Monday, 15 October 2012

Berlino 1961: il posto piu' pericoloso della Terra




"Berlino e' i testicoli dell'Occidente: quando lo voglio far strillare, gli do una strizzatina"

Nikita Krusciov



Chi e' nato negli anni 80 e 90 trova difficile pensare che una prosperosa e ricca citta' nel cuore dell'Europa possa essere stata un potenziale "punto caldo" del pianeta come il Medio Oriente, o in un recente passato la ex-Jugoslavia. Eppure, quella che oggi e' la capitale tedesca e di una Germania forte e unita, fu, fino al crollo del famigerato Muro che la divideva nel 1989, uno dei posti piu' pericolosi del pianeta, com'ebbe a dire il leader sovietico Krusciov e come ricorda bene chi, come il sottoscritto, la Guerra Fredda se l'e' dovuta sorbire quasi per intero, con la prospettiva per nulla remota di vedere il mondo come lo conosceva, trasformarsi  in polvere radioattiva dopo quei 20-30 minuti necessari agli ICBM (Intercontinental Ballistic Missile, Missili Balistici Intercontinentali) di USA e Urss per raggiungere i bersagli designati in caso di guerra termonucleare globale.


BUM! Niente piu' tette & culi.


La Guerra Fredda fu essenzialmente combattuta "conto terzi" in varie parti del pianeta, ma in diverse occasioni rischio' di trasformarsi in un incandescente e diretto confronto fra truppe sovietiche e americane.

La piu' celebre e'  senza dubbio la Crisi di Cuba dell'ottobre 1962, ma vi furono altre e altrettanto pericolose crisi in grado di scatenare un bel giro di valzer a suon di megatoni fra le due superpotenze.

In ordine cronologico, la Guerra del Kippur dell'ottobre 1973 fra arabi e israeliani, quando le truppe di Tsahal (l'esercito israeliano) dopo aver inizialmente preso botte e gol da siriani ed egiziani, contrattaccarono brillantemente e si spinsero in profondita' in territorio nemico.

I sovietici a quel punto minacciarono di intervenire a fianco degli egiziani se non si fosse arrivati a un cessate il fuoco e gli americani risposero innalzando il livello di allerta delle forze armate USA da DEFCON 4 a DEFCON 3, che in parole povere significa passare da una condizione di "cara, lascia perdere, ti ha guardato le tette perche' e' ubriaco" a  "mi scusi, ma se continua a guardare le tette a mia moglie, mi alzo e la gonfio come una zampogna".

Visto che siete zozzi e zotici mi tocca anche spiegarvi che DEFCON sta per Defense Condition.

Comunque, alla fine il cessate il fuoco arrivo' e come sempre accade in Medio Oriente, tutti vissero infelici e scontenti, ma la guerra nucleare fu evitata.

Un altro casus belli si verifico' alla fine di ottobre, inizio novembre del 1983, quando alla Casa Bianca c'era Ronald Reagan, il presidente che aveva deciso di gettare alle ortiche la dottrina della "deterenza" e di far vedere a un URSS che sembrava sul punto di vincere la Guerra Fredda, che lui ce l'aveva duro.

Tutto quel testosterone all'inizio genero' l'effetto sperato, ma il gravissimo deterioramento dei rapporti fra le due superpotenze e la paranoia di un regime, quello sovietico, sclerotizzato e sul punto di crollare, richiarono di scatenare uno conflitto generalizzato, quando, in seguito a una esercitazione su vasta scala denominata Able Archer che coinvolgeva i piu' alti livelli di comando della Nato, Mosca si convinse erroneamente che gli americani facevano sul serio e innalzo' al massimo livello la condizione d'allerta delle sue forze nucleari.

La crisi passo' al termine dell'esercitazione, ma per tutta la durata vi fu il rischio concreto che USA e URSS andassero dietro la lavagna per misurare chi ce l'aveva piu' lungo a colpi di megatoni.

