Monday, 15 July 2013

John Buford: storia di un eroe americano




La storia delle grandi battaglie che decidono o cambiano la Storia e' solitamente associata ai nomi dei grandi generali o condottieri che le vincono o le perdono: Alessandro Il Grande a Gaugamela, Annibale a Canne, Guglielmo il Conquistatore ad Hastings, Napoleone ad Austerlitz, Wellington a Waterloo, Hindenburg e Ludendorff a Tannenberg, Zhukov a Mosca,  Norman Schwarzkopf in Kuwait e in Iraq.

Vi sono tuttavia grandi battaglie, il cui esito viene deciso dalle azioni di quelli che in termini aziendali non sono degli amministratori delegati, ma dei manager di medio livello che spesso danno prova di una leadership pari o addirittura superiore a quella del Gran Capo.

Questa e' la storia di un uomo, anzi di un "manager di medio livello" che si trovo' da solo e con pochissime informazioni  a dover decidere del futuro della sua azienda: gli Stati Uniti d'America in uno dei momenti piu' difficili della loro storia.

Questa e' la storia del Brigadier Generale John Buford Jr, comandante della 1 Divisione di cavalleria unionista dell'Armata del Potomac. Un uomo che non era ne' Alessandro Magno, ne' Norman Schwarzkopf, ma il collega, leader e amico che tutti vorremmo avere quando la merda si abbatte sul ventilatore.


"Qualcuno ha il numero di cellulare di John Buford?"



"Un magnifico cavaliere"

Woodford County e' una letargica contea del Kentucky, stato del sud-est statunitense e patria della musica country e Bluegrass, da cui splendide fanciulle coi capelli rossi e nomi come Savannah, Alyssa e Kaitlyn, scappano giustamente a gambe levate per cercare fortuna e quattrini nelle grandi metropoli e finire generalmente a fare le cameriere a Los Angeles o le mignotte a Las Vegas.

Il 4 marzo del 1826, nella cittadina di Versailles, Woodford County, Kentucky, Anne Bannister Howe Watson Buford, diede alla luce un roseo bebe' che chiamo' John, esattamente come il babbo.

I Buford erano quella che oggi chiameremmo una "famiglia allargata", in cui, oltre al giovane John, allignavano i due fratelli Thomas Jefferson e James Monroe (da cui si evince che babbo John Sr aveva una passione per i presidenti americani dell'epoca e una scarsa immaginazione) piu' una dozzina di fratellastri e sorellastre nati dai matrimoni precedenti dei suoi genitori.

Quella di John Jr era una ricca famiglia con una grande tradizione militare e proprio guardando all'albero genealogico di Buford credo si possa comprendere a fondo il grave trauma inflitto agli Stati Uniti dalla Guerra di Secessione, che possiamo paragonare alla guerra fratricida seguita all'armistizio dell'8 settembre 1943 in Italia.

Il nonno di John aveva infatti sposato una donna della famiglia virginiana degli Early e questo significa che trentasette anni dopo, il comandante di cavalleria nordista si trovo' a combattere proprio a Gettysburg  contro il cugino di quarto grado: il generale confederato Jubal Early, mentre il cugino di primo grado, Abraham "Abe" Buford divenne un comandante di cavalleria sudista che combatte' nel Teatro Occidentale del conflitto.

Alla morte della madre, stroncata da una epidemia di colera, il giovane John si trasferisce con la famiglia a Rock Island, Illinois, dove il padre inizia una brillante carriera di uomo d'affari e politico nelle file dei democratici, fieri avversari del suo futuro comandante in capo, il presidente repubblicano Abraham Lincoln.

La passione di John, in linea con la tradizione militare di famiglia, sono i cavalli e le armi con cui familiarizza ben presto fino a diventare, nelle parole del suo futuro amico e collega, generale John Gibbon " un magnifico cavaliere e un ottimo tiratore".

Dopo aver frequentato il Knox Manual College Labor di Galesburg, il giovane riesce a entrare a West Point dove arriva sedicesimo nel suo corso.

"Parlava poco e lentamente, ma aveva una mente rapida - ricorda Gibbon - non si distinse particolarmente negli studi, ma i suoi progressi all'accademia furono marcati da un progresso costante e da una grande capacita' di applicazione: la miglior prova di carattere e determinazione per un ufficiale."

"Carattere e determinazione": il Maggior Generale John Buford.

Dopo essersi diplomato, il sottotenente Buford viene assegnato al Primo Squadrone Dragoni e successivamente al Secondo Squadrone Dragoni dell'Esercito degli Stati Uniti.

I Dragoni, nati come "archibugieri a cavallo" nel XV secolo, erano sostanzialmente  "fanteria montata" che scendeva da cavallo per combattere a piedi e veniva solitamente utilizzata in ruoli di polizia, antinsurrezionali e antiguerriglia, .

E proprio in tale ruolo, Buford partecipo' nel 1856 a una campagna contro gli indiani Sioux, in cui si trovo' ironicamente a fianco dell'uomo che affronto' direttamente a Gettysburg: l'allora tenente Henry Heth, futuro comandante della divisione confederata che ingaggio'  la cavalleria di Buford, dando inizio alla piu' grande battaglia combattuta sul suolo americano.

Anche qui la Storia non poteva essere piu' paradossale e ironica: Heth e Buford erano molto simili, perche' erano due uomini d'azione, ma mentre Buford aveva palle e cervello, Heth possedeva solamente le prime.

