Tuesday, 16 April 2013

Il Paciugotto va alla guerra (parte II)




Dinasty



Dopo la fine del conflitto degli anni 50, terminato con un sostanziale pareggio, le due Coree presero strade molto diverse. Quella del sud entro' nella sfera d'influenza americana e intraprese un difficile processo di modernizzazione e democratizzazione, spesso controverso, ma che alla fine la trasformo' in una delle potenze economiche del pianeta: ovviamente in salsa orientale, visto che i grandi agglomerati industriali sudcoreani come Samsung e Hyundai, sono qualcosa di inusuale per l'Occidente e ricordano gli zaibatsu giapponesi (anche se in Corea li chiamano "chaebol"), ovvero quelle famiglie di imprenditori e finanzieri che nel Giappone imperiale dell'epoca Meiji e fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale avevano dominato e monopolizzato la vita economica e politica del paese.



Un po' come gli Agnelli...



Quella del nord, sotto la guida del  "Grande Leader" Kim Il-sung, rimase nell'area comunista e avvio' la ricostruzione post-bellica secondo rigidi schemi stalinisti in versione nordcoreana ( la dottrina dello "Juche", autosufficienza) con l'adozione di una economia di piano, compendiata da un nefasto "piano quinquennale" e dalle "collettivizzazioni" del settore agricolo.

Ed e' sostanzialmente rimasta li': agli anni 50.

 Kim Il-sung, prototipo perfetto del grigio burocrate comunista paranoico alla Stalin, getto' le fondamenta del monolita nordcoreano fondato su un Partitone Unico (Il Partito dei Lavoratori della Corea del Nord) al timone del paese, appoggiato da un apparato repressivo pervasivo e spietato, una burocrazia inefficiente e invasiva e ovviamente un esercito ipertrofico armato fino ai denti.

Il  prototipo perfetto del grigio burocrate comunista paranoico alla Stalin.

Fu sempre lui a investire nell'energia atomica e a dotare la Corea del Nord di un reattore nucleare e di appositi centri di ricerca.

E se le relazioni con i paesi del blocco occidentale e con l'altra Corea erano praticamente inesistenti, i suoi rapporti con i due grandi vicini comunisti, Cina e Unione Sovietica, furono segnati dall'ambiguita' e da numerosi "salti della quaglia" che fecero imbestialire a turno Pechino e Mosca.

Del resto, da questo punto di vista, il Grande Leader pratico' una realpolitik condizionata da stringenti fattori geopolitici, visto che confinava con entrambi e che, a parte un idillio iniziale, per il resto della Guerra Fredda, Cina e URSS si odiarono a morte.

Il successore del Grande Leader, passato come ci auguriamo a peggior vita nel 1994, fu il figlio Kim Jong-il,  per gli amici il "Caro Leader".

L'immaginazione non sembra essere il punto di forza della dinastia Kim.

Il nome originale di Kim Jong-il (16 febbraio 1941-17 dicembre 2011) era Yuri Irsenovich Kim, dal momento che il futuro leader nordcoreano era nato nel villaggio russo di Vyatskoye, situato a una trentina di chilometri dal confine russo-cinese, dove il padre comandava un battaglione dell'Armata Rossa formato da esuli coreani e cinesi, fuggiti come lui dalle armate del Sol Levante.

Yuri Irsenovich Kim.

La storiografia ufficiale del regime nordcoreano ha opportunamente cancellato questo particolare poco nazionalista dalla biografia del Caro Leader, inventandosi la storia assai piu' suggestiva di un bambino nato in un campo militare segreto sulla cima del Monte Baekdu al confine tra Corea e Cina, il cui grande e luminoso destino fu preannunciato da una rondine, da un doppio arcobaleno nel cielo e dalla spettacolare comparsa di una nuova stella nel firmamento.

All'ideologia, il Big Bang gli fa una sega.

Dal punto di vista della personalita', Kim Jong-il era radicalmente diverso dal  grigio e austero papino, e faceva parte di quella categoria di dittatori che, come Saddam Hussein o Gheddafi, apprezzavano gli indiscutibili vantaggi forniti dal potere assoluto in relazione ai piaceri della vita.

Per esempio, al Caro Leader piaceva la gnocca (pare avesse una collezione enorme di film porno) e oltre alla moglie ufficiale Kim Young-sook ebbe tre amanti. Dalla prima di queste relazioni,  tenuta nascosta anche al padre, nacque il figlio maggiore Kim Jong-nam, dapprima "delfino" prediletto destinato a succedere al babbo, ma successivamente, a causa del suo crescente scetticismo nei confronti del regime, caduto in disgrazia e autoesiliatosi in Cina.

Il cinema era la grande passione del Caro Leader che oltre ad adorare  i film del nemico americano ( specie Godzilla, Rambo e Venerdi' 13, forse perche' come la sua dinastia, il lucertolone, Stallone e Jason Vorehees  hanno dato vita a  innumerevoli sequel e non li ammazza nessuno),  nutriva ambizioni da regista e sceneggiatore, tanto che nel 1978 fece rapire un regista sudcoreano e la moglie attrice, al fine di costruire una industria cinematografica nordcoreana e successivamente  "produsse e supervisiono' " un film locale intitolato "Il diario della giovane" basato sulla dottrina Juche, che in Europa usci' in Francia nel 2007.

Non ho avuto la fortuna di vederlo, ma posso immaginare che si tratti di una di quelle pellicole che raccolgono recensioni entusiaste a Cannes e posso comunque supporre che se proprio si e' costretti a guardarlo, sara' sempre meglio di un film di Ozpetek. Qualsiasi cosa e' meglio di un film di Ozpetek.

"Il diario della giovane" (2007).
Fra questo e Ozpetek, e' un po' come uno che sceglie di farsi tagliare una gamba per evitare di soccombere alla gangrena.

Oltre al cinema, il Caro Leader coltivava altri interessi come il golf, la pallacanestro e la musica: era infatti un grande fan di Elvis Presley e come Nerone componeva e musicava opere e canzoni.

Ah, si', e si riteneva un indiscusso esperto di Internet.

Insomma, povera stella, cercava di uscire dal triste cliche' del dittatore ossessionato esclusivamente dal potere.

Era un innovatore, ma il mondo non lo capiva.

