Mentre scrivo, lo zio di Ruby Rubacuori ha deciso di non dimettersi di fronte alle proteste del popolo egiziano che durano ormai da una settimana: Hosni Mubarak, presidente della Repubblica Araba d'Egitto, ha infatti spiegato in un messaggio televisivo al pueblo inferocito che ne chiede le dimissioni, che non si ricandidera' alle elezioni di settembre, e che per il momento, come ebbe a dire Martin Lutero "Qui io sto: non posso fare altro".
Ora: concedetemi un piccolo e ironico egotrip: ieri pomeriggio prima dell'annuncio del piramidale autocrate del Cairo, commentando le vicende egiziane su Facebook, mi trovai a fare una mezza battuta a due amici: l'ospite di London Alcatraz a nome Albion e un altro che e' nei miei link, ma di cui non faccio il nome poiche' su Facebook non utilizza uno pseudonimo.
In sostanza, dissi loro che in virtu' della confusione che regna in Egitto, quasi quasi mi sarei sentito di puntare 50 sterline con i famosi bookmaker inglesi, scommettendo che Mubarak avrebbe rifiutato di mollare il potere.
L'unico rammarico e' di non averlo fatto, visto che alla luce di quella che sembrava la ormai certa dipartita di Mubarak, la scommessa avrebbe pagato bene.
Fine dell'egotrip ironico: e' ovvio che non sono ne' Nostradamus, e nemmeno in possesso di una intelligenza cosi' mostruosa da consentirmi di analizzare accadimenti confusi o complessi, azzecando esiti o previsioni.
Se cosi' fosse, questo blog non si chiamerebbe London Alcatraz ,ma Tahiti Alcatraz, dal momento che sarei pagato principescamente da Goldman Sachs per fare questo tipo di previsioni in coppa alla mia splendida villa, languidamente adagiata come una bellezza esotica di Gauguin, su una splendida baia della Polinesia Francese...
Non a caso si chiamano scommesse: perche' si scommette, e a mio avviso sia lo stallo che sembra essersi verificato tra Mubarak e i manifestanti, sia la posizione dell'esercito egiziano che si e' messo in una sorta di limbo attendista (ne' con Mubarak, ne' contro la folla), sarebbero valse una puntata di 50 sterline, anche se quasi certamente sarebbero state perse. Del resto, mi piace da matti il poker e passo una parte del mio tempo libero a cercare di indovinare le mosse degli altri in vari tipi di giochi: e' una passione come un'altra e ho provato quasi per scherzo a pronosticare come dicono gli inglesi "against all odds". Qualche volta funziona, la maggior parte no.
*DISCLAIMER*
IL RESTO DEL POST E' ZEPPO DI CONDIZIONALI
Ora: non e' mia intenzione produrmi in previsioni, smentendo cosi' in maniera cialtronesca e clamorosa quanto ho appena detto, ma due brevi riflessioni sulla situazione del momento posso anche farle, visto che ora le cose si fanno ancora piu' interessanti e purtroppo, in apparenza, piu' difficili per il popolo egiziano.
E' chiaro che le presunte concessioni e promesse di Mubarak servono a guadagnare tempo e a dividere i dimostranti. L'idea non e' in effetti cosi' peregrina come sembra, e qualcuno potrebbe anche credergli se e' vero che in Italia c'e' gente che continua a credere alle promesse del PD sia di essere un partito serio, sia di avere un programma di governo.
Puo' effettivamente darsi che spinto dal timore di perdere la cadrega, Mubarak voglia concedere riforme e farsi da parte a settembre per conservare comunque un ruolo di eminenza grigia negli equilibri di potere del nuovo Egitto.
Mubarak sa infatti che USA ed Europa, nonostante le prese di posizione di Obama e della UE che sembrano averlo scaricato, in realta' temono il vuoto di potere che lascerebbe la caduta del loro alleato piu' fedele nella regione, per timore di ritrovarsi un nuovo Iran sulla sponda del Mediteraneo. A mio avviso si tratta di timori parzialmente infondati, ma e' chiaro che lui li sfruttera'.
