Monday, 26 July 2010

Farnborough Air Show 2010 (gita criptofascista & guerrafondaia)


Domenica sono andato al Farnborough Air Show con il mio amico Eugenio Mastroviti.

Il Mastroviti e' una persona straordinaria: grande intelletto, grande conoscitore della storia e della storia militare, amico sincero, e in sostanza una di quelle persone che ammiro incondizionatamente anche se ha due grossi difetti.

E' di sinistra, ed e' pugliese.

Al primo credo possa ovviare, al secondo temo di no.

Comunque sia, ci siamo divertiti assai curiosando per i vari stand di tutte quelle aziende criptofasciste e guerrafondaie che fanno venire travasi di bile a Gino Strada e Vittorio Agnoletto.

Impagabili. Io le terrei aperte solo per quello.

Fra l'altro, sulla strada dell'andata, abbiamo avuto occasione di appurare che la segnaletica stradale inglese - come sostiene giustamente il Mastroviti - e' pensata da sociopatici per altri sociopatici.

La segnaletica stradale britannica parte infatti dal presupposto che non gliene frega un cazzo di dove stiate andando, perche' l'inglese e' un gentleman che non si cura della fretta plebea di arrivare a destinazione, ma puramente del piacere intrinseco e nobile del viaggio in se' : ergo, se nonostante tutti gli sforzi per farvi sbagliare strada siete arrivati a destinazione, siete sicuramente un perfido e infido continentale che ha sicuramente barato o corrotto qualcuno per riuscirci.

Ad ogni modo, tornando a noi e per non dilungarmi, l'edizione di quest'anno del salone aereonautico di Farnborough contava diverse presenze molto interessanti fra le quali ne spiccavano alcune che vado a elencarvi rapidamente ( lo stand di Finmeccanica era semplicemente fantastico):

Il colosso commerciale del consorzio europeo Airbus (filiale della EADS) A 380.

UAV ( Unmanned Aerial Vehicle) ossia sistemi senza pilota di varie aziende compresi il dimostratore Phantom Ray e il celeberrimo Predator della General Atomics.

L' F/A-18E/F Super Hornet.

L'Eurofighter 'Typhoon".

L'F15 Strike Eagle ( versione da attacco del celebre caccia statunitense).

L'elicottero da attacco USA AH64D Apache "Longbow".

L'aereo da trasporto USA C17 Globemaster III.

Un magnifico esemplare di AVRO Vulcan, il bombardiere della RAF, radiato di recente dall'aeronautica di sua Maesta'.

Alcune perle di "vintage" aeronautico perfettamente funzionanti quali due Spitfire, un Messerschmitt BF-109E (sulla cui autenticita', tuttavia ho qualche dubbio), un magnifico bombardiere pesante AVRO Lancaster e un altrettanto magnificamente conservato idrovolante Consolidated PBY Catalina.

Gli aerei di cui sopra hanno tutti partecipato a dimostrazioni di volo, e quando a un certo punto un B-52 e' passato sopra le teste degli spettatori, il Mastroviti ha dovuto risvegliarmi da un attacco di "Sindrome di Stendhal".

L'unica pecca della manifestazione e' stata l'assenza di velivoli dello zio Putin.

Zio Vlad, porca puttanaccia zozza, la tua produzione aeronautica mi manda in visibilio. Ce li fai vedere un po' piu' spesso?

Prima di lasciarvi alle foto, un "simpatico" aneddoto.


Come ben saprete se leggete il blog del Mastroviti, egli si imbatte spesso in sciroccati cuministi, vegani etc etc, con risultati esilaranti.

Al sottoscritto purtroppo toccano sempre dei minus habens molto ordinari, ma quello di Farnborough era davvero speciale e merita una menzione nel post.

A un certo punto, mentre il Mastroviti credo si stesse godendo le evoluzioni di un elicottero da trasporto Chinook, mi sono avvicinato all'esemplare di F15 Strike Eagle in esposizione.

Accanto al velivolo c'era anche il suo pilota statunitense che per comodita' chiameremo "Top Gun".

Mi avvicino quindi a Top Gun, gli faccio i complimenti per lo Strike Eagle, e quando lui si accorge che al contrario di gran parte del pubblico so distinguere un F15 da una staccionata, ci mettiamo a conversare amabilmente di aerei da combattimento.

Del resto, i miei eroi, fin dalla piu' tenera adolescenza non sono mai stati i Carlo Giuliani.

Mentre chiaccheriamo, si avvicina un villico albionico rubizzo in t-shirt, short e sandali, munito di macchina fotografica.

Villico inglese rubizzo (interrompendo la conversazione): «Mi scusi, che aereo e'?»

Top Gun riconosce l'accento britannico e con una punta di sadismo replica: «F15 Strike Eagle, aviazione DEGLI STATI UNITI"».

Il villico annuisce sospettosamente e lo guarda come Lord Cornwallis deve aver guardato George Washington quando si trovarono faccia faccia dopo la battaglia di Yorktown, durante la cerimonia di resa degli inglesi.

Dopodiche' scatta varie foto mentre io e Top Gun riprendiamo la chiaccherata.

Villico idrocefalo: «Mi scusi».

Top Gun: «Si'?».


Villico microcefalo: «Ma e' davvero grande cosi'? Voglio dire, e' vero no? Non e' un modello a grandezza naturale? E' un aereo vero, no?».

Io e Top Gun ci scambiamo uno sguardo rapido che significa «Uhmmm, la conversazione si fa interessante...» e Top Gun sorride pazientemente al villico.

«Certo che e' vero. Ci volo io e anche gli altri piloti della mia squadriglia».

Villico cefalopode con stupore: «Vuol dire che volate tutti su quello?».

A quel punto io ho cominciato a strizzarmi i coglioni per evitare di esplodere, mentre Top Gun con uno sforzo stoico frutto del durissimo addestramento dei piloti da caccia, riesce a restare serio e puntualizza:

«Non esattamente tutti su QUELLO. Sa, ne abbiamo anche qualche altro esemplare alla base, e nel resto degli Stati Uniti...».

Vabbe', vi lascio alle foto. Avvertenza: le mie sono scattate con il cellulare e si evince chiaramente che non sono un novello Cartier Bresson.

Quelle del Mastroviti invece sono foto come si deve.

Foto Yossarian

Un F16.

Un Messerschmitt BF109-E.
Non ho idea di quale Jagdgeschwader sia l'insegna.

I cannoni sulle ali mi sembrano due MG FF da 20 millimetri.
C'e' qualcosa dell'aereo che mi lascia tuttavia perplesso. Specie il muso.


Foto Mastroviti

F18 Super Hornet in configurazione Wild Weasel armato di missili antiradiazione AGM-88 Harm e bombe a guida laser Paveway. Quella in mezzo non mi sovviene.


Un pilota e il suo velivolo. Un Top Gun in sovrappeso indica orgogliosamente il suo Eurofighter Typhoon.


PS Oggi se ho tempo carico altre foto.

PS II e OT: Lefttheleft ha scritto proprio un bel post sui valori della resistenza.


Sunday, 25 July 2010

Ahmadinejad se la prende col polpo Paul: "L'Occidente sfrutta le superstizioni"


HAHAHAHAHAHAHAHA!

Il presidente di una teocrazia che condanna le superstizioni...

HAHAHAHAHAHAHAHA!

E non e' finita:

«La nazione iraniana, con il suo amore per tutti i valori sacri, intende promuovere un mondo umano che muova verso la perfezione assoluta».

Oioioioioioioioioi.

E ci sta pure serio.

Ora magari fara' lapidare o impiccare qualche decina di migliaia di polpi...

Polpi omosessuali o adulteri, ovviamente.


Un occidentale superstizioso fa gli scongiuri ad Ahmadinejad


Friday, 23 July 2010

Dei delitti e degli Opliti del Bene


Chi e' Silvio Berlusconi?


In realta' il priapico Cavaliere, nonche', e disgraziatamente, Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, e' un miscuglio tra il cumenda milanese dell'orrido film "sapore di mare", e "l'odiato Calboni" di fantozziana memoria.

E come il celeberrimo "Puccettone", rivale in amore di Fantozzi, anche Berlusconi e' un volgare cafone.

Non stupisce quindi che qualche giorno fa se ne sia uscito con un commento da bifolco sulla scarsa avvenenza di Rosy Bindi.

In sostanza le ha dato della scorfana. Cosa peraltro vera, ma che si guardasse lui, quel nano del cazzo.

Cio' che invece non manca di stupirmi come sempre, sono gli Opliti del Bene della sinistra, i loro giornali, e i loro blog.

E la loro onnipresente ipocrisia.

Dopo l'exploit di Silvione Chavez c'e stata infatti una prevededibile e indignata levata di scudi da parte di giornali e blog degli Opliti del Bene in difesa della Bindi.

Francesco Merlo su Repubblica ha stigmatizzato Berlusconi, mentre su vari blog di sinistra ci siamo dovuti sorbire il solito pippone pseudosociologico sui "modelli di bellezza femminile della societa' che vorrebbe Berlusconi" e "il mondo edonistico e patinato delle tv berlusconiane".

Secondo me a sinistra per scrivere di queste cose, esiste una specie di dossier segreto che si passano a mo' di testimone di generazione in generazione .

Il liguaggio del 2010 e' infatti lo stesso dei tazebao degli anni 70.

