Tuesday, 21 October 2014

L'Isis e la nebbia di guerra occidentale




In tedesco "Nebel des Krieges", in inglese "Fog of War", in italiano "Nebbia di Guerra".
 Espressione coniata dal teorico militare prussiano Carl von Clausewitz  che nel gergo militare indica la difficolta' di ottenere informazioni attendibili in situazioni di guerra, per esempio riguardo alle manovre nemiche.

WHAT THE FUCK IS ISIS?

Sebbene vengano genericamente definiti  "terroristi", gli uomini e l'apparato dello Stato Islamico del Levante non sono propriamente tali e non si tratta di una mera questione lessicale.

Strutturalmente l'Isis c'entra poco con Al-Qaeda - un vera e propria organizzazione terroristica - ma - a parte la fede sunnita - ha molto in comune con Hezbollah.

Si tratta infatti di un apparato politico-militare che occupa e amministra un territorio, in grado di sostenere e scatenare operazioni  belliche  "ibride" servendosi di dottrine politiche e  militari "simmetriche" e "asimmetriche".

Tradotto dal "militarese" significa che l'Isis, come Hezbollah, e' in grado di sostenere e scatenare un conflitto non convenzionale con tutte le risorse materiali e finanziarie di uno stato servendosi di tecnologie avanzate sia sul campo di battaglia sia sul terreno mediatico e propagandistico.

Quest'ultimo e ' molto importante in tutte le guerre, ma per un movimento ideologico-religioso che come l'Isis ha degli obiettivi politici a lungo termine rappresenta uno dei cardini della sua strategia.

Da questo punto di vista lo Stato Islamico del Levante ha fatto uno scatto di qualita' significativo rispetto ai video casalinghi di bin Laden o i siti web scrausi che reclamizzano la Jihad.

Si e' inventato "Dabiq" ovvero il magazine patinato di news e attualita' geopolitica del Califfato, sullo stile di  Limes, Times o L'Economist.

Grafica, carta, caratteri e impaginazione sono estremamente professionali, moderni e ricalcano gli analoghi magazine occidentali, compreso l'uso abbondante di Photoshop.

E c'e' anche la versione on line scaricabile.

Fra uno stupro e l'altro, un curdo fatto sodomizzare da un dromedario e decapitazioni varie et assortite, il miliziano del Califfato puo' rilassarsi e informarsi leggendo le ultime raffinate analisi militari e politiche del suo imam sul suo Kindle.

Dabiq sta ai ciclostile delle Brigate Rosse e ai video con camera fissa di bin Laden come Internet sta al telegrafo.

Il passato










Il futuro





"Ma la propaganda e i media non vincono le guerre" sentenziera' a questo punto il pragmatista da bar sport che quando sente la parola "media" pensa agli intellettuali di sinistra e a legioni di inutili laureati in Scienze delle Comunicazioni.

Sbagliato: la propaganda  non serve a vincere, ma a convincere.

Nei conflitti la propaganda e i media sono come l'Haka degli All Blacks.





Devono "caricarvi", convincervi che siete il Bene, che il nemico e' il Male, devono fargli paura e possibilmente provocarlo, inducendolo a commettere gli errori di chi reagisce impulsivamente, oppure a costringerlo a svelare un bluff.

Che e' esattamente quello che fa l'Isis quando pubblica le foto di San Pietro con la bandiera nera dell'islam radicale o minaccia gli Stati Uniti e l'occidente con "bagni di sangue".

L'Isis fa l'Haka degli All Blacks.

Vi strilla "fatevi sotto"  perche'  come sosteneva il matematico statunitense Herman Khan circa la deterrenza nucleare, " una minaccia per funzionare deve essere credibile" e l'Isis provoca sia per serrare i ranghi, sia per capire se quella dell'Occidente lo sia.

E a quanto pare non lo e'.

L'altra caratteristica di questa forma "ibrida" di conflitto armato e' la flessibilita' che consente all'Isis di passare indifferentemente da forme di guerra "irregolare" a tattiche "regolari" a seconda della necessita'.

La "guerra ibrida" non e' una novita' assoluta: i precursori di questo tipo di operazioni militari furono  i boeri nel conflitto che dal 1899 al 1902 li oppose all'Impero Britannico

Le colonne mobili a cavallo di irregolari boeri erano mobilitate, sostenute e guidate dagli apparati statali dell'Orange Free State e del Transvaal.

