L'usuale tam tam dei sostenitori dei popoli oppressi che in occasione della rivolta del popolo tunisino ci ha piastrellato i coglioni con le responsabilita' dell'Occidente dalla grande estinzione del Permiano fino ai giorni nostri, ha tuttavia ritenuto comprensibilmente opportuno glissare su un fatterello di secondaria importanza che rappresenta l'ultima aggiunta al loro gia' cospicuo album di figurine di merda.
Il presidente tunisino Ben Ali' - un piu' che discreto e sanguinario pirla - a un certo punto decide di battersela di fronte alla rabbia di un popolo affamato che sta rapidamente diventando rivoluzione.
Mentre nel palazzo presidenziale di Tunisi si preparano in gran fretta le valigie, nelle stanze del Kollettivo dei Popoli Oppressi e Per le Denunce Dei Crimini Occidentali del nostro paese, si preparano e si susseguono con altrettanta alacrita', comunicati stampa, articoli, post, dichiarazioni congiunte di altri kollettivi, centri sociali e tutto il solito cucuzzaro di minchiate solidariste/terzomondiste.
Il tono lo conosciamo e ne ho anche accennato nel post precedente, ma ve lo riassumo in breve: "Occidente oppressore, e' anche colpa nostra, propaganda imperiale, Frattini appoggia il tiranno, l'Occidente appoggia il tiranno, il neoliberismo appoggia il tiranno, interessi occulti, interessi innominabili, poteri forti, le multinazionali, gruppi finanziari e il commissario Basettoni."
Comunque sia, Ben Ali' sale su un aereo privato e decolla alla volta dell'Europa. Ma qui le cose cominciano ad andare male per il fesso affamatore del pueblo, perche' tutti gli stati europei, e soprattutto la Francia, dove vive una numerosa comunita' tunisina, gli fanno un bel pernacchione, facendogli chiaramente capire che lui in Europa e' persona non grata.
A questo punto, dopo il maramaopercheseimorto del perfido Occidente, chi potra' mai offrire rifugio al sanguinario pirla?
Chi potra' mai essere piu' cinico e baro del destino e del demoniaco Occidente che ha appoggiato Ben Ali' e ha chiuso gli occhi sui suoi misfatti, i poteri occulti, il neoliberismo e di nuovo tutto il cucuzzaro dell'Occidente oppressore dei popoli, dal Permiano in avanti?
Ma un fratello arabo naturalmente, nei panni dell'Arabia Saudita.
Cosa ci resta quindi da dire all'avgvsto Kollettivo Antagonista dei Popoli Oppressi e Per le Denunce Dei Crimini Occidentali? Come sempre, un sonoro: "Mavaccagher."
Dopodiche', possiamo dedicarci ad alcune brevi osservazioni sulla vicenda.
Innanzitutto, che a parte qualcuno in buonafede e che al massimo posso criticare per quella che considero ingenuita' o un semplice errore di valutazione, il resto di tutti questi paladini degli oppressi e' l'usuale massa di cialtroni in assoluta malafede.
Questo perche' qualsiasi tipo di rapporto commerciale, politico o diplomatico, diretto o indiretto, piu' o meno chiaro, fra gli stati europei e il deposto presidente e la sua giunta militare, non e' il diretto responsabile della sanguinosa repressione di cui e' stato vittima il popolo tunisino e non puo' nemmeno essere utilizzato come sciocco pretesto per una chiamata di correo.
Se cosi' ragionassimo, allora dovremmo fare la stessa chiamata di correo per Brasile, Turchia e Russia, grandi amici e partner commerciali - piu' o meno alla luce del sole - dell'Iran, quando il regime degli ayatollah ha represso nel sangue le recenti proteste degli studenti e dell'opposizione iraniani.
Sia chiaro: e' piu' che lecito criticare Frattini o la politica del governo italiano nei confronti della Tunisia, ma dal momento che non abbiamo consiglieri militari italiani per le strade di Tunisi o Biserta a fianco delle truppe governative, la chiamata di correo e' semplicemente demenziale.
Perfino le armi, i veicoli, gli aerei e le navi delle forze armate tunisine, sono roba stravecchia statunitense, cecoslovacca, italiana (addestratori Aermacchi MB-326 e Siai-Marchetti S-208) e francese. E non mi risultano acquisti massicci di armamenti moderni occidentali da parte del deposto presidente Ben Ali'.