Ad ogni modo, ieri, spulciando vari quotidiani on line mi sono imbattuto in una notizia decisamente interessante e grave: la Corte Costituzionale - riporto dal Sole 24 Ore - : "Ha bocciato una delle norme del pacchetto sicurezza, bollando come incostituzionale prevedere la carcerazione come unica misura cautelare possibile nei reati sessuali e negando che sia possibile estendere automaticamente ai reati di natura sessuale quanto previsto dal codice di procedura penale per i delitti di mafia senza considerare misure meno “afflittive".

In pratica le pene "meno afflittive" verranno decise dal giudice dopo una valutazione caso per caso.

Ora: non e' che se la vicina vi accusa di averle toccato il culo vi sbattono in galera, come forse vorebbero i seguaci di Di Pietro, tuttavia come spiega ancora il quotidiano economico milanese si tratta di "un automatismo che attualmente scatta quando esistono gravi indizi di colpevolezza in caso di sfruttamento della prostituzione minorile, di violenza sessuale e di atti sessuali compiuti con un minore di 14 anni".

Dire che la decisione della Consulta mi abbia lasciato perplesso e' un eufemismo: diamine, stiamo parlando di detenzione carceraria per elementi pericolosissimi, reati gravissimi e che scatta solo in base a indizi pesanti e sostanziali.

Cosa facciamo, aspettiamo che lo stupratore messo agli arresti domiciliari violenti la vicina che gli ha chiesto lo zucchero, per sbatterlo in galera?

Fra l'altro, e contrariamente a quello che pensano gli Opliti del Bene che citano Euripide, chi si macchia di questi delitti non appartiene esclusivamente al popolo bruto e talpino instupidito dalla propaganda leghista e dai "modelli di bellezza femminile berlusconiani".

Pedofili, serial killer e stupratori seriali sono diffusi trasversalmente nella societa', e non di rado sono persone colte o stimati professionisti con mogli, famiglie e carriere impeccabili.

Spesso, sono anche dotati di una intelligenza superiore alla media, come nel caso dei serial killer organizzati, unita a un incredibile "mimetismo sociale" e a sinistre capacita' di manipolare la gente.

John Gacy, un figlio di puttana pericolosissimo che uccise e violento' 33 adolescenti - ragazzi e ragazze - era un imprenditore stimatissimo nella sua cittadina, nonche' attivista di spicco del Partito Democratico statunitense. Fu anche fotografato accanto alla moglie dell'allora Presidente Carter.

Lo chiamavano "Pogo il Clown" perche' si vestiva da clown alle feste di compleanno dei bambini.

Ted Bundy era un uomo colto e laureato in psicologia che lavoro' per il Partito Repubblicano. Non solo: era anche attraente e carismatico.

Fece un macello, e ancora oggi il numero totale delle vittime e' sconosciuto. C'e' chi parla di un centinaio.

Lo stupratore seriale o il serial killer e' una persona che agisce in base a impulsi deviati di natura compulsiva, ed e' assolutamente incapaci di controllarsi.

E anche nel caso di un raptus da parte di un incensurato, la gravita' del crimine commesso resta ovviamente immutata, e giustifica in presenza di indizi probanti, la misura di custodia cautelare.

Senza contare che il mese che volge al termine e' stato contrassegnato da una recrudescenza inusuale di reati gravi contro le donne.

Direi quindi che ci sono tutte le ragioni per trovare quantomeno discutibile la decisione della Corte Costituzionale che rischia di mettere simili bastardi in condizione di reiterare il reato.

Ma di tutto questo, stranamente, i giornali e i blog degli Opliti del Bene hanno taciuto, o passato la notizia in secondo piano.

Hanno fatto il diavolo a quattro perche' Silvione-Chavez ha dato del cesso alla Bindi, tirando in ballo le solite menate pseudosociologiche sui " modelli femminili berlusconiani" , ma riguardo a una decisione controversa della Corte Costituzionale che mette potenzialmente in pericolo le donne e non solo, fanno finta di niente.

Perche'?

La risposta si chiama Mara Carfagna, l'avvenente Ministra Delle Pari Opportunita' che, da donna, si e' scagliata contro il provvedimento della Consulta.

Come ben sapete per gli Opliti del Bene non si puo' dire che la Bindi e' brutta come la morte d'inverno, ma della Carfagna si puo' dire tranquillamente che e' una pompinara.

Perche'?

L'altro giorno, per esempio, mi e' stato risposto che siccome ci sono le intercettazioni secondo le quali la Carfagna ha ottenuto il posto in Parlamento grazie alle sue fellationes, allora sulla ministra del PDL e' caccia libera, mentre sulla Bindi sarebbe da vigliacchi prendersela solo perche' e' brutta.

In sostanza, per gli Opliti del Bene, se qualche pirla fa il vostro nome al telefono dicendo per sputtanarvi che fate sesso anale coi tapiri, tutta Italia e' autorizzata a darvi del maniaco sessuale.

E venite anche denunciati da Greenpeace.

Questa e' infatti l'Italia de "l'intercettazione giustifica i mezzi", l'Italia dello sputtanamento legalizzato auspicata da questi signori.

Il fatto che la Carfagna abbia detto una cosa giusta, cosi' come anche un orologio rotto ha ragione due volte al giorno, li mette in difficolta' e svela ancora una volta e se ce ne fosse bisogno, che qualunque posizione etica o morale possano difendere, si tratta in realta' di mera ipocrisia ideologica e che quindi sono falsi come Giuda.

Anche quando si tratta di donne, che come tali, dovrebbero essere solidali con altre donne, su una decisione che le riguarda direttamente.

Ma non e' tutto: vi ricordate la storia di Minzolini che durante il tg1 riusci' a non pronunciare una sola volta la parola colpevole parlando di Dell'Utri?

Gli Opliti ci si fecero grasse risate ostentando la loro ben nota superiorita' morale.

Ieri tutti i quotidiani on line hanno riportato la notizia della Consulta, con i commenti indignati della Carfagna, che, fellationes o no, e' un ministro che ha attaccato duramente una decisione della Corte Costituzionale che riguarda le donne. Tutte: di sinistra o di destra.

E ora leggete questo capolavoro "minzoliniano" dell'Unita': nell'articolo, la Carfagna e le sue dichiarazioni non vengono menzionate nemmeno di striscio.

Fra l'altro non ho nemmeno trovato nulla della notizia su Cronaca Vera, errrrr, scusate, Repubblica, ma puo' darsi che abbia guardato male.

Fatto sta che su Repubblica ieri, e sui vari blog di sinistra pronti a indignarsi parossisticamente a ogni pie' sospinto, non c'era alcun editoriale o post dedicato a una modifica del codice penale che potrebbe avere conseguenze ben piu' gravi per una donna che sentirsi dire "sei brutta come la scarlattina".

Non c'era niente nemmeno sull'Unita'

E non so se avete notato lo stile dell'articolo: soleva dire Stendhal che gli sarebbe piaciuto scrivere come un verbale di polizia, e l'Unita' c'e' perfettamente riuscita. Per una "trombetta" di partito dalle cui pagine tuona regolarmente Lidia Ravera contro maschilismo e maschilisti, si tratta di un articolo che va ben oltre l'imparzialita' giornalistica.

Sembra copiato e incollato dalla Gazzetta Ufficiale.

Vi faccio inoltre notare che queste facce di bronzo vanno oltre la semplice ipocrisia: sono infatti raccapriccianti.

Ieri nella "sezione Italia" de l'Unita', accanto all'articoletto neutrale circa la modifica della Consulta che cambia le norme relative alla carcerazione per i delitti sessuali nel modo che abbiamo visto, c'era un pezzo ardente e pieno di foga femminista intitolato "PD, La battaglia per le donne, tradite le pari oppurtunita' ".

Guardate cosa scrivono tre "compagni" uomini sulle "quote rosa" del PD: "Questo è un appello di tre giovani uomini stanchi delle debolezze degli uomini potenti, dei loro vizi tipicamente maschili. Tre ragazzi stufi della monotonia di una politica fatta per uomini, tra uomini e in rappresentanza degli uomini.
È arrivato il momento di far si che la politica diventi davvero accessibile alle donne."

Fra l'altro se c'e' un categoria di uomini a cui spaccherei la faccia seduta stante, e' quella che fa gli "amici delle donne", quelli che "capiscono le donne".

No testa di cazzo, non le capisci, perche' le donne sono diverse, e le amo proprio perche' capiscono quello che io non capisco, quello che la mia zucca da uomo non riuscira' mai a capire, specie quando si tratta di donne.

Ed e' per questo che invece di moraleggiare pseudosociologicamente sulla cafoneria di un cialtrone come Berlusconi, mi piacerebbe che sui giornali e blog di sinistra si parlasse della modifica del codice penale decisa dalla Consulta sui delitti sessuali.

Perche' essere brutte succede, ma essere violentate non dovrebbe succedere.


PS Secondo me gli uomini del PD vedono il fucsia.


Tuesday, 20 July 2010

Is da power of da soul!


Jah love brothers and sisters, Jah love from DJ Yoss in da heart of Babylon!

Rrrrrrastaman vaibrascion!

E' da circa tre ore che i miei vicini sparano reggae a tre milioni di Walt (Watts+Volt).

Hanno dato un party estivo giamaicano perche' sono giamaicani.

Si divertono un sacco e si stanno fumando un double decker (autobus a due piani londinese) di ganja che dall'odore deve essere roba stratosferica.

Cio' e' normale perche' vivo in un quartiere nero e giamaicano a Sud di Londra.

Cio' mi garba perche' nonostante non sia un fan del reggae, i giamaicani e i neri mi garbano assai, per tanti vari motivi.

