlando di un ex-impero che ha fatto tremare l'Europa ridottosi a riempire di mazzate i pastori curdi o a litigare coi greci per elemosinare un titolo in prima pagina.

Vorrei vedere voi a recitare per anni la parte del " fratello scemo" del Medio Oriente.

Sono cose che fanno crollare la fiducia in se stessi. Sono cose che vi spediscono dritti filati dall'analista per anni di terapia.

E dalla Terrasanta spostiamoci di qualche migliaio di chilometri a est, per vedere cosa succede nella "calda estate dello sclero" al confine fra le due "ipertrofie demografiche" del pianeta: Cina e India.

Gli indiani si sono infatti stancati dell'imagine stereotipata che li vede come la nazione che ha dato al mondo Gandhi, il Chicken Tikka, il Maharishi Yogi a quei fessi dei Beatles, e una "filosofia" ai fricchettoni, e hanno deciso di tirar fuori le palle.

E siccome non sono secondi a nessuno, se la sono presa con il vicino piu' cazzuto, ossia Pechino, spostando due divisioni e uno squadrone di caccia tattici multiruolo e ognitempo Sukhoi 30,nello stato di Arunachal Pradesh, al confine himalayano con la Cina.

La risposta del governo cinese non si e' fatta attendere, e tramite il "Global Times" , quotidiano di proprieta' del People's Daily (organo ufficiale del Partito Comunista Cinese), Pechino fa sapere di non aver affatto apprezzato lo sfoggio di testosterone di Nuova Delhi, e parla di "imprudenti mosse militari dell'India".

L'Arunachal Prades - una sorta di triangolo a nord-est del subcontinente indiano, incuneato fra Bhutan a ovest, ex Tibet a nord, e Myanmar a est, - e' al centro di una disputa territoriale fra Pechino e Nuova Delhi che dura da quarantasette anni, e indovinate un po' da chi hanno ereditato il casino cinesi e indiani?

Dagli inglesi, che nel 1914 in veste di "padroni della ferriera indiana", tracciarono come cazzo pareva a loro la linea di confine con l'allora stato indipendente del Tibet, in seguito a un accordo bilaterale con quest'ultimo mai riconosciuto dai cinesi che ne furono esclusi.

Evviva, anche oggi ho dato prova della mia anglofobia...!

Nel 1962 i mugugni e le minacce a mezza bocca fra Cina e India sfociarono in una guerra aperta di confine dove l'esercito indiano, in virtu' della sua superba organizzazione logistica, e del suo magnifico coordinamento strategico, si prese una colossale montagna di sberle.

Di fronte al rischio di una pericolosa escalation degli scontri, Pechino decise poi di ritirarsi dalle zone occupate, ma da allora l'Arunachal Pradesh e' rimasto un territorio conteso.

Negli anni successivi i rapporti fra i due paesi asiatici sono sensibilmente migliorati, ma di tanto in tanto, lo stato di confine indiano torna a far salire la tensione.

Nuova Delhi parla infatti di sconfinamenti frequenti e poco graditi delle truppe cinesi, e nonostante cerchi di minimizzare, nel settembre dell'anno scorso ha condotto manovre militari di notevole entita' nell'area.

E per finire, voglio parlarvi della vera vittima dei fatti accaduti al largo di Gaza.

L'uomo a cui israeliani e pacifisti hanno rubato la scena della rutilante ribalta internazionale nonostante ce l'avesse messa tutta per conquistarsela, e che ora si rode orribilmente il fegato.

E' una storia molto triste di disagio giovanile, sogni infranti, e aspirazioni frustrate.

Cercate di capire le tragedie personali prima di tranciare giudizi affrettati.

C'era una volta un giovane nordcoreano follemente appassionato di cinema - tutto vero, non m'invento un cazzo - che avrebbe voluto diventare un regista o un critico cinematografico.

Ma il destino crudele, le avversita' della vita, e un "padre padrone" che aveva gia' deciso la carriera del figlio, gli impedirono di realizzare quel sogno, e invece della rutilante passerella di Cannes, si ritrovo' a prendere il posto del genitore nell'impresa di famiglia: la "Corea del Nord Srl", ereditando l'ultimo regime stalinista del globo terracqueo, e un esercito armato fino ai denti, che lui arricchi' di una mezza dozzina di testate atomiche.

