Friday, 20 April 2012

Das Elektroboote: storia dell'U-Boot XXI e di una catastrofe manageriale. (Parte I)


Premessa: so che molti " addetti ai lavori", ovvero esperti e appassionati di storia e storia militare come il sottoscritto, con i quali converso amabilmente su Facebook, leggeranno questo post. Mi scuso quindi per le eventuali imprecisioni - che vi prego cortesemente di farmi notare - e per le omissioni, specie quelle di natura tecnica, ma questi sono due post divulgativi indirizzati a tutti e non solo agli "addetti ai lavori".
Del numero esatto di rivetti sullo scafo di un U-Boot possiamo sempre disquisire su Facebook come facciamo ogni giorno...

Lo scenario economico/politico. 

Prima di iniziare la nostra storia, e’ utile ricordare alcuni punti essenziali sul sistema economico e politico dell’Impero del Male che domino’ l’Europa dal 1939 al 1945.
L’economia del Terzo Reich era sostanzialmente un capitalismo di stato simile a quello del Cile di Pinochet o della Cina di oggi: lo NSDAP, il Partitone nazista guidato da Adolf Hitler, decideva gli obiettivi economici che poi venivano affidati alle industrie private, sui cui profitti lo Stato generalmente non metteva il becco.

Ma se sui profitti di imprenditori e industriali il Fuhrer non aveva sostanzialmente nulla da obiettare, il discorso cambiava radicalmente quando si trattava dei “target” che il Fuhrer, o chi per lui (nel nostro caso Albert Speer) ponevano alle aziende.

Non va infatti dimenticato che il Terzo Reich a differenza della Cina (almeno per ora…) era impegnato in una guerra totale il cui obiettivo era la conquista del mondo - e possibilmente dell’intera galassia - contro le tre maggiori potenze militari e industriali dell’epoca: gli USA, l’Impero Britannico e l’Unione Sovietica.

Questo, ovviamente, valeva anche per i sopracitati nemici del Terzo Reich: le “guerre totali” come la Prima e la Seconda, erano (e probabilmente lo sono ancora) colossali guerre d’attrito che si vincono tanto sui campi di battaglia, quanto nelle officine e negli uffici dei manager chiamati a pianificare la produzione.

Tuttavia, siccome l’economia e’ essenzialmente (e spero Clausewitz mi perdoni) la “prosecuzione della politica con altri mezzi”, i sistemi di governo - e ideologici nel caso dell’Asse e dell’URSS - delle potenze impegnate nel conflitto, esercitarono una influenza fondamentale non solo sulle strategie belliche, ma anche sulle politiche industriali e produttive.

Da questo punto di vista - e nonostante tutti gli errori commessi dalle democrazie - dei due sistemi totalitari (Terzo Reich e Unione Sovietica) che si affrontarono dal 1941 al 1945, la Germania nazista era quello piu’ debole, e questa debolezza derivava dalla personalita’ del capo supremo.

Adolf Hitler e Josef Stalin erano molto simili quando si trattava di ferocia e determinazione, ma dal punto di vista della “gestione” dei rispettivi sistemi ideologici, erano assai diversi.

Il Fuhrer era infatti un demagogo bugiardo e idealista, mentre il Lider Maximo dell’URSS, un burocrate malfidente e paranoico che non perse mai il contatto con la realta’.

Questo significa che, nonostante il controllo assoluto che entrambi i dittatori esercitavano sullo stato e sui rispettivi partiti, gli errori madornali che in nome di un delirante e romantico senso di “cameratismo” Hitler perdono’ a gerarchi incapaci come Goering, Himmler, Bormann e Goebbels, sarebbero costati la testa a qualsiasi membro del Politburo, compresi i piu’ stretti collaboratori di Stalin.
 
Al Cremlino nessuno era al sicuro, e nonostante ad alcune figure della nomenklatura staliniana come il capo della polizia segreta (NKVD) Lavrenti Beria, venisse concessa una relativa autonomia e l’acquisizione di un grande potere personale, a nessuno – e perfino all’Armata Rossa, che fu “purgata” proprio per questo - fu permesso di costruirsi un “impero nell’impero” come accadde nel Terzo Reich con Goering e la Luftwaffe, Himmler con le SS e la Gestapo, Martin Bormann con il partito, Joseph Goebbels con l’apparato propagandistico, e Albert Speer con l’industria degli armamenti.


