Tuesday, 12 February 2013

Ottone il Grande salva Gondor: la carica dei Rohirrim a Lechfeld



Una delle scene piu' epiche della trilogia cinematografica (e letteraria) del Signore degli Anelli, e' senza dubbio la spettacolare cavalcata dei Rohirrim sotto le mura di Minas Tirith assediata dalle orde di Mordor.

Nella cruentissima battaglia dei Campi del Pelennor, la cavalleria guidata dal Re di Rohan Théoden Ednew, carica a sorpresa le truppe di Sauron proprio mentre per la citta' di Minas Tirith e per Gondor sembra scoccata l'ultima ora, "menando orrenda strage" tra gli orchi e gli alleati di Sauron.

Non si tratta dell'evento decisivo della battaglia ( lo sara' l'arrivo di Aragorn con l'Esercito Grigio e il duello tra Éowyn e il Re Stregone dei Nazgul), ma diciamo che per le armate di Sauron, le cose da quel momento cominciano a mettersi una chiavica.

E tutte le volte che guardo la lunga e bellissima sequenza della cavalcata dei Rohirrim nel film di Jackson, non posso fare a meno di pensare se la fertile ed erudita mente del buon Tolkien, che di storia medievale se ne intendeva parecchio, nel concepire quella immane carica di cavalieri corazzati, non sia soffermata per un attimo su un'altra epica carica di cavalleria, avvenuta realmente nel 955 d.c sulle rive del fiume Lech, nel corso di una storica battaglia tra l'imperatore del Sacro Romano Impero Ottone I, detto il Grande, e i magiari, in circostanze sorprendentemente simili.

Ora, metto subito le mani avanti prima di venir gettato in pasto a un Ballrog da legioni di tolkeniani furenti: quello che segue e' un semplice divertissement che non ha alcuna intenzione di avanzare nuove ipotesi sulle fonti storiche o letterarie di  J. R. R. Tolkien, ne' aggiungere nulla agli ampi, seri e ben documentati studi che esistono sull'argomento: si tratta solo di una riflessione semiseria basata sulle numerose e incredibili analogie fra le due grandi battaglie. L'unico legame che mi sento di poter stabilire fra l'evento della narrazione tolkeniana e' la realta', e' quello che cerco sempre di porre in risalto coi miei post storici: ovverossia, di come la Storia, in tantissimi casi, sia la miglior opera letteraria e d'avventura creata dal genere umano, che nulla ha da invidiare alle vicende narrate nei poemi epici che hanno per protagonisti Gilgamesh,  Achille, Ulisse, Enea, Grendel, Sigfrido, o la Guerra di Kurukshetra.


Mille e non piu' mille

L'Europa del IX e X secolo era effettivamente un "mondo difficile".

Il  Trattato di Verdun del 843, aveva sancito la spartizione dell'impero carolingio tra i figli di Ludovico il Pio, ponendo fine alla guerra  iniziata alla morte del padre, quando Lotario I era saltato alla gola dei fratelli Ludovico il Germanico e Carlo il Calvo, ricavandone una dose di abbondanti legnate nella battaglia di Fontenay (841).

In base al Trattato, Carlo il Calvo si tenne la cosiddetta "Francia occidentale", corrispondente grosso modo all'odierna Francia. A Ludovico il Germanico, spetto' la "Francia orientale", ovvero la Germania, mentre il perdente Lotario si becco' la corona imperiale e la parte centrale e sfigata dell'ex impero: la Lotaringia, un'area decisamente eterogenea che comprendeva Paesi Bassi, Lorena, Borgogna, Alsazia, Provenza e Italia, che, con il Trattato di Mersen (870), verra' suddivisa ulteriormente tra Carlo il Calvo, Ludovico il Germanico e uno dei tre figli di Lotario I: Ludovico II  il Giovane, .


L'impero carolingio dopo il Trattato di Verdun.



La spartizione della Lotaringia in base al Trattato di Mersen.


A dire il vero, piu' che di una "spartizione" si tratto' di una vera e propria inculata, visto che per vari motivi gli zii fagocitarono bellamente i territori che spettavano al nipote, ma questa e' un'altra storia.

Quel che conta, e' che dalla suddivisione dell'impero di Carlo Magno, per l'Europa cristiana si apri' un periodo di grande instabilita', segnato da una grave crisi all'interno del Papato, dalle devastanti invasioni dei vichinghi,  dei saraceni, dei pagani magiari e Vendi e dai difficili rapporti con l'Impero Bizantino, quell'Impero Romano d'Oriente che non aveva mai accettato la pretesa prima carolingia ( anche se Carlomagno aveva cercato di non urtare in tal proposito la sensibilita' bizantina) e poi romano-germanica di rappresentare i legittimi eredi dell'Impero Romano d'Occidente, defunto nel settembre 476 con la deposizione di Romolo Augustolo, che prima di togliersi elegantemente dalle palle, aveva rimesso le insegne imperiali a Bisanzio.

