Da qualche tempo corre voce che io sia diventato un pericoloso bolscevico che vuole distruggere le belle famiglie italiane, l'economia di mercato, la proprieta' privata e la civilta' occidentale.
Devo ammettere che la cosa mi sorprende e mi rabbuia alquanto, dal momento che a partire dalla fine degli anni 70, ovvero quando ho capito che Che Guevara era un coglione sopravvalutato e un catastrofico comandante militare e che i Ramones e von Clausewitz erano molto piu' stimolanti di Lenin (che pure Clausewitz lo studio' a fondo), mi sono sempre dedicato con metodica e feroce caparbieta' a devastarmi il fegato e a interessarmi di Storia e Storia militare, al fine di passare per un qualunquista, criptofascista e guerrafondaio.
Con ottimi risultati direi, alla luce degli insulti che ricevo via e-mail e nei commenti con la stessa ottusa e monotona regolarita' di un mortaio da 81 millimetri della 352 divisione di fanteria della Wermacht che riversa proiettili sulla spiaggia di Omaha il 6 giugno del 1944: tunf, tunf, tunf.
Commenti e e-mail che finiscono inevitabilemte nell'inceneritore protonico di cazzate, ovviamente scritti dalle manine salvifiche dei difensori degli oppressi "gondro il Nuovo Ordine Mondiale delle Muldinazionali", degli stracazzo di Bambini di Gaza e dei "boveri balesdinesi vittime dei sionisdi."
Ma ora tutto questo e' in pericolo: la mia reputazione di stronzo fascista e militarista vacilla, e all'improvviso mi ritrovo mio malgrado in un centro sociale durante un'assemblea del Collettivo per La Palestina Libera a cui partecipano Noam Chomsky, Naomi Klein e due docenti di gender studies membri di Occupy, laureatisi con una tesi intitolata, "E Se William Shakespeare si fosse chiamato Roberta Shakespeare e fosse stato gay, musulmano e negro?"
Il motivo? Be' e' semplice: siccome non sopporto le ideologie, ho cominciato a sparare a zero - specie su Facebook - su quella incomparabile Cascata del Niagara di letame reazionario ed egoista delle nuove destre libertarie americane e inglesi ( in Inghilterra sono al governo) che esattamente come i nefasti comunisti, hanno una serie di mefitici dogmi, dottrine, utopie e Culti della Personalita': questi ultimi si celebrano (in maniera rigorosamente individuale perche' per un libertario piu' di due persone che fanno qualcosa insieme sono un Soviet che vuole distruggere la liberta' e l'economia di mercato), dicevo, si celebrano sui Testi Sacri di Milton Friedman, Ron Paul, Fredrich von Hayek, Murray Rothbard, e per finire il loro Gino Strada: una sbroccata che esaltava la "assoluta mancanza di istinto sociale" di un serial killer pedofilo a nome William Edward Hickmann, sul quale modello' i personaggi dei libri illeggibili che scriveva, ovvero Ayn Rand (disse anche piena d'ammirazione per Hickmann "gli altri non esistono per lui, e non vede perche' dovrebbero").
La verita' signori e' molto semplice: i libertari sono nell'immaginario collettivo e non solo della destra, esattamente come i palestinesi per la sinistra: una "vacca sacra" intoccabile.
I libertari si sono costruiti un'immagine assolutamente fittizia di Paladini delle Liberta' Individuali, della meritocrazia e della libera impresa contro i soprusi dello Stato e della collettivita', quando in realta' sono adepti di una ideologia estrema che al posto dell'abominevole "Stato Etico" fascista, nazista o comunista, responsabile nel secolo scorso di uno tsunami di merda e sangue, vorrebbe istituire il "Mercato Etico", in cui, al posto dello stato stalinista, sono l'interesse individuale e il Mercato ad assumere rispettivamente il ruolo di norma etica e fonte di liberta'.
Va da se', che se avessero qualcosa nel cervello, oltre al vuoto pneumatico e alle scemenze di Ayn Rand o Ron Paul, si accorgerebbero come si accorge un caparbio individualista come il sottoscritto, che questo tipo di societa' non fa che sostituire la Dittatura della Collettivita' con la Tirannia dell'Individuo e che in entrambi i casi il risultato e' la distruzione dell'individuo.
E guai a criticarli, guai a mettere in dubbio il Verbo della Scuola Austriaca o peggio che mai a prendere le parti di un lavoratore o di un servizio pubblico: il libertario o chi per esso, parte strillando come un tacchino impazzito, "Comunista! Non hai voglia di lavorare! Vuoi vivere di Welfare! Vuoi abolire la proprieta' privata! Orrore, orrore!", proprio come farebbe il classico cerebroleso di sinistra quando gli spieghi che privatizzare un servizio forse lo farebbe funzionare meglio e abbasserebbe i costi all'utente, che gli imprenditori, non sono "padroni", ma semplici imprenditori, o che uno sciopero e' sbagliato e i sindacati si stanno comportando da teste di cazzo.