In sostanza, oggi avrebbe fatto una folgorante carriera a Wall Street.

Tutto palle e niente cervello: perfetto per Wall Street. 
Il Maggior Generale Henry Heth.

Allo scoppio della Guerra di Secessione nell'aprile del 1861, l'allora capitano di cavalleria John Buford si trovo' a dover decidere tra la lealta' alla sua terra natia, il Kentucky, schieratosi coi confederati del presidente Jefferson Davis, e quella alla sua nazione: gli Stati Uniti.

"Una notte, dopo l'arrivo della posta - dice sempre l'amico Gibbon - ci trovammo tutti nella stanza di Buford a commentare le notizie. A un certo punto, lui prese la parola  per informarci che il Governatore del Kentucky gli aveva mandato un lettera in cui gli offriva tutto quello che voleva, a patto che fosse tornato per unirsi alla Confederazione. Io, con parecchia trepidazione, gli chiesi che cosa gli avesse risposto e lui, sempre con quel suo tipico tono deliberatamente lento, disse: 'gli ho fatto sapere che sono un capitano dell'Esercito degli Stati Uniti e che intendo rimanerlo.'
Non potete immaginare il mio sollievo quando udii quelle parole."

Nei due anni che seguirono - difficili e quasi disastrosi per l'Unione - Buford venne promosso Brigadier Generale e assunse il comando di una brigata di cavalleria, distinguendosi particolarmente nell'ambito della Campagna della Virginia del Nord, in cui  arrivo' molto vicino a catturare il "Rommel" confederato, generale Robert E. Lee e il superbo comandante della cavalleria sudista Jeb Stuart.
Il suo ottimo lavoro di intelligence, salvo' inoltre dalla distruzione l'Armata della Virginia nordista dopo la battaglia di Cedar Mountain ( 9 agosto 1862). Poche settimane dopo, Buford venne ferito leggermente in uno scontro con la cavalleria rivale di Jeb Stuart a Lewis Ford, durante la Seconda Battaglia di Bull Run (per i confederati la Seconda Battaglia di Manassas), persa nettamente dall'Unione.

Nell'estate del 1863, dopo varie promozioni e incarichi nella cavalleria nordista, John Buford si ritrova col grado di Maggior Generale al comando della 1 Divisione di cavalleria dell'Armata del Potomac, guidata dal generale George Gordon Meade.

Il 29  giugno di quell'anno, Buford si convince  che le sorti della guerra si decideranno  in Pennsylvania  e osservando il terreno della valle di Cumberland, dal Passo di Monterey, commenta quasi sopra pensiero : "Entro 48 ore, i due eserciti si concentreranno in un campo laggiu' e una grande battaglia sara' combattuta"


Il Blu e il Grigio alla resa dei conti: Pennsylvania, 1 luglio 1863

A Washington faceva un caldo porco e il presidente Abraham Lincoln ne aveva le palle piene.

Forse avrebbe dovuto veramente mollare tutto e mettersi a fare il cacciatore di vampiri.

Molto meglio infatti affrontare una legione di "non morti", che una brigata ululante di quei diavoli grigi che stavano facendo sistematicamente a pezzi il suo esercito e lo Stato dell'Unione.

Le "urla dei ribelli", le chiamavano i suoi uomini: un grido acuto e selvaggio che quei demoni emettevano prima di  lanciarsi alla carica con la baionetta inastata. 

Anche i vampiri se la sarebbero data a gambe. Figurarsi dei poveri adolescenti di Boston o Chicago.

 Meglio Dracula che questi qui.

Che poi, gli giravano ancor di piu' le palle, perche' in cuor suo sapeva che il buon Billy Yank era un ottimo e coraggioso soldato, esattamente come quell'ululante cafone campagnolo di Johnny Rebel: la differenza stava tutta nella leadership.

Johnny Rebel aveva dei comandanti superbi, mentre Billy Yank, una fila di  inconcludenti, incompetenti e pomposi idioti.

Johnny Rebel aveva Robert Lee, quell'impeccabile gentleman virginiano con la barba candida e l'aria da patriarca saggio e benevolo nella sua elegante uniforme grigia perfettamente stirata, che sfortunatamente non era solo un impeccabile gentleman, ma un genio tattico che prendeva a calci in culo l'Unione da due anni.

"Impeccabile gentleman virginiano"

Lui invece aveva avuto solo una sfilza di incapaci come quel prudente fesso di  George McClellan, che vabbe', almeno era prudente, e quell'inetto di Ambrose Burnside, che vabbe', almeno sapeva di essere inetto e lo aveva sempre ammonito di non farsi affidare il comando nemmeno di un plotone di furieri.
Per non parlare di Joseph Hooker, l'ultimo comandante dell'Armata del Potomac, che sulla carta sembrava audace e pieno di idee, ma che alla prova dei fatti si era liquefatto sotto lo stress e la genialita' di Lee, che con forze nettamente inferiori lo aveva gonfiato come una zampogna due mesi prima a Chancelorsville: la peggiore disfatta dell'Unione fino a quel momento.

Di fronte al rischiosissimo piano di Lee e alla sua brillante esecuzione, Lincoln non poteva negare di provare una segreta ammirazione: il gentleman virginiano, contravvenendo a tutti i principi dell'arte militare, aveva diviso le sue forze di fronte a un nemico numericamente superiore e lo aveva bastonato ferocemente, grazie anche alla  timidezza e indecisione di Hooker.