Del resto e senza offesa alcuna per i mussulmani, meglio Peter Tosh delle salmodie dei muezzin che sentivo quando vivevo nell'East End a Whitechapel.

Il Corano sara' anche interessante, ma quando si tratta di groove, il buon Jah batte decisamente il Profeta.

Senza contare che l'accento anglo-giamaicano e' l'accento inglese che preferisco in assoluto.
C'e' qualcosa in quel patois che lo rende a mio avviso irresistibile.

Comunque sia, a un certo punto finisco il tabacco e decido di rifornirmi dal negozietto dei tamil all'angolo.

Un peccato che le bombe del governo di Sri Lanka li abbiano quasi cancellati dalla faccia del pianeta, perche' sono davvero in gamba e uno di loro parla un buon italiano.

Cosi' mi avvio lungo il vialetto bello lindo e ordinato fiancheggiato dalle classiche villette a schiera britanniche.

"Is da power of da soul man!", tuona un vocione alle mie spalle.

"Man" va pronunciato alla giamaicana, ossia "man" con la "a" aperta, e non "men" stile inglese della BBC.

Mi giro e scopro una specie di sosia di Jimmy Cliff finito sotto l'Eurostar Lione-Sciacca,che mi fissa con un sorrisone a 76 denti.

Tutto, c'ha proprio tutto: copricapo di lana regolamentare con i colori della bandiera giamaicana da cui spuntano dreadlocks lunghi e piuttosto unti, giacca di pelle di un colore indefinibile che suppongo una volte fosse rosso mattone, t-shirt rossa, e pantaloni africani di tela colorata.

Calza dei sandali sul putrido e credo sia un ospite del party dei vicini.

Tira una boccata avida dal cannone piu' monumentale che abbia mai visto in vita mia - e ne ho visti, vi garantisco - e ribadisce:

"Is da power of da soul man, d'ya know what I mean?".

"Uhmm, not really" - rispondo incuriosito. Poi ho un lampo di genio ispirato dalla musica a tutto volume: "Has this anything to do with da groove man?".

Gli si accendono gli occhi e...

...per la mezz'ora successiva, e non scherzo un cazzo, dico mezz'ora di orologio, sono stato diligentemente indottrinato su:

Jah, Jah Rastafari, l'Imperatore Haile' Selassie', Zion & Babylon, La regina di Saba, il reggae, Bob Marley che secondo lui tornera' come profeta, l'importanza di fumare ottima ganja, un'altra imperatrice etiope di cui non mi ricordo il nome, Gesu' era nero, e quanto gli piacerebbe visitare Addis Abbeba.

A questo punto, su Addis Abbeba mi ha chiesto di dove fossi.

Ora, siccome delle colpe di mio nonno non me ne puo' fregare di meno, e che del politicamente corretto me ne strabatto, gli ho risposto che sono italiano.

Lui, che nonostante il sistema scolastico inglese un po' di storia deve averla studiata, si e' incupito, ma poi e' riapparso il sorrisone a 345 denti e mi ha offerto di metterci una bella pietra sopra tramite il "calumet della ganja".

Voglio dire: non mi e' mai capitato un adepto di qualsiasi religione che mi fa una pippa dottrinaria di mezz'ora, e poi si offre di perdonare i miei peccati in cambio di un paio di fiati a un cannone.

Mi garbano i giamaicani, mi garbano proprio.

Saturday, 17 July 2010

Storie di mare 2


Come promesso, eccovi la seconda parte delle storie di mare di Augusto:



L'arrivo a Tuapse (Mar Nero, Russia)

Il mio primo arrivo a Tuapse non fu entusiasmante: notte, Febbraio inoltrato, freddissimo. Tuapse é, piú o meno, all'altezza di Genova, ma, cacchio, come ci fa freddo: in particolare la notte.

Comunque, attracchiamo, una banchina sperduta in un porto nerissimo, ossia con poca luce. Immediatamente, luce fu. Accendono i proiettori ed iniziano ad illuminare la fiancata, sia dal lato mare che da lato banchina. Mi stavo preoccupando, visti anche i traffici...ma il comandante mi rassicura: é la prassi, é scena, é normale visto che siamo della odiatissima (si fa per dire) NATO. ma gli indigeni, sono estremamente amichevoli, certo, eseguono gli ordini, devono farlo: é prassi.

Sale a bordo la visita delle "Autoritá Portuali", tutte donne. Tre armadi di donna e una piú piccolina, carina direi. La visita doganale passa rapida, é quella che piú temevo: per la visita in cambusa, la dispensa insomma, scendiamo un armadio (di donna) il comandante ed io. Tutto bene, salvo le solite raccomandazioni sulla pulizia: passa anche facile la presenza di fegato e bistecche di delfino...poi il comandante mi fa segno di "smammare". Eseguo. Tra il comandante e quell'armadio c'era del tenero.

La carina é un ingegnere chimico, la ricevitrice del carico. Andiamo in coperta a ispezionare i sigilli delle tanche ed, in seguito, ad aprirle. No, per scaricare non vogliono usare le linee di bordo, bensí le loro tubature mobili e "speciali" collegate direttamente alla sala pompe dell'impianto di terra. Soluzione cogliona, che ci costringe a rimanere in coperta per sorvegliare che i vari tubi siano sempre ben immersi nel carico, ossia il vino. Rimanere in coperta, é facile dirlo, ma il freddo é tagliente; usando le linee di bordo potrei controllare lo sbarco dalla centrale pompe, che é riscaldata, invece, nisba. Russa maledetta.

E venne giorno, la temperatura migliora, iniziamo ad adattarci alla vita portuale: si prevede una sosta di circa sei giorni. Abbiamo solo 1.200 tonnellate di vino, ma quella porcheria di tubazione mobile riesce ad aspirare,a malapena, 10 tonnellate per ora. Poi scopriró l'altra stranezza: non immagazzinano il nostro carico per poi analizzarlo, con calma: no lo analizzano direttamente al passaggio ed altrettanto direttamente entra in linea di produzione, altra ottima ragione per un rateo di sbarco cosí basso e per la presenza continua nella centrale di ricevimento di biologi ed ingenieri chimici. La maggior parte di questi erano donne e la stessa maggior parte aveva rapporti (molto) amichevoli con l'equipaggio.

Durante i miei primi giorni non sapevo davvero che fare, salvo controllare lo sbarco del carico e prendere immani "capottate" di freddo la notte. I miei colleghi invece... Invece avevano le loro conoscenze, si appartavano inaspettatamente o a bordo o, piú spesso, nella fabbrica del vino; i traffici fluivano; anche in questo caso giá esistevano sperimentati canali che funzionavano perfettamente. Uno dei prodotti del traffico, inaspettatamente, erano uova, polli e poca verdura ma freschissima ed ottima. Gli stessi prodotti ricevuti via "fornitore ufficiale" (stato) erano decisamente inferiori, se non disdicevoli. Comunque, almeno un pochino, bisognava comperarli; prassi, scena. Da dove venivano uova, polli e verdura fresca? da piccoli orti, potremmo dire "privati" che i contadini potevano coltivare per "uso personale".

Qualcosa di simile avveniva con il cambio; ufficialmente un rublo valeva un dollaro, ma i nostri "fornitori speciali" ci cambiavano un dollaro per dieci, a volte, venti rubli. Per questo, i soldi in tasca non ci mancavano; qualunque fosse l'uso che uno volesse farne. Un solo pericolo: all'arrivo DOVEVI comperare rubli al cambio ufficiale e i rubli acquistati erano registrati per ogni singolo. Alla partenza DOVEVI restituire i rubli eventualmente avanzati, ricevendo in cambio dollari al cambio ufficiale e perdendoci. Certo, non potevi restituirli tutti, tenevano conto di quante volte eri uscito dal porto e facevano il conto della spesa minima ammissibile e ovviamente non potevi restituire piú di quanto ricevuto. Alla fine eri costretto a tenere una doppia contabilitá, in bianco ed in nero: incasinante.

Una notte, la terza, mi pare, ero in coperta a controllare lo sbarco; come sempre stavo morendo di freddo e maledicendo la Russia il vino e tutti i santi. Arriva a bordo la biologa di turno e mi becca incazzatissimo e smadonnando. Perché smadonni? Perché? ma non senti il cazzo di freddo che fa? e io che devo rimanere a controllare lo sbarco del tuo maledetto vino con il tuo maledetto sistema di tubi mobili; cazzo! Io biascicavo l'inglese che avevo appreso a scuola e all'accademia, lei parlava un inglese che mi sembrava perfetto; altra ragione per farmi rabbia. Ma, la lingua non importa, credo: non ho mai capito come facciano, ma qualunque marinaio, del tutto privo di istruzione, si capisce benissimo con qualunque donna in qualunque porto. É un segreto. Non divaghiamo, la biologa si offre di scaldarmi. Sesso? adesso? mentre stiamo lavorando? Mi chiede di portarla in cucina; sesso in cucina? depravata! Non era sesso.

Prepariamo un caffé forte, mezza tazza, aggiungiamo un buon cucchiaio di zucchero, da una fiaschetta la "salvatrice" versa circa un bicchiere di vodka nella tazza, si completa con latte bollente. Adesso, bevi! Minchia come é caldo; peró fa effetto, é come accendere una stufetta a gas nello stomaco. E, fuori, al freddo, rapidamente, per contrarrestare gli effetti della bomba. Non chiedetemi cosa ne abbia pensato il mio stomaco, ma funziona, funziona benissimo per varie ore. Negli anni seguenti ho sofferto di gastrite ed ulcera. Ci sará un nesso? Con la biologa? No con la biologa non c'é uscito nulla: solo quella che gli sfigati chiamano "bella amicizia".

