Sunday, 10 June 2012

Too Blessed To Give A Damn


Kings made tombs more splendid than houses of the living, and counted old names in the rolls of their descent dearer than the names of sons. Childless lords sat in aged halls musing on heraldry; in secret chambers withered men compounded strong elixirs, or in high cold towers asked questions of the stars.
J.R.R.Tolkien - “The Two Towers”



Ve lo dico subito, sono in modalità Sauron di cattivo umore.
Prima di tutto perché non mi andava di scrivere un post: sono mesi che sto dietro a questo castello sulla scogliera in Second Life, e non mi riesce mai di finirlo perché qualche altra faccenda si mette sempre di mezzo. Oggi finalmente pensavo di poterci lavorare un po’, e invece niente. Mi tocca scrivere il post.
E mi tocca, perché c’è stato un tremito nella Forza.
Che tradotto significa che un qualcosa è riuscito a strapparmi dal mio perfettissimo status del m’importaunasega.
Ma andiamo con ordine. In principio c’è stato Uriel con il suo post di qualche giorno fa: “Il bello che ci avanza”.
Ma non è stato lui a strapparmi dal mio perfettissimo status: è un post con diversi strafalcioni tecnici (1), decisamente estremo per molti versi, ma hey, il concetto di base mi trova del tutto d’accordo.
A quanto pare però, il post in questione ha generato tutta una serie di novelli futuristi da battaglia, e questo non sarebbe un problema, se non me ne fossi ritrovata più o meno una dozzina in pascolo su FB.
Venire a rompermi i coglioni sul sacro suolo di Farmville non è una buona idea, ragazzi. Venire a rompere i coglioni a uno dei quattro gatti che han studiato sul serio in Accademia (2), è a tre autobus, una lunga camminata e otto sterline di taxi da quel che chiamerei “una buona idea”.
Ora, parlando proprio di Accademia, quella di Firenze è giusto il portone a fianco a quello del museo dell’Accademia, e una volta, uno dei prof ci chiese come riuscissimo a fare quel che facevamo stando a trenta metri dal David di Michelangelo.
La domanda sembra estremamente witty, ma in realtà tradisce un modo di pensare piuttosto becero nonché estremamente diffuso tra gli umanisti. Non voglio parlar male del prof in questione (che tra l’altro era un bravo prof) ma non credo che agli studenti di matematica del King’s College a Cambridge sia mai stato chiesto come riescano a fare quel che fanno stando nella stessa Alma Mater di Alan Turing.
Non è neppure una questione di approccio differente tra arte e scienza, poiché per secoli i capolavori del passato son stati visti dalle nuove generazioni di artisti come materia di studio e stimolo per fare meglio. In parole povere, nessuno si sarebbe mai sognato di chiedere a un imberbe Michelangelo come facesse a fare quel che faceva quando la bottega in cui andava era a tre isolati dalla cappella Peruzzi di Giotto.
Michelangelo era parecchio contento di averla a tre isolati di distanza, perché così evitava di scarpinare per andare a fare le copie a lapis degli affreschi.
Affatìcati e dilèttati di ritrarre sempre le miglior cose, che trovar puoi per mano fatte di gran maestri. E se se' in luogo dove molti buon maestri sieno stati, tanto meglio a te (…) Poi a te interverrà che, se punto di fantasia la natura ti arà conceduto, verrai a pigliare una maniera propia per te, e non potrà essere altro che buona; perché la mano e lo intelletto tuo, essendo sempre uso di pigliare fiori, mal saprebbe torre spina” – questo è quel che scriveva Cennino Cennini nel suo “Libro dell’arte” (il miglior manuale di tecniche artistiche mai scritto, secondo me) ed è questo il percorso seguito da innumerevoli generazioni di artisti, finché – fondamentalmente – le cose han cominciato ad andare affangala. 