La singolare ricorrenza del mese di ottobre nelle crisi internazionali, spinse inoltre il professor Tadeus Grenwood Brest-Litovsk della facolta' di Scienze Politiche dell'Universita' di Catanzaro a pubblicare un interessante volume intitolato, "La singolare ricorrenza del mese di ottobre nelle crisi internazionali e come scongiurarla con una vigorosa toccata di coglioni."



Il professor Tadeus Grenwood Brest-Litovsk durante una lezione universitaria.

In questa serie di crisi internazionali, Berlino fece la parte del leone in due occasioni.

Come la Germania dopo la sconfitta del nazismo, anche l'ex capitale del  Terzo Reich era stata divisa in due fra sovietici e alleati occidentali (USA, GB e Francia) e mentre la parte est divenne la capitale della filosovietica Repubblica Democratica Tedesca, quella ovest rimase una enclave occidentale in un paese che faceva parte del Patto di Varsavia.


 Berlino nel dopoguerra e i settori di ocupazione.


Questo suo particolare status, fu uno dei motivi di tensione fra le due superpotenze come accadde nel giugno 1948 quando Stalin, per motivi ancora non ben chiari, decise di sigillare la parte occidentale della citta' calando materialmente quella  "Cortina di ferro" menzionata da Winston Churchill  alla fine della Seconda Guerra Mondiale, che separava il mondo comunista da quello occidentale e capitalista.

Ma lungi dal dimostrare la debolezza dei capitalisti, il blocco imposto da Stalin fece scattare un ponte aereo con cui gli Alleati sfidarono il dittatore sovietico per rifornire la citta' semidistrutta e affamata fino al maggio 1949, e l'intera vicenda si concluse con un "occhio pesto" per Stalin, rivelandosi insieme alla Guerra di Corea del 1950,  uno dei suoi piu' gravi errori.

La seconda crisi si verifico' nel giugno 1961 e l'escalation successiva degli eventi, ne fece una delle piu' pericolose della Guerra Fredda  e senza dubbio la piu' grave fino a quella di Cuba.


Il Fattore K

John Fitzgerald Kennedy e Nikita Krusciov avevano due cose in comune: erano uomini molto intelligenti, carismatici ed erano entrambi leader di sinistra, anche se nel caso di Kennedy si trattava di una sinistra assai diversa da quella di Krusciov. Un po' la differenza che c'e' fra una destra liberale normale e quei ciarlatani sociopatici  malati di mente neoliberisti o affiliati ai Tea Party, che oggi vanno per la maggiore specie nei paesi anglosassoni.

Le analogie tuttavia finivano qui e poste le debite diferenze fra i due modelli di societa' che rappresentavano, anche il background non poteva essere piu' diverso.

Rampollo di una delle dinastie progressiste piu' celebri degli Stati Uniti, il primo, e figlio di umili e poverissimi contadini il secondo, Krusciov si era fatto strada con il cervello, le unghie e i denti nella giungla staliniana, sopravvivendo alle purghe del suo feroce capo, arrivando ai vertici del Partito Comunista Sovietico e poi alla guida dell'URSS dopo aver orchestrato un golpe contro il successore di Stalin, Lavrentij Pavlovič Berija e un breve periodo di duumvirato con il collega Georgij Maksimilianovič Malenkov, nel settembre del 1953.

 "Mettiamola cosi': sono di sinistra e mi piace il bunga bunga. Problemi?"

Una volta raggiunto il potere, Nikita decise che se l'URSS voleva migliorare la qualita' della vita all'interno del paese, colmare il divario tecnologico con gli USA e infine sconfiggere gli Stati Uniti  nella lotta per la supremazia planetaria, bisognava fare una bella "pulizia di primavera" all'interno del sistema sovietico.


 "Dio Trabant, e' ora di cambiare. Questo e' il PCUS, mica il cazzo di PD."

Personalita' istrionica e assai volubile, Nikita apri' le danze in maniera pirotecnica condannando i crimini e il culto della personalita' dello stalinismo durante il famoso XX Congresso del Partito Comunista Sovietico del 25 febbraio 1956, lasciando letteralmente di sasso i delegati.

