Wednesday, 1 August 2012

Morte di un dittatore



Commedia storico-qualunquista in un atto.

Personaggi e interpreti principali:

Iosif Vissarionovič Džugašvili: (1879-1953) dittatore dell'Unione Sovietica: per amici e nemici, Giuseppe Stalin: "un pericoloso riformista" per Marco Rizzo dei Comunisti-Sinistra Popolare:  per Yossarian che lo invoca ( "addaveni' ") per l'incomparabile gusto di indignare i suoi amici liberisti (forma di vita unicellulare inferiore al protozoo), Peppe Baffone.

 Peppe Baffone ti fa capire che non ha apprezzato la tua barzelletta sui comunisti.
Epic fail: e ora sono cazzi.

Lavrentij Pavlovič Berija: (1899-1953) dal 1938 capo dell' NKVD (Narodnyj Komissariat Vnutrennich Del), Commissariato del Popolo per gli Affari Interni. Per milioni di vittime, l'abominevole capo della abominevole polizia segreta di Peppe Baffone: per Marco Rizzo, "uomo severo, ma giusto". Dopo la morte di Stalin, fu eletto vice-premier dell'URSS accanto a Georgij Malenkov e fino alla sua esecuzione nel dicembre 1953,  l'uomo piu' potente dell'Unione Sovietica.

Hobbies e passatempi: predatore sessuale. 

Beria

Nikita Sergeevič Chruščëv: (1894-1971) per comodita' Krusciov,  Primo Segretario del Partito Comunista dell'Unione Sovietica (PCUS) dal 1953 al 1964, Presidente del Consiglio dei Ministri dell'Urss dal 1955 al 1964 e successore di Peppe Baffone alla guida dell'URSS dopo la breve parentesi di governo di Georgij Malenkov .
Denuncio' i crimini di Stalin al XX Congresso del Partito Comunista, inaugurando un nuovo corso della politica sovietica.
Zotico di umilissime origini che resto' analfabeta fino a trent'anni, che sopperi' alla scarsa cultura con una  grande intelligenza e dimostrazione  piu' lampante del detto, "contadino, scarpe grosse cervello fino", quando si mise a sbattere una scarpa sul banco del suo seggio all'ONU nel 1960 per enfatizzare il suo punto di vista.

Nikita.

Georgij Maksimilianovič Malenkov: (1902-1988) "delfino" di Stalin e prototipo del grigio burocrate sovietico e a cui il dittatore aveva deciso di affidare  il "trono" alla sua dipartita. Dopo la morte di Peppe Baffone rimase premier per due anni in cui si oppose alla proliferazione delle armi nucleari e cerco' di allentare la morsa dell'economia pianificata favorendo la produzione di beni di consumo.  Costretto alle dimissioni da Krusciov nel 1955, fu esiliato in un posto in culo al mondo nel Kazakistan dove passo' il resto dei suoi giorni facendo il manager di una centrale idroelettrica e convertendosi come tanti ex-comunisti alla religione (nel suo caso cristiano-ortodossa).

Un po' come Lindo Ferretti o Giuliano Ferrara: gente che non cambia idea, ma solo religione.

Malenkov.

La notte del 28 febbraio 1953, dopo una abbondante libagione in compagnia di Krusciov, Beria, Malenkov e Nikolai Bulganin e aver visto un film insieme al Cremlino, Giuseppe Stalin e i suoi ospiti fecero rotta verso la dacia del dittatore a Kuntsevo, nei dintorni di Mosca.
Li', nelle prime ore del mattino del 1 marzo, i quattro si accomiatarono da Stalin, che ando' a dormire dopo aver dato ordine alla sua guardie del corpo, di non svegliarlo.

Non ho idea di cosa passasse per la mente del dittatore georgiano, ma se prima di chiudere gli occhi, ebbe modo di pensare anche brevemente allo stato dell'URSS in quel momento,credo che dal suo punto di vista potesse ritenersi legittimamente soddisfatto.