E come se per l'europeo medio dell'epoca, la vita non fosse gia' abbastanza dura, a  tutto cio' si aggiungeva anche lo sbroccaggio religioso: ovvero la convinzione che il mondo dovesse finire allo scoccare dell'Anno Mille, nata in seguito a una interpretazione che oggi definiremmo complottista, dell'Apocalisse di San Giovanni, dove tra i due conflitti escatologici che vedono prima la sconfitta di Satana e poi la sua resurrezione con l'Anticristo, labbestia che viene dal mare, 666, vari gruppi Dark Metal e la vittoria definitiva di Dio con il Giudizio Universale, passano appunto, mille anni.

Sant'Agostino, dopo aver studiato il libro di Giovanni aveva ammesso di trovarsi di fronte a un libro criptico e dopo ripetuti e inutili sforzi per capire cosa si fumasse l'autore o se, come sostiene la mia signora, si trovasse al cospetto di una "supercazzola che ha perso il contatto col tarapia tapioca", era giunto alla conclusione che i mille anni non erano da intendersi letteralmente, ma in senso allegorico come il tempo che intercorre dall'incarnazione del Cristo alla suo glorioso ritorno, e questa, anche all'epoca, tendeva a essere l'interpretazione ufficiale della Chiesa d'Occidente.

"Sicuramente in questo libro chiamato dell'Apocalisse sono dette molte cose oscure, tali che mettono alla prova la mente del lettore, e ve ne sono poche evidenti in base alle quali si possano cercare laboriosamente le altre; soprattutto perché l'autore ripete le medesime cose in molte maniere, così da sembrare che dica cose diverse, mentre si scopre che dice le medesime cose, ora in un modo, ora in un altro". (Sant'Agostino:De Civitate Dei, XX, 17).

 Guido Reni: San Giovanni Evangelista.
"Uhmmm, la bestia che sale dal mare come se fosse antani. Questa mi garba. Si', mi garba proprio".

Nell'Alto Medioevo pero', di fronte a uno scenario geopolitico europeo decisamente "apocalittico", contrassegnato da invasioni, scorrerie, carestie, guerre e dove la razionalita' sembrava essere la prima vittima dell'Anticristo, i movimenti millenaristi trovarono un terreno estremamente fertile e attecchirono rapidamente.


"Allontana i nemici di Cristo"

Questo fu il severo monito con cui nel 936 ad Aquisgrana, l'arcivescovo di Magonza consegno' una spada all'appena incoronato Re dei Germani Ottone I, figlio di un grande Re dei Germani: il duca Enrico I di Sassonia detto l'Uccellatore (in virtu' della sua passione per la falconeria) e di Matilde di Ringelheim.


"So' Ottone e Aragorn  mi fa una ricca sega".

I sassoni erano un popolo germanico originario degli attuali stati tedeschi dello Schleswig-Holstein, Bassa Sassonia, e Sassonia-Anhalt. Etnia estremamente bellicosa, (una parte della quale emigro' in Inghilterra insieme angli Angli nel V secolo, dando vita a un'altra etnia altrettanto bellicosa e poderosamente scassacoglioni, il cui colossale impero duro' dal 1497 al 1997 anno domini), i pagani sassoni diedero parecchio filo da torcere a Carlo Magno, che solo con grande fatica e spargimento di sangue riusci'a convertirli al Cristianesimo.

Da quel momento in poi, gli ex pagani  fornirono truppe e appoggio al sovrano franco, ma in seguito alla disgregazione dell'impero carolingio sancita dal Trattato di Verdun, la cosiddetta Francia Orientale assunse sempre piu' le caratteristiche di una confederazione di quattro popoli germanici - franconi, svevo-alamanni, bavaresi e sassoni - comandati da altrettanti duchi, il cui sovrano veniva scelto in maniera elettiva e contava oggettivamente, quanto il due di picche.

Chi cerco' con successo di consolidare il potere reale riducendo quelle rivalita' interne fra i ducati tedeschi che facevano sembrare il Trono di Spade intrighi da sciampiste, fu il duca della casata sassone dei Liudolfingi e padre di Ottone, Enrico I di Sassonia, eletto al trono nel 919.

Alla sua morte, avenuta il 2 luglio del 936, l'Uccellatore aveva riunito tutti i popoli germanici sotto una sola corona, riuscendo inoltre a respingere le devastanti incursioni dei pagani slavi e magiari, tramite la costruzione di  una serie di citta'-fortezze nelle marche di confine.

"Dinastia che vince non si cambia", si dissero a quel punto i nobili tedeschi, che decisero di eleggere come  sovrano il figlio di Enrico, il giovane duca sassone Ottone ( fondatore nel 962 del Sacro Romano Impero) che s'impegno' fin dall'inizio a rafforzare il potere reale prima e imperiale poi, e che per questo di nemici ne ebbe effettivamente parecchi  e non solo di Cristo, come aveva ammonito l'Arcivescovo di Magonza, visto che fra i suoi piu' irriducibili avversari vanno annoverati i cristianissimi membri della sua famiglia come  il fratello Enrico e il figlio Liudolfo, i grandi feudatari tedeschi,  la nobilita' romana, il sovrano di Francia Luigi IV e l'imperatore bizantino Niceforo II Foca.

