Wednesday, 5 February 2014

Bollicine: quer pasticciaccio brutto di Oxfam,Scarlett Johansson & Sodastream



Prima di raccontarvi la storia molto interessante delle polemiche fra l'attrice Scarlett Johansson, Oxfam e l'azienda israeliana Sodastream, credo sia necessaria una breve premessa.

Il Medio Oriente e' quello che potremmo definire "il Cubo di Rubik della Storia".

L'area geografica compresa tra Africa e Asia e conosciuta anche come la "Culla della Civilta'" e' da piu' di 4000 anni un inestricabile rompicapo composto, come il celeberrimo puzzle di Erno Rubik, da una miriade di istanze e questioni politiche, economiche, religiose etiche e morali  che con estrema difficolta' si cerca di ricomporre in un "pattern" razionale, e che tuttavia, esattamente come accade girando le facce colorate del cubo, ogni volta che si pensa di aver trovato la soluzione, si complicano ulteriormente.


Il Medio Oriente. Sharm el Sheikh, dove andate a  brillantare spendendo quattrini che non avete e che poi vi tocca mangiare pane e sputo per tre mesi, e' il quadrato rosso in fondo a destra.

In Medio Oriente nulla e' come sembra:  il Medio Oriente e' il gioco di specchi del finale de "La Signora di Shangai" di Orson Welles e non stupisce quindi che di fronte a questo labirinto di dilemmi e ambiguita', si sia sempre cercato, specie nel XX secolo, specie in Occidente e specie per quanto riguarda uno dei nodi piu' intricati della regione, ovvero il conflitto arabo-israeliano e israelo-palestinese, un "Filo D'Arianna ideologico" che consentisse di orientarsi nel dedalo politico e religioso dell'area.

L'ideologia e'  un teorema che non ha bisogno di dimostrazione perche' vale in quanto tale.

E' una "teoria del tutto" che spiega ogni cosa in maniera estremamente efficace dividendo il mondo in Buoni e Cattivi e dove se qualcosa non funziona e' la realta' che e' sbagliata.

I vantaggi di questo approccio cognitivo e filosofico alla realta' consistono nell'estrema semplificazione di ogni  complessa questione morale, economica,sociale, etica, religiosa e politica: approccio che risulta particolarmente utile nel caso di un mefistofelico Cubo di Rubik storico come il Medio Oriente.

In realta' e' come dare un Rasoio di Occam a Sweeney Todd, il diabolico barbiere di Fleet Street.

Non viene usato per sfrondare gli "enti inutili" dai fenomeni ma per tagliargli la gola, ammazzando ogni tentativo di analisi razionale.

L'altro effetto perverso, e forse il peggiore, di questo approccio al conflitto arabo-israeliano e israelo-palestinese e' che l'Occidente se ne e' servito  per operare un transfert collettivo delle proprie paure e dei propri demoni collocandoli una simbolica arena dove si affrontano il Bene e il Male rappresentati da capitalismo e anticapitalismo, modernita' e oscurantismo, liberta' e oppressione, democrazia e dittature, barbarie e civilta'.

 Il Medio Oriente e' diventato il "Colosseo Privato" della destra e della sinistra occidentali dove i gladiatori delle due parti combattono all'ultimo sangue fra le grida e gli schiamazzi della plebe e dei patrizi che assistono sugli spalti e che decidono la sorte di chi cade nella polvere con un semplice pollice verso o all'insu'.

Per scrivere questo post ho deciso quindi di approfondire la vicenda di  Oxfam, Scarlett Johansson e Sodastream scartando tutta la fuffa ideologica che solitamente impedisce qualsiasi analisi o discussione storica e razionale sul Medio Oriente e che purtroppo le trasforma invariabilmente in delle "Armageddon al Bar Sport" con i tifosi di israeliani e palestinesi che si accapigliano in base a preconcetti, luoghi comuni e colossali menzogne storiche.

Naturalmente non mancheranno le mie opinioni personali sulle quali siete liberi di esprimere dissenso o supporto, ma ogni commento che non si atterra' strettamente ai fatti narrati nel post o che tentera' di dirottare la discussione sui triti binari ideologici tipici delle discussioni sul Medio Oriente verra' spedito direttamente nell'inceneritore protonico di cazzate.

Buona lettura.