Naturalmente, da parte di Hitler, accanto a motivi puramente “sentimentali” c’erano anche calcoli di natura squisitamente politica e pragmatica, poiche’ incoraggiare dei gerarchi che si odiavano ferocemente tra loro, a crearsi una serie di imperi personali in costante competizione per ingraziarsi il Fuhrer, impediva agli eventuali “fuhrer in sedicesimo” di provare la tentazione di coalizzarsi contro il boss, oppure di giocare all’asso pigliattutto, come inevitabilmente accade fra le congreghe di figli di puttana.

Questo “divide et impera” applicato al partito nazionalsocialista, funziono’ egregiamente dal punto di vista politico quasi fino alla caduta di Berlino, ma per quanto riguarda l’adozione di una strategia economica (per non parlare di quella militare) realistica, coerente, efficace e soprattutto produttiva, questo sistema di “monadi di potere” si rivelo’ una assoluta, completa e inderogabile catastrofe.

E questa e’ la storia di uno dei disastri “manageriali” che contribuirono alla catastrofe finale del Terzo Reich.

Lo scenario strategico: la Battaglia dell'Atlantico (in breve).

La guerra navale che si combatte' nelle acque dell'Oceano Atlantico dal 1939 al 1945 e dal Capo di Buona Speranza alle acque del Circolo Polare Artico, fu la piu' lunga campagna militare della Seconda Guerra Mondiale e, insieme alla battaglie di Stalingrado, Midway, El Alamein e Guadalcanal, una delle battaglie decisive del conflitto.
Sulle rotte atlantiche transitavano infatti i convogli americani ( e quelli britannici dal resto dell'Impero) carichi di materiale bellico, materie prime e derrate alimentari, assolutamente indispensabili per la prosecuzione dello sforzo bellico degli Alleati contro la Germania nazista.


Il teatro delle operazioni con le rotte seguite dai convogli.


E quando parlo di Alleati, intendo ovviamente anche l'Unione Sovietica, che, della legge " Affitti e Prestiti" con la quale gli USA finanziarono e rifornirono materialmente Stalin e Churchill, fu una delle principali beneficiarie.

Al di la' delle migliaia di tank e aeroplani USA e inglesi che i sovietici utilizzarono relativamente, preferendo - giustamente, visto che nel caso dei tank era in media assai migliore - la produzione casalinga, le decine di migliaia di tonnellate di apparecchi radio, camion, cavi telefonici, scarpe, jeep e soprattutto derrate alimentari, permisero ai sovietici di risparmiare preziosa manodopera specializzata e potenziale umano da impiegare nel primo caso nell'industria pesante, libera cosi' di concentrarsi sulla produzione di tank, aeroplani armi individuali, munizioni e cannoni, e nel secondo, di esentarlo dalla produzione di materiale logistico e derrate alimentari, rendendo disponibili milioni di uomini e donne da inviare al fronte.

Non e' azzardato affermare che se Ivan o Natascia sparavano, guidavano o pilotavano ottime armi e mezzi, frutto dell' indubbio ingegno comunista, comunicavano, camminavano e mangiavano, grazie alle radio, i telefoni, le scarpe e soprattutto la carne in scatola dei capitalisti.

Naturalmente, in ossequio al vecchio detto militare secondo cui "il nemico non collabora", i nazisti erano bene al corrente di questa "arteria vitale" che si estendeva dagli Stati Uniti e cercarono quindi di reciderla esattamente come fecero dal 1917 al 1918 nel primo conflitto mondiale con l'adozione della guerra sottomarina indiscriminata, arrivandoci parecchio vicino, esattamente come la Germania Imperiale.

I motivi per cui la campagna sottomarina del Terzo Reich falli' sono molteplici, ma fra quelli piu' importanti ricordiamo l'adozione del sistema dei convogli pesantemente scortati, l'utilizzo delle portaerei "tascabili" per cacciare dall'alto i cacciatori con aerei muniti di radar, l'invenzione del primo rudimentale sonar ( ASDIC), l'individuazione degli U-Boot tramite la triangolazione radio degli apparecchi detti Huff-Duff e naturalmente, la decrittazione del codice navale tedesco trasmesso con la macchina per cifrare Enigma, da parte del team di Bletchey Park di cui faceva parte Alan Turing.