Dopo la terribile crisi dell'estate 1941, quando in seguito all'attacco sorpresa nazista, la Russia e il regime comunista da lui guidati erano sembrati sul punto di crollare ("abbiamo distrutto tutto quello che Lenin ha creato", aveva dichiarato Peppe Baffone, in quei giorni disperati), la sua reazione energica, la forza di volonta' del popolo russo e i suoi leader militari, avevano prima fermato l'invasore alle porte di Mosca e poi, nei tre anni successivi e a prezzo di sacrifici inenarrabili, annientato il Terzo Reich conquistando Berlino.

Il dopoguerra aveva visto nascere un altro confronto non meno acceso, anche se per il momento "freddo", quello con i capitalisti guidati da USA e Gran Bretagna, ma anche in quel caso, Stalin pensava di poter vantare un bilancio positivo.

L'URSS era infatti una superpotenza nucleare, aveva l'esercito piu' numeroso e formidabile del pianeta e aveva fatto dell'intera Europa Orientale un feudo sovietico, creando una vasta zona di stati cuscinetto per impedire il ripetersi di un'altra Operazione Barbarossa.

In poche parole, quello che aveva ottenuto il figlio di un ciabattino georgiano, andava al di la' dei sogni piu' fantasiosi di Ivan il Terribile e Pietro il Grande e solamente gli Stati Uniti e la NATO si frapponevano tra la Russia e il controllo totale del pianeta.

A questo proposito, lo "zar rosso" aveva iniziato a erodere l'influenza americana anche in Asia, aiutato dall'altra potenza emergente e ideologicamente affine: la Cina comunista di Mao Tze Tung.
Nel 1950, dopo insistenti richieste da parte del leader nordcoreano Kim Il Sung, aveva dato luce verde all'invasione della Corea del Sud e anche se a 3 anni di distanza e dopo alterne vicende, il conflitto era giunto a uno stallo, Peppe Baffone era fiducioso sull'esito finale della guerra: dopotutto, aveva battuto un uomo risoluto e spietato come Adolf Hitler, figurarsi quale timore potevano incutergli i capitalisti e le democrazie occidentali guidati dagli USA. Popoli deboli e corrotti privi del coraggio, intelligenza e forza di volonta' necessari per affrontare i sacrifici di una lotta senza esclusione di colpi per la supremazia globale e che, conseguentemente, gli facevano una sega.

Cullato da questi avgvsti pensieri, Peppe Baffone chiuse gli occhietti malvagi e si addormento'.

E cosi' come posso solo immaginare quel che passo' per la testa di Stalin prima di addormentarsi, credo di poter supporre che qualcuno fra i suoi stretti collaboratori, avesse invece buoni motivi per passare una notte insonne.

Lavrenti Beria (e non solo lui), non condivideva l'ottimismo del suo capo sul futuro dell'Unione Sovietica: fare il capo della polizia segreta sotto qualunque regime, vi da' infatti la possibilita' di avere un quadro realistico della situazione interna di un paese e Beria sapeva bene che quella dell"Unione Sovietica non era affatto rosea come pensava Stalin.

Innanzitutto, non erano pochi i russi stanchi piu' che del comunismo, del regime staliniano: molti pensavano che dopo i sacrifici immani della Grande Guerra Patriottica, fosse arrivato il momento di concedere qualche riforma e in alcuni dei paesi satelliti come Polonia e Germania Est, il malcontento dei sudditi di Stalin cominciava a coagularsi in maniera preoccupante.

Ma quello che lo angustiava maggiormente erano due altre cose: fare il servitore di Stalin era pericoloso perche' il dittatore aveva una strana idea della meritocrazia: se eri un incapace, ti attendeva il plotone d'esecuzione, se eri troppo bravo, finivi per risvegliare l'onnipresente paranoia del capo, amplificata dall'ego colossale tipico di tutti gli autocrati, e rischiavi comunque di trovarti davanti a un plotone d'esecuzione con la classica accusa di tradimento.