Intanto, a mensa, ascoltavo i commenti; e smadonnavo. Commenti del tipo: a Tuapse, per non scopare, o ti chiudi a bordo o te lo tagli. Davvero? passavano i giorni e io...in bianco, bianchissimo, candeggiato. Rompo gli indugi e chiedo lumi al nostromo; relativamente giovane, serio quel tanto che basta per non sputtanarmi a bordo e, a sentir lui, ben introdotto.

La sera stessa andremo fuori dal porto e mi presenterá una sua amica. Benissimo. É sera, in una piazzetta vicino ad un parco, arrivano due tizie, una carina, di viso, ma, era un armadio a tre ante, altezza compresa. L'altra, possibile, ma senza nulla di speciale. L'amica del nostromo é la scialba, a me tocca l'armadio 4 stagioni. Scappo? Ma no, vediamo. Prima andiamo a cena: vino di mele e uno stufato di caprone cotto singolarmente al forno in una terrina. Per cibarsene bisogna rompere la crosta di pane usata come coperchio della terrina; grassissimo, fortissimo ma buono. Il mio stomaco, ringrazia. Dopo cena, nello stesso ristorante, iniziano le danze, con orchestrina al vivo. Poi scopriró che é un uso comune in tutto il blocco dell'Est: ho vissuto la stessa esperienza sia a Stettino, Polonia, che a Rostock, Germania Est.

E si continua a bere, vodka a 70 gradi diluita con aranciata, si fumano le sigarette russe, tabacco russo (fortissimo) carta di riso e un lungo tubo di cartone al posto del filtro. Il tubo serve per tenerle in mano usando i guanti: si chiamavano "papiroske" o qualcosa di simile ed erano l'equivalente delle nostre "nazionali semplici", cosí popolare che di piú non si puó. Buone, da allora le ho fumate per tutto il periodo a bordo, i colleghi smadonnavano abbastanza, dato il puzzo. Me ne sono anche portato una buona scorta a casa: poi, sono finite. Peccato. Balliamo, ma si, balliamo. Terribile esperienza; il mio armadio si lancia e mi trascina nel vortice, peró balla bene e non mi pesta i piedi: pensate ad un armadio su un piede, spiacevole. Poi, si gasa, mi prende tra le braccia, diametro di gamba standard, mi solleva ed inizia a girare su se stessa. Panico totale: se mi avesse mollato avrei fatto un volo chilometrico, la forza centrifuga mi aveva ormai posto in posizione quasi orizzontale.

La serata finisce senza morti o feriti e ci avviamo verso casa loro. Un edificio bruttissimo, saliamo le scale, zitti zitti che ci sono papá e mamma che stanno dormendo. Altra scala, zitto zitto che ci sono i miei bambini che stanno dormendo. É stato troppo: ero mezzo ubriaco, ero preoccupato per i genitori, adesso pure i figli. Non si puó, il fratellino si é profondamente rintanato tra le ossa pelviche. Le ho fatto un (bel?) regalo e me ne sono tornato a bordo ancora in bianco. Il nostromo é stato "uomo": ha taciuto.

Questa, in sintesi, la mia prima sosta a Tuapse, l'incontro con il freddo, il caprone, la vodka, le sigarette e l'armadio: che poi ho scoperto essere una scaricatrice di porto.

Augusto

Zingarata 2


Abbiamo fatto un'altra zingarata e trasformato un altro blog in un letamaio: vi invito a leggere sul blog di Basta con La Droga modalita' e partecipanti.

Si tratta di blogger che se frequentate London Alcatraz conoscete gia' perche' o sono fra i miei link, o sono fra i miei ospiti abituali.

Rimgrazio quindi chi vestiva i panni di Treviso a Mano Armata, Mortimer, John Colorless, Larissa, Kevin Capatonda, Otmar, Crociato76, Dalcaldo Alfredo (ROTFL), MedicineAlternate, e il Vicentino di Vicenza.

Per l'occasione io ero Donato Felpa, poeta.

Spero di non aver dimenticato nessuno e vi ringrazio perche' mi avete fatto ammazzare.

Devo inoltre segnalare un debutto illustre nel gruppo: Uriel, che impersonava MedicineAlternate, ossia uno sbroccato secondo il quale l'aids e' causato dal crollo dell'autostima.

Ho rantolato e guaito due giorni con la storia dell'aids e del crollo dell'autostima negli africani causati dai role model di Hollywood.

Il documento integrale della zingarata con tutti i commenti che il tizio alla fine ha dovuto cancellare quando gli e' venuta una crisi di nervi, e' da Basta con la Droga.

Grazie a Late Think per aver tenuto il pdf e a Lefttheleft per la dritta.

Buon fine settimana e siccome lunedi' non ci sono, da domenica e per due giorni vi lascero' in compagnia di un'altra delle storie di mare di Augusto.

Thursday, 15 July 2010

Tutti gli uomini del Tengo Famiglia


Io parlo generalmente poco di liberta' di stampa e delle questioni associate alle infinite pippe megatroniche che ne derivano.

Compresi annessi e connessi legati ai ddl sulle intercettazioni e le legioni di bimbiminkia degli Opliti del Bene che scendono in piazza imbavagliati o con il viso dipinto come una fila di Sioux cerebrolesi, per gridare " non e' gggggggiusto".

Potrei in teoria avere qualcosa da dire visto che per otto anni ho lavorato come giornalista-pubblicista in una testata locale del gruppo Espresso-Repubblica.

Fra l'altro, permettetemi una breve divagazione: non ho mai capito quella che all'epoca (anni 90) era la sottile distinzione semantica tutta italiana fra un giornalista e un giornalista-pubblicista. Facevo le stesse cose di un giornalista, per legge avrei potuto fare il direttore responsabile di una testata, ed ero egualmente responsabile di fronte alla legge.

Ora comunque le cose sono parecchio diverse e l'accesso all'Esame di Stato e' regolato diversamente, ma il motivo fondamentale per cui non parlo di liberta' di stampa e' perche' non credo che in Italia sia in pericolo, checche' ne dicano i Sioux cerebrolesi con il viso pittato e i bavagli che strillano in piazza e dai loro blog.

A questi "Geronimo della Libera Opinione" , a questi urlatori professionisti di minchiate sui diritti e la liberta' di stampa vorrei ricordare una cosa prima di proseguire:

qualche giorno fa Silvione-Chavez se ne venne fuori dicendo che la liberta' di stampa non e' un diritto assoluto, e naturalmente le tribu' degli Opliti del Bene si sono strette a coorte per l'usuale parapolimeno di fesserie omesso in altre occasioni, difendendo il "diritto assoluto alla liberta' di stampa".

Posto che Silvione come il suo pessimo imitatore venezuelano dice certe cose pro domo sua , ha perfettamente ragione, e proprio in senso assoluto.

La liberta' di stampa in tutti i paesi civili e' sottoposta a precise limitazioni e normative di legge per evitare che diventi calunnia e diffamazione.

Ne sapeva qualcosa Orson Welles che nel film "Quarto Potere" critico' un magnate americano della stampa dell'epoca: William Randolph Hearst, il quale fece di tutto, specie tramite stampa, per mettere i bastoni fra le ruote al regista e alla distribuzione del film, e in parte vi riusci'.

Quello che da allora prese il nome di Quarto Potere e' un potere enorme, che come tutti i poteri va controllato per impedire che si trasformi in abuso di potere.

So gia' che gli Opliti del Bene che hanno visto il verbo "controllare" in una frase dove c'e' la parola "stampa", ora hanno il volto paonazzo e gonfio di parossistica indignazione, ma e' cosi', fatevene una ragione.

Dicesi civilta' e protezione dei diritti fondamentali della privacy e della dignita' dell'individuo.

Quelli che voi chiamate "diritti " sono in realta' privilegi che vorreste vi fossero concessi per sputtanare il prossimo e farla franca.

Proprio come Silvione.

Fra l'altro io non credo che fra i compiti della stampa ci sia quello di sostituire o fare comunella con la magistratura e altri poteri dello Stato, come avviene regolarmente in Italia.

Tornando a noi, passo comunque a spiegarvi perche' non credo che la liberta' di stampa intesa come diritto fondamentale, sia in pericolo nel nostro paese.

In primis, i politici italiani sono talmente "democratici" che hanno concesso alla stampa italiana la facolta' di trasformarsi in una serie di veri e propri servizi di intelligence atti a raccogliere informazioni per sputtanare e ricattare l'avversario.

Ne piu' ne' meno di quel che fanno l' MI5, la Cia, o il Mossad, per mestiere.

In una vera dittatura , quello che fanno Repubblica o il Giornale, vi fa finire dritti e filati davanti a un plotone di esecuzione.

Provate voi a pubblicare un articolo sulle donnine di Ahmadinejad in Iran.

Il secondo motivo si evince da questo articolo del Corriere dove si legge che i giornalisti del Manifesto hanno indetto la solita protesta, secondo le solite modalita' velleitarie e cialtrone che si trascinano dagli anni 7o.

Gli Opliti del Bene sono infatti come i coccodrilli o gli squali che sono rimasti praticamente invariati attraverso milioni di anni di evoluzione della specie.

In ogni caso, la redazione del Manifesto e' salita sul tetto dell'edifico del giornale dove ha cominciato a urlare i soliti slogan velleitari, ridicoli e cialtroni che urlano dagli anni 70, come "Venderemo cara la pelle".