Dalla presa del potere, Kim Jong Il, detto anche "il Caro Leader", ha fatto di tutto per fare del 38 parallelo il piu' grande film bellico della storia, con milioni di comparse, e alla faccia della grafica digitale di Hollywood.

Nel 2006 arrivo' a far rapire due attori sudcoreani per creare una industria cinematografica nordcoreana, e in seguito produsse un film intitolato "Diario di una studentessa", intervenendo pesantemente sulla sceneggiatura, che tutti trovarono ovviamente superba.

L'ultima produzione del Caro Leader si chiama "Mare Insanguinato" e il primo ciak e' avvenuto il 20 marzo scorso nei pressi delle acque territoriali nordcoreane.

Una nave da guerra sudcoreana esplode misteriosamente e affonda provocando 40 morti.

Il presidente sudcoreano Lee Myung-bak punta lestamente il dito sul "regista" , che rifiuta ogni addebito e parla di una mina o un incidente.

Ma il governo di Seoul non demorde e in seguito a una inchiesta condotta da una speciale commissione internazionale, viene appurato che la nave e' stata silurata.

E scoppia il casino: la tensione sale alle stelle, volano parole grosse, e viene perfino interrotta la "linea calda" navale che permette ai leader dei due paesi di parlarsi direttamente, prima che inizino a volare cannonate.

L'esercito nordcoreano che dopo anni di addestramento e' in grado di effettuare quella che in gergo militare viene definita "partenza a freddo", ossia mobilitarsi e attaccare in forze nel giro di poche ore, viene messo in stato di massima allerta, e tutto sembra ormai pronto per il piu' bestiale kolossal bellico della storia recente, con la Cina che non sa che pesci pigliare nei confronti di un alleato decisamente scomodo, il Giappone che va in fibrillazione, e gli USA che hanno altri cazzi per la testa, e non vogliono farsi trascinare in un altro marasma - possibilmente nucleare - dal momento che ne hanno gia' due a cui pensare.

E proprio quando manca tanto cosi' al ciak, dopo tanta fatica...

...arrivano quattro stronzi pseudo-pacifisti che si fanno impallinare dai militari israeliani, e le luci della ribalta si spostano dal 38 parallelo al Mediterraneo.

Da voci non confermate pare che Kim Jong Il abbia avuto un crollo: sembra che l'abbiano udito gridare "questo a Cameron non sarebbe successo", e sia ora in cura dal miglior analista della capitale nordcoreana Pyongyang.

Mettiamola cosi', e ne approfitto per porvi un angoscioso quesito.

Alla luce della triste storia di disagio giovanile del Caro Leader:

e' meglio avere un dittatore stalinista a capo di un regime armato fino ai denti, comprese varie testate nucleari, o sarebbe stato meglio avere un regista nordcoreano di film d'autore, di quelli che vincono a Cannes, piacciono tanto agli intellettuali di sinistra, e del quale ci saremmo magari dovuti sorbire tre ore di una pellicola intitolata " Il salice del fiume Yalu", che se non la vai a vedere sei un 'gnurante, leghista, bruto e talpino servo di Abberlusconi?

Non so voi, ma io un mezza idea me la sono fatta...


Monday, 7 June 2010

Relax (si fa per dire...)


Dio bono, dopo una settimana di Medio Oriente e tre post sull'argomento, le mie gia' scarse energie e capacita' mentali sono al lumicino.

Basta.

Ci vogliono almeno un paio di giorni di pausa durante i quali mi dedichero' indecorosamente a rompere le balle a tutti gli altri blog.

Siete avvertiti...

Nel frattempo, San Gino Strada, martire e santo patrono dei raddrizzatori di banane etiche, perde un'altra splendida occasione per stare zitto.

La figlia Cecilia - Presidente di Emergency - polemizza infatti con La Russa sulla sfilata militare del 2 giugno, tirando in ballo la ormai celeberrima crocerossina MILF che ha risvegliato il priapismo di Silvione-Chavez.

Dice Cecilia Strada: «Ho provato ad immaginare le meravigliose infermiere di Emergency che marciano alla parata militare. Niente da fare, non ho abbastanza fantasia...»

E fin qui, da parte del sottoscritto, nulla da obiettare.

