Tuesday, 16 April 2013

Il Paciugotto va alla guerra (parte II)




Dinasty



Dopo la fine del conflitto degli anni 50, terminato con un sostanziale pareggio, le due Coree presero strade molto diverse. Quella del sud entro' nella sfera d'influenza americana e intraprese un difficile processo di modernizzazione e democratizzazione, spesso controverso, ma che alla fine la trasformo' in una delle potenze economiche del pianeta: ovviamente in salsa orientale, visto che i grandi agglomerati industriali sudcoreani come Samsung e Hyundai, sono qualcosa di inusuale per l'Occidente e ricordano gli zaibatsu giapponesi (anche se in Corea li chiamano "chaebol"), ovvero quelle famiglie di imprenditori e finanzieri che nel Giappone imperiale dell'epoca Meiji e fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale avevano dominato e monopolizzato la vita economica e politica del paese.



Un po' come gli Agnelli...


Quella del nord, sotto la guida del  "Grande Leader" Kim Il-sung, rimase nell'area comunista e avvio' la ricostruzione post-bellica secondo rigidi schemi stalinisti in versione nordcoreana ( la dottrina dello "Juche", autosufficienza) con l'adozione di una economia di piano, compendiata da un nefasto "piano quinquennale" e dalle "collettivizzazioni" del settore agricolo.

Ed e' sostanzialmente rimasta li': agli anni 50.

 Kim Il-sung, prototipo perfetto del grigio burocrate comunista paranoico alla Stalin, getto' le fondamenta del monolita nordcoreano fondato su un Partitone Unico (Il Partito dei Lavoratori della Corea del Nord) al timone del paese, appoggiato da un apparato repressivo pervasivo e spietato, una burocrazia inefficiente e invasiva e ovviamente un esercito ipertrofico armato fino ai denti.

Il  prototipo perfetto del grigio burocrate comunista paranoico alla Stalin.

Fu sempre lui a investire nell'energia atomica e a dotare la Corea del Nord di un reattore nucleare e di appositi centri di ricerca.

E se le relazioni con i paesi del blocco occidentale e con l'altra Corea erano praticamente inesistenti, i suoi rapporti con i due grandi vicini comunisti, Cina e Unione Sovietica, furono segnati dall'ambiguita' e da numerosi "salti della quaglia" che fecero imbestialire a turno Pechino e Mosca.

Del resto, da questo punto di vista, il Grande Leader pratico' una realpolitik condizionata da stringenti fattori geopolitici, visto che confinava con entrambi e che, a parte un idillio iniziale, per il resto della Guerra Fredda, Cina e URSS si odiarono a morte.

Il successore del Grande Leader, passato come ci auguriamo a peggior vita nel 1994, fu il figlio Kim Jong-il,  per gli amici il "Caro Leader".

L'immaginazione non sembra essere il punto di forza della dinastia Kim.

Il nome originale di Kim Jong-il (16 febbraio 1941-17 dicembre 2011) era Yuri Irsenovich Kim, dal momento che il futuro leader nordcoreano era nato nel villaggio russo di Vyatskoye, situato a una trentina di chilometri dal confine russo-cinese, dove il padre comandava un battaglione dell'Armata Rossa formato da esuli coreani e cinesi, fuggiti come lui dalle armate del Sol Levante.

Yuri Irsenovich Kim.

La storiografia ufficiale del regime nordcoreano ha opportunamente cancellato questo particolare poco nazionalista dalla biografia del Caro Leader, inventandosi la storia assai piu' suggestiva di un bambino nato in un campo militare segreto sulla cima del Monte Baekdu al confine tra Corea e Cina, il cui grande e luminoso destino fu preannunciato da una rondine, da un doppio arcobaleno nel cielo e dalla spettacolare comparsa di una nuova stella nel firmamento.

All'ideologia, il Big Bang gli fa una sega.

Dal punto di vista della personalita', Kim Jong-il era radicalmente diverso dal  grigio e austero papino, e faceva parte di quella categoria di dittatori che, come Saddam Hussein o Gheddafi, apprezzavano gli indiscutibili vantaggi forniti dal potere assoluto in relazione ai piaceri della vita.

Per esempio, al Caro Leader piaceva la gnocca (pare avesse una collezione enorme di film porno) e oltre alla moglie ufficiale Kim Young-sook ebbe tre amanti. Dalla prima di queste relazioni,  tenuta nascosta anche al padre, nacque il figlio maggiore Kim Jong-nam, dapprima "delfino" prediletto destinato a succedere al babbo, ma successivamente, a causa del suo crescente scetticismo nei confronti del regime, caduto in disgrazia e autoesiliatosi in Cina.

