Friday, 16 November 2012

La Volpe e il Visconte



Il giovane tenente del battaglione da Montagna del Württemberg si tolse il berretto e si passo' una mano sulla fronte e gli occhi stanchi. Il suo attacco a sorpresa alle posizioni italiane era riuscito perfettamente e a un prezzo mimimo: sei morti e una trentina di feriti, ma ora che l'adrenalina cominciava a scendere, la stanchezza e la tensione accumulate durante la durissima marcia forzata  sui ripidi pendii del Monte Matajur, gli piombarono addosso come un maglio d'acciao.
Mentre cercava un fazzoletto nella tasca della giubba per pulirsi il volto, lo raggiunse trafelato un Obergefreiter che lo saluto' e gli tese un foglio di carta. Il tenente lo prese e gli diede una rapida scorsa. Era una lista provvisoria del materiale e dei prigionieri catturati: 150 ufficiali, quasi 9000 uomini e piu' di 100 pezzi di artiglieria.
"Bene Obergefreiter Hoffman", disse abbozzando un sorriso stanco il giovane ufficiale, "lo trasmetta immediatamente al comando di divisione".
"Jawohl, Herr Rommel."


Moshe Dayan tamburello' nervosamente le dita sul tavolo e inarco' il sopracciglio dell'unico occhio che gli rimaneva.  "E' davvero molto interessante Feldmaresciallo, - disse - e per certi versi sono d'accordo con lei, ma dubito che il Presidente Johnson condividerebbe questa sua analisi."

"Nemmeno Eisenhower 'condivideva le mie analisi' - replico' seccamente  il vecchio Feldmaresciallo   - e il risultato sono state perdite inutili e un prolungamento altrettanto inutile della guerra. Gli americani non amano sentirsi dire la verita', e la verita' e' che la loro campagna in Vietnam fallira' miseramente. Non hanno alcun obiettivo strategico definito e la loro dottrina basata su bombardamenti indiscriminati e la politica di ingegneria sociale dei villaggi protetti, spingera' il popolo sudvietnamita nelle braccia dei comunisti. Glielo dica generale, glielo dica per conto mio: gli dica che il
Feldmaresciallo e 1 Visconte di Alamein Bernard Law Montgomery pensa che siano dei malati di mente."


La Battaglia di El Alamein, o per la precisione, la Seconda Battaglia di El Alamein che inizio' 70 anni fa  il 23 ottobre del 1942, fu la prima grande vittoria alleata nella Seconda Guerra Mondiale e arrivo' in un momento in cui le fortune del mondo libero sembravano aver toccato il fondo.

L'offensiva tedesca nel sud della Russia ( Operazione Blu) aveva infatti investito Stalingrado dove alla fine di ottobre 1942 i  russi erano aggrappati con le unghie e coi denti a una striscia di terra sulla sponda occidentale del Volga.
 Val la pena di ricordare per chi immagino sara' sul punto di bacchettarmi circa la definizione di "prima grande vittoria alleata", che la sconfitta della Wehrmacht davanti a Mosca fu una importante battuta d'arresto per il Terzo Reich, ma non fu decisiva quanto lo sarebbe stata quella di Stalingrado, dove i sovietici corsero seriamente il rischio di subire una debacle strategica estremamente grave.
 
Nel Pacifico, dopo una serie di brillanti vittorie  (e nonostante una disastrosa sconfitta a Midway) che aveva permesso loro di occupare l'intero sud-est asiatico e praticamente tutto il Pacifico occidentale, i giapponesi erano impegnati in un durissimo braccio di ferro con gli americani sull'isoletta vulcanica di Guadalcanal, nell'arcipelago delle Salomone.

La vittoria schiacciante in Egitto dell' 8a Armata britannica sull'Afrika Korps, ovvero il corpo di spedizione italo-tedesco guidato dal feldmaresciallo Erwin Rommel, non solo elimino' definitivamente la catastrofica minaccia posta dalla eventuale caduta del Canale di Suez nelle mani di Hitler, ma segno' quel culmine dello sforzo bellico dell'attaccante dopo il quale, secondo Carl von Clausewitz, o spezzi la volonta'
di resistere del nemico, o ti gonfiano come una zampogna.

E l'Asse, per vari motivi che non sono l'oggetto di questo post, quel culmine l'aveva superato e non aveva vinto. Quasi un mese dopo la vittoria britannica a El Alamein, l'Armata Rossa contrattacco' a Stalingrado  circondando la 6a Armata tedesca, mentre nel Pacifico, la guarnigione giapponese di Guadalcanal, comincio' lentamente a cedere terreno e la marina imperiale nipponica che doveva rifornirla, si prese una eclatante serie di poderosi sberloni nelle battaglie navali di Guadalcanal e Tassafaronga.

