E cosi', pare che la BBC si sia
scusata con Bob Stercof per aver erroneamente suggerito che i quattrini raccolti dal Live Aid del 1984-85 fossero finiti nelle mani dei ribelli del Tigre', all'epoca in lotta contro il "Terrore Rosso" del regime etiopico di Mengistu.
In effetti la BBC ha ragione e dobbiamo darle atto di aver fatto una doverosa rettifica: quei quattrini non furono intascati dai ribelli del Tigre'.
Nel 1984, Haile Mariam Mengistu era il capo indiscusso del partito marxista-leninista Derg: una giunta militare di stampo filosovietico che governava l'Etiopia con pugno di ferro dal 1974, anno in cui aveva deposto l'Imperatore Haile Selassie' I con un colpo di stato "benedetto" da Mosca.
Haile Mariam Mengistu era un dittatore serio e preparato: dopo essersi laureato brillantemente in "Pulizia Etnica" frequentando studi serali, era anche riuscito con grandi sacrifici a ottenere un dottorato in "Estirpazione delle Unghie".
Ora, nonostante l'indubbia serieta', preparazione e dedizione al lavoro, nel 1984 Haile Mariam Mangistu aveva un problema davvero serio: la guerriglia condotta con estrema efficacia dai ribelli dell'etnia Tigre' nel nord del paese al confine con l'odierna Eritrea, che all'epoca era ancora una provincia etiopica.
Mengistu, da bravo dittatore ed ex-guerrigliero marxista-leninista, sapeva benissimo che per togliersi dagli zebedei un movimento di insurrezione popolare in maniera definitiva, la conquista dei "cuori e delle menti" come la definiscono oggi quei fessi degli americani, non serve praticamente a una cippa: parafrasando il buon Mao Tze Tung, per eliminare il "pesce" della guerriglia bisogna prosciugare l'acqua in cui il pesce nuota: ossia la popolazione civile e il supporto che questa fornisce agli insorti.
Naturalmente per Mengistu il problema non era tanto l'eliminazione fisica di 4 milioni di persone: capirai, fosse stato solo per quello, il grattacapo sarebbe gia' stato un ricordo, bensi' due fattori: il primo di natura politica dal momento che non puoi sterminare bellamente 4 milioni di persone senza attirare l'attenzione dei media, di quei tritaminchia dell'ONU e dei governi occidentali e non. Senza contare che nemmeno i suoi mentori a Mosca nonostante si fosse in piena Guerra Fredda, avrebbero gradito un simile casino: URSS e USA all'epoca si contendevano il controllo del Corno d'Africa (la Somalia era governata da un regime socialista filoamericano che aveva rotto con Mosca) e siccome il Corno D'Africa e' un punto del globo di enorme importanza strategica per il controllo del Canale di Suez, il Cremlino voleva regimi stabili nella regione.
Ed era infatti sul fronte interno che l'annientamento di milioni di cittadini, molti dei quali di origine eritrea, sarebbe stato un azzardo pericoloso alla luce della onnipresente, ben armata e organizzata guerriglia indipendentista che dal 1961 allignava proprio in Eritrea. Sarebbe stato come gettare benzina sul fuoco, e i rischi di una sollevazione popolare difficile da controllare, troppo alti.
Il secondo fattore era invece di natura economica.
L'alternativa consisteva infatti nel prendere la popolazione e deportarla in massa con le cattive a sud dell'Etiopia dove avrebbe potuto inoltre fungere da manodopera schiavizzata per le fattorie collettive del regime, costruendo appositi villaggi, arando campi ed erigendo infrastrutture a costo zero.
Culi a buon mercato: come sempre l'unica costante che unisce le economie marxiste-leniniste e neoliberiste.
Ma per far questo il regime di Mengistu aveva bisogno di tanti quattrini: quattrini che Mosca non intendeva sborsare, e a peggiorare le cose nel Tigre', quell'anno, ci si mise pure la siccita' e la conseguente carestia.
Insomma: cazzi da cagare.
Finche' a Mengistu non venne un'ideona megagalattica che gli permise di prendere due piccioni con un idiota: ma un idiota "utile", come lo definirebbe Lenin, e soprattutto pieno di sani princìpi.