Per loro sfortuna, Ottone era un formidabile mix di tre suoi futuri connazionali, dal momento che possedeva l'audacia di un Rommel, l'abilita' strategica di un Clausewitz, e l'intelligenza politica di un Bismarck.

Uomo estremamente carismatico - si diceva che le sue occhiate fossero in grado di ridurre a una gelatina tremante praticamente chiunque -  e con un ego monumentale, Ottone amava presentarsi come un sovrano giusto che sapeva dispensare fermezza e magnanimita', castigo e perdono, come fece col fratello Enrico.

E dal momento che i nobili germanici dell'epoca non erano esattamente i raffinati aristocratici della corte del re Sole, il giovane re, che a quanto pare era decisamente irsuto anche per gli standard dell'epoca, nutriva una singolare  passione per il suo petto villoso e leonino, che amava mettere in mostra a ogni occasione, unita a un gusto particolare per i "colpi di teatro", che non di rado gli salvarono la pelle, come quando, durante una battaglia sulle rive del Reno, si trovo' isolato e in netta inferiorita' numerica, ma invece di farsi prendere dal panico, si inginocchio' a pregare davanti alla mistica Lancia Sacra, rincuorando i suoi uomini, che ripartirono all'attacco sgominando il nemico.

Ottone era in sostanza un leader molto intelligente che pensava a lungo termine, che amava il rischio calcolato, che non di rado improvvisava in maniera assolutamente geniale, e che in virtu' di queste caratteristiche riusciva costantemente a trasformare in punti di forza quelle che sembravano debolezze, sfruttandole a suo vantaggio, specie in momenti in cui tutto sembrava perduto.

E uno di quei momenti arrivo' nell'agosto del 955.


Le Due Torri

Gli Ungari, o magiari, erano una popolazione ungrofinnica originaria delle steppe dell'Asia Centrale che migro' nell'area corrispondente all'attuale Ungheria dopo la distruzione del popolo degli Avari ad opera di Carlo Magno e che dall'862 al 955, mise a ferro e fuoco quasi tutta l'Europa Occidentale, spingendosi fino in Puglia e sotto le mura di Bisanzio.

La loro "arma segreta", che condividevano con altri gruppi etnici dell'Asia Centrale ( ad esempio gli Unni), era una mobilissima forza composta di arcieri a cavallo e cavalleria leggera, che dopo aver fiaccato e decimato a distanza le pesanti  formazioni di fanteria e cavalleria pesante tipiche degli eserciti europei dell'epoca, le si gettava addosso facendole a pezzi.

I magiari adottavano tattiche di guerriglia "mordi e fuggi", perche' non avevano equipaggiamento pesante o macchine d'assedio, essendo una "etnia stanziale di predoni" che si muoveva dalla Pannonia esclusivamente per fare bottino e che non praticava guerre di conquista, limitandosi a depredare villaggi, paesi e abbazie prive di protezione o scarsamente protette.

Cavalieri magiari.

Il problema con questo tipo di formazioni, stava quindi nella impossibilita' di inchiodarle in una battaglia campale, poiche' a ogni tentativo di caricare con la cavalleria pesante, i mobilissimi arcieri montati si disperdevano, per poi raggrupparsi e riprendere a decimare a distanza il nemico esausto.

In sostanza, dei talebani a cavallo.

Il padre di Ottone era riuscito con successo ad arginare le invasioni dei magiari a sud e dei Vendi  (popolo slavo e pagano stanziato nella Sassonia orientale) a nord, ma per le ragioni gia' citate non era riuscito a infliggere loro una sconfitta decisiva, ne' tantomeno a occupare stabilmente i due territori, che rimanevano due ulcere purulente per un Impero che si ritrovava nella spiacevole situazione di avere Isengard e Mordor alle porte di casa.

Ottone, fermamente intenzionato a eliminare quantomeno la piaga magiara una volta per tutte, decise che l'unica maniera valida per costringere i magiari a un confronto diretto, era applicare ante-litteram uno dei principi chiave della dottrina clausewitziana: "La guerra non viene scatenata dall'attaccante, ma dal difensore".

In poche parole, decise di trollarli e nel 950 lancio' una serie di devastanti e spietate incursioni in territorio magiaro, mettendo a ferro e fuoco i villaggi del nemico, facendo razzia di donne e  bestiame, ma soprattutto evitando accuratamente di impegnarsi in battaglia, nel piu' puro stile magiaro.

Le "provocazioni calcolate" del sovrano sassone alla fine ottennero il risultato sperato, ma nel momento sbagliato, perche' quando nell'estate del 955, Isengard e Mordor si mobilitarono simultaneamente e in forze per vendicare gli affronti subiti, Ottone si ritrovo' in un fiume di sterco e senza remi per giunta.

I Vendi attaccarono a nord e i magiari a sud e, cosa mai accaduta in precedenza, con 25.000 uomini guidati dal capo Bulcsu' muniti di pesanti macchine da assedio che assaltarono la citta' fortificata di Augusta, in Baviera.

"Oh cazzo".

