Sunday, 27 February 2011

Pinzillacchere di inizio settimana


Un breve aggiornamento del blogroll prima di iniziare la settimana: vi segnalo "Kulturame" e non vi dico altro per non rovinarvi il piacere della lettura, tranne che si tratta di uno dei blog piu' interessanti che abbia letto ultimamente. E mi fa anche ammazzare dal ridere, cosa da non  sottovalutare.

Vi anticipo inoltre che questa settimana parleremo di nazisti, visto che Eco va in giro a dare del nazista a tutti coloro che non votano come piace a lui, il che denota una concezione piuttosto peculiare della democrazia, ma soprattutto per spiegare come Hitler ando' al potere, dal momento che mi pare regni un po' di confusione sulle vicende della Repubblica di Weimar e sull'ascesa del Fuhrer.

Chi conosce la storia - ed Eco e' doppiamente colpevole perche' la conosce molto bene - sa che la storiella del "venne eletto democraticamente" e' vera nella misura in cui la Repubblica di Weimar era una democrazia, ma che la realta' e' diversa: Hitler non s'impadroni' della cadrega grazie ai voti del popolo, ma in virtu' di una pratica politica che in Italia conosciamo molto bene e che a quanto pare verra' riesumata dopo la dipartita del cialtrone di Arcore: l'inciucio politico.

Altro che "eletto democraticamente". La nomina di Adolf Hitler a Reichskanzler (Cancelliere del Reich) e' la storia di un inciucione in cui la volonta' del popolo c'entra quanto c'entro' nella staffetta Prodi-D'Alema.

D'altro canto e' impossibile non accorgersi che ora fra gli Opliti del Bene non e' piu' di moda dare del fascista a ogni pie' sospinto, ma si preferisce optare per il nazista: questo e' perfettamente in linea coi dettami dell'odierna sinistra New Age ossessionata dalle tradizioni e dal rispetto delle identita', dal momento che si vuole evitare di offendere le tradizioni e l'identita' dei possibili nuovi alleati di governo del FLI di Gianfranco Fini.

Se mi avanzera' tempo, parleremo ancora di Inghilterra, multiculturalismo, immigrazione e  sondaggi, nonche' degli avanzatissimi metodi scientifici utilizzati dai laureati radical-chic delle facolta' umanistiche inglesi  - e parlo di Oxford - per analizzare le complesse problematiche socio-economiche di un quartiere popolare di Londra: si prende dal proprio quartiere molto upper class della Londra bene e ci si reca quotidianamente al mercatino etnico di un ghetto a fare la spesa di cibi e vestiti etnici.

Incredibile ma vero, l'avgvsta protagonista di questa indagine sociologica ha posto le basi per la dottrina dello shopping antropologico. Non vi posso anticipare di piu', tranne che David Cameron fa benissimo a tagliare i fondi alle facolta' umanistiche britanniche specializzate in "Filologia della letteratura LGBT nelle comunita' della Patagonia" per concentrarsi su quelle scientifiche.


PS. Tanto per rinfrescarvi la memoria su quei "valori" di onesta', integrita' e coerenza di cui  oggi gli Opliti del Bene si dichiarano alfieri e vessilliferi, contrapposti al bugiardo e disonesto Abberlusconi, vi scodello questo succoso link del 1998 in cui Massimo D'Alema giura su Lenin, la mamma, la provola affumicata e i carabinieri, che mai e poi mai, ma neanche se gli puntano una pistola alla tempia, ci sara' una staffetta con Romano Prodi...

Sia fatta la volonta' del popolo, vero Umberto Eco?


Monday, 21 February 2011

Rivoluzioni arabe e intellettuali nostrani: la solita minestra riscaldata


Ogni volta che il Medio Oriente si guadagna le prime pagine dei giornali e' una occasione imperdibile per sbugiardare impietosamente tutta la spazzatura ideologica che si nasconde dietro le dichiarazioni degli isterici difensori dell'Occidente dallo "nero periglio che viene dal mare" che strillano "Orrore, vogliono islamizzare Satana!", o la controparte di dotti difensori della purezza dell'Islam che scuotendo con malcelato disprezzo l'erudito testone, ti ingiungono di prendere almeno due dottorati sulla storia dell'Islam prima di poterti permettere di criticare l'infibulazione.

La cosa piu' divertente in entrambi i casi, e' che per mettere in luce quelle che sono semplici opinioni politiche militanti, ideologiche e in malafede, celate da una miserabile foglia di fico di supposta imparzialita', opinioni erudite, e diritti umani "come cazzo pare a me", basta in realta' una cultura storica superiore alla media e una conoscenza delle vicende mediorientali che va al di la' delle semplicistiche boiate degli "esperti" che si avvicendano sui quotidiani starnazzando  "I Fratelli Mussulmani vogliono trasformare tua sorella in una moschea!" oppure apostrofandoti con dotto disprezzo,  "Cos'e' borghesuccio occidentale e ignorante, hai paura del babau islamico?"

A volte addirittura bastano un po' di memoria e memoria storica, come nel caso di Gheddafi, a cui i libici stanno facendo giustamente passare un brutto quarto d'ora.

Del rais di Tripoli tutti si sono serviti e lui si e' servito di tutti. Negli anni 80 il colonnello era la vittima dell'imperialismo americano di Ronald Reagan e la sinistra italiana si strappava i capelli perche' gli F-111 USA  "accidono i criature, accidono i criature!", e giu' fiumi di merdosa retorica sui morti dei bombardamenti, senza degnare di una lacrima che fosse una le criature uccise dagli attentatori libici nel cielo sopra Lockerbie.

Poi, quando il colonnello si e' messo a strizzare l'occhio a Silvione-Chavez, ecco che il PD e la sinistra italiana si sono accorti che in realta' Gheddafi e' un dittatore.

Non e' una novita' a dire il vero, perche' la sinistre europee hanno sempre appoggiato dittatori vari e assortiti tramite scuse e giustificazioni  farraginose, dottamente oscure e intricate, generalmente molto esilaranti e assolutamente prive di logica, tranne che nel loro singolare universo dove la logica e' una opinione postmoderna,  ma il caso libico e' particolare, poiche' a differenza di Castro che per gli Opliti del Bene e'  tuttora un benefattore del popolo cubano, Gheddafi deve le sue sfortune alle attenzioni di Silvio Berlusconi. 

Ma Silvione a parte, la dimostrazione piu' eclatante non dell'ipocrisia - che fa parte della realpolitik - ma della vera e propria vigliaccheria del PD, e ' la reazione di D'Alema che non ha perso occasione per tirare in ballo inopinatamente Israele. 

D'Alema punta il ditone contro Israele cattivo che non capisce le nascenti democrazie arabe (e tanto per cambiare c'infila quella immensa rottura di coglioni dei palestinesi), ma somministra  solamente un buffetto amichevole a Gheddafi che spara sulla folla, e soprattutto ben si guarda dal criticare l'amicone nazistoide Assad in Siria.

Fra l'altro, dopo la minaccia del figlio del dittatore di Tripoli di  non collaborare piu' al controllo dell'immigrazione se la UE non cessera' di appoggiare le rivolte dei paesi arabi, abbiamo avuto la conferma di  quello che tutti, a parte i microcefali della sinistra New Age ossessionata dalle politiche etno-religiose-identitarie, sospettavamo da tempo: che l'immigrazione fosse sfruttata e controllata da questi regimi, e che gli stessi se ne servissero come di un'arma per ricattare l'Europa sulla pelle degli immigrati.

Si trattava e si tratta in sostanza, di un problema socio-economico, come avrebbe giustamente osservato Marx, e non di una sorta di gigantesco festival culturale delle etnie che approdano sui nostri lidi per insegnarci a cucinare il cous cous, ad avvolgere la kefiah nella maniera corretta, o a stupirci con la saggezza dell'Islam, come credono i cinocefali radical-chic della sinistra New Age, che del fenomeno hanno una conoscenza legata al salaam aleikum che scambiano quotidianamente col kebabbaro, pensando cosi' di essere in sintonia con la meravigliosa realta' della societa' multiculturale.

