Monday, 21 March 2011

Operazione Beduino


Dopo un lungo silenzio dovuto alla precedenza della vita reale su quella virtuale, ritorno zampettando sul rutilante palcoscenico internettiano, in occasione dei rutilanti eventi che in queste ore si stanno svolgendo in quello scatolone di sabbia petrolifero a nome Beduinia se - cosa sempre buona e giusta - dobbiamo far incazzare i pregyatissymi esperti e intellettuali filoislamici nostrani, o Libia se invece desideriamo attenerci piu' correttamente all'atlante geopolitico del Nordafrica.

Va da se', che la seconda puntata del post sulla Repubblica di Weimar arrivera' dopo questo, poiche' gli accadimenti contemporanei per il sottoscritto hanno la precedenza su quelli di 70 anni fa.

Ora: nel vortice di questo immane casino non e' mia intenzione identificare buoni e cattivi o mettermi a raddrizzare banane etiche, come invece stanno gia' facendo i pregyatyssimi esperti intellettuali filoislamici nostrani, o quei governi che delle banane etiche si servono come foglia di fico per coprire il solito Risiko di pragmatici e comprensibili interessi economici in Cina, Russia e nelle capitali europee e mediorientali.

Ergo, metto subito in chiaro che personalmente il Colonnello Muʿammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī, meglio conosciuto come Gheddafi a noi italiani, mi sta immensamente sui coglioni da tempi immemorabili e soprattutto dai tempi in cui Concita De Gregorio, il PCI e tutta la sinistra italiana lo acclamavano come un fulgido esempio di rivoluzionario arabo e socialista, nonche' vittima dell'imperialismo americano di Ronald Reagan che lo sottopose a un mio avviso meritatissimo bombardamento nel 1986.

Tuttavia, una volta chiariti i miei sentimenti verso il beduino, vorrei mettere da parte quelle che sono le mie irrilevanti antipatie personali, per esaminare da vicino tutto l'immane circo di ipocrisie ideologiche, cazzate e cialtroneria che come nel caso dell'Egitto e come avevo avuto modo di osservare in un post sulla rivoluzione egiziana, si mette in moto ogni volta che il Medio Oriente esplode o minaccia di esplodere.

Con una ultimissima considerazione e concessione personale alle banane etiche: francamente credo che gli affari si possano fare con tutti, proprio perche' si tratta di affari e non di pesche di beneficienza: ed e' proprio in virtu' di questa semplice e pragmatica considerazione che non credo che per fare affari sia un assioma indispensabile avere un dittatore pirla e sanguinario come interlocutore: se il pirla viene sostituito da un governo decente che sta bene a quel popolo, sono contento per me che non devo trattare con uno psicopatico, e perche' no, anche per quel popolo che non se lo deve sorbire.

Ma veniamo a noi, e parto dal presupposto che leggiate i giornali e che siate quanto minimo informati su quel che sta accadendo, ergo, non mi dilunghero' in excursus storico-politici precedenti ai fatti di oggi.

Basta tenere a mente che il presupposto fondamentale di quel che sta accadendo in Libia, e' che per una volta e nonostante sia il classico, trito e noiosissimo argomento di tutti i fessi dei campi antimperialisti di destra e sinistra, il petrolio libico e' effettivamente il nocciolo della questione.

Senza petrolio, della Libia non gliene fregherebbe un cazzo a nessuno, tantomeno al sottoscritto. E francamente che il loro petrolio ci serva non mi turba minimamente, ne' trovo immorale che i libici per questo siano al centro di rapaci attenzioni: se sono in grado di gestirsi faranno come l'Iran o l'Arabia Saudita che il petrolio non lo regalano e non si fanno sfruttare da nessuno, altrimenti se sono una manica di pirla se lo piglieranno nel gnau.

Tutto cio', naturalmente alla facciaccia delle anime belle progressiste che starnazzano "sangue eppetrolio, sangue eppetrolio, orrore!" prima di fermarsi dal benzinaio e fare il pieno per raggiungere la manifestazione progressista contro "il ppetrolio che uccide i ppopoli"...


LA RISOLUZIONE 1973 DELL'ONU.

Ieri, discutendo su Facebook di quelli che sembravano gli ormai imminenti mortaretti e tricchetracche sulla Libia, il mio amico Albion/James che e' solito commentare anche su London Alcatraz, sosteneva che i margini di legalita' della risoluzione ONU, della no-fly zone e dell'intervento armato esterno, erano nel migliore dei casi molto esigui, nel peggiore assolutamente inesistenti.

Ora, posto che l'ONU si e' riconfermato un organismo inutile, pletorico e dannoso che serve unicamente a elargire principeschi stipendi a una manica di capitribu' e che per questo andrebbe abolito, il buon Albion secondo me ha ragione da vendere.

Questo perche' la ribellione contro Gheddafi, - che trovo giustificata, sacrosanta e legittima - e' tuttavia rimasta fino ad ora una questione puramente militare fra due fazioni in lotta all'interno di un paese sovrano che ha coinvolto per il momento solo marginalmente quegli innocenti o civili che potrebbero - e sottolineo potrebbero - giustificare un azione militare a carattere umanitario, come avvenne ad esempio nel caso della Bosnia o del Kosovo.

Si tratta infatti di una ribellione - con caratteri tribali - contro un tiranno e su questo non c'e' dubbio, cosi' come non v'e' alcun dubbio che le truppe di Gheddafi abbiano sparato sulla folla e che siano state commesse atrocita', ma tutto cio' e' fino ad ora rimasto confinato a quello che e' l'inevitabile strascico di violenze e atrocita' di qualsiasi guerra civile o rivoluzione: non abbiamo assistito a pulizie etniche, genocidi o massacri tali da richiedere un intervento armato da parte della comunita' internazionale.

La Libia al momento non e' il Ruanda e nemmeno la ex Yugoslavia: le truppe leali al rais si stanno scontrando con i ribelli armati, e nelle citta' che sono state riconquistate da Gheddafi, nonostante le inevitabile epurazioni, non mi risulta che si siano verificate rappresaglie su vasta scala ne' bagni di sangue stile Srebenica, Ruanda o Sierra Leone, tanto per intenderci.