L'economia tunisina e' andata in vacca e siamo noi i responsabili? Non credo, e se anche nei programmi di liberalizzazione e privatizzazione - compreso un accordo con l'Unione Europea - vi e' stato il consueto aumma aumma di interessi economici e finanziari, per funzionare, la corruzione ha bisogno di due soggetti: chi offre le mazzette, e chi le riceve.
Quando cadde il muro di Berlino, i paesi del Bric che hanno scalzato l'Occidente dal dominio non solo economico planetario, erano tutti, con l'eccezione della Cina, se non vassalli economici, quantomeno terreno di conquista per gli affari dell'Occidente. Poi, semplicemente, Vladimir Putin, Sonia Gandhi e Lula, si sono rotti i coglioni e hanno deciso di cambiare le regole del gioco.
E con loro lo hanno fatto anche Chavez, Ahmadinejad, Evo Morales e Cristina Fernandez de Kirchner. E prima di loro lo hanno fatto Khomeini e Castro (quest'ultimo e' riuscito perfino a sopravvivere al catastrofico crollo del suo supermentore).
Che poi alcuni di questi leader siano dei gran figli di zoccola, e' irrilevante ai sensi del discorso. Quel che conta e' che la storia dell'oppresso vittima dell'Occidente ha semplicemente rotto i coglioni: e' vecchio letame post-colonialista vecchio di 30 anni, in un mondo che negli ultimi 15 anni e' completamente cambiato, e la cosa piu' paradossale che queste gigantesche, immarcescibili, inequivocabili e imponderabili teste di cazzo antagoniste e progressiste rifiutano di riconoscere, e' che il mondo e' diventato in fondo quello che avrebbero voluto loro.
Un mondo dove l'Occidente sotto molti punti di vista, conta come il due di picche: un mondo multipolare dove gli USA sono solo una grande potenza fra grandi potenze, e l'Europa ha altri cazzi per la testa che mettersi a giocare al "fardello dell'uomo bianco". Fra l'altro, l'Europa, quel gioco imperiale lo abbandono' per sempre quando si suicido' il 1 agosto del 1914.
Come dice Uriel: "La festa per l'Occidente e' finita. Ora si deve competere."
E tutto sommato e' giusto, ed e' la fine di un ciclo unipolare francamente antistorico durato 500 anni: oggi si sta ristabilendo il normale equilibrio multipolare del pianeta.
Quindi no: l'Italia e l'Occidente possono aver fatto affari discutibili con la giunta militare tunisina deposta, ma non e' anche colpa nostra: queste sono stronzate enunciate da pirla neotenici cresciuti nel "welfare delle coscienze" dove e' sempre colpa di qualcun altro per la loro miserabile immaturita' e idiozia, mascherate da "rivoluzioni", "antagonismo" e "solidarieta' per gli oppressi" che inevitabilmente li porta a bersi e a concepire le piu' immonde cazzate complottiste.
Nel mondo multipolare del XXI secolo sono i popoli e i loro governanti a decidere di cosa devono vivere e di cosa devono morire.
E questo vale anche per l'Arabia Saudita dove ha trovato riparo Ben Ali', dal momento che arrivera' l'inevitabile saccentone "antagonista e kollettivo" con la solita boiata che sento immutata da 30 anni: "Ma l'Arabia Saudita e' un lacche' degli americani."
Letame. Puro sterco ricoperto di guano, farcito di liquame e finemente ricoperto di deiezioni di cammello. L'Arabia Saudita ha una sua politica estera, e una sua ben precisa idea di come deve essere il Medio Oriente.
L'Arabia Saudita si serve degli americani e gli americani dell'Arabia Saudita, ma molto spesso quest'ultima ha giocato per conto suo, in maniera indipendente e anche contro gli interessi americani nell'area.
Lo storico della Guerra Fredda John Lewis Gaddis ha coniato un bel termine per definire questo rapporto di mutua convenienza che non di rado consente allo stato "fantoccio" addirittura di ricattare il padrone: lo ha chiamato "the tail wagging the dog", ossia " la coda che scuote il cane" e si fonda su un semplicissimo presupposto da parte del "lacche' ": "Se vado in vacca io, va in vacca anche tutta la tua politica geostrategica nell'area."