Gia', perche' a dirla tutta, e a costo di farvi sorgere il sospetto che abbia fatto il famigerato "salto della quaglia" e sia improvvisamente diventato di sinistra, devo dire che non capisco l'indignazione del Ministro della Difesa La Russa, e tantomeno quella del Presidente della Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca, che cosi' tromboneggia:

«La signora Strada dovrebbe rispettare chi dona la propria vita al volontariato e al prossimo, in silenzio».

Come si dice dalle mie parti: «Eh la Madonna Rocca, 'camomillati', 'camomillati', sta tranquillo».

Sono dichiarazioni che si possono trovare discutibili, ma nulla che lasci travisare l'ipotesi del reato di "Alto Tradimento", ne' lo sfoggio di retorica deamicisiana.

Voglio dire: Cecilia Strada e Ignazio La Russa la pensano in maniera molto diversa sulla necessita' di mantenere un esercito, quindi non mi stupisco, ne' mi scandalizzo.

In secundis, la signora le sue dichiarazioni le ha fatte su Facebook, e non nel corso di una conferenza stampa appositamente organizzata, e in veste di presidente di Emergency.

Mi pare che, entro certi limiti, su Faccialibro ognuno sia libero di esprimere le opinioni o le fesserie che desidera.

Se poi non hai ancora imparato a utilizzare le impostazioni per la privacy, dai del cornuto al tuo capo, e ti licenziano, e' semplicemente Darwin che fa il suo mestiere.

Oggettivamente, la frase di Cecilia Strada non mi sembra nulla di cosi' particolarmente scandaloso.

Ha detto quel che pensava senza sferrare attacchi personali, o esprimendo giudizi di pessimo gusto.

In questi giorni ho visto ben di peggio su Facebook, ad opera di rappresentati e simpatizzanti della "parte migliore del paese" che si definisce progressista...

Inoltre, la sciura Cecilia ha cercato di gettare acqua sul fuoco spiegando di non aver mai scritto una riga contro le crocerossine in tutta la sua vita.

Quello che invece mi disgusta - prima di passare al padre di Cecilia - sono i pesantissimi attacchi personali contro la crocerossina Barbara Lamuraglia ad opera di altri commentatori, seguiti alla dichiarazione della figlia di Strada.

Qui siamo ben oltre i limiti, e in tal senso ha ragione La Russa a incazzarsi quando parla di "pesanti insulti e volgarizzazioni".

Da cio', si evince il teorema vigliacco, meschino, provinciale, e stalinista alla base degli epiteti:

siccome Berlusconi ha sorriso e apprezzato l'avvenenza della signora, questa e' in qualche modo connessa al Presidente del Consiglio, ergo paragonabile a quelle donnine che l'anno scorso hanno fatto la fortuna di un noto giornale scandalistico: Repubblica.


Quindi, caccia libera, e picchiare duro sotto la cintura.

Vi faccio osservare che la signora e' una rispettabile e riservatissima madre di famiglia dedita al volontariato, che prima del 2 giugno nessuno aveva mai visto o sentito.

Ma soprattutto: quello che fa, pensa o vota Barbara Lamuraglia, sono affaracci suoi.

Quindi, ancora una volta fa capolino presso una certa sinistra, la pratica del processo sommario, e l'applicazione tramite sputtanamento pubblico, della pena comminata secondo il concetto da spelonca neolitica, della "colpa per associazione".

Se il premier ti sorride, vuol dire che fai parte del suo entourage, quindi sei una supporter del demonio di Arcore.

Qui non e' nemmeno piu' stalinismo, questa e' roba da Inquisizione, roba da "Malleus Maleficarum".

«Avevi in casa un coltello dal manico nero» - simbolo cerimoniale nei riti magici - «sei una strega! Al rogo».

A me questa gente, oltre che schifo, fa anche accapponare la pelle.

E veniamo a San Gino Strada, che quando la figlia sembrava essere riuscita a metterci una pezza, interviene per salvarla dalle orde fasciste e guerrafondaie, e come sempre, la fa fuori dal vasino.

Per motivi noti solo al "martire antimperialista", questi allunga il tiro, e tira in ballo la Croce Rossa, con la quale, per motivi noti solo al santo patrono dei raddrizzatori di banane etiche, esiste da tempo una faida avvelenata.

Dichiara il Nostro: «Se poi vogliamo proprio dirlo, noi quelli della Cri non li abbiamo mai visti nè mai incontrati in Afghanistan, in Sudan, in Cambogia. Ma questo è un altro discorso, mi pare».