Le intenzioni dei magiari erano chiare: questa volta non si trattava di una incursione punitiva, ma di una vera e propria strategia di conquista, le cui implicazioni, se fosse riuscita, sarebbero state potenzialmente catastrofiche per l'Impero e la Cristianita'.

I due eserciti nemici avevano studiato bene la mossa, perche' sapevano che Ottone, impegnato pesantemente in Sassonia, non avrebbe potuto opporre ai magiari che un pugno di uomini: senza contare che il sovrano non era sicuro della lealta' dei nobili tedeschi, dal momento che solo nell'estate precedente aveva finalmente sedato con difficolta' una rivolta iniziata nel 952 capeggiata dal figlio Liudolfo di Svevia e Corrado il Rosso, Duca di Franconia.

Ottone di tutto cio' era consapevole: sapeva di dover combattere su due fronti con risorse limitate e quindi di dover sconfiggere il nemico in maniera decisiva sul primo, mentre manteneva una postura difensiva sul secondo.

Gia', ma quale dei due? Il sovrano sassone decise correttamente che quello piu' rischioso, ovvero quello  bavarese-magiaro, era anche quello che offriva un immenso ritorno in caso di vittoria  poiche' l'occasione era ghiottissima:  l'intero esercito magiaro era schierato e "ancorato" davanti a una citta' che aveva posto d'assedio. Stavolta non c'era spazio per tattiche "mordi e fuggi". Bulcsu' avrebbe dovuto accettare battaglia in campo aperto.

L'unico "spiacevole dettaglio" era la netta inferiorita' numerica dei tedeschi: 3 a 1, visto che Ottone (che del resto se lo aspettava), riusci' solamente a racimolare una forza di 8.000 cavalieri contro i 25.000 temibili magiari.

Ottone si trovava in sostanza nella condizione di un trapper che si trova ad affrontare un grizzly con un fucile ad avancarica: di buono c'era che il bersaglio era grosso, molto grosso, di cattivo, che aveva un solo colpo e doveva centrarlo in un punto vitale, altrimenti era un uomo morto.


La carica dei Rohirrim

Augusta e' situata nel sud della Baviera, e come Minas Tirith si trova sulle rive di un fiume: il Lech. Laddove la citta' del Ritorno del Re e' letteralmente "intagliata" in una montagna, Augusta e' in parte appoggiata alla parte terminale di un altopiano.

A sud della citta' si estende il Lechfeld, una pianura alluvionale tra i fiumi Lech e Wertach.


La citta' di Augusta oggi: il puntino nero corrisponde grosso modo alla locazione del nucleo fortificato medievale.


Minas Tirith.

Il 10 agosto del 955, Ottone I e i suoi vassalli e alleati Corrado il Rosso (riconciliatosi col re), il fratello  Enrico I Duca di Baviera e il re boemo Boleslao I, arrivarono  nei pressi della citta' assediata con otto contingenti di cavalleria svevi, franconi, sassoni e boemi, composti ognuno da mille uomini.

La citta' assediata, ormai allo stremo, offriva uno spettacolo paragonabile a quello di Minas Tirith sotto l'urto delle legioni di Sauron: grosse catapulte scagliavano massi contro le mura e all'interno del centro abitato, seminando panico, morte e devastazione, mentre un pugno di terrorizzati difensori, si preparava ad affrontare l'irruzione nemica attraverso le brecce nelle mura e quella che sembrava una ormai inevitabile orgia di massacri e saccheggio.



Il sovrano sassone, che arrivava dal nord dopo una marcia attraverso un terreno accidentato e coperto, scelto appositamente per rendere la vita difficile agli arcieri magiari, dispose i suoi uomini in una lunga colonna con le salmerie in fondo.
Queste precauzioni si rivelarono tuttavia infruttuose, perche' i magiari distaccarono un gruppo di cavalleggeri dalla forza principale e lo inviarono alle spalle di Ottone, cogliendolo completamente di sorpresa e mettendo in rotta la sua retroguardia boema e sveva.


Ottone a questo punto si trovo', tanto per cambiare, nel guano fino al collo, perche' era stato praticamente "imbottigliato" tra la forza principale magiara che assediava Augusta, e il contingente nemico che gli stava facendo a pezzi la retroguardia.


Il sovrano reagi' con una rapidita' da "Volpe del Deserto" e spedi' Corrado il Rosso e i suoi franconi a - letteralmente - salvargli il culo. Corrado fu decisamente fortunato (be', tatticamente e non personalmente, visto che poi mori' colpito da una freccia), perche' i predoni magiari, avevano infatti commesso un errore fatale dovuto alla loro natura di grassatori di professione: erano infatti scesi da cavallo per saccheggiare i carri degli approvvigionamenti tedeschi, e, colti a loro volta di sorpresa dall'arrivo dei cavalieri di Corrado, furono travolti  senza possibilita' di scampo.

Risolto il problema delle terga, Ottone si rivolse a quello ben piu' grosso che gli stava davanti: l'intera armata magiara e la drammatica inferiorita' numerica delle sue forze, che nel raid contro la retroguardia avevano perso altri preziosi uomini.