Quanto a Silvio Berlusconi e Gheddafi, c'e' solo da sperare che prima di levarsi dalle palle, il cialtrone arcoriano esprima giudizi positivi, o cerchi un accordo bilaterale con l'Iran di Ahmadinejad.

Sta a vedere che qualcuno si accorge che Ahmadinejad e' un autocrate come Mubarak...

E proprio l'Iran e' l'altro banco di prova della cialtroneria ideologica mascherata da erudizione dei nostri intellettuali ed esperti del mondo islamico.

Mi pare di avervi gia' detto che a mio avviso l'Islam, e in particolare l'Iran, sono l'equivalente odierno di quello che 30 anni fa era la Cina maoista.

Oggi come allora era impossibile per il "borghesuccio occidentale" spaventato dal babau comunista cinese, esprimere una critica sul bagno di sangue della Rivoluzione Culturale o sui milioni di morti (e si sapeva) provocati dal Grande Balzo in Avanti di Mao Tze Tung.

Non potevi permetterti una parola se non avevi letto quella merdata del Libretto Rosso di Mao, o se non eri un sinologo con almeno due dottorati sulla storia della Cina.

La Cina, come l'Iran di Ahmadinejad, era un modello di virtu', un esempio da seguire per superare il decadente modello capitalista occidentale e bla bla bla...

E guai a toccarla.

Poi la Cina lo ha messo in culo a tutti: sia i fan del lassez faire economico, ossia quelli che "solo il libero mercato fa  nascere e sviluppare la democrazia", sia  i bravi proletari dell'economia pianificata.

Oggi il comunismo cinese prospera grazie all'economia di mercato e tiene per le palle quelli che si credevano i vincitori della Guerra Fredda grazie alla democrazia e all'economia di mercato.

AHHAHAHAHHAHAHAHAHAHAHAHAHHA: grande Deng Xiao Ping. Per il momento il marxismo-confuciano batte nettamente Milton Friedman.

Ad ogni modo, la stessa cosa accaduta con la Cina, accade con l'Iran: quando criticate il regime di Teheran sostenendo che si tratta di una dittaura teocratica, vi ritrovate inevitabilmente fra capo e collo il dotto esperto di Islam e poeti persiani che scuotendo il ditone vi rimprovera della vostra crassa ignoranza, poiche' l'Iran non e' una struttura monolitica, ma una societa' complessa e dinamica con diverse sfaccettature.

Il tutto condito dall'inevitabile e sprezzante: "Hai paura del babau islamico? Vedi mussulmani cattivi dappertutto?"

Il che e' assolutamente corretto; la societa' iraniana e' tutto meno che monolitica, prova ne sia che i nemici di Ahmadinejad che in questi giorni scendono in piazza chiedendo riforme, non sono biechi filosionisti assoldati dagli americani per trasformare le moschee in succursali di Burger King o McDonald's, bensi' politici moderati ma vicini ai conservatori come Mir-Hossein Moussavi e clerici come Mehdi Karroubi (oggi agli arresti domiciliari) che si dichiarano, ed erano, strenui seguaci dell'ayatollah Ruhollah Khomeini.

Per come la vedo io che non sono dotto ed erudito e che non recito antiche poesie persiane,  l'opposizione e una parte non indifferente dei conservatori iraniani, stanno cercando giustamente di fermare quello che e' il golpe strisciante e personale di Ahmadinejad e di assicurare all'Iran quella pluralita' di voci e di gestione del potere di cui si riempiono la bocca i nostri intellettuali quando vi rimproverano giustamente di non capire la "complessa realta' iraniana."

Gli oppositori di Ahmadinejad non hanno  infatti nessuna intenzione di far entrare l'Iran nella Nato, di rinunciare al ruolo di grande potenza regionale dell'Iran, o di convertire il paese al Cristianesimo.

Tuttavia, se provate a parlare entusiasticamente della "complessa realta' iraniana", dell'opposizione al regime, o delle manifestazioni in piazza a Teheran, verrete nuovamente bacchettati dagli stessi dotti pirloni, secondo i quali state semplificando perche' siete 'gnuranti, bruti e talpini, non conoscete i poeti persiani, non sapete che i nemici di Ahmadinejad sono quattro gatti radical-chic appoggiati dai sionisti e dagli USA, ma soprattutto il paese intero sta con Ahmadinejad.

Per dirla con Lillo & Greg: como se spiega?

Non si spiega: o meglio, si spiega solo con la prodigiosa quantita' di  dotte cortine fumogene escrementizie che un cervello militante e ideologico e' in grado di produrre per mascherare e giustificare ossessioni mistico-religiose-ideologiche escrementizie, relative a Saladini che impongono califfati al posto di decadenti civilta' occidentali, e altre puttanate simili, dovute in non pochi casi a una cronica scarsita' di pompini durante gli anni dell'universita'.

Perche' e' chiaro che di queste merdate mistiche dei nostri intellettuali sui guerrieri dell'Islam, alla maggior parte degli iraniani  e all'opposizione al regime, non frega assolutamente un cazzo, cosi' come pare non gliene freghi un cazzo perfino ai Fratelli Mussulmani in Egitto, sbandierati come l'orda saracena dagli imbecilli della destra americana e di altre destre europee.

Il Dott Falecius - che conosce l'Islam, ma che con i mistici pirla sopracitati nulla c'entra - ha scritto un bel post in proposito.

Questa profonda e radicata malafede, a mio avviso spiega la tiepida attenzione degli ardenti rivoluzionari filoislamici nostrani alle piazze iraniane, dopo tutto l'infernale casino che hanno piantato per sostenere gli egiziani.

Gli egiziani si', e giu' critiche all'Occidente reo di non condannare il regime di Mubarak, ma gli iraniani no: e guai se l'Occidente appoggia i dimostranti a Teheran: "Orrore, vogliono trasformare l'Iran in una colonia israeliana e del decadente Occidente!"

Como se spiega?

Ve l'ho gia' spiegato: e' semplice sterco mistico-ideologico-religioso e l'importante e' non farsi intimorire da questi "intellettuali": metteteli davanti alle loro contraddizioni - non ci vuole molto con chi e' ideologicamente o "religiosamente" convinto - e una volta accertato che si tratta di semplice militanza politica o religiosa mascherata da dotta opinione accademica, potrete mandarli tranquillamente affanculo con la coscienza a posto e senza timore di aver insultato la cultura accademica o la cultura islamica che peraltro merita  il massimo rispetto.

Avrete infatti solamente insultato un pirla, come i pirla che 30 anni fa sostenevano con dotte argomentazioni che i milioni di morti del Grande Balzo in Avanti di Mao Tze Tung erano propaganda americana e occidentale.

E che oggi si battono il petto dicendo di non essere mai stati comunisti.

Era tutto uno scherzo...

Monday, 14 February 2011

Viaggio al termine dell'italietta


Onestamente non trovo altro modo per definire la manifestazione delle foche ammaestrate di ieri, che parafrasare Celine.

Non e' mia intenzione soffermarmi sulle ragioni che hanno spinto le furenti matrone riformatrici del Ministero per la Prevenzione del Vizio e la Propagazione della Virtu' a starnazzare nelle piazze, ne' commentare il triste campionario umano che fungeva da delirante corollario a una iniziativa degna dell'italietta perbenista anni 50 che s'indignava per scandali che coinvolgevano donnine, amichette e politici, quali il delitto di Wilma Montesi.

Se ne e' gia' parlato abbastanza e non credo di aver nulla da aggiungere. Anche perche' dialogare con quella gente e' come discutere con la lavatrice. Avete mai provato a spiegare qualcosa alla lavatrice?

Posso solo ribadire che non vedo l'ora che Silvione-Chavez si tolga dalle balle cosi' almeno questi microcefali ricominceranno a darmi del fascista e non del filoberlusconiano, che e' oggettivamente troppo anche per me.