Per quanto riguarda la politica  interna,  Kim Jong-il rafforzo' il culto della personalita' e la sua presa sul potere, nominalmente diviso in un triumvirato con il Premier Choe Yong-rim e il presidente del Parlamento nordcoreano (un eufemismo) Kim Yong-nam (nessuna parentela), ma effettivamente concentrato nelle sue manone.
Di fronte alle devastanti carestie provocate dalle politiche agricole collettiviste del padre, il Caro Leader fu anche costretto a introdurre una cauta e piu' che altro cosmetica apertura all'economia di mercato, sotto forma di timide concessioni  per esercitare scambi non controllati dallo stato, e la firma di accordi commerciali con la Corea del Sud, che tuttavia non hanno alleviato la cronica dipendenza del paese dagli aiuti alimentari esteri.

Ma il vero boost all'economia, almeno secondo la versione ufficiale del regime, venne realizzato con una politica colossale di riarmo molto simile a quella della Germania nazista, che rafforzo' ulteriormente la posizione dell'esercito, di cui lui era il comandante in capo.

Sul versante internazionale, il Caro Leader alterno' minacce e distensione. In aggiunta alle aperture alla Corea del Sud (che a dire il vero furono proposte dal presidente di quest'ultima Kim Dae-jung),  il leader nordcoreano firmo' nel 1994 un accordo con gli Stati Uniti, finalizzato allo smantellamento del programma nucleare bellico in cambio della costruzione di due reattori per la produzione di energia a scopi pacifici e una graduale normalizzazione dei rapporti con gli USA, ma nel 2003 le trattative collassarono completamente e Kim Jong-il riprese la strada del riarmo  nucleare, adducendo come giustificazione le politiche del presidente americano George W Bush.

Tuttavia, al di la' dell'attenzione che le bizze del Caro Leader ricevettero dalla comunita' internazionale, c'e' un aspetto della Corea del Nord che e' sempre passato inosservato nei media occidentali e che secondo me merita piu' attenzione della personalita' del suo leader: la peculiare organizzazione della societa' nordcoreana.

Questa e' infatti strutturata e governata da un vero e proprio sistema di apartheid  fondato non sul colore della pelle,  bensi' su un mix feudal-ideologico tra provenienza familiare e affidabilita' politica dei suoi cittadini.

Si tratta del cosiddetto "songbun" (traducibile in "origine"), introdotto nel 1957 da  Kim Il-sung e in base al quale la societa' nordcoreana e' suddivisa in tre grandi classi: i "fedeli" equivalenti al 25% dei  cittadini che formano i quadri del Partito, dell'esercito e della classe dirigente,  gli " indecisi", ovvero il 50% e la maggioranza  dei nordcoreani, e infine gli "ostili" del restante  25% (ad esempio gli ex proprietari terrieri).

Le tre categorie si suddividono a loro volta in una cinquantina di sottocategorie, e a partire dall'eta' di 17 anni,  la vita di ogni cittadino nordcoreano viene registrata in un dossier personale che viene aggiornato e revisionato ogni due anni dai funzionari della polizia e del partito.

E' molto difficile migliorare il proprio "songbun", ma per peggiorarlo basta poco e oltre alla canonica "mancanza di entusiasmo politico", le altre cause di un cattivo "songbun" possono essere il matrimonio o una relazione con una persona culturalmente inferiore, o se si viene a scoprire che un parente della vostra famiglia era un uomo d'affari, un prete o un proprietario terriero prima dell'arrivo dei comunisti.

All'inizio era possibile nascondere le proprie origini, ma dal 1966, in seguito a un accuratissimo censimento, il regime e' in grado di scandagliare il vostro passato e la vostra famiglia per generazioni.

Il "songbun" e' una "burocrazia nella burocrazia" che impiega migliaia di funzionari ed e' assai piu' capillare di qualsiasi forma di controllo sociale attuata da altri regimi comunisti.

Nella Corea del Nord l'unica forma di mobilita' sociale e' determinata dal "songbun".

La metafora tipicamente orientale con la quale il regime spiega il "songbun" e' quella dei pomodori, delle mele e dell'uva:

i pomodori sono rossi anche all'interno e quindi veri comunisti, le mele, che lo sono solo all'esterno, hanno bisogno di educazione ideologica e infine c'e' l'uva che e' irrecuperabile.

E se per qualsiasi motivo voi o la vostra famiglia siete un grappolo d'uva, cari miei, siete in un fiume di sterco e senza remi per giunta.

Alla morte del Caro Leader, avvenuta il 17 dicembre del 2011, il timone passo' al suo terzo e giovane figlio Kim Jong-un, soprannominato dalla fertile immaginazione della famiglia Kim "Il Grande Successore": per gli amici "Paciugotto" (copyright Aleks Sobchak) in virtu' del suo aspetto bamboccesco, adolescenziale e pacioso che lo rende il Figlio di Puttana piu' tenero della Storia.

"Ehm, a tutti i delegati vorrei fare osservare che questi sono scherzi davvero antipatici da fare a un congresso del Partito: o salta fuori chi s'e' fregato la mia collezione di Hentai, o comincio a far impiccare qualcuno".

Di lui non si sa granche', anche perche' il regime non ha ancora pubblicato una biografia ufficiale e autorizzata, ma sembra certo che abbia studiato in Svizzera e tuttavia in virtu' della giovane eta' e inesperienza, la successione non fu cosi' automatica come nel caso del padre, e si vocifero' di altri candidati, come ad esempio il vice-presidente della Commissione Nazionale della Difesa, Jang Sung-taek.

Per come stanno le cose, il Paciugotto ora e' sul trono, sembra intenzionato a restarci e ha voluto imprimere alla sua carriera un inizio pirotecnico.

Non sappiamo cosa ci riservera' in futuro la famiglia Kim, ma possiamo solo augurarci per il mondo e  la stabilita' della regione, che il prossimo leader in linea di successione sia Kim Kardashian, anche se presso gli analisti strategici questa e' una ipotesi che trova un assai cauto riscontro.


Kim Il-kardashian? Gli analisti non si sbilanciano.


Il Convitato di Pietra

Parlare di "isolamento" quando ci si riferisce alla Corea del Nord non e' propriamente esatto, dal momento che il paese asiatico, oltre a quelli controversi con le altre due della cosiddetta "Asse del Male" di George W Bush (all'epoca Iran e Iraq e oggi solo il regime degli ayatollah) ha stabilito normali rapporti diplomatici con numerose nazioni, fra le quali diverse europee.