I "Commando" boeri ( "commando" era il termine afrikaan per designare l'unita' di base boera. Un po' come dire "manipolo" o "coorte") erano sostanzialmente dei miliziani privi di uniforme che combattevano indifferentemente sia come irregolari, sia come regolari all'interno di una struttura militare tradizionale con ufficiali e generali.

Nella maggior parte dei casi si comportavano come tutte le guerriglie adottando le classiche tattiche "mordi e fuggi" di ogni guerrigliero che  si rispetti, ma all'occorrenza erano in grado di concentrarsi e accettare battaglia come un esercito tradizionale e contro un esercito regolare combattendo con dottrine convenzionali.


Il risultato di questa flessibilita' fu inizialmente disastroso per gli inglesi e rappresento' per le dottrine militari dell'Impero e dell'epoca un vero e proprio trauma.

In battaglie come Spion Kop e Magersfontein, unita' di irregolari sconfissero nettamente un esercito regolare combattendo in maniera convenzionale.

Un po' come se i talebani accettassero battaglia in campo aperto contro una intera divisione corazzata statunitense e la riempissero di legnate.

In questo contesto quello dell'Isis e' un salto qualitativo e quantitativo radicale rispetto al tradizionale gruppo terroristico come Al-Qaeda, l'IRA o le Brigate Rosse   i cui scopi politici sono spesso vaghi, velleitari e irrealistici e che finisce quasi sempre per utilizzare il terrorismo come un fine invece che un mezzo.

Di questa differenza -esattamente come gli inglesi coi boeri - si accorsero gli israeliani nel 2006 quando invasero il Libano del sud in risposta alla pioggia di razzi lanciati da Hezbollah su Israele.

Abituati alla tradizionale testa di cazzo palestinese, i soldati di Gerusalemme si trovarono in seria difficolta'  di fronte a un avversario ben armato, ben addestrato, con una ottima motivazione e il morale alto che oltre a contrastarli in maniera convenzionale con missili anticarro sparati da bunker ben protetti, si serviva di gruppi di hacker sia per disturbare le comunicazioni, sia per violare i cellulari dei soldati israeliani, ottenendo preziose informazioni sui movimenti delle unita', le perdite e il morale.

E contro questo nemico "ibrido" i massicci raid dell'aviazione  e marina israeliana ottennero risultati che nel migliore dei casi possiamo definire "contraddittori".

Al termine del conflitto Israele analizzo' in maniera imparziale, impietosa e approfondita le motivazioni della sconfitta e ho come la sensazione che se mai dovesse verificarsi un altro scontro su larga scala tra  l'esercito israeliano e i miliziani sciiti, questi ultimi potrebbero avere delle sgradite sorprese.

Contro un nemico molto simile a Hezbollah si e' scagliata la coalizione angloamericana la cui strategia sembra fondarsi su due premesse:

  • l'utilizzo dell'aviazione come mezzo principale per sconfiggere o contenere il nemico. Una dottrina militare quantomeno opinabile.
  • obiettivi politici vaghi sulla cui sostanziale inconsistenza e' stata gettata la foglia di fico del "sara' una guerra lunga", frase che significa tutto e niente gia' sentita nel 2001 da un presidente scemo, guerrafondaio e repubblicano con risultati discutibili nel migliore dei casi e oggi ripetuta dallo staff di un presidente altrettanto scemo, ineffettuale e democratico.
Checche' ne dicano i destroidi lettori di Giuliano Ferrara o quelli sinistroidi del filodemocratico Huffington Post, la politica estera dei due ultimi inquilini della Casa Bianca si puo' infatti riassumere con il titolo di un film comico dei fratelli Farrelly: Scemo e piu' Scemo.

Ancora una volta la guida politica  della coalizione sembra avvolta in una vera e propria nebbia di guerra che le impedisce di capire chi sta combattendo, cosa vuole raggiungere e come vuole ottenerlo.

E visto che non ha le idee chiare  ricorre a quella che nell'Arte della Guerra Occidentale sta rapidamente diventando, soprattutto per i politici, l'equivalente della finanza nell'economia:

l'aviazione.

Al di la' dei limiti oggettivi del potere aereo e del mito che circonda l'immagine dell'aviatore dal Barone Rosso a Top Gun, quello che e' certo e' che per i governi occidentali l'aviazione e' diventata l'equivalente politico di certi strumenti e investimenti finanziari che promettono rischi molto bassi e rendimenti stellari.

