Il Medio Oriente e' l'applicazione piu' fedele della nota Legge di Murphy secondo cui, "Se qualcosa puo' andar male, sicuramente lo fara'."
Il Medio Oriente e' infatti un curioso miscuglio fra la Legge dei Grandi Numeri e il Necronomicon, per cui, un evento che in altri luoghi avrebbe una possibilita' infinitesimale di accadere, in Medio Oriente accadra', e generalmente, anzi sicuramente, in peggio.
Se per esempio un operaio che in Italia tira la cinghia e che per decenni ha giocato disperatamente alla lotteria senza mai vincere una cippa, e un fellah - il poverissimo contadino egiziano che muore letteralmente di fame - dovessero acquistare un biglietto della lotteria al Cairo e dallo stesso rivenditore, l'operaio diventerebbe milionario immediatamente.
L'esempio piu' recente della legge di Murphy del Medio Oriente e' il fenomeno delle Primavere Arabe, delle quali tuttavia ho gia' scritto in un altro post e sul quale non ritengo necessario soffermarmi ulteriormente.
Quello di cui volevo brevemente parlare in questo e in altri post successivi, e' la serie di casini che vedono coinvolti il "cattivo" per eccellenza del Medio Oriente, ossia Israele, contro il "buono" per antonomasia della regione, ovvero l'Iran, le "brillanti" operazioni neocoloniali della Nato in Libia, e lo scranno traballante dell'amicone di D'Alema: il presidente e macellaio siriano, Bashar al-Assad, degno erede del suo papi e macellaio, Hafez Assad, leader e fondatore del partito nazionalsocialista siriano noto come Ba'ath.
"Yossarian?"
"E' ancora lei professore, vero?"
"Si' Yossarian: sono ancora io, il professor Aliprando Kraken-Valdobbiabene, ordinario di "Piagnistei Musulmani" e "Purezza dell'Islam Oppresso" all'Universita' di Tacoma ( WA, USA) e..."
"Mi perdoni se la interrompo professore e mi permetta di congratularmi con lei: so che ha appena conseguito un dottorato in 'Stragi Fallaciane viste attraverso gli occhi dei Bambini di Gaza'."
"Lei mi lusinga Yossarian..."
"E' qui che si sbaglia professore: comunque vada avanti."
"Yossarian, mi deve scusare, ma paragonare il Partito Ba'ath al nazismo e' una grossolana, strumentale e ignobile falsificazione storica: lei non puo' chiamare il Ba'ath, un 'partito nazionalsocialista'. "
"Ha ragione professore: le va bene se lo chiamo una 'merda nazionalsocialista'?"
"Mi lasci protestare Yossarian perche'..."
"La lascio protestare volentieri, ma dopo: ora mi lasci finire e si tolga cortesemente dai coglioni."
Dunque andiamo avanti e cominciamo dalla tensione fra Israele e Iran sulla spinosa questione del nucleare iraniano e i suoi utilizzi di natura bellica.
La vulgata corrente fra i criceti ammaestrati che si nutrono di pane e occhi dei bambini di Gaza, vede Israele nella parte di uno stato militarista, imperialista e guerrafondaio che non perde occasione per provocare o attaccare i suoi pacifici vicini arabi.
In sostanza per il criceto, lo stato ebraico e' una sorta di gangster psicopatico, affetto da paranoia e manie di persecuzione che si serve di qualunque pretesto o casus belli, per sventare minacce immaginarie tramite azioni militari ingiustificate.
Nel caso dell'Iran, il gangster sionista vuole impedire con la forza che la gloriosa et rivoluzionaria Repubblica Islamica dell'Iran si doti di un programma nucleare a scopi pacifici.
Il che se ci pensate e' abbastanza curioso, dal momento che chi difende a spada tratta il programma nucleare iraniano a "scopi pacifici", e' molto spesso la stessa gente che si batte per lo smantellamento degli arsenali nucleari occidentali, considera le centrali nucleari come " Opera del Demonio" e vota compatta contro il nucleare a ogni referendum in materia.
Ma non facciamoci distrarre dagli squittii che si levano in difesa degli oppressi e dell'Islam (che per i nostri gerbilli sono sinonimi), e veniamo al punto:
Israele e' veramente paranoico nei confronti dell'Iran?
Israele ha veramente dei motivi per temere il programma nucleare dell'Iran, o come pensano i criceti, si tratta solo dell'ennesima minaccia immaginaria a cui Israele reagira' con la forza, precipitando l'intero Medio Oriente e il mondo in un conflitto disastroso?
Per rispondere a questa domanda, dobbiamo innanzitutto prendere in considerazione i due elementi fondamentali dell'arte delle guerra, che dominano ogni operazione bellica: lo spazio e il tempo.
Si tratta di due elementi strettamente correlati di cui e' necessario tenere conto se si vuole intraprendere con una ragionevole probabilita' di successo, una azione militare su qualunque scala: dalla squadra, al gruppo di armate.