E Beria, da bravo poliziotto, sapeva che Stalin aveva in programma una delle sue ennesime purghe, il cui obiettivo stavolta, era l'uomo che per 15 anni era stato l'esecutore delle purghe; ossia lui.

Infine, sulla strategia scelta dal "Piccolo Padre dei Popoli" per affrontare l'Occidente, il capo della polizia segreta era assai scettico.

 L'Occidente non era debole e decadente come pensava Stalin e la linea intransigente scelta dal dittatore non stava pagando, come dimostravano il ponte aereo di Berlino nel 1948-49, la creazione della NATO nel 1949, ma soprattutto quello che secondo Beria era il piu' grave errore commesso da Stalin: la guerra di Corea, che, al contrario di quel che credeva Stalin, dimostrava la volonta' degli americani di impegnarsi a fondo in un confronto che stava diventando globale.
In poche parole, per Beria l'Unione Sovietica stava diventando come la Germania nazista: un nemico pubblico contro cui si era coalizzata la comunita' internazionale e conoscendo la grave situazione economica del suo paese e il carattere di Stalin, Beria sapeva che prima o poi quel confronto, da "freddo" sarebbe diventato "caldo" e che la Russia ne sarebbe uscita distrutta.

Mentre Beria era immerso in queste ipotetiche riflessioni, nella dacia di Kuntsevo alle dieci del mattino di domenica 1 marzo 1953, le guardie si riunirono in cucina in attesa della comparsa del capo, che solitamente era in piedi fra le undici e mezzogiorno.
All'una se ne stavano ancora li' coi "denti in bocca", come si suol dire dalle mie parti, e iniziarono a scambiarsi sguardi nervosi. A meta' pomeriggio, ancora nessun segno dalla stanza di Peppe Baffone e a quel punto il nervosismo divento' preoccupazione.

Voi bussereste alla stanza di Stalin dopo aver ricevuto da Stalin stesso l'ordine categorico di non svegliarlo? Non credo, se siete sani di mente, ed e' esattamente quello che le sue guardie cominciarono a chiedersi: cosa si doveva fare?  E soprattutto, chi si sarebbe assunto l'ingrato compito?

Verso le sei e trenta del pomeriggio quando, credo, le guardie erano impegnate in imbarazzanti ambarabaciccicocco', estrazioni di carte piu' basse  e pagliuzze corte, la luce nella stanza di Peppe Baffone si accese e tutti tirarono un respiro di sollievo.

Temporaneo, tuttavia, perche' alle dieci di quella sera, Stalin non si era ancora affacciato dalla porta.
 A risolvere l'angoscioso dilemma sul da farsi, ci penso' l'arrivo di un corriere con un messaggio urgente per Stalin, e in quel caso gli ordini categorici erano di bussare alla porta del capo, qualunque cosa stesse facendo.

Il comandante delle guardie, Pyotr Lozgachev si fece quindi coraggio, entro' nella stanza e a momenti gli venne un coccolone: Stalin giaceva sul pavimento accanto a una copia della Pravda e al suo orologio da taschino che aveva smesso di funzionare e segnava le sei e mezza.

"Compagno Stalin, compagno Stalin, cosa succede?" esclamo' Lozgachev chinandosi sul corpo inerte del suo capo, che per tutta risposta si urino' addosso, biascico' una frase incomprensibile e sprofondo' nell'incoscienza.

Lozgachev usci' di corsa e rientro' con due guardie, insieme alle quali sollevo' Stalin e lo adagio' su un divano dove gli fu posata una coperta addosso, dopodiche' ordino' al collega Starostin di precipitarsi al telefono e dare l'allarme.

Starostin obbedi' e chiamo' Semyon Denisovich Ignatiev, capo dell'MGB (Ministerstvo Gosudarstvennoi Bezopasnosti, Ministero della Sicurezza dello Stato che nel 1954 diventera' il celeberrimo KGB), che tuttavia fu colto dal panico e ingiunse a Starostin di telefonare a Beria o Malenkov.