Di fronte a una opinione pubblica cronicamente allergica alle vittime civili ed estremamente riluttante a vedere i propri figli, mariti o padri tornare a casa in sacchi di plastica e bare avvolte da bandiere, il politico europeo o americano ha trovato nell'Airpower un mezzo estremamente efficace per rischiare poco sangue occidentale e raccogliere ampi consensi politici quando il pueblo unido jamas sera' vencido chiede sangue come nel caso - legittimo - delle barbarie commesse dall'Isis.

Senza contare che si tratta di uno strumento estremamente comodo per prendere tempo quando, come nel caso dell'isis, non si possiede  una strategia precisa politica e tantomeno militare.

E' infatti vero che ci vogliono i "boots on the ground" per fermare l'Isis, ma se un eventuale intervento terrestre dovesse cominciare a produrre decine di "body bags" americane, britanniche o europee, quella stessa opinione pubblica che oggi domanda giustamente a quel fesso di Obama di intevenire per salvare i curdi e gli yazidi, comincerebbe a mugugnare e a chiedersi se e' giusto morire per i curdi e gli yazidi.

La forza del terrorismo tradizionale sta nella sua "dispersione", nel fatto di poter mantenere l'iniziativa e nel non occupare fisicamente un territorio, cosa che rende assai difficile interventi militari o di polizia.

La sua debolezza risiede paradossalmente nel fatto di non avere ne' un territorio, ne' un apparato politico, militare, materiale ed economico sufficientemente strutturato e solido per fare il "salto" maoista dalla lotta clandestina a quella aperta.

La forza dell'Isis e' quella di avere  uno stato, un territorio, quattrini e armi per permettersi di fare come i boeri: quando occorre si disperde e fa guerriglia, ma se le condizioni richiedono una concentrazione di forze, ecco che come i Commando boeri diventa una forza convenzionale piu' che dignitosa.

La sua debolezza e' insita tuttavia nella struttura "statale" che le consente di essere cosi' flessibile.

Per colpirla a morte bisogna infatti occupare fisicamente il suo territorio e annientarla come si fa con uno stato nemico.

Fra l'altro, a differenza dei boeri che "nuotavano nell'acqua del popolo" per dirla con Mao e che per questo resero molto difficile la vita agli inglesi anche quando il loro paese venne occupato,  i miliziani islamici non sono immensamente popolari nella regione e nemmeno  troppo radicati etnicamente fra i nativi.

La forza militare dello Stato Islamico del Levante e' stata a mio avviso e non solo, parecchio sopravvalutata, ma piu' si nicchia e piu' questa si rafforza proprio perche' possiede i mezzi politici, materiali e amministrativi per radicarsi sul territorio e diventare come Hezbollah: un mini-stato (nemmeno tanto 'mini' nel caso dell'Isis).

La domanda e': chi vuole assumersi il compito di annientare l'Isis? Perche' e' chiaro che gli arabi persi nei loro machiavellici calcoli politici su a chi convenga o no abbattere o sostenere l'Isis, non ne hanno nessuna intenzione nel timore di alterare l'equilibrio della regione.

Le monarchie del Golfo e in particolare Qatar e sauditi tentano da almeno due anni di trascinare gli USA nel calderone mediorientale per avere un "poliziotto" che li protegga da quell'Iran sciita che gli fa paura, ma con cui vogliono regolare i conti una volta per tutte.

Quindi in base al noto assioma riduzionista secondo cui "tanto peggio, tanto meglio",  le atrocita' dell'isis per sauditi & Co sono il benvento perche' piu' sangue, stupri e genocidi si commetteranno in nome dello Stato islamico del Levante, piu'  aumentera' la possibilita' di un intervento occidentale nell'area.

Intervento che prima o poi si dovra' fare, perche' altrimenti si corre il rischio di trovarsi con un Superhezbollah al centro esatto del Medio Oriente.

Davanti a questa prospettiva  il cretinetti medio di destra lettore del Foglio e fan dei Repubblicani fara' i salti di gioia al pensiero dell' " L'Ammeriga ghe dorna a imborre la sua bresenza nell'area ber difendere l'Oggidende e i libberi mergadi," ignorando completamente - perche' e' di destra, perche' e' cretino e  perche' per i due precedenti motivi legge il Foglio - che c'e' una bella differenza tra l'imporre la propria presenza di potenza in una regione e combattere le guerre altrui, mentre gli altri se ne stanno tranquillamente a guardare.