Insomma, in due anni di guerra, non era riuscito a trovare uno, ma dico un comandante decente, tanto che al culmine della disperazione aveva persino pensato di assumere quell'italiano, quel Garibaldi, che in Sudamerica prima e successivamente nel suo paese, aveva dimostrato capacita' militari notevoli.

Oddio, a dire il vero c'era un uomo in gamba: quell'Ulysess Grant che stava assediando Vicksburg sul Mississippi, l'unico teatro dove l'Unione stava facendo progressi, ma i suoi consiglieri gli avevano detto di stare alla larga da Grant perche' era un  ubriacone con un pessimo carattere, anche se lui non ne era del tutto convinto e aveva mandato il suo amico e giornalista Charles Dana per tenerlo d'occhio e riferire.

Tuttavia, anche se avesse voluto, in quel momento non avrebbe potuto togliere Grant da Vicksburg, la cui caduta era di capitale importanza per l'Unione, e cosi' per affrontare il gentleman virginiano e la sua armata infernale di zotici schiavisti, aveva fatto un ultimo tentativo affidando i 90.000 uomini dell'Armata del Potomac a George Gordon Meade, comandante del V Corpo e subordinato di Hooker, che nonostante l'aria mesta da menagramo, sembrava piu' aggressivo e intelligente di tutti i predecessori.

Il menagramo.


E intelligente e aggressivo lo sarebbe dovuto essere, perche' nonostante non fosse ancora stato inventato, Lincoln sapeva che la merda stava per abbattersi sul ventilatore e Lee si apprestava a invadere il Nord per la seconda volta.


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Robert E. Lee non lo poteva sapere perche' non aveva e non avrebbe mai sentito parlare della Panzerarmee Afrika, ma la sua situazione era molto simile a quella in cui 79 anni dopo si sarebbe trovato un altro genio tattico come lui; il Feldmaresciallo Erwin Rommel alla vigilia dell'invasione dell'Egitto e della battaglia di El Alamein.

L'invasione della Pennssylvania aveva un duplice scopo: alleggerire la pressione sul Teatro Occidentale della guerra e su Vicksburg, dove le cose per la Confederazione andavano decisamente male, e, posto che gli fosse riuscito di annientare o sconfiggere l'Armata del Potomac, costringere al tavolo delle trattative Abraham Lincoln.

Non era un mistero che il morale e la determinazione dell'Unione fossero decisamente scossi dopo la serie di brucianti sconfitte inflittegli dai confederati dell'Armata della Virginia Settentrionale e la prospettiva di avere Washington quasi indifesa dopo l'ennesima debacle nel "cortile di casa" nordista, avrebbe potuto dare il colpo di grazia alla volonta' dell'Unione di continuare la guerra.

Lee sapeva tuttavia che si trattava di una operazione rischiosa e contraria alla strategia decisa dal suo Presidente Jefferson Davis che prevedeva solamente la difesa dei territori confederati in attesa di un riconoscimento ufficiale del suo governo o addirittura di un intervento al suo fianco, da parte di Francia e Inghilterra.

Giocarsi il tutto per tutto e soprattutto le scarse riserve umane e materiali dell'economia sudista, in una sola e singola mano, avrebbe potuto rivelarsi un azzardo fatale.

Personalmente e in retrospettiva credo che Lee avesse fatto la scelta giusta, che era poi l'unica: annientare la volonta' di combattere dell'Unione con un colpo decisivo e mortale era per la Confederazione la sola opzione possibile, prima che in un conflitto lungo e caratterizzato da un enorme attrito umano e materiale,  la superiorita' industriale e demografica del Nord si concretizzasse, come puntualmente accadde.

E in tal senso, Robert Lee e l'Armata della Virginia Settentrionale erano nella stessa posizione di Rommel 79 anni dopo: l'Afrika Korps che aveva battuto nettamente gli inglesi a Tobruk, si trovava tuttavia alle prese con gravi problemi logistici e materiali. Piu' Rommel indugiava, piu' gli inglesi si rafforzavano e l'unico modo per annullare la superiorita' materiale e logistica britannica (con il concreto e fondamentale apporto americano) era infliggere all'8a armata gia' demoralizzata, una sconfitta netta che avrebbe aperto ai tedeschi le porte del Canale di Suez, la cui perdita avrebbe inflitto un colpo gravissimo all'economia bellica dell'Impero Britannico.

Sia nel caso di Lee, sia in quello di Rommel e seppure in contesti strategici  molto diversi, il tempo giocava a loro sfavore, in ossequio alla massima di Napoleone secondo cui il terreno perduto si puo' riguadagnare, ma il tempo, mai.

Ad ogni modo, ora che l'Armata della Virgina Settentrionale era entrata in Pennsylvania, il vero problema sia  per Lee, sia per il suo avversario Meade, stava nel trovare e ingaggiare il nemico in  una battaglia decisiva.

Sia i confederati, sia le forze dell'Unione non avevano infatti la piu' pallida idea di dove si trovasse il nemico e i due eserciti sembravano due giganteschi lottatori di sumo bendati che si cercano a tentoni su un campo da calcio.

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La "mitologia" di Gettysburg, vuole che  la battaglia venne iniziata in maniera assolutamente casuale da un distaccamento di sudisti inviati a cercare scarpe con cui sostituire le loro calzature logore, in un deposito nelle vicinanze della cittadina.