Non sto lontanamente difendendo un uomo che ho sempre odiato, ossia Gheddafi, e che francamente non mi dispiacerebbe vedere processato e imprigionato a vita dopo aver gettato via la chiave, ma la realta' e' che alla luce di quel che succede sul campo fra ribelli e forze governative, quella libica e' una guerra civile e una rivoluzione che riguarda principalmente i libici e che dovrebbero risolvere i libici.

Quella libica e' una infatti delle tante guerre civili condite da tentativi piu' o meno riusciti di golpe, che purtroppo insanguinano questo disgraziato pianeta e per le quali generalmente nessuno muove un dito, trattandosi di affari interni di quel paese.

A patto che quel paese non abbia qualcosa che lo rende particolarmente importante...


L'INTERVENTO MILITARE E LA SOLITA TRITA MENATA DEGLI "OCCIDENTALI CATTIVI".

La risoluzione dell'ONU che istituisce una no-fly zone per impedire all'aviazione di Gheddafi di attaccare i ribelli e' un capolavoro di stupidita', inutilita' e doppiezza.

Stupidita' e inutilita' perche' il divieto di utilizzare l'aviazione Gheddafi se lo sarebbe appeso al cazzo, dal momento che per schiacciare i ribelli non aveva bisogno di cacciabombardieri: sarebbero bastati i tank e le truppe regolari e lealiste che infatti stavano infliggendo una sconfitta netta e inequivocabile agli insorti dopo essersi riorganizzate.

Le no-fly zone sono un retaggio persistente di quell'idiota pensiero militare occidentale che attribuisce all'aviazione poteri magici: 60 anni fa la Wermacht opero' per un anno, dallo sbarco in Normandia alla sconfitta, in quello che era pure peggio di un regime di no-fly zone ( la Lutwaffe era stata praticamente cancellata dai cieli e i tedeschi si muovevano solo di notte) infliggendo pesanti perdite e battute d'arresto alle truppe angloamericane.

Lo stesso dicasi della gigantesca fregatura rifilata da Saddam Hussein al generale Norman Schwarzkopf alla fine della prima Guerra del Golfo nel 91: dopo la sconfitta irachena, anche alle truppe di Saddam era stato vietato servirsi di velivoli ad ala fissa per schiacciare l'insurrezione sciita nel sud del paese, ma Saddam per aggirare l'ostacolo utilizzo' elicotteri armati (velivoli ad ala rotante) che comunque anticiparono solamente quello che sarebbe stato il risultato inevitabile per i ribelli sciiti, prima istigati e poi abbandonati dagli americani.

La doppiezza e' invece insita nella definizione di no-fly zone che come tale non serve infatti a un cazzo a meno che una accorta "'interpretazione" non le consenta di essere trasformata in una no-ground troops zone con ampia facolta' di attaccare le colonne corazzate di Gheddafi.

Ed e' quello che e' accaduto con i francesi ansiosi di "interpretare" la risoluzione che hanno praticamente trascinato nel conflitto - con qualche polemica - americani, britannici, italiani e tutti gli altri.

Naturalmente tutto cio' e' stato interpretato da una schiera di pregyati e stupidi intellettuali filoislamici come l'ennesima prova della volonta' del Moloch "Occidente" di divorarsi un paese arabo e il suo petrolio.

Ora: sul fatto che soprattutto gli europei abbiano bisogno del petrolio libico e che l'intervento sia una forma di "carita' pelosa" non c'e' alcun dubbio, tuttavia questi pregyatyssimi e noiosi coglioni vedono come al solito solamente quel che interessa loro vedere, ossia l'Occidente Cattivo che allunga le manone sulla povera Libia, ignorando che in realta' gli interessi in gioco in Cirenaica e Tripolitania non sono solo occidentali come vedremo in seguito.

L'Occidente e' infatti tutto meno che un blocco monolitico come testimonia l'atteggiamento assai poco compatto dell'Europa, (vedi la Germania) e che nel caso della Francia ha gettato il cazzo di multilateralismo di cui cianciavano i pacifisti e le sinistre ai tempi della guerre di Bush figlio, nel cesso, facendo quasi di testa sua, proprio come Giorgino in Iraq.

E a tal proposito vale la pena di spendere una parola anche per il governo italiano: io non sono un estimatore di Frattini, ma onestamente il governo italiano si e' trovato in una posizione difficile: la Libia era un paese con cui avevamo accordi e che ci forniva petrolio, ergo la posizione attendista di Frattini e' stata comprensibile e tutto sommato giustificabile, anche se credo che il ministro degli esteri sbagliasse a ritenere che Gheddafi avrebbe mostrato riconoscenza all'Italia in caso di una vittoria sui ribelli.

L'errore fondamentale del nostro paese e' stato di non capire che la Francia aveva fiutato l'occasione di mettere le sue manone sulla Libia, cosi' come ha fatto con la Tunisia, prendendo la palla al balzo delle rivoluzioni arabe per riaffermare la sua presenza nella zona, come dimostra la risposta secca e piccata dei cugini transalpini a quei cialtroni ipocriti della Lega Araba.

Quanto alle operazioni militari c'e' poco da dire per il momento: la Libia non ha mai avuto forze armate particolarmente temibili e Gheddafi non e' ne' un Saladino e tantomeno un Sadat. Per mettere fuori gioco le unita' sul terreno, le infrastrutture logistiche, la difesa aerea e i centri di comando e controllo dovrebbe bastare una settimana, ma il vero problema non e' eliminare la difesa aerea o le concentrazioni di truppe intorno o dirette a Bengasi, quanto piuttosto cosa succedera' dopo che ai tank di Gheddafi sara' stato impedito di schiacciare i ribelli in Cirenaica.