 
Michelangelo è felice che la capella Peruzzi sia a portata di lapis


Non starò qui a disquisire sul come o il perché le cose siano andate affangala, basti sapere che da un certo punto in poi l’avere il David a trenta metri è diventato motivo di blocco artistico piuttosto che d’ispirazione. Ma il problema non è il David. Così come non è il Colosseo, né la torre di Pisa, né gli Uffizi con tutto quel che c’è dentro.
Il problema è la citazione che ho messo all’inizio del post, è quel modo di pensare da beccamorti, quella mancanza di coraggio. Quale pietosa bugia sarebbe l’affermare che è l’ingegno del passato ad aver soffocato la creatività del presente (e del passato prossimo).
L’Italia non può illudersi in questo senso. Siamo un paese antico, solo i Greci e gli Egiziani possono batterci la stecca.
Tutto il peso dell’Impero Romano non ha impedito il Rinascimento (3).
Il Rinascimento non ha impedito quella felice stagione cinematografica dal dopoguerra fino agli anni ottanta (4).
Se questo non bastasse, posso aggiungere che sì, in Italia a un certo punto le cose han cominciato ad andare affangala, ma non è successo altrove (o meglio, non contemporaneamente), e ogni qual volta una nazione ha vissuto una Golden Age, i suoi artisti si son ritrovati a seguire il consiglio di quella lenza del Cennino, e si son scapicollati dalle nostre parti per studiarsi la gran bella carrettata di roba ospitata dal patrio suolo.
Per dire, lo sapevate che – per composizione – Guernica di Picasso è identico all’Incendio di Borgo del Raffaello? E che Le déjeuner sur l'herbe di Manet risente delle influenze pesantissime del Giorgione e dei manieristi veneziani?
E sapevate che l’architetto del nuovissimo Shard è Renzo Piano?
Sapevatelo. 


 
 Il prossimo progetto di Renzo Piano: Orthanc a Cardiff

Ora, verrebbe spontaneo chiedersi perché Renzo Piano non abbia disegnato lo Shard per l’Italia. E’ forse colpa del patrimonio artistico che abbiamo?
Ni.
Fino ad ora ho cercato di spiegare come l’arte del passato non abbia impedito – bensì al contrario, di come abbia da sempre incoraggiato – l’arte del presente.
Ma c’è un aspetto del suddetto patrimonio artistico che non può essere taciuto: è tanto.
E’ il famigerato 70% mondiale. Diciamocelo, è troppo.
Non è umanamente possibile conservare un mostro del genere, senza che in un modo o nell’altro non comprometta tutta una serie di cose.
E infatti, non viene conservato. Ora magari a qualche anima bella dei Beni Culturali che passasse di qui verrebbe la bavina verde, ma fidatevi, quando una briscola come Pompei cade a pezzi per via del degrado, significa soltanto una cosa.
I perché sono molti (corruzione, politiche sbagliate, scarso senso civico, mera mancanza di fondi e di mezzi e così via), ma il risultato è solo uno: di quel 70% che è pubblico – e dunque non posseduto e/o preservato da privati,  – almeno il 50% è in condizioni inquietanti, e in quel 50% ci sono parecchi nomi illustri del mondo dell’arte.
Dunque non viene conservato, ma viene protetto sulla carta. Il che genera una situazione di merda, onestamente. E io riesco a vedere solo due soluzioni a questo problema:
1- trasformare l’intero paese in un museo. Farlo dichiarare patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, tenerlo in piedi con i finanziamenti privati e pubblici degli altri stati, e farlo abitare esclusivamente da gente del settore restauro e turismo. Praticamente quel che è Firenze, ma per tutta l’Italia. Una gloriosa oasi felice di cultura occidentale/levantina nel cuore del mediterraneo. Isn’t that cute?
2 – rivedere i criteri di selezione, e dimezzare quel 70%. Ci servono proprio quel cazziglione di stanze piene di cocci nei musei archeologici? E i musei archeologici stessi, ci servono proprio tutti? Ci servono proprio tutti quei palazzi storici, quelle fontanelle, quelle chiesette, quei musei, tutte quelle statue (don’t blink)? E quel ciclo di affreschi del Pincopallo da Vaffanbrodo, ci serve?