Questa secondo gli storici e' una leggenda apocrifa, ma sul fatto che la battaglia inizio' con una serie di schermaglie che in seguito risucchiarono i due eserciti in una gigantesca escalation della durata di tre giorni dove vennero coinvolti complessivamente 160.000 uomini, non esiste alcun dubbio.

Quella di Gettysburg fu una battaglia non cercata, in cui i partecipanti dovettero adattarsi alle condizioni imposte da una partenza determinata dal caso.

E in una situazione simile, quello che in ogni scontro militare e' un fattore molto importante, ovvero la scelta del terreno, diventa vitale e fa la differenza tra vittoria e sconfitta.

A questo punto per continuare a leggere e facilitare la comprensione degli eventi, pubblico le cartine del campo di battaglia e vi invito cortesemente a consultarle.


Il campo di battaglia di Gettysburg durante il primo giorno degli scontri: le frecce rosse rappresentano le direttrici d'attacco sudiste, quelle blu le posizioni nordiste.


L'azione dilatoria di Buford. Le frecce rosse sono i sudisti, i blu sono i nordisti.


La cittadina di Gettysburg, come si evince dalle cartine, era il crocevia di una serie importante di strade, vitali per i rifornimenti di entrambi gli eserciti. A sud del centro abitato si trova una serie di ripide colline che si estendono da sud a nord-est, (da Little Round Top, passando per Seminary Ridge, Cemetery Hill fino a Culp's Hill) assumendo la forma di una specie di  "uncino".

E proprio su una di queste colline, Seminary Ridge, sulla cupola del Seminario Teologico Luterano, una scuola post-universitaria costruita nel 1826, il Brigadier Generale John Buford osservava il terreno sottostante dove aveva disposto gli uomini della 1a Divisione di Cavalleria nordista: a sud della strada di Chambersburg Pike la brigata del generale William Gamble, e a nord, sui contrafforti di McPherson Ridge, quella del generale Devin.

Buford in cima alla cupola e la sua visione del campo di battaglia.


Buford non si trovava li' per caso: il giorno precedente, la brigata confederata del generale J. Johnston Pettigrew proveniente da Cashtown, a nord-est di Gettysburg, si era scontrata con truppe dell'Unione, ma Pettigrew, che pensava di aver affrontato un manipolo di miliziani locali e non aveva assolutamente idea di stare marciando verso l'intera Armata del Potomac, prosegui' l'avanzata su Gettysburg, dove Buford aveva prudentemente posizionato i suoi picchetti di cavalleria, per capire chi e cosa stesse muovendo sulla citta' e raccogliere informazioni.

Dopo aver brancolato per giorni nel buio piu' totale, i due lottatori di sumo stavano per trovarsi.

Alle 7: 30 del mattino del 1 luglio 1863, le colonne della divisione sudista del generale Henry Heth, parte del Terzo Corpo del Tenente Generale A. P. Hill, incapparono in quello che e' l'equivalente militare di una cellula fotoelettrica collegata a un dispositivo d'allarme, ovvero la prima sottile linea di cavalleggeri di Buford.

Dopo un breve scambio di colpi le vedette nordiste ripiegarono e i confederati, che capirono di aver fatto scattare l'allarme, si disposero in linea e si prepararono ad affrontare il nemico: 7600 fanti sudisti contro 2400 cavalleggeri nordisti.

Ora, noi la consistenza numerica delle due forze la conosciamo oggi a 150 anni di distanza dagli eventi, ma Buford all'epoca era solo consapevole della sua, perche' era completamente avvolto in quella che in gergo militare si chiama "Nebbia della Guerra": in sostanza non sapeva chi avesse di fronte e soprattutto quanti.

Il generale nordista doveva quindi prendere una serie di decisioni e tutte molto alla svelta riguardo alla valutazione e stima delle forze del nemico, la situazione tattica della sua unita' nell'ambito di quello scontro con i relativi ordini da impartire, e allo stesso tempo, fare un salto di livello per visualizzare la situazione strategica dell'intero campo di battaglia e le conseguenze che una sua decisione avrebbe avuto una volta passate le informazioni di quel contatto ai livelli superiori di comando.

In sostanza:

A) Chi e' che ho davanti? Si tratta di una "ricognizione in forze" sudista o e' l'avanguardia dell'Armata della Virginia Settentrionale che marcia su Gettysburg?

B) Dopo aver informato i miei superiori della situazione e fornito una valutazione attendibile sulla consistenza delle forze nemiche, cosa deve fare la mia unita' ?

C) Attendo ordini  o faccio di testa mia?

In poche parole, gli eterni dilemmi di ogni ufficiale che si trova in una situazione simile.

Buford comincio' quindi a scrutare attentamente col binocolo la strada di Chambersburg Pike dove era avvenuto il contatto coi sudisti, e la serie di creste che si ergevano a sud e sud-est della citta'.

Nel 1863 Sigmund Freud aveva 7 anni ed era solo il figlio di un commerciante ebreo della Galizia trasferitosi a Vienna, quindi John Buford  non sapeva assolutamente niente della "libera associazione di idee freudiana", ma piu' l'ufficiale nordista guardava quelle alture boscose e piu' gli veniva in mente un'imagine: anzi, un singolo nome  che come una mosca fastidiosa gli ronzava nel cervello rifiutandosi di farsi scacciare:

Fredericksburg

Nel dicembre dell'anno precedente, nella cittadina sita sulle rive del fiume Potomac, sette divisioni unioniste dell'Armata del Potomac guidata da Ambrose Burnside,  si erano scagliate in quattordici cariche successive contro le alture di Marye's Height, sulle quali si erano trincerati i confederati del generale James B. Longstreet.