Ci sono comunque due osservazioni che mi sento di fare e che riguardano sia il linguaggio utilizzato dalle Erinni antimignotte, sia l'ossessione che questi retti cittadini e cittadine sembrano provare per i "modelli da offrire alla societa' ", come testimonia la ridicola iniziativa lanciata su Facebook che invitava le donne indignate a sostituire il proprio avatar con quella di una donna celebre che fungesse da "modello".

Per ragioni a me ignote, i modelli scelti dai membri del Ministero per la Prevenzione del Vizio e la Propagazione della Virtu', erano quasi sempre degli incommensurabili cessi, ma soprassediamo. Tanto sono fascista e maschilista.

Il linguaggio della politica e' infatti molto importante e ci rivela cose assai interessanti sulla societa' che costituisce la base della politica in un determinato periodo storico.

Ne sapeva qualcosa Victor Klemperer, filologo ebreo all'universita' di Dresda che durante la semi-clandestinita' a cui fu costretto insieme alla moglie durante il nazismo, scrisse un interessantissimo diario sulle manipolazioni della lingua tedesca ad opera dei nazisti. Una sorta di neolingua che egli defini' "Lingua Tertii Imperi", (Lingua del Terzo Impero) a cui fece seguito un'altra eccezionale disamina della retorica utlizzata dal regime comunista sovietico che nella Germania Est sostitui' quello del Terzo Reich, ovverossia quella che lui chiamo' "Lingua Quartii Imperi" ( Lingua del Quarto Impero).

Ça va sans dire, Klemperer ebbe modo di notare stupefacenti analogie fra le due neolingue.

Sarebbe ancor piu' interessante se il buon Klemperer fosse vivo oggi, sapere cosa ne pensa della lingua di quella fetenzia del politicamente corretto, ma non divaghiamo.

Mettiamo quindi da parte Klemperer che con i neobigotti e quel che succede in piazza oggi in Italia non c'entra nulla, e torniamo al linguaggio poiche' in un aberrante articolo di Alessandra Farkas pubblicato dal Corriere, l'autrice, che vive negli USA, spiega di voler restituire il passaporto italiano perche' il suo circoletto liberal di amici politically correct e radical-chic americani, passa nottate a discutere sulla blogosfera radical-chic obamiana statunitense, dei sette minuti tagliati da quell'immenso cumulo di sterco di cammello su pellicola che risponde al nome de "Il Caimano".

La miglior risposta a questa immane sciocchezza dell'avgvsta et indignata Farkas, che ancora una volta funge da spia del pantagruelico quantitativo di aria fritta che gli oppositori del nano producono al posto di programmi di governo, l'ha data Paolo Bizzarri che su Facebook ha scritto: "E' diventata una tipica americana. Abbiamo tutto il Nord Africa che sta esplodendo, con la prospettiva di profughi che ci arrivano dritti sparati sulle coste a carrettate, e dobbiamo pensare ai sette minuti del Caimano. Ovvio, per lei la tv è tutto, da brava americana."

Ad ogni modo, nell'articolo indignato della Farkas che invito volentieri a restituire il passaporto per godersi i suoi illuminati e civili amici yankee, fa capolino questa frase riferita all'Italia in cui arrivo' il genitore della giornalista: "La nazione, allora povera ma generosa che sessant’anni fa aveva accolto a braccia aperte mio padre..."

Frase che fa il paio con quella di un giornalista del Fatto Quotidiano che pochi giorni fa, commentando una storia di cronaca circa un sindaco leghista e una bambina africana aveva scritto di quest'ultima: "Speranza ( nome fittizio della piccola) vive in una famiglia povera ma felice."

Ora: il sottoscritto pensava che espressioni come "povero ma felice", o "povero ma generoso" fossero spazzatura scomparsa dal lessico dell'italiano moderno verso la fine degli anni 50, che a differenza di quanto dice la Farkas e stando a mia madre, erano solo poveri, con enormi tensioni sociali e politiche, e assai poco generosi o felici.

Oppure, che un simile guano retorico e desueto fosse riservato alle pagine di libri "pedagogici" ove si narrano storie di piccoli scrivani fiorentini e piccole vedette lombarde.

Tanti anni fa avevo un caposervizio che quando prese in carico la redazione ci mise in guardia: "Il primo che scrive 'stanco ma felice', lo caccio a pedate nel culo."

Io alla Farkas e a tutti i radical-chic come lei, li priverei per due anni dello stipendio per vedere se passa loro la voglia di essere "poveri ma felici", o "poveri ma generosi".

L'altra frase significativa dall'articolo della Farkas e' la storiella morale che viene narrata a dimostrazione della superiore cultura etica del politico e della societa' americana sulla decadente e corrotta civilta' mediterranea: "L’America, non dimentichiamocelo, è il Paese dove un deputato repubblicano dello Stato di New York si è dimesso tre ore dopo che un sito Internet aveva pubblicato una sua foto a torso nudo inviata ad una donna conosciuta online."

Come ha commentato il mio amico Lamb-O in una conversazione privata via e-mail: "Bella merda l'America."

Tutto cio' e il linguaggio utilizzato, dimostrano chiaramente che la cultura politica di questa gente e' quella dell'Italia umbertina, alla quale il furore luterano e moralista dei neobigotti vorrebbe riportarci.

Del resto, in attesa della spero ormai certa dipartita del satiro di Arcore, la politica italiana sta facendo le grandi manovre per dare vita a una rutilante riedizione del trasformismo di Depretis & soci: un bel Governone di Unita' Nazionale a Tarallucci e Vino dove si possa finalmente tornare a lottizzare come ai bei tempi in cui ognuno aveva la sua fettina di quartiere e non c'erano volgari parvenu brianzoli a fare da asso pigliatutto.

La seconda osservazione sui neobigotti, riguarda come ho gia' detto, la loro ossessione verso i "modelli per i giovani" o per la societa'.

Per dirla con Lillo & Greg: como se spiega?

Pochi giorni fa mi e' capitato sott'occhio un vecchio articolo del Corriere in cui si recensice un film realizzato dal gggiovane et impegnato regista Patrizio Gioffredi, ispirato ai polizieschi degli anni 70, dal titolo " La banda del Brasiliano".

E' la storia come ci spiega il Corriere "di quattro amici sulla trentina, tutti senza posto fisso né certezze professionali e con in testa una missione: rapire i cinquantenni, individuati come i principali responsabili della diffusione del precariato nella società."

La prima cosa che mi e' venuta in mente visto che ho 48 anni, e' che nella cultura della sinistra italiana esiste ancora il concetto mostruoso e nazistalinista della colpa collettiva, che e' un po' come dire che dopo gli attentati a Madrid o a Londra da parte di estremisti islamici, ogni spagnolo o inglese avrebbe dovuto avere licenza di uscire in strada e uccidere il primo mussulmano che incontrava.

Ma diamo per scontato - anche perche' in parte e' vero - che la mia generazione e quella dei baby boomers abbia queste colpe.

Una generazione di giovani disgustata da questa situazione, dovrebbe innanzitutto chiedersi perche' sia successa una cosa simile e poi giustamente rimboccarsi le maniche per evitare che un tale scempio accada di nuovo ai loro figli.

E invece qual e' l'illuminante conclusione di questi cinocefali neotenici sulle cause delle loro disgrazie?

Dopo averci spiegato che nel suo stracazzo di merdoso kollettivo sono tutti precari e bla bla bla , Gioffredi dice che l'accusa al cinquantenne rivolta nel film dal protagonista, e' : "Ci avete dato i mezzi e ci avete tolto gli scopi."

Lo riscrivo in grassetto perche' non riesco a crederci: "Ci avete dato i mezzi e ci avete tolto gli scopi."

In sostanza, il neotenico e il suo kollettivo della minchia frusta non mi stanno dicendo che la mia generazione lo ha vigliaccamente ostacolato, il che sarebbe anche comprensibile: no, sta frignando perche' ha avuto tutto quel che gli serviva per farsi una vita, ma purtroppo il paparino si e' dimenticato di scrivergli su un pezzo di carta prima di mandarlo in giro per il mondo: "Caro figliolo, cosa vuoi fare da grande? Ecco che papi ti ha buttato giu' una lista veloce di scelte di vita o carriere, sulle quali potrai riflettere mentre fai film con il tuo kollettivo artistiko, oppure mentre partecipi a una manifestazione di donne indignate, a un corteo per i diritti dei popoli oppressi, o per la liberta' dei palestinesi."