A prima vista, la prima soluzione sembra uscita da una storia di fantascienza.
Ma conoscendo l’Italia, anche la seconda. Anche solo ad accennare la cosa mi figuro gli starnazzamenti impazziti di folle oceaniche, più o meno sessanta milioni di critici d’arte che all’improvviso non riescono a concepire la vita all’idea che il comune di Vaffanbrodo perda il suo prezioso Pincopallo. Mai rimbalzato prima, mai più rimbalzato in seguito, ma pronti a rimbalzarlo con rinnovato vigore ogni qual volta qualcuno si sognerà di nuocergli. That’s ammmore.
Questo è il feticismo verso il passato di cui parlava Uriel, ma più che convinzione di non essere capaci di fare di meglio, temo si tratti di totale rifiuto nei confronti del nuovo. E’ un rifiuto che inquina qualsiasi aspetto della vita in Italia, dalla politica all’economia, dalle scienze fino agli aspetti più mondani dell’esistenza: ho visto aprire petizioni a raffica per le cose più idiote su FB, ma mai tante quante quella contro la Timeline. Lamentazioni di settimane, nemmeno se Zuckerberg fosse entrato in casa di questa gente per cagargli sul copriletto.
Dunque perché l’arte dovrebbe sfuggire a tanta potenza mortifera?
Se ci si sofferma un attimo, all’improvviso la soluzione numero uno suona più plausibile della seconda: è da un bel po’ che l’Italia è già un museo. Ma sporco, e pullulante di aridi  scassa cazzi.
E questo, come si dice, is why we can’t have nice things.

Questo è perché finiremo per perdere anche le nice things del passato.
Alcune sì, crolleranno per via dei terremoti, ma difficilmente le più iconiche, e in generale molte meno di quel che si potrebbe pensare.
Nella maggior parte dei casi solo tre cose riescono ad avere la meglio su un’opera d’arte fatta come si deve (tecnicamente parlando): fuoco, acqua, e intervento umano. O negligenza umana, nel caso si lasci l’opera in balia di fuoco e/o acqua.
Così coriacee sono le opere d’arte ben fatte. Perché quella gente aveva in mente svariate cose durante lo svolgimento del proprio lavoro, ma la prima era il tempo. Non solo sopravvivere al tempo, ma approfittarsi del tempo, usarlo a proprio beneficio.
Il tempo come agente distruttore è un’opzione non contemplata, così come non è contemplata quella del meteorite gigante alla Deep Impact o l’eruzione di un supervulcano come lo Yellowstone: in tutti e tre i casi la sopravvivenza dell’opera d’arte sarebbe l’ultimo dei fottuti problemi.
Ma stare dietro al 70% del patrimonio mondiale sarebbe uno sforzo titanico anche per paesi più organizzati e meno quaqquaraqqua del nostro. Per “preservare” tutto, si finisce per preservare quasi nulla. E l’acqua sta spazzando via Pompei, così come sta spazzando via Cerveteri, così come l’impatto umano sta indebolendo i fori imperiali e chissà quanti altri siti archeologici, edifici, e monumenti in genere.
Sarebbe saggio scegliere, e non sarebbe una scelta indolore, ma sarebbe la cosa giusta da fare.
E’ una scelta che le generazioni del passato hanno fatto, è la scelta di un popolo in evoluzione.

Io sono una persona che ama le cose nuove, più invecchio e più mi piacciono, a quanto pare. Quindici anni fa sarei stata la prima a starnazzare per il perduto capolavoro di Pincopallo da Vaffanbrodo. Che posso dire, son come il vino.
Ma amo parecchio anche le cose vecchie.
Alcune selezionatissime cose vecchie le amo oltre l’inverosimile: in caso di zombie apocalypse/olocausto nucleare/catastrofe planetaria ho già un piano pronto per riuscire a sgattaiolare nella National Gallery e recuperare The Burlington House Cartoon (o cartone di sant’Anna) di Leonardo. Che custodirei religiosamente in memoria della mia civiltà ormai perduta.
Yes, I’m that serious about Leonardo.
Quindi, quando al posto di una qualsiasi strategia per svecchiare l’Italia artisticamente parlando (compresa quella di spianar giù svariata roba, che come strategia mi pare inevitabile), mi ritrovo con un branco di mongolini d’oro che sbraitano di dare una passata di ruspa ai più celebri e prestigiosi landmarks nazionali, io divento un metro e sessanta di odio.
Un metro e sessanta non è un granché, mi si potrebbe rispondere.
E’ odio concentrato.  Ha un'attrazione gravitazionale talmente elevata da non permettere l'allontanamento di alcunché dalla propria superficie. 