Ondata dopo ondata di giacche blu, si era infranta sanguinosamente contro il muro di piombo eretto dalle salve di fucileria dei diavoli grigi, nel tentativo di attraversare il terreno scoperto e scalare i ripidi pendii delle alture.

Una carneficina costata all'Unione 9000 fra morti e feriti contro i 1500 dei confederati.


Buford sapeva che la sua cavalleria leggera non aveva nessuna possibilita' di resistere a un attacco determinato della fanteria sudista, quindi sarebbe stato saggio e logico disimpegnarsi, e, dopo aver informato Meade, limitarsi a mantenere uno "schermo protettivo" per spiare i movimenti sudisti in attesa di ordini.

Ma era anche consapevole del fatto che se quelle truppe non erano un semplice distaccamento confederato, ma l'avanguardia dell'intera armata di Lee che avanzava su Gettysburg, e lui gli avesse lasciato il tempo di impadronirsi delle colline a sud della citta',  l'Armata del Potomac rischiava di finire in una riedizione di Fredericksburg su scala colossale.

E per l'Unione non sarebbe stata una sanguinosa sconfitta, ma una decisiva e irreparabile catastrofe.

Buford poso' il binocolo, trasse un profondo respiro e spedi' un portaordini alla brigata di Gamble.

Gamble doveva ingaggiare battaglia coi sudisti per ritardare la loro avanzata e permettere cosi' alle avanguardie del I Corpo nordista di attestarsi saldamente su Seminary Ridge e gli altri rilievi, in attesa del grosso delle forze di Meade.

Anche il generale Henry Heth invio' un portaordini alle sue due brigate disposte in linea davanti alla cavalleria nordista, ingiungendogli di attaccare il nemico, nonostante gli ordini ricevuti da Lee di attendere il resto delle forze sudiste in caso di contatto.

Heth era soddisfatto: non bisognava dar tregua al nemico. Bisognava picchiare duro e approfittare dell'occasione anche se a volte questo comportava dei rischi. Lee era troppo prudente.

Del resto, questo e' quello che si chiede a un ufficiale, pensava Heth: assumersi dei rischi. E maggiore il rischio, maggiori i guadagni.

Heth non lo poteva sapere, ma aveva appena fatto una monumentale cazzata.

Le carabine a retrocarica Sharps dei cavalleggeri di Gamble non potevano competere con la potenza di fuoco, la gittata e la precisione dei  moschetti inglesi a canna rigata Enfield 1853 in dotazione ai reggimenti di fanteria sudisti, ma quello che non potevano fare in termini di potenza di fuoco, poteva essere compensato dal volume di fuoco: le carabine  nordiste sparavano e si ricaricavano piu' rapidamente dei moschetti ad avancarica sudisti, che fra l'altro esponevano il soldato al fuoco nemico, perche' l'operazione di ricarica si poteva fare solo stando in posizione eretta, mentre il cavalleggero nordista ricaricava l'arma inserendo la cartuccia nella culatta, invece che dalla canna. Quindi era possibile sparare, mettersi al coperto, ricaricare e sparare di nuovo.

Gli uomini di Gamble smontarono da cavallo e dopo essersi messi al riparo dietro alcune staccionate, aprirono un intenso fuoco di soppressione contro i sudisti, il cui scopo, esattamente come nei polizieschi americani dove l'eroe dice all'amico fesso innamorato della gnoccona del film che poi pero' se la tromba l'eroe, di coprirlo mentre attraversa la strada, e' esattamente quello di far tener giu' la testa al nemico.

Cosa che per l'azione dilatoria della cavalleria di Buford, era perfetta.

Col passare delle ore tuttavia, la superiorita' numerica confederata e la potenza di fuoco dei reggimenti schierati in linea comincio' a farsi sentire, coi cavalleggeri nordisti che faticavano sempre piu' a contenere la metodica avanzata dei sudisti, che fra l'altro avevano portato in posizione una batteria di cannoni.

A quel punto sarebbe bastata un carica in massa dei confederati, e le giacche blu sarebbero state travolte e annientate.

Buford, che seguiva lo scontro da Seminary Ridge, capi' che la brigata di Gamble era arrivata al punto di rottura e poco prima delle 10:30 del mattino, ordino' ai suoi uomini di disimpegnarsi.

Un conto e' ritardare il nemico ingaggiandolo con decisione, un altro farsi spazzare via, e siccome Buford aveva raggiunto l'obbiettivo, decise che non era il caso di fare l'eroe con la vita dei suoi uomini.

Le tre ore guadagnate da Buford furono assolutamente vitali per l'Armata del Potomac e permisero al I Corpo del generale Reynolds, che ebbe una breve conversazione con Buford, di attestarsi sulla cresta di Seminary Ridge e McPherson Ridge.