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Apriamo il "pasticciaccio brutto" con un espediente narrativo tipico di molti romanzi, film e serie televisive, ovvero con la presentazione dei personaggi che all'inizio conducono vite separate o non si conoscono.


La Sodastream e' una azienda israeliana che fabbrica e vende un gasatore per produrre in casa acqua minerale e bibite gassate.


 Le origini della ditta non sono tuttavia israeliane visto che venne fondata nel 1903 in Inghilterra da Guy Hugh Gilbey, proprietario della distilleria di gin W & A Gilbey Ltd.
Molto popolare nel Regno Unito durante gli anni 70 e 80, il gasatore e l'azienda  vennero vendute prima alla britannica Cadbury Schweppes e successivamente nel 1998 alla compagnia israeliana Soda-Club che fino a quel momento ne era stata il distributore ufficiale ed esclusivo per il mercato dello stato ebraico.

Oggi Sodastream, capitanata dal CEO Daniel Birnbaum, e' presente in 20 paesi, impiega piu' di 1400 dipendenti, ha un fatturato di 562 milioni di dollari (2013) e' listata al Nasdaq di New York e i suoi prodotti sono venduti in piu' di 60.000 negozi in 45 paesi.

Come altre aziende del settore, compresi i due colossi Coca Cola e Pepsi e la Nestle' con George Clooney, anche quella israeliana ha deciso recentemente di reclutare un testimonial prestigioso dal mondo holliwodyano.


Scarlett Johansson e' una attrice  molto brava, intelligente e, dettaglio tutt'altro che trascurabile, una gnocca assolutamente portentosa che abbiamo visto recentemente nei panni di Black Widow/ Natasha Romanoff in Iron Man 2 e The Avengers, prodotti dalla Marvel Studios. Due film, a mio giudizio, semplicemente colossali.
La Johansson come tanti altri attori e attrici ( compreso l'onnipresente George Clooney) e' anche impegnata  in attivita' umanitarie e nel 2005 e' diventata l'Ambasciatrice Globale di una celebre ONG.


"TOPA, TOPONA, SUPERTOPA- sf. pl. "tope, topone, supertopone" : termine dialettale usato principalmente in Toscana per indicare una ragazza di particolare bellezza" 

Oxfam e' senza dubbio una "decana" delle ONG (organizzazioni non governative). Fondata nel 1942 in Inghilterra da un gruppo di quaccheri, attivisti sociali e accademici di Oxford, e' oggi composta da una confederazione di 17 ONG che lavorano con 3000 partner in piu' di 1000 paesi per trovare la soluzione alla poverta' e all'ingiustizia.

Come spesso accade a tante ONG anche quella britannica si e' trovata al centro di polemiche. Hanno fatto e fanno discutere alcune delle sue campagne e certe scelte di campo giudicate non esattamente "imparziali".
Sorprendentemente, alcune delle critiche sono giunte da sinistra tramite i web magazine britannici di quella radicale New Internationalist e Red Pepper, e dalla rivista laburista New Statesman che l'hanno in sostanza accusata di avere una struttura da multinazionale, di essere antidemocratica, di curare i sintomi  ma non le cause della poverta' e di arrogarsi prerogative che spetterebbero ai governi.
Per quanto riguarda il conflitto israelo-palestinese, Oxfam e' favorevole alla soluzione dei due stati, ha esortato Israele a rimuovere l'embargo a Gaza e sostiene che tutto quello che viene prodotto al di la' della "Linea Verde" dell'armistizio del 1949, non dovrebbe riportare l'etichetta "Made in Israel".

Birkenstock: per l'attivista di Oxfam che non deve chiedere. Mai.


A questo punto seguendo il filo dell'espediente narrativo citato in apertura del post, si verifica l'evento catalizzatore che fa incrociare le vite e i destini dei personaggi, come la pandemia influenzale de "L'ombra dello Scorpione" se siete zozzi & zotici come il sottoscritto o l'invasione napoleonica della Russia di "Guerra e Pace" se ve la tirate da colti tritapalle.


Il Superbowl e' l'evento sportivo statunitense piu' importante dell'anno. L'equivalente per il football americano della finale di Champions League e della Coppa del Mondo di calcio riunite insieme.