A quel punto e' prevedibile che l'esercito regolare libico e i fedelissimi del rais si ritireranno in Tripolitania e nelle citta' della stessa dove godono di maggior sostegno fra la popolazione: ricordo che l'elemento tribale e' importantissimo in Libia dove ci sono 140 tribu' di cui 30 sono quelle che contano. In linea di massima, e i veri esperti di mondo arabo mi perdonino l'imprecisione, ci sono due grandi tribu' in Libia: la Beni Salim che alligna in Cirenaica e la Beni Hilal che si e' insediata in Tripolitania.

Se il paese dovesse spaccarsi in due e il conflitto impantanarsi in una guerriglia civile e tribale, credo che sarebbe difficile per gli aerei della Coalizione attaccare quelle truppe fedeli a Gheddafi rifugiatesi nelle citta', le caserme, le installazioni logistiche e i centri di comando all'interno delle stesse, senza provocare inevitabili perdite fra i civili. E a quel punto il consenso intorno alla coalizione potrebbe iniziare a disintegrarsi, mentre la Libia scivolerebbe lungo una china somala potenzialmente pericolosa e destabilizzante visto che un'intervento terrestre da parte di truppe americane o europee, credo sarebbe altamente sconsigliabile e nemmeno penso che nessuno fra i membri della coalizione lo abbia preso in considerazione.

Ed e' per questo che ora diventa indispensabile abbattere il beduino peggio vestito del pianeta, dal momento che la fretta calcolata e a mio avviso inopportuna della Francia che ha forzato tempi e modi dell'intervento, ha trascinato tutti in un vicolo cieco che non consente soluzioni negoziate con Gheddafi, che a questo punto puo' solo andarsene.

Staremo a vedere: tutto dipende da come il Colonnello riuscira' a gestire e coagulare il consenso delle tribu' rimaste fedeli intorno a se' giocando sul patriottismo, e dalle convenienze che queste avranno a offrirglielo. Se dovesse crollare per qualsiasi motivo, il pirlone e' spacciato.


IL BEDUINO E I "FRATELLI ARABI".

C'e' poco da dire sul Rais di Tripoli: quel che gli accade oggi e l'isolamento che nel mondo arabo lo circonda sono il frutto della sua politica di "cane sciolto" che, bisogna dire con notevole abilita' e intelligenza, gli ha permesso di restare al potere per 42 anni. In questo bell'articolo del Foglio vengono spiegate in maniera concisa e chiara le rivalita' fra Gheddafi e i vicini arabi e' il perche' oggi tanti "fratelli arabi" vogliono la sua testa.

Per quanto riguarda i paesi occidentali, e' inutile dilungarsi in recriminazioni e tirar fuori innumerevoli scheletri dall'armadio: tutti hanno fatto affari piu' o meno leciti con Gheddafi e tutti si sono scottati o hanno avuto scazzi con Gheddafi: gli italiani, i francesi, i britannici, i sovietici, Fidel Castro, terroristi vari e assortiti compresa l'IRA, e perfino dopo l'11 settembre, gli americani.

Gheddafi fa un mestiere che riserva grandi soddisfazioni, ma parecchio difficile e pieno di rischi professionali: se poi lo fai come lo ha fatto lui piacendo e dispiacendo a tutti, e ' difficile che quando cadi troverai una mano amica disposta ad aiutarti. Piu' probabile che ti assestino un calcio nelle costole per stenderti definitivamente.

Alla luce delle sue disgrazie vale pero' soffermarsi ancora un momento sulla disgustosa ipocrisia della Lega Araba, che ai nostri pregyatyssimi intellettuali ed esperti del mondo arabo e' passata ovviamente inosservata, tutti presi come sono a enumerare le malvagita' dell'Occidente.

Come ho gia' detto, la no fly-zone voluta dalla Lega Araba e' una stronzata colossale che solo una mente levantina ansiosa di tenere i piedi in due scarpe poteva concepire, come si evince dall'assoluta e delirante incoerenza delle parole del segretario della Lega Araba Amr Moussa sulla risoluzione ONU: “Parliamo di una misura preventiva e non militare che miri a proteggere i cittadini libici. La ‘no fly zone’ non prevederà azioni militari, ma metterà l’aviazione libica in condizione di non sorvolare le aree controllate dai rivoluzionari”.

Cosa cazzo vuol dire? Come fai a proteggere i cittadini libici e a mettere l'aviazione libica in condizioni di non sorvolare le aree controllate dai rivoluzionari, usando "misure preventive e non militari"?

Con uno sbarramento di tappeti volanti? O affidandoti alla volonta' di Allah?

Ma naturalmente tutto cio' ai nostri pregyatyssimi intellettuali ed esperti del mondo arabo che ti sgridano se non conosci la differenza fra sciiti e sunniti, e' passato inosservato e mentre loro ti ingiungono di imparare a memoria i poeti persiani prima di parlare di Islam, l'Arabia Saudita e le truppe degli Emirati Arabi Uniti hanno invaso il Bahrein per schiacciare la rivolta contro il monarca locale e proteggere le installazioni petrolifere.

Osservare siori e siori, pregasi osservare: quei cialtroni della Lega Araba protestano contro i bombardamenti della coalizione ed esprimono timori di ingerenze straniere in Libia, mentre in Bahrein fanno e approvano esattamente la stessa cosa che rimproverano agli occidentali cattivi.

La verita' e' che la Lega Araba eleva proteste cosmetiche avendo ottenuto e mercanteggiato con gli occidentali, e non solo, il permesso per schiacciare le sollevazioni in Bahrein in cambio dell'appoggio contro Gheddafi.

E non e' finita: ricordate i nostri pregyatyssimi intellettuali ed esperti del mondo arabo che durante la rivoluzione egiziana si stracciavano le vesti per la rivoluzione democratica del popolo egiziano?

Ricordate come strillavano in preda a crisi epilettico-rivoluzionarie con le lacrime agli occhi su ogni organo di stampa alternativo e progressista "Il popppolo egizzziano! Le dddonne di Piazza Tahrir, le meravigliose dddonne musulmane di Piazza Tahrir! Gli occhi, gli occhi gggonfi di speranza dei bbbambini egizzziani in piazza Tahrir!"