Francamente non ho parole davanti a cotanta imbecillita' e completa assenza non dico di spina dorsale, termine che come sappiamo viene giudicato fascista da questi fan del pensiero debole, ma davanti a quella che e' la completa assenza dei piu' elementari requisiti che ci hanno fatto scendere dagli alberi.

Te lo devo dire io cosa cazzo devi fare nella vita? Te li devo dare io gli scopi senno' non riesci ad alzare il culo dal tuo kollettivo?

Quando ti scappa da pisciare, il paparino ti deve fare un disegno e poi accompagnarti in bagno?

Sei uno a cui sulla carta igienica bisogna stampare le istruzioni per l'uso?

Questi non sono esseri umani: sono amebe, protozoi, organismi unicellulari a cui per qualche misterioso motivo e' cresciuto un simulacro di cervello.

Ma vi rendete conto? "Ci avete dato i mezzi e ci avete tolto gli scopi." Il sottoscritto ha fatto tanti errori nella vita, ma dio boia tutte le volte, mezzi o non mezzi, ha sempre avuto ben chiaro cosa voleva fare o non fare in quel momento.

Ma avete una dignita' e una personalita' autonoma? Sapete cosa significa responsabilita' individuale, ambizione, autonomia e non dover dipendere dagli altri?

Se avete avuto i mezzi, dovevamo darvi anche gli scopi? Perche' sti cazzo di mezzi li avete avuti: lo ammettete anche voi. Non state nemmeno parlando di "occasioni" o "possibilita' ", il che si potrebbe anche capire.

No, state parlando di scopi che qualcuno avrebbe dovuto fornirvi magari insieme al diploma o la laurea in una elegante brochure: "Ora che sei grande ecco cosa farai: seguono indirizzi e numeri di telefono." Sempre che per telefonare non si debba fornir loro lo "scopo" della telefonata.

Ma ve li immaginate questi neotenici a cui hanno tolto gli "scopi" nell'Italia del 1944 a fare quella Resistenza di cui si riempiono la bocca per cantare Bella Ciao, ogni volta che qualcuno gli pesta un piede insieme a Santoro?

"Frzzzz, frzzzzz, frzzzz... Qui comando alleato. Avete ricevuto il lancio di mitra Sten, munizioni ed esplosivo al plastico, passo?"

"Qui il partigggiano del kollettivo Popoli Oppressi, Nando Bellozzi Bon, nome di battaglia Scafandro: si', tre mesi fa, passo."

"Qui comando alleato: e allora come mai tutti i ponti della zona sono ancora in piedi e cosi' le linee telefoniche? I tedeschi continuano a far transitare mezzi corazzati e uomini verso le nostre linee, passo."

"Qui Nando Bellozzi Bon, nome di battaglia Scafandro del kollettivo Popoli Oppressi: ci avete dato i mezzi ma ci avete tolto gli scopi: anzi, quali sono gli scopi? Vi dispiacerebbe paracadutarci un po' di scopi? Passo e chiudo."

"Qui comando alleato: you damn bloody motherfucker, you couldn't organise a piss up in a fucking brewery. Fuck off you idiot, I'd rather fight the Germans with my bare hands than deal with such a bloody brainless dickhead!"

Ecco, ora avete capito perche' i neobigotti hanno bisogno di "modelli per i giovani"? Perche' sono delle amebe che necessitano costantemente che qualcuno dica loro cosa fare.

Io non ho bisogno di nessun modello: mi basta svegliarmi al mattino e guardare la mia brutta faccia nello specchio per essere soddisfatto. Il mio modello sono io: nel bene e nel male sono io il responsabile di quello che faccio. La colpa non e' del " sistema" se non ho potuto fare certe cose, oppure ho fatto certe scelte: o ho sbagliato, o semplicemente non mi andava di farle e ne pago le conseguenze.

Paradossalmente stimo di piu' il disoccupato inglese che cerca di vivere di benefit e welfare che questi protozoi radical-chic che hanno avuto tutto e non sanno cosa fare: almeno il disoccupato fancazzista ha uno scopo e s'impegna attivamente per non fare un cazzo. E' uno scopo anche quello.

Senza contare che se e' vero - e lo e' - che la mia generazione ha delle responsabilita', questi eroi della rivoluzione e dei kollettivi, potrebbero cercare di far si' che non succeda piu' e che i loro figli abbiano mezzi e scopi, ma la realta' e' che quello che vogliono e' la stessa pappa facile dei baby boomer. Vogliono un'altra societa' da colonizzare che li coccoli, li vizi e li mandi in pensione a 50 anni, ergo non sono meglio dei padri a cui addossano le colpe, perche' sono degli egoisti e se ne fregano delle altre generazioni.

Queste sono le cose di cui la Farkas dovrebbe indignarsi: altro che voler restituire il passaporto e tirarsi pipponi morali megatronici con gli amici radical-chic statunitensi sugli ultimi sette minuti del cazzo di Caimano.

Senza contare che per quanto riguarda gli americani comincio a credere che quell'imbecille di bin Laden almeno su una cosa abbia ragione: sono veramente dei pirla decadenti se con quello che succede nel mondo, come dice la Farkas: "L'altro giorno i sette minuti del Caimano di Moretti censurati dalla Rai rimbalzavano anche sulla blogosfera Usa, accompagnati da dibattiti di cittadini americani qualunque sulla natura profetica di quel film."

Si meritano quindi ampiamente di essere stati raggiunti economicamente dai cinesi, che fra breve li supereranno. Perche' sono dei pirla, loro e la "natura profetica' di quel mucchio di sterco di dinosauro del Caimano.


Avvertenza: da oggi in poi non si accettano piu' commenti anonimi non firmati. Regolatevi di conseguenza perche' a me avere 100 commenti o uno solo non fa nessuna differenza, dal momento che di fare la blogstar non me ne puo' fregare di meno, e con questo blog non metto in tavola la cena.

Thursday, 10 February 2011

Multiculturalismo e "peccato originale"


"I believe in the brotherhood of man, all men, but I don't believe in brotherhood with anybody who doesn't want brotherhood with me. I believe in treating people right, but I'm not going to waste my time trying to treat somebody right who doesn't know how to return the treatment."
Malcolm X


E cosi', il primo ministro conservatore David Cameron ha dichiarato ufficialmente che in Inghilterra il multiculturalismo ha fallito il suo obbiettivo.

Ora, sul tempismo della dichiarazione mi sorgono legittimi dubbi legati alla scarsa popolarita' di cui gode la coalizione Lib-Con nei sondaggi, dovuta essenzialmente alle misure draconiane di austerita' e tagli alla spesa pubblica, nonche' alle perplessita' espresse da non pochi economisti sulla efficacia della politica economica del governo per stimolare la ripresa dopo la credit crunch.

Perplessita' che io condivido, dal momento che finora la tanto decantata Big Society dei conservatori si sta rivelando per quello che e': una serie di fregnacce libertarie di destra, mutuate dai Tea Party americani.

Pura e semplice aria fritta.

Tuttavia, opportunita' politiche e propagandistiche a parte, David Cameron non ha detto una sciocchezza nel decretare il fallimento del multiculturalismo, ne' ha sbagliato a tagliare immediatamente i fondi ad associazioni e gruppi islamici i cui scopi e attivita' sono nel migliore dei casi piuttosto dubbi, ma da bravo conservatore ha solamente commesso un errore di valutazione.

Come gli e' stato fatto giustamente notare da quella parte di sinistra inglese che ha ancora solide basi socialdemocratiche e non si e' trasformata in una setta New Age dedita al misticismo etno-cultural-religioso come gran parte delle sinistre europee e americane, non e' il multiculturalismo ad aver fallito, bensi' il multiculturalismo etnocentrico e stercorario della sinistra New Age.