Questo post tuttavia, non vi raccontera' la storia della battaglia di El Alamein, ma si soffermera' sulle personalita' e lo stile di comando dei due comandanti in capo, entrambi prodotti delle loro culture e di due culture diverse, perche' ogni guerra e' essenzialmente uno "scontro di civilta' " e  gli uomini che le combattono, insieme alle loro dottrine, alle scelte politiche, strategiche e non di rado tattiche, sono il prodotto di quelle civilta'.


Erwin e Monty: storia di due disadattati.

Lo storico britannico Max Hastings scrisse che la maggior parte dei grandi leader militari della Seconda Guerra Mondiale erano professionisti di altissimo livello, ma, spesso e volentieri, esseri umani abominevoli, e un recente volume del docente di psicologia sociale di Cambridge Kevin Dutton, intitolato " La saggezza degli psicopatici" (The Wisdom of Psychopaths), sostiene che molte delle figure di successo della societa' (giornalisti, uomini d'affari, sviluppatori di software, scienziati, avvocati e perfino alti esponenti del clero), presentano tratti evidenti di psicopatia.

Il che, a mio modesto avviso, non e' necessariamente una caratteristica negativa  a patto che non vi salti in mente che gli ebrei hanno un complotto segreto per dominare il mondo, che esistono razze inferiori, che  i proletari hanno sempre ragione,  che esiste una mano invisibile dei mercati e che se siete poveri e' perche' Dio lo vuole.

E i  leader delle due armate che si affrontarono nel deserto egiziano nel 1942, presentavano tratti evidenti se non di strisciante psicopatia, quantomeno di "disturbi del carattere", aggravati, nel caso di Rommel, dal fatto di prendere ordini dal peggior psicopatico della Storia, e come tutti i "disadattati", sia Monty, sia Erwin si distinsero particolarmente nella caratteristica comune a tutti i disadattati: quella di farsi dei nemici, che a Monty costarono critiche feroci e a Rommel, la testa.


"Nessun piano sopravvive al contatto con il nemico" 

Erwin Rommel

"Era il leader perfetto per truppe in rapido movimento, ma solo fino al livello di corpo d'armata. Oltre quel livello, era troppo per lui"

Feldmaresciallo Albert Kesserling 


 " Sembrava sempre sapere dove sarebbe stato il nemico e quale sarebbe stata la sua reazione. I suoi piani erano spesso sorprendenti, istintivi, spontanei e non di rado , vaghi"

Un ufficiale che servi' sotto Rommel


"Era un magnifico giocatore d'azzardo militare"

Winston Churchill

 




Erwin Johannes Eugen Rommel (15 novembre 1891-14 ottobre 1944) era  figlio Erwin Rommel Sr.,  preside di una scuola superiore di Aalen, nello stato del Baden-Württemberg e di Helene von Luz.

La futura "volpe del deserto" aveva due fratelli e una sorella e per sua stessa ammissione ebbe una infanzia felice. Tuttavia, se l'ambiente non gli provoco' gravi traumi, la biologia lo aveva reso un ambizioso rompicoglioni con una grande intelligenza, un pessimo carattere, un ego ipertrofico e una spiccata propensione per il rischio.

Tutte caratteristiche perfette per la carriera delle armi, specie nell'esercito della Germania Imperiale, che al contrario di quanto comunemente si crede dei militari prussiani, era una vera e propria "Silicon Valley della guerra" dove i migliori talenti del paese venivano incoraggiati a pensare autonomamente e a dar prova delle loro capacita' in un ambiente altamente meritocratico e "creativo", paragonabile alle odierne fucine di geek come il MIT (Massachussets Institute of Technology).

E delle sue capacita', il giovane tenente Rommel diede una pirotecnica prova durante la Prima Guerra Mondiale sul fronte italiano, quando nel 1917, al comando di un pugno di uomini, si infiltro' dietro le nostre linee con una operazione di guerriglia da manuale che scardino' uno dei capisaldi italiani, aprendo le porte alla disfatta di Caporetto.


 
Il tenente Rommel sul fronte italiano (a sinistra).

Rommel pubblico' anche un libro sulle tattiche d'infiltrazione e impiego della fanteria leggera  (vedi ranger, talebani e vietcong, tanto per dare una idea) intitolato "Infanterie greift an"  ("Fanteria all'attacco") che rimane uno dei testi fondamentali sulla materia.

Uno di quei libri, insieme alle imprese del generale tedesco "guerrigliero" Paul von Lettow-Vorbeck in Africa Orientale, che Che Guevara avrebbe dovuto leggere invece di pascersi di cazzate ideologiche, perche' oggi verrebbe ricordato per qualche impresa militare effettivamente riuscita, invece di farsi impallinare come un tacchinone dalla Cia e da un esercito del Terzo Mondo, diventando l'icona ariafrittesca di generazioni di rivoluzionari fuoricorso.
Dopo la disfatta del Kaiser, Rommel si ritrovo' come tanti suoi colleghi in una Germania prostrata dalla sconfitta e messa in ginocchio da una gravissima crisi economica. E come tanti dei suoi colleghi, penso' che la risposta a entrambe fosse Adolf Hitler, che in Rommel e in altri "giovani leoni" come Guderian, trovo' l'icona del suoi comandanti ideali per l'esercito della nuova Germania nazista: audaci, spietati e alfieri di dottrine tattiche e strategiche rivoluzionarie.