Heth, che disubbidendo agli ordini di Lee di aspettare rinforzi (lo stesso errore che aveva fatto con la sua unita' a Chancelorsville), aveva iniziato la battaglia e trascinato nella mischia  l'intera Armata della Virginia Settentrionale a spizzichi e bocconi invece che come una singola forza, commise nel frattempo la seconda cazzata di quel giorno, attaccando il I Corpo nordista trinceratosi su Seminary Ridge e McPherson Ridge  e venendo sanguinosamente respinto.

Nei due giorni successivi, gli uomini di Robert E. Lee attaccarono ferocemente  "l'uncino"di colline  nordiste da tutte le direzioni: nord-ovest, nord, nord-est, sud e infine al centro, cercando inutilmente di spezzarlo in quella che, grazie all'intuizione di Buford, fu effettivamente una riedizione di Fredericksburg, ma a ruoli invertiti.

Il culmine della battaglia il terzo giorno, fu segnato dalla celeberrima "Carica di Pickett", un coraggiossimo, ma inutile attacco in massa sudista contro il centro dello schieramento unionista, reminiscente delle  "cariche banzai" suicide giapponesi nella Seconda Guerra Mondiale, che si infranse contro l'artiglieria e le salve di fucileria nordiste.

Un magnifico gesto eroico, che come tanti magnifici gesti eroici della storia militare era evitabile e termino' in un bagno di sangue,  ma che entro' nell'immaginario collettivo degli stati del sud degli USA diventando l'equivalente dei 300 spartani di Leonida alle Termopili.

A Gettysburg non si invertirono solamente le posizioni tattiche e le prestazioni delle due armate, ma anche le capacita' di leadership dei due eserciti: i comandanti nordisti, che fino a quel punto non avevano brillato per pianificazione, intelligenza, audacia ed esecuzione, fornirono una prova superba e molte delle azioni decisive furono condotte su iniziativa personale di ufficiali inferiori dell'Unione.

Al contrario, i comandanti sudisti che fino a Gettysburg erano sembrati per flessibilita', iniziativa e intelligenza  l'inarrestabile equivalente confederato dello Stato Maggiore tedesco nei primi tre anni della Seconda Guerra Mondiale, precipitarono improvvisamente in uno stato di paralisi e confusione, reso ancor peggiore da un irrigidimento della catena di comando in puro stile sovietico, in virtu' del quale, tutte le decisioni vennero delegate a Lee.

E l'impeccabile gentleman virginiano, uno dei piu' grandi geni tattici della Storia e maestro di quella che viene definita "difesa attiva", non si rivelo' all'altezza della situazione.

Lee aveva combattuto e combatte' magnificamente anche dopo Gettysburg salvando i sudisti dall'annientamento in diverse occasioni e dando  filo da torcere all'Unione e all'altro genio che si ritrovo' ad affrontare, Ulysses Grant, per altri due anni, ma sfortunatamente perse il controllo della battaglia piu' importante della sua carriera e per la sua nazione. L'unica battaglia che non poteva permettersi di perdere.

Gettysburg fu senza dubbio lo spartiacque della Guerra di Secessione: per i confederati piu' che una Stalingrado o una Waterloo, fu una Kursk, nel senso che nell'invasione della Pennsylvania, esattamente come i tedeschi nel 1943, i sudisti si giocarono in una singola mano  tutte le scarse risorse economiche e demografiche del sud, e dopo la sconfitta, sempre come i tedeschi, non furono piu' in grado di riprendere l'iniziativa che passo' all'Unione.

Per l'Unione la vittoria in Pennsylvania, a parte l'indubbia valenza militare che fu in parte vanificata dalla decisione di Meade di non incalzare e annientare i confederati sconfitti come avrebbe fatto Napoleone, ebbe un significato politico immenso: non solo sollevo' il morale nordista, ma il successivo Discorso di  Gettysburg pronunciato dal Presidente Lincoln il 19 novembre 1863 all'inaugurazione del cimitero militare della cittadina, cemento' la volonta' del Nord di proseguire la lotta per abolire la schiavitu' e preservare l'Unione, tendendo allo stesso tempo una mano riconciliatrice ai soldati del sud, quando Lincoln afferma che nessun soldato dell'Unione o della Confederazione e' caduto invano.

Un capolavoro di politica e arte oratoria da parte di un grande politico e oratore e una pietra miliare nella storia degli Stati Uniti.

Dopo Gettysburg, come Lee probabilmente temeva, la superiorita' materiale, industriale e demografica del Nord divenne inarrestabile, ma non fu solo quella a determinare l'esito del conflitto.

Dopo Gettysburg, una nuova generazione di ottimi e aggressivi comandanti nordisti, di cui Buford faceva parte, sostitui' gli incapaci e i dilettanti nelle armate dell'Unione: uomini come Philip Henry Sheridan e William Tecumseh Sherman, la cui audace "Marcia verso il Mare" con  cui taglio' le linee confederate penetrando ( e devastando con gravi perdite fra i civili: il primo assaggio delle guerre del XX secolo) in Alabama e Georgia, divento' un classico dell'arte militare e il "template" di altre operazioni simili, tra cui il "colpo di falce" tedesco del 1940 alle spalle di inglesi e francesi, l'accerchiamento della Terza Armata egiziana da parte degli israeliani nella Guerra del Kippur del 1973 e la liberazione del Kuwait di Norman Schwarzkopf nella 1a Guerra del Golfo del 1991.