 
Priorità

C’è un altro post di Uriel, intitolato “I prigionieri”, che da una possibile spiegazione – secondo me, piuttosto lucida – del perché i catastrofisti sotto sotto godano come ricci all’idea di una catastrofe imminente: verrebbe percepita da queste persone come la tabula rasa capace di sciogliere tutti i loro legacci sociali/lavorativi/familiari, rendendoli finalmente liberi. In realtà la catastrofe non li libererebbe proprio di nulla, resterebbero i minchioni di prima e senza più nemmeno gli occhi per piangere.
Chi brama una tabula rasa artistica non è differente, anche se magari s’aspetta una “liberazione” di altra natura: gli umanisti che si sono cimentati in questo sport, di solito attribuiscono la loro pochezza intellettuale e creativa al clima soffocante generato dalla storia dell’arte. A sentir loro, crollasse la cupola del Brunelleschi (good luck with that) con tutto il centro storico, si trasformerebbero nel cugino bravo di Van Gogh.
Quelli nel campo scientifico magari desidererebbero la scomparsa dell’arte del passato tout court, per sostituirla con strutture di ricerca nuove fiammanti.
L’ennesima dimostrazione che l’imbecillità è trasversale.
I primi mi fanno pena.
I secondi rabbia: se solo sospettassero quanta scienza c’è nell’arte, e viceversa, di come le due cose scivolino spesso l’una nell’altra armonicamente, e di come la favoleggiata spaccatura tra questi due universi non sia altro che un retaggio – quello sì, obsoleto e nocivo – di un certo romanticismo. Probabilmente sarebbero professionisti migliori e più affidabili. Da quel che mi risulta, con una mente ristretta non si finisce al Louvre così come non si vincono i Nobel.
Ma alla base di tutto – l’ironia più grande – è che certe idee prima di essere balzane, ignoranti e meschine, sono vecchie.
Ruspeee!     


 


 
1 - E’ una faccenda lunga che prenderebbe lo spazio di un altro post, ma grosso modo le imprecisioni più evidenti riguardano il restauro, la natura (e l’utilizzo) dei materiali, e i criteri di rinnovamento/preservazione/demolizione  delle generazioni passate. Se interessa, provate a fare qualche domanda nei commenti, vedrò di rispondere al meglio che posso.

2 - Esatto, studiare. Solo perché l’unico contributo al mondo che il nutrito gruppo con la meningite perenne sfornato dalle scuole d’arte è l’equazione umanisti=merda, non significa che non ci sia da studiare. Significa che loro non hanno studiato, presi com’erano ad essere artsy. E neppure vuol dire che, con rispetto parlando, qualsiasi pirla che è entrato una volta in un museo per sbaglio sia in grado di parlare di certi argomenti con cognizione di causa. E no, l’opinione dei suddetti pirla non vale quanto la mia, sorry.

3 - Quando nel 1506 saltò fuori la statua del Laocoonte, sempre il nostro amico Michelangelo non cominciò a tirare craniate sul muro maledicendo gli dei, al contrario ne studiò le proporzioni e ci costruì sopra un’intera poetica: quel movimento rotatorio che parte da un soggetto centrale e anima tutta la composizione, comune in molte sue opere. La prossima volta che capitate a Roma davanti al Giudizio Universale nella Sistina, date un’occhiata a quel Gesù incazzato duro e fate caso a cosa somiglia. Giusto per fare un esempio.

4 - E se pensate che trent’anni di cinema che hanno fatto scuola nel mondo non abbiano la stessa importanza culturale di un Rinascimento, potete anche – come dire – andare a pupparlo.


23 comments:

kurdt said...

Leggo sempre ma mi scende il latte ai coglioni a commentare con qualche stronzata.

Questa volta però mi trovo costretto a commentare e a fare i complimenti a Cristiana che ha messo i puntini sulle "i" a tutti quei criceti del cazzo che credono di aver capito tutto e invece non sanno manco pulirsi il culo da soli.

Brava.

lamb-O said...

Blink è una pietra miliare della storia della televisione, e amo lasciare commenti intelligIenti. Si vede?