Come e' facile immaginare, gli spazi pubblicitari della serata sono ambitissimi e costosissimi e gli executive di corporation e multinazionali sono pronti a vendere la mamma e a emettere futures su moglie e figli per aggiudicarsene uno.

Sodastream non solo ci riesce, ma si gioca il suo prestigioso testimonial, ovvero la Johansson, e qui casca la prima tegola.

Fox, l'emittente televisiva che trasmette l'evento,  impone alla azienda israeliana di tagliare il finale dello spot dove la Johanson dopo aver sviolinato le virtu' del farsi una bibita in casa, sbertuccia la Apple e la Microsoft del settore dicendo; " Ci dispiace per voi, Coca & Pepsi".

La decisione della Fox lascia di stucco l'azienda israeliana, ma a parziale consolazione di Daniel Birnbaum e come accade quasi sempre con tutto quello che viene censurato nell'era di internet, il video originale non sforbiciato finisce su You Tube e diventa virale, rivelandosi un boomerang per la Fox e una vittoria pubblicitaria per Sodastream.

Il problema e' che anche qualche dirigente di Oxfam vede il filmato e scaglia la seconda tegola sulla testa di Scarlett che viene accusata di fare pubblicita' a una azienda israeliana che opera in un insediamento di coloni ebrei nei territori della West Bank palestinese in flagrante violazione della linea etica  (e politica) della ONG britannica  (e dell'ONU) secondo cui gli insediamenti rappresentano una violazione delle leggi internazionali.

Oxfam chiede quindi alla Johansson di scegliere, poiche' ritiene che nella posizione dell'attrice ci sia un evidente conflitto d'interessi: o fa l'ambasciatrice della  ONG o la testimonial per Sodastream.

La Johansson replica che a dispetto della locazione della fabbrica, Sodastream offre un lavoro ben remunerato a molti palestinesi e costituisce una sorta di "ponte della pace" fra le due comunita'.

Ma Oxfam non demorde, l'attrice nemmeno e alla fine decide di interrompe il suo rapporto con la ONG.

A questo punto nella vicenda s'inseriscono vari gruppi internazionali  capitanati da BDS (Boycott, Divestment and Sanctions), un gruppo di attivisti palestinesi fondato nel 2005 che si batte per fare a Israele quello che i contadini irlandesi fecero nel XIX secolo all'amministratore terriero inglese Charles Boycott, il cui ostracismo dalla comunita' locale ha originato l'omonimo verbo in inglese e in italiano.

La tesi dell'accusa, oltre alla vexata quaestio degli insediamenti, e' che lo stabilimento Sodastream nei pressi dell'insediamento di Mishor Aduminum e' una specie di sweatshop capitanato da un negriero (Daniel Birnbaum) che sfrutta i  lavoratori palestinesi, li discrimina e li fa lavorare come muli per una salario da un cazzo e uno sputo.

La difesa per bocca del CEO Birnbaum ribatte che i dipendenti palestinesi sono trattati come quelli israeliani e che il salario e gli altri benefit, compresa pensione e assicurazione sanitaria fornita dall'azienda sono uguali per tutti i dipendenti.

Nella fattispecie, 500 palestinesi, 450 arabo- israeliani e 350 israeliani.

In piu', secondo Birnbaum, lavorare insieme aiuta il processo di pace nell'area e la comprensione fra due popoli che spesso e volentieri si sparano addosso.

E per ribadire il concetto fa girare un video in cui si descrivono le attivita' della azienda e dove vengono intervistati i dipendenti israeliani e palestinesi.

A questo punto ci troviamo a un bivio: se prendiamo la strada principale non andiamo molto lontano perche' alla radice c'e' il problema  degli insediamenti israeliani nella West Bank la cui soluzione puo' arrivare solo dai piani alti della politica, quindi il governo israeliano, l'Autorita' Nazionale Palestinese e i mediatori internazionali.

I fan ideologici delle due parti possono quindi, se desiderano, fermarsi a questo punto del post e accomodarsi al bar Sport per azzuffarsi come fanno di solito.

 Buon divertimento e non sporcate troppo perche' il sangue non vien via facilmente e le tintorie costano un botto.

Ma i commenti non ve li pubblico.

Tutti gli altri, possono imboccare l'altra strada che temo abbia molte sfaccettature, ma che al contrario del famigerato puzzle dell'ingegnere ungherese, non e' irrisolvibile e credo riveli aspetti molto interessanti e poco conosciuti di quello che e' il...