Ora, sulla genesi dell'ideona di Mengistu non ci sono documenti o testimonianze, ma a me piace pensare che le cose siano andate cosi':
Un giorno qualsiasi dell'autunno del 1984, Mengistu, oppresso da questo cupo dilemma, passeggiava pensosamente nel cortile della sede dei servizi segreti. Lo faceva spesso quando aveva bisogno di rilassarsi e riflettere, allietato dalle urla degli oppositori del regime che cola' venivano riempiti di mazzate.
Mentre ponderava sul suo triste fato, gli cadde l'occhio su un aguzzino che stava manganellando ferocemente un prigioniero.
"Cosi' impari a insultare il nostro leader!" inveiva il soldato e giu' legnate. "No per favore, non e' colpa mia" strillava il malcapitato, "Io non ho fatto niente e tengo famiglia!".
"Smettila di fare la vittima" incalzo' il soldato "Non servira' a migliorare la tua situazione!" e giu' un'altra scarica di legnate.
Qualcosa fece "click" nel cervello di Mengistu, intento a osservare distrattamente la scena.
"Vieni qui soldato" ordino' perentoriamente il dittatore: "e ripeti quello che hai detto. Subito!"
L'aguzzino atterrito, striscio' letteralmente fino ai piedi di Mengistu balbettando: "Nulla, nulla, o Grande Leader, Sua Santita', Gran Mogol, Ammiraglio e Luce delle Nostre Vite. Ho solo detto 'non fare la vittima'. Se ho sbagliato chiedo umilmente perdono, ma la prego non mi uccida: tengo famiglia!".
Mengistu sorrise come potrebbe sorridere una tigre dai denti a sciabola che ha appena scorto un cucciolo di mammuth malato e abbandonato dal branco e sibilo': "Non temere bastardo: mi hai appena fatto un enorme favore e ti promuovo colonnello seduta stante."
Poco tempo dopo, e qui torniamo alla realta', le truppe etiopiche penetrarono in forze nel Tigre' e con la scusa di condurre una vasta offensiva contro i ribelli cominciarono a bruciare villaggi, avvelenare pozzi, uccidere e stuprare.
Va da se' che a quel punto, la gia' difficile situazione della popolazione locale a causa della siccita', divento' insostenibile a causa della guerra, e fu in quel momento preciso, sull'orlo di una vera catastrofe umanitaria da milioni di morti, che Mengistu calo' magistralmente il suo poker d'assi: i suoi tirapiedi cominciarono a contattare i media occidentali ripetendo lo stesso mantra: "La siccita' sta causando una tragedia enorme. Abbiamo bisogno di aiuto per trasportare i profughi e organizzare campi d'accoglienza in zone sicure dove verranno sfamati e curati."
Fra coloro che abboccarono trangugiando "amo, lenza e galleggiante" come dicono gli inglesi, ci fu il reporter della BBC Michael Buerk che insieme al fido cameraman Mohammed Amin spiattello' le immagini strazianti di bambini negri del Tigre' ridotti a scheletri umani coperti di mosche, sui tavoli imbanditi delle famiglie occidentali intente a cenare davanti al telegiornale e che si preparavano alle opulente festivita' natalizie.
Alla luce dell'enorme risonanza che quelle immagini terrificanti stavano ottenendo in tutto il pianeta, la BBC rincaro' la dose e acconsenti' a mostrare filmati ancora piu' crudi per conto della Disaster Emergency Committee, una organizzazione britannica che riuniva diverse ONG tra le quali Oxfam, la Croce Rossa inglese e Save the Children.
E davanti a quella sorta di "Biafra Reloaded", la macchina del senso di colpa dell'Occidente - che con la fame e il regime etiopico non c'entrava un belino - e qulla dei soccorsi, si misero inesorabilmente in moto.
Naturalmente c'era qualcosa che non quadrava a quei pochi - anche a sinistra - che invece di affidarsi esclusivamente ai buoni princìpi, si ponevano domande sia sull'applicazione degli stessi sia, e soprattutto, sulle conseguenze all'interno dello scenario locale: qualcuno osservo' che Michael Buerk era in Etiopia da tempo come corrispondente di guerra e gli chiese lumi sulla relazione fra guerra, regime e fame.
Ma Buerk nego' decisamente ogni legame fra bombe e carestia perche' considerava il terribile conflitto in corso nel Tigre' una "storia minore" rispetto a quella che teneva banco nei telegiornali di tutto il globo a base di bambini scheletrici o sul punto di sparare i calzini contro i muri delle capanne di fango.