Lo utilizzarono il Vietnam del Nord destreggiandosi fra Cina e URSS ( alla fine scelse quest'ultima e la scelta gli costo' una guerra con la Cina nel 1979) e il Vietnam del Sud approfittando della "Teoria del del Domino" che le amministrazioni americane applicarono all'Indocina a partire dagli anni 50, e che per certi versi rimane ancora valida.
Lo stesso dicasi di Cuba, del Cile di Pinochet e ovviamente di Israele, che spesso e volentieri ha preso iniziative unilaterali facendo enormemente incazzare gli alleati americani, come in occasione della demenziale invasione del Libano nel 1982, quando Reagan lo si senti' ululare anche in Messico.
Ora, vi chiederete perche' tutti i membri, gli intellettuali e gli accademici del Kollettivo dei Popoli Oppressi e Per le Denunce Dei Crimini Occidentali non vedano queste semplici cose e continuino a liofilizzarci gli zebedei con terminologie, denunce, e vocabolari politici vecchi di 30 anni e praticamente defunti.
La risposta sta in un cocktail devastante di puro guano ideologico che tutta questa banda di immensi cialtroni ha elaborato partendo da un primo ingrediente di base: da una delle due mefitiche ideologie che hanno fatto del XX secolo un bagno di sangue, merda, odio razziale e ideologico, ossia il marxismo-leninismo.
Mettiamo da parte il buon Marx: uomo intelligentissimo che non credeva in utopie dementi e che, come giustamente sostiene il grande storico Eric Hobsbawm, ha ben poco a che fare direttamente con le derive sanguinarie delle sue idee.
Punto primo: per il marxismo-leninismo, l'individuo non conta essenzialmente un cazzo di fronte alla Storia: tutto quel che si fa per decidere la Storia, lo si fa tutti insieme. Cio' e' fondamentale per spiegare la nozione di Kollettivo, e il tediosissimo e retorico abuso che questi gasteropodi fanno del termine.
A questo, aggiungete l'idea socialdemocratica delle societa' socialdemocratiche dove questi beoti sono cresciuti, in base alla quale la responsabilita' individuale non esiste, ma e' sempre invariabilmente del sistema che sbaglia qualcosa. Ergo, al nostro coraggioso cavedano viene inculcata l'idea che la colpa e' sempre di qualcun altro e che comunque un ente superiore chiamato stato o sistema deve provvedere alle sue necessita'. Tutto e' un diritto, tutto gli e' dovuto e se non lo ottiene non e' colpa sua.
Dopodiche', versate una abbondante dose di tutta quell'aria fritta diffusasi a sinistra a partire dal 1968: velleitarismo, solidarismo, terzomondismo, movimentismo, tendenze anarchiche e centrifughe, comuni di hippy che cantano "California Dreaming", Che Guevara, Herman Hesse, le religioni orientali, l'India e il Maharishi Yogi.
A questo punto il nostro totano e' pronto per l'infusione e la shakerata finale: a partire dagli anni 80 e 90 del secolo scorso e sulla scia delle critiche alla globalizzazione, il fesso riscopre quell'ossessione per i particolarismi etnici e culturali che "infiniti lutti" aveva addotto alla prima meta' del Novecento (e anche al resto).
E con l'ausilio di vari accademici postmoderni dalla prosa orribile e oscura anche quando hanno idee tutto sommato interessanti, e' tutto un fiorire di "punti di vista" e relativismi etici e culturali fondati su un vero e proprio culto New Age estremamente superficiale e feticista di etnie, tradizioni e culture, dal quale non poteva non emergere la nuova grande passione delle sinistre di tutto il pianeta: la religione.
Si', perche' a partire dagli anni 90 la sinistra in crisi identitaria decide che la religione non e' piu' l'oppio dei popoli, ma anche il suo, e siccome il Cristianesimo e' troppo bianco, non ha le palle e puzza ancora di oppressore, bisogna trovare un sostituto militante, incazzato, rivoluzionario, e non contaminato dall'Occidente: ed ecco che scopre l'Islam, ma non quello normale e tollerante che ne ha fatto una grande religione e una grande civilta', bensi' quello piu' retrivo, reazionario, fanatico e bigotto della vulgata wahabita. L'equivalente islamico dei fanatici bigotti e reazionari della Bible Belt americana.