 E non fu che l'inizio: il nuovo Segretario del PCUS varo' infatti anche riforme del sistema politico, economico e scolastico, ma fu nei rapporti con la Nato e l'Occidente che Nikita inauguro' un " nuovo corso" della politica sovietica, cogliendo di sorpresa i leader del mondo libero, che all'inizio non erano rimasti granche' impressionati da quello che pareva essenzialmente uno zotico con il cervello di una piastrella.

Da questo punto di vista - e non solo - personalmente ritengo che Krusciov sia stato il "Ronald Reagan sovietico" e come la sua controparte americana 27 anni dopo fece ampio ricorso al bluff alternando bastone e carota, mano tesa e minacce.

E se Ronnie agito' lo spettro della "Strategic Defense Initiative", il celeberrimo ma inesistente "scudo stellare antimissilistico" per mettere il pepe al culo ai sovietici e costringerli al tavolo delle trattative, Krusciov fece altrettanto sbandierando una capacita' di apocalisse nucleare che in realta' era assai limitata e che rappresentava il suo tallone d'Achille.

"Esagerai un po' " ammise in seguito lo stesso Krusciov, mentre il figlio Sergei, ingegnere missilistico, disse la verita': "Minacciavamo con missili che non avevamo".

Il problema strategico dell'URSS era infatti  dovuto a quello che all'epoca era conosciuto come " missile gap" (divario missilistico, termine coniato da Kennedy), ovvero la disparita' vera o presunta, fra gli arsenali missilistici delle due superpotenze che nel caso dei russi, gli americani avevano grandemente sovrastimato.
L'URSS possedeva infatti un esercito convenzionale ipertrofico e ben armato - un vero rullo compressore -, una piu' che cospicua flotta di bombardieri strategici e una cornucopia di missili balistici a corto (SRBM) e medio raggio (IRBM), ma dove il Cremlino era messo decisamente maluccio, era nel settore dei missili balistici intercontinentali (ICBM) in grado di colpire gli USA dal territorio russo.

All'epoca della crisi di Berlino del 1961, lo Strategic Air Command statunitense schierava piu' di 100 missili intercontinentali del tipo Atlas E, D e F  dislocati in 12 basi, mentre il numero di ICBM a disposizione del  RVSN (Raketnye Voi Ska Strategicheskogo Naznacheniya), ovvero le forze strategiche missilistiche sovietiche era esattamente:

6

Questo non significa che i sovietici fossero una tigre di carta: i loro missili nucleari a corto e medio raggio erano in grado di incenerire l'Europa e la flotta di bombardieri strategici, di infliggere uno strike nucleare devastante agli USA, ma siccome a differenza dei missili intercontinentali, i bombardieri sono lenti e intercettabili, il colpo sarebbe stato devastante, ma non mortale e soprattutto avrebbe lasciato l'URSS senza la possibilita' di sferrare un "second strike" nucleare agli Stati Uniti.

E questo, Krusciov lo sapeva molto bene, mentre
gli USA ne vennero a conoscenza solo in seguito ai voli di ricognizione ad alta quota degli aerei spia Lockheed U2 sopra l'Unione Sovietica, autorizzati da Eisenhower nel 1956, e se Kennedy decise di andare a vedere il bluff di Nikita durante la Crisi di Cuba, fu grazie anche all'incalcolabile lavoro di intelligence svolto dagli U2 e in seguito dei satelliti spia.

L'U2: molto piu' fico e utile della band di Bono.




Berlino, 1961

"Berlino Ovest e' diventata una specie di tumore maligno fascista e revanscista. Ed e' per questo che abbiamo deciso che ci vuole un intervento chirurgico"

Nikita Krusciov, 1958. 

 "Non conosco nessun paese, nessuna citta', che e' stata assediata per 18 anni e ancora vive con vitalita' e forza, e speranza e determinazione come la citta' di Berlino Ovest."

John Fitzgerald Kennedy, 1963.