In sostanza, come dichiaro' lui stesso molti anni dopo alla giornalista olandese Linda Polman e a Daniel Wolfe dello Spectator, una storia sulle vittime della siccita' avrebbe raccolto molti piu' quattrini della "solita stupida guerra africana" di cui la gente capiva poco o nulla.
L'ipocrita e criminale autocensura che Buerk pensava di essersi imposto a fin di bene una volta che il demone della "giusta causa' si era impossessato di lui, non funziono' pero' con i maggiori contribuenti delle ONG dell'epoca (e di oggi): i governi USA e UK, i cui rispettivi leader Ronald Reagan e Margaret Thatcher si rifiutarono di scucire un solo penny o dollaro, perche' al corrente della vera natura della fame in Etiopia.
Inoltre erano odiatissimi - non a torto - dalle sinistre dell'epoca, che a parere dei due leader occidentali - non a torto - avrebbero trovato il modo di strumentalizzare le donazioni.
A quel punto tutto era pronto per il megashow delle lacrime, dei quattrini e dei buoni sentimenti, ma in assenza del placet ufficiale dei governi ci voleva un diverso e alternativo "catalizzatore" che si concretizzo' nella figura di un cantante cinocefalo irlandese punk fallito e assolutamente privo di talento: Bob Geldof, il quale riusci' a convincere la scena pop-rock inglese dell'epoca - gia' impegnata attivamente contro la Thatcher - a dar vita all'iniziativa di soccorso musicale denominata Band Aid.
Il resto e' storia, e responsabile del piu' colossale trapanamento di coglioni musical-saccarinico del secolo scorso: il vomitevole singolo "Do they Know It's Christmas?" uscito nel dicembre 84 schizzo' in testa alle classifiche di tutto il mondo e raccolse 8 milioni di sterline destinate alle "vittime della siccita' ".
Al carro della beneficienza per salvare "i' criature" tormentate dalla sete, si unirono naturalmente gli artisti americani guidati da Quincy Jones che sotto lo pseudonimo di "USA for Africa" sfornarono la famosissima e raccapricciante boiata altresi' nota come "We are the World".
La farcitura di coglioni raggiunse alfine il suo sfolgorante zenit, con il celeberrimo concerto live in mondovisione trasmesso nel luglio 1985 che effettivamente qualcuno salvo': i Queen e la loro carriera, che da allora vennero rilanciati dopo un periodo in cui non vendevano nemmeno ai cani.
Ricordo che parlar male del Live Aid a qualcuno di sinistra dell'epoca era come negare l'Olocausto o dire che i palestinesi sono un branco di miserevoli teste di cazzo (questa a differenza del negazionismo e' tuttavia una verita').
"Li vuoi vedere morti: vuoi accidere i' criatureeee!" strillavano istericamente i giovani comunisti della FGCI innamorati gia' da allora degli U2 e di un giovane e ieratico Bono Vox, prima di gonfiarsi di parossistica indignazione e venire colti da crisi epilettiche causate dal tuo ributtante cinismo fascista.
Ma soprattutto, per loro, Mengistu da esemplare rappresentante dei popoli oppressi del Terzo Mondo che si era liberato del giogo coloniale e gestiva una societa' comunista-modello, non poteva essere responsabile di quel disastro.
Il totale raccolto dagli artisti del Live Aid ammonto' a 90 milioni di sterline: e' tanto oggi, per l'epoca era una cifra colossale.
Ma cosa succedeva in Africa dove intanto cominciavano ad affluire gli aiuti umanitari e greggi di giornalisti e ONG occidentali?
L'errore piu' irresponsabile e criminale commesso da chi antepone i princìpi alle conseguenze pur di salvare vite umane - o cosi' crede - fu ovviamente quello di consegnare un astronomico assegno in bianco al regime di Mengistu, senza porre alcuna condizione, anzi facendosele porre dal regime, o senza curarsi di verificare come venissero gestiti gli aiuti e i fondi.
Il cibo venne infatti utilizzato come esca per attirare legioni di morti di fame che dal Tigre' furono caricati su camion acquistati con i quattrini del Live Aid e trasferiti in campi di raccolta realizzati con gli stessi soldi, dove attendevano di essere smistati e diretti nelle fattorie collettivizzate del sud del paese per fungere da schiavi.