La Kriegsmarine ( letteralmente " Marina da Guerra") di Adolf Hitler, rispose alle misure alleate con contromisure tattiche e tecnologiche ingegnose da veri "teteschi di Cermania", fra i quali l'adozione di radar sofisticati, i primi siluri a guida acustica passiva ( G7- Zaunkönig T-5) e l'utilizzo dello Snorkel ( invenzione olandese): in sostanza un "boccaglio" che consentiva ai sommergibili di navigare in immersione "succhiando" aria per i motori diesel del vascello: proprio come fareste voi quando, muniti di maschera e pinne, andate a pescare cozze e patelle per farvi una spaghettata.


"Qvesta essere nostra arma piu' micitiale prima di infenzione di Euro e Goferno Monti: siluren G7!".



Lo " Snorkel" di un U-Boot all'opera ( notare la valvola per impedire l'accesso all'acqua di mare: proprio come il vostro boccaglio quando pescate cozze e patelle).

Per quanto riguarda le tattiche di combattimento, il comandante in capo della Kriegsmarine e dell'arma sottomarina (Oberbefehlshaber der Kriegsmarine e Befehlshaber der U-Boote: BDU ), grandammiraglio Karl Dönitz, che aveva sostituito il collega Erich Raeder nel gennaio del 1943, invento' e utilizzo' con notevole successo quella del "branco di lupi" (Rudeltaktik): un vero e proprio "attacco in massa" ai convogli da parte di decine di U-Boot con lo scopo di saturare le difese avversarie rappresentate da fregate e cacciatorpediniere.

Quando un U-Boot avvistava un convoglio, cominciava letteralmente a "pedinarlo" e avvertiva via radio il BDU che dava ordine a tutti gli U-Boot che incrociavano nella zona, di convergere verso un punto conveniente da cui iniziare l'attacco in massa.


Il branco risponde al richiamo.

Ma nonostante tutte le tattiche, contromisure e ingegnosi "escamotage" tecnologici impiegati da Dönitz, nella primavera del 1943 gli Alleati avevano ormai vinto la durissima Battaglia dell’Atlantico e alla luce delle gravissime perdite subite dai suoi “branchi di lupi”, l’Ammiraglio Dönitz si vide costretto a ritirare tutti gli U-Boot ancora operativi nelle basi francesi e tedesche, cessando quasi completamente ogni attivita’ offensiva.
C'era infatti un aspetto fondamentale che impediva agli U-Boot di fare un "salto di qualita' " decisivo per recidere "l'arteria atlantica": i limiti tecnologici e strutturali dei sommergibili dell'epoca.

Silent Hunters.

I sommergibili della Seconda Guerra Mondiale non erano cambiati molto rispetto ai loro "padri" della Prima.

Si trattava innanzitutto di "sommergibili" e non di "sottomarini": in sostanza, vascelli di superficie con la capacita' di immergersi a navigare sommersi per brevi periodi di tempo, laddove un "sottomarino" e' una unita' progettata per navigare e combattere prevalentemente in immersione.

In termini ingegneristici - e qui riporto fedelmente da Wikipedia per evitare tediose discussioni- : " La differenza è nella diversa forma dello scafo, più “navale” per il primo e più affusolata e cilindrica(a "sigaro") per il secondo, e soprattutto nella diversa percentuale di riserva di spinta, relativamente alta per un sommergibile (intorno al 30-35%), piuttosto esigua per un sottomarino (circa il 10-15%)."

Anche in termini di prestazioni i due vascelli sono molto diversi, specie alla luce della tecnologia navale e cantieristica a disposizione delle varie potenze allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

La propulsione di un sommergibile dell'epoca (e di oggi nel caso di propulsione non nucleare), era assicurata da due motori diesel situati a babordo e tribordo. Questi motori, ovviamente, consumavano aria ed erano utilizzabili esclusivamente in superficie (ricordate la storia dello "Snorkel"?).