Si' e' un altro discorso, cosi' come sarebbe un altro discorso tanto scorretto e complottista quanto quello di San Gino, chiedersi come mai tutte le ONG presenti in Sudan, compresa Medici Senza Frontiere, sono state cacciate, tranne la sua, dal regime del presidente Omar Hasan Ahmad al-Bashir.

Ma siccome non sono un complottista e non mi piacciono ne' i processi indiziari, ne' quelli sommari, su questa vicenda non ho nulla da obiettare, e mi guardo bene dall'azzardare o anche suggerire ipotesi infondate.

Continuero' a distinguere fra le opinioni di Gino Strada, di cui ho una stima bassissima, e la sua organizzazione, che, fino a prova contraria, svolge un lavoro umanitario inappuntabile.

Circa il Sudan mi piacerebbe pero', per amor di coerenza, e visto che si accusa la Croce Rossa di "latitanza", avere qualche delucidazione sulla posizione personale di Strada nei confronti del regime di Omar Hasan Ahmad al-Bashir, che non mi pare esattamente un candidato alla prossima edizione del premio "Bimbi Buoni".

Posizione che trovo piuttosto elusiva per un paladino dei diritti umani come lui, come si legge in questa intervista tratta non da un giornale servo del demonio fascista di Arcore, bensi' dall'Unita' del 14 marzo 2009.

Quando la giornalista gli chiede se sia giusto accusare di genocidio Bashir, Gino Strada risponde:

«Non lo so. Sono quattro anni che negli Usa c’è una campagna mediatica che parla di genocidio, ma questo capo di imputazione non compare nell’incriminazione di Bashir».


L'atteggiamento insolitamente salomonico di Strada e' corretto: la Corte Internazionale Penale dell'Aja non aveva prove sufficienti per suffragare questa accusa.

Nel frattempo ha pero' condannato Bashir per crimini di guerra e crimini contro l'umanita'.

Due reati minori...

Due reati, sui quali Strada non perde occasione per scagliarsi contro la Nato in Afghanistan, quando, con una frequenza e soprattutto con un "volonta' dolosa" decisamente diverse da quelle del regime sudanese, un pilota americano pirla, scambia una festa di matrimonio per un plotone di talebani.

Naturalmente, chiedere spiegazioni su azioni che causano la morte di civili in Afghanistan, mi pare piu' che lecito da parte di Strada.

Quel che invece mi fa un po' salire il sangue alla testa e' sia l'invariabile atteggiamento da Saggio della Montagna, sia le frasette criptiche stile "Nexus-6 dei diritti umani" che invariabilmente Strada ci propina in queste occasioni:

«Ho visto cose in Afghanistan, che voi umani non potreste immaginarvi...»

Ma pensa. E in Sudan non le ha viste? Anche li' c'e' in corso una guerra, e anche li' si commettono crimini di guerra e contro l'umanita'.

Ma la vera "perla" dell'intervista fa la sua comparsa quando la giornalista gli domanda degli stupri di massa in Sudan :

«Quanto agli stupri di massa, sono convinto che ci siano stati ed è una tragedia che si ripete ad ogni guerra. Così come ci sono sempre torture e assassinii efferati».

Appero': che illuminante, saggia, equa, e originale opinione, che ha Gino Strada dei crimini di guerra e contro l'umanita'.

Un po' come se Herbert Kappler, chiamato a rispondere del massacro delle Fosse Ardeatine, avesse risposto ai giudici:

«Cosa volete che vi dica? E' una tragedia che si ripete ad ogni guerra. Così come ci sono sempre torture e assassinii efferati».

E certo: c'e la guerra e la gente muore, il nuoto e' uno sport completo, e non ci sono piu' le mezze stagioni...


PS Niente salti. E le quaglie non mi piacciono nemmeno. Odio la selvaggina.

Thursday, 3 June 2010

La Tempesta Perfetta




«Una
coincidenza e' una coincidenza; due coincidenze sono un indizio; tre coincidenze rassomigliano a una prova»

Hercule Poirot


Dunque, la discussione nata sul thread di ieri e' stata molto interessante e ne sono risultate diverse argomentazioni assai sensate e intriganti.
Vorrei menzionare in particolare Augusto che ci ha fornito lumi tecnici e professionali da professionista, su alcune norme di diritto internazionale marittimo relative alla perquisizione dei vascelli in acque internazionali nel caso di blocchi marittimi fra paesi in guerra, ed embarghi.