E qui mi permetto due brevi ma necessarie osservazioni prima di passare al resto.

L'ho gia' detto in passato e lo ripeto in maniera telegrafica: le culture, come il cervello umano, hanno bisogno di interagire con altri cervelli e idee, altrimenti avvizziscono o impazziscono come un detenuto in cella d'isolamento. Ergo, get over it, fatevene una ragione: le societa' multietniche fanno parte dell'umanita'. Punto.

In secundis, l'Inghilterra di oggi non e' un'utopia di tolleranza e armonia multietnica, perche' le utopie esistono solo nei cervelli malati, ma non e' neanche un paese dove il razzismo e' arrivato al livello di guardia.

Esistono aree geografiche dove i rapporti fra le diverse comunita' sono difficili, cosi' come esistono atteggiamenti di intolleranza in alcuni settori del tessuto sociale inglese, ma non c'e' nulla di paragonabile a quello che per esempio accade in Arizona dove i rapporti fra latinos e etnia anglosassone sono molto tesi.

L'Inghilterra non ha nemmeno mai avuto leggi palesemente segregazioniste come il sud degli Stati Uniti, anche se fino agli anni 80 del secolo scorso e' stata una nazione dove gli episodi di intolleranza razziale verso neri e asiatici (nel senso anglosassone di subcontinente indiano) erano diffusi e preoccupanti, come testimoniano i gravi disordini a sfondo razziale della comunita' nera di Brixton nel 1981, o i ripetuti attacchi e pestaggi (con vittime) ai danni di pakistani e indiani sempre negli anni 80, messi in atto da skinheads e pirla nazisti del National Front.

La discriminazione razziale e religiosa sebbene mai legalizzata, e' esistita nel Regno Unito, ma oggi, grazie anche e soprattutto alle politiche dei laburisti quando questi non erano ancora una setta New Age (anche il New Labour ha fatto cose egregie in questo senso, prima di rimbambire), il paese e' realmente multietnico e privo di tensioni razziali tali da suscitare allarmi.

Lo stesso dicasi dell'islamofobia che onestamente m'ha rotto le palle, cosi' come mi hanno rotto le palle certi mussulmani frignoni e vittimisti. Se il Regno Unito fosse un paese islamofobo come sostengono questi gallinacei (il pollo e' halal, quindi non e' un'offesa) dopo gli attentati nella Tube del luglio 2005, si sarebbero dovuti scatenare dei veri e propri pogrom anti-islamici, che invece non ci sono stati, cosi' come non e' mutato sostanzialmente nulla nei rapporti fra mussulmani e non mussulmani, inglesi e non.

L'unico trend razzista purtroppo in aumento e' quello dell'antisemitismo sia a destra, sia a sinistra, come riporta questo pezzo della BBC. E a proposito di destra xenofoba, ora che la minaccia rappresentata dai nazisti dell'Illinois del British National Party si e' sgonfiata, la nuova destra nazionalista rappresentata dagli imbecilli della English Defence League, ha paradossalmente adottato lo stesso linguaggio "inclusivo" delle sinistre etnocentriche New Age, come fa giustamente osservare questo bell'articolo di una donna di sinistra sul Guardian. Una cosa sulla quale riflettere.

E veniamo al fallimento del multiculturalismo in salsa New Age o cuminista, termine che ho coniato per indicare chi da Marx (uomo acuto e molto intelligente) e' passato al cumino: una semplice spezia etnica molto chic e trendy.

Il primo grave errore dei cuministi sta proprio nell'aver abbandonato Il Capitale per passare a Siddharta: la causa prima dei flussi migratori degli ultimi vent'anni non e' la volonta' di altri popoli e culture di dare vita a una sorta di Arezzo Wave su scala planetaria. Questa gente non viene in Europa per "contaminare" la nostra musica col suono di strumenti esotici, cucinare piatti tipici o mostrare quanto sono belli e colorati i loro vestiti etnici, ma perche' e' spinta da motivazioni materiali ed economiche.

E nemmeno, per rimanere in tema di cause materiali, si tratta sempre e necessariamente di miseria e disperazione: spesso e volentieri si cercano solamente nuove e migliori opportunita' per farsi o rifarsi una vita.

Questo vale tanto per il laureato pachistano che finisce a lavorare nella City, quanto per la famiglia indiana che apre un negozio, o il bengalese che si trova un qualsiasi lavoro in una fabbrica.

Una volta appurati i reali motivi che spingono milioni di esseri umani ad abbandonare la propria nazione in cerca di fortuna in terra straniera, e' necessario per la cultura dei paesi ospitanti trovare un approccio valido per accettare e convivere con le culture degli ospiti.

Attenzione: non stiamo parlando di sociologia spicciola, ma di tutto cio' che nel XX secolo per differenze di classe sociale, etnia e religione, ha provocato, secondo stime prudenti, 166 milioni di morti.

Credo non ci voglia un dottorato in scienze sociali per intuire che il miglior modo per dialogare fra culture diverse sia quello di partire da una posizione paritetica di mutuo rispetto e dignita'.

Una volta gettate queste semplici fondamenta, cultura ospite e cultura ospitante possono, come diceva ieri su Facebook il mio amico Late Think, scrivere le regole insieme, ma l'accettazione e il riconoscimento della pari dignita' e' essenziale per capire e discutere le reciproche richieste: anche in maniera polemica.

Purtroppo, questo non e' il caso della delirante concezione cuminista dei rapporti fra culture europee ed extraeuropee, che secondo questi cinocefali si fondano invece su una premessa di minor dignita' dei "bianchi" dovuta alla presenza del "peccato originale" di colonialismo, imperialismo, oppressioni e tutto il cucuzzaro di innegabili colpe, che questo retaggio ormai anacronistico si porta dietro.

E' chiaro che essendo un "peccato originale", per gli europei non v'e' alcuna possibilita' di redimersi attraverso azioni concrete e che fra cent'anni qualcuno sosterra' che "tu uomo bianco devi accogliermi e accettare le mie richieste perche' nel XIX secolo la tua cultura mi ha oppresso e sfruttato."

Va da se' che questo concetto di "peccato originale" e' un colossale e inequivocabile mucchio di merda di cammello, perche' io non sono obbligato a darti una casa e un posto di lavoro solo perche' un plotone di bersaglieri comandato dal mio bisnonno ha bruciato il cazzo di tucul del tuo bisnonno negli anni 30 o anche prima.

Se cosi' fosse, alla luce delle sanguinose scorrerie dello "nero periglio che vien dal mare", ovverossia i pirati saraceni, in Italia dovremmo o impedire l'accesso ai mussulmani, o continuare a esigere riparazioni in denaro da tutti gli stati del Maghreb.

Mi fa piacere che tu venga qui per rifarti una vita, evviva la societa' multietnica e oltretutto visto che di figli in Europa non se fanno abbastanza, dai un attivo e valido contributo a mantenere il welfare state, visto che altrimenti i giovani dovrebbero pagare l'80 per cento di quello che guadagnano in tasse solo per mantenere una popolazione che invecchia, ma io non ti devo un cazzo per colpa del mio trisnonno. Le nostre culture hanno pari dignita'. Punto.

Presentare l'immigrazione come una sorta di "punizione" che bisogna subire per gli innegabili misfatti del colonialismo, e' il modo migliore per generare xenofobia e odio etnico nella popolazione ospitante.

Ora: un esempio da manuale di questo concetto stercorario dei rapporti fra culture fondato sul "peccato originale" dei bianchi, e' questo articolo del Guardian scritto dall'esimio Dottor Tariq Modood, avgvsto professore di sociologia all'universita' di Bristol, il cui titolo sentenzia inequivocabilmente: "Multiculturalismo: non e' un problema delle minoranze", e dove, appena sotto, in quello che in gergo giornalistico si chiama "catenaccio", leggiamo: "Il multiculturalismo ha fatto progressi in Gran Bretagna, ma l'ostacolo e' la reticenza dei bianchi."