Tutto questo perche' la finanziaria 2010 di Tremonti impone tagli ai finanziamenti pubblici all'editoria.

Ora, a parte la modalita' e l'entita' dei tagli, la notizia e la protesta del Manifesto va letta cosi':

"Noi, giornalisti di una testata eroica che si batte contro un governo fascista e oppressore del pueblo unido jamas sera' vencido, protestiamo perche' riceveremo meno quattrini del solito da un governo fascista e oppressore del pueblo unido jamas sera' vencido, per far sopravvivere il nostro giornale".

Let me get this straight, oppure come dicono dalle mie parti " fam capi' ":

la liberta' di stampa sarebbe in pericolo perche' un governo fascista decide di stanziare meno quattrini del solito che andranno anche ai giornali dell'opposizione che si batte contro quel governo fascista?

Scusate, ma bisogna veramente avere la faccia come il culo per parlare di liberta' di stampa in pericolo.

Ora, a parte che i governi fascisti o autoritari non sborsano quattrini alla stampa degli oppositori, ma li gettano a marcire in galera, nemmeno altre democrazie europee finanziano l'editoria.

Inghilterra compresa.

Sono sempre stato convinto che il finanziamento pubblico all'editoria sia un abominio, e faccia a pugni con il concetto di liberta' di stampa.

Lo so non dico nulla di nuovo, ma tutte le volte che qualche pirla strilla all'attentato contro la liberta' di espressione FINANZIATA DALLO STATO, mi si accappona la pelle.

Io ora pago le tasse a Sua Maesta' Britannica, ma quando ero in Italia le pagavo anche per elargire lo stipendio ai giornalisti dell'Unita' o della Padania.

Due testate per le quali, come riporta il Sole 24 Ore nell'illustrare integralmente la Finanziaria 2010:

"Sul fronte dell'editoria il ministro Giulio Tremonti ha assicurato che i contributi statali destinati a testate come L'Unità, il Secolo d'Italia e la Padania, messi in discussione dalla Finanziaria, non verranno toccati".

Ora, io non sopporto la sinistra italiana e la Lega mi sta sui coglioni.

Perche' quindi oltre a finanziare i loro cazzo di partiti - altro abominio - devo anche sborsare quattrini alla loro propaganda e alle loro "trombette" che siedono in una redazione?

A due giornali di due partiti che mi fanno venire il voltastomaco?

Fra l'altro e per assurdo, si potrebbe comprendere se la Finanziaria abolisse i sussidi all'editoria - cosa buona e giusta - ma Tremonti non fa altro che sopprimere il carattere di diritto soggettivo dei contributi pubblici all’editoria, ergo riceverete quattrini in base all'andamento dei conti dello Stato.

Ergo, tripla disgustosa ipocrisia da parte di chi strilla all'attentato alla liberta' di stampa:

in prima battuta perche' un governo che voi chiamate fascista continuera' a elargire quattrini a un giornale dell'opposizione, anzi lo salvera' dalla bancarotta.

Poi perche' si evince chiaramente che quello per cui protestate non e' un eventuale taglio dei sussidi - cosa che per assurdo potrei comprendere - ma il mero fatto di ricevere meno quattrini, rivelando cosi' il carattere tutt'altro che disinteressato delle proteste.

Infine, in un paese dove a causa della crisi economica mondiale piu' grave dagli anni 30 c'e' tanta gente che deve vendere il culo per arrivare a fine mese, voi strillate di "vendere cara la pelle", che e' in realta' il privilegio di casta di continuare a ricevere un generoso assegno in bianco dallo Stato per pagare i vostri stipendi, e continuare, nemmeno a informare il pubblico, ma a fungere da servizio di intelligence per il vostro schieramento politico, scrivendo delle alcove del premier.

Questo vale anche per la Padania, ma questi ultimi, quantomeno, hanno il buongusto di starsene zitti e intascare i quattrini.

Mi stanno sulle balle, ma non sono ipocriti.

Ma tu guarda se devo sentirmi Vauro che si produce in puttanate da settantasettino scoppiato come:

«Intendo non solo il Manifesto ma anche l'amore per l'informazione. Questo è un quotidiano che fa l'amore con la libertà».

Quanta abietta ipocrisia! Come cazzo fai a parlare di liberta' di stampa in pericolo se perfino nell'articolo ammetti che i soldi vanno anche ai giornali della destra?

L'amore, questi - a destra e a sinistra - lo fanno con chi paga loro gli stipendi, perche' tengono famiglia.

Il finanziamento pubblico all'editoria fu introdotto da Forlani nel 1981. All'inizio era limitato ai giornali di partito, ma col passare degli anni come succede sempre in Italia quando il truogolo statale e' colmo di pecunia, il muso ce lo hanno infilato e ce lo infilano tutti.

E soprassiedo sulla pletora di giornali italiani pubblicati all'estero: lo sapevate che i vostri quattrini vanno a finanziare ben 815 testate variamente distribuite su questo disgraziato pianeta?

Perche' mai dovrei sborsare quattrini per ( esiste realmente) il "Corriere Canadese", che non e' nemmeno un periodico edito dallo Stato destinato alla locale comunita' italiana, ma appartiene a un gruppo privato?

Sta un po' a vedere: metti che decido di aprire un negozio che vende sterco fossile di camaleonte, a Londra o in Italia.

Ovviamente nessuno mi si fila, e allora decido di chiedere un contributo statale per tirare avanti la baracca. Contributo che mi viene concesso.

Ma dico, siamo impazziti? Un giornale e' un'attivita' imprenditoriale che al posto di bagnoschiuma, prodotti chimici o pane, vende opinioni e informazioni.

Se vende prospera, se non vende affonda. Punto. Come tutte le altre attivita' imprenditoriali.

Senza contare che i soloni intellettualoidi che si lamentano del fatto che i giornali non vendono perche' il popolo preferisce le tette, ignorano che ricevere quattrini dallo stato danneggia il mercato editoriale assai piu' delle tette, e che tale abominevole prassi e' contraria a ogni elementare principio di concorrenza e rapporto fra consumatore e imprenditore.

In Italia un giornale per ricevere contributi, deve arrivare almeno a vendere un tetto minimo di copie.

E' chiaro, e non c'e' bisogno di essere un banchiere di Goldman Sachs, che se non arrivate nemmeno a quel minimo, perche' fate realmente vomitare verde e a spruzzo stile Linda Blair, vi metterete a vendere sottocosto per raggiungere quel tetto e ottenere il grano.

Quindi in ogni caso, prenderete quattrini, e facendolo, in un modo o nell'altro "drogherete" il mercato.

Si tratta inoltre di una prassi economica lesiva e insultante per il lettore, perche' e' il lettore che fa il mercato. Mercato che in questo modo non ha la possibilita' di escludere i prodotti di pessima qualita' che faranno concorrenza sleale ai giornali seri e qualitativamente superiori.

Con questo sistema non esiste infatti la possibilita' di eliminare lo sterco, magari non acquistandolo, come qualcuno obiettera', perche' lo sterco restera' comunque in circolazione, non sparira' dal mercato come succede per tanti altri prodotti fatti di sterco, e sara' sterco letto e redatto da tre imbecilli ai quali noi pagheremo gli stipendi per produrre altro sterco.

Perche' non me ne frega niente degli alti lai pseudoculturali che tutte le volte si levano per salvare "il giornale fondato da Antonio Gramsci", o " Il quotidiano della destra liberal-borghese fondato da Pippo, Pluto & Topolino".

Se non se li fila nessuno o se non sanno nemmeno produrre informazione per il loro pubblico, che falliscano. Con buona pace di Gramsci e Walt Disney.

E non me la venite a menare con la "qualita' e lo standard ccccculturale" da assicurare al mondo dell'informazione.

Il Guardian e il New York Times sono due quotidiani PLANETARI di sinistra che non pigliano una lira dallo stato, e a prescindere da come la pensiate, producono pagine culturali di altissima qualita'.

Compreso quando citano Euripide.

E vendono, o comunque stanno a galla.

Quelle italiane del popolo dipinto dei Sioux cerebrolesi che cianciano di liberta' di stampa sono scuse per pararsi il culo e gli stipendi.
Le solite cagate da intellettuale di sinistra snob, da professorino, o laureato in scienze della comunicazione a cui io dovrei assicurare un vitalizio per sentirmi dire quanto e' bue il popolo che guarda le tette, invece di fare informazione.

Senza contare che la professionalita' e la liberta' di un giornalista che intasca il salario indipendentemente dalla qualita' del giornale o dei suoi articoli, finiscono semplicemente giu' per lo sciacquone.

La deontologia viene sostituita da quella che non e' nient'altro che una forma di assistenzialismo statale e clientelismo politico.

Pluralita' d'informazione non significa liberta' d'informazione. Tante voci che strillano non sono liberta', ma semplicemente liberta' di strillare.

Una cosa che del resto piace molto agli Opliti del Bene e alla loro concezione delirante, discrezionale, fascista, ideologica e ad personam dei diritti, perche': "io c'ho dirrrrrrittttto alla mia opinione".

L'opinione che diventa verita'.

E infatti quello che abbiamo oggi in Italia non e' pluralita' d'informazione, bensi' pluralita' di propaganda con due gang che si scontrano per spartirsi il territorio mediatico.

Quindi, ai signori che strillano dai tetti, per favore, chiamatela almeno con il suo vero nome:

"tengo famiglia", e non "liberta' di stampa".