...mondo del lavoro nella West Bank



La tesi dell'accusa relativa a Sodastream si basa essenzialemente sulla testimonianza anonima di un lavoratore palestinese riportata dalla Reuter e da vari siti filopalestinesi.

Un po' poco per affibbiare del negriero a Birnbaum. Persino i processi farsa dei regimi totalitari si servono di molteplici testimonianze per incastrare i "colpevoli".

D'altro canto, se dovessimo assolvere integralmente Sodastream sulla base esclusiva del video, o pecchiamo d'ingenuita' o siamo essenzialmente stupidi.

Nessun video che pubblicizza una azienda, in nessuna parte del mondo vi verra' a dire che il CEO e' un farabutto o che sarete trattati come bestie da soma. Tantopiu' se l'azienda si trova in una parte del mondo soggetta a fortissime tensioni politiche.

Quindi, approfondiamo.

Il PIL israeliano ammonta a 252 miliardi di dollari, quello della West Bank a 8 e su questa disparita' pesano molti fattori, fra i quali indubbiamente l'estrema corruzione dell'Autorita' Nazionale Palestinese e le restrizioni ai confini che Israele impone per garantirsi la sicurezza da attentati e azioni terroristiche.
L'economia israeliana, anche nella West Bank, rappresenta comunque un magnete e una componente importantissima dell'economia palestinese.

Il 10% della forza lavoro palestinese  (69.000) e' impiegata in aziende israeliane in cui ( le cifre originarie delle fonti sono in dollari che ho cambiato in euro) il salario medio giornaliero ammonta a 34 euro, contro i  17 di quelle nell'area amministrata dell'ANP e  le imprese israeliane che si stabiliscono negli insediamenti dei coloni all'interno della West Bank godono di significativi sgravi fiscali e altri incentivi dal governo di Gerusalemme.


Il discusso status degli insediamenti e della West Bank, ha indubbiamente fornito l'occasione per costituire sacche di illegalita' in cui imprenditori israeliani senza scrupoli (leggi anche "farabutti") con l'attiva collaborazione di agenzie interinali palestinesi corrotte, sfruttano la manodopera palestinese.

L'organizzazione non-profit israeliana Kav-LaOved (partner di quella anglo-irlandese Christian Aid) ha condotto una lunga battaglia contro queste pratiche illegali e ha pubblicato un dossier sulla situazione dei lavoratori palestinesi in Israele e nella West Bank.

Al di la' delle possibili obiezioni circa l'imparzialita' della ONG israeliana, si tratta comunque di un documento sobrio, lucido e interessante che mette in luce le responsabilita' da entrambe le parti.

Negli ultimi anni, tuttavia, la situazione di quella che era effettivamente un "terra di nessuno" dei diritti dei lavoratori e' cambiata considerevolmente grazie all'impegno di settori della societa' israeliana e palestinese.

Il risultato piu' significativo ottenuto da queste campagne di sensibilizzazione e' la sentenza del 2007 della Suprema Corte Israeliana che estende i diritti dei lavoratori israeliani (compreso salario minimo, diritto di sciopero e di far causa al datore di lavoro) a tutti i lavoratori palestinesi della West Bank. Sentenza  ratificata l'anno scorso.

In questo contesto, Sodastream aderisce alle disposizioni della Suprema Corte Israeliana.

E ora tiriamo le somme.

I lavoratori palestinesi della Sodastream guadagnano fino a 2000 dollari al meseche nella valuta della UE fanno 1478 euro mensili e godono di tutti i benefici dei lavoratori israeliani.

E qui scusate se divago, ma non posso evitare un paio di considerazioni.

Lavoratori italiani, persino i palestinesi guadagnano piu' di voi. Lasciate perdere PD, PDL e quel cialtrone di Grillo e fatevi occupare da Israele.

Giovani italiani che popolate le universita' e poi restate disoccupati, fate finalmente un buon uso di quella cazzo di kefiah con cui ci tritate le palle da generazioni. Fingetevi palestinesi e fatevi assumere nella West Bank.


"Salaam Aleikum: mi chiamo Mhario "Al-Aqsa" Rhossi . E' qui che fanno i colloqui di lavoro per Sodastream?"