In teoria i tedeschi era spacciati, ma in pratica Ottone sapeva di aver finalmente "inchiodato" i magiari tra l'incudine della citta' assediata e il martello della sua cavalleria pesante. Certo, era ancora una scommessa rischiosissima, ma questa volta si trattava di uno scontro frontale tra una armata di cavalieri leggeri armati principalmente di archi e frecce, e un pugno di cavalieri corazzati.

E del resto, non c'era alternativa.

Ottone schiero' quindi i 6000 cavalieri rimastigli  in una lunga linea, e, esattamente come Re Théoden prima della Battaglia dei Campi di Pelennor, li passo' in rassegna arringandoli: 

"Ci sono superiori in numero, lo so, ma non hanno ne' le nostre armi, ne' il nostro coraggio. Sappiamo anche che essi non hanno l'aiuto di Dio, e questo ci e' grandissimo conforto!"


Dopodiche', si giro' verso il nemico, levo' in alto la Sacra Lancia, sprono' il suo cavallo e si lancio' con un urlo selvaggio contro le schiere magiare seguito dai suoi uomini.





Tsunami

Siete sdraiati su una spiaggia tropicale a godervi il sole insieme ad altri fortunati vacanzieri: d'improvviso, qualcosa all'orizzonte e verso il mare, attira la vostra attenzione. Sembra una lunga linea bianca che avanza rapidamente verso la battigia. Mentre cercate di capire cosa sia, qualcuno alle vostre spalle, grida "tsunami!, tsunami!" e voi vi rendete drammaticamente conto di essere in costume da bagno davanti a un maremoto e che l'unico terreno elevato che puo' offrirvi riparo e' ad almeno un paio di chilometri  dietro di voi, oltre la  lunga spiaggia tropicale.

Mollate cellulare, libro, salvietta ed effetti personali e cominciate a correre insieme agli altri in preda a un panico travolgente.

Sono immagini reali che abbiamo avuto la sfortuna di vedere su You Tube, durante il catastrofico tsunami che nel dicembre del 2004, si abbatte' sull'indonesia.

E i guerrieri magiari che videro un lunga linea argentea avanzare rapidamente verso di loro e sentirono  il terreno tremare sotto gli zoccoli di 6000 cavalli, ebbero esattamente la stessa impressione di quegli sfortunati bagnanti, compreso il senso di tragica vulnerabilita'. 

I capi magiari avvertirono il panico tra le proprie vacillanti file e cercarono ansiosamente di riorganizzarle per dare una risposta coerente allo tsunami che si stava per abbattere su di esse, ordinando di scagliare una salva di frecce, l'unica arma che possedevano in grado -cosi' speravano- di  fermare " l'onda anomala" del Sacro Romano Impero.

Ora, la freccia rispetto a un cavaliere in armatura, e' l'antesignana e l'equivalente di un moderno proiettile APDS (perforante) rispetto alla corazza di un tank. Massa e velocita' applicate su un punto ristretto della corazza, la penetrano in teoria come burro, ma gli arcieri magiari avevano due svantaggi: i loro archi erano estremamente umidi a causa delle pioggie intense che si erano abbattute su Augusta in quei giorni e in secundis, erano archi relativamente piccoli e potenti adatti a predoni a cavallo, che andavano bene per colpire il nemico alle spalle o sui fianchi, ma il cui effetto frontale non era garantito.

Per fermare frontalmente i Rohirrim di Ottone, ci sarebbe voluto il potente arco lungo degli arcieri inglesi di Crecy e Azincourt,  ma sfortunatamente per i magiari, quella era una invenzione sconosciuta alla loro cultura.

La nuvola di frecce non sorti' quindi l'effetto sperato, la carica non si fermo' e a quel punto, accadde quel che accade sempre tra i ranghi di soldati che se la vedono brutta: qualcuno si guardo' nervosamente indietro, poi getto' arco e frecce e se la diede a gambe scatenando una epidemia di panico incontrollabile.

Credo che questa sequenza del Signore degli Anelli, valga piu' di mille parole per spiegare quel che accadde a Lechfeld, visto che fu esattamente la stessa cosa e considerato che gli ungheresi, a differenza degli orchi di Sauron, erano quasi totalmente privi di corazze, protezioni e armi pesanti.




I 6000 cavalieri di Ottone si abbatterono sui magiari in fuga come un treno merci su un chiosco di angurie.


SPLAT!

Fu l'inizio di un carnaio di proporzioni immani: i cavalieri tedeschi inseguirono senza pieta' i fuggitivi calpestandoli sotto gli zoccoli dei cavalli e facendoli letteralmente a pezzi con lance e spade. Molti degli sbandati, annegarono nel fiume Lech.

Una volta placatasi la "frenesia di sangue" dei cavalieri di Ottone, il conto delle perdite vide cira 2000 tedeschi contro quasi 20.000 ungheresi.  L'armata assediante aveva, come si dice in gergo militare "cessato di esistere come unita' combattente", spazzata via  in una classica battaglia di annientamento e inseguimento che avrebbe fatto la gioia di Napoleone Bonaparte.