L'articolo di Modood che critica le parole di Cameron, e' una superficiale raccolta di banalita' assortite che nulla dice e nulla approfondisce tranne ovviamente addossare la colpa ai bianchi per il fallimento del multiculturalismo: "E' tutta colpa vostra: siete reticenti e razzisti, voi non capite le minoranze e non capite i mussulmani che sono tutti bravi, belli e tanto buonini come Lupo de Lupis, ma soprattutto non hanno nessun problema fra loro e nei rapporti con la vostra cultura."

Se inoltre vi sarete dati la pena di leggere il link a Wikipedia, avrete certamente osservato che l'avgvsto portavoce degli innocenti angeli islamici e' estremamente critico verso quel "secolarismo radicale" che secondo lui verrebbe imposto dagli inglesi alle minoranze etniche e religiose. Chissa': sara' a causa del "secolarismo radicale" che in Inghliterra le donne mussulmane possono tranquillamente girare in burqa, a differenza della Francia, e che le scuole religiose di ogni tipo vengono sovvenzionate dallo stato.

Ma passiamo oltre questa classica frignata tipica di certi mussulmani frignoni e fregnoni, e addentriamoci nelle acute, ficcanti e oltremodo profonde analisi sociologiche del professor Modood, ad esempio sulla vexata quaestio della ghettizzazione delle comunita' favorita dal multiculturalismo a compartimenti stagni.

La colpa e' della "fuga dei bianchi" che abbandonano certi quartieri delle citta', ci spiega il professor Modood che aggiunge: "Le ricerche dimostrano che tutte le minoranze vogliono vivere in quartieri misti - mussulmani compresi - e che i ghetti sono creati da chi se ne va."

Ora, la mia domanda e': chi cazzo ha dato una laurea in sociologia e un conseguente dottorato a quest'uomo? Se i prodotti delle facolta' umanistiche delle universita' inglesi sono questi, David Cameron fa benissimo a voler tagliare i fondi a queste facolta' per privilegiare quelle scientifiche.

Hackney e' un noto ghetto nero assai poco raccomandabile di Londra, ma guardate la colonna a fianco del link a Wikipedia con le percentuali etniche della popolazione: sommando tutti i bianchi arriviamo a piu' del 60%, mentre il resto della popolazione e' costituito principalmente da neri africani e caraibici, piu' varie et assortite minoranze.

I bianchi non se ne sono andati e sono la maggioranza: eppure il quartiere e' un cesso. Io non abitavo tanto lontano da Hackney e ve lo posso garantire.

Nel quartiere dove vivo ora, la composizione etnica e' molto simile a quella di Hackney con una fortissima minoranza nera (io amo i neri, cosi' tanto per informarvi), ma si tratta di un'area residenziale dove famiglie di diversa estrazione sociale ed etnica convivono senza particolari problemi.

Per dirla con Lillo & Greg: como se spiega? Forse che come sembra suggerire il professor Tariq, la presenza dei bianchi e' l'ago della bilancia che decide il degrado di un quartiere? Se ne vanno i bianchi e il posto diventa una latrina?

Complimentoni professor Tariq, lei ha appena detto che senza i bianchi un quartiere diventa una schifezza, ergo che chi non e' bianco e' un selvaggio incivile. Ma che magnifico paladino delle minoranze e della sua cultura, professor Tariq: sono sicuro che il Klu Klux Klan l'accoglierebbe a braccia aperte per una serie di conferenze accademiche sulla superiorita' della razza ariana...

La realta' e' che un qualsiasi agente immobiliare in possesso di un diploma di maturita' ( in Inghilterra si chiama A-Level) sarebbe in grado di spiegarvi molto meglio dell'esimio ed estremamente confuso professor Tariq, le dinamiche dei flussi sociali ed economici che fanno di un quartiere, o un ghetto pericoloso, o una idilliaca area residenziale.

Ma quel che e' piu' grave di questo banale e sciocco articolo, e' che Modood (che il professore sia mussulmano o meno e' irrilevante) assume l'atteggiamento di rifiuto tipico di certi mussulmani frignoni, non solo restii ad ammettere eventuali difficolta' da parte della comunita' mussulmana nei rapporti con gli altri, ma perfino l'esistenza di qualsiasi problema all'interno della propria.

Tutto va bene, non c'e' alcun problema, e se c'e' e' solo colpa vostra. E soprattutto, l'estremismo religioso, posto che esista, e' opera di una minoranza talmente esigua da non contare nulla, che viene esagerato dai soliti bianchi che hanno creato il babau islamico.

Quello del babau islamico e' un altro classico dell'islamofobia che ci viene propinato in continuazione, spesso accompagnato da derisione e sarcasmo: abbiamo paura dei mussulmani, creiamo demoni che non esistono, ma specialmente udite udite, il piu' classico dei merdosi luoghi comuni di chi taccia gli altri, anche fra i non mussulmani, di paure irrazionali o addirittura di islamofobia: ovvero, la stragrande maggioranza dei mussulmani non e' composta da fanatici e i terroristi sono una minoranza insignificante.

Ora, il punto non e' che la maggioranza dei mussulmani non sia composta da estremisti fanatici o terroristi: su questo non ci piove, bensi' nell'errore di servirsi di un banalissimo dato statistico per dare una spiegazione a un fenomeno che in questo modo mi dice solo che esistono una maggioranza e un minoranza di mussulmani che sono o non sono qualcosa. Non mi spiega l'estremismo religioso, il terrorismo, l'esistenza di quella minoranza, e soprattutto come, quando e quante probabilita' abbiano questi fenomeni di ripetersi o di influenzare la maggioranza o la minoranza.

Servirsi di dati lapalissiani in questo modo veramente sciocco, elementare e inferenziale per arrivare a conclusioni generali, mi ricorda vagamente la storia del "Tacchino induttivista" di Bertrand Russell: certo che i mussulmani non sono tutti terroristi, ma vallo a dire ai 52 morti della Tube londinese che come il tacchino hanno scoperto che qualcuno lo e'.

E poi, cosa cazzo significa "la maggioranza di X non e' come, non fa come, non vuole essere come": che minchia di spiegazione e' di qualsiasi accadimento storico, sociale, politico ed economico? Vuol dire che se c'e' un maggioranza che "non e' come", il fenomeno non esiste o non si verifichera'?

Allora Marx non significa un cazzo, perche' se come e' ovvio la maggioranza dell'umanita' e' composta da sfruttati, avremmo dovuto avere eguaglianza e giustizia sociale fin dal principio della storia. Tanto i ricchi e gli sfruttatori sono una minoranza. Sono statisticamente irrilevanti...

Nei diecimila anni di storia della civilta' umana, non e' mai esistita una forma di organizzazione sociale che non sia stata dominata e diretta da una minoranza.

Monarchie, oligarchie, autocrazie, teocrazie, repubbliche socialiste o democrazie ,sono sempre state governate da una minoranza che decideva e decide per la maggioranza. Perfino nelle " virtuose" democrazie siete rappresentati da una minoranza, che se vuol fare una guerra che la maggioranza non approva, la fa e basta. Vedi l'Inghilterra e l'invasione dell'Iraq nel 2003.

La maggioranza degli esseri umani non ha alcuna intenzione di morire di fame o farsi sbudellare, ma ci si sbudella e si muore di fame da diecimila anni, perche' una minoranza lo decide.

Gli affiliati alle cosche mafiose sono statisticamente una cacca di mosca rispetto alla stragrande maggioranza di bravi cristi nel meridione e in Italia, eppure la mafia e' una potenza in grado di sfidare lo stato italiano.

Allo stesso modo e per gli stessi motivi, potrebbero esserci 1000 mussulmani che non sono d'accordo con l'articolo di un singolo professor Tariq, ma che a differenza dell'avgvsto professor Tariq, non possono scrivere un editoriale sul Guardian e la cui voce non viene ascoltata come quella dell'esimio sociologo negli atenei e dalle istituzioni inglesi.