La "transizione ordinata e pacifica" che si auspica Obama, torna quindi comodissima sia a USA ed Europa, sia, non troppo paradossalmente, a Mubarak. Stati Uniti e Unione Europea preferirebbero avere tutto il tempo di capire come si concretizzera' un nuovo governo in Egitto, e alla luce dei rapporti di potere tra i partiti politici, scegliersi interlocutori affidabili e possibilmente influenti, sui quali, scusate il gioco di parole, poter influire. Cosa che con un allontanamento repentino di Mubarak e in virtu' di una rivoluzione nata acefala e senza leader carismatici, li costringerebbe a navigare a braccio in acque politiche sconosciute.
Ricordo gia' che ci siamo, che sulla carta l'Egitto e' una repubblica semi-presidenziale e bicamerale con un sistema multipartitico, dominata tuttavia dal Partito Nazionale Democratico fondato da Sadat nel 1978 e parte della Internazionale Socialista (no comment...).
Nella realta', il paese e' un feudo dello zio di Ruby.
Ad ogni modo il tempo gioca a favore di Mubarak: da qui a settembre non solo puo' succedere di tutto, ma una volta concesse le riforme per addomesticare una parte dell'opposizione e riguadagnare consensi, lo zio di Ruby avrebbe tutto il tempo di regolare i conti alla sua maniera con i rivali piu' pericolosi. E si tratta di maniere assai poco gentili.
Senza contare che il protrarsi delle proteste danneggia l'economia egiziana (specie il turismo che ne rappresenta una parte significativa) e in tal senso, le vere o presunte concessioni potrebbero fungere da "calmante" per chi fra i ceti medi e medio-alti comincia a temere il caos.
Del resto, di fronte alla prospettiva di saccheggi, disordini e una chiusura prolungata di uffici pubblici, scuole e attivita' produttive, qualcuno potrebbe anche dirsi: "Be' dai, in fondo ha promesso di andarsene, vuol fare le riforme, diamoci una calmata e se ne riparla a settembre dopo le elezioni."
C'e' poi il rebus rappresentato dall'esercito che di fatto continua a lavarsi pilatescamente le mani della vicenda: non appoggia Mubarak e non sparera' sulla folla che manifesta pacificamente, ma dubito che permettera' insurrezioni armate e la formazione di milizie di rivoltosi. E l'esercito egiziano mena ed e' bene armato: non e' quello tunisino che tra le altre cose non amava alla follia Ben Ali e il suo entourage.
All'esercito interessa infatti mantenere il ruolo di arbitro che gli deriva dal grande potere che esercita nei destini del paese nordafricano.
Non dimentichiamo che le forze armate egiziane avranno scelto un " ni " nei confronti della rivoluzione popolare, ma che la loro lealta' al Partito Nazionale Democratico non mi pare abbia subito grandi scossoni.
Rimane inoltre da capire quali siano al momento i rapporti fra la nomenklatura del partito e Mubarak, dal momento che oltre al faraone, le manifestazioni hanno puntato il dito anche sulla gestione complessiva del potere, come dimostrano le recenti dimissioni del segretario del PND, Ahmad Ezz.
Non credo infatti che il PND sia disposto a mollare l'osso che ha stretto fra i denti per trent'anni: o perlomeno potra' rinunciarne a un pezzo, nella persona di Mubarak, il cui rampollo ed erede, designato dal papi alla successione sulla cadrega dal papi, pare non avesse incontrato il favore di forze armate e compagni di partito del papi.
In sostanza, Mubarak ha tutto da guadagnare a guadagnare tempo, e la sua dichiarazione e' coerente con quella che sembra essere una strategia per salvarsi in corner, magari abbandonando il palcoscenico, ma rimanendo dietro le scene in veste di regista. O di uno dei registi.
Ciodetto, e' anche un po' tardi per le promesse fatte dallo zio di Ruby: se le avesse fatte all'inizio della rivolta, forse avrebbero potuto funzionare, ma ora ne dubito.
Staremo a vedere. Le mie sono semplici speculazioni a carattere generale sulla situazione del momento, con tutti i difetti di valutazione che cio' comporta: se vi va, discutiamone e punto.
Di piu', nin zo: domani potrebbe succedere qualcosa che cambia completamente le carte in tavola rendendo obsoleto questo post.