Se devo conquistare o difendere un territorio, dovro' avere una densita' di truppe sufficiente a coprire l'area in questione e schierate (tenendo conto della conformazione geografica) in modo da minimizzare e ottimizzare i tempi di manovra offensiva o reazione difensiva.
L'esempio piu' classico in tal senso e' il Fronte Orientale durante la Seconda Guerra Mondiale: all'inizio dell'Operazione Barbarossa, l'Armata Rossa che stava prendendo botte e gol dalle veloci formazioni corazzate della Wermacht, comincio' a fare quello che si fa sempre in questi casi: cedere spazio in cambio di tempo allo scopo di riorganizzarsi e passare al contrattacco. Una tattica che i russi hanno sempre utilizzato dai tempi di Napoleone, favoriti dall'enormita' dello spazio a loro disposizione e che ha sempre pagato.
Ora: Israele essendo uno stato molto piccolo e con barriere geografiche quasi inesistenti, si trova nella spiacevole condizione di essere a corto sia di uno, sia dell'altro.
Non a caso nel 1973, durante le fasi iniziali della Guerra del Kippur, l'esercito israeliano rinuncio' dopo diversi, sanguinosi e infruttuosi tentativi, a ricacciare gli egiziani dalla sponda orientale del canale di Suez, (che questi avevano attraversato e occupato con una brillante operazione militare), per concentrasi sulla minaccia piu' immediata rappresentata dai siriani che minacciavano di sfondare le posizioni fortificate delle Alture del Golan e dilagare in Galilea.
Questo perche', se tra gli egiziani e Tel Aviv c'era ancora l'intera penisola del Sinai occupata da Israele nel 1967, uno sfondamento sul Golan, avrebbe portato le divisioni corazzate siriane direttamente in Galilea e in territorio israeliano.
Che poi gli israeliani non sapessero che il piano egiziano non prevedesse una avanzata attraverso il Sinai, ma semplicemente di attestarsi a difesa sul Canale di Suez per sfiancare Tsahal, e' un'altra storia e soprattutto non e' l'argomento del post.
La mancanza di un buffer adeguato di spazio per assorbire un attacco nemico cedendo terreno in cambio di tempo, non e' solo un problema legato all'attivita' bellica convenzionale, ma diventa fondamentale nel caso di attacchi con armi non convenzionali come ad esempio quelle nucleari.
Ora: posto che a nessuno fa piacere prendersi una testata nucleare sulle gengive, se per ipotesi la Corea del Nord costruisse e lanciasse un missile nucleare da 1 megatone su Los Angeles radendola al suolo, le conseguenze per gli Stati Uniti sarebbero estremamente gravi da un punto di vista economico, umano e ambientale.
Gravi, ma non irreparabilmente catastrofiche: dopo aver giustamente provveduto a trasformare la Corea del Nord in pulviscolo radioattivo, gli USA continuerebbero a esistere senza Los Angeles, perche' sono un paese molto grande e la perdita della metropoli californiana, pur rappresentando una ferita grave, non sarebbe mortale.
Tuttavia, se gli Stati Uniti fossero la California, l'annientamento di LA sarebbe probabilmente catastrofico in termini umani, materiali ed economici, in virtu' dell'estensione dei danni in rapporto alle dimensioni del paese, alla sua popolazione e alla sua economia.
E lo stesso vale per Israele che e' grande all'incirca come il Piemonte e che quindi non puo' permettersi di "incassare" nemmeno un attacco sferrato con una testata nucleare che oggi definiremmo "tattica" come quella di Hiroshima, la cui potenza era di 18 kilotoni e, molto probabilmente, la stessa di una ipotetica testata nucleare iraniana (anche se e' piu' plausibile una potenza di 6-10 chilotoni come quelle nordcoreane, che ovviamente non sono da 1 megatone come nel mio esempio).
Una serie di attacchi multipli con 5-6 testate da 18 chilotoni su Israele, avrebbe lo stesso effetto in termini di danni materiali, umani ed economici di una serie di attacchi multipli sugli Stati Uniti con una trentina di testate da 1 megatone.
Perfino un solo attacco che annientasse Tel Aviv, potrebbe essere un disastro irreparabile per lo stato d'Israele, specie in termini di fall-out radioattivo sul resto del paese.
Ergo, gli israeliani, checche' ne dicano gli squittii dei criceti filoislamici, non sono affatto paranoici e hanno tutte le ragioni del mondo per essere seriamente preoccupati del proprio futuro nel caso che una potenza regionale ostile come l'Iran sviluppasse armi nucleari e i vettori per lanciarle.
Fra l'altro, nella sua esaltazione acefala per l'eventuale "anniendamendo dell'obbressione sionisda sui boveri bambini di Gaza", il gerbillo filopalestinese e filoiraniano, dimentica che uno o piu' attacchi nucleari su Israele provocherebbero decine di migliaia di vittime anche fra gli arabo-israeliani e i palestinesi della West Bank e di Gaza, sia come effetto immediato, sia come effetto del fall-out radioattivo.
E noi non vogliamo che inizino a nascere bambini palestinesi a tre teste, perche' nel caso dei palestinesi, una testa di cazzo basta e avanza.