Tuttavia, se parliamo di alleati, dalla caduta dell'Unione Sovietica, alla Corea del Nord ne e' rimasto uno solo: la Cina, con la quale il regime di Pyongyang firmo' nel 1961 il Trattato Sino-Coreano di Mutua Assistenza e Cooperazione, che prevedeva fra le altre cose, l'aiuto militare del colosso cinese in caso di aggressione esterna. Il trattato che e' stato rinnovato nel 1981 e nel 2001, e' valido sino al 2021.

Vale anche la pena di ricordare che durante la Guerra Fredda, quando le relazioni fra URSS e Cina  deteriorarono al punto che si arrivo' a gravi scontri di confine, la Corea del Nord, mantenne un atteggiamento equidistante che in qualche occasione provoco' frizioni con  i due vicini comunisti.

La Cina, come aveva previsto correttamente Mao, ebbe un sostanziale ritorno dal costosissimo investimento di sangue della Guerra di Corea (400.000 morti e il figlio di Mao), perche' nonostante le perdite spaventose, la presenza di uno stato comunista nel nord della penisola coreana, le permise di risparmiare una cifra considerevole in spese militari, che altrimenti avrebbe dovuto stanziare per mantenere una poderosa armata al confine con un ipotetica Corea riunificata, ostile e sponsorizzata dagli americani. Spese, che negli anni 50, con la rivoluzione appena conclusa e un paese immenso da ricostruire, non si sarebbe potuta permettere.

L'alleanza fra i due paesi e', come tutte le alleanze, un "matrimonio d'interesse", ma nella fattispecie, la Corea del Nord e' uno di quegli alleati recalcitranti e difficili da gestire, che spesso e volentieri fanno di testa loro, sulla falsariga di  Israele o l'Arabia Saudita per gli americani, oppure, in quello che e' forse il caso piu' eclatante, della Finlandia con Hitler: il paese baltico, oltre a essere l'unica democrazia a schierarsi col nazismo, riusci' a infinocchiare prima il Fuhrer e poi Stalin,  dal momento che fu l'unica nazione dell'est europeo alleata col Terzo Reich a cui Berlino non riusci' a imporre la sua volonta', e alla fine della guerra ottenne una pace condizionata dall'URSS, evitando perfino di entrare nell'orbita sovietica.

Pechino e' il maggior partner commerciale della Corea del Nord, ma nonostante trattati e intensi scambi diplomatici e commerciali, i rapporti fra il "cane grosso" e quello piccolo, non sono tutti rose e fiori.

Nel matrimonio d'interesse, spesso volano i piatti, come accadde per gli scontri di confine verificatisi durante la Rivoluzione Culturale cinese (che Kim il-sung disapprovava) e il raffreddamento dei rapporti all'inizio degli anni 70,

Oggi, i nordcoreani sono soliti stracciare i contratti con gli uomini d'affari cinesi per andarsene dopo aver intascato i quattrini, e i soldati di Pyongyang sparano regolarmente ai commercianti e ai pescatori  cinesi che attraversano il fiume Yalu, al confine con la Corea.
L'ultimo grave episodio si e' verificato l'8 maggio scorso, quando 28 pescatori cinesi sono stati rapiti e corcati di mazzate dalle guardie di frontiera del Paciugotto.

Nei libri di storia nordcoreani, l'intervento di Mao che salvo' il regime di Kim Il-sung in extremis al prezzo di centinaia di migliaia di vite cinesi, e' stato completamente cancellato e la memoria di quei soldati non si trova nemmeno nei musei o in  targa commemorativa.

E le ultime bizze nucleari del paciugotto Kim Jong-un, hanno allarmato ulteriormente Pechino, che e' sinceramente preoccupata dall'evolversi di una situazione che sta provocando un risveglio nazionalista nel Giappone, con il quale, la Cina, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale non ha mai avuto rapporti idilliaci e che ultimamente stanno attraversando un periodo molto teso.

L'ultima cosa che la Cina vuole alle porte di casa, oltre a una corsa agli armamenti nell'area, e' un Giappone  che corre al riarmo e si dota di armi nucleari, che nel caso del Sol Levante sarebbero tecnologicamente piu' affidabili, molto piu' potenti e infinitamente piu' pericolose di quelle della Corea del Nord.

Va  inoltre ricordato che la Cina, oltre alla Russia con la quale intrattiene buoni rapporti, ha gia' un altro vicino dotato di armi nucleari potenti e pericolose con il quale ha spesso seri battibecchi: l'India, con una economia che e' la decima al mondo per PIL nominale e un popolazione seconda solo a quella di Pechino.

E non e' un mistero che gli USA stanno spostando la loro attenzione strategica ed economica, dal Medio Oriente e dall'Europa, all'area del Pacifico.

Il professore cinese di  ricerche strategiche internazionali  presso la Scuola del Partito Comunista di Pechino ed esperto di questioni coreane, Zhang Liangui, ha recentemente definito la Corea del Nord come una nazione inaffidabile che ha ricevuto molto dalla Cina, ma restituito assai poco.

Perche' quindi la Cina, si ostina a mantenere un alleato cosi' poco affidabile e sommamente ingrato?

Personalmente, ritengo che nel rapporto costi/benefici dell'alleanza con il regime del Paciugotto, la Cina abbia ancora da guadagnare e in un certo senso non ha scelta, perche' si serve della Corea del Nord come gli USA di Taiwan: una fastidiosa spina del fianco dell'avversario, che tuttavia non puo' diventare un pugnale puntato alla gola col rischio di scatenare reazioni incontrollabili.

Pensate al rapporto fra i due come quello di un boss mafioso che assolda un picchiatore professionista per spaventare i commercianti della zona e far pagare puntualmente il "pizzo". Ma il picchiatore si rivela uno psicopatico e invece di dare una semplice "lezione" a uno dei commerciati - tipo spezzargli un paio di dita - massacra orribilmente lui e la sua famiglia. Il giorno dopo, tutta la polizia della citta' piomba sul quartiere, i cittadini e l'opinione pubblica nazionale domandano a gran voce misure draconiane contro la gang mafiosa i cui affari vanno temporaneamente a rotoli e il cui boss, anche se alla fine se la cava, passa un brutto quarto d'ora con il rischio aggiunto di vedere seriamente ridimensionato il suo potere in citta'.