Un giovane Rommel con la futura moglie Lucia Mollin.

L'occasione per mettersi in luce, arrivo' per Rommel  con la  Campagna di Francia, (Piano Giallo) dove gli venne affidato il comando della 7a divisione panzer: incarico che gli creo' i primi nemici fra quei colleghi che espressero scetticismo sulle capacita' di quello che fin a quel momento era stato un abile comandante di fanteria e truppe da montagna, di gestire una divisione corazzata.

Rommel  liquido' le critiche dimostrando sul campo le qualita' che lo avrebbero reso celebre l'anno successivo nell'Africa del Nord:  intuito geniale, opportunismo, rapidita' di analisi ed esecuzione, flessibilita' tattica e una leadership decisa alla testa dei suoi uomini, che, in ossequio alla dottrina della blitzkrieg corazzata elaborata da Guderian sulla scorta delle teorie dello storico militare inglese Sir Basil Henry Liddell Hart, si basava su audaci penetrazioni di colonne mobili corazzate nel fronte del nemico aggirando i capisaldi senza curarsi dei fianchi esposti  per creare confusione e shock nelle retrovie colpendo i centri di comando, le concentrazioni di artiglieria e interrompendo le linee di comunicazione. La riduzione dei capisaldi e la "pulizia" delle sacche di resistenza erano compiti delegati alla fanteria che seguiva i tank. Tutto questo, con l'aiuto essenziale dell'appoggio tattico ravvicinato dell'aviazione: il famoso binomio "Panzer/Stukas" che aveva funzionato a meraviglia in Polonia e che avrebbe funzionato egregiamente in Francia, grazie al geniale piano strategico di von Manstein.

Allo stesso tempo pero', qualcuno comincio' a osservare e a lamentarsi di quelli che erano i difetti della "Volpe del Deserto" e qui entriamo nel vivo della faccenda, dal momento che questa non e' una biografia di Rommel (ce ne sono a decine), bensi' una riflessione sulla sua personalita' e stile di comando.

Rommel era infatti un tattico assolutamente geniale, ma come stratega lasciava parecchio a desiderare. Com'ebbe a dire il suo superiore Albert Kesserling, il limite per Rommel era il comando di un
corpo d'armata (due o piu' divisioni), oltre il quale, la sua visione strategica cominciava ad appannarsi, e il rinvio dell'Operazione Herkules - l'invasione di Malta - osteggiata da Rommel in favore di una avanzata verso Suez, darebbe ragione ai suoi critici, visto che a El Alamein si trovo' drammaticamente a corto di quelle munizioni, tank e benzina che venivano colati a picco insieme ai convogli che li trasportavano, dalle navi e dagli aerei britannici basati a Malta.

E la sottovalutazione della logistica in un teatro di guerra dalle condizioni climatiche estreme e con distanze enormi da percorrere, fu un altro punto dolente della Volpe del Deserto, come non mancarono di sottolineare i suoi critici.

C'era infine la questione della sua eccessiva aggressivita', che se poteva far piacere a uno psicopatico come Hitler, per non pochi ufficiali dell'OKH (Alto Comando dell'Esercito) rasentava l'incoscienza, cosi' come il rischio calcolato, che nelle mani di Rommel, per i colleghi, non di rado diventava puro azzardo. 
Naturalmente, nelle rampogne c'era anche un elemento di invidia poiche' Rommel era diventato il "cocco" del Fuhrer e una figura leggendaria per amici e nemici, ma non v'e' dubbio che la Volpe del Deserto presentasse i sintomi tipici di quella "sindrome da gioco d'azzardo patologico," cosi' comune fra i leader militari di genio e i Master of the Universe della finanza, che lo spingeva ad alzare continuamente la posta.

Tale patologia era inoltre aggravata da altri difetti caratteriali: una tendenza alla depressione quando le cose non andavano per il verso giusto, un ego ipertrofico, una
eccessiva fiducia in se stesso e una impermeabilita' alle critiche che non potevano che sfociare in una tendenza cronica all'insubordinazione. In sostanza, Rommel faceva quel cazzo che gli pareva e se glielo facevate cortesemente notare, partivano cazziatoni se eravate un subordinato, o feroci litigate se parigrado o perfino superiore. Senza contare che il suo vezzo di guidare gli uomini dal fronte, se da una parte gli forniva una indispensabile consapevolezza della situazione e lo rese una sorta di semidio per i suoi soldati,  dall'altra creava gravi vuoti decisionali nei momenti critici.