Ciodetto, come sapete, mi piace molto discutere di politica internazionale e di storia, e per questo motivo voglio parlare ancora dei fatti accaduti ieri al largo di Gaza, e facendolo, sfatare l'atavica "Maledizione del Post sul Medio Oriente" che pesa su tutti i blog che affrontano l'argomento.

Come ben sapete, appena si entra nel merito di una questione mediorientale che coinvolge Israele, i palestinesi e gli altri stati della regione, il thread relativo viene sottoposto a un devastante "fuoco di saturazione" di stupidaggini rivoluzionarie terzomondiste, e propaganda con la bava alla bocca, generalmente messo in atto da troll di sinistra.
Nel thread del post precedente cio' non e' accaduto grazie alla regola della censura mutuata dal buon Uriel, secondo la quale " la selezione all'ingresso migliora il divertimento".

Diciamo anche che ho allargato un po' le maglie, pur continuando a nuclearizzare a "tutta randa" commenti acefali di microcefali.

E vi assicuro che ne ho "coventrizzati" parecchi.
Uno in particolare, con un certo rammarico perche' era anche divertente: il cefalopode mi ha comunicato infatti la sua intenzione di farsi allo spiedo " le mie grasse palle di ebreo"...

Ad ogni modo, siccome e' mia intenzione continuare a parlare di questo argomento in maniera normale, fattiva, e fattuale, per questo post le maglie della censura non solo ritorneranno alle dimensioni normali, ma si restringeranno ulteriormente.

Quindi, cari "raddrizzatori di banane umanitarie", risparmiatevi la fatica di pigiare sui tasti con i vostri ditini rivoluzionari.

In secundis, sullo specifico dell'abbordaggio, voglio continuare a esporre argomentazioni e fatti con la stessa equidistanza del post di ieri, che non e' ne' prudenza, ne' equilibrismo, bensi' semplice freddezza.

Questo per due motivi:
A) A livello morale ed etico, non voglio pormi al livello di quei mongoloidi a pile (cit. Niccolo' della redazione di I&I) che ieri e l'altro ieri hanno inscenato processi sommari e di piazza contro Israele e gli ebrei, decidendo a priori, e sulla base di bieche motivazioni ideologiche, la colpevolezza di israele.

B) Voglio esaminare i fatti con freddezza, perche' credo di avere un po' di "carne al fuoco" che mi piacerebbe discutere con voi.
La freddezza e' essenziale, perche' con il testosterone e la testa bassa generalmente ci si spiaccica contro il muro.

Sia nelle argomentazioni civili, dove raccogliendo prove e fatti potete inchiodare l'avversario dialettico, sia in quelle decisamente meno civili.
Se per qualche spiacevole e non auspicabile circostanza vi capita di dover fare a cazzotti, e vi lanciate a testa bassa contro un avversario determinato che mantiene la calma, finirete col prendere una colossale montagna di sberle.

Per questo motivo vorrei mettere insieme elementi circostanziati e trarre alcune ipotesi, senza rischiare di finire su "Perle Complottiste" o di diventare un emulo di Giulietto Chiesa.
Se cio' accadesse, mi guarderei allo specchio e mi sputerei in un occhio.

Ergo, passiamo al dunque:

L'ABBORDAGGIO ISRAELIANO

Ai miei occhi questa parte della vicenda comincia a essere un semplice "condimento":
ricostruire dai filmati quello che e' accaduto con esattezza e' molto difficile perche' questi ultimi sono frammentari e sono stati rilasciati spezzoni sia dall'IDF, sia dai "pacifisti".

Ho messo le virgolette a "pacifisti", perche' a questo punto credo con ragionevole cognizione di causa che la loro idea di "pace" fosse piuttosto peculiare, a giudicare da come sono stati accolti i militari israeliani a bordo delle navi, o perlomeno a bordo della nave turca dove e' accaduta la strage.

In secundis, e' chiaro come il sole che qualcosa e' andato storto da parte israeliana.