 
Nel novembre 1958, Nikita Krusciov, deciso a estirpare il "tumore maligno" una volta per tutte, lancio' un ultimatum alle potenze occidentali, intimando loro di ritirare i contingenti militari della NATO da Berlino entro sei mesi, facendo  dell'ex capitale della Germania una citta' libera e demilitarizzata. In caso di rifiuto, l'URSS avrebbe delegato alle autorita' della Germania Est, il controllo sulle vie di comunicazione con Berlino Ovest, isolandola di fatto dall'occidente.

USA, Francia e Gran Bretagna risposero all'aut-aut sovietico con un sonoro pernacchione e un coro di "Pirla, pirla!" costringendo Krusciov a inghiottire il rospo e a tornare sui suoi passi, salvo richiedere la convocazione di  una conferenza delle quattro potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale che ebbe luogo nel maggio del 1959.

L'Occidente risponde all'ultimatum di Krusciov.

Il summit si trascino' per tre mesi senza approdare a risultati degni di nota, tranne una vaga dichiarazione congiunta di Eisenhower e Krusciov sulla "buona volonta' di risolvere pacificamente"  la questione berlinese e nemmeno l'incontro a Camp David fra i leader delle due superpotenze, durante la visita di Krusciov negli Stati Uniti nel settembre dello stesso anno, produsse alcunche'.

Lo stallo divenne un irrigidimento delle rispettive posizioni quando nel maggio 1960, un aereo spia U2 fu abbattuto dalla contraerea sovietica e nel giugno 1961, nel corso di un summit a Vienna in cui Krusciov incontro' per la prima volta il nuovo presidente americano John Fitzgerald Kennedy, il leader sovietico, dopo aver fatto fare una figura da peracottaro all'inesperto Kennedy, decise che l'avversario era un fesso e di pestare duro, minacciando di firmare un trattato di pace separato con la Germania Est, che di fatto avrebbe annullato il diritto di accesso delle forze occidentali a Berlino Ovest stabilito nell'Accordo di Potsdam dell'agosto 1945 (a tutt'oggi non esiste un trattato di pace ufficiale fra la Germania e le quattro potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale, ma solo il  "Trattato sullo stato finale della Germania" del 12 settembre 1990, firmato a Mosca tra Repubblica Federale di Germania, Repubblica Democratica Tedesca, Unione Sovietica, Gran Bretagna e Stati Uniti, che spiano' la strada alla riunificazione tedesca).

La situazione a quel punto comincio' a scivolare lungo una china molto ripida e la palla di neve a trasformarsi in una valanga che acquistava volume e velocita'. 

Kennedy autorizzo' un aumento degli effettivi dell'esercito USA e chiese al Congresso lo stanziamento di fondi per la costruzione di rifugi antiatomici, lo stoccaggio di medicine, generi di prima necessita' e il potenziamento dei dispositivi per il rilevamento del fall-out nucleare.

Krusciov, d'altro canto, comincio' a ricevere pressioni sempre maggiori dal leader della Germania Est, Walter Ulbricht, affinche' si fermasse l'esodo di cittadini tedesco-orientali che da Berlino Est cercavano asilo politico dall'altra parte, che, oltre ad aver raggiunto dimensioni bibliche, danneggiava pesantemente sia l'economia della DDR, sia l'immagine del "Paradiso dei Lavoratori" che l'URSS aveva impresso sui Paesi del Patto di Varsavia.

Ulbricht nella vita aveva due passioni: il suo lavoro e il socialismo di stampo stalinista.  Era un uomo freddo, introverso e anaffettivo che "non capiva le barzellette", come disse il suo compagno di partito Kurt Hager, e che nutriva un profondo disprezzo per Krusciov, che considerava intellettualmente inferiore e sostanzialmente una testa di cazzo.


"Aspe', rispiega: un uomo entra in un caffe', splash?"
  