Ciodetto, il lavoro non e' solo questione di averne uno e di uno stipendio come predicano i fessi seguaci delle cazzate neoliberiste, ma e' anche questione di "condizioni e qualita' del lavoro".

E' quindi perfettamente plausibile che esistano discriminazioni o ricatti all'interno dell'azienda. Sicuramente in alcuni casi li possiamo ricondurre alla diatriba fra i due popoli, ma stando ad altre testimonianze, (e specifico che Haaretz e' un quotidiano israeliano di sinistra che spesso assume posizioni in netto contrasto con quelle del suo governo) si tratta di  "normali" problemi che tutti i lavoratori devono affrontare in qualsiasi parte del mondo, anche occidentale, nei confronti della strategie e delle politiche economiche della dirigenza.

Sodastream non sara'  "l'azienda modello" (che non esiste nemmeno in Svizzera), ma non e' assolutamente quella specie di incrocio fra un gulag e una piantagione di cotone del Sud schiavista degli USA, dipinta dagli attivisti filopalestinesi e, piu' recentemente, dall'ex-bassista dei Pink Floyd Roger Waters che se davvero combatte razzismo e discriminazione dovrebbe essere conscio di stare avventurandosi  in un terreno molto pericoloso e ambiguo quando nei suoi tour fa volare il suo ben noto maiale con una Stella di Davide proiettata sopra.



Ringrazio il blog inglese "Shiraz Socialist" da cui e' tratta la foto.


E proprio Shiraz Socialist (uno di quei blog di sinistra che mi piacciono insieme al mitico Harry's Place) ha pubblicato una risposta alla lettera di Waters in cui si debunkano miti e sciocchezze ideologiche sulla situazione dei lavoratori palestinesi all'interno della West Bank.

Situazione che indubbiamente in non pochi casi e' tuttora al limite della legalita' o rientra nell'illegalita', ma che le recenti disposizioni del governo israeliano hanno contribuito a migliorare, anche se persistono problemi legati all'attuazione dei controlli e a una certa lentezza della burocrazia israeliana.

Al di la' degli innegabili  abusi che gli imprenditori israeliani hanno commesso nei confronti della popolazione palestinese, chi accusa Israele di essere uno "stato fascista" non ha evidentemente ben chiaro il "modus operandi" dei regimi fascisti.

Non mi risulta che Mussolini abbia mai permesso a sindacalisti  socialisti o a organizzazioni umanitarie italiane di battersi contro lo sfruttamento dei lavoratori somali o libici, o addirittura di far approvare leggi per difenderne i diritti.

Un procedimento, quello del governo israeliano,  insolito perfino per le democrazie.

Durante l'occupazione americana dell'Iraq  non mi pare che i lavoratori iracheni impiegati nelle basi USA abbiano usufruito di una legge del Congresso statunitense che garantiva loro gli stessi diritti di quelli americani.

E non si tratta di "operazioni cosmetiche", visto che i  palestinesi scioperano, combattono per i loro giusti e innegabili diritti e cominciano a portare in tribunale gli imprenditori israeliani che fanno i furbi.

Mi auguro che la questione degli insediamenti venga risolta nelle sedi politiche dalle due parti, ma gli attivisti filopalestinesi non possono far finta di ignorare che l'economia israeliana fornisce una stampella notevole a quella palestinese e che boicottare sempre e indiscriminatamente non aiuta gli abitanti della West Bank, come perfino il quotidiano saudita Al-Arabya fa osservare.

In attesa di una soluzione politica della disputa sulla West Bank, sarebbe forse piu' saggio per gli attivisti fare pressione sulle autorita' israeliane per implementare i controlli e il rispetto delle norme per la legislazione sul lavoro, visto che gli strumenti esistono.

E magari battersi con lo stesso zelo con cui boicottano Israele, contro l'endemica corruzione all'interno dell'Autorita' Palestinese, altra grave causa dell'arretratezza della West Bank.


Guerre commerciali, ONG e multinazionali



Come citato in apertura del post, la decisione della Fox di censurare la pubblicita' della Sodastream per il Superbowl e' apparsa inspiegabile al CEO dell'azienda israeliana (e non solo).

Negli Stati Uniti la pubblicita' comparativa e' permessa a patto che non offenda o denigri la concorrenza, ma come fa capire  il CEO di Sodastream, "ci dispiace per voi, Coca & Pepsi" non e' esattamente come  "ci dispiace per voi Coca e Pepsi perche' vendete merda di cammello".