Sono state le forze speciali a perdere il controllo, o stata colpa di una pessima intelligence a monte della vicenda?
Onestamente non lo so e non ho alcun elemento per avanzare supposizioni. Se facessi parte del governo israeliano ordinerei quantomeno una inchiesta interna all'esercito per capire cosa non ha funzionato nell'azione dei militari, perche' non ha funzionato, e se si e' trattato di un uso eccessivo della forza o di legittima difesa.

Saro' anche stronzo e "fatto all'antica", ma quando ci scappa il morto, gradirei si facesse giustizia.

Dopodiche' da un punto di vista solidamente pragmatico, Israele ha tutto l'interesse a capire se la sua intelligence abbia cazzato spettacolarmente e perche', per ovvi motivi di sicurezza nazionale.

Non nascondiamoci dietro a un dito: Tsahal e l'intellicence israeliana ( Shin Bet e Mossad) non sono quel mito di invincibilita' e superefficienza che ci e' stato tramandato.

Gli israeliani sono esseri umani, e come tutti gli esseri umani, cazzano.

Tsahal cazzo' spettacolarmente nel 2006 nella scelta del terreno dove impiegare i tank contro gli efficaci e moderni missili anticarro russi forniti dall'Iran a Hezbollah, e l'intelligence dello stato ebraico cazzo' altrettanto spettacolarmente nel 1973, quando, nonostante avesse ricevuto segnali e avvisaglie, ignoro' la tempesta che si stava addensando sul Canale di Suez, e fu colta completamente di sorpresa dall'attacco egiziano ( e siriano) che scateno' la Guerra del Kippur.

Comincio' ad avere "qualche certezza" solo poche ore prima.
Molliano quindi il "condimento" e passiamo al piatto principale.

PACIFISTI, MARTIRI, E URANIO

Come ho avuto modo di esporre nel post precedente, a mio avviso ( e di quello di alcuni ospiti), la Turchia deve spiegare parecchie cose che non mi fanno tornare i conti.

Vi ho gia' spiegato il motivo, e non staro' quindi a ripetermi, soprattutto perche' sui "pacifisti" cominciano a emergere singolari connessioni e coincidenze.

Innanzitutto, sarei tentato di parlare di "martiri", come evidenzia un flash di agenzia che ho preso da...sorpresa sorpresona...forse un giornale filosionista della destra serva della lobby ebraica e di abberlusconi?

Temo di no, si tratta infatti di Repubblica, e vi invito a leggerlo.

Avete visto? I familiari di 3 dei 4 turchi morti nel blitz israeliano dicono che le vittime volevano il martirio.
Circostanza che ieri avevo anche letto sul Times, ma riferita alla partenza da Cipro effettuata dalla "flottiglia della pace", e circa le dichiarazioni di alcuni dei passeggeri della nave turca "Marmara".

Ma da ieri, il Times online e' a pagamento, quindi non posso mettervi il link e comunque, che Murdoch si fotta.

Dopodiche', dall'altra parte dell'oceano, sull'organo non ufficiale del Partito Democratico USA e uno dei quotidiani piu' cuministi, radical-chic e politically correct del pianeta, ovvero il New York Times, viene pubblicato un interessante articolo sulla ONG pacifista "Free Gaza", e sui legami - possiamo definirli "singolari"? - di quest'ultima con una organizzazione "umanitaria" turca.
Eccovi il link. E' molto interessante, anche se ovviamente si tratta di un articolo commissionato dalla lobby ebraico-americana, dal Mossad e Godzilla.

Avete visto?

Interessante direi: ci sono di mezzo tanti quattrini con cui finanziare le "flottiglie della pace", oltre a legami, rapporti e connessioni ambigui fra una ONG e Hamas.

Una zona "grigia", che, come avrete letto, e' ancora oggetto di controversie e sospetti.

Non certo il tipo di ombre che una persona si aspetta da una ONG dedita "al soccorso umanitario degli oppressi".
Il che non fa che confermare quanto ho scritto ieri sulle ONG.

Alcune fanno un ottimo lavoro, altre sono decisamente faziose e con obiettivi poco chiari nel migliore dei casi.

Non so se avete letto la dichiarazione di Omar Faruk, uno dei membri dei "pacifisti": invece di dolersi per le vittime e stigmatizzare l'azione di Israele, afferma:

«Siamo diventati famosi. Siamo molto grati alle autorita' israeliane».

Una frase che ha lasciato perplessi anche i due autori dell'articolo che parlano di "celebrazione di uno strano successo".