Ecco, li udite forse starnazzare circa lo Yemen, dove i cecchini sparano sulla folla, o la Siria dove la protesta continua e si bruciano edifici?

Macche', tacciono su tutta la linea come tacciono sulle proteste in Iran e taceranno quando Assad dovra' schiacciare la rivolta con i metodi che sia lui, sia il padre hanno sempre utilizzato: cingoli e cannonate.

In quel momento e con la Siria li voglio vedere con la storia dell'occidente: gia' perche' la Siria e' il piu' fedele alleato e partner commerciale d'armamenti della Russia e dubito che lo zio Vladimir lascera' abbattere il suo caposaldo in Medio Oriente senza fornirgli assistenza.

Del resto hanno taciuto sul Sudan - vedi Gino Strada - che e' ormai diventato un feudo cinese.

Ah gia', ma e' l'Occidente che a loro interessa...

Siamo sempre li': sono una manica di teste di cazzo e tutta la loro expertise intellettuale o accademica sul mondo arabo serve solo a coprire la spazzatura ideologica che hanno nel cervellino perennemente in modalita' islamico-rivoluzionaria con saladini che galoppano brandendo Spade dell'Islam per purificare il decadente Occidente.

Ieri c'era il comunismo e Cuba, oggi vanno in brodo di giuggiole per l'Islam e l'Iran...stesse cause della minchia, stessi eruditi idioti.


GLI ALTRI

Ovvero Russia e Cina: che volete che facciano? Stanno alla finestra, si godono lo spettacolo e raccoglieranno gli eventuali frutti degli errori militari e politici del regolamento di conti con Gheddafi. La Russia si e' parata il culo e ha salvato la faccia negando a Gheddafi un eventuale asilo politico e astenendosi al voto del Consiglio di Sicurezza insieme a Cina, India e Brasile, e comunque Russia e Cina hanno amici solidi e forti nella regione, vedi Sudan, Iran e Siria.

Piu' che la Russia a cui le risorse petrolifere mediorientali interessano relativamente, credo sara' la Cina che di petrolio ha fame, a sfregarsi le mani in attesa di errori e opportunita' e avere cosi' la possibilita' di allungare ulteriormente le sue zampone sul continente africano, sul Medio Oriente e perche' no, di fare capolino sul Mediterraneo.


E INFINE, LADIES & GENTLEMAN, LE SINISTRE! OVVERO, CONCITONA VA ALLA GUERRA.

Anche in questo caso e' inutile dilungarsi: la ragione per cui la sinistra riscopre il fascino discreto di Marte e Concita De Gregorio le sue virtu' di amazzone guerriera alla faccia delle "donne in nero" che per anni ci hanno stracciato i coglioni con il loro pacifismo vigliacco e strumentale, e' contenuta in una sola parola: Berlusconi.

Il vero errore di Gheddafi e' stato quello di mettersi in affari con Silvio Berlusconi. Se il rais di Tripoli avesse proseguito nella sua politica di accorti equilibrismi premurandosi di continuare ad appoggiare i cazzo di palestinesi, ora la sinistra italiana strillerebbe all'aggressione imperialista e in piazza avremmo ancora le stracazzo di donne in nero a stracciarci i coglioni con il loro pacifismo vigliacco e strumentale, che e' poi storicamente il pacifismo vigliacco e strumentale di gran parte della sinistra, e Concitona invece di inneggiare come George W. Bush alle guerre giuste, farebbe il tifo per Gheddafi come indubbiamente fece nel 1986, quando i servizi italiani salvarono la pelle al beduino facendogli pervenire una soffiata su quella che per la sinistra di allora era "l'aggressione imperialista americana" a un santo rivoluzionario.

In fondo lo abbiamo sempre saputo che il pacifismo della sinistra era una colossale e pacchiana montatura, il cui grado di pacifismo era direttamente proporzionale alla partecipazione occidentale, americana o israeliana in qualunque conflitto. Quando c'e' di mezzo Israele si strilla, si rompe la minchia e si arriva a pubblicare sull'Unita' in occasione della Giornata delle Memoria dedicato all'Olocausto, un ributtante video a sostegno di un ributtante movimento terroristico come Hamas, ma nel giugno 2007 in occasione della visita dell'allora ministro degli esteri Massimo D'Alema a quel macellaio nazista di Bashar Al Hassad in Siria, tutto andava bene e si lodava la realpolitik di D'Alema che tratto' col macellaio per impedire a Hezbollah di attaccare la missione italiana dell'Unifil in Libano. Nemmeno Frattini venne criticato durante la sua recente visita in Siria in cui elogio' il macellaio, perche' con la Siria, che prima con le sue truppe e ora tramite Hezbollah ha fatto del Libano un suo feudo, la sinistra e D'Alema intrattengono ottimi rapporti.

La Siria per D'Alema e la sinistra e' evidentemente un paese normale con un governo dignitoso e normale...

Quanto al cuore ipocritamente e vigliaccamente gonfio di Concita De Gregorio che ora si accorge che esistono guerre per cause "nobili e giuste", se c'e' una cosa che mi mette piu' paura di chi si elegge a Gendarme del Mondo per difendere la sua sfera d'influenza, e' chi si autoproclama Gendarme ETICO del Mondo per difendere diritti umani che nel caso delle sinistre che oggi strillano "alle armi", abbiamo visto troppe volte non essere universali e dipendere unicamente da considerazioni arbitrarie legate a politiche etno-identitarie deliranti, utopistiche e subordinate a "buoni" che piacciono esclusivamente alle sinistre.

Ne abbiamo gia' abbastanza delle tradizionali "guerre materialistiche", dio ci scampi dalle "guerre etiche" che i bravi progressisti radical-chic come questa signora, consigliere di quel fesso radical-chic di Obama dichiarano di voler sostenere.

Dopo l'iniquo e realmente imperialistico "fardello dell'uomo bianco", ora dobbiamo sorbirci anche il "fardello del progressista bianco"?