Starostin ri-obbedi' e chiamo' Malenkov che riappese e ritelefono' dopo mezz'ora per dire che non riusciva a trovare Beria, il quale alla fine si paleso' telefonicamente dopo un'altra buona mezz'ora per ordinare glacialmente a Starostin, "Non fare parola con nessuno del malessere del compagno Stalin".

Alle 3 del mattino di domenica 2 marzo 1953,  Beria e Malenkov arrivarono in automobile alla dacia di Kuntsevo e a questo punto e' importante osservare che erano passate ormai nove ore, sia dal momento in cui Stalin aveva perso i sensi, sia dal successivo rinvenimento da parte di Lozgachev.

"Cos'ha il Capo"? chiese Malenkov a Lozgachev  che prima di poter abbozzare una risposta, fu preso da parte da Beria che lo ricopri' di contumelie e gli disse seccamente: "Cos'e' tutto questo panico? Il capo sta dormendo. Ricomponiti, non seccarci e lascia riposare il Compagno Stalin: Malenkov, andiamocene" e cosi' facendo si tolsero elegantemente dai coglioni lasciando Lozgachev come un fesso.

Il quale, tuttavia, conscio di non lavorare per le Sorelle della Misericordia, fece pressione su Starostin affinche' desse l'allarme generale a tutta la Nomenklatura sovietica: "Se non lo fai e lui muore, le nostre teste cadranno per prime."

Starostin, con il pepe al culo, si riattacco' al telefono e verso le sette di mattina comparve Nikita Krusciov che non parve particolarmente turbato dalla situazione e dopo aver chiesto come stava Stalin, aggiunse che i medici stavano arrivando.

Medici che nel caso di quello personale di Stalin, furono letteralmente tirati fuori dalle galere dove erano stati sbattuti a causa di un fantomatico "Complotto dei Dottori" che Stalin aveva attribuito, manco a dirlo, a un gruppo di professionisti ebrei. Complotto che, come Beria aveva giustamente intuito, avrebbe dovuto fornire  la scusa per epurare l'entourage del dittatore.

Alle nove di mattina del 2 marzo e dopo piu' di tredici ore da quando era stato colpito dall'ictus, Stalin venne finalmente posto sotto osservazione medica e i pareri dei professionisti non furono incoraggianti: il braccio e la gamba destra del dittatore erano paralizzati e presentavano quello che nella terminologia medica si chiama "Riflesso di Babinski", che consiste in un'alterazione del normale riflesso plantare del piede e che nelle persone adulte indica un danno alle vie nervose che collegano il midollo spinale e il cervello, mentre la pressione arteriosa era di 190/110, quindi decisamente alta (quella normale e' inferiore a 140/90). 
I medici gli applicarono otto sanguisughe dietro le orecchie per alleggerire la pressione arteriosa, ma le Stalin continuo' a peggiorare: alle 2 del pomeriggio la pressione era schizzata a 210/120 e il dittatore comincio' a dar segni di quello che si chiama "Respiro di Cheyne-Stokes", ovvero una forma di respiro patologico in cui la persona alterna fasi di apnea a fasi in cui si passa gradatamente da una respirazione profonda ad una sempre più superficiale (cicli respiratori brevi e frequenti) che termina nuovamente nella fase di apnea.

In parole povere gentlemen, Stalin era pronto per indossare un  bel cappotto di legno.

Nei due giorni che seguirono, l'intero dirigenza dell'URSS si riuni' al capezzale di Peppe Baffone e fu in queste circostanze che secondo Vyacheslav Mikhailovich Molotov (il diplomatico del Patto Molotov-Ribbentrop) Beria avrebbe esclamato, "l'ho sistemato, vi ho salvati tutti."