Rachel Barnacle said...

@ kurdt: Criceti del...pfff
Okay, ho riso - XD
Grazie del commento, lo so che spesso è seccante intervenire, ma per chi scrive è sempre un piacere.

@ lamb-0:
Beh, Blink è una pietra miliare della televisione. Quindi sì :)

Uriel Fanelli said...

Riguardo alla nota "1", la risposta e' sempre quella che diede un fisico della Sapienza:

"se costringete i fisici a fare politica, poi vi tenete la politica dei fisici".

Se a dire certe cose devono essere i matematici, poi ti becchi il "caccia la formula dell'arte, oppure non esiste"

Un mio vecchio manager dice "se tu non prendi una decisione, la prendera' qualcun altro"

Se non si vuole l'estimo dei matematici, semplicemente gli umanisti se ne inventino uno CHE FUNZIONA.

Perche' alla prossima catastrofe, qualcuno potrebbe anche chiamare un matematico a mettere a posto le cose. E ti posso garantire che Odifreddi che rifa' i piani urbanistici potrebbe essere ASSAI PEGGIO di Uriel Fanelli....

Magiupa said...

ho visto aprire petizioni a raffica per le cose più idiote su FB, ma mai tante quante quella contro la Timeline. Lamentazioni di settimane, nemmeno se Zuckerberg fosse entrato in casa di questa gente per cagargli sul copriletto.
-----------------------------
la gente ama le petizioni di FB a prescindere,non si chiede neppure che senso hanno,si aggregano.

ho assistito al dibattito per il recupero di un immobile nel mio paesello,si è sprecata la "Storia",valanghe di retorica sulla memoria del nostro passato,un idiozia conquistata a fatica.
il patrimonio artistico che l'Italia tutela è eccessivo anche perchè in molti casi non è patrimonio ne tanto meno artistico,è solo vecchio.

ç Uriel-è vero, Odifreddi è un matematico,allora,qual'è la spigazione?(cit.)MISTERO

Rachel Barnacle said...

@ Uriel: Ti giuro, è senza polemica che ti dico di non aver capito a cosa tu ti stia riferendo.
La nota 1 riguarda le imprecisioni presenti nel tuo post, e non l'ho messa con intenti caustici, semplicemente nel tuo post ci sono imprecisioni di ordine tecnico e storico.
Mi piacerebbe poterti rispondere riguardo al commento che hai lasciato, ma davvero mi sfugge il senso. Se ti andasse di chiarificarlo, ne sarei contenta.

@ Magiupa: Spesso è davvero così, e anche escludendo le cose "minori" (eufemisticamente parlando) resta comunque una quantità di roba allucinante. Gestire i Beni Culturali in Italia sarebbe un incubo anche per gente sveglia, è quelli della Sovrintendenza - mi spiace dirlo - nella maggior parte dei casi svegli non sono.

Beatrice O said...

E tu pensa che all'inizio non avevo letto chi era l'autore del post, e mi dicevo: ma guarda te Yossarian, un passato in Accademia? chi l'avrebbe mai detto!

Bel post. Io credo che Uriel nel suo commento volesse dire questo: specialisti dell'arte, per cortesia dite qualcosa di sensato invece che strapparvi le vesti per la perdita di Pincopallo da Vaffanbrodo. Altrimenti, in caso di problemi come il terremoto, le soluzioni piú decenti arriveranno da professionisti di altri campi e alcuni strafalcioni saranno inevitabili.

bixx

Uriel Fanelli said...

@ Uriel: Ti giuro, è senza polemica che ti dico di non aver capito a cosa tu ti stia riferendo.
=====

Allora: sono certo che ci saranno N imprecisioni nel post. Questo succede normalmente quando gli addetti ai lavori se ne stanno nei loro chiostri e qualcun altro deve alzare un allarme.

Tempo fa, la diffusione degli "scienziati cattolici" ovunque, celebrata con l'invito del Papa a visitare universita' scientifiche, fu osteggiata dai fisici della Sapienza. Il motivo era che il papa andava li' su invito del gruppo creazionista locale di "fisici cattolici". Ovviamente riguardo alla politica i fisici dissero un sacco di scemenze ed imprecisioni , ma uno di loro ebbe il coraggio di dire alla fine "certo che se lasciate ai fisici il compito di difendere la laicita', avrete la laicita' dei fisici".