Io non sono contrario all'intervento armato in casi eclatanti di massacri e genocidi come la ex Yugoslavia o il Ruanda, ma il pensiero di impegnarsi in "guerre umanitarie" e di intervenire nei cazzi di ogni nazione del pianeta a ogni colpo di stato o rivoluzione mi fa accapponare la pelle.

E chi decide chi sono i buoni e i cattivi? La sinistra?

AHAHAHAHHAHAHAHAHHAHAHAHAHAHHA: certo, appoggiamo Hamas, quel macellaio di Assad e magari mandiamo San Gino Strada come ambasciatore in Sudan dove regna un dittatore feroce che per il santo martire antimperialista e' vittima di un complotto americano e islamofobo...

Se solo un "conservatore compassionevole" neocon poteva inventarsi una idiozia come "l'esportazione della democrazia", d'altro canto solo un altrettanto utopico e demente progressista poteva inventarsi la "guerra umanitaria".

Io le guerre le divido semplicemente in due categorie: evitabili e inutili, e inevitabili. La Prima Guerra Mondiale era evitabile e inutile, la Seconda, inevitabile.

Non credo che vi siano altre categorie a cui ascrivere le guerre e quella contro il dittatore libico francamente mi sembra che rientri nella prima categoria, anche se personalmente godo come un riccio a ogni bomba che cade sulla testa di Gheddafi e dei suoi scagnozzi.


Nel frattempo, sentiamo cosa ha da dire Gheddafi...







Sunday, 6 March 2011

Giusto per non lasciare il vecchio post...


...mentre scrivo il seguito. Se avete qualche OT approfittatene, lo spazio commenti e' a disposizione.

Per esempio, metti che uno vuol parlare del Molise...


PS naturalmente anche gli eventuali OT sono soggetti ai gusti del sottoscritto. Se non mi garbano finiscono nell'inceneritore protonico.

Questo non e' un centro sociale.


Wednesday, 2 March 2011

Il crepuscolo della Repubblica di Weimar (Parte I)



Le fonti storiche di questi due post provengono dai seguenti volumi: "Storia del Terzo Reich" di William Shirer, la monumentale, stupefacente e inarrivabile trilogia sul Terzo Reich (The Coming Of The Third Reich, The Third Reich In Power, 1933–1939,The Third Reich at War: How the Nazis Led Germany from Conquest to Disaster ) di Richard J Evans, esperto di storia tedesca, Regius Professor di Storia Moderna, Rettore della Facolta' di Storia dell'universita' di Cambridge e Presidente del Wolfson College di Cambridge, e infine "The Wages of Destruction, The Making and Breaking of the Nazi Economy" di Adam Tooze, in precedenza lettore di Storia Economica Europea Moderna all'universita' di Cambridge, e dal 2010 professore di storia all'universita' di Yale.
Per i dati delle elezioni tedesche del 1932-33, mi sono servito di Wikipedia che non si discosta comunque da quelli dei volumi sopracitati.

Il "collante" per appiccicare insieme le fonti e farne un post, ossia la prosa, e' invece del sottoscritto.

Si tratta di un post fluviale che spezzero' in due parti comunque molto lunghe, quindi mettetevi il cuore in pace: del resto non stiamo parlando della ricetta dell'impepata di cozze e se vi annoiate c'e' sempre e comunque You Porn che consiglio caldamente.


"Una volta che avremo il potere, non lo lasceremo piu'. Dovranno portar via i nostri cadaveri dai ministeri."
Joseph Goebbels, 1932


"In effetti..."
Yossarian, 2011


Il motivo alla base di questo post, come ho avuto modo di spiegare in quello precedente, e' l'infelice uscita di Umberto Eco, che qualche giorno fa, interpellato sulle similitudini fra Silvio Berlusconi, Gheddafi e Mubarak, ha risposto paragonando Silvio Berlusconi ad Adolf Hitler.

Fra l'altro, come ho gia' detto nel post precedente, ho l'impressione che le nozione generali sull'ascesa al potere di Adolf Hitler siano alquanto vaghe.

In ogni discussione sull'avvento del nazismo si ripresenta infatti puntualmente la storiella/tormentone del Fuhrer che arriva al potere sfruttando la democrazia: il che e' corretto in un senso estremamente generale se intendiamo che Hitler si servi' della legalita' (come affermo' sempre egli stesso di voler fare) per guadagnare consensi ed entrare al Reichstag (l'allora parlamento tedesco che oggi si chiama Bundestag) come primo partito, avendo cosi' i numeri per trattare da una posizione di forza con i vertici dello stato e le altre fazioni politiche. Ma in tutto il resto, compresa la sua nomina a Cancelliere del Reich, la volonta' democratica del popolo non c'entro' un cippone di minchia e si tratto' solamente di una serie di articolati et astuti inciuci, orditi e fatti alle spalle del popolo tedesco.

E se questo e' pur tuttavia una sorta di luogo comune abbastanza comprensibile, c'e' un altra leggenda che invece e' un disgustoso e ripugnante falso storico di proporzioni colossali - come dire che Napoleone vinse a Waterloo - che riguarda il cosiddetto "astensionismo" o "qualunquismo" dei tedeschi che rifiutandosi di votare spianarono la strada al Fuhrer.

Da qualche anno a questa parte, a ogni tornata elettorale italiana salta puntualmente fuori qualche testa di cazzo che si mette a insultare coloro che come il sottoscritto si rifiutano di votare una destra aberrante, o una sinistra che fa cagare vermi, perche' cosi' facendo favorirebbero Abberlusconi, e che in virtu' di questo "qualunquismo" sarebbero equiparabili a "quelli che in Germania si astennero dal voto".

Chi si astenne dal voto in Germania? Nessuno lo sa tranne questi volgari cialtroni falsi e bugiardi, visto che alle cruciali tornate elettorali del 1932-33 partecipo' all'incirca piu' dell'80% dei tedeschi, ovvero una quota piu' che soddisfacente per ogni democrazia che si rispetti e assai maggiore rispetto per esempio a molte elezioni presidenziali americane.