Perche' per una frase assolutamente innocua l'emittente USA non ha permesso quello che e' stato in precedenza sempre permesso ad altre aziende e non di rado in termini assai piu' "oltraggiosi"?

In una intervista rilasciata al quotidiano israeliano Jerusalem Post, il Chief Marketing Officer di Sodastream Ilan Nacash non ha peli sulla lingua e accusa la Fox di aver agito intenzionalmente dopo essere stata sottoposta a pressioni dai due colossi citati nel video, Coca Cola e Pepsi. Quest'ultima fra gli sponsor dell'evento.

La Fox si e' rifiutata di commentare, ma il Jerusalem Post spiega che la tesi di Nacach trova credito nel mondo del business.

Sodastream ha avuto in passato grossi guai legali con Coca Cola.

Oltre all'indubbia qualita' del prodotto, il cavallo di battaglia della azienda israeliana e' infatti "l'impatto ambientale zero" che il suo gassatore consente di  ottenere grazie all'eliminazione di bottiglie e lattine.

Come riporta Forbes, due anni fa Sodastream lancio' una aggressiva campagna pubblicitaria e di marketing incentrata proprio su questo, esponendo in 20 citta' diverse del globo quella che venne chiamata "La Gabbia", un enorme contenitore dove i dipendenti di Sodastream avevano raccolto in bottiglie e lattine quello che una famiglia media consuma in 5 anni.

Una quantita' enorme come si vede dalla foto.




Coca Cola citando la presunta violazione del  marchio, per di piu' a scopi denigratori, a causa delle sue  lattine e bottiglie  mostrate e contenute nella Gabbia, aveva inviato una lettera di diffida a Sodastream, ma il CEO israeliano aveva risposto picche aggiugendo di trovare ridicola la pretesa del colosso di Atlanta di reclamare la proprieta' di lattine e bottiglie abbandonate nei quattro angoli del globo.

"Se le cose stanno cosi' -  disse  Birnbaum a Forbes - allora Coca Cola dovrebbe essere citata per danni e trascinata davanti alla Corte Internazionale di Giustizia per i danni ecologici arrecati al pianeta".

La controversia legale e' ancora in corso.

E Oxfam in tutto questo?

Nel 2011 l'ONG inglese entra in una partnership con Coca Cola per analizzare l'impatto sulla poverta' della azienda statunitense in Zambia e in Salvador come riporta il blog statunitense "US Food Policy" del professor Parke Wilde che insegna presso la Friedman School of Nutrition Science della Tufts University di Boston.

I costi della ricerca vengono suddivisi tra Oxfam e Coca Cola, che contribuisce con 400.000 dollari come dice il direttore di  Oxfam America’s Private Sector Department, Chris Jochnick al blog "Food Politics" di Marion Nestle che aveva sollevato critiche sulla eticita' della collaborazione.

 Chris Jochnick nello spiegare alla Nestle la politica della ONG verso le grandi multinazionali e rivendicando l'autonomia e la trasparenza di Oxfam, aggiunge che in una precedente occasione (2008-2010) non legata alla partnership in corso, Coca Cola aveva donato alla ONG  due milioni e mezzo di dollari per effettuare interventi umanitari  in Sudan.

A onor di cronaca va anche detto che Oxfam in passato aveva attaccato pesantemente Coca Cola sulla vicenda delle appropriazioni delle terre nei paesi del Terzo Mondo.

A questo punto ho finito e vi invito a trarre indipendentemente le vostre conclusioni visto che vi ho fornito tutto il materiale necessario per mettere in moto i neuroni e magari fare qualche ulteriore ricerca.

Per quanto mi riguarda non posso che fare due osservazioni di carattere personale.

La prima e' che la vicenda di Oxfam riporta alla ribalta la questione dell'autonomia e neutralita' di certe ONG rispetto agli sponsor. Cosa che viene descritta nel magistrale volume della giornalista olandese  ( e fra l'altro decisamente di sinistra) Linda  Polman, "War Games: The Story of Aid and War in Modern Times", che vi consiglio caldamente.

La seconda e' che proprio a causa di questa "zona grigia" Oxfam si ritrova nuovamente nella bufera e certe sue giustificazioni lasciano piuttosto perplessi.