Del resto, bisogna tenere a mente che molti di questi militanti e intellettuali vengono da una ideologia intollerante, fanatica e sanguinaria che o non hanno sconfessato, o dalla quale hanno abiurato con estrema riluttanza.
Ed e' cosi' che l'Islam diventa la Cuba del XXI secolo: ossia, quella che nel XX secolo era "La Grande Utopia Socialista Latino-Americana" di Castro: un paradiso dove tutti avevano un lavoro, un piatto di minestra, istruzione e cure mediche gratuite.
L'Islam in versione bigotta e reazionaria assurge quindi al ruolo di "Grande Utopia Spiritual-Etno-Rivoluzionaria" del XXI secolo dove tutti hanno un lavoro, un piatto di minestra, assistenza spirituale e cure mediche gratuite, grazie al welfare caritatevole di Hamas ed Hezbollah, e dove l'Iran, come la Cina maoista e' un esempio di societa' modello, che guai a criticarla perche' impiccano gli omosessuali: sei lo fai sei un imperialista ottuso e vieni deriso da intellettuali sprezzanti che ti dicono "Cos'e', borghesuccio occidentale, hai paura del babau islamico?", esattamente come negli anni 70 ti deridevano dicendoti "Cos'e', borghesuccio occidentale: hai paura del babau comunista cinese?".
E poi naturalmente, ti tocca sorbirti un pippone catartico di poesie persiane, canti turcomanni, canti di resistenza, esegesi degli scritti di Sayyd Qutb (l'equivalente islamico della Fallaci) e interpretazioni del Corano, per farti capire quanto sei ignorante, cosi' come negli anni 70 dovevi sorbirti un pippone catartico dal Libretto Rosso del Grande Timoniere per espiare le tue colpe e i timori piccolo-borghesi.
Poco conta a questo punto che con tutte le teorie deliranti e le ossessioni etniche e religiose da Blut und Boden, una certa sinistra si ritrovi non di rado in compagnia di camerati che certe passioni per popoli, etnie, sangue, suolo e tradizioni le condividono da sempre: compresa la religione e anche quella islamica.
In fondo e' dai tempi di Ernst Rohm, capo delle camicie brune (Sturmabteilung, SA), esponente dell'ala socialista del nazismo, nemico giurato del capitalismo e avvocato delle nazionalizzazioni piu' radicali, che i due estremi flirtano, e oggi hanno dato vita al noto fenomeno del "rossobrunismo".
A questo punto il cocktail e' completo e il nostro cefalo e' pronto a kollettivizzare quell'unico neurone che possiede, producendo post, articoli, manifesti e appelli per popoli oppressi che denunciano oppressori che non esistono piu' e che appartengono a un mondo defunto.
Sono gli stessi con le stesse identiche parole da 30 anni, passati di generazione in generazione e che oggi sono scritti da giovani di vent'anni che utilizzano una lingua morta e che sono vecchi dentro.
Giovani e non solo - c'e' anche una discreta quota di miei coetanei - cresciuti da una ideologia che li ha resi totalmente incapaci di elaborare il concetto di responsabilita' individuale per se', figuriamoci per popoli e governi. La colpa e' sempre di qualcun altro, di un Grande Vecchio o del sistema di turno.
In virtu' di tutto cio', a questi merluzzi non rimane che affidarsi al Kollettivo: perche' una persona con un singolo neurone e' una persona con un singolo neurone, ma dieci persone con dieci neuroni sono un Kollettivo...
Senza contare che una parte sostanziale di quella odierna non e' piu' una sinistra - che non aveva solo difetti e colpe, sara' opportuno ricordarlo - ma una sorta di bizzarro culto New Age anti-illuminista, antiscientifico, autoritario e naziambientalista, ossessionato patologicamente da etnie, razze, religioni e tradizioni, i cui adepti sono in gran parte benestanti occidentali e rampolli delle classi dirigenti.
Ergo, la colpa di quel che e' successo in Tunisia, e' del governo tunisino, e il merito di aver scelto una strada diversa e di aver abbattuto un tiranno va al popolo tunisino. Punto. Basta con le colossali merdate degli oppressori occidentali e la retorica di un mondo che non esiste piu' se non nelle puerili fantasie rivoluzionarie di questi noiosissimi cialtroni da salotto buono.