I soldati di Mengistu erano soliti sequestrare una parte di quel cibo all'entrata dei campi per poi rivenderlo al mercato nero, cosi' come i funzionari governativi obbligavano tutti gli operatori delle ONG e i giornalisti occidentali a cambiare i loro soldi in moneta locale secondo un tasso proditoriamente stabilito da loro e ovviamente molto favorevole alla moneta locale. Per non parlare dei fondi che arrivarono direttamente nelle mani del governo.
Nel 1985 il regime del Derg presieduto da Mengistu, triplico' le sue riserve di valuta estera che servirono a oliare, rinnovare e mantenere in efficienza la sua piu' che discreta macchina bellica, per continuare combattere gli insorti.
In alcuni campi dove gli sfollati si opponevano alla deportazione, le truppe di Mengistu, o chiusero i centri di distribuzione del cibo gestiti dalle ONG, o affamarono i bambini delle famiglie dei riottosi finche' questi non vennero a piu' miti consigli.
Piu' di 600.000 persone vennero deportate al sud, delle quali almeno 100.000 perirono nella marcia forzata che durava 5 giorni.
E tutto questo sotto gli occhi di ONG e giornalisti che si rifiutavano di vedere la realta', ostinandosi ad aderire a quello che i "princìpi" suggerivano loro di vedere, per evitare di "politicizzare cinicamente" la vicenda, come molti rinfacciarono a chi sollevava obiezioni.
Quando un giornalista dell'Irish Times fece osservare a Bob Stercof che la gente veniva deportata, questi rispose indignato: "Il fatto che gli aiuti sono disponibili e' piu' importante delle circostanze in cui arrivano a destinazione. Se il Live Aid fosse esistito durante la Seconda Guerra Mondiale e se avessimo saputo che c'era gente nei campi di concentramento che ne aveva bisogno, ci saremmo forse rifiutati di inviare loro cibo e assistenza?"
E certo: si raccolgono tonnellate di aiuti destinati ad Auschwitz, dopodiche' ci si presenta all'ingresso del campo e si consegna il tutto alle SS.
Non fa una piega.
Fra l'altro, non un singolo pacco di soccorsi fra tutti quelli che la Croce Rossa spedi' realmente nei campi di sterminio - della cui esistenza la Croce Rossa sapeva -arrivo' a un singolo prigioniero, se si escludono quelli che vennero consegnati ad uso e consumo di film propagandistici per essere riconfiscati subito dopo.
Per farvela breve, la sanguinosa farsa continuo' fino alla conclusione dell'esodo forzato della popolazione del Tigre', e a parte Medici Senza Frontiere che alla fine del 1985 getto' la spugna definendo quello che era in corso in Etipia un "genocidio degno dei Khmer Rossi", le altre ONG girarono la testa dall'altra parte. Anzi: un rappresentante della Croce Rossa olandese se la piglio' con i governi occidentali rei di sapere quello che stava realmente dietro al vittimismo del regime etiopico, e sbotto' indignato: "I politici evadono le loro responsabilita' e poi se la prendono con le organizzazioni umanitarie accusandole di protrarre la guerra? Vergogna!"
Ancor oggi a piu' di 26 anni di distanza da quella immane tragedia, nessuna ONG ha pur velatamente ammesso che le cose non andarono esattamente come previsto, che gli aiuti non arrivarono esattamente nelle mani migliori e che forse sarebbe stato il caso di tenere gli occhi aperti, invece di affidarsi ciecamente ai princìpi...
Tantomeno Geldof che ora e' baronetto, e' stato candidato al Nobel per la Pace, ha un pacco di soldi, gestisce una azienda multimediale denominata "Ten Alps", e ha fatto tre figlie simpatiche come la morte d'inverno, intelligenti come un mattone e che hanno i seguenti nomi: Fifi Trixibelle, Peaches Honeyblossom e Little Pixie...
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Per le fonti del post devo ringraziare due giornalisti: Daniel Wolf dello Spectator che nel 2004 realizzo' una
inchiesta molto bella sui retroscena del Live Aid e l'impareggiabile Linda Polman: reporter di guerra olandese che ha recentemente pubblicato un libro feroce sulle malefatte delle ONG: "War Games: the Story of Aid and War in Modern Times".