E siccome Ottone non era un Figlio dell'Illuminismo come il Grande Corso ( che in realta' era piuttosto stronzo coi nemici), decise in questa occasione di mostrare il suo lato spietato e di "dare un esempio", ordinando nel piu' puro stile medievale di mozzare nasi e orecchie ai sopravvissuti, che furono cosi'  rispediti  orrendamente mutilati e come monito a non rompere ulteriormente i maroni, al loro leader Fajsz.

Ottone il Grande aveva salvato Gondor e da quel momento le incursioni ungare in Europa cessarono del tutto. Il sovrano si rivolse poi ai Vendi che furono gonfiati come zampogne nell'ottobre dello stesso anno a Recknitz, ma la vittoria di Lechfeld fu determinante per le sorti del Sacro Romano Impero e per la sicurezza dei suoi confini orientali.

Quanto agli sconfitti, siccome le legnate sono quasi sempre foriere di cambiamenti al vertice, il loro capo Fajsz fu detronizzato da un golpe guidato da Taksony d'Ungheria, il quale decise che per il suo popolo era giunto il momento di smettere di scartavetrare gli attributi al prossimo, gettando cosi' le basi della futura Ungheria.

I nobili tedeschi proclamarono Ottone loro imperatore sul campo di Lechfeld, e l'intelligente sovrano sfruttando l'onda lunga di questa portentosa vittoria, penso' bene di "ufficializzare" il titolo recandosi a Roma nel febbraio del 962 per farsi incoronare Imperatore del Sacro Romano Impero da Papa Giovanni XII.

Un titolo e una entita', che durarono con alterne vicende per 844 anni, fino a quando nel 1806 l'ultimo imperatore del Sacro Romano Impero, Francesco II, abdico' e  lo dissolse in seguito a una sconfitta altrettanto catastrofica di quella di Lechfeld, per mano di un condottiero altrettanto geniale quanto Ottone.

Sull'impero morente si era spento per sempre l'astro di Lechfeld ed era sorto il Sole di Austerlitz.

15 comments:

shevathas said...

Molto interessante e molto ben descritto.
Complimenti Yoss.

Attila said...

Certo che fermare una carica di cavalleria pesante frontale con degli archi corti non è proprio una furbata... come cercare di fermare un carrroarmato con un proiettile 5,56!

Cordialità

Attila

Giuseppe Paolo Marta said...

confermo il tuo affascinante stile,potresti salvare dall'ignoranza orde di studenti delle medie che vedono nella storia(anche se, sapere come gli viene insegnata li giustifica molto)un pesante libro di numeri e date inutili.

itto ogami said...

è nei particolari che si vede la genialità... solo tu sei andato a scoprire un episodio storico che potrebbe essere stato l'esempio di un altro genio...

nota di colore... se i cavalieri Rowan avessero caricato gridando "VIULLEENZA!!!" io mi sarei spaventato sul serio...

Michele Cavenago said...

Fantastico post, grazie ;)

Cristian said...

bellissimo post.

quando la storia viene spiegata in maniera così coinvolgente è veramente un piacere leggerla.

Complimenti.

baron litron said...

bellissimo, grazie davvero.
ho però un dubbio (anzi, un dubbione, un doblo dubiòn de la Cardes de la Gardena, come cantavano i Divini Squallor): tu sai dirmi in due parole (o scrivendoci anche un posto) perché tra il V e il XV secolo circa in Europa non ci fu nulla di paragonabile a un esercito come Dio comanda?
nel senso che magari falangi e legioni avevano fatto il loro tempo, ma perché s'è dovuto aspettare mille anni prima di vedere qualcosa di più grosso di una lancia corazzata, o di più organizzato di un'orda di fanti scalmanati? come s'è passati da un sistema militare che funzionava come un orologio (quasi sempre) a un millennio di risse, scorribande e pie' fermi (molto più tipo "barriera di panettoni" piuttosto che "recinzione in jersey")?

Yossarian said...

@baron litron

Caspita baron, mi hai fatto una domanda interessantissima, ma cosi' interessante che credo dovro' risponderti con un post, anche perche' hai intrigato pure il sottoscritto.

Ora mi metto all'opera e comincio le ricerche.

Comunque, in breve e personalmente, ti posso anticipare che l'anarchia dell'Alto Medioevo e il declino delle discipline scientifiche in Occidente, ebbero una significativa ripercussione sulla tecnologia disponibile sui campi di battaglia ( e non solo, basti pensare all'agricoltura dove si arrivo' all'aratro "pesante", solo nel XI secolo).

Ciodetto, con lance, spade e frecce non vai tanto lontano. Puoi arrivare a produrre sofisticatissime armature, come quelle del Medioevo e del Rinascimento, che contrariamente a quanto si crede erano molto funzionali e relativamente poco pesanti. In un certo senso erano superiori alle "body armour" dei soldati moderni. Una vera "arte perduta" quella della costruzione di armature.

Quel che ci voleva per fare progressi sul campo di battaglia era quindi una tecnologia completamente nuova che arrivo' con la polvere da sparo.