Ora, se a correggere una politica assurda riguardo il patrimonio artistico vuoi che siano i matematici: presente. Ma ricorda che se io dovessi disegnare una citta' la farei sotterranea al 50%, cilindrica sottoterra e con un'emisfera a cupola in cima -per massimizzare il rapporto volume-superficie radiante- , userei come strade un frattale esagonale simile ai fiocchi di neve, e sfrutterei il dislivello tra tetto e soffitto per produrre energia da convezione. Non perche' io sia insensibile alla bellezza: perche' trovo bellissima l'efficienza.

E cosi', il punto e' che se a segnalare un problema non e' un tecnico ma un matematico, e poi il matematico scrive inesattezze, il problema non sono le inesattezze: il problema e' che il matematico si e' accorto del problema PRIMA di chi poteva fare lo stesso SENZA inesattezze.

Rachel Barnacle said...

@ Beatrice: Sì, col fatto che la mia presenza su questo blog è piuttosto err...discontinua, sistematicamente ogni volta che intervengo vengo scambiata per Yoss.
Il che può anche tornare utile nel caso io faccia incazzare di brutto qualcuno.
Riguardo al commento di Uriel decriptato (LOL), il pericolo qui non è ritrovarsi con Odifreddi ai piani urbanistici, in realtà. Il punto è che Odifreddi, o qualsiasi altra persona anche dal "settore", ha praticamente zero possibilità di poter mettere le mani su alcunché a meno che la Sovrintendenza non sia d'accordo. La Sovrintendenza è un balrog in tutto e per tutto: enorme, potente, e antico.
E per niente facile da fermare, anche se si regge la fiamma di Anor.
Son quasi certa sia in grado di buttar fuoco e fiamme dalle narici, se sufficientemente irritata.
Va da sé che tutto quel che non viene considerato "beni culturali" è fuori dalla sua giurisdizione, ma in un paese come l'Italia è facile capire come questa giurisdizione sia piuttosto vasta.
Siccome l'idea di un terremoto mastodontico che spazza via tutto non è impossibile, ma estremamente improbabile, quel che succederà è che a seconda della situazione sarà sempre e solo la Sovrintendenza a decidere come intervenire sull'opera danneggiata.
E a meno che non sia rimasto altro che polvere, nove volte su dieci propenderà per il salvataggio.
Questa è la decisione che nove volte su dieci non prenderei io. Ma io non solo non sono nella friendlist della Sovrintendenza, non sono nemmeno nella friendlist della maggior parte dei miei "pari".
Quando si tratta di me non siete in ascolto di Radio Umanisti, diciamo così.
Una domanda interessante potrebbe essere come mai la Sovrintendenza ha tanto potere decisionale, e al contempo neppure lontanamente abbastanza fondi per sostenere le decisioni che prende.
Che sarebbe un pò come chiedersi come mai in Italia la maggior parte dei rinnovamenti siano stati molto spesso subìti (di buon grado o meno) piuttosto che decisi.
In fin dei conti, ci ritroveremmo ad indagare sulla natura stessa degli italiani. Che detto tra noi, è una cosa che riesce sempre a deprimermi, non importa quanto distante io sia andata ad abitare.

Myollnir said...

E' la prima volta che commento un post non del boss-Yoss, e lo faccio solo per dire che questo è splendido. Non scherzo, potrebbe averlo scritto Robert Hughes (Things I didn't know è uno dei libri più belli che abbia letto negli ultimi anni).

Rachel Barnacle said...