Voglio ricordare che nel corso del 1932 i tedeschi andarono a votare per ben 4 volte e che l'unica oscillazione nel numero degli astenuti avvenne durante il ballottaggio per le presidenziali nell'aprile di quell'anno, quando a causa del maltempo e dell'inevitabile effetto ballottaggio che noi conosciamo bene, circa un milione in meno di tedeschi ando' alle urne. Tuttavia, come vedremo in seguito, quelle elezioni furono perse in maniera netta e decisiva da Hitler, ergo se gli astenuti secondo questi microcefali furono determinanti per l'ascesa del Fuhrer, qualcuno mi deve spiegare come mai l'unica volta che vi fu effettivamente un aumento nelle astensioni, Hitler perse in maniera incontrovertibile.

Questa inenarrabile stronzata dell'astensione, che qualunque matricola di storia e' in grado di smontare, non trova conferma in alcun testo serio sul Terzo Reich. Se l'astensionismo fosse stato un fattore determinante nell'ascesa del Fuhrer credo proprio che sarebbe citato in maniera rilevante oltre che in tutti i volumi da cui ho tratto il materiale per il post, anche su Wikipedia.

E invece nisba. Le ultime elezioni libere tedesche prima della Seconda Guerra mondiale furono quelle del marzo 1933, sulle quali questi fantomatici "astensionisti" non ebbero alcun effetto, e dopo quelle votazioni ogni possibile influenza degli "astensionisti" conta come il due di picche perche' la Germania era gia' una dittatura.

Ergo, io che ho i miei motivi per non votare, sono davvero stanco di sentirmi paragonare da questi idioti fanatici a gente che oltre a passare per il camino gli ebrei, era solita violentare le donne russe e inchiodarle alle porte dei fienili.

Ne ho davvero piene le palle. Ha ragione Uriel quando dice che la peggior propaganda alla sinistra la fa proprio la "base" che insulta costantemente il prossimo. Mi dai del nazista invece di spiegarmi perche' dovrei votare per te? Bene, anche se non sopporto Berlusconi, col cazzo che voto per il partito di uno che mi paragona a un genocida sadico e stupratore: fottiti.

Tornando a Umberto Eco, la domanda del giornalista era gia' scema, storicamente scorretta e faziosa di suo, ma Eco e' riuscito ad abbassarne ulteriormente il livello ricorrendo a una improvvida e quantomai banale reductio ad hitlerum.

Gia', perche' finche' la Legge di Godwin rimane confinata alla fenomenologia internettiana e' tutto sommato comprensibile, ma quando viene utilizzata ad cazzum da un intellettuale come Umberto Eco che la storia la conosce molto, ma molto bene, le cose cambiano.

Il punto infatti non e' quanto Eco odi Berlusconi: ne ha tutti i diritti, e del resto il priapico satiro brianzolo ha rotto i coglioni da tempo anche al sottoscritto, bensi' nella strumentale applicazione della logica fallace ad hominem della famigerata reductio.

In questo caso come afferma testualmente Eco: "Anche Hitler giunse al potere tramite libere elezioni", ergo Abberlusconi, giunto al potere tramite libere elezioni, e' come Hitler.

In primis, la logica di Eco e' sbagliata perfino nell'ottica demente della reductio, perche' al contrario di questa si basa sulle opinioni personali di Eco su Berlusconi e non su qualcosa che Berlusconi fa o dice: vincere le elezioni in un sistema democratico non e' di per se' buono o cattivo e non fa di un Presidente del Consiglio un Hitler in pectore. In secundis, Eco nella sua argomentazione, prima sta decisamente sul vago - "Anche Hitler giunse al potere tramite libere elezioni" - e poi si contraddice commettendo una serie di errori storici che uno come lui non puo' permettersi di compiere, quando afferma: "Berlusconi non è un dittatore come Mubarak e Gheddafi, perché lui ha vinto le elezioni con il supporto di una grande maggioranza degli italiani"

Ora, a parte la Libia di Gheddafi dove i partiti politici sono vietati, anche Mubarak in fondo veniva votato e nel suo Egitto esistevano 18 partiti, ma se proprio vogliamo seguire la logica delirante di Eco, neanche Berlusconi e' come Hitler, perche' Hitler non giunse al potere con il supporto di una grande maggioranza di tedeschi, ne' tramite libere elezioni.

Hitler e il Partito dei Lavoratori Tedesco Nazionalsocialista (NSDAP) non raggiunsero mai infatti, la maggioranza assoluta per poter governare da soli: alle elezioni del 31 luglio 1932 si attestarono sul 37%; nelle successive elezioni del novembre 1932 persero addirittura quattro punti percentuali scendendo al 33% - in quell'occasione il partito attraverso' una crisi gravissima che quasi lo sfascio' - e perfino al culmine della loro popolarita' con Hitler gia' Cancelliere nel marzo 1933, ottennero il 44% dei consensi, che non so a casa di Eco, ma che a casa mia e secondo le norme della maggior parte delle democrazie sono forse - e sottolineo forse - sufficienti per "giungere al potere", ma non certo abbastanza per governare con il "supporto di una grande maggioranza."

Senza contare che nell'occasione in cui Hitler si candido' per l'elezione diretta a Presidente della Repubblica contrapponendosi a Paul von Hindenburg nel marzo 1932, il voto della grande maggioranza dei tedeschi lo puni' la prima volta all'inconclusivo primo turno :
  • Hindenburg 49,6%
  • Hitler 30,1%
  • Thalmann (comunisti) 13.2%
  • Dusterberg (nazionalisti) 6,8% -
Al ballottaggio, perfino con l'appoggio dei nazionalisti che ritirarono la candidatura di Dusterberg invitando i loro seguaci a votare Hitler, il futuro dittatore fu corcato di mazzate:
  • Hindenburg 53%,
  • Hitler 36,8%,
  • Thalmann 10,2%.
In sostanza, il giudizio delle urne ci dice che nel 1932-33 la maggioranza dei tedeschi, di Hitler non voleva saperne, e che se fosse dipeso esclusivamente dalle "libere elezioni" citate da Eco, Hitler sarebbe li' ancora oggi a provarci...