Domenica scorsa sulla vicenda di Sodastream l'ONG ha rilasciato un comunicato stampa, ribadendo le sue posizioni sui prodotti israeliani della West Bank, ma affermando di non essere assolutamente contraria al commercio con Israele e di non sostenere in alcuno modo i boicottaggi.

Ma secondo un giornalista del quotidiano britannico Daily Telegraph, questa versione non corrisponde esattamente alla verita'.

Leggetelo perche' e' interessante e come sempre fatevi una opinione. Vostra.

Ora  scusate ma devo andare perche' mi si scuoce la pasta.


14 comments:

Finrod said...

bell'articolo, ne è valsa la pena continuare a venire nel blog per mesi in attesa di un nuovo post :-)
Non sono d'accordo, principalmente, con la tesi che il Levante sia "da piu' di 4000 anni un inestricabile rompicapo", imho è così da massimo 150 anni, prima... boh, un po' sì un po' no, per dire nel V° secolo ad essere un rompicapo era l'Europa occidentale, e quella una regione molto stabile, idem per buona parte dell'epoca ottomana.
Comunque sono anni che va avanti 'sta storia di Sodastream, ogni volta che si solleva la polvere penso di comprare il loro affare ma... poi mi ricordo che odio le bevande gassate e mi limito a dei datteri israeliani :-)

shevathas said...

Articolo molto interessante yoss. Leggerti è sempre un piacere.

Riguardo all'articolo solo due riflessioni: per i ludi gladiatorii ideologici la realtà deve solo fornire un pretesto per far iniziare i giochi e veder scorrere il sangue.

E il secondo, riguardo ai tanti filoquest'e quello: è più facile campare facendo i paladini antisistema uccisori di draghi invisibili che andando lì a sporcarsi le mani.

PS
Spero riprenda a pubblicare anche le tue riflessioni sul blog oltre agli, interessanti, articoli di storia.

Michele Cavenago said...

Scarlett è una top di gamma della categoria "Supertope", quindi qualunque cosa faccia poi scatta l'operazione "occhi da cerbiatta" e l'operazione "tette e culo da infarto" e noi le vogliamo bene comunque.

Per il resto un bellissimo post, con molti spunti. Grazie Yoss della sbatta monumentale di ricerca fonti e informazioni!

Condor said...

Sempre un piacere leggerti, anche se mi cadi su quella cagata immonda che risponde al nome di Iron Man 2,

Cosimo Catalano said...

Scusa se mi permetto di rompere su un'inezia, ma conoscendo la tua precisione trovo che in questa frase:
"...e' oggi composta da una confederazione di 17 ONG che lavorano con 3000 partner in piu' di 1000 paesi per trovare la soluzione alla poverta' e all'ingiustizia."
...ci sia uno zero in più.
I Paesi nel mondo sono circa 186 (più o meno)!

Sul resto del post sono d'accordo con te al 1000%. E' sempre un piacere leggerti, anche se magari avrei posto di più l'accento sul fatto che le polemiche siano solo un flame commerciale fra i Big delle bibite gasate ed un concorrente poco attaccabile su altri fronti.

נחום said...

Bel post. Ma, giusto per chiarire
1) lo stabilimento sodastream NON viola la legalita' internazionale, visto che si trova nella area C, che secondo gli accordi di Oslo e' sotto sovranita' israeliana
2) Scarlet Johanson e' ebrea. Quindi
2a) esistono ebrei biondi
2b) lei e' politicamente molto di sinistra
2c) e' abituata a vedere le cose con i suoi occhi, e prima di accettare il ruolo di ambasciatrice Sodastream e' stata in loco, proprio come andava in loco in Africa per la Oxfam, prima di metterci la faccia
3) Sodastream fa parte del gruppo Ecostream. Che ha un negozio qua a Brighton, anche se lavora prevalentemente all'ingrosso, come fornitore di tutti i negozi che vogliono diventare piu' ecologici, ridurre l'impatto ambientale ecc.
4) un gruppo di coglioni si trova ogni settimana davanti al negozio Ecostream per incitare al boicottaggio sbroc dei prodotti israeliani sbroc
5) cosa piu' unica che rara, gli ebrei di Brighton rispondono. E mi fermo qua, perche' sono coinvolto in prima persona.

shalom, salaam

Yossarian said...