Ripeto, non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello di accusare i mussulmani di essere tutti fanatici e terroristi, cosi' come non accuserei mai un meridionale di essere mafioso, ma il problema di come certe minoranze possano dominare le maggioranze non si puo' liquidare con un semplice dato comparativo.

Ergo, che i vari Tariq Modoon del pianeta la piantino di fare gli struzzi e abbiano il coraggio di affrontare i problemi sia della comunita' che li ospita, sia della loro comunita', nell'interesse delle minoranze che dicono di voler rappresentare e delle maggioranze dei paesi che le ospitano.

Altrimenti, questo tipo di multiculturalismo a senso unico dettato dalla malafede, diventa una semplice opinione, che per quanto dotta e accademica, rimane solo una opinione, e che in questi casi come dice Seth Gecko in "Dal tramonto all'alba": "E' una questione di opinioni, e la tua non vale un cazzo."

Sunday, 6 February 2011

Aggiornamento blogroll


Cominciamo con "Itto Ogami": Itto Ogami e' il samurai clone di Mario Merola con i basettoni di Emerson Fittipaldi quando questi correva per la John Player Special millanta anni fa. Nella serie televisiva trasmessa da Italia 1 a ore antelucane e intitolata "Samurai", Itto gira il giappone feudale con il figlio (un bimbetto irritante) decapitando i cattivi di turno.

Ma nel nostro caso e' sia il nome del blog, sia lo pseudonimo del proprietario che scrive di storia e storie in maniera interessante.

Passiamo quindi ad "Ambiente Arte Balordaggine" ovvero "il blog che piscia in testa ai profeti", gestito da quel sovversivo di Kurdt: probabilmente l'unico ambientalista che stimo sulla faccia del pianeta.

Infine, un altro pazzo sovversivo, ossia "Kentoo's Fields", o come dice il titolo "il blog non adatto a nessuno", il che lo rende automaticamente adatto a London Alcatraz.

Questo per il momento e' tutto, ci risentiamo dopodomani.

Friday, 4 February 2011

Patto Molotov-Ribbentrop: un evergreen degli Opliti del Bene che piace anche ai gggiovani


E ora, come glielo spiegheranno?

Avete presente quello che e' successo col Rubygate? Sui maggiori quotidiani americani e inglesi, legioni di sociologi e intellettuali dei miei pendagli appartenenti agli Opliti del Bene della sinistra italiana, si sono prodotti in profonde e acute analisi stercorario-sociologiche sulla condizione della donna in Italia e l'arretratezza del nostro paese, per la gioia delle sciampiste italiane indignate con laurea in lettere che si abbeverano alla fonte della verita' e della cccultura di Repubblica, l'Unita' e MicroMega: il primo, come sappiamo, e' il Novella 2000 delle suddette e colte laureate, ma sciampiste nell'animo, il secondo e' quel giornale che enuncia quotidianamente poderose belinate, ma ci tiene a farvi sapere che e' stato fondato da Antonio Gramsci, mentre l'ultimo e' il rutilante periodico pregno di cccultura diretto da Paolo Flores D'Arcazz.

Ma come faranno ora  i nostri avgvsti intellettuali di sinistra a spiegare agli stessi avgvsti quotidiani anglosassoni che loro venerano feticisticamente, che il PD potrebbe seriamente allearsi con il FLI di Gianfranco Fini?

Quali piroette e tripli carpiati con doppio avvitamento, escogiteranno per puntellare il fatto che si stanno alleando con il delfino di Giorgio Almirante?

Quel Giorgio Almirante che dal 1938 al 1942 lavoro' come segretario di redazione alla rivista La Difesa della Razza e che fino alla fine degli anni 80 fu a capo di un partito dichiaratamente neofascista?

Sara' per questo che la Novella 2000 delle sciampiste con laurea, ossia Repubblica, ha gia' cautamente mosso i primi passi in questa direzione, quando qualche settimana fa  pubblico' una lista di evasori fiscali, specificando che tra alcuni di essi c'erano "cognomi ebraici".

Mi sembra infatti un buon inizio per onorare le "tradizioni culturali e la diversita' " del nuovo alleato. Del resto si sa: la sinistra New Age di oggi ha un grande rispetto per le "tradizioni culturali e la diversita' ".

Ma naturalmente dopo la svolta di Fiuggi, Fini ha rinnegato il fascismo, e' amico di Israele e bla bla bla. Per carita': questo e' anche vero, come e' del resto vero che la sinistra italiana ormai accetta cani e porci, e in fondo se c'e' spazio per gente come Diliberto che va a braccetto con Hezbollah e martiri dell'imperialismo da operetta  come San Gino Strada, c'e' anche spazio per Gianfranco Fini.

L'importante per gli Opliti del Bene e' la "diversita', nel rispetto della pluralita' democratica e della dignita' delle donne, di tutte le  diverse componenti dello schieramento progressista."

Altrimenti come spiegarsi Nichi Vendola, omosessuale, cattolico e comunista?

Un po' come se il leader dell'IRA fosse omosessuale, protestante e monarchico. 

Del resto conosco gente che a ogni elezione continua a invitare a votare il PD perche' trattasi di male minore, e che tempo fa aveva definito Fini un "ratto di fogna".

Tutto perfettamente diverso, tutto perfettamente normale. Come avrete letto sul Corriere loro la chiamano "Santa Alleanza" ed e' in linea sia con le tendenze mistico-religiose delle  odierne sinistre New Age, sia con il costante passo del gambero dei progressisti italiani, che ormai sono regrediti al 1815.

Bene, ora potrete sguazzarci insieme nelle fogne.


"Firma Gianfranco, firma: mezza Polonia per ciascuno."

Thursday, 3 February 2011

Diplomazia


Il Ministro degli  Esteri inglese William Hague dice di trovare "riprovevole" quel che accade al Cairo

Frattini, con la boccuccia stretta stretta a culo di gallina, spiega che secondo la road map stabilita con vicepresidente egiziano Omar Suleiman: "Il popolo egiziano sarà chiamato a votare con un referendum il pacchetto di riforme costituzionali che conterrà la nuova costituzione."

Nel frattempo Mubarak fa  sparare sulla folla dai suoi scagnozzi e sguinzaglia la polizia segreta.

Ora, capisco la ragion di stato e la prudenza, tuttavia e' innegabile che se si fosse trattato di quel porco di Saddam ora  tutti urlerebbero " Alle armi! Sangue! Morte al dittatore!"

Sta di fatto che al sottoscritto, tutti questi minuetti fanno venire in mente la diplomazia europea del XVIII secolo:
  
"Vostra Maesta' Caterina di Russia, notiamo con malcelato rammarico che avete risposto alle richieste della plebe affamata scesa in piazza, ordinando ai cosacchi di caricare. Temiamo per la sorte dei cavalli. Fateci cortesemente sapere, grazie."


Wednesday, 2 February 2011

E io non me ne vo': cuorna e stracuorna, ammammeta e assoreta


Mentre scrivo, lo zio di Ruby Rubacuori ha deciso di non dimettersi di fronte alle proteste del popolo egiziano che durano ormai da una settimana: Hosni Mubarak, presidente della Repubblica Araba d'Egitto, ha infatti spiegato in un messaggio televisivo al pueblo inferocito che ne chiede le dimissioni, che non si ricandidera' alle elezioni di settembre, e che per il momento, come ebbe a dire Martin Lutero "Qui io sto: non posso fare altro".

Ora: concedetemi un piccolo e ironico egotrip: ieri pomeriggio prima dell'annuncio del piramidale autocrate del Cairo, commentando le vicende egiziane su Facebook, mi trovai a fare una mezza battuta a due amici: l'ospite di London Alcatraz a nome Albion e un altro che e' nei miei link, ma di cui non faccio il nome poiche' su Facebook non utilizza uno pseudonimo.

In sostanza, dissi loro che in virtu' della confusione che regna in Egitto, quasi quasi mi sarei sentito di puntare 50 sterline con i famosi bookmaker inglesi, scommettendo che Mubarak avrebbe rifiutato di mollare il potere.

L'unico rammarico e' di non averlo fatto, visto che alla luce di quella che sembrava la ormai certa dipartita di Mubarak, la scommessa avrebbe pagato bene.