Quella con la Corea del Nord e' una alleanza utile e difficile che Pechino si sforza di mantenere, ma che se dovesse finire a costarle la stabilita' regionale, credo potrebbe subire ripensamenti.

E' una semplice questione costi/benefici, come tutta la realpolitik.


Venti di guerra. Lo scenario convenzionale

E ora, mettiamo che la merda finisca sulle pale del ventilatore.

Bingo!

L'ipertrofico esercito nordcoreano - una forza di 1.106.000 uomini su una popolazione di 24 milioni di abitanti, significa che avete una Difesa decisamente sovradimensionata: il budget annuale della difesa nordocoreano e' di 10 miliardi di dollari, pari al 25% del PIL - e' il quinto al mondo per effettivi ed e' composto ( i dati sono dell'International Institute for Strategic Studies) da 27 divisioni di fanteria, 15 brigate corazzate indipendenti, 14 brigate di fanteria, 20 brigate di artiglieria e 20 brigate di corpi speciali per un totale di 3000 tank, 3000 veicoli corazzati e da trasporto truppe e piu' di 10.000 pezzi di artiglieria pesante semovente e non.
L'aviazione schiera 605 aerei da combattimento ed e' strutturata su 33 reggimenti: 11 da superiorita' aerea/ CAS (attacco al suolo), due di bombardieri, sette di elicotteri, sette da trasporto e sei riservati all'addestramento.
La marina e' una flotta costiera che possiede 420 vascelli di vario tipo, tra cui una fregata, 2 fregate leggere, 6 corvette, circa 150 motovedette lanciamissili, 26 sottomarini diesel, 10 unita' anfibie e 23 dragamine.
A tutto cio' va aggiunta la componente missilistico-strategica  equipaggiata con vettori sovietici, cinesi e di produzione locale. E siccome imparare un po' di terminologia militare non credo  vi faccia male, si tratta di  alcune centinaia di SRBM ( Short Range Ballistic Missile, missili balistici a corto raggio: da 100 a 700 chilometri), da 50 a 200 MRBM (Medium Range Ballistic Missile, missili balistici a medio raggio: da 900 a 2500 chilometri) e uno o due ICBM (Intercontinental Ballistic Missile, missili balistici intercontinentali: da 6000 a 10.000 chilometri).

Su questi vettori, possono essere montate testate di vario tipo comprese le famigerate "Armi di Distruzione di  Massa" chimiche, batteriologiche o nucleari. La Corea del Nord possiede un cospicuo arsenale di armi chimiche con agenti come Sarin, Tabun, Soman e gas VX, mentre poco si sa di quelli  batteriologici che pare comunque i nordcoreani siano estremamente restii a utilizzare, perche' virus e batteri tendono a fottersene di "amici" e "nemici": vedono solo cellule da attaccare.

Per quanto riguarda le armi nucleari, si pensa che il regime del Paciugotto abbia montato almeno tre testate su altrettanti missili del tipo Rodong-1 (MRBM). Non e' ancora ben chiaro se come sostiene il Paciugotto, i suoi scienziati siano riusciti a miniaturizzare una testata per montarla su un missile balistico intercontinentale, e comunque in base alle stime dei test nucleari effettuati dai nordcoreani, si pensa che la potenza di queste testate si aggiri sui 7-10 chilotoni (1 chilotone=1000 tonnellate di TNT). Di questo parleremo poi, ma nonostante l'idea di una esplosione atomica faccia molta paura, i letali giocattoli del Paciugotto, se davvero avessero quella potenza, non sono certo "Armi di Fine di Mondo", ma semplici ordigni nucleari tattici e nemmeno dei piu' potenti.

I mezzi e i materiali dell'Esercito del Popolo Coreano sono assai meno formidabili di quello che suggeriscono i dati: circa meta' dei sistemi d'arma nordcoreani -tutti di origine russo-cinese - risale agli anni 60, alcuni sono anche piu' vecchi e solo una piccola parte, tra cui alcuni tank di produzione locale, e' definibile come "moderna". Anche la logistica e' un punto dolente dei nordcoreani, ed e' quasi certo che i mezzi soffrano di una cronica scarsita' di pezzi di ricambio, carburante e di cattiva manutenzione.

Dal punto di vista della dottrina militare e del materiale umano, l'Esercito del Popolo e' strutturato e segue i rigidi dettami di comando centralizzato della scuola sovietica. L'80% delle forze nordcoreane e' schierato a ridosso del 38 Parallelo ed e' pronto per quella che in gergo si chiama "partenza a freddo", ossia un assalto in massa con brevissimi tempi di preparazione. Soldati e ufficiali sono generalmente bene addestrati e indottrinati, anche se sulla tenuta del morale in caso di conflitto prolungato non c'e' da scommetterci, vista la cronica penuria di generi alimentari che oltre al paese, affligge l'esercito.

Naturalmente questo non significa che, specie sul fronte terrestre, i nordcoreani siano una "tigre di carta" ed e' opinione comune degli analisti che siano capacissimi di infliggere gravi perdite al nemico, o di conseguire i loro obiettivi tattici, anche se su un fronte chiave, quello dei cieli, sono in netta inferiorita'. 

Una doverosa e brevissima menzione va fatta sugli  avversari del Paciugotto, ovvero sudcoreani e americani. I primi schierano 600.000 uomini e sono un brutto cliente, perche' hanno armi decisamente migliori e tecnologicamente piu' avanzate dei nordcoreani, sono altrettanto ben addestrati e motivati (voi vivreste sotto il Paciugotto?), non hanno fame, e soprattutto giocano in casa e in difesa su un terreno aspro e difficile.

Va sottolineato che in Vietnam i circa 50.000 sudcoreani del contingente di Seul, furono il terrore di viet cong e nordvietnamiti, che preferivano di gran lunga affrontare gli americani. Va anche ricordato che si macchiarono di crimini gravi contro la popolazione civile.

Quanto allo Zio Sam, questo schiera in Corea del Sud circa 18.000 uomini  della Seconda Divisione di Fanteria, che in caso di emergenza possono triplicare gli effettivi in dieci giorni, supportati da almeno 300 velivoli ad ala fissa dell'aviazione USA stazionati nell'area.