Ora, se io sono "comunista" perche' secondo me uno come Newt Gingrich che vuole reintrodurre
il lavoro minorile in nome del "libero mercato", e' un emerito bastardo, bene, allora sono Pol Pot e mi va benissimo.
E invece no, non mi va affatto bene perche' Pol Pot era una merda umana e vorrei evitare di sentirmi dare del "comunista" con la stessa meccanica stupidita' con cui mi danno del "fascista", quindi mi premeva spiegarvi un paio di cose circa le nuove destre libertarie, specie quelle USA e britanniche, il cui vero problema e' che stanno alla destra liberale come i Khmer Rossi stanno a un partito socialdemocratico.
Libertari, Tea Party e conservatori inglesi della Big Society, sono infatti una ideologia come nazismo, comunismo e fascismo, e con queste ideologie totalitarie, nonostante tutto l'infernale baccano che mettono in piazza a difesa delle liberta' individuali e le sdegnate smorfie di disgusto che sicuramente faranno i libertari che leggeranno il post, condividono diverse analogie che passo a illustrare citando Hannah Arendt:
"Le ideologie sono " ismi " che per la soddisfazione dei loro aderenti possono spiegare ogni cosa e ogni avvenimento facendoli derivare da una singola premessa".
Questo si traduce per il libertario nella "premessa" di Ayn Rand: "What is good for me is right ("cio' che e' buono per me e' giusto"), o ancor meglio nella fede cieca e dogmatica che i libertari ripongono in economia nel "privato", contrapposto al "pubblico" causa di tutti i mali.
Ora, "privato" e "pubblico" in realta' possono funzionare o no per tanti vari motivi, premesso che il "privato" non sia un'associazione dedita allo sfruttamento rapace e sistematico come Compagnia delle Indie Orientali e il "pubblico" l'Unione Sovietica: tuttavia per gente come Ron Paul e i suoi seguaci, il "privato" funziona perche' e' "privato " e unicamente in virtu' della logica inerente all'idea di "privato".
Poco importa che ad esempio le ferrovie private americane funzionino generalmente bene fornendo un buon servizio a un buon prezzo, mentre il servizio delle ferrovie privatizzate britanniche fa cagare salamandre e sono probabilmente le piu' care del mondo: chi le ha privatizzate ( i conservatori nel 1993) lo ha fatto seguendo una premessa ideologica: e' "privato", ergo deve funzionare; proprio come la premessa ideologica di chi seguiva il diktat dei piani quinquennali: devono funzionare perche' e' lo "stato buono", liberato dalle "grinfie rapaci dei capitalisti" che fa le scelte economiche e decide l'allocazione delle risorse.
In questo, i libertari mostrano un'altra singolare caratteristica delle ideologie: la concezione della realta' come logica puramente dialettica: un mondo fittizio in cui non c'e' spazio per l'esperienza.
Se ad esempio un settore del "privato" falisce spettacolarmente e l'economia va a rotoli, non e' la realta' che contraddice la "premessa" secondo cui il "privato" e' infallibile ( andrebbe magari cambiato qualcosa per assicurarsi un "privato" e una economia efficienti) : e' la realta' che e' sbagliata perche' e' colpa dei comunisti, del troppo stato, della gente che non lavora abbastanza, del Welfare State, dei disoccupati che prendono il sussidio o delle mamme single.
Questa serie di imbecillita' degne del "nemico interno" dei regimi marxisti-leninisti che fa fallire "il glorioso cammino della Rivoluzione Socialista", non me la sono inventata: e' quello che va ripetendo da quando e' andato al governo circa la crisi economica innescata dal crollo di Lehman Brothers, il Cancelliere dello Scacchiere (Ministro per l'Economia) George Osborne in Inghilterra : un cinocefalo libertario con la testa piena di cibo per cani (marca Ron Paul, per l'elegante levriero individualista etoniano che corre libero nei verdi campi della libera impresa e che non deve riportare il bastone al padrone comunista) che recentemente ci ha regalato una perla del pensiero economico neoliberista-animista, quando un'eminente testa d'uovo del suo think thank gli ha suggerito su imbeccata del Baron Samedi che
"un'abbondante nevicata potrebbe salvare l'Inghilterra da una ricaduta nella recessione".
La nota finale non puo' che occuparsi dell'ultima e piu' sinistra analogia dei libertari coi vari " ismi" di cui parla la Harendt: l'utilizzo di slogan propagandistici che vogliono dire tutto e niente e che nella loro imperativa e categorica vacuita', lasciano spazio a qualsiasi interpretazione, fornendo a chi se ne serve uno strumento indispensabile per giustificare qualunque abominio.
E' un classico ricorrente di tanti crimini di guerra e contro l'umanita': se volete assicurarvi che l'individuo agisca come la massa utilizzando gli odi e le idiosincrasie tipiche delle "maggioranze silenziose", date un ordine o uno slogan vago che possa venir interpretato a piacimento.