Ma soprattutto, dopo Gettysburg, Lincoln trovo' il suo Lee in Ulysses Grant, il migliore di quella generazione di comandanti nordisti, che assunse il comando di tutte le armate unioniste nel marzo 1864: anzi, probabilmente trovo' il suo Zhukov, perche' la  visione strategica e le capacita' logistico-operative di Grant sono senza dubbio paragonabili a quelle del grande generale sovietico.


E Buford?

Prima di occuparci della carriera successiva del generale nordista, credo sia necessaria una breve riflessione sulle azioni e lo stile di leadership sia di Buford, sia del suo rivale Henry Heth, perche' le azioni dei due ufficiali non solo diedero inizio alla grande battaglia, ma posero in effetti le fondamenta di quella che sarebbe stata la vittoria dell'Unione e la sconfitta della Confederazione a Gettysburg.

Buford e Heth fecero entrambi di testa loro e questo non e' un male, anzi, e' quello che generalmente si chiede a un ufficiale  in tutti gli eserciti degni di questo nome: mostrare indipendenza di giudizio e iniziativa, specie  nei momenti critici, poiche' non di rado chi e' presente sul luogo dell'azione ha una visione piu' chiara dei pericoli o delle opportunita' di chi e' lontano dallo scontro, ed e' quindi in grado di fornire un tassello vitale al puzzle strategico che viene composto sul tavolo dei comandi superiori.

Ma fra le azioni dei due esiste una fondamentale differenza perche' Heth disubbidi' agli ordini, mentre Buford prese l'iniziativa e non si tratta di una questione puramente semantica, come potrebbe sembrare.

L'insubordinazione e' un gesto grave, perche' al di la' delle conseguenze oggettive, che possono essere anche positive, o a livello formale in termini di disciplina e gerarchia, spezza il rapporto di fiducia reciproco che esiste e su cui si basa ogni catena di comando: io ho fiducia nei miei superiori, loro hanno fiducia in me.

Disubbidire all'ordine di un superiore, nel caso di un ufficiale, e' un po' come il partito minore di una coalizione di governo che vota contro il governo o addirittura promuove una mozione di sfiducia contro il governo.

Ripeto, le conseguenze oggettive dell'insubordinazione sul campo di battaglia possono essere anche molto positive e portare alla vittoria come e' accaduto in innumerevoli casi nella storia, ma proprio perche' si tratta di un evento straordinario, le motivazioni di questa "mozione di sfiducia" nei confronti della leadership superiore devono essere altrettanto straordinarie e pienamente giustificabili.

Henry Heth non aveva alcun motivo valido per disubbidire agli ordini di Lee  (e del suo diretto superiore A. P. Hill), sia dal punto di vista della situazione contingente, perche' a differenza di Buford la sua aggressivita' non aveva alcun obiettivo immediato che non fosse quello di attaccar battaglia, ma soprattutto, e questo e'  anche piu' grave, sia dal punto di vista della fiducia nei suoi superiori, perche' Lee fino a quel momento aveva dimostrato di essere un leader estremamente competente, quindi non c'era alcuna ragione da parte di Heth per dubitare della saggezza degli ordini ricevuti dal suo comandante in capo.

Heth agi' di testa sua esclusivamente per assecondare il suo ego, la sua impulsivita' e la sua aggressivita' e non spinto da motivazioni urgenti o da qualcosa che lui aveva visto e Lee no.

Buford al contrario e che fra l'altro avrebbe avuto tutti i motivi per dubitare della competenza dei suoi superiori alla luce della loro performance negli scontri precedenti, prese l'iniziativa restando nell'ambito degli ordini ricevuti, ma soprattutto corse un rischio calcolato fondato su una magistrale valutazione della sua situazione tattica, del quadro strategico e delle capacita' della sua unita'.

Se quella sudista si fosse rivelata una ricognizione in forze, Buford avrebbe potuto comunque disimpegnare agilmente i suoi cavalleggeri dalla lenta fanteria sudista dopo aver accertato l'entita' e le intenzioni del nemico.

Ma se le truppe di Heth erano veramente l'avanguardia dell'Armata della Virginia Settentrionale che intenzionalmente o no, stava marciando su Gettysburg, allora  diventava vitale guadagnare tempo per permettere al grosso delle truppe nordiste di attestarsi sulle colline circostanti, perche' li' si sarebbe combattuta una grande e decisiva battaglia.

Senza contare che Buford raggiunse i suoi obbiettivi con perdite assolutamente irrisorie, mentre Heth che presso' testardamente l'attacco delle sue tre brigate senza aspettare i rinforzi,  prima contro la cavalleria nordista e poi contro il I Corpo dell'Unione, fu respinto da quest'ultimo con gravi perdite.

Buford si confermo' degno della fiducia che i suoi superiori nutrivano in lui e delle responsabilita' che il suo grado comportava, confermando allo stesso tempo la fiducia nella catena di comando sopra di lui, mentre Heth e' come se avesse detto a Lee, "fatti da parte vecchio scemo e fai fare a me".

Con conseguenze catastrofiche.


Dopo Gettysburg, John Buford prese parte al fiacco inseguimento delle truppe confederate e si distinse nuovamente nella Campagna di Bristoe del 1863.

Nel dicembre di quell'anno, il generale nordista contrasse il tifo (cosa normale durante la Guerra di Secessione, visto che la maggior parte delle perdite dei due eserciti non fu causata da pallottole e granate, ma da batteri e malattie) e si ritiro' a Washington dove tuttavia continuo' a peggiorare.