Tanto per capirci, se l'amministratore delegato di Federal Express  passasse meta' del suo tempo in viaggio insieme ai suoi dipendenti, questi lo amerebbero alla follia e sicuramente introdurrebbe miglioramenti nel servizio, ma il giorno in cui ci fosse da riunire il consiglio d'amministrazione per prendere una decisione vitale per l'azienda e lui, o lo sa il cazzo dov'e' perche' il cellulare non ha campo, oppure ti risponde da un aereo cargo diretto a Shangai, diciamo che le cose diventerebbero problematiche per l'azienda.

Tutto questo non significa ovviamente che Rommel fosse un incompetente: nel 1944, come comandante del Gruppo Armate B in Francia e prima di ritrovarsi di fronte l'avversario di El Alamein, riorganizzo' le difese tedesche che versavano in condizioni pietose e a differenza di quel coglione di Hitler che insisteva su Calais perche' si era bevuto completamente l'abilissima campagna di controinformazioni degli Alleati, identifico' correttamente il luogo dello sbarco alleato in Normandia.  Fu lui a coniare il termine " il giorno piu' lungo" e non v'e' dubbio che se Hitler invece di optare per un ridicolo compromesso, avesse piazzato le divisioni panzer a ridosso delle spiagge come voleva Rommel, gli Alleati avrebbero passato un brutto quarto d'ora.  Anche in quel caso, la Volpe del Deserto aveva visto giusto dal punto di vista tattico, confermandosi inoltre, alla luce del filo da torcere che diede a Montgomery di fronte a Caen,  il comandante sul campo che qualunque comandante supremo vorrebbe avere, ma che tuttavia non possedeva  la visione strategica necessaria per dirigere un teatro d'operazioni.

Quello era un lavoro per uomini come Bernard Montgomery.



"Regola numero uno, pagina uno del Grande Libro della Guerra: 'non marciate su Mosca'. Ci hanno provato in tanti e non funziona. Dopodiche', non so se Sua Grazia conosce la seconda regola dallo stesso libro: 'non combattete una guerra terrestre in Cina. E' un paese enorme con obbiettivi strategici non definiti'."
Bernard Montgomery durante un discorso alla Camera dei Comuni

"Montgomery era noto per la sua spietata efficienza, ma anche per essere un piu' che discreto showman"
Gen. Brian Horrocks

"Una efficiente piccola merda"
 Anonimo subalterno di Montgomery citato dallo storico Max Hastings

"Il generale Montgomery e'  un leader molto capace e dinamico che ama essere al centro dell'attenzione: personalmente ritengo che abbia bisogno di un comandante superiore"
Dwight D. Eisenhower, 1943






Bernard Law Montgomery (17 novembre 1887, 24 marzo 1976 e per chi si diletta di oroscopi, stesso segno zodiacale di Rommel, Scorpione) era il quarto dei nove figli di un pastore anglicano di origine anglo-irlandese, il Reverendo Henry Montgomery e della moglie Maud.

Il piccolo Bernard, al contrario della Volpe della Deserto, non ebbe una infanzia felice: a parte i guai finanziari della famiglia ( in seguito risolti), nel 1889 il padre fu nominato Vescovo della Tasmania dove si trasferi' con la famiglia, lasciando i figli alle cure della moglie Maud, una donna austera e anaffettiva assai piu' attenta a coltivare il suo status sociale che l'educazione dei figli, ai quali somministrava non di rado delle poderose compilation di sberle.

Cresciuto in un ambiente freddo e ostile, Monty divento' per sua stessa ammissione un bullo intrattabile e prepotente che non perdono' mai alla madre le angherie ricevute e la mancanza di affetto:  il futuro eroe di El Alamein vieto' categoricamente al figlio David di avere qualsiasi rapporto con la nonna, e quando Maud Montgomery passo' a miglior vita nel 1949, Monty non partecipo' al funerale.
Rientrato in patria, il giovane Montgomery ricevette comunque una istruzione degna del suo status sociale: prima alla King's School di Canterbury, parte del prestigioso "Gruppo di Eton", e in seguito, quando opto' per la carriera militare, presso l'altrettanto prestigioso Royal Military College di Sandhurst, la West Point britannica, dal quale fu quasi espulso per indisciplina e la spiacevole tendenza a prendere a cazzotti gli altri cadetti.

Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale il capitano Montgomery fu inviato in Francia dove fu ferito al polmone e si distinse in un feroce combattimento corpo a corpo per cacciare i tedeschi dalla sua trincea.

Il capitano Montgomery ( a destra).

Alla fine del conflitto, Montgomery continuo' con il grado di tenente colonnello, quella che era una brillante carriera in India e in Palestina (dove soppresse una rivolta araba), superando una grave crisi personale causata dalla morte dell'amatissima moglie Elizabeth.