@ Uriel: In parte ti ho risposto con il commento precedente a Bea, e posso aggiungere che le inesattezze riguardavano proprio gli argomenti che avevi usato per identificare il problema. Ma anche se, ad esempio, non è vero che il restauro genera equivalenti artistici di Jocelyn Wildenstein, resta il fatto che il problema ci sia. E da parecchio.
Mi capitò tempo addietro di darti dell'ottimista, e in questo caso temo di dovermi ripetere: tu pensi che le "schiere umaniste" stiano con un dito bellamente infilato nel deretano mentre fuori monta l'emergenza, ma in realtà esse fanno parte di questa emergenza, con il loro lavoro l'alimentano, e impediscono a chiunque altro di occuparsene.
Here, dalla home page dei beni culturali: "Il sisma sta devastando il patrimonio storico-artistico di molte zone dell'Emilia e della Lombardia".
Lo ha detto il ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi (...) "Le soprintendenze - ha aggiunto il ministro (...) - stanno facendo un accurato lavoro di valutazione danno per danno che servira' a provvedere a tutto cio' che si potra' fare per la ricostruzione"

Te la ritireranno su quella cazzo di torre dell'orologio, e se mai fosse la sfiga che in futuro un'altra calamità la risbatte giù, te la ritireranno su un'altra volta.
Se ti viene in mente un piano per evitare che succeda (e che possibilmente non preveda la nuclearizzazione del paese), fammelo sapere, I'm in.
(Sulla basement-city: ne parli come se l'idea potesse inorridirmi, o come se l'efficienza esoneri dalla bellezza. Una città simile potrebbe essere efficiente *e* bellissima. Strade come un frattale esagonale simile ai fiocchi di neve? Già solo questo farebbe sfregare le mani a qualunque artista degno di questo titolo.)

Rachel Barnacle said...

@ Myollnir: Ullallà, grazie!
Robert Hughes è un frisco che sa dove ci ha l'asciugamano :)

Myollnir said...

Anche un discreto figaccione, ai suoi tempi...
http://www.nytimes.com/imagepages/2006/09/24/books/24hugh.html

Rachel Barnacle said...

@ Myollnir: Bada bellino lui colla giacchetta frangiata da Hells Angels:
- "Perché non sali su un attimo da me, zuccherino? Vorrei mostrarti la mia collezione di stampe cinesi"
Due minuti dopo:
- "Ma queste, sono stampe cinesi!"
- "Duh?"
⊙ω⊙

Uriel Fanelli said...

- "Duh?"
=====

Ti potrei raccontare di un tizio che va a prendere amica per andare a festa. Amica si presenta in guepiere. Lui dice "non sei ancora pronta, dai che arriviamo in ritardo". E non entra dalla porta perche' non e' educato.
======

Rachel Barnacle said...

@ Uriel:
LOL!
*Rumore di testate contro il muro*
- "Tutto a posto lì dentro?"

Marcello42 said...

Rachel, deduco che sei toscana, forse livornese (ir budello di tu’ ma è molto indicativo).
Subito dopo la guerra a Firenze ci fu un gran daffare per rimettere in piedi quello che i tedeschi avevano distrutto, e mio babbo, geometra, fu il responsabile amministrativo del cantiere per la ricostruzione del Ponte a Santa Trinita.
Ricordo che furono ripescati dall’Arno tutti i pezzi riutilizzabili e furono rimessi al loro posto. Poi fu riaperta in Boboli la cava di pietra serena utilizzata per la costruzione originale e il mancante fu rimpiazzato da pietre ricavate da quest’ultima.
Il ponte fu ricostruito com’era partendo dai disegni originali, compresa la imperfezione di una arcata (vado a memoria, ero adolescente e ora ho 70 anni).
Mi chiedo come tu, ma anche Uriel, che seguo, veda la cosa a posteriori.
Grazie, bel post!

PS – Ho vissuto e lavorato per 8 anni in UK e sono rientrato nella mia Toscana, non a Firenze ma a Livorno, dopo il pensionamento.

Rachel Barnacle said...