Dal punto di vista delle dottrine militari, la cosa e' piu' complessa, anche se e' legata al declino della cultura organizzata, la mancanza della stampa, e il fatto che feudatari e sovrani, almeno in occidente, non erano esattamente persone colte e sofisticate.

Questa e' una risposta veloce: quella articolata arrivera' in un post.

Grazie baron,le tue osservazioni sono sempre interessanti.

:-)

baron litron said...

a mio umile e telegrafico parere, i motivi sono essenzialmente due: dissoluzione dell'organizzazione statale romana (una legione proteggeva una provincia, che contribuiva alla formazione dei ranghi) e conseguente sparizione della "rete di fornitori" dell'esercito, con mancanza quindi di armi, armature e vettovagliamenti, e le mutate condizioni dei nemici (al tempo dell'espansione di repubblica ed impero si trattava di sconfiggere tribù molte volte all'età del bronzo se non della pietra, per colonizzarne i territori, mentre gli eserciti incontrati erano tutti più o meno nei termini di quello romano , solo meno organizzati e preparati), non più barbari da assoggettare o regni ormai spompi, ma predoni incazzusi e imprevedibili, come dipingi magistralmente gli Ungari. e infatti l'unica forza che diede sempre filo da torcere ai romani furono i Parti, che avevano un tipo di atteggiamento bellico molto in voga nell'alto e basso medioevo.....
insomma, le lance (nel senso di unità composte da cavaliere corazzato e manipolo di sostegno) furono un formidabile strumento di guerra, ma vennero spente nel giro di una generazione da semplici fanti armati di picca.... praticamente, se si riusciva a far cascare il cavaliere corazzato, poi si lavorava di apriscatole sui carapaci.
il mio dubbio è sul perché in dieci secoli di storia per nulla tranquilla nessuno sia riuscito o abbia voluto mettere su non dico una legione, ma una semplice centuria con appoggio di frombolieri, arcieri e cavalleria leggera, nonostante le possibilità di fondo ci fossero, e le conoscenze, perlomeno teoriche, non mancassero........

Palmiro Pangloss said...

Bel post Yoss, grazie. Una curiosità: quel rincoglionito criminale di Himmler si credeva la reincarnazione dell'Uccellatore, vai a capire perchè.

La domanda di Litron è interessantissima. Io cercherei la risposta nella scienza - vabbeh - economica e non militare: l'Europa centro-occidenhtale tra il V e il XV secolo campava con l'agricoltura di sussistenza, e con una agricoltura di sussistenza non hai risorse e uomini (in termini di densità di popolazione e maschi in età da portare le armi liberi dal lavoro dei campi) da destinare alla guerra in modo permanente. Ovvero non hai gli uomini, se li hai non hai da armarli e nutrirli se non per brevi periodi, quindi non puoi addestrarli.

Non solo, gli stati non avevano l'organizzazione - i.e. burocrazia - tale da succhiare una % del pochissimo che avanzava agli agricoltori di cui sopra per finanziare l'esercito.

Togliendo gli agricoltori rimanevano i nobili, che non pagavano tasse e comunque non producevano un tubo ma anzi erano in concorrenza con il sovrano per le risorse dei sudditi, i preti, che producevano qualcosa oltre a grassare i contadini ma erano esenti da tasse, e le poche citta atigianalmercantilindustriali che di solito si assicuravano qualche privilegio per non pagare troppe tasse neanche loro.

Gli unici militari semi-professionisti - semi perchè avevano anche altro da fare oltre prepararsi alla guerra e farla - erano quindi parte - che molti salvo che nell'alto medioevo scansavano abilmente gli obblighi - dei nobili che però erano necessariamente pochi, se no non mangiavano manco loro per la scarsità di risorse e la loro scarsa densità, ed i loro seguiti personali, anchessi limitati per i motivi di cui sopra.

Non solo. I nobili, almeno i grandi, avevano la loro agenda, che non sempre era quella del sovrano, specialmente dopo la costitutio de feudis.

Yossarian said...

@palmiro & baron litron

Ottime e sensate riflessioni le vostre, sulle quali tendo a concordare: ma il post lo faccio lo stesso e vi citero' perche' la cosa e' molto interessante. :-)

Bel post Yoss, grazie. Una curiosità: quel rincoglionito criminale di Himmler si credeva la reincarnazione dell'Uccellatore, vai a capire perche'

Himmler oltre a essere uno psicopatico criminale era anche un inetto dal punto di vista militare: la sua gestione del Gruppo Armate Vistola avrebbe fatto vomitare l'Uccellatore.

Oltre all'Uccellatore, i nazisti avevano rispolverato il mito della Lancia di Longino, quella impugnata da Ottone il Grande.

MarKino said...

poi me lo leggo con dettaglio, ma comincio col buttarti la`: hai mai letto il ciclo "A Song of Ice and Fire" di Martin? in quei libri, i riferimenti a eventi storici reali sono palesi; cito a caso, a memoria: la guerra delle rose, la cristianizzazione dell'occidente, l'assedio di costantinopoli, il vallo di adriano ... e questi son alcuni di quelli che ho beccato io da profano. immagino quanto possa godere un appasisonato esperto come te.