Il 10 maggio del 1940, la Germania invase la Francia e i Paesi Bassi e gli alleati anglo-francesi cascarono come polli nella trappola tedesca, puntando a testa bassa verso il confine franco-belga per affrontare il Gruppo Armate B guidato da Fedor von Bock, mentre il Gruppo Armate A di Gerd von Rundstedt gli sbucava alle spalle dalla foresta delle Ardenne,  tagliandogli letteralmente le gambe in uno dei capolavori dell'arte militare elaborato da Eric von Manstein: il celeberrimo "colpo di falce" (Sichelschnitt) che da quel momento entro' nelle accademie militari insieme al doppio aggiramento sui fianchi di Annibale a Canne (due varianti del "colpo di falce", furono utilizzate dagli israeliani durante la Guerra del Kippur per aggirare la III armata egiziana e dagli USA nella Prima Guerra del Golfo per accerchiare gli iracheni in Kuwait).

Il piano tedesco per l'invasione della Francia.

Il debutto di Montgomery nella Seconda Guerra Mondiale non fu quindi alla testa di un'armata vittoriosa, ma per condurre la ritirata da manuale della 3 Divisione di fanteria britannica che si reimbarco' a Dunquerque insieme a quel che rimaneva delle forze anglo-francesi accerchiate dai tedeschi.

Del resto, meglio una buona ritirata che una disastrosa avanzata.

Una volta in patria, Monty comincio' a manifestare quella che fu la sua caratteristica principale: l'incapacita' di tenere chiuso il becco, criticando spietatamente la gestione delle operazioni in Francia del Corpo di Spedizione Britannico (BEF, British Expeditionary Forces), e in questo caso a ragion veduta, poiche' la sconfitta degli Alleati sul continente appare ancor oggi per certi versi inspiegabile, visto che godevano di una piu' che discreta superiorita' numerica e di due eserciti bene armati ed equipaggiati.

Nemmeno la Blitzkrieg e' alla radice della debacle, dal momento che se i tedeschi avessero seguito il loro piano originale - una riedizione del vecchio Piano Schlieffen della Prima Guerra Mondiale - i panzer e gli Stukas si sarebbero scontrati frontalmente con un'aviazione e due eserciti cazzuti e ben posizionati.

Quel che funziono' per i tedeschi fu un nuovo piano geniale e tuttavia assai azzardato, che con un po' di coordinazione e decisione si sarebbe potuto sventare, come accadde ad Arras e proprio contro la 7 divisione panzer di Rommel, che si trovo' in gravissima difficolta' in seguito a un micidiale contrattacco inglese sui fianchi (anche in quella occasione Rommel dimostro' una eccezionale capacita' di districarsi dai guai). Fu infatti quel contrattacco, poi purtroppo arenatosi, che innervosi' i tedeschi costringendoli a rallentare il passo e consentendo agli Alleati di reimbarcarsi a Dunquerque. C'e' chi dice addirittura che Hitler la guerra la perse in quel momento.

Il contrattacco ad Arras (le due frecce bianche).

Dopo la debacle in Francia, Montgomery torno' al comando della sua divisione e dopo aver assunto il comando del V Corpo, responsabile per la difesa del sud dell'Inghilterra, inizio' una lunga e feroce inimicizia con il primo dei suoi nemici, il generale Claude Auchinleck, che Monty avra' il sottile e indiscusso piacere di sostituire nel 1942 proprio come comandante in capo dell'8 Armata in Nordafrica.

Lo stile di comando di Bernard Montgomery era nettamente diverso da quello del suo avversario tedesco e si fondava essenzialmente su una pianificazione meticolosa che poneva l'enfasi sull'addestramento e la preparazione fisica delle truppe. Spietato ed esigente come Rommel con i subalterni, che venivano cacciati a pedate nel culo al minimo cenno di inefficienza, Monty era tuttavia molto attento al benessere e al morale dei suoi uomini che lo ricambiavano con una grande fiducia e ammirazione, la stessa di cui godeva Rommel, anche se a differenza della Volpe del Deserto che non "badava a sangue" per raggiungere l'obbiettivo ( e che anche per questo fu criticato dai suoi superiori), il generale britannico cercava se possibile di limitare le perdite.

Monty e' passato alla storia nella percezione comune come un generale prudente, forse troppo, ma in realta' questo non e' esatto. Era un uomo che non amava correre rischi inutili, memore dei macelli che aveva vissuto nella Prima Guerra Mondiale, consapevole della cronica scarsita' di materiale umano che afflisse l'Impero Britannico durante il Secondo Conflitto Mondiale e soprattutto conscio del fatto che, a differenza degli eserciti di Stalin e Hitler, estremamente prodighi del sangue dei soldati, lui doveva rendere conto a un parlamento democratico, all'opinione pubblica e alle famiglie inglesi.

Possedeva comunque un'ottima visione strategica, ma la sua arroganza, l'ego gigantesco e il vizio di dire quel che pensava  lo posero ben presto in rotta di collisione con gli alleati americani che combinarono un discreto casino in Sicilia, di cui lui fu ingiustamente incolpato, poiche' il vero responsabile del pasticcio che permise l'evacuazione dell''intera armata tedesca dall'isola in una operazione brillante, fu un generale americano molto simile a Rommel, anche se meno intelligente: George Patton.