Che dire degli americani? Nulla, so' ammarragani e c'hanno quindi tutti i gadget tecnologici strafichi, ma credo che una cosa valga la pena di essere menzionata: quello degli americani che senza la tecnologia sono solo cow boy sbruffoni, e' sostanzialmente un mito e una solenne cazzata. Tempo fa, Uriel fece giustamente osservare che gli americani combattono una guerra ogni 5 anni e questo significa che ok, in un conflitto asimmetrico, una forza irregolare puo' sfruttare "moltiplicatori di forza" tipici della guerriglia come ad esempio un centro urbano ( vedi Falluja) o la popolazione locale, che metterebbero in difficolta' qualunque esercito regolare, ma quando si tratta di un conflitto convenzionale e simmetrico, l'esercito americano ha accumulato una esperienza credo unica al mondo. Lo Zio Sam non ha solo gadget tecnologici, ma una forza militare  cazzuta dove un gran numero di soldati, sottufficiali, e  ufficiali inferiori e superiori, ha accumulato una esperienza di combattimento reale in guerre di ogni tipo, da quelle simmetriche a quelle asimmetriche.

Questo per un esercito e' un patrimonio acquisito di valore incalcolabile.

Senza dimenticare, che se messi alle strette, gli americani possono schierare un'arma che nessun esercito del mondo possiede e che credo sia assai piu' letale di qualsiasi arsenale nucleare.




E' opinione di tutti gli analisti ( e lo penso anch'io) che in caso di conflitto aperto fra le due Coree, le armate del nord punterebbero su due possibili obiettivi, dettati dal terreno e da considerazioni politiche.

Nel primo caso si tratterebbe di prendere Seul per poi servirsene come merce di scambio a un tavolo delle trattative, nel secondo, di una invasione su larga scala con lo scopo di impadronirsi dell'intera penisola come cerco' di fare Kim il-sung nel 1950.

Personalmente ritengo "l'opzione Seul" la piu' plausibile, dal momento che il terreno costiero pianeggiante nei dintorni della capitale del sud, si presta sia alla concentrazione sia all'impiego delle grandi unita' meccanizzate nordcoreane e che la violentissima spinta corazzata iniziale, supportata da un gigantesco sbarramento d'artiglieria e da sbarchi aviotrasportati delle truppe speciali nelle retrovie in puro stile sovietico, godrebbe qui di concrete possibilita' di successo. Senza contare che le migliaia di profughi sudcoreani in fuga dalla capitale, intaserebbero le strade, ostacolando l'afflusso dei rinforzi e dei movimenti delle truppe sudcoreane.

Resta da vedere se i sudcoreani intendano difendere o riconquistare Seul, una decisione gravida di conseguenze per la popolazione civile, ma che potrebbe rendere la vita assai difficile ai nordcoreani, impantanati in una sorta di  "Stalingrado asiatica".

Dal punto di vista politico, se il Paciugotto vuole qualcosa, la capitale sudcoreana e' un'ottima merce di scambio.

"Caro Presidente Obama: mi sono preso Seul. I delegati del partito mi hanno giurato che non si sono fregati la mia collezione di Hentai, quindi non restavano che lei e quello scagnozzo imperialista del suo collega sudcoreano. Oltre a a riavere la mia collezione, voglio che d'ora in poi lei mi chiami Kenshiro, una serie di Action Figures di Jeeg Robot d'acciao firmata da Chuck Norris e sposare Miley Cyrus. Altrimenti col cazzo che vi restituisco Seul."


La seconda opzione, una invasione su larga scala della penisola, mi sembra davvero poco plausibile e soprattutto assai rischiosa per il regime nordcoreano.

Se un balzo repentino verso Seul ha piu' che discrete possibilita' di successo, il prolungamento dello sforzo bellico potrebbe  far incagliare le armate nordcoreane a causa di diversi fattori.

Il primo e' il terreno, che oltre la piana di Seul diventa praticamente come il nostro Appennino, quindi estremamente difficile, poco adatto all'impiego di mezzi corazzati, e disseminato di "colli di bottiglia" e schieramenti difensivi in profondita', che i sudcoreani hanno avuto tempo di studiare e allestire per almeno 50 anni.

Il secondo e' rappresentato dall'attrito materiale, umano e logistico a cui andrebbe incontro l'esercito del Nord.

Voglio ricordare che stiamo parlando di una guerra moderna convenzionale su larga scala fra due avversari con capacita' offensive e difensive iniziali quasi analoghe e che l'unico conflitto di questo tipo al quale possiamo fare riferimento e' la Guerra del Kippur del 1973 fra arabi e israeliani, ( la Prima Guerra del Golfo non e' la stessa cosa), quando dopo poco piu' di una settimana, i due contendenti avevano letteralmente esaurito aerei, tank e munizioni e dovettero essere riforniti da ponti aerei sovietici e americani. 

Del resto, anche nel caso dell'ipotetica invasione dell'Europa Occidentale da parte del Patto di Varsavia, gli analisti militari delle due parti prevedevano un conflitto di un mese al massimo per decidere le sorti dell'Europa, dopodiche', se il mondo non si fosse dissolto in una nuvola radioattiva, l'attrito materiale e umano avrebbe imposto una battuta d'arresto a NATO e Patto di Varsavia.

Basta leggere lo spettacolare e documentatissimo romanzo "Uragano Rosso" di Tom Clancy per rendersi conto della scala dei combattimenti e delle perdite.

L'esercito nordcoreano non e' semplicemente in grado di sopportare un simile attrito: certo, anche i sudcoreani e gli americani subirebbero perdite non indifferenti, ma piu' si prolunga il conflitto e piu' quello che e' l'iniziale vantaggio dell'attaccante, ovvero l'iniziativa, tende a scemare e le direttrici d'attacco a diventare prevedibili, favorendo il difensore.