Yossarian said...

@Markino

No, non l'ho mai letto, ma mi dicono che e' molto bello.

Comunque la storia medievale e' tanto aappassionante quanto un romanzo fantasy e lo dico con la massima stima per gente come Martin: la vicissitudini di Enrico IV e Gregorio VII, tanto per citarne una, sono degne de " Il trono di spade".

havenforus said...

Aggiungo una cosa: la società romana era inizialmente molto manesca e autoritaria, per dire, a 16 entravi in caserma per almeno un decennio e dovevi rispettare tutti i costumi e la religione "perché sì". In pratica anticipavano molte catch phrases e taglines degli Space Marines di War Hammer 40,000 come "only in death duty ends" o "it is better to die for Him than to live for yourselves".
Ma con le conquiste ci furono anche le ricchezze, il benessere, l'introduzione della cultura. Ora, sono molto POCHI quelli che sono ancora disposti a farsi il culo tanto e andare a morire col sorriso sulle labbra perché "è il dovere di ogni cittadino", quando si cresce nel benessere, nello studiare, nell'andare alle terme e nelle palestre, nel partecipare a ricche cene con discussioni filosofiche, degustazioni di champagne e teneri flirts con fanciulle bagnate in Chanel.
Ma in generale chiunque cresca nei comfort diventa poco propenso a mantenere il costume dello zappare la terra, del fare la leva obbligatoria a proprie spese, dell'obbedire e basta.
I primi a mostrare ciò furono i senatori e gli aristocratici, che un tempo formavano gli ufficiali tutti, durante l'impero si fecero esentare dal servizio.
Questo per dire che le società si trasformano.

Già ai tempi di Mario, i cittadini mal volentieri si arruolavano, tanto che il generale escogitò l'idea di riformare l'esercito trasformandolo non in un'armata cittadina ma in un contingente professionistico e stipendiato (che sembra poco, ma è una differenza ENORME, e una delle sue ripercussioni sarà il suo essere più legato al comandante che allo stato, come avrebbero dimostrato tutte le guerre civili e le successioni per il potere in epoca imperiale) e rivolgendosi ai poveri, ai plebei e a chi voleva la cittadinanza, piuttosto che ai veri cittadini.

havenforus said...

Ai tempi di Cesare molte legioni erano reclutate fra i provinciali, lo stesso Cesare combattè i galli con legionari reclutati nella Gallia Cisalpina (cioè altri galli seppur romanizzati). En passant, fra i provinciali voleva riformare i funzionari e le classi dirigenti perché quelle romane erano diventate anche molto corrotte, ma è un altro discorso.
Tutto ciò ebbe profonde conseguenze, che ora sarebbero troppo lunghe da spiegare, ma si arrivò al punto che Settimio Severo due secoli dopo proibì la leva ai romani di Roma. Costantino poi riformò drasticamente l'organizzazione legionaria, perché quella tradizionale non poteva essere mantenuta economicamente, e si affidò a limitanei reclutati sul posto (guarnigioni di frontiera, quindi provinciali, federati o anche barbari sul limes) e ai comitatensi mobili, che in teoria dovevano essere una forza fissa dell'entroterra un po' come l'armata federale russa o la guardia nazionale americana, in pratica era un mischione di barbari che volevano prendersi la cittadinanza, barbari che già l'avevano ma erano uguali ai primi e altro non sapevano fare se non essere fanti maneschi o cavalieri feroci, federati alleati che si legavano ad un generale per poi andarsene se questi moriva e mercenari - che un tempo sarebbero stati pure disprezzati.

Sul finire dell'Impero le legioni erano costituite essenzialmente da barbari, che attraversavano il confine, trovavano un accampamento, trovavano amici o parenti o comunque gente che parlava la stessa lingua e si facevano arruolare dall'ufficiale, che spesso era barbaro egli stesso.

Nel frattempo, la civiltà romana era già in decadenza terminale da molto tempo, ed aveva già anticipato molti tratti tipici del medioevo come il decretare per legge che i mestieri erano fissi e tramandati per generazione (= servitù della gleba) o che le città dovevano cingersi di mura e provvedere da sole alla difesa (= non esiste più uno stato che provvede alla comunità, che si affida ai potenti locali, i signori del luogo). A Roma, i poveri morivano di fame, i ricchi si interessavano solo di teatro, filosofia e perculate ai danni degli stranieri, però quando eserciti invasori sfondavano il limes si affidavano a generali barbari che comandavano soldati barbari per salvargli il culo.

Sulle macerie dell'Impero si insediarono poi popolazioni molto meno raffinate, il cui rapporto più raffinato era quello del vassallaggio, e che non avevano grande raffinatezza bellica, ma picchiavano sodo e anzi: erano gli UNICI a possedere e sapere armi.
Poi (POI) Odoacre depose Romolo Augustolo e segnò la fine ufficiale di un impero che era gia morto da tempo (tanto che gli storici dell'epoca non ci fecero tanto caso).