Wednesday, 14 July 2010

Tuesday, 13 July 2010

La domanda come sempre sorge spontanea


Cosa cazzo vuole l'Onu?

Cosa diavolo cerca una inutile e corrotta organizzazione internazionale popolata da parassiti che da sola non e' mai stata in grado di prevenire o far cessare conflitti e massacri, per mettersi a dare lezioni di democrazia sulla liberta' di stampa all'Italia?

Non lo sappiamo, ma in questa specifica circostanza il ministro degli Esteri Franco Frattini ha tutte le ragioni del caso per dichiararsi " stupito e sconcertato" sull'ingerenza indebita di un organismo internazionale con l'autorita' morale del "due di coppe quando la briscola e' a bastoni" negli affari interni e parlamentari del nostro paese.

Sappiamo invece chi gioira' delle frasi del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla liberta' di stampa, Frank Larue.

La solita fila di Opliti del Bene microcefali e propugnaturi della "coscienza democratica del ueb duepuntozzero".

Gli stessi che applaudono San Gino Strada quando a questi non va giu' che la Corte Internazionale Penale dell'Aia, investita delle indagini dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu, emetta un mandato di cattura contro il dittatore sudanese Bashir.

In questo e in altri casi quando l'Onu non e' d'accordo con Strada, o qualche altro martire terzomondista, allora le Nazione Unite sono il lacche' degli americani e delle demoplutocrazie occidentali, il complotto ebraico e via di delirio...

Ma quando si tratta di Berlusconi, l'Onu e' il Verbo.

Non e' comunque del famigerato ddl sulle intercettazioni di cui volevo parlarvi brevemente, bensi' di una peculiarita' dell'Onu che lo rende il degno contraltare degli Opliti del Bene.

Il doppiopesismo.

Questo perche' Frank Larue nel caso italiano si e' dichiarato disposto «a fornire assistenza tecnica per garantire» che il ddl «rispetti gli standard internazionali dei diritti umani sul diritto alla libertà di espressione».

Parliamo allora di un'altra repubblica parlamentare, di un altro leader molto discusso, e di liberta' di espressione.

Parliamo della terra della vuvuzela, il Sudafrica.

Jacob Gedleyihlekisa Zuma, e' il presidente di etnia Zulu del Sudafrica e leader dell'ANC, ossia "African National Congress", formazione di centro-sinistra che detiene la maggioranza parlamentare.

Ora: nel suo paese e non solo, il buon Zuma, nel caso i lettori di Peacereporter non ne fossero a conoscenza, e' tanto discusso quanto Silvio Berlusconi.

E i due leader presentano inoltre una serie di sconcertanti analogie.

Anche Zuma come Silvione-Chavez e' stato al centro di diverse inchieste per corruzione.

Anch'egli nutre un debole per il gentil sesso, anche se a differenza di Silvione la metodologia per procacciarsi i favori del gentil sesso e' diversa.

Silvione-Chavez, da bravo occidentale maschilista demoplutocratico paga le vacche, mentre Zuma paga in vacche, dal momento che lui le donne le compra tramite bestiame, come fece nel 2002 quando sborso' dieci mucche per acquistare in moglie la principessa di etnia Swazi, Sebentile Dlamini, secondo la classica usanza sudafricana denominata Lobola.

State tranquilli cari Opliti del Bene e seguaci della "coscienza democratica del ueb duepuntozzero": non ho nulla da obiettare sulle transazioni matrimoniali in bestiame di popoli e tradizioni diversi.

Ognuno ha la propria ccccultura, lo sappiamo.

Donne e buoi dei paesi tuoi...

Ma le analogie con Silvione non finiscono qui.

Anche il partito di Zuma, come il PDL, chiede da tempo come riporta questo articolo del Corriere, l'istituzione di un tribunale per la stampa, un'authority indipendente che limiti la libertà di espressione «a tutela della dignità e della privacy delle persone».

E l'ultima occasione per ribadire il concetto e' stata fornita, come avrete letto, dall'opera di un artista giudicata "oltraggiosa" dal partito di governo.

Come su tanta arte contemporanea mi riservo il giudizio artistico, ma viene da pensare cosa farebbe l'opposizione in Italia se Berlusconi cercasse di mettere all'indice l'opera di che so, Fernando Pinocchioni del Collettivo El Pueblo Unido Jamas Sera' Vencido.

L'opposizione sudafricana in effetti qualcosa ha detto per bocca del suo leader Hellen Zille, ma e' chiaro che sia per l'Onu, sia per i fan della "coscienza democratica del ueb duepuntozzero", si tratta evidentemente di un branco di boeri - non il cioccolatino al liquore temo - bianchi, razzisti e fascisti che rivogliono l'apartheid.

Peccato che Hellen Zille , leader del partito Alleanza Democratica, sia si' bianca, ma anche la ex giornalista e attivista anti-apartheid che negli anni 70 rischio' la pelle per svelare al mondo la verita' sull'assassinio del nero Steven Biko da parte del regime razzista di Pretoria.

Infine, anche sulla medicina i due condividono delle idee alquanto peculiari.

Berlusconi sostiene che entro tre anni sconfiggera' il cancro, mentre Zuma, oltre a negare per un bel pezzo la connessione fra virus dell'HIV e AIDS, un giorno durante un'udienza del tribunale in cui era sotto accusa per stupro - fu assolto - se ne venne fuori dicendo che aveva fatto sesso con una donna sieropositiva, ma che era bastata una doccia per scongiurare il pericolo d'infezione.

Ergo, per i rapporti sessuali a rischio, lasciate perdere il preservativo e fatevi invece una bella scorta di bagnoschiuma Vidal.

Non va dimenticato che Zuma disse questo in un paese dove l'Aids ha ucciso finora piu' di trecentomila persone e che conta piu' di 5 milioni di ammalati.

Un record mondiale.

All'epoca (2006) , l'attivista femminista e manager della Open Society Initiative for Southern Africa HIV/AIDS Program, Vicci Tallis disse senza mezzi termini che in seguito alle improvvide dichiarazioni del presidente sudafricano: "un paziente ed enorme lavoro di sensibilizzazione e' stato gettato nel cesso".

Di tutto questo, sia l'uomo che per conto dell'Onu si e' dichiarato pronto «a fornire assistenza tecnica per garantire» che il ddl italiano «rispetti gli standard internazionali dei diritti umani sul diritto alla libertà di espressione», sia gli Opliti del Bene sostenitori della "coscienza democratica del ueb duepuntozzero" e della liberta di stampa che oggi applaudono l'Onu sui loro giornali o blog, tacciono.

Perche' dunque l'Onu, tanto sensibile alla questione della liberta' di espressione e dei diritti umani non fornisce "assistenza tecnica" anche al Sudafrica di Jacob Zuma?

Forse perche' al contrario di Frattini che si e' dichiarato "stupito e sconcertato", il leader sudafricano col caratterino che si ritrova, scatenerebbe un casino internazionale ingiungendo all'Onu di farsi i cazzi suoi.

Senza contare i soliti commenti sul complotto occidentale per minare la democrazia sudafricana e riportare l'apartheid ai danni del popolo nero.

In sostanza la solita robusta dose di "piagnisteo retroattivo" che tanti ex-oppressi utilizzano come foglia di fico per giustificare porcate tanto o molto peggiori di quelle degli oppressori.

Tutto questo ovviamente, fra gli applausi scroscianti e acefali degli Opliti del Bene, secondo i quali valgono due pesi e due misure.

Sempre, ovunque, e comunque.

Monday, 12 July 2010

Una realta' separata


Allora: questa l'ho pescata per caso la settimana scorsa mentre cercavo materiale per il post precedente sul politically correct, ma ve la elargisco ora.

E' ormai chiaro che la linea politica del PD sta trascendendo nella metafisica pura. Anzi di piu': il PD e' come le pratiche dello stregone yaqui Don Juan dell'antropologo Carlos Castaneda.

Una religione sciamanica basata sull'uso di potentissimi allucinogeni. Consultando le visioni di un qualsiasi funzionario o dirigente del PD, potrete ricevere frasi solo apparentemente prive di qualsiasi logica, e solo in apparenza associabili a pantagrueliche, immani e colossali cazzate.

Si tratta infatti di saggezza rivelata che potrebbe cambiarvi la vita, e che va utilizzata a scopo divinatorio.

Fatene buon uso.

Premessa I: fra i miei ospiti e i miei link ci sono molti italiani che vivono o lavorano all'estero, o che comunque parlano una lingua straniera. Vorrei sentire la vostra opinione: danke, thanks, arigato, spassiba, e merci.

Premessa II: se dovessero chiedermi cosa ci ha fatto scendere dagli alberi e smettere di grattarci le piattole, risponderei velocemente: cinque dita e il pollice opponibile, un cervello capace di formulare pensieri astratti, ossia ragionamenti ( non "la coscienza democratica del ueb duepuntozzero", quella e' roba da bambolette con gli spilli), e infine la capacita' di comunicare tutto questo: ovvero il linguaggio.

Ora: tempo fa a Roma, la deputata leghista Silvana Comaroli propose di introdurre un test di italiano per gli immigrati che desiderano aprire un esercizio commerciale.

Eccola dal Corriere:«Le regioni possono stabilire che l'autorizzazione all'esercizio dell'attività di commercio al dettaglio sia soggetta alla presentazione da parte del richiedente qualora sia un cittadino extracomunitario, di un certificato attestante il superamento dell'esame di base della lingua italiana rilasciato da appositi enti accreditati».