Semmai, e sempre seguendo Eco, Berlusconi e' come Hamas, visto che nel 2006 il partito integralista ottenne una vittoria schiacciante alle elezioni palestinesi: ma si sa, quelle merde di Hamas per gli Opliti del Bene a cui appartiene anche Eco sono santi e martiri, e quindi non si possono certo paragonare ad Abberlusconi...

Sulla Repubblica di Weimar esistono comunque altri luoghi comuni che sono entrati nell'immaginario collettivo, come la carriole colme di marchi svalutati a causa dell'iperinflazione, con cui i tedeschi andavano a comprare il pane, nonche' una disoccupazione e poverta' generali, ritenute endemiche fino all'avvento di Adolf Hitler.

Questo e' oggettivamente vero nel periodo che va dal 1919 al 1924, ma a partire dal 1924, le politiche estere, monetarie ed economiche del prima Cancelliere e poi Ministro degli Esteri Gustav Stresemann (DVP, Deutsche Volkspartei, Partito Popolare Tedesco di orientamento nazional-liberale) risollevarono l'economia tedesca e fecero calare drasticamente disoccupazione e poverta', portando la Germania se non ai livelli economici d'anteguerra, a una situazione di crescita e benessere relativamente stabili.

Stresemann riusci' infatti, legandosi strettamente agli Stati Uniti che avevano tutto l'interesse a salvare l'economia tedesca, a ottenere condizioni molto favorevoli per il pagamento delle ingenti riparazioni di guerra imposte alla Germania dalle potenze alleate vincitrici della Prima Guerra Mondiale con il Trattato di Versailles del 1919, tramite il Piano Dawes. A cio' si aggiunse in seguito l'esito positivo del Patto di Locarno (1925) con cui la Germania entro' anche a far parte della Societa' delle Nazioni, ossia quell'inutile e dannoso organismo precursore dell'altrettanto inutile e dannoso organismo, conosciuto oggi come Nazioni Unite.

Un altro luogo comune e' quello che vuole Hitler fondatore del nazionalsocialismo con la conseguente inarrestabile ascesa dei nazisti. Non e' esattamente cosi': il Partito dei Lavoratori Tedeschi nacque nel 1919 per mano di Anton Drexler, di professione fabbro, zelante anticomunista, autodidatta negli studi, di salute cagionevole, e intelligente quanto un cubetto di profido. Il partito non ebbe mai un grande seguito e poco tempo dopo Drexler si fuse con un altro gruppuscolo simile capeggiato dal giornalista Karl Harrer.

Tanto per darvi una idea della profonda capacita' di analisi e di giudizio di Harrer, basti dire che questi sosteneva che Hitler era un pessimo oratore (e il futuro Fuhrer ci s'incazzava abbestia ogni volta).

Il giovane Adolf Hitler ancora al servizio di quel che rimaneva dell'esercito del Kaiser dopo la sconfitta e l'armistizio del novembre 1918, fu inviato dai suoi superiori a un comizio dei nazisti a Monaco nel settembre 1919 per spiare e riferire sulle loro attivita'. Il giovine merdone e futuro genocida, non aveva la minima idea di chi fossero quei pirla, ma conosceva uno di loro: Gottfried Feder, ingegnere edile ed economista dilettante che sull'economia aveva idee piuttosto balzane e vagamente anticapitaliste che oggi l'avrebbero reso una di quelle celebrita' internettiane complottiste che vedono complotti capitalisti e Grandi Vecchi perfino nel pitale.

Ad ogni modo, il fesso Drexler diede a Hitler un opuscolo intitolato Il mio risveglio politico e costui se lo lesse tutto per benino sulla branda della squallida camerata in cui fece ritorno quella notte.

Le idee di Drexler vertevano sulla formazione di un partito operaio rivoluzionario che pero' a differenza di quelli socialisti e marxisti avrebbe dovuto avere un carattere eminentemente nazionalista.

Hitler, che era (e rimase) fortemente antiborghese, fu subito affascinato dall'idea, e il giorno successivo ricevette una cartolina da quella manica di microcefali, con la quale lo si informava di essere stato ammesso nel partito dei lavoratori tedeschi.

Ora, non e' lo scopo di questo post narrare le complesse vicende successive a quella quasi casuale ammissione a un partito che avrebbe purtroppo cambiato le sorti dell'Europa e del pianeta: ritorniamo quindi alle prime elezioni alle quali partecipo' il Partito dei Lavoratori tedeschi guidato da Hitler (al quale era stato revocato il divieto di partecipare alla vita politica tedesca dopo le violente vicende e la galera seguite al fallito Putsch della birreria di Monaco nel novembre 1923) che nel frattempo aveva assunto il piu' articolato nome di NSDAP: Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei.

Il risultato della tornata elettorale del 20 maggio 1928 fu un deludente 2,6%, che stava chiaramente a significare che in quel momento i nazisti non se li inculava nessuno.

I vincitori delle elezioni del 1928 - quando la Germania sembrava ormai essere sulla via della ripresa e delle prosperita' - furono i socialdemocratici della SPD (Sozialdemokratische Partei Deutschlands), i nazional-conservatori del DNVP (Deutschnationale Volkspartei) e i comunisti del KPD (Kommunistische Partei Deutschlands).

E fu a quel punto che si manifesto' nuovamente quella patologia politica endemica che aveva segnato fin dalla nascita la Repubblica di Weimar e che alla fine ne causo' il decesso: l'incapacita' dei partiti tedeschi e del Reichstag di formare e governare con una maggioranza stabile, dovuta fondamentalmente all'eccessivo numero di partiti (nel 1930 dieci di essi raccolsero piu' di un milione di voti a testa (cit. William Shirer)), e agli interessi partitici, lottizzatori e clientelari di tutte queste formazioni che impedivano loro di mettersi d'accordo ( i comunisti per esempio, come accade sempre a sinistra, odiavano la SPD tanto quanto i nazisti e li chiamavano "social fascisti") e dar cosi' vita a un governo saldo e stabile. Ognuno tirava acqua al proprio mulino e nel 1930 per definire la caotica situazione politico-parlamentare dell'epoca, i tedeschi coniarono il termine Kuhhandel, che noi purtroppo oggi in Italia conosciamo bene perche' significa "mercato delle vacche".