Il primo tangibile risultato di questa escalation sulle vite dei berlinesi, si materializzo' la mattina del 13 agosto 1961, quando i Gruppi da Combattimento della Classe Operaia della Germania Est, scortate dai famigerati "Vopos" (la polizia di confine della Germania comunista) cominciarono a stendere reticolati  lungo il confine fino ad allora aperto che separava i due settori della citta' e a innalzare quello che le autorita' della DDR chiamavano "Bastione di Protezione Anti-Fascista", ma che il resto del mondo soprannomino' molto piu' realisticamente  "Muro di Berlino".

 La mossa, colse completamente di sorpresa Kennedy che commento' pragmaticamente, "un muro non è una soluzione molto elegante, ma è sempre meglio di una guerra".

Ma oltre a parlare, Kennedy agi', mobilitando 148.000 uomini della Guardia Nazionale  e dispiegando in Europa otto squdroni di caccia nell'operazione "Star Step".

La corda era ormai tesa allo spasimo e fu a questo punto che le due estremita' sfuggirono dalle mani dei leader delle due superpotenze, per finire in quelle di due subordinati: Walter Ulbricht e l'inviato di Kennedy a Berlino, generale Lucius Clay, uomo immensamente popolare presso i berlinesi per aver organizzato il ponte aereo del 1948.


La crisi di ottobre: tank vs tank al Checkpoint Charlie

Clay e Ulbricht ritenevano entrambi di avere buoni motivi per dissentire dalle politiche dei rispettivi comandanti in capo circa lo status di Berlino.

Clay pensava che Kennedy fosse stato troppo "morbido" coi sovietici permettendo la costruzione del Muro e Ulbricht che Krusciov stesse temporeggiando alle spese della Germania Est, rifiutandosi di  eliminare una volta per tutte il "tumore maligno" rappresentato da Berlino Ovest.

Il 22 ottobre  1961, il diplomatico americano E. Allan Lightner, fu fermato e sottoposto a controlli dalla polizia di Berlino Est, mentre si recava a teatro nella zona comunista con la moglie per assistere alla rappresentazione di un gruppo sperimentale cecoslovacco.

Ma ci pensate? La Terza Guerra Mondiale che rischia di scoppiare per un gruppo teatrale sperimentale cecoslovacco? Mancava solo il Professor Guidobaldo Maria Riccardelli e la Corazzata Potemkin.

"L'occhio della madre Lightner, l'occhio della madre!"

L'azione dei Vopos era in flagrante violazione degli Accordi di Potsdam del 1945, in base ai quali il personale alleato godeva di libero accesso alla zona di occupazione sovietica e Ulbricht che lo sapeva, aveva fatto in modo prima di chiudere un occhio e poi di incoraggiare i controlli, bypassando le precise istruzioni di Mosca che richiedevano l'autorizzazione del Cremlino prima di agire in tal senso.

Ma dopo mesi di provocazioni seguite alla costruzione del Muro, quella fu la goccia che fece traboccare il vaso: Lucius Clay decise che i comunisti avevano rotto il cazzo e che era giunto il momento di tirare fuori gli attributi.

Il generale statunitense comincio' a far scortare il personale diplomatico da tank e fanteria americana e la contromisura parve funzionare, perche' i Vopos si fecero da parte, ma dopo 5 giorni in cui la tensione continuo' ad aumentare, Krusciov decise di rispondere pan per focaccia e il 27 ottobre spedi' una colonna di 33 tank T-54 sovietici verso la Porta di Brandeburgo per intercettare i carri  M-48 Patton americani.


Un T-54.


E un M-48 Patton.

Quel che accadde in seguito e' ancora oggi poco chiaro: Krusciov  disse che i tank americani fecero marcia indietro quando videro i mezzi corazzati sovietici, mentre il comandante della Missione USA a Berlino, Colonnello Jim Atwood, smenti' il leader russo: fatto sta, che da quella colonna sovietica si staccarono 10 tank che si diressero verso il Checkpoint Charlie (il posto di confine fra le due parti della citta') nella Friedrichstrasse.