Posto che di un test di italiano avrebbero bisogno molti italiani, e che la Lega mi sta sul cazzo, va da se' che siccome si parla di stranieri ,non si tratta di un italiano che sbaglia un congiuntivo: si tratta di gente che non conosce la lingua.

Io vivo in un quartiere multi culti di Londra sud: i negozianti tamil della bottega all'angolo sono arrivati qui parecchi anni fa e dopo aver imparato l'inglese, hanno aperto un esercizio commerciale che oltre a renderli benestanti - e parecchio - ha permesso loro di mandare ben sei figli a scuola, uno dei quali iniziera' l'universita' tra breve.

Come ho gia' detto, a me la Lega fa venire i rash cutanei, ma la proposta della deputata leghista e' giusta. Che piaccia o no, va a favore degli immigrati, e tutti voi che mi leggete dall'estero, sapete bene quale fattore discriminante possa essere la lingua per trovare lavoro in un paese straniero.

Il mio capo - ha un dottorato in biochimica - mi racconto' una volta che in una scuola serale di inglese dove insegnava, c'era un ragazzo cinese che non sembrava molto sveglio. Quando imparo' l'inglese in maniera decente si venne a scoprire che il tizio aveva interrotto gli studi per emigrare in UK, e che si trattava di una vera belva umana della biochimica.

Anni dopo, grazie alla conoscenza dell'inglese, fini' l'universita' e venne assunto dalla GlaxoSmithKline come ricercatore.

Alla luce di tutto cio', vediamo quale e' stata la reazione del deputato del PD Jean Leonard Touadi alla proposta della Lega:

riporto dal Corriere: «La Lega sta scientificamente pianificando la persecuzione dello straniero. La propaganda leghista sta ormai raggiungendo livelli di guardia estremamente allarmanti. Dalle loro proposte viene fuori solo odio, odio razziale ed etnico».

Come si arguisce dalla prima frase, Touadi e' fatto di peyote come un bue muschiato, e' sprofondato nella trance tipica dei dirigenti del PD, e vaga nel mondo degli spiriti e degli dei.

E ora il capolavoro sciamanico, ovvero dove Touadi incontra Quetzalcoatl il "Serpente Piumato":

«Dov'è il senso della ragione nell'idea di chiedere a un cittadino straniero di dimostrare di conoscere l'italiano per aprire un negozio? È giunto il momento di costruire un fronte politico e culturale molto ampio che ponga definitivamente fine a questa degenerazione razzista».

Guardate, vi prego di scusarmi. Lo ripropongo in grassetto perche' sono estasiato. Non riesco a crederci. Questo e' peyote allo stato puro:

«Dov'è il senso della ragione nell'idea di chiedere a un cittadino straniero di dimostrare di conoscere l'italiano per aprire un negozio? È giunto il momento di costruire un fronte politico e culturale molto ampio che ponga definitivamente fine a questa degenerazione razzista».

A questo punto sono caduto in ginocchio come Santa Teresa D'Avila, rapito da estasi mistica.

E siccome sulle torte di guano che si rispettino, non puo' mancare la ciliegina, quando ho riaperto gli occhi ho letto la seguente dichiarazione di Cesare Pambianchi, presidente della Confcommercio di Roma:

«Provocazione ridicola. Ciò che serve è la formazione per quanti, extracomunitari o europei, intendano diventare imprenditori in Italia».

Ma quale cazzo di "formazione" vuoi dargli se non sanno la stracazzo di lingua? Come cazzo fai a studiare e dare un esame di economia alla Sorbona se non sai spiccicare una parola nella lingua di Victor Hugo?

Comunque sia, il deputato Touadi ha scritto un libro sulle sue visioni mistico-allucinatorie da cui vi posso anticipare alcune perle di saggezza che seguono la stessa stringente logica di quella relativa all'incontro con Quetzalcoatl, e alla vicenda dei test di italiano per gli immigrati.

«Dov'è il senso della ragione nell'idea di chiedere a un uomo di non attraversare i binari mentre sta per sopraggiungere l'Eurostar Rotterdam-Bitonto alla velocita' di 450 chilometri orari?».

«Dov'è il senso della ragione nell'idea di chiedere a una donna di non prodursi in una interpretazione sulle punte del balletto della "promenade in attitude" del Lago dei Cigni sul bordo di un Convertitore Bessemer colmo di piombo fuso?».

«Dov'è il senso della ragione nell'idea di chiedere a un uomo di non andare in Africa per prendere a schiaffi i leoni e poi fermarsi a fotografarli?».

Sara' che prima Touadi militava nell'IDV: dev'essere dal suo ex capo che ha maturato l'idea che non sapere l'italiano sia un requisito necessario per comunicare con gli italiani...

Thursday, 8 July 2010

Il Corpus Iuris del Politicamente Corrotto


Allora bando ai preamboli e il titolo non e' un refuso: sto avendo una discussione interessante sul "politicamente corretto" dalla mia amica Restodelmondo.

Credo di potermi prendere la liberta' di definirla amica perche' la stimo molto, e ci frequentiamo spesso.

E' una discussione bella, accesa, ma assai civile con punti di vista diversi - a differenza di quanto e' accaduto in passato su questo tema con altri blog schiumanti di bava e odio ideologico - ma non e' di quella discussione che voglio parlare, e Restodelmondo lo sa.

Come sa che quello che scrivero' non ha alcuna relazione con le sue posizioni in materia, che per quanto il sottoscritto possa trovare opinabili, sono legittime e sempre splendidamente argomentate.

Ergo, cominciamo mettendo un po' di "paletti" una volta per tutte.

Mi sono francamente rotto di passare per un negriero razzista e fascista ogni volta che esprimo la mia contrarieta' verso il politicamente corretto.

Questo perche' in primis non sono ne' fascista, ne' razzista, dal momento che ho vissuto in una famiglia con un fratello disabile di cui fanno parte anche membri ebrei, italiani, argentini e canadesi.

In secundis, accusarmi di razzismo e fascismo unicamente perche' dissento in maniera civile da un opinione come la definirebbe Uriel, mainstream, e' indice di disonesta' morale e intellettuale, nonche' di grossolana, stupida, e volgare cecita' ideologica.

Cosa penso del multiculturalismo e della "diversita' " sessuale, etnica o religiosa e' presto detto, e vediamo di mettere da parte i begli aggettivi e le "grandi frasi fatte delle buone intenzioni".

Se paragoniamo le culture e i popoli alla mente umana, vedremo che come accade per quest'ultima, esiste la necessita' inderogabile di ricevere stimoli, relazionarsi con altri cervelli, scambiarsi informazioni, e affrontare insieme nuove problematiche. Tutto cio' in un cervello, serve ad incrementare quella che viene definita "plasticita' sinaptica", ossia la capacita' del sistema nervoso di modificare l'efficienza di funzionamento delle connessioni tra neuroni (sinapsi), di instaurarne di nuove e di eliminarne alcune.

In sostanza, e' quello che vi fa funzionare il cervello e vi rende intelligenti e capaci di attivita' cerebrali superiori, come il pensare in astratto e il "problem solving": attivita' dalle quali, nelle comunita' umane, e' tuttavia esclusa la dirigenza del PD.

E come per un cervello, una cultura o un popolo che rinunci a creare queste connessioni, a ricevere stimoli, a cambiare, o "mescolarsi" ed accettare altri popoli e culture, semplicemente avvizzira' e morira'.

Credo di essere stato chiaro.

Passiamo ora al politicamente corretto, di cui mi sono stancato di sofisticheggiare e arzigogolare dialetticamente in elaborate argomentazioni sul suo "guscio esterno".

Andiamo al nocciolo della questione, e dal momento che i suoi sostenitori e propugnatori ce lo propongono come una specie di legge non scritta da adottare e destinata a proteggere i diritti delle minoranze da ogni tipo di discriminazione, esaminiamola in quanto tale: ossia come una legge, anche se per il momento non scritta.

E di tale si tratta, perche' nelle intenzioni dei suoi seguaci, non e' un codice etico e nemmeno una serie di regole o norme discrezionali quali il galateo, o la buona educazione.

A questo punto e come tutte le leggi, immagino dovra' quindi comporsi di una base giuridica: una "fonte del diritto" dalla quale derivano norme da applicare e rispettare: comprese le eventuali sanzioni per i trasgressori.

Innanzitutto: che cos'e' una legge?

Wikipedia riporta che nel campo del diritto una legge e':

"Un atto normativo, vale a dire un atto giuridico che pone delle regole comportamentali di cui si impone l'osservanza nei territori o nelle aggregazioni sociali ( nazionali, politiche o comunque di più individui) cui è destinata".

Che cos'e' il "politicamente corretto"?

Wikipedia riporta:

"L'espressione politicamente corretto designa una linea di opinione e un atteggiamento sociale di estrema attenzione al rispetto generale, soprattutto nel rifuggire l'offesa verso determinate categorie di persone. Qualsiasi idea o condotta in deroga più o meno aperta a tale indirizzo appare quindi, per contro, politicamente scorretta: cioè, alla stregua di questa visione, inaccettabile e sbagliata".

Quindi, abbiamo da una parte un atto normativo, e dall'altra una "linea d'opinione".

E il valore delle opinioni come recita un noto detto popolare e' come il possesso dello sfintere anale: tutti ne abbiamo uno.

Ora, qual e' la "fonte del diritto" di una legge?

Nel nostro ordinamento si distingue in "fonte di cognizione" e "fonte di produzione". Questo e' il link a Wikipedia: leggetevi l'articolato e complesso significato.