Fine dell'egotrip ironico: e' ovvio che non sono ne' Nostradamus, e nemmeno in possesso di una intelligenza cosi' mostruosa da consentirmi di analizzare accadimenti confusi o complessi, azzecando esiti o previsioni.

Se cosi' fosse, questo blog non si chiamerebbe London Alcatraz ,ma Tahiti Alcatraz, dal momento che sarei pagato principescamente da Goldman Sachs per fare questo tipo di previsioni in coppa alla mia splendida villa, languidamente adagiata come una bellezza esotica di Gauguin, su una splendida baia della Polinesia Francese...

Non a caso si chiamano scommesse: perche' si scommette, e a mio avviso sia lo stallo che sembra essersi verificato tra Mubarak e i manifestanti, sia la posizione dell'esercito egiziano che si e' messo in una sorta di limbo attendista (ne' con Mubarak, ne' contro la folla), sarebbero valse una puntata di 50 sterline, anche se quasi certamente sarebbero state perse. Del resto, mi piace da matti il poker e passo una parte del mio tempo libero a cercare di indovinare le mosse degli altri in vari tipi di giochi: e' una passione come un'altra e ho provato quasi per scherzo a pronosticare come dicono gli inglesi "against all odds". Qualche volta funziona, la maggior parte no.

*DISCLAIMER*

IL RESTO DEL POST E' ZEPPO DI CONDIZIONALI

Ora: non e' mia intenzione produrmi in previsioni, smentendo cosi' in maniera cialtronesca e clamorosa quanto ho appena detto, ma due brevi riflessioni sulla situazione del momento posso anche farle, visto che ora le cose si fanno ancora piu' interessanti e purtroppo, in apparenza, piu' difficili per il popolo egiziano.

E' chiaro che le presunte concessioni e promesse di Mubarak servono a guadagnare tempo e a dividere i dimostranti. L'idea non e' in effetti cosi' peregrina come sembra, e qualcuno potrebbe anche credergli se e' vero che in Italia c'e' gente che continua a credere alle promesse del PD sia di essere un partito serio, sia di avere un programma di governo.

Puo' effettivamente darsi che spinto dal timore di perdere la cadrega, Mubarak voglia concedere riforme e farsi da parte a settembre per conservare comunque un ruolo di eminenza grigia negli equilibri di potere del nuovo Egitto.

Mubarak sa infatti che USA ed Europa, nonostante le prese di posizione di Obama e della UE che sembrano averlo scaricato, in realta' temono il vuoto di potere che lascerebbe la caduta del loro alleato piu' fedele nella regione, per timore di ritrovarsi un nuovo Iran sulla sponda del Mediteraneo. A mio avviso si tratta di timori parzialmente infondati, ma e' chiaro che lui li sfruttera'.

La "transizione ordinata e pacifica" che si auspica Obama, torna quindi comodissima sia a USA ed Europa, sia, non troppo paradossalmente, a Mubarak. Stati Uniti e Unione Europea preferirebbero avere tutto il tempo di capire come si concretizzera' un nuovo governo in Egitto, e alla luce dei rapporti di potere tra i partiti politici, scegliersi interlocutori affidabili e possibilmente influenti, sui quali, scusate il gioco di parole, poter influire. Cosa che con un allontanamento repentino di Mubarak e in virtu' di una rivoluzione nata acefala e senza leader carismatici, li costringerebbe a navigare a braccio in acque politiche sconosciute.

Ricordo gia' che ci siamo, che sulla carta l'Egitto e' una repubblica semi-presidenziale e bicamerale con un sistema multipartitico, dominata tuttavia dal Partito Nazionale Democratico fondato da Sadat nel 1978 e parte della Internazionale Socialista (no comment...).

Nella realta', il paese e' un feudo dello zio di Ruby.

Ad ogni modo il tempo gioca a favore di Mubarak: da qui a settembre non solo puo' succedere di tutto, ma una volta concesse le riforme per addomesticare una parte dell'opposizione e riguadagnare consensi, lo zio di Ruby avrebbe tutto il tempo di regolare i conti alla sua maniera con i rivali piu' pericolosi. E si tratta di maniere assai poco gentili.

Senza contare che il protrarsi delle proteste danneggia l'economia egiziana (specie il turismo che ne rappresenta una parte significativa) e in tal senso, le vere o presunte concessioni potrebbero fungere da "calmante" per chi fra i ceti medi e medio-alti comincia a temere il caos.

Del resto, di fronte alla prospettiva di saccheggi, disordini e una chiusura prolungata di uffici pubblici, scuole e attivita' produttive, qualcuno potrebbe anche dirsi: "Be' dai, in fondo ha promesso di andarsene, vuol fare le riforme, diamoci una calmata e se ne riparla a settembre dopo le elezioni."

C'e' poi il rebus rappresentato dall'esercito che di fatto continua a lavarsi pilatescamente le mani della vicenda: non appoggia Mubarak e non sparera' sulla folla che manifesta pacificamente, ma dubito che permettera' insurrezioni armate e la formazione di milizie di rivoltosi. E l'esercito egiziano mena ed e' bene armato: non e' quello tunisino che tra le altre cose non amava alla follia Ben Ali e il suo entourage.

All'esercito interessa infatti mantenere il ruolo di arbitro che gli deriva dal grande potere che esercita nei destini del paese nordafricano.

Non dimentichiamo che le forze armate egiziane avranno scelto un " ni " nei confronti della rivoluzione popolare, ma che la loro lealta' al Partito Nazionale Democratico non mi pare abbia subito grandi scossoni.

Rimane inoltre da capire quali siano al momento i rapporti fra la nomenklatura del partito e Mubarak, dal momento che oltre al faraone, le manifestazioni hanno puntato il dito anche sulla gestione complessiva del potere, come dimostrano le recenti dimissioni del segretario del PND, Ahmad Ezz.

Non credo infatti che il PND sia disposto a mollare l'osso che ha stretto fra i denti per trent'anni: o perlomeno potra' rinunciarne a un pezzo, nella persona di Mubarak, il cui rampollo ed erede, designato dal papi alla successione sulla cadrega dal papi, pare non avesse incontrato il favore di forze armate e compagni di partito del papi.

In sostanza, Mubarak ha tutto da guadagnare a guadagnare tempo, e la sua dichiarazione e' coerente con quella che sembra essere una strategia per salvarsi in corner, magari abbandonando il palcoscenico, ma rimanendo dietro le scene in veste di regista. O di uno dei registi.

Ciodetto, e' anche un po' tardi per le promesse fatte dallo zio di Ruby: se le avesse fatte all'inizio della rivolta, forse avrebbero potuto funzionare, ma ora ne dubito.

Staremo a vedere. Le mie sono semplici speculazioni a carattere generale sulla situazione del momento, con tutti i difetti di valutazione che cio' comporta: se vi va, discutiamone e punto.

Di piu', nin zo: domani potrebbe succedere qualcosa che cambia completamente le carte in tavola rendendo obsoleto questo post.

Scusate se ho scelto di focalizzarmi su Mubarak, ma della rivoluzione e dei rivoluzionari si e' fatto un gran parlare in questi giorni, dando forse un po' troppo per scontata la dipartita immediata dello zio di Ruby, dimenticandosi cosi' del vecchio adagio militare secondo il quale "il nemico non collabora."

O perlomeno: Lenin questo adagio lo conosceva bene, mentre i rivoluzionari del centro anarchico-kollettivo-okkupato-femminista-antagonista-etno-equo solidale, Kollera Delle Donne Indignate per la Palestina Libera, di San Bidonate Marittima, evidentemente no.

Se comunque vi andasse di leggere qualcosa di davvero interessante sulla legittima rivoluzione di chi purtroppo e' oppresso sul serio, ma che grazie a Dio non conosce ancora i Modena City Ramblers, vi consiglio di dare un'occhiata a questo post di Uriel.


Il Cairo: si sparge la notizia del primo tour egiziano dei Modena City Ramblers.