Giunti a destinazione, i tank sovietici si fermarono all'interno del loro settore, ma una volta scorti i russi, gli M-48 americani che stavano tornando alle basi, invertirono la marcia e puntarono verso i mezzi sovietici, arrestandosi a poche decine di metri di distanza segnando l'inizio del faccia a faccia piu' pericoloso della Storia.

 I carristi delle due parti avevano infatti ricevuto l'ordine di sparare se fatti oggetto del fuoco nemico e per 24 ore i mezzi corazzati di Stati Uniti e Unione Sovietica rimasero gli uni di fronte agli altri in una atmosfera di crescente tensione,  circondati da centinaia di berlinesi e giornalisti accorsi ad assistere a quello che sarebbe potuto diventare lo scoop di tutti i tempi: lo scoppio in diretta della prima e ultima guerra termonucleare dell'umanita'.

Nel silenzio surreale rotto solo dal cupo brontolio dei motori imballati dei tank e dal crepitio delle ricetrasmittenti, circolavano inoltre le chiacchere e voci piu' folli, come sempre accade in momenti simili, quando la razionalita' va a farsi benedire e tutto diventa possibile. 

"La guerra scoppiera' alle tre del mattino, e' gia' stato deciso", diceva una di queste, mentre altre parlavano di un Lucius Clay che su ordine diretto di Kennedy e come una sorta di generale Custer, stava arrivando al Checkpoint Charlie per dirigere personalmente le operazioni che avrebbero aperto la Terza Guerra Mondiale, oppure di intere divisioni sovietiche  in marcia verso Berlino.

Il reporter della Reuter Adam Kellet-Long disse di un giovane sergente afro-americano sulla cupola di un tank che brandiva una mitragliatrice:

"Se le mani gli fossero tremate un po' di piu', temevo gli sarebbe partita una raffica che avrebbe segnato l'inizio della Terza Guerra Mondiale."

 Credo che questa serie di foto di quella giornata, convenga bene l'atmosfera di quelle deliranti 24 ore in cui il mondo fu appeso letteralmente al pulsante di sparo dei cannonieri dei tank sovietici e americani.





E mentre i T-54 sovietici e gli M-48 americani si guardavano in cagnesco, le rispettive leadership dei due paesi  avevano ripreso il controllo della situazione e seguivano la crisi minuto per minuto: i sovietici avevano una linea telefonica diretta che dal Checkpoint Charlie faceva capo al generale Anatoly Gribkov dell'Alto Comando dell'Armata Rossa e tramite lui, a Nikita Krusciov, mentre gli americani, sempre tramite comunicazione diretta dal Checkpoint Charlie erano in contatto con la Casa Bianca.

Il canale di comunicazione fra Kennedy e Krusciov era la spia del KGB Georgi Bolshakov.

Non conosciamo con esattezza quello che Krusciov disse ai suoi comandanti sul campo, ma abbiamo la trascrizione della conversazione fra Lucius Clay e John Fitzgerald Kennedy avvenuta alla mezzanotte del 27 ottobre ( le sei del pomeriggio a Washington).


Clay: "Salve Signor Presidente."

Kennedy: "Come vanno le cose laggiu'?"

C: "E' tutto sotto controllo. Abbiamo dieci tank al Checkpoint Charlie e i russi dieci. Cosi' ora siamo in parita'."

A quel punto un aiutante di Clay lo aggiorno' e il generale aggiunse: "Devo rivedere le mie stime signor Presidente. Ci sono altri venti tank sovietici in arrivo, il che significa che ora a Berlino i russi hanno lo stesso numero di tank che abbiamo noi. Daro' ordine di far muovere i nostri venti. Non si preoccupi signor Presidente: siamo sempre in parita' e questo a mio avviso significa che i sovietici non intendono far nulla."

K: "Va bene Clay. Ma non si faccia saltare i nervi."

C: "Signor Presidente, noi non siamo preoccupati dei nostri nervi; siamo preoccupati dei vostri a Washington."