In immersione, l'U-Boot si serviva di motori elettrici collegati a grosse batterie, che quando si scaricavano dovevano essere ricaricate viaggiando in superficie o tramite lo Snorkel.
I motori diesel a questo punto entravano in funzione agendo come generatori su quelli elettrici per ricaricare le batterie.

I grossi limiti di un un U-Boot erano sostanzialmente tre: dovendo navigare emerso era assai vulnerabile agli attacchi aerei: una volta in immersione, lo "squalo" si trasformava in un grosso pesce virtualmente cieco e molto lento alla merce' degli agili e veloci cacciatorpedinieri nemici, e infine, una volta sott'acqua, l'autonomia d'aria per l'equipaggio e di elettricita' per i motori, era assai limitata.

La velocita' massima in superficie raggiungibile da un U-Boot si aggirava intorno ai 17 nodi ( 32 kmh), mentre quella in immersione scendeva paurosamente a 7 nodi (14 kmh).

Anche gli attacchi al naviglio nemico, nonostante la classica immagine di un sommergibile sia quella del comandante che prende la mira e segue la scia del siluro attraverso il periscopio, avvenivano principalmente in superficie e soprattutto di notte.




In poche parole, la vita del sommergibilista nella Seconda Guerra Mondiale oltre a non valere una cicca, era sostanzialmente un vita di merda, come testimonia il tasso spaventoso di perdite della Kriegsmarine alla fine della guerra: 783 U-Boot affondati e circa 30.000 morti su 40.000 marinai che servirono nella flotta sottomarina dal 1939 al 1945.

E a questo punto e' doveroso ricordare che chi sconfisse gli U-Boot e mantenne in funzione quell'arteria vitale per la disfatta della Germania nazista, pago' un prezzo umano assai piu' alto: piu' di 72.000 marinai delle marine militari e mercantili di USA e Gran Bretagna perirono dal 1939 al 1945, mentre il tonnellaggio complessivo affondato dai tedeschi fu di 14,5 milioni di tonnellate, equivalente a 3500 navi mercantili e 175 navi da guerra.


VE-Day, maggio 1945.

Tornando a noi, la Kriegsmarine si servi' essenzialmente di due tipi di sommergibili per l'attacco ai convogli alleati nell'Atlantico: il Modello VII e il Modello IX; quest'ultimo progettato per spingersi fino all'Oceano Indiano.



Un U-Boot modello VII-C conservato al Museo Navale di Laboe, nei pressi di Kiel, Germania.




Il "fratello maggiore" dell'U-Boot Modello VII: il Modello IX.

Tuttavia, come gia' sottolineato in precedenza, nonostante si trattasse di due vascelli tutto sommato piu' che dignitosi e in linea con le prestazioni dell'epoca, per battere le marine alleate ci voleva una risposta decisiva, definitiva, ma soprattutto, che rappresentasse un balzo di qualita' tecnologico che USA e Gran Bretagna non sarebbero stati in grado di eguagliare: era giunto il momento di fare un salto nel futuro.

Das Elektroboote: il primo vero sottomarino della storia.

Quella possibilita' sembro' materializzarsi quando nel giugno del 1943, il progetto dell'U-Boot XXI (soprannominato Elektroboote) venne presentato a Dönitz.

L'U-Boot XXI era il punto d'arrivo e d'incontro di diverse ricerche e soluzioni assai avanzate nel campo dell'ingegneria sommergibilistica, elaborate dal professor Hellmuth Walter (fondatore e padrone dell'omonima azienda: la Hellmuth Walter Kommanditgesellschaft) e dagli ingegneri Friedrich Schuerer e Hermann Broecking.

Il risultato fu un sottomarino dalle caratteristiche semplicemente rivoluzionarie per l'epoca, che fra le innovazioni maggiori comprendeva:
  • un design altamente idrodinamico dello scafo, concepito appositamente per la navigazione subacquea con sei tubi lanciasiluri a prua.
  • sistema di propulsione diesel indipendente dall'aria, grazie all'utilizzo del perossido d'idrogeno per l'alimentazione delle turbine, che insieme alle batterie addizionali che triplicavano l'autonomia dei motori elettrici, conferivano all'U-Boot XXI, la stupefacente velocita' di 18 nodi in immersione per un'ora e mezzo, 12-14 nodi per 10 ore, e 5 nodi con i motori elettrici di disimpiego ( la cosidetta "navigazione silenziosa") per 60 ore.
  • sistema idraulico di ricarica dei tubi di lancio che dimezzava il tempo di ricarica garantendo un volume di fuoco di 18 siluri in meno di 20 minuti.
  • sonar.
  • radar.
  • ricevitore di minacce radar FuMB-35 Athos per l'individuazione dei radar nemici.
  • ampio spazio interno con frigo, alloggiamenti, doccia e cessi come si deve per il comfort dell'equipaggio.