@Finrod

"quella una regione molto stabile, idem per buona parte dell'epoca ottomana"

Be',oddio, sotto gli arabi i vari califfati se le sono suonate di santa ragione per tutto il medioevo.


Uno dei motivi per cui i crociati inizioalmente ebbero successo e furono in grado di reggere per due secoli, fu proprio la frammentazione del mondo arabo.

Gli arabi persero la Spagna proprio per questo motivo.

Sotto gli ottomani la regione si stabilizzo', questo e' vero, ma solo a partire dal XV secolo.

:-)



@Condor

A me Iron Man 2 e' piaciuto, ma no prob. De Gustibus. :-)


@Cosimo Catalano

"e' oggi composta da una confederazione di 17 ONG che lavorano con 3000 partner in piu' di 1000 paesi"

Hai perfettamente ragione. Una svista nell'editing e ho messo uno zero di troppo. Grazie per la segnalazione.


@Nahum

"cosa piu' unica che rara, gli ebrei di Brighton rispondono."

Giusto. Riempiteli di mazzate perche' certa gente capisce solo le mazzate.




Attila said...

Yoss, qui, dopo mesi a non commentare, sono a contestarti:

(Drum, please)

La Johanson ha due tette indiscutibili e tutto il resto, ma attrice no, dai, ha 2 espressioni facciali in tutto e come "Vedova Nera" (tracagnotta, visto che doveva essere fumettisticamente parlando una Milla Jovovich con un 30 cm di gamba in più) era come Rosy Bindi in un film di Rocco Siffredi...

Per il resto, ti ringrazio, perché sei stato l'unico che è riuscito a spiegarmi correttamente come si sono svolte le cose, perché, dai vari giornali (non solo italioti, questa volta), non è che si fosse capito molto, per dirla con un eufemismo...

Cordialità

Attila

Anonymous said...

Gran bel pezzo di articolo :D
Questa mattina alla radio ho sentito che Coca Cola ha acquisito una concorrente di SodaStream americana e anche lei si metterà a produrre cialde (che esistono già nei bar/McDonalds...)

Enrico Marsili said...

Yoss, bel pezzo, con linkoni di qualita`. Se fosse un articolo accademico te lo passerei con una minor revision.
Anche perche`la signora Scarlet mi piace assai.
Ho la macchinetta della sodastream in salotto. Non conoscevo la storia.
Riguardo ai salari e alla rottura dell`isolamento dal basso, nulla da dire. Molti palestinesi hanno ancora un cervello funzionante, e vorrebbero semplicemente lavorare bene per vivere meglio. Dall`altro lato, gli imprenditori israeliani hanno bisogno di manodopera.
Visto che i tuoi post richiedono parecchia documentazione, mi sa che mi tocca ripassare ad Aprile...

Yossarian said...

@Attila

Grazie per aver apprezzato.

Sulla Johansson invece non ammetto critiche.

Mi fa bollire il sangue. :-D


@Enrico Marsili

Grazie anche a te, perdipiu' condividi la mia passione per Scarlett.

No, puoi ripassare prima di aprile. Ora che spero di aver risolto vari problemi fra cui alcuni di carattere personale spero di potere scrivere di piu'. :-)

AZ said...

Dal Medio Oriente ti applaudo!

Comunque continuo a pensare che staccare gli adesivi colorati dal cubo di Rubik per poi ri-incollarli fraudulentamente colore per colore sia un'idea da rivalutare.

Marta Maria Casetti said...

Su Scarlett Johansson non ho da dire altro che:

http://www.youtube.com/watch?v=ncgjW1i8ZrM

"This moron is giving me everything." "I... don't give... everything..." [Sguardo]

(Non ho trovato una versione con i sottotitoli del dialogo russo, ma va bene così. Tanto conto che abbiate visto il film.)

redazione topgonzo said...

Non so se Lei abbia visto, sig. Yossarian, che il sottoscritto red. cac. ha copiato, aggiungendo soltanto una breve introduzione, il Suo post sul blog della redazione. Mi scuso per l'atto arbitrario e, complimentandomi per quello che ha scritto e per come lo ha scritto (ho letto d'un fiato in piena notte) La ringrazio per la Sua inconsapevole collaborazione.