@ Marcello42:
Sono toscana d'adozione, diciamo.
Ho avuto la mala sorte di nascere altrove, ma non appena diciottenne ho rimediato alla faccenda trasferendomi a Firenze.
Come ben saprai - essendo fiorentino - a Firenze arriva un pò di tutto, compresi i livornesi (ehehehe!), così ho finito per assimilare lo slang di diverse aree.
Riguardo il ponte a Santa Trinita, devo ammettere di essere parecchio di parte, essendo il mio favorito.
Tecnicamente , si potrebbe parlare di "falso storico", essendo stato ricostruito seguendo la scuola del restauro all'inglese (che omette la riconoscibilità quale caratteristica fondamentale) piuttosto che quella italiana: onestamente non ricordo se vi sia una targa da qualche parte che avverta della ricostruzione del '58, ma di sicuro ad occhio nudo le parti originali ripescate e le parti nuove inserite alla bisogna sono indistinguibili.
Tuttavia, vero è che la Carta del Restauro che definisce e regola il restauro all'italiana è successiva a quegli anni, e dunque riesco a comprendere come il rendere l'intervento il più invisibile e storicamente accurato possibile, sia stato visto come il miglior modo di agire.
Aldilà di questo, ricostruire il ponte così com'era resta secondo me una decisione da applaudire.
Il fatto che sarebbe opportuno liberarsi di un bel pò di quel discusso 70%, non significa che la cosa possa essere portata avanti senza criterio: di centro storico di Firenze ce n'è solo uno al mondo, e già io guardo con parecchio risentimento a Piazza della Repubblica.
Questo non significa che Firenze non potrebbe ospitare dell'architettura contemporanea e diventare ancor più bella di come è, anche senza toccare il centro storico: non ho mai capito la decisione di costruire il museo d'arte moderna a Prato, ad esempio (e in un posto assolutamente orribile e non facile da raggiungere), quando Novoli e Isolotto son quartieri onestamente brutti sotto ogni possibile punto di vista (e non giurerei sulla loro sicurezza, oltretutto).

Marcello42 said...

Rachel, non so da quanto manchi da Firenze, ma a Novoli è stato appena inaugurato il nuovo Polo Universitario ed il nuovo Palazzo di Giustizia, con palazzi in vetro sufficientemente avveniristici, di cui non riesco a trovare in rete alcuna foto decente.
Non ho competenza per giudicare i canoni seguiti per la ricostruzione del ponte, che peraltro a me sembra molto bello. Ho solo citato un aneddoto della mia vita fiorentina.
Dal 1965 mi trasferii a Milano e dal 2001 in UK sino al 2008, prima a Londra poi a Glasgow.
Concordo su piazza della Repubblica, che non c'entra nulla con il centro storico ma che ormai, con i suoi famosi caffè, ha anch'essa una sua storia.

baron litron said...

sarebbe anche semplice, a patto di nuclearizzare il 70% degli abitanti le sovrintendenze.
fatto ciò, il restante 30% dovrebbe soltanto sublimare dal 70% del patrimonio mondiale il meglio del meglio, portandolo al 15%? 30%? (che già basta e avanza). e su quello lavorare di brutto per mantenerlo e valorizzarlo.
il rimanente 40-55% del patrimondiale lo si vende, e caro ai privati. che ne facciano poi lo che vogliono.

altrimenti non vedo come una popolazione che è meno dell'1% di quella mondiale se ne possa occupare anche solo per passatempo, e si rischia di finire cone in India, dove le folle di bifolchi si aggirano tra le rovine di un passato che nemmeno si ricordano da quanto sia passato

sui criteri ci si mette poi d'accordo, sia di cernita che di conservazione

Rachel Barnacle said...

@ Marcello42:
E io ti ringrazio per aver condiviso il tuo aneddoto su questo blog.
Come dicevo, ponte Santa Trinita è il mio preferito, e mai avrei creduto di "incontrare" un giorno il figliolo del responsabile amministrativo del cantiere che lo ha rimesso in piedi!
Da Firenze manco da parecchio, e all'epoca a Novoli stavano ancora facendo posto per queste nuove costruzioni, anche se non sapevo che ne sarebbe uscito il nuovo Polo Universitario e nuovo il Palazzo di Giustizia.
A riguardo, neppure io ho trovato niente di buono online, ma ci sono alcune foto di dettagli che sembrano promettenti.

baron litron:
Io più passa il tempo e più ammiro l'escamotage dei Golgafrinchani per liberarsi delle piattole.

Anonymous said...

"Ho avuto la mala sorte di nascere altrove..."

Dove. esattamente?

Annarella

Rachel Barnacle said...

@ Annarella:
Ancona. Che è anche una bella città, per carità, ma cercare di farmi convivere con gli indigeni è come cercare di mescolare acqua e olio.
Non so se ho reso l'idea. LOL