Das Elektroboote sulla carta: osservate la differenza nel design fra l'U-XXI e i suoi predecessori: questo si' che e' un cazzo di sottomarino.


Das Elektroboote nella realta': l'ultimo esemplare di U-XXI rimasto: l'U-2540 "Wilhelm Bauer" e' oggi un museo galleggiante ancorato a Bremerhaven.

L'8 luglio del 1943, mentre la Wermacht iniziava la gigantesca offensiva nel saliente di Kursk sul fronte orientale, il progetto del nuovo sottomarino venne svelato a Hitler che lo approvo' incondizionatamente.

Tutto era ormai pronto per alzare il sipario su un sistema d'arma che gli alleati non avevano alcun modo di controbattere: l'Elektroboote ( che servi' come "template" per la costruzione del primo sottomarino nucleare: lo statunitense USS Nautilus) era almeno 10 anni avanti a tutto quello che le marine militari di USA e Gran Bretagna avevano nei loro arsenali e semplicemente con la incredibile velocita' in immersione, era in grado di attaccare qualsiasi vascello alleato per poi battersela, restando quasi invisibile.

Fra un U-Boot normale e l'Elektroboote c'era infatti la stessa differenza fra voi che pescate cozze e patelle armati di maschera, pinne e boccaglio e un incursore subacqueo del COMSUBIN.

E contrariamente alle altre armi segrete dei nazisti, fu anche costruito in numeri sufficienti a cambiare il corso della guerra: 118 esemplari in totale.

Ma qualcosa ando' storto e nessuno degli U-Boote XXI sparo' mai un colpo contro il naviglio alleato e quel qualcosa non fu dovuto alla solita ingerenza di Hitler, ma a un banalissimo scontro di personalita' e di diverse concezioni manageriali.

Fu un disastroso fallimento manageriale e di pianificazione e nel prossimo post vedremo perche'.

14 comments:

Anonymous said...

NOOO!!!
non puoi lasciare la trattazione così.
quando sarà il prossimo post?

Minkia Mouse said...

Ahhhh!!!!!

Ancora!

Sarà l'ora di pranzo, ma mi hai lasciato proprio con l'acquolina in bocca! :D

Un piccolo OT: Yoss, ultimamente ho letto "Battlefields", una serie a fumetti di Garth Ennis. Ambientata nella seconda guerra mondiale, racconta, tra l'inventato e il reale delle vite di quei giorni. Per dirti, nel primo numero racconta delle pilote d'aereo russe che bombardavano gli avamposti tedeschi. Nel secondo c'è la storia d'amore tra un'infermiera ed un soldato inglese e dei loro vissuti drammatici e nel terzo l'avventura di un carro armato americano che si è perso tra quelli tedeschi.

Sono letture brevi, molto godevoli con un occhio alla fedeltà storica (Ennis è un grande appassionato di guerra).

Vista la tua passione e la tua enorme cultura a riguardo, te li consiglio.


:)

Anonymous said...

Evvai, Capo. Ce ne metti di tempo a cacarli, però poi è robbba di quella buona.

rdv

Attila said...

A quando la parte II? Che non è che ci puoi lasciare così sul filo... dai, mi appello alla convenzione di Ginevra!

Cordialità

Attila

Myollnir said...