Il 16 dicembre il suo amico generale George Stoneman lo propose a Lincoln per la promozione a Maggior Generale e Lincoln acconsenti'.

Quando quello stesso giorno fu messo al corrente della notizia e in condizioni ormai disperate, Buford chiese "ma fa sul serio?" e poi, quando gli venne assicurato che la promozione era vera, aggiunse, "ormai e' troppo tardi. Ora vorrei poter vivere".

Al capezzale di Buford erano presenti il suo attendente, capitano Myles Keogh (fervente cattolico irlandese che combatte' in Italia con le truppe vaticane contro i piemontesi nel 1860 e che dopo aver servito l'Unione fu ucciso con  Custer a Little Big Horn) e il suo fedele servitore Edward, che Buford maltratto' in un attacco di delirio causato dalla febbre, e con cui si scuso' successivamente.

La moglie Pattie, che si era messa in viaggio da Rock Island non fece in tempo a raggiungerlo: John Buford Jr spiro' alle 2 del pomeriggio del 16 dicembre 1863 e le sue ultime parole furono: "Mettete sentinelle su tutte le strade e non lasciate che gli uomini fuggano nelle retrovie".

Il comandante della 1a divisione di cavalleria dell'Armata del Potomac che con la sua brillante iniziativa, aveva dato all'Unione il vantaggio iniziale a Gettysburg,  fu sepolto a West Point con tutti gli onori militari e nel 1895 una statua in bronzo di Buford fu eretta a Gettysburg.



Il suo nome venne dato alla comunita' piu' piccola degli Stati Uniti,  Buford, Wyoming (una casa, un piccolo supermercato e un distributore di benzina), che nel 2012 venne venduta all'asta per 900.000 dollari dal suo proprietario a un vietnamita, e nel 1992 al carro leggero M8 "Buford"  che doveva servire come sostituto dell'M551 Sheridan (altro collega di Buford) e che venne pero' poi abbandonato in favore dell'IAV Stryker.


Buford, Wyoming.

Il carro leggero M8 "Buford".



10 comments:

dvd said...

Grazie del post, l'ho divorato!

Them said...

Ier sera son passato di qua e ci ho trovato ancora il secondo post sul Paciugotto.

Ti devo pensare più spesso... :)

Non posso commentare nel merito, il pezzo merita comunque il solito bicchiere della bottiglia buona durante la lettura!
Grazie.

Anonymous said...

Che fine ha fatto Heth? spero lo abbiano mangiato vivo.
Bellissimo pezzo!

Icaro

itto ogami said...
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Palmiro Pangloss said...

Bel post! Hai letto The Battle Cry of Freedom?

Yossarian said...

@Palmiro

Nope. E' bello?

Cacca Bubu said...

ciao Yossarian, non commento mai (lo so, sono un riprovevole lurker :P) ma ti leggo da un po' e devo dire che questo è un post fantastico.

Non voglio fare il solito complimento da ruffiano, ma il tuo stile è davvero coinvolgente, in più leggendo si percepisce la tua passione per la storia e per la tattica militare.

Ancora complimenti.
Non conoscevo Buford, ma leggendo le sue gesta capisco il perchè di un post dedicato.

Te l'ho già detto che sei un narratore eccezionale? :)

Anonymous said...

Yossarian non si legge: si divora, si trangugia con avidita' famelica e quando sei arrivato alla fine ne vorresti ancora, ma LUI ti tiene in astinenza per mesi per poi procurarti un'onverdose che non ti uccide, ma ti rende tossico-dipendente con la bava alla bocca che aspetta con pazienza certosina che dalla sua fontana sgorghi qualche altra goccia delle Umane Faccende cui abbeverarsi per riprovare l'ebbrezza infinita dei suoi storici excursus.

Peccato abbia smesso di farci le sue analisi della politica contemporanea: quella nazionale e internazionale. Se uno voleva capirci qualcosa doveva leggere i suoi post quando ancora la merda dei nostri giorni riusciva ad ispirargli qualche acutissima fulgurazione.

Eppure siamo in tanti a sperare che un giorno tornera' a deliziarci con i suoi penetrantissimi "points of view".

Vero, Yossarian, che lo farai?

Tonia Maccani

giovannifrancescosagredo said...

Grazie Yossarian, sono stato per un mese in giro fra Boston, Baltimore, Washington, in giro per musei, memorials e domani faccio un salto a Philadelphia. Partendo da Baltimore, sfioro Gettysburg e Harrysburg. Purtroppo non credo di farcela ad allungare per vedere il battle field, ho speso troppo tempo fra i "reperti" e il tempo stringe. Un altra grande battaglia condizionata dall'orografia, e un fine guerra condizionato da batteri e virus, right? L'inizio della battaglia ricorda una reazione chimica, una reazione spontanea con emissione di calore. Tutta l'energia è li, pronta per essere liberata, poche molecole la cominciano e tutto avviene naturalmente: gli ufficiali sono come gli enzimi, possono solo controllare come liberare l'energia. Poi arriva il Big Father e dice che nessuno è morto invano (discorso scolpito dentro il memoriale di Lincoln). Ma cosa intendeva veramente? "...that these dead shall not have died in vain". Secondo me, e questo me lo suggerisce la forza della prima parte del discorso, non c'e' nessun "appeasement" verso i confederati e questa reinterpretazione sincretista fa parte della "riconciliazione".

Ilse said...

This is great!