3 comments:

Icaro said...

Fantastico come sempre :)

ernesto aloia said...

solita brillante analisi, ma il paragone tra Hezbollah e ISIS non regge su un punto chiave. Hezbollah è una forza virtualmente senza nemici significativi in Libano e opera indisturbata, a parte il caso in cui si muove Israele.
ISIS ha potuto finora sconfiggere i suoi nemici grazie a una combinazione di tattiche terroristiche (IED e VBIED) e tattiche convenzionali da fanteria meccanizzata - ovvero quei lunghi convogli che sfruttando le buone strade dell'Iraq si spostavano rapidamente per concentrarsi di volta in volta nei punti focali dello scontro.
Ora, per quanto scombinata sia la "campagna aerea" occidentale, è chiaro che questa mobilità è venuta meno: sotto gli occhi dei droni, con F/A-18 e B-1B in circolazione addio cortei di Toyota con le bandiere nere. Addio concentrazioni di truppe in vista di un attacco, perché da ora queste sono calamite per le JDAM occidentali e le perdite in questa fase saliranno vertiginosamente. I raid aerei sono poco efficaci contro truppe trincerate e ben nascoste che mantengono uno schieramento difensivo, ma contro concentrazioni di truppe sono letali. E l'ISIS ha bisogno di attaccare e vincere: buona parte del suo potere si fonda sul terrore che riesce a imporre al nemico con il mito della propria invincibilità e l'esibizione in HD delle proprie atrocità.
se Bush e Obama sono Scemo& più Scemo bisognerebbe aggiungere all'elenco degli scemi lo stratega dell'ISIS che ha deciso di fare quello che assolutamente, dal loro punto di vista, non andava fatto: concentrare truppe.
Kobane, comunque vada a finire, sarà la morte del mito dell'invincibilità dell'ISIS, che si ritrova bloccato in uno stallo sanguinoso, costretto per ragioni propagandistiche a inviare rinforzi in un luogo scoperto, ben delimitato, dove sono presenti truppe efficienti e dal morale alto in grado di svolgere un ruolo efficace di "fissaggio" e, in qualche modo (non si è capito bene quale) di designare i bersagli. in questa situazione, ogni giorno, i raid aerei mietono vittime e distruggono materiali. i raid vanno a rilento, d'accordo, gli USA non possono usare le basi turche e non hanno abbastanza portaerei nel teatro, ma possono andare avanti indefinitamente. E l'ISIS non può ritirarsi per non perdere la faccia. Loro sono i guerrieri di Allah, nessuno li può fermare - se si ritirano nessuno li crederà più invincibili.
Quindi, in questa fase, grazie all'ISIS stesso, la pseudocampagna aerea obamiana sta funzionando.
Perché l'ISIS non è come Hezbollah, dicevo? Perché con i loro superpubblicizzati massacri di sciiti in Iraq si sono creati nemici implacabili che non vedono l'ora di sterminarli (invece nessuno in Libano vuole sterminare Hezbollah). Per ora gli sciiti sono sotto evidente shock e l'esercito iracheno ha paura di uscire dalle basi, ma quanto potrà durare questa situazione di fronte a un ISIS che 1) ha perduto l'aura dell'invincibilità 2) non è più libero di spostare e concentrare le forze a suo piacimento 3) vede le proprie risorse logorate ogni giorno da un'offensiva contro i Curdi, cioè contro l'unica forza militare efficiente dell'area, che li espone 24 ore su 24 al rischio di raid aerei che in certi casi non si possono neanche definire tanto leggeri (due giorni fa solo i francesi hanno colpito 12 bersagli - di rilievo, non pick-up)?
per come la vedo io, una volta che le sue forze saranno logorate a sufficienza ad annientare l'ISIS (e probabilmente anche un sacco di sunniti innocenti) saranno le milizie sciite e l'esercito iracheno, fatto di sciiti assettati di vendetta per Camp Speicher e gli altri episodi stile Einsatzgruppe tanto copiosamente documentati dai loro stessi autori.

Antonella Maccani said...

Tu invece cosa suggerisci?