Finalmente un bel (mezzo)postone di storia! Era ora!
Ma qualche appunto di velato dissenso.
"Il Terzo Reich a differenza della Cina (almeno per ora…) era impegnato in una guerra totale il cui obiettivo era la conquista del mondo - e possibilmente dell’intera galassia": pare di leggere Philip K Dick. Bel casino, quando muore Bormann! In realtà, mi risulta (no, non chiedermi le fonti, ti prego!) che Hitler considerasse la GB il suo "alleato naturale", a vedesse un futuro di dominio inglese sui mari, e tedesco sull'Europa: si vedeva un po' come il nuovo Carlo Magno. Il suo vero nemico "naturale" era la Russia, e non perché fosse sovietica, ma proprio per il retaggio degli Unni. Tanto da fare malvolentieri la guerra ai britannici - fu lui a fermare l'invasione delle isole britanniche, ben possibile dopo Dunkerque - e da immergersi nella enorme cazzata dell'Operazione Barbarossa, proprio dopo avere scritto, nel Mein Kampf, che la Germania non avrebbe mai più dovuto commettere l'errore di aprire una guerra su due fronti. La Cina, invece, ho idea che il mondo lo voglia conquistare davvero. Magari non militarmente, per ora... Intanto, si sta comprando l'Africa, e tutto quello che c'è in vendita qui da noi, perfino i bar.
Quanto ai giudizi sui gerarchi, beh... Goering era certamente un grassone, e probabilmente omosessuale ed eroinomane, ma la Luftwaffe l'ha veramente creata lui "from scratch". E ha dato filo da torcere fino all'ultimo agli angloamericani. Certo la battaglia d'Inghilterra è stata un errore strategico, dati i limiti operativi degli aerei d'allora, ma l'avrà voluta lui? O non piuttosto Baffino?
Attendo la parte II con trepidazione.

Finrod said...

io a dire il vero ho qualche dubbio sul fatto che Stalin nonostante le sue paranoie non avesse mai perso il contatto con la realtà. Per il resto, quoto il commento di "rdv"

shevathas said...

Leggere i tuoi articoli storici è sempre un piacere.
comunque colgo l'occasione per accodarmi alle richieste di altri prima di me, per favore non far aspettare troppo per la seconda parte.

Yossarian said...

@Tutti

Grazie di cuore dell'apprezzamento e la II parte arrivera' la prossima settimana.

:-)

@Finrod

Se per "contatto con la realta' " intendiamo la paranoia ossessiva che lo affiggeva sono d'accordo con te, ma dal punto di vista della condotta strategico/politica della guerra e del dopoguera, fu indubbiamente lucido e assai piu' lucido di Hitler.

Stalin inoltre seppe farsi da parte per lasciar fare ai suoi generali e in diverse altre occasioni ( come il trasferimento dell'industria pesante al di la' degli Urali) non interferi' con gli esperti.

Hitler era una piattola che rompeva le scatole a tutti.

;-)

Anonymous said...

vorrei complimentarmi per la profonda e accurata analisi,aspetto con ansia la seconda parte

Fenrir Di Garais said...

Ohhhhh, era ora!
Aspetto con ansia la seconda parte.

itto ogami said...

AAAAAARRRGGGHHH!!!
MALEDETTO! non puoi lasciarci così! questa cosa assomiglia tanto a un coiutus interruptus per scippo della femmena!!!
sei un sadico, ammettilo.

a parte il sadismo implicito, l'articolo è veramente una chicca di quelle checche.

itto ogami said...

piccolo appunto su Goering... il casino della germania nazi era riprodotto in piccolo nella luftwaffe... i vari capatz si facevano gli sgambetti tra loro, e spesso credevano di essere ancora al tempo dei biplani.

Ettoregonzaga said...

Bello!
Complimenti!
Adesso pero mi sento come un assetato nel deserto ... attendo in ansia di potermi bere la seconda parte!

Ettoregonzaga

barbara said...

Piccola nota a margine: il successo statunitense sarebbe stato sicuramente maggiore e più rapido se fosse stata accolta subito la geniale tecnica per le comunicazioni a bordo ideata dall'attrice ebrea Hedy Lamarr (nota soprattutto per la scena di nudo integrale in un film del 1933). Invece l'hanno bocciata perché "troppo complicata" e adottata in pieno vent'anni dopo, durante il blocco di Cuba. Oggi - copio/incollo da wikipedia - "Il concetto cardine di suddivisione di un ampio campo di frequenze in più canali trova oggi applicazione non solo nella crittografia o in scopi militari, ma anche nella telefonia mobile e nei sistemi informatici wireless. Da allora sono stati registrati oltre 1.200 brevetti riguardanti la tecnologia spread spectrum."