Io generalmente stimo solo un pugno di ONG, ma anche fra quelle che non stimo per nulla, non ho mai visto per esempio, la superambientalista, super-radical-chic, e terzomondista Oxfam, cacciarsi in situazioni simili, ben oltre l'incidente diplomatico, e ben addentro il territorio della crisi internazionale.
E qui entra in gioco la Turchia.

L'ONG si auto-finanzia come avete letto dal NYT, e come dicono i suoi membri, tramite somme di denaro provenienti in larga misura dalla ricca e assai religiosa classe di commercianti che costituisce la spina dorsale del partito politico che ha portato al potere il primo ministro Erdogan, anch'egli molto religioso.
L'ardente fede islamica di Erdogan e' stata, ed e', in Turchia, al centro di controversie e preoccupazioni nei settori laici della societa' turca, e, dalla sua ascesa al potere, i rapporti fra Erdogan e Israele si sono progressivamente deteriorati.

L'ONG ha acquistato ha acquistato la nave dove e' avvenuto il raid - insieme ad altre due - dalle autorita' municipali di Istambul, per 1.8 milioni di dollari.

Mi risorgono quindi spontanee le domande sul ruolo del governo turco nel forzare il blocco fra due paesi in guerra, con un vascello battente bandiera turca, della cui destinazione, e dei cui scopi, le autorita' di Ankara erano evidentemente a conoscenza.

Ora: abbiamo visto tutti cosa e' successo a seguito dell'incredibile casino scoppiato dopo il raid israeliano.

La Turchia - e non solo lei - domanda sanzioni contro Israele, l'ONU ha votato una risoluzione che, cito il Corriere di ieri: «Chiede l’invio di una missione internazionale per indagare su violazioni del diritto internazionale, approvata da 32 dei 47 membri del Consiglio.
La Francia e il Regno Unito si sono astenuti. Gli Stati Uniti si sono pronunciati contro. Come l'Italia».

L'altro effetto immediato e' stato per Hamas l'equivalente del calare un poker d'assi, dal momento che il raid finito in vacca, ha attirato l'attenzione internazionale su quell'embargo decretato da Israele che la strangola, e che ora molti chiedono di allentare, o di abolire.

Queste sono le ripercussioni visibili e immediate di tutto il gigantesco casino scoppiato al largo di Gaza.

E' anche evidente che la Turchia con il suo sostegno ad Hamas non solo sta scuotendo l'alleanza con Israele, ma sta lanciando anche un segnale molto forte all'altro suo alleato nella regione: gli Stati Uniti.

Ora: ieri per diversi motivi, e dopo qualche ricerca, non ho potuto fare a meno di notare diverse cose interessanti che vi sottopongo e che possiamo discutere.

Torniamo indietro di qualche giorno e per l'esattezza al 17 maggio.
Lunedi' 17 maggio, Turchia, Brasile e Iran firmavano un accordo per lo scambio di carburante nucleare.

Qui la notizia dalla BBC (ente pubblico britannico filosioinista).

In base all'accordo, l'Iran s'impegnava a fornire 1200 chili di uranio a basso arricchimento alla Turchia, in cambio di materiale fissile per un suo reattore nucleare destinato alla ricerca.

Per la precisione, 120 chili di uranio la cui percentuale di arricchimento e' del 20%, e quindi come spiega la BBC, al di sotto della percentuale richiesta per produrre armi nucleari.

Sempre nel testo, la Turchia fa sapere che se le scadenze di consegna non verranno rispettate s'impegna a restituire l'uranio all'Iran.L'Iran gongola, poiche' con questa mossa di Turchia e Brasile, sembra scongiurata l'ipotesi di sanzioni al suo programma nucleare, appoggiato principalmente dagli USA che si apprestavano a presentare la proposta di nuove misure punitive al Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

Anche Turchia e Brasile esultano, dal momento che fanno parte del Consiglio di Sicurezza e sarebbero chiamati a dare un voto contro l'Iran verso il quale sembrano riluttanti.
E dal punto di vista della prominenza politica e diplomatica sullo scenario internazionale, si tratta certamente di un bel colpo per due paesi, di cui uno, il Brasile, e' una delle nuove potenze emergenti globali.

Tutto e' bene quel che finisce bene?

Col cazzo.