Nel maggio 1928, fu possibile rimediare alla cronica mancanza di una maggioranza elettorale mettendoci l'ennesima pezza tramite la formazione di una
Große Koalition - una Grande Coalizione come quella di Angela Merkel del 2005 - guidata per l'occasione dal socialdemocratico Hermann Muller che capitanava una alleanza eterogenea formata da socialdemocratici, liberal-democratici del DDP (Deutsche Demokratische Partei), Cattolici di Centro, e nazional-liberali di destra del DVP, che tuttavia comincio' a litigare quasi subito paralizzando ogni attivita' parlamentare e dell'esecutivo, tanto che alla fine Muller si trovo' costretto a chiedere al vecchio presidente ed eroe della Prima Guerra Mondiale (avviato causa eta' al rincoglionimento), Feldmaresciallo Paul Ludwig Hans Anton von Beneckendorff und von Hindenburg (dio can!), la concessione di poteri speciali per aggirare la palude parlamentare e governare senza il Reichstag fra i coglioni.

Poteri che il vecchio tricheco - uomo oggettivamente onesto e moralmente tutto d'un pezzo della vecchia scuola prussiana di Bismarck, - rifiuto' di concedere, provocando le dimissioni di Muller nel 1930.

Ora, nella confusione generale di quel periodo (1928-30), bisogna tenere a mente una cosa: i nazisti continuavano a servirsi della piazza e delle camicie brune paramilitari delle SA (Sturmabteilung) per terrorizzare gli avversari politici e scontrarsi violentemente con le milizie della controparte comunista e socialdemocratica con risultati tuttavia non esaltanti in termini di ritorni nei sondaggi, ma questo stato di cose stava per cambiare e la loro popolarita' stava per ricevere una spinta colossale e inaspettata da un fulmine a ciel sereno che colse tutti in brache di tela.

Il "circolo virtuoso" tramite il quale Stresemann aveva rimesso in piedi la Germania, si fondava essenzialmente su una intelligente politica filoamericana che gli Stati Uniti avevano incoraggiato e che in termini pratici si traduceva in gigantesca quantita' di dollari che gli USA pompavano nell'economia tedesca.

Il fiume di quattrini statunitensi passava tramite le banche tedesche agli imprenditori crucchi che in tal modo erano riusciti a rimettere in funzione fabbriche, aziende, agricoltura e tutto il cucuzzaro produttivo tedesco creando benessere e posti di lavoro.

Naturalmente una Germania prospera e con i conti a posto faceva comodo anche a Francia e Inghilterra che vedevano scongiurato il rischio di un default tedesco e ricevevano puntualmente le rate dei danni e le riparazioni di guerra dai mangiacrauti.

E dalle tasche di francesi e inglesi quei quattrini ritornavano da dove erano venuti, ossia gli Stati Uniti, perche' sia i francesi, sia gli inglesi, che con gli americani avevano contratto debiti e prestiti significativi per tirare avanti nella Prima Guerra Mondiale, coi quattrini tedeschi pagavano i loro debiti agli USA.

Non ci vuole un Keynes per capire che la pietra angolare del "circolo virtuoso" erano gli Stati Uniti e che fino a che non si fosse rimessa definitivamente a camminare sulle proprie gambe, l'economia tedesca dipendeva dai quattrini americani.

Stresemann, pur avendo scelto una strada tutto sommato giusta per risollevare la Germania, aveva fatto i conti senza due osti che nemmeno lui, statista intelligente, uomo capace e sinceramente democratico, poteva prevedere.

Il primo fu il "Tristo Mietitore" che con un ictus si porto' via Stresemann a soli 51 anni il 3 ottobre del 1929, e il secondo, ad appena 21 giorni dalla sua morte, quando giovedi' 24 ottobre 1929, il tradizionale squillo della campanella apri' la giornata delle contrattazioni a Wall Street.

Il "Giovedi' Nero" e la conseguente Grande Depressione provocati dal crollo della borsa USA tagliarono letteralmente le gambe alla convalescente economia tedesca: l'interruzione di quel fiume di denaro e l'ondata di successivi fallimenti che getto' sul lastrico banche e aziende e con queste milioni di lavoratori e famiglie tedesche, muto' radicalmente lo scenario politico-sociale tedesco e da quel momento comincio' la vera ascesa di Adolf Hitler e del partito nazionalsocialista.

Cosa sarebbe successo se a Stresemann non fosse venuto un coccolone e' uno dei tanti "what if" della storia, e sicuramente le cose avrebbero potuto prendere una piega diversa, ma purtroppo non fu cosi': la storia - perdonate l'ovvieta' - non si fa coi se, e soprattutto e' a questo punto che nella nostra storia oltre al gia' presente Adolf Hitler, entrano 4 personaggi che saranno determinanti per il futuro della Germania e del mondo intero: il cancelliere Heinrich Bruning, Paul von Hindenburg, il generale Kurt Scheichler e il tenente colonnello Franz von Papen.

Ma ne parleremo nel prossimo post, dedicato alla sconcertante serie di inciuci che con le libere elezioni di cui vaneggia Eco nulla c'entrano, e che culminarono con la nomina a Cancelliere del Reich del merdone austriaco: per il momento vi lascio con la galleria fotografica di alcuni dei protagonisti di questa prima parte della storia.


Il merdone

Gustav Stresemann

Hermann Muller

Ernst Thalmann

Paul von Hindenburg

Abberlusconi!
Che non c'entra un cazzo con la Repubblica di Weimar , ma che ho messo per far battere le pinne alle foche ammaestrate, che vedendo l'immagine strilleranno salivando pavlovianamente: "Nazismo, dittatura, demograzzia in pericolo!" e correranno via starnazzando per organizzare manifestazioni di donne indignate.