Ora, immagino che alcuni fra voi - specie se di sinistra e specie se affini agli "antagonisti" dei centri sociali - dopo aver letto "malefatte delle ONG" e dopo aver scoperto su Internet che lo Spectator e' un settimanale conservatore, si staranno gonfiando di parossistica, equa e solidale indignazione al pensiero che qualcuno osa parlar male delle ONG e di martiri come San Gino Strada, adducendo come giustificazione che si tratta bugie e di "complotti sionisti e della destra internazionale" per distruggere la reputazione dei santi delle ONG, specie se di sinistra e specie se aiutano i pppppppalestinesi.
Se cosi' e', cari amici, sappiate che per voi non esiste risposta del sottoscritto che possa convincervi del contrario: siete nati col forcipe e io non posso fare nulla contro le disgrazie della natura, tranne alleviare il vostro incolpevole disagio dicendovi che avete ragione, che va tutto bene, che Beppe Grillo e' un figo, e che la sinistra italiana e' un partito serio.
Per tutti gli altri, a parte le credenziali di Daniel Wolf, mi premuro di informarvi che la Polman oltre a essere una superba reporter di guerra, e' di sinistra, e' una ammiratrice di Naomi Klein, ma nonostante questo ha un cervello e una coscienza che non le hanno impedito di scrivere un libro che e' stato recensito entusiasticamente perfino dal Guardian: il quotidiano ufficiale dei merdoni etno-identitari radical-chic.
Libro che ovviamente posseggo e ho letto, proprio su imbeccata del Guardian.
La Polman non odia le ONG, anzi sostiene che sono molto importanti e necessarie: la Polman e' scandalizzata dal dilettantismo, dalle ridicole rivalita', l'improvvisazione, la non di rado dubbia imparzialita' e l'assenza di coordinamento e professionalita', in una professione dove ogni minimo errore puo' costare molte vite umane.
E anche da parecchi aspetti oscuri di pubbliche relazioni, marketing, gestione finanziaria e rapporti con i donatori delle ONG, che quelli nati col forcipe ignorano volutamente illudendosi che Oxfam sia gestita da un "collettivo" come quello del Leoncavallo, invece che da CEO in giacca e cravatta che fanno un gran parlare di target finanziari, bilanci e che vanno giu' pesante di PowerPoint.
E se provate a ribattere su operazioni delle ONG che vi sembrano dubbie, o dannose, arrivera' sempre il farlocco brachicefalo che con un sorrisino ebete di soddisfazione vi rifilera' la "frasetta killer": "L'importante e' il principio: quando e' in gioco la vita umana il principio e' piu' importante di qualunque altra cosa."
Il che e' una perfetta, vacua ed egoistica idiozia: se una ONG salva un bambino e poi salva un soldato che una volta rimessosi ammazza dieci bambini, il saldo e' decisamente negativo. Quella ONG e i suoi sostenitori farlocchi non salvano vite: salvano la loro coscienza.
Naturalmente le ONG potrebbero fare il proprio mestiere trattando con i governi di paesi in guerra le condizioni da porre per l'erogazione dei propri servizi, dal momento che spesso e volentieri sono proprio questi governi ad avere un gran bisogno delle ONG. poiche' costruire un ospedale moderno e attrezzato costerebbe loro una valanga di quattrini che altrimenti non potrebbero spendere in tank T-72, RPG e Kalashnikov.
Ergo, le ONG hanno un potere contrattuale al di la' delle vuote enunciazioni di princìpi.
E alcune lo usano in maniera esemplare e responsabile, ma sono poche: la maggior parte se ne frega in nome dei princìpi, altre solidarizzano con una delle parti in guerra, e infine altre ancora sono guidate da fanatici e demagogici relitti ideologici degli anni 70 che gettano un'ombra lunga sul loro pur encomiabile operato.
Ogni riferimento a Gino Strada non e' puramente casuale: mesi fa, questa cosa fu oggetto di una disputa fra me e Galatea quando gli italiani di Emergency vennero arrestati in Afghanistan: in sostanza come tocchi Gino Strada - nemmeno Emergency - il dittero medio di sinistra erige un muro dicendo: "Ahhh ma non m'importa delle idee di Gino Strada: l'importante e' che salva delle vite."
Ora, nel caso di Galatea e di quei ditteri, siamo di fronte alla reiterazione perfetta di quello che accadde con il Live Aid in Etiopia 26 anni fa.
Nel caso di Galatea, va anche detto che se oltre al fatto di avere la sabbietta per gatti nel cervello, aggiungiamo che s'informa di politica internazionale su Peacereporter, la combinazione e' ancora piu' letale.