L'accordo lascia freddi Stati Uniti e Francia, secondo i quali non e' chiaro cosa si voglia fare dell'uranio iraniano: se verra' utilizzato come carburante nucleare, o trattenuto come una sorta di "caparra".

Inoltre, come sottolinea l'analista della BBC, la Turchia non e' in grado di produrre barre di materiale fissile, ergo l'Iran dovrebbe comunque rivolgersi a chi aveva proposto in precedenza di fornire barre all'Iran: ovvero oltre a Francia, USA, e Russia - aggiungo io da Wikipedia - Cina, Gran Bretagna e Germania. I 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, piu' la Germania.

L'Iran a suo tempo rifiuto', perche' accettare l'offerta averebbe significato dipendere dalle nazioni fornitrici per le sue scorte di uranio. E queste, nella situazione attuale temono che se accettassero ora, l'Iran potrebbe porre condizioni difficili da soddisfare.

E il giorno dopo, martedi' 18 maggio: SORPRESONA!

Dal Guardian (organo ufficiale del Mossad) apprendiamo che dopo un sorprendente "salto della quaglia", Cina e Russia appoggiano la bozza di risoluzione degli altri tre membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, ossia, USA, UK e Francia a favore di sanzioni molto dure contro il programma nucleare dell'Iran con l'aggiunta di un inasprimento dell'embargo sulla vendita di armi a Teheran.

Una copia del testo viene inviata anche agli altri quindici membri non permanenti - di cui fanno parte Brasile e Turchia - e per l'Iran si preannunciano uccelli senza zucchero, visto che con il peso di di Russia e Cina sulla bilancia, che con l'Iran hanno stretti rapporti sia commerciali, sia nelle forniture di petrolio (alla Cina) sia nelle forniture di armi ( dalla Russia all'Iran), e che fino al 18 maggio si erano mostrate molto titubanti ad appoggiare le azioni degli USA per frenare il programma nucleare di Teheran, la risoluzione ha molte probabilita' di passare e di essere votata a maggioranza e quel che e' peggio, senza veto.
Il Guardian spiega anche chiaramente che il "party a sorpresa" organizzato dagli USA, e al quale hanno aderito Russia e Cina, diciamo che, uhmmm, diciamo che irrita leggermente Turchia e Brasile?

No no: li fa incazzare abbestia.

Un paio di settimane dopo, "tomo tomo, cacchio cacchio", un gruppo di vascelli di "pacifisti" salpa dalla Turchia e da Cipro con l'intenzione di forzare il blocco israeliano al largo di Gaza e...

KRAKATOA!

La tempesta perfetta.
Alla luce dei recenti fatti, la votazione sulla risoluzione contro l'Iran in programma nelle prossime settimane al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, che sembrava in discesa, diventa improvvisamente una parete di sesto grado.

Per passare, il documento oltre a non ricevere il veto da uno dei cinque stati membri permanenti, deve ricevere almeno quattro voti favorevoli dai membri non permanenti, e mi sembra piuttosto improbabile che Turchia e Brasile diranno si', cosi' come non lo dira' il Libano, mentre pare probabile che il Messico e qualche altro stato si asterranno.

E anche se l'astensione non è considerata pari al veto come impedimento per l'adozione di una risoluzione, se si finisce sotto e non c'e' la maggioranza, la strada e' davvero in salita.

Ergo, per la risoluzione anti-Iran, buonanotte al secchio: gli USA e chi sosteneva le sanzioni se lo pigliano in saccoccia, mentre oggi l'attenzione si sposta sull'embargo ad Hamas, che improvvisamente potrebbe diventare non solo una questione umanitaria, ma una merce di scambio.

Magari all'ONU...visto che oggi l'amministrazione Obama fa sapere che considera l'embargo a Gaza insostenibile, e che chiedera' a Israele di riconsiderare l'approccio alla questione e permettere l'afflusso di un maggiore quantita' di materiale.

Cui prodest?

Mi fermo qui, perche' non voglio finire su "Perle Complottiste", non ho nessuna intenzione di guardarmi allo specchio per vedere riflesso Giulietto Chiesa, e quindi di sputarmi in un occhio.

Tuttavia, mi sembra che il buon Poirot avesse qualche argomento fondato sulle coincidenze, anche se non amo particolarmente Agatha Christie.

Anzi, mi provoca acuti episodi di meteorismo.




(Grazie ad Andrea)