Le tensioni all'interno del comando anglo-franco-americano (puntualmente appianate dall'instancabile lavoro diplomatico del grande Eisenhower) peggiorarono dopo lo sbarco in Normandia, quando al comando del 21 Gruppo D'Armate anglo-canadese, Monty resto' apparentemente impantanato per due mesi davanti alla citta' di Caen, mentre gli americani dopo aver conquistato la penisola del Cotentin e la vitale citta' di Cherbourg, lanciavano il 25 luglio del 1944, l'Operazione Cobra, una poderosa legnata sul fianco sinistro della Settima Armata tedesca che sfondo' il fronte, interrompendo lo stallo normanno.

E anche in questo caso, giu' critiche a Monty che venne accusato di essere stato troppo prudente e assai poco incisivo, facendosi sfuggire appena dopo lo sbarco delle truppe britanniche, l'occasione per conquistare Caen.

In realta', esattamente come in Sicilia, Monty non aveva grandi colpe, poiche' per l'ennesima volta si ritrovo' di fronte al meglio delle armate naziste, nella fattispecie ben due corpi corazzati delle SS, una concentrazione di truppe d'elite del Terzo Reich su un fronte di una cinquantina di chilometri mai vista fino ad allora che lascio' a bocca aperta perfino un osservatore sovietico. Inoltre, il fallimento nella conquista di Caen e' da imputare principalmente al comandante della 3 divisione di fanteria inglese.

La verita' e' che Monty si accorse quasi immediatamente che dal punto di vista strategico, il 21 Gruppo D'Armate stava funzionando come un magnete che attirava il meglio e soprattutto le preziosissime riserve corazzate tedesche nel settore settentrionale del loro fronte, sguarnendo pericolosamente quello occidentale. Fu proprio questa consapevolezza e non la prudenza ( gli inglesi pagarono un prezzo carissimo) che permise al "martello" corazzato di Bradley e Patton di schiacciare i tedeschi contro  " l'incudine" rappresentata da 
 Monty.

Operazione Cobra, dove i simboli Nato color ocra rappresentano gli inglesi e quelli verdi gli americani.


Posto che quella degli americani non fu una passeggiata, possiamo dire che se i soldati USA affrontarono gli Orchi, i britannici se la dovettero vedere con gli Uruk-hai.

Dopo lo sfondamento in Normandia, Montgomery innalzo' il livello delle polemiche con gli americani, criticando aspramente la strategia del "fronte largo" scelta da Eisenhower che prevedeva una avanzata costante su un fronte ampio allo scopo di riorganizzare il sistema logistico alleato che dipendeva interamente dai porti normanni (compresi quelli artificiali) e dalla rete stradale francese, visto che quella ferroviaria era stata letteralmente annientata dall'aviazione anglo-americana per impedire i movimenti delle truppe tedesche.

Per Monty quello era infatti il modo migliore per ritardare la vittoria, soffrendo gravi perdite e permettendo ai tedeschi di riprendere fiato, e per una volta fu appoggiato dai generali USA Bradley e dal vulcanico Patton, che insistevano su sfondamenti  stile Armata Rossa con grandi manovre avvolgenti.

Senza contare che nel settembre 1944 il pasticcio britannico ( anche qui Monty venne chiamato in causa, con qualche ragione) ad Anversa, dove fu conquistato l'importantissimo porto, ma non gli approcci allo stesso che restarono in mano ai tedeschi vanificando l'operazione, non contribui' a migliorare la situazione logistica degli alleati.

In questa diatriba e nel successivo arenarsi del "fronte largo" contro il bastione tedesco della Linea Sigfrido, stanno i germi di quello che fu senza dubbio l'errore piu' grave di Montgomery: l'Operazione Market Garden, una colossale e audacissima offensiva combinata aviotrasportata e terrestre nell'Olanda meridionale, per aggirare la Linea Sigfrido, penetrando in profondita' nella vitale area industriale tedesca della Ruhr: com'ebbe a dire lo stesso Montgomery, "un pugnale puntato alla gola della Germania".

In sostanza, i paracadutisti inglesi e americani dovevano occupare e tenere i ponti di Eindhoven, Nimega  e Arhnem, per permettere alle colonne corazzate del XXX Corpo D'armata britannico di raggiungerli e proseguire l'avanzata verso la Germania.

Il piano, suggerito da Monty e costellato di feroci polemiche, fu elaborato dal generale Lewis H. Brereton e falli' miseramente grazie a una reazione tedesca incredibilmente efficace e rapida, ma soprattutto a causa della catastrofica sottovalutazione di Monty delle informazioni fornite da ULTRA (l'intelligence militare britannica) e dalla Resistenza olandese.

I paracadutisti britannici furono infatti lanciati direttamente su due divisioni corazzate delle SS, che, seppure a organico ridotto, li fecero letteralmente a pezzi, nonostante una performance leggendaria, ed e' il caso di dirlo, dei Red Devils ad Arnhem.


 Dal Grande Libro della Guerra: mai lanciare paracadutisti su divisioni corazzate.

Dopo il disastro di Market Garden, i rapporti gia' tesi fra Montgomery e Eisenhower peggiorarono ulteriormente e toccarono il fondo quando nel dicembre del 1944, durante l'offensiva tedesca delle Ardenne, il comandante inglese agi' in maniera esemplare contrattacando i tedeschi nel settore nord del saliente e permettendo agli americani, colti completamente di sorpresa, di riorganizzarsi.

Dice: " Ma se agi' esemplarmente, perche' prendersela con lui?"

Perche' ancora una volta Monty perse una buona occasione per tenere chiuso il becco e frenare il suo ego, quando durante una conferenza stampa si fece passare per il salvatore britannico degli americani buzzurri e privi di spirito combattivo il cui fronte si era disintegrato di fronte ai tedeschi.

Negli Stati Uniti scoppio' un casino di proporzioni colossali, con la stampa, l'opinione pubblica, ma soprattutto le famiglie americane che vedevano il conto delle perdite aumentare ogni giorno, che chiesero la testa di Montgomery e solo la pazienza e l'eccezionale abilita' di Eisenhower evitarono un serio incidente diplomatico e una grave frattura tra alleati, che spinse il generale Patton a dire "stiamo combattendo il nemico sbagliato".

Al termine della Seconda Guerra Mondiale, Bernard Montgomery fu promosso Comandante in Capo del BAOR, (British Army of The Rhine, Armata Britannica del Reno) e successivamente capo di Stato Maggiore Imperiale e Comandante delle forze Nato, incarico con cui  nel 1958 chiuse la sua indubbiamente brillante carriera militare, per dedicarsi con la metodica devozione e la proverbiale volonta' di ferro che lo contraddistinguevano, al compito precipuo di far incazzare praticamente tutti.

Oltre alle continue polemiche coi colleghi, nelle sue memorie Monty penso' bene di sputtanare il rivale di sempre Claude Auchinleck rinfacciandogli di essere sostanzialmente un fighetta che se la faceva sotto di fronte a Rommel (Auchinleck minaccio' querela) e, colpo magistrale, accusando il suo ex superiore, all'epoca Presidente degli Stati Uniti Eisenhower, di essere un pessimo leader che aveva prolungato la guerra.

Il buon Ike, che lo aveva pazientemente sopportato per anni e che in quel momento aveva altre e rognosissime gatte da pelare nel Patto di Varsavia, decise che ne aveva abbastanza e gli tolse la parola, mentre negli USA la citta' di Montgomery ( Alabama) gli revoco' la cittadinanza onoraria.

Ma non e' finita qui: dopo essere stato sfidato a duello da un ufficiale italiano, Monty fece andare in bestia prima la sinistra britannica, condannando la legalizzazione dell'omosessualita' in Gran Bretagna, dichiarandosi a favore della segregazione razziale del regime sudafricano e poi, per pareggiare i conti, la destra conservatrice, sperticandosi in lodi del regime comunista cinese dopo una visita nel paese asiatico.

La fine della carriera di Monty non fu quindi esattamente brillante e con la vecchiaia, i suoi gravi difetti caratteriali peggiorarono, anche se in un momento di lucidita' l'anziano Feldmaresciallo e Visconte di Alamein confermo' nuovamente di essere un ottimo stratega, quando nel 1960 dopo aver incontrato il leggendario generale israeliano Moshe Dayan per discutere della guerra in Vietnam, fece quell'osservazione che, in maniera ovviamente romanzata dal sottoscritto, ho riportato in apertura del post: Monty disse esplicitamente a Dayan che la strategia americana in Vietnam era un disastro, che gli americani avrebbero perso la guerra, che erano sostanzialmente una manica di pazzi e chiese al generale israeliano di riferirlo al Pentagono.


Monty raggiunse Rommel, fatto "suicidare" da Hitler per il suo coinvolgimento nel fallito complotto di von Stauffenberg,  il 24 marzo 1976 a 88 anni e fu sepolto nel cimitero della chiesa della Santa Croce di Binsted nella contea dello Hampshire. 
Il Visconte non ebbe mai l'occasione di incontrare il suo arcinemico Erwin Rommel in vita, ma i figli dei due grandi generali, rispettivamente Manfred Rommel e David Montgomery sono ancora ottimi amici dopo piu' di 40 anni.

E per un curioso scherzo di quel destino che li lego' sempre da avversari, Erwin Rommel dovette dimettersi dal comando del Gruppo di Armate B quando il 17 luglio del 1944, uno Spitfire britannico mitraglio' a bassa quota la sua automobile ferendolo gravemente nel villaggio francese di Sante-Foy-de-Montgommery.


Una postilla veloce e doverosa: El Alamein

Napoleone disse che le battaglie non vengono vinte da chi e' piu' bravo, ma da chi fa meno errori e questa frase che dovrebbe essere  materia di studio obbligatoria per chi si occupa di analisi del rischio, e' esattamente il motivo per cui la Wehrmacht (che di errori ne commise parecchi) rimase fino alla fine della guerra una formidabile macchina da combattimento: non fu la superiorita' tecnologica tedesca, peraltro un mito non corrispondente alla realta', a dare filo da torcere agli Alleati, bensi' l'addestramento e le dottrine dei suoi soldati e ufficiali. La Wehrmacht  come osservo' acutamente lo storico Max Hastings, era infatti un esercito che non perdonava gli errori e sia i russi, sia gli angloamericani pagarono a carissimo prezzo ogni sottovalutazione del nemico.

Montgomery questo lo capi' non appena prese il comando dell'8a Armata e decise, esattamente come Wellington con Napoleone a Waterloo, di negare a un maestro della guerra di movimento e manovra, lo spazio di manovra costringendolo ad attaccare.

La Volpe del Deserto aveva sempre sfruttato la forza dell'avversario come una sorta di Bruce Lee, per prima evitare il colpo e poi reagire velocemente prendendolo in contropiede. Fortificandosi a El Alamein su una angusta striscia di terreno stretta tra la costa e l'intransitabile depressione di Qattara, l'8a Armata di Montgomery divento' un lottatore di sumo che aveva chiuso in un angolo un Bruce Lee col fiatone e a corto di benzina, mezzi e rifornimenti. A Churchill, che aveva licenziato Auchinleck perche' scarsamente aggressivo, quasi venne un coccolone quando Monty, invece di attaccare come voleva lui  ( e Rommel)  se la prese con calma, ricostruendo il morale delle sue truppe, attendendo nuovi  mezzi e uomini per ottenere l'assoluta superiorita' numerica, per poi passare all'attacco travolgendo l'Afrika Korps solo quando Rommel si era scornato ripetutamente contro le linee inglesi, aiutato dal supporto vitale della RAF che faceva letteralmente a pezzi i convogli marittimi, terrestri  e le colonne avanzate tedesche e italiane.



I piu' attenti fra voi, avranno notato che nel breve profilo di Erwin Rommel manca la parte relativa alla sua morte, voluta da Hitler per il coinvolgimento del Feldmaresciallo nell'attentato del 20 luglio del 1944 che quasi gli costo' la pelle : si tratta di una omissione volontaria, perche' la faccenda, che e' parecchio interessante e che merita quindi una trattazione a parte che verra'  affrontata nel prossimo  post di London Alcatraz.

7 comments:

Neurocoso said...

Bellissimo post, letto e bevuto tutto d'un fiato!

A questo punto, sono curioso di vedere che cosa aveva combinato Rommel per "farsi suicidare" :)

PS. Che Guevara (assieme a Fidel Castro) s'era fatto istruire da un certo Bayo, uno che prima s'è fatto massacrare a Majorca, poi s'è messo a insegnare tattica. Facepalm.

Unknown said...

bel post!! non ho potuto fare a meno di pensare alle differenze tra la tua descrizione di Montgomery e come viene invece dipinto nel film "Patton" (1970).

itto ogami said...

caro Yos, come sempre, ottimo lavoro!
allora, rommel era un giocatore d'azzardo che non sapeva quando smettere, monty una specie di beghina linguacciuta... ma patton mi sa che era psicopatico sul serio... ai tempi dello sconfinamento americano in cerca di pancho villa, andava in giro con la sua ford T a caccia di mexicani (armati, spero!) gli impiombava con le sue colt col manico d'avorio, e mi caricava sulla macchina come dei cervi!

Yossarian said...

@Neurocoso

A questo punto, sono curioso di vedere che cosa aveva combinato Rommel per "farsi suicidare"

E' in arrivo. :-)



@Anonimo

on ho potuto fare a meno di pensare alle differenze tra la tua descrizione di Montgomery e come viene invece dipinto nel film "Patton"

Monty e' sempre stato un personaggio controverseo: ancor oggi ha un sacco di detrattori.

@itto ogami

Grazie Itto. :-)

Patton era matto da legare.

L'episodio che hai citato e' leggendario.


:-)

Antonio Mele said...

Ma Pattone e' quello che credeva di essere la reincarnazione di Annibale? :-)

shevathas said...

Ottimo articolo. Devo farti i complimenti per come sei capace di raccontare la storia.

PS
I piu' attenti fra voi, avranno notato che nel breve profilo di Erwin Rommel (...) affrontata nel prossimo post di London Alcatraz.

Bastardo, ti fai desiderare :-)

MarKino said...

Mi chiedo se Roddenberry si sia ispirato a Rommel per James T. Kirk ...