E' quello che successe alla Luftwaffe durante la Battaglia d'Inghilterra. Fra il mese di agosto e settembre 1940, i tedeschi cambiarono tattica e cominciarono ad attaccare simultaneamente gli aeroporti e le industrie aeronautiche britanniche. Gli inglesi, che non avevano abbastanza piloti e aerei per proteggere tutto, si trovarono nel guano fino al collo e la Luftwaffe ando' molto vicina ad annientare la RAF. Ma poi, quando Hitler decise di concentrarsi su Londra, la direttrice d'attacco divento' una sola e gli inglesi, pur in inferiorita' numerica poterono permettersi di gestire e ruotare le proprie forze e riserve, dal momento che le incursioni tedesche puntavano su un solo obbiettivo dove la RAF poteva concentrare le sue difese.

Si puo' obiettare che le numerosissime forze speciali nordcoreane (88.000 uomini) siano in grado di scatenare il panico nelle retrovie e fra i civili, distruggendo infrastrutture vitali, ma bisogna ricordare che le forze speciali hanno un'autonomia limitata, specie quando operano in un paese ostile: qui non si parla del guerrigliero che si muove tra il popolo come un pesce nell'acqua, tipo viet cong, ma di nuclei di soldati nemici fra una popolazione ostile: leggetevi la storia di " Bravo Due Zero", ovvero del commando del SAS britannico durante il fallito raid dietro le linee irachene nel 1991 e forse i vostri miti sull'onnipotenza delle forze speciali svaniranno.

Gli spetnaz sovietici  inflissero gravi perdite ai mujaheddin, ma non va dimenticato che i sovietici godevano dell'assoluta superiorita' area necessaria a trasportare e rifornire le proprie truppe speciali dove cazzo pareva a loro. I nordcoreani dovrebbero vedersela con difese aeree ben organizzate e tecnologicamente avanzate, quindi le "inserzioni" tramite elicotteri o aviotrasportate diventerebbero assai problematiche, cosi' come quelle costiere.

Le due divisioni statunitensi di paracadutisti lanciate sulla Normandia il 6 giugno del 1944, seminarono il panico nelle retrovie tedesche, ma il presupposto era che fanteria e mezzi corazzati avrebbero dovuto congiungersi a loro. Se per qualsiasi motivo, lo sbarco non fosse riuscito, l'82 e la 101 divisione aviotrasportata, rimaste isolate dietro le linee nemiche, sarebbero state annientate dai tedeschi.

Anche in questo caso si tratta del fattore tempo: in un conflitto limitato, le forze speciali nordcoreane potrebbero creare gravi problemi e raggiungere i propri obbiettivi, ma piu' la guerra si trascina e piu' la loro posizione nelle retrovie nemiche diventa precaria.

L'ultimo elemento e forse quello piu' determinante dal punto di vista militare che gioca a sfavore dei nordcoreani nel caso di un conflitto prolungato e' quello del dominio dei cieli.

A terra, la superiorita' tecnologica puo' essere vanificata da diversi fattori, come ad esempio un centro urbano o un terreno difficile: vedasi la secca sconfitta che Hezbollah inflisse nel 2006 agli israeliani in Libano, ma in cielo non ci sono cazzi: se il vostro apparecchio e' un ferrovecchio, siete morti e l'aviazione nordcoreana a parte una manciata di Mig 29 che non sono esattamente l'ultimo grido in fatto di avionica e superiorita' aerea, e' decisamente obsoleta. Uno Spitfire non poteva affrontare un jet degli anni 50, e un jet sovietico degli anni 70 non ha speranze contro un F-15 o peggio ancora, un F-22. 

Una volta spazzata dai cieli l'aviazione del Paciugotto, muovere e rifornire l'esercito del nord, diventerebbe quasi impossibile. L'aviazione USA ( e in misura minore quella sudcoreana)  e' inoltre dotata di "capacita' ognitempo" e puo' colpire con armi di precisione in quasi qualsiasi condizione meteorologica.


Least but not last, il trascinarsi del conflitto potrebbe coinvolgere altri stati della regione e provocare una escalation  politica e diplomatica che potrebbe costringere il governo di Pyongyang ad accettare condizioni pesanti per aver fatto il passo piu' lungo della gamba.

Ripeto: non credo che la Cina abbia voglia di farsi trascinare in un conflitto con gli USA o la comunita' internazionale, per colpa di un alleato psicopatico.


Lo scenario non convenzionale: la Teoria del Pazzo

Premessa: una minaccia per funzionare deve essere credibile, anche quando si tratta di un bluff.

L'arsenale nucleare della Corea del Nord ammonta probabilmente a una decina di testate dai 7 ai 10 chilotoni di potenza ciascuna.

Le bombe di Hiroshima e Nagasaki erano bombe atomiche a fissione nucleare, mentre quelle dell'arsenale sovietico, americano, indiano, pakistano e israeliano, sono bombe all'idrogeno che sfruttano reazioni di fusione termonucleari. In poche parole, molto, ma molto piu' potenti e distruttive.

Quelle dei nordcoreani sono bombe atomiche a fissione nucleare

La testata termonucleare W87 di un ICBM Minuteman III delle forze strategiche missilistiche statunitensi, ha una potenza di 300 chilotoni. Quella di un RT-2UTTH "Topol " russo e' di 550 chilotoni. E ce n'erano e ce ne sono di assai piu' potenti, e qui passiamo nell'ordine dei megatoni.

Ma non divaghiamo.

Siamo abituati a considerare ogni esplosione atomica e ogni arma nucleare come una sorta di Araldo dell'Apocalisse, ma  le armi di Pyongyang rientrano nella categoria dei missili nucleari tattici, ovvero in grado di distruggere una citta' come Parma o una divisione corazzata ( be', facciamo di fanteria, i tank sono ben protetti contro le radiazioni), ma non certo di cancellare una nazione dalla carta geografica.

Le bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki avevano una potenza di 16 e 21 chilotoni e il Giappone e ancora li', cosi' come Hiroshima e Nagasaki, che oggi sono citta' densamente popolate da deliziose orde di sudditi del Sol Levante.

La Corea del Nord si e' messa nella stessa posizione di un rapinatore asserragliato in una banca con degli ostaggi e circondato da centinaia di poliziotti, cecchini e membri degli SWAT TEAM armati fino ai denti.

Il rapinatore a questo punto avanzera' delle richieste minacciando di uccidere gli ostaggi se non vengono soddisfatte.

Ci sono due tipi di rapinatori: quelli che bluffano e che per qualsiasi motivo non tirerarnno mai il grilletto, e quelli che se non vedono soddisfatte le loro richieste, iniziano a far saltare la testa agli ostaggi.