Il cinema era la grande passione del Caro Leader che oltre ad adorare  i film del nemico americano ( specie Godzilla, Rambo e Venerdi' 13, forse perche' come la sua dinastia, il lucertolone, Stallone e Jason Vorehees  hanno dato vita a  innumerevoli sequel e non li ammazza nessuno),  nutriva ambizioni da regista e sceneggiatore, tanto che nel 1978 fece rapire un regista sudcoreano e la moglie attrice, al fine di costruire una industria cinematografica nordcoreana e successivamente  "produsse e supervisiono' " un film locale intitolato "Il diario della giovane" basato sulla dottrina Juche, che in Europa usci' in Francia nel 2007.

Non ho avuto la fortuna di vederlo, ma posso immaginare che si tratti di una di quelle pellicole che raccolgono recensioni entusiaste a Cannes e posso comunque supporre che se proprio si e' costretti a guardarlo, sara' sempre meglio di un film di Ozpetek. Qualsiasi cosa e' meglio di un film di Ozpetek.

"Il diario della giovane" (2007).
Fra questo e Ozpetek, e' un po' come uno che sceglie di farsi tagliare una gamba per evitare di soccombere alla gangrena.

Oltre al cinema, il Caro Leader coltivava altri interessi come il golf, la pallacanestro e la musica: era infatti un grande fan di Elvis Presley e come Nerone componeva e musicava opere e canzoni.

Ah, si', e si riteneva un indiscusso esperto di Internet.

Insomma, povera stella, cercava di uscire dal triste cliche' del dittatore ossessionato esclusivamente dal potere.

Era un innovatore, ma il mondo non lo capiva.

Per quanto riguarda la politica  interna,  Kim Jong-il rafforzo' il culto della personalita' e la sua presa sul potere, nominalmente diviso in un triumvirato con il Premier Choe Yong-rim e il presidente del Parlamento nordcoreano (un eufemismo) Kim Yong-nam (nessuna parentela), ma effettivamente concentrato nelle sue manone.
Di fronte alle devastanti carestie provocate dalle politiche agricole collettiviste del padre, il Caro Leader fu anche costretto a introdurre una cauta e piu' che altro cosmetica apertura all'economia di mercato, sotto forma di timide concessioni  per esercitare scambi non controllati dallo stato, e la firma di accordi commerciali con la Corea del Sud, che tuttavia non hanno alleviato la cronica dipendenza del paese dagli aiuti alimentari esteri.

Ma il vero boost all'economia, almeno secondo la versione ufficiale del regime, venne realizzato con una politica colossale di riarmo molto simile a quella della Germania nazista, che rafforzo' ulteriormente la posizione dell'esercito, di cui lui era il comandante in capo.

Sul versante internazionale, il Caro Leader alterno' minacce e distensione. In aggiunta alle aperture alla Corea del Sud (che a dire il vero furono proposte dal presidente di quest'ultima Kim Dae-jung),  il leader nordcoreano firmo' nel 1994 un accordo con gli Stati Uniti, finalizzato allo smantellamento del programma nucleare bellico in cambio della costruzione di due reattori per la produzione di energia a scopi pacifici e una graduale normalizzazione dei rapporti con gli USA, ma nel 2003 le trattative collassarono completamente e Kim Jong-il riprese la strada del riarmo  nucleare, adducendo come giustificazione le politiche del presidente americano George W Bush.

Tuttavia, al di la' dell'attenzione che le bizze del Caro Leader ricevettero dalla comunita' internazionale, c'e' un aspetto della Corea del Nord che e' sempre passato inosservato nei media occidentali e che secondo me merita piu' attenzione della personalita' del suo leader: la peculiare organizzazione della societa' nordcoreana.

Questa e' infatti strutturata e governata da un vero e proprio sistema di apartheid  fondato non sul colore della pelle,  bensi' su un mix feudal-ideologico tra provenienza familiare e affidabilita' politica dei suoi cittadini.

Si tratta del cosiddetto "songbun" (traducibile in "origine"), introdotto nel 1957 da  Kim Il-sung e in base al quale la societa' nordcoreana e' suddivisa in tre grandi classi: i "fedeli" equivalenti al 25% dei  cittadini che formano i quadri del Partito, dell'esercito e della classe dirigente,  gli " indecisi", ovvero il 50% e la maggioranza  dei nordcoreani, e infine gli "ostili" del restante  25% (ad esempio gli ex proprietari terrieri).