Stalin riacquisto' brevemente coscienza il 4 marzo, fece scorrere silenziosamente lo sguardo sui presenti e  il Maresciallo dell'Unione Sovietica Kliment Voroshilov ne approfitto' per dire, "Compagno Stalin, siamo tutti qui: i vostri piu' fedeli amici e colleghi. Come state caro amico?", ma Peppe Baffone richiuse gli occhi.

Sempre quel giorno, Stalin comincio' a vomitare sangue e il battito del polso divento' quasi impercettibile.

Il 5 marzo del 1953 poco prima delle dieci di sera, si consumo' l'ultimo atto della tragedia, come ricorda la figlia Svetlana: 

"Soffoco' letteralmente sotto i nostri occhi. In quello che sembro' il suo ultimo istante di vita, apri' improvvisamente gli occhi e getto' uno sguardo su tutti i presenti nella stanza. Era uno sguardo terribile, folle o forse solo pieno di rabbia e paura della morte...poi sollevo' una mano come se volesse indicare qualcosa sopra di lui e lanciare una maledizione su tutti noi."

Alle 9:50 della sera del 5 marzo 1953, Iosif Vissarionovič Džugašvili, dittatore dell'Unione Sovietica e per amici e nemici, Giuseppe Stalin rese l'anima al diavolo.


 Come far piangere Marco Rizzo.

 E Beria, stando a quasi tutte le fonti dell'epoca, riusci' a stento a controllare la sua gioia.


Conclusione: Stalin fu vittima di un complotto ordito da Beria? 

Quando era di buon umore, Stalin era solito raccontare un aneddoto agli amici per descrivere Beria: un giorno Stalin perde la sua pipa preferita e incarica Beria di ritrovarla. Qualche tempo dopo, la trova casualmente sotto un divano e telefona a Beria per informarlo della cosa. "Impossibile compagno Stalin - risponde il capo dell'NKVD - gia' dieci traditori dello stato hanno confessato questo orrendo crimine."

Quindi, la risposta alla domanda, secondo la maggior parte degli storici (compreso l'ottimo Simon Sebag-Montefiore) e' che si tratta di una ipotesi plausibile e alla portata delle possibilita' e del carattere di Beria, ma che alla luce dei dati in nostro possesso sembra assai improbabile.

A dirvela tutta, al sottoscritto non gliene potrebbe fregare di meno, perche' come sempre i complottisti e gli imbecilli, guardano il dito quando il saggio indica la Luna, e in questo caso la Luna non e' tanto se Stalin sia stato ucciso, ma cosa sarebbe accaduto se Beria non fosse stato ucciso dal successivo e reale complotto ordito contro di lui da Molotov, Malenkov e Krusciov. 

E si tratta di una Luna che avrebbe potuto cambiare la storia della Guerra Fredda.

Alla morte di Peppe Baffone, Malenkov fu nominato Premier dell'URSS e Beria divenne Primo Vice-Premier dell'Unione Sovietica: in teoria Malenkov era il nuovo leader della Russia, ma in realta' chi tirava i fili era il potentissimo ex-capo della polizia segreta.

C'e' qualcosa di tragicamente paradossale nel fatto che il guardiano piu' spietato e feroce dell'ortodossia comunista e del Partito, l'uomo che aveva mandato a morte milioni di oppositori e semplici cittadini per ordine di Stalin, divenne un riformatore e come tale, un traditore della Rivoluzione, accusa questa che gli costo' la testa.

Lavrentij Pavlovič Berija era infatti un grandissimo figlio di zoccola, ma era un uomo assai intelligente ed estremamente pragmatico che amava il suo paese. Oltre ai gia' citati dissensi con Stalin circa la politica da seguire verso il blocco occidentale, Beria aveva in mente mutamenti radicali che avrebbero fatto impallidire quelli di Mikhail Gorbaciov 32 anni dopo: nei suoi piani c'erano la riunificazione della Germania e la normalizzazione dei rapporti con gli USA: tutte concessioni  in cambio di cui  l'ex capo della NKVD si aspettava di ricevere massicci aiuti finanziari dagli Stati Uniti, che avrebbero cosi' salvato l'economia sovietica, opportunamente "rimodellata" per permettere l'introduzione dei principi dell'economia di mercato.