La polizia cerca immediatamente di trattare per guadagnare tempo che serve essenzialmente per capire a quale categoria appartenga il rapinatore e agire di conseguenza.

In tal senso, Obama fa benissimo a essere prudente e a evitare provocazioni con il Paciugotto, checche' ne dicano i buzzurri falchi repubblicani tutti cazzo duro e Secondo Emendamento. 

La minaccia nucleare nordcoreana nei confronti della Corea del Sud o del Giappone e' sostanzialmente credibile e in grado di provocare gravi danni.

Immagino che l'unica a sfregarsi le mani se la Samsung venisse vaporizzata da un missile nucleare sarebbe la Apple, ma ancora una volta, non divaghiamo.

Un sacco di quattrini che la Apple risparmierebbe in spese legali.

Quando pero' il Paciugotto parla di attaccare gli USA, le cose cambiano radicalmente.

Eh si', perche' posto che i nordcoreani abbiano sviluppato la tecnologia necessaria a miniaturizzare una testata nucleare, credo che gli Stati Uniti potrebbero permettersi di veder incenerita San Diego, ma la Corea del Nord e parlo in termini sia militari, sia di regime, non sopravviverebbe a una rappresaglia USA su Pyongynag o sulle aree industriali del paese. E nessuno potrebbe negare agli americani il diritto di reagire.

Non e' nemmeno che ci vogliano missili balistici lanciati dagli USA: presumo che al largo del Mar del Giappone in questo momento stia incrociando un sottomarino lanciamissili della classe Ohio armato di 24 missili nucleari Trident II da 300 a 450 chilotoni, piu' che sufficienti a rispedire la Corea del Nord nell'eta' della pietra.

Con un solo sottomarino.

In questo caso, il rapinatore asserragliato nella banca e' come se dicesse "se non soddisfate le mie richieste, esco sparando sulla polizia".

"Fantastico - pensano  i poliziotti - ma fai in fretta che vorrei tornare a casa, aprire una birra e scoparmi Mary Jane alla pecorina sul tavolo del salotto".

Quella che quindi appare come una ipotesi assurda e suicida da parte del regime nordcoreano potrebbe tuttavia non esserla.

Se nel  primo caso potrebbe trattarsi o di un classico bluff o di uno che fa sul serio, nel secondo, l'irrazionalita' apparente del Paciugotto, potrebbe essere in realta' una applicazione estremamente rischiosa di quella che in politica internazionale viene definita "Teoria del Pazzo", elaborata da Richard Nixon negli primi anni 70 e che in sostanza consiste (cito Wikipedia per evitare tediose dispute) nello "spaventare i propri nemici convincendoli che si potrebbe attaccare con reazioni enormemente sproporzionate". In sostanza, si tratta di "dimostrare con delle dimostrazioni di forza che non e' tanto poi remota la possibilita' che la si usi", proprio perche' una minaccia deve essere credibile, anche quando sembra un'assoluta follia.

Nixon la utilizzo' con successo contro i nordvietnamiti costringendoli a negoziare la pace tramite i bombardamenti sul Vietnam del Nord, e l'idea che le armi nucleari possano essere utilizzate non solo come extrema ratio per evitare l'annientamento, ma come minaccia attiva per ottenere qualcosa, a mio modesto avviso rientra perfettamente nella strategia apparentemente irrazionale del Paciugotto, il cui sfoggio di testosterone potrebbe anche essere funzionale a motivi interni per affermare la propria leadership.

Credo che questa sia la stessa strategia che l'Iran sta impiegando nei confronti di Israele, e l'unica cosa che onestamente mi preoccupa e' che, come nel caso della rapina con ostaggi,  basti un gesto male interpretato o uno scatto di nervosismo nella trattativa, perche' partano i fuochi artificiali.

Per il resto e' chiaro che bisogna aspettare di capire cosa vuole il Paciugotto.


14 comments:

Anonymous said...

1) Teoria del pazzo = Mutual Assured Destruction (MAD) Theory, vero?
2) Se da un lato i Sudcoreani non hanno voglia di finire sudditi di Paciugotto, come noti giustamente tu, anche i Nordcoreani credo siano "molto motivati", visto il rischio di vacanza in un campo di rieducazione in caso di sconfitta... o sbaglio?
3) Che bello, un post con i numeri e i dati, così si impara! Grazie, Yoss!
[restodelmondo]

LateThink said...

A proposito della strategia "pazza" mi permetto di aggiungere al tuo, come sempre, splendido e documentatissimo post questo articolo che condivido in pieno.

Ferocious, Weak and Crazy: The North Korean Strategy

P.S. avrei scommesso una cena che avresti citato "Uragano rosso" :-)

Attila said...

Io resto convinto che il Paciugotto stia facendo tutto 'sto casino per avere il poster autografato da Rihanna...

Cordialità

Attila

Yossarian said...

@LateThink

Bellissimo articolo e condivido anch'io la tesi di Friedman, anche se credo che la Cina cominci seriamente a preoccuparsi delle bizze del Paciugotto.

Il fatto e' che anche dietro l'apparente irrazionalita' c'e' sempre una logica.

Hitler con la Crisi dei Sudeti fece piu' o meno la stessa cosa.

Palmiro Pangloss said...

Una critica e una chiosa:

_ 25%+55%+25% fa 105%. Non conosco la Juche nei dettagli, ma temo che non sia possibile nemmeno in Bestkorea :-D

_ La Juche mescola marxismo-leninismo maldigerito ad una notevole dose di confucianesimo e superstizione: ad esempio il monte Baekdu è un luogo magico e/o sacro nella tradizione coreana, e Kim Il Sung per la storiografia ufficiale del regime non è morto, ma è stato assunto in cielo tramite un volo di gru (sic!) tanto che non si riferiscono a lui come al Defunto Leader, ma come al Leader Eterno

Yossarian said...

@Palmiro

Ooops, svista e grazie per la segnalazione sulle percentuali. C'e' un 5% in piu' nella classe degli indecisi che ho copiato male.

D'accordissimo sulla Juche: fra l'altro c'e' anche chi sostiene che del marxismo-leninismo in NK sia rimasto ben poco e il regime sia diventato una sorta di "comunismo imperiale nazionalista" sulla falsariga del Giappone militarista.

Yossarian said...