Scusate se ho scelto di focalizzarmi su Mubarak, ma della rivoluzione e dei rivoluzionari si e' fatto un gran parlare in questi giorni, dando forse un po' troppo per scontata la dipartita immediata dello zio di Ruby, dimenticandosi cosi' del vecchio adagio militare secondo il quale "il nemico non collabora."
O perlomeno: Lenin questo adagio lo conosceva bene, mentre i rivoluzionari del centro anarchico-kollettivo-okkupato-femminista-antagonista-etno-equo solidale, Kollera Delle Donne Indignate per la Palestina Libera, di San Bidonate Marittima, evidentemente no.
Se comunque vi andasse di leggere qualcosa di davvero interessante sulla legittima rivoluzione di chi purtroppo e' oppresso sul serio, ma che grazie a Dio non conosce ancora i Modena City Ramblers, vi consiglio di dare un'occhiata a questo post di Uriel.
Il Cairo: si sparge la notizia del primo tour egiziano dei Modena City Ramblers.
12 comments:
adesso i pro-zio e fli anti-zio si menano e si ammazzano pure... mentre l'esercito si gratta le palle e assiste.
la cosa si fa più confusa ancora.
@itto ogami
Guarda ormai si puo' solo aspettare e vedere quel che succede.
:-)
Yossarian
Ed io che dicevo?
@Albion
Che avresti scommesso insieme a me.
:-)
Sarebbe stato un bel gruzzolo.
;-)
Yossarian
Proprio come nell'Impero Stellare Romulano, in Egitto il vero potere del presidente è sempre stato l'esercito.
Secondo me chi attualmente dirige i militari non è nemmeno lui così unito e/o risoluto, altrimenti la svolta, in qualunque direzione, alla rivoluzione, l'avrebbe già data la forza armata.
@Sciuscia
Proprio come nell'Impero Stellare Romulano
Ahahhahaa, sei un grande Sciuscia...
Secondo me chi attualmente dirige i militari non è nemmeno lui così unito e/o risoluto, altrimenti la svolta, in qualunque direzione, alla rivoluzione, l'avrebbe già data la forza armata.
Guarda io vorrei tanto capire cosa sta succedendo all'interno dell'esercito e nel partito di quel pirla di Mubarak.
La chiave e' li'.
Yossarian
Non a caso sostengo che siamo in una situazione di asimmetria informativa e che qualunque analisi noi facciamo è viziata da questa realtà.
Nessuno di noi, credo, ha mai prestato particolare attenzione a quello che avveniva in Egitto. Non sappiamo dare un volto ad i maggiori players del paese, non riusciamo a capire le dinamiche di potere che ci sono. Abbiamo qualche idea leggendo quel poco che compare su wikileaks. Ma oltre a questo ben poco.
Ovviamente il mio ragionamento non vale per i vari tuttologi che scrivono sui giornali. Ma almeno non mi pare di aver letto di "primavere egiziane".
ti ho risposto sul mio blog....
Il commento definitivo sui rivoluzionari nostrani è stato dato qui: http://goo.gl/LGi2V
"In mezzo a tutto questo caos, condito da altri problemi, mi devo pure sorbire le pasionarie sessantottine del web che - evidentemente incapaci di sfogare il loro ardore rivoluzionario cambiando governi democratici a loro molto più famigliari - si sfogano giocando alla rivoluzione col culo (scusate la terminologia) degli egiziani"
lo ZIO di Ruby???
ma non era il nonno?
minchia, mi crolla un mito, mi crolla.
Yoss, non mi dire che daranno la colpa alla Minetti anche per quello che sta succedendo in Egitto... mi verrebbe da scommettere che adesso la procura di Milano sta controllando l'ultima volta che è andata a Sharm.
Cordialità
Attila
@Albion
E se ti quotassi interamente?
Ti quoto.
:-)
@Baron Litron
Ma non era la figlia del fratello di Mubarak?
O la cugina della zia di Ahmadinejad?
:-)
@Attila
Ahahhahahahahahha, la Minetti, ahahahhahahahahha.
Attila, ora Santoro mostra il numero di cellulare di Mubarak ad Anno Zero....
@Uriel
Visto e commentato.
Gracias.
:-)
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