Questo programma, di cui Beria non fece mistero, allarmo' naturalmente la casta sovietica e nel giugno 1953, approfittando di una rivolta popolare nella Germania Est, Krusciov persuase Malenkov a scatenare un vero e proprio golpe che venne portato a termine durante una riunione del Praesidium del Soviet Supremo il 26 giugno di quell'anno.

Beria fu arrestato e esattamente come i milioni di innocenti che aveva fatto massacrare si ritrovo' a chiedere pieta' in ginocchio, e esattamente come a quei milioni di innocenti, tale pieta' gli fu negata e  fu spedito davanti a un plotone di esecuzione l'antivigilia di Natale del 1953.

Lavrentij Pavlovič Berija non aveva mai sbagliato una mossa in vita sua, tranne quando fece quella giusta nel momento sbagliato.


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Le  fonti del post sono tratte da: Wikipedia, "The Atlantic and Its Enemies"  di Norman Stone, "The Cold War: a New History" di John Lewis Gaddis, "Stalin-Triumph and Tragedy" di Dimitri Volkogonov, "Stalin" di Edvard Radzinsky e infine, da un articolo pubblicato il 14 novembre 2011 sul "Surgical Neurology International", dal neurochirurgo Professor Miguel A. Faria, intitolato "Stalin's Mysterious Death".

La testimonianza di Svetlana Iosifovna Alliluyeva, figlia di Stalin che fuggi' negli Stati Uniti nel 1967, cambiando il nome in Lana Peters, e' tratta interamente da "The Atlantic and Its Enemies" di Norman Stone.


14 comments:

kurdt said...

La vera storia della morte di baffone.

Addavenì baffone! Comunque io ero alternativo anche al comunismo, ero Trozkista.

(NOn è vero, ma suona figo)

itto ogami said...

berja voleva fare nel 50 quello che non è riuscito a sgorby nel 80? che sfiga!
il mondo si sarebbe risparmiato 30 anni di guerre e sofferenze...

Myollnir said...

Pare che la scena fosse molto gogoliana, con il dittatore in coma e tutti i presenti che lo maledicevano, "muori bastardo" e cose del genere; poi, appena apriva un occhio, tutti ad inginocchiarsi al capezzale, a giurare fedeltà eterna; questa cosa sarebbe successa parecchie volte. Anche pirla, perché non è affatto detto che, mentre era in coma, non percepisse quanto gli accadeva intorno. Sulle cause di morte non saprei, certo l'ictus cerebrale è la morte classica del grande capo komunista, da Lenin a Berlinguer ( Natta se l'è cavata con uno spavento, poi anche i commies sono diventati come gli altri). Forse si può chiamare ictus anche un colpo di piccone?

essere disgustoso* said...

(riporto anche qui)

splendido yoss.
mi hai tenuto incollato allo schermo manco fosse una partita di beach volley femminile: usi le mani meglio di una prostituta da 50 dollari (cit)

però di questo
"quando si mise a sbattere una scarpa sul banco del suo seggio all'ONU nel 1960 per enfatizzare il suo punto di vista"
voglio il video!

e prendine atto: il tuo blog fa kkkultura!!!

:D

Albion said...

Bello.
MA
Essendo una vita al di sotto dei protozoi vorrei farti ricordare che il compagno Berija oltre ad essere uno stupratore seriale era anche un filino assai paranoico. Diciamo che era il degno compare di Stalin.

Yossarian said...

@Albion


Essendo una vita al di sotto dei protozoi

Grazie per l'apprezzamente e non ti preoccupare: purtroppo ho anche amici comunisti, ma generalmente non giudico una persona dalla religione a cui appartiene, sia essa liberista o comunista. :-)


il compagno Berija oltre ad essere uno stupratore seriale era anche un filino assai paranoico. Diciamo che era il degno compare di Stalin.