Qual e' l'equivalente della "fonte del diritto" nel politicamente corretto?

Sempre da Wikipedia: "L'opinione, comunque espressa, che voglia aspirare alla correttezza politica dovrà perciò apparire chiaramente scevra, nella forma e nella sostanza, da ogni tipo di pregiudizio razziale, etnico, religioso di genere, di eta', di orientamento sessuale, o relativo a disabilita' fisiche o psichiche della persona".

Quindi, ancora una volta alla base del politicamente corretto troviamo una opinione: certo, spesso dotta, accademica, argomentata ed espressa tramite libri, saggi, articoli e pubblicazioni autorevoli, ma che dal "limbo" delle opinioni non si schioda.

Mi si obiettera': "Ma spesso e volentieri, le 'opinioni' comuni' sono diventate, o hanno costituito, la fonte del diritto per le leggi".

Cio' e' verissimo, ma perche' questo avvenga e' necessario, anzi indispensabile, avere una certa unita' d'intenti su cosa si desidera legiferare, chi sara' il soggetto di tali leggi, come si applicheranno, e le eventuali sanzioni da comminare ai trasgressori

E qui, nel caso dei sostenitori del politicamente corretto, casca l'asino.

Visto che si parla di discriminazioni e diritti umani, i seguaci del politicamente corretto o non hanno ancora trovato una definizione universale dei diritti umani, che e' alla base di tutto quel che viene in seguito, o addirittura si rifiutano di considerare universali i diritti umani.

Fra l'altro, quella della universalita' dei diritti umani e' una disputa colossale e premetto che non e' mia intenzione proporre una sorta di "fondamento assoluto" dei diritti umani.

Generalmente si distinguono comunque tre fonti possibili per i diritti umani: l'autorita' divina, la legge di natura e gli accordi fra stati.

Chiamatela Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (1948) o per altri Carta Araba dei diritti dell'Uomo (adottata dal Consiglio della Lega degli Stati Arabi il 15 settembre 1994, ma non ancora in vigore), si tratta comunque di normative codificate e precise, qualunque cosa possiate pensare di esse.

Parliamo invece di coloro che nella societa' occidentale vorrebbero introdurre il politicamente corretto come una sorta di legge destinata alla protezione dei diritti umani, e vediamo su quali basi.

Tali diritti secondo costoro, dovrebbero essere soggetti nei nostri ordinamenti legislativi a una "discrezionalita' applicativa" che varia col variare dei retaggi culturali, religiosi e di genere, di ogni cultura che compone il mosaico sociale e con la quale, a sentir loro, non si deve interferire.

Alla luce di tale "discrezionalita' " e della conseguente mancanza di principi chiari su che cosa e come si vuole legiferare, visto che di discriminazioni si tratta, e che queste generalmente sono materia da codice penale, vengono a mancare o crollano anche tutte quelle norme che regolano l'applicazione delle leggi.

Come il "principio di universalita' " secondo il quale come spiega Wikipedia : "La legge penale si applica a tutti i reati, ovunque e da chiunque commessi".

Ergo, se in base alla "discrezionalita' culturale " del politicamente corretto non possiamo definire con certezza quali siano i diritti che si violano, e a chi si applicano questi diritti, non saremo nemmeno in grado di definire il reato, come questo si applica, dove, e a chi.

E tantomeno stabilire le relative sanzioni penali.

Perche' a parte una serie di "opinioni " non abbiamo nemmeno le tre tradizionali fonti di quelli che dovrebbero essere i diritti umani, e sulle quali si puo' discutere.

Tutto cio' che abbiamo e' un vago principio di "non interferenza" verso le minoranze o le altre culture, per cui un bianco che dice "frocio" a un gay e' omofobo e va - giustamente - sanzionato.

Un nero che facesse lo stesso - e i neri lo fanno spessissimo, tanto quanto i bianchi - usufruisce al contrario, di tutta una serie di attenuanti morali, legate alla sua appartenenza etnica.


Senza contare che quando i diritti sono soggetti a qualsiasi tipo di discrezionalita' diventano privilegi.

Io donna bianca sono tutelata dalla legge contro la discriminazione sessuale, tu donna nera t'arrangerai a seconda delle usanze della "tua cccultura" con le quali non voglio interferire.

Questo a casa mia non si chiama diritto, ma privilegio.

E da dove deriva tutto cio'? Dio, il giusnaturalismo, o un accordo fra stati?

No, da una corrente di pensiero propugnata da gruppi di pressione, lobby o partiti "progressisti" che hanno messo insieme una serie di "opinioni" che si fondano principalmente su soggettive, banali e idiosincratiche "decostruzioni linguistiche", e un miscuglio confuso di idee liberal e radical-chic, nate nelle universita' americane alla fine degli anni ottanta.

Potrei per assurdo anche non obiettare di fronte a questo, ma pretendere di far passare tutto cio' anche semplicemente per un codice etico circa la "protezione dei diritti delle minoranze" e' una spudorata menzogna di natura prettamente ideologica e politica.

In virtu' della totale e sopracitata assenza di obiettivi definiti e in presenza della piu' completa discrezionalita' soggettiva, politica e culturale nella formulazione e applicazione anche di semplici linee guida, perfino il galateo, o il "Manuale del perfetto Boy Scout" assumono in confronto al "politicamente corretto" la valenza del Corpus Iuris Civilis di Giustiniano.

E ve lo dimostro.

Il mese scorso quando avvennero i sanguinosi fatti al largo di Gaza, Spinoza, il blog "dell'umorismo intelligente e progressista" pubblico' la seguente battuta.

Avvertenza: ogni commento volto a deviare l'argomento sul Medio Oriente verra' incenerito. Non mi interessa quanto buoni o cattivi siano gli israeliani. Ho gia' specificato che per me sono come tutti gli altri popoli: anch'essi commettono errori e crimini, e non sono meglio di altri solo perche' israeliani.

Battuta di Spinoza:

"La Farnesina: “Israele è in grado di fare un’inchiesta credibile”. “Io non direi” ha commentato Gesù Cristo."

E' chiara l'implicazione della famigerata accusa di deicidio rivolta in passato - e anche oggi - agli ebrei.

Si tratta quindi di una battuta inequivocabilmente antisemita e razzista per la quale non e' nemmeno il caso di scomodare la classica "reductio ad hitlerum".

L'avrebbe potuta pronunciare un agente della polizia zarista durante un pogrom nell'Europa Orientale di due secoli fa.

Ora: la persona che ha scritto quella battuta e il blog che l'ha pubblicata si definiscono sicuramente "progressisti", e come tali dovrebbero fare dell'antirazzismo un valore etico fondante e fondamentale della loro concezione del mondo, nonche' dei rapporti fra esseri umani e culture.

Tuttavia, in virtu' di una "discrezionalita' culturale ed etica" di natura prettamente politica ed ideologica, quando si tratta di ebrei, da loro ritenuti dei nemici, la battuta non va a colpire il gesto del soldato israeliano - che se cosi' fosse, magari farebbe ridere e riflettere anche il sottoscritto - bensi' l'appartenenza etnica del militare.

Esattamente come avrebbe fatto un "redneck" bianco, conservatore e razzista dell'Alabama segregazionista degli anni 50 con una barzelletta sui neri.

Ergo, anche in questo caso i cosidetti "principi" del politicamente corretto, di cui immagino l'autore della battuta si fregi in altre circostanze, non sono altro che foglie di fico ideologiche da rivoltare come un guanto a seconda di "discrezionalita' culturali" soggettive e politiche.

Si tratta in realta' di "politicamente corrotto", e in quanto tale quando si parla di coerenza e universalita' super partes di norme, principi e diritti, il "Manuale delle Giovani Marmotte" e' di gran lunga piu' affidabile di qualsiasi forma di politicamente corretto.

Per finire, non e' mia intenzione dilungarmi sui "candeggi semantici" che il politicamente corretto vorrebbe imporre alle lingue.

Mi limito a osservare che cambiare il "nome delle cose" e' una prassi vecchia quanto il mondo che il sottoscritto giudica perfettamente normale, e contro la quale in linea di massima non ha nulla in contrario, specie quando si tratta di palesi insulti ed epiteti.

Le parole e il loro significato in un contesto, mutano costantemente col mutare della sensibililta' morale ed etica, col mutare dei regimi politici, e perfino del costume.

Cambiano nome anche le citta'. San Pietroburgo lo ha fatto quattro volte: Pietrogrado, San Pietroburgo, Leningrado e di nuovo San Pietroburgo.

Se si vuole chiamare un uomo di colore "nero" invece che "negro", per me va benissimo.

Del resto, "maomettano" non e' un insulto, ma un termine desueto e ridicolo. Quindi e' decisamente meglio "mussulmano".

Possiamo inoltre discutere sull'adozione di qualsiasi tipo di "innovazione semantica", e magari mi troverete anche d'accordo in nome di quelli che per me sono principi universali ed elementari di tolleranza, civilta', e anche buona educazione.

Quello che non posso accettare e' che tali "innovazioni semantiche" per il rispetto dei diritti altrui, mi vengano proposte o imposte da gruppi di pressione, partiti o associazioni che in nome di mere convenienze ideologiche e politiche, o di fumose "discrezionalita' culturali ", infrangono regolarmente e strumentalmente quei principi di tolleranza e uguaglianza di cui si dichiarano paladini e alfieri esclusivi.

Come nel caso della battuta di Spinoza sugli ebrei.

Qui non e' piu' nemmeno il caso di chiamarlo "Politicamente Corretto", bensi' "Politicamente Corrotto".