Dopo ore di frenetiche trattative tramite Georgi Bolshakov, Kennedy e Krusciov arrivarono a una soluzione: gli Stati Uniti sarebbero stati meno rigidi verso il Muro e i sovietici avrebbero ritirato i tank.

E cosi' fu: il 28 ottobre alle 11 del mattino, i tank sovietici iniziarono a muoversi in retromarcia, seguiti dopo pochi minuti da quelli americani nella direzione opposta.

La crisi era stata risolta e la Terza Guerra Mondiale scongiurata. Fino al mese di ottobre dell'anno successivo, quando Kennedy e Krusciov si trovarono di nuovo faccia a faccia con il terzo incomodo rappresentato da Fidel Castro.


Epilogo

L'atteggiamento di Kennedy verso la costruzione del Muro, fu criticato aspramente dai repubblicani, dalla stampa americana e parte di quella europea, che lo accusarono di non avere le palle e di aver svenduto Berlino a Krusciov in cambio di una tregua illusoria.

Kennedy difese sempre la sua posizione, sostenendo che il Muro era il piu' grave errore commesso dal comunismo e che prima o poi gli sarebbe costato la Guerra Fredda.

Il giovane presidente americano dormiva gia' il Grande Sonno, quando l'anno successivo al suo omicidio a Dallas, l'avversario Nikita Krusciov venne deposto da un altro golpe guidato da Leonida Breznev e Alexei Kosygin.

Nella lista di accuse mosse dai vertici del PCUS a Krusciov e che gli costarono il cadreghino ce n'era una che recitava testualmente, "Per aver autorizzato la costruzione del Muro di Berlino: una pubblica umiliazione per il marxismo-leninismo."





Desidero ringraziare l'impareggiabile Sobchak per i dati sui missili intercontinentali USA. Il titolo del post e'  tratto da quello quasi omonimo dello splendido volume, "Berlin 1961. Kennedy, Kruschev and  the most dangerous place on Earth" di Frederick Kempe, da cui sono tratte anche parte delle testimonianze dirette (vedi la conversazione fra Clay e Kennedy), le fonti e il materiale del post. L'altra parte di fonti e testimonianze e' tratta dal volume, "The Cold War" di John Lewis Gaddis e naturalmente dalla fantastica Wikipedia.



6 comments:

Myollnir said...

Magnifico.
Alla microbio sui Kennedy, vale la pena di aggiungere che, anche se gli ammerigani la considerano quasi una dinastia reale, il fondatore, il vecchio Joe, papà di Johnny e Bob - e del pirla ammazzasegretarie - aveva in effetti fatto fortuna come bootlegger, cioè contrabbandiere di alcool ai temi del proibizionismo. OK,le dinastie nascono anche così, ma in genere l'aura di nobiltà inizia a splendere almeno dalla terza generazione. Poi che personalmente rimpiango la Berlino Ovest dei tempi, che era in effetti un cazzotto in faccia al Socialismo reale, con le sue luci e il suo - costosissimo - sfarzo, e la sua ostentata libertà: per dire, i suoi residenti, non essendo cittadini BRD ma "zona occupata", non erano assoggettati a servizio militare, il che ne faceva la patria degli Alternativi tedeschi. Infine, niente rende più l'idea del clima di Berlino subito prima del Muro di un film finito di girare appena qualche giorno prima della sua costruzione: sto parlando di uno dei film più divertenti di tutti i tempi, "One, Two, Three!" di Billy Wilder, che se non avete ancora visto, prima di far partire il DVD procuratevi un pannolino, perché vi farete la pipì addosso.
Concludo: ho anch'io il mio pezzettino di muro, che mi sono scalpellato personalmente nel 1990. L'ho messo in una piccola teca, e ne sono molto orgoglioso.
Ancora su John Kennedy: in meno di tre anni: Baia dei Porci, Missili a Cuba, Tanks a Berlino, avvio della guerra in Vietnam, frenetica attività sessuale, rapporti con la Mafia: proprio un veltroniano spinto.

Augusto said...