Verissimo: l'ho anche ricordato nella sezione "hobbies e passatempi".

Ed era il piu' che degno compare di Peppe Baffone.


@Essere Disgustoso

e prendine atto: il tuo blog fa kkkultura!!!

Piano con le offese. :-)


@Myollnir

Pare che la scena fosse molto gogoliana, con il dittatore in coma e tutti i presenti che lo maledicevano, "muori bastardo" e cose del genere; poi, appena apriva un occhio, tutti ad inginocchiarsi al capezzale

Analogia azzeccatissima: erano veramente disgustosi.


@Itto Ogami

berja voleva fare nel 50 quello che non è riuscito a sgorby nel 80? che sfiga!
il mondo si sarebbe risparmiato 30 anni di guerre e sofferenze...


Puo' darsi, ma conoscendo Beria, non ci giurerei.

Sicuramente la storia della Guerra Fredda avrebbe preso una piega diversa.


@Balordaggine Kurdt

Addavenì baffone! Comunque io ero alternativo anche al comunismo, ero Trozkista.

Su questo non ho mai avuto dubbi compagno: infatti stanno per bussare alla tua porta. Addio.

:-D

Frid Bald said...

"Peppe Baffone chiuse gli occhietti malvagi e si addormento'."

Questa è poesia!

Domanda, ma quando si è adoormentato portava un collare borchiato tipo questo?
http://dogs.bsl-sbt.com/imagefiles/dogsimages/neapolitanmastiff_oldtype.jpg

Mi piace immaginare di sì. E che avesse gli occhietti dai bulbi oculari gialli (o, in alternativa, arrossati e coi capillari in evidenza).

PS
Ci sono rimasto malissimo quando ho scoperto che il buon Peppone Stalin probabilmente non è morto serenamente & naturalmente in pace col mondo dopo una vita di lavoro ben fatto.

Però dai, ripenso a quando ha trovato la cura per il suo disturbo paranoide.
Sbattere in Siberia lo psichiatra che glielo dignosticò.
Dittatori così non ce ne sono più al giorno d'oggi!
Solo fighetti che girano coi peggio registi sbroccotroni.
http://cdn.ph.upi.com/sv/upi/UPI-81191253808893/2009/1/fd0b856dcf8d9fc3c6c449f45af845a4/Chavez-Morales-attend-NY-film-premiere.jpg

I bei tempi sono finiti, sigh!
http://casarrubea.files.wordpress.com/2009/08/stalin1.jpg
Così come le mezze stagioni.

Paolo Bizzarri said...

Posso suggerire Archangel di Robert Harris?

Yossarian said...

@Paolo Bizzarri

Ottimo suggerimento: sono andato a controllare e mi sa che e' un titolo che leggero'.

Gost said...

berja voleva fare nel 50 quello che non è riuscito a sgorby nel 80? che sfiga!
il mondo si sarebbe risparmiato 30 anni di guerre e sofferenze...


Ma si certamente, infatti da quando l'uninone sovietica non esiste piu`, il mondo e` pieno di pace e prosperita`.

Yossarian said...

@Gost

Ma si certamente, infatti da quando l'uninone sovietica non esiste piu`, il mondo e` pieno di pace e prosperita`

Non posso darti torto. :-)

Attila said...

Malenkov aveva proprio la bella facciozza da pacioccone... penso che per una dichiarazione come questa un tour della Siberia non me lo avrebbe levato nessuno.

Cordialità

Attila

Il fra said...

ciao yossarian,
anche io incollato a leggere e la riga su Ferretti e Ferrara mi sta facendo ridere ancora adesso.
ciao e a presto
IL Fra

Ashley Richards said...

"chiuse gli occhietti malvagi e si addormentò". dio quel cane, questo ce l'hai potuto scrive solo perchè io non me ne frego più un cazzo di vedere il mio blog e non ci controllo più quello che ci scrivete voi scomunisti.