Le tre categorie si suddividono a loro volta in una cinquantina di sottocategorie, e a partire dall'eta' di 17 anni,  la vita di ogni cittadino nordcoreano viene registrata in un dossier personale che viene aggiornato e revisionato ogni due anni dai funzionari della polizia e del partito.

E' molto difficile migliorare il proprio "songbun", ma per peggiorarlo basta poco e oltre alla canonica "mancanza di entusiasmo politico", le altre cause di un cattivo "songbun" possono essere il matrimonio o una relazione con una persona culturalmente inferiore, o se si viene a scoprire che un parente della vostra famiglia era un uomo d'affari, un prete o un proprietario terriero prima dell'arrivo dei comunisti.

All'inizio era possibile nascondere le proprie origini, ma dal 1966, in seguito a un accuratissimo censimento, il regime e' in grado di scandagliare il vostro passato e la vostra famiglia per generazioni.

Il "songbun" e' una "burocrazia nella burocrazia" che impiega migliaia di funzionari ed e' assai piu' capillare di qualsiasi forma di controllo sociale attuata da altri regimi comunisti.

Nella Corea del Nord l'unica forma di mobilita' sociale e' determinata dal "songbun".

La metafora tipicamente orientale con la quale il regime spiega il "songbun" e' quella dei pomodori, delle mele e dell'uva:

i pomodori sono rossi anche all'interno e quindi veri comunisti, le mele, che lo sono solo all'esterno, hanno bisogno di educazione ideologica e infine c'e' l'uva che e' irrecuperabile.

E se per qualsiasi motivo voi o la vostra famiglia siete un grappolo d'uva, cari miei, siete in un fiume di sterco e senza remi per giunta.

Alla morte del Caro Leader, avvenuta il 17 dicembre del 2011, il timone passo' al suo terzo e giovane figlio Kim Jong-un, soprannominato dalla fertile immaginazione della famiglia Kim "Il Grande Successore": per gli amici "Paciugotto" (copyright Aleks Sobchak) in virtu' del suo aspetto bamboccesco, adolescenziale e pacioso che lo rende il Figlio di Puttana piu' tenero della Storia.

"Ehm, a tutti i delegati vorrei fare osservare che questi sono scherzi davvero antipatici da fare a un congresso del Partito: o salta fuori chi s'e' fregato la mia collezione di Hentai, o comincio a far impiccare qualcuno".

Di lui non si sa granche', anche perche' il regime non ha ancora pubblicato una biografia ufficiale e autorizzata, ma sembra certo che abbia studiato in Svizzera e tuttavia in virtu' della giovane eta' e inesperienza, la successione non fu cosi' automatica come nel caso del padre, e si vocifero' di altri candidati, come ad esempio il vice-presidente della Commissione Nazionale della Difesa, Jang Sung-taek.

Per come stanno le cose, il Paciugotto ora e' sul trono, sembra intenzionato a restarci e ha voluto imprimere alla sua carriera un inizio pirotecnico.

Non sappiamo cosa ci riservera' in futuro la famiglia Kim, ma possiamo solo augurarci per il mondo e  la stabilita' della regione, che il prossimo leader in linea di successione sia Kim Kardashian, anche se presso gli analisti strategici questa e' una ipotesi che trova un assai cauto riscontro.


Kim Il-kardashian? Gli analisti non si sbilanciano.


Il Convitato di Pietra

Parlare di "isolamento" quando ci si riferisce alla Corea del Nord non e' propriamente esatto, dal momento che il paese asiatico, oltre a quelli controversi con le altre due della cosiddetta "Asse del Male" di George W Bush (all'epoca Iran e Iraq e oggi solo il regime degli ayatollah) ha stabilito normali rapporti diplomatici con numerose nazioni, fra le quali diverse europee.

Tuttavia, se parliamo di alleati, dalla caduta dell'Unione Sovietica, alla Corea del Nord ne e' rimasto uno solo: la Cina, con la quale il regime di Pyongyang firmo' nel 1961 il Trattato Sino-Coreano di Mutua Assistenza e Cooperazione, che prevedeva fra le altre cose, l'aiuto militare del colosso cinese in caso di aggressione esterna. Il trattato che e' stato rinnovato nel 1981 e nel 2001, e' valido sino al 2021.

Vale anche la pena di ricordare che durante la Guerra Fredda, quando le relazioni fra URSS e Cina  deteriorarono al punto che si