Nel 62 avevo 14 anni; in Ottobre erano appena iniziate le scuole...
La maggior parte di noi, diciamo cosí, sommetteva su: moriamo oggi o domani?

Ricordo anche benissimo il "fattaccio" del U2 abbattuto; a mio parere, direi che gli USA "abbandonarono al suo destino" lo sfortunato piota; forse per evitare piú gravi conseguenze?

Invece, non ricordo (quasi?) nulla sulla crisi di Berlino. Ecco, istintivamente ho usato "crisi di Berlino" forse perché lo hai usato tu o, forse, per averlo ascoltato, a quei tempi, per radio.
Comunque, si parló molto della costruzione del muro, ma, molto poco dello schieramenteo dei carri.
Sempre "a quanto ricordo".

Yossarian said...

@Myollnir

Ancora su John Kennedy: in meno di tre anni: Baia dei Porci, Missili a Cuba, Tanks a Berlino, avvio della guerra in Vietnam, frenetica attività sessuale, rapporti con la Mafia: proprio un veltroniano spinto.

Questa m'ha ammazzato: hahahahahhaahahhahahahahah. :-)


"Un, due, tre" e' un capolavoro colossale.



@Augusto


Gli americani si erano fatti pescare con le mani nella marmellata e l'imbarazzo fu grande, e' per questo che furono tiepidini sul rilascio di Gary Powers il pilota dell'U2.


Purtroppo della Crisi di Berlino mi ricordo ancor meno di te perche' ero ancora nella pancia di mamma'. Sono nato nell'aprile del 62.


;-)

Anonymous said...

Per gli anni sessanta non sò, ma il periodo reganiano me lo ricordo bene, e la prima metà degli 80s è stato un periodo strano, "luccicante" con una grande voglia di vivere senza pensieri ma, allo stesso tempo col timore che tutto potesse finire all'improvviso in un lampo. Curioso, ricordo che allora una delle mie balzane passioni era tutto quello che riguardava gli armamenti atomici, un modo per esorcizzare la paura, e quella era una paura ben presente in tutti allora.
Chi quegli anni non li ha vissuti quando sente parlare di 80s si ferma alle hits del periodo, alle mode, al mondiale vinto o a mille altre cose, e può perfino straparlare di anni del riflusso, ma quello è stato anche il periodo in cui si è rischiato di finire in cenere, con buona pace del duck and cover e senza uno straccio di Vault dove nascondersi.
Non saperlo o sminuire ciò significa non capire niente degli anni ottanta.
Ricordo quando vidi The Day After, rivederlo come vedere Threads adesso, non rende per niente l'idea del... "gelo(?)" che provocò allora, quando quello che si vedeva non era fantascienza, ma una cosa che poteva accadere da un momento all'altro.
Poi in seguito ho saputo di Able Archer e, guardacaso, quel film fu rilasciato nel novembre del 1983.
Mi sono chiesto se qualcuno il destino o il caso abbia fatto a sua volta un esorcismo ben più grosso...

Complimenti per il post.

Fabio said...

Io ero un bambino negli anni '80 e mi era presa questa paranoia dell'apocalisse nucleare, davvero.

Poi mi è passata il giorno che ha tirato un terremoto: mi ricordo che ho pensato "Ah, è solo un terremoto, non un'esplosione nucleare!"

Comunque quel clima ci ha regalato gruppi tipo Megadeth e Nuclear Assault.

E tanti progetti per superarmi nucleari e non che non so se catalogare fra genio o follia.

Una nota a margine, senza fare polemica: puoi farmi un esempio o due di "una destra liberale normale", così poi cerco ulteriori informazioni da solo?

Yossarian said...

@Fabio


Una nota a margine, senza fare polemica: puoi farmi un esempio o due di "una destra liberale normale", così poi cerco ulteriori informazioni da solo?


I repubblicani di Eisenhower e comunque fino all'avvento di Reagan. La destra tedesca del dopoguerra, quella francese gollista e quella inglese prima della Thatcher, Churchill compreso.