@restodelmondo

No, non sbagli. :-)


@Attila

Insisto con Miley Cyrus: il Paciugotto e' come un teen ager disadattato.

:-D

baron litron said...

bellissimo, al pari del primo.
grazie anche per aver ricordato il contributo coreano alla guerra del vietnam, laggiù i coreani non se li sono certo dimenticati, e che fussono del nord o del sud fa davvero poca differenza....
sulla storia e l'evoluzione dei rapporti tra Cina, Corea e Giappone si potrebbero scrivere intere biblioteche senza riuscire a concludere molto, anche se in realtà è uno dei punti di attrito (e quindi equilibrio, seppur dinamico) di tutta la geopolitica della zona, come anche dell'Indocina e degli arcipelaghi. ciascuno dei tre paesi ha i suoi meriti e le sue colpe gravi, sia reciproche che nei confronti delle altre nazioni asiatiche, e come in Vietnam ricordano con affetto i coreani, nelle Filippine i cinesi stanno pian piano prendendo il posto dei militari giapponesi nel cuore della popolazione, mentre in Cambogia cercano qualsiasi pretesto per tenerli fuori, tanto per restare ai giorni nostri....
quanto alla Juche, ha molto più in comune con ideologia e soprattutto prassi cinese (Confucio non è vissuto invano) che con il tipo di società del Giappone e, purgata dei residui marxisti più obsoleti, riuscirebbe ben gradita anche a Seoul.

a mio modestissimo avviso, il paciugotto® sta facendo due cose:
1 - mostra al mondo (e soprattutto ai sudditi) che lui ha un taepodon installato, carico e durissimo tra le gambe, e lo fa schizzare quando e come vuole lui,
2 - prega Padre Pio di non dover andare a prendersi Seoul (unico obiettivo davvero alla sua portata) sul serio, perché è vero che sarebbe buona moneta di scambio, ma preferirebbe che la riunificazione la pagasse il sud, magari con soldini cinesi.

vedremo, per il momento grassie...

shevathas said...

Ottimo articolo Yoss, complimenti.

Yossarian said...

@Baron Litron

Io mi diverto immensamente a leggere i tuoi commenti. Sono storie in appendice al post e aggiungono sempre qualcosa che puntualmente scopro di aver dimenticato. :-)

@shevathas

Grazie. :-)

Augusto said...

Credo che Paciugotto® abbia dei problemi interni, vuoi di leadership vuoi di purissima F.A.M.E.
Come tutti i dittatori suoi predecessori cerca di scaricarli all’esterno; Malvinas? Tanto per restare al tuo (bel) blog.

Potrebbe gridare, per poi accettare un (congruo) aiuto via Cina;
per poter non ammettere di essersi fatto pulire il culetto dagli occidentali.

Potrebbe anche tentare di prendere Seul in ostaggio, per poi chiedere detti aiuti come riscatto.

Non credo proprio che metterà sul tavolo le sue “testine”, sapendo che ha sotto casa delle “testate” che gli arriverebbero addosso 10 secondi dopo il primo lancio suo.
Supponiamo che, anche, ne abbia 10 da 10 Kt, totale = 100 Kt;
in un punto del Mar Giallo o del Mar del Giappone c’è un tale con il dito sul grilletto di 24 da 300 Kt, (minimo) totale = 7.200 Kt.
Anche il più imbecille dei suoi dipendenti si sarà fatto questo calcolino e starà pronto a mettergli qualche grammo di piombo nel cervello.

Seul, in via totalmente convenzionale, non è poi così difficile;
il nostro ha una bella via d’acqua, interna ai suoi confini, che in circa 30/40 Km potrebbe portare parte degli 88.000 delle forze speciali nel cuore di Seul;
ci sono poi due bei ponti, uno ferroviario ed uno autostradale, che potrebbero portare un autobus a Seul in circa tre ore.
Certo, il primo colpo dovrà essere prendere i ponti, che già sono in territorio sud; senza di quelli, vedo difficile tutta l’operazione.

La Cina potrebbe considerare la presa (temporanea) di Seul come una “mascalzonata” di un bimbo irrequieto;
l’Abbronzato, che ha già altre gatte da pelare, non vorrà mostrarsi troppo duro con il pargoletto.
Ne consegue: rilascio a breve di Seul (tanto non avrebbe potuto tenerla) e gli abituali “aiuti umanitari”.

Paciugotto® vince in casa e fuori, mostrandosi (giustamente) cazzuto e ricevendo gli aiuti che gli sono necessari per sopravvivere.

Anonymous said...

Ciao Yoss, davvero bel post per intenditori...Comunque credo che né ai cinesi né ai giaps piacerebe avere una Korea riunificata, perché sarebbe una nuova potenza alle loro porte (un po' come la Germania dopo la riunificazione per gli altri europei, ti ricordi cosa disse andreotti ? amava talmente la Germania che voleva che ce ne fossero sempre due...)

Belgico

baron litron said...

mah, una Corea riunificata può far molto comodo alla Cina (in caso riesca a finanziarne la riunificazione, e quindi a mettere le mani sul suo debito presente e futuro), e non sarebbe nemmeno troppo sgradita agli USA in caso di riunificazione pagata da loro (anche tenendo conto che i cinesi tengono già zio Sam per la ciola)....

in qualsiasi condizione, la funzione principale della "nuova Corea" sarebbe antigiapponese, ma è molto difficile capire verso che polo (USA, Cina o Russia - improbabile ma presente) verrà attratta/compromessa la nuova nazione, e di conseguenza che tipo di regime avrà.

per i giapponesi non cambierebbe poi molto: coreani sono e coreani restano, anzi forse potrebbero approfittarne per liberarsi una volta per tutte degli Zainichi, che scassano i maroni con perizia e devozione da almeno 3 generazioni, mentre le spese di riunificazione rallenterebbero momentaneamente la concorrenza coreana agli imperiali .... due vantaggi momentanei, una sfida per il futuro e forse il superamento di un paradosso storico e geografico (anche se a dire il vero, prima della dominazione mongola dal XIII secolo la Corea non è mai stata unita nella sua storia)

Anonymous said...

a proposito di filmi sulla corea, questo invece è figo

http://en.wikipedia.org/wiki/Crossing_the_Line_%282006_film%29

me ne sono ricordato in ritardo, e me ne dispiaccio