Prendiamo come esempio lo slogan che campeggia sul sito del
Movimento Libertario Italiano, che, va detto dal momento che io rifiuto gli approcci ideologici, ospita anche cose interessanti.
Dice il suddetto: "La proprieta' e' un diritto naturale, le tasse sono un furto": lasciamo perdere le tasse per non allungare il brodo e concentriamoci sulla prima affermazione.
Vedo gia' la vostra smorfietta di sbieco e gli occhi al cielo: "Allora e' vero: Yossarian e' diventato comunista e ora ci elargisce un pippone catartico sulle nequizie della proprieta' privata".
Calmate gli indignati spiriti: l'indignazione lasciatela ai fessi anticapitalisti da operetta di Occupy e seguitemi.
Prendiamo due tipi di "proprieta' ": quella di un classico self-made man come il celeberrimo Richard Branson di Virgin ( mi garba un sacco ed e' anche il mio internet provider) che si e' costruito un impero economico con il proverbiale sudore della fronte, visto che ha iniziato vendendo dischi per corrispondenza all'epoca in cui c'era ancora il vinile e quella cacca di cammello del Prog-Rock, e quella di George Fitzpatrick, immaginario proprietario di una piantagione di cotone e di 350 schiavi negri nell'Alabama del 1860.
Partendo dalla premessa che "la proprieta' e' un diritto naturale" possiamo affermare che Branson e Fitzpatrick (che si scopa le negre perche' la moglie e' una figa di legno che si pasce di scemenze saccariniche tipo "Little Eva: the Flower of the South" di Philip J Cozans) hanno lo stesso "diritto naturale alla proprieta' "?
Temo di no, ladies & gentlemen, perche' senza addentrarci in complesse e farraginose disquisizioni di natura giuridica e filosofica possiamo ricorrere a due articoli della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo che in forme diverse sono la base del diritto di proprieta' dei paesi civili:
A) Il diritto di proprietà è limitato dall'obbligo di rispettare i diritti altrui
B) Esso non può pregiudicare né la sicurezza,né la libertà, né la proprietà dei nostri simili.
Branson ha quindi pieno diritto di godersi i quattrini della sua "proprieta' " perche' non ha violato nessuno di questi principi elementari, mentre Fitzpatrick non ha alcun cazzo di "diritto" di appropriarsi della liberta' e soprattutto della persona fisica dei suoi schiavi.
Senza questa distinzione e appoggiandosi unicamente a uno slogan vago e fumoso, in una ipotetica societa' libertaria chiunque potrebbe fare qualunque cosa in nome del "diritto naturale alla proprieta', come ad esempio comprare vostra sorella e costringerla a sposare Borghezio per il gusto di farlo, o se siete gay, imporvi di fare coppia con Nichi Vendola adottando Justin Bieber.
Fra l'altro, e' curioso osservare come proprio nel Giardin dell'Eden di neoliberisti e libertari, ossia gli USA, la vexata quaestio di cosa sia la "proprieta' privata" non sia mai stata definita con esattezza nemeno dalla Costituzione e nemmeno fra i Padri Fondatori: per James Madison il governo si istituiva a protezione della proprieta', mentre per Thomas Jefferson e Benjamin Franklin la proprieta' era un concetto definito socialmente.
Ma non divaghiamo e anzi continuate a seguirmi perche' ora saltiamo dalla parte opposta della barricata ideologica, ovvero nel campo degli "antimperialisti", dei "proletari' e "difensori degli oppressi" che per tutti gli anni 70 hanno sfondato i coglioni al sottoscritto a a tanti altri con uno slogan becero, nefasto e talpino in nome del quale la gente finiva in Siberia se era fortunata, o nei Killing Fields cambogiani in caso contrario:
La proprieta' e' un furto.
Prendiamo ancora Branson e Fitzpatrick: e' chiaro che nel caso del miliardario inglese non c'e' nessun furto, mentre per il latifondista del sud degli Stati Uniti quella proprieta' lo e', perche' si e' impadronito di una proprieta' inviolabile: la liberta' della persona.
Tuttavia in nome di quella stessa vaghezza che offre la possibilita' di interpretare come cazzo si vuole uno slogan idiota, senza operare distinzioni, c'era gente che nella Cambogia dei Khmer Rossi finiva al muro perche' possedeva un paio di occhiali, o se era un kulako molto fortunato, in Siberia, perche' aveva qualche acro di terra.
La verita' e' che in entrambi i casi, sia lo slogan libertario, sia quello comunista, dicono tutto e niente, e a casa mia quando qualcuno enuncia un postulato che vuol dire tutto e niente, il postulato si elide automaticamente e per dirla in soldoni, non significa un cazzo ed e' semplice aria fritta: ideologia appunto.
Se la politica e' una droga, l'ideologia e' il crack delle menti deboli: costa poco, fa effetto subito e bisogna assumerne dosi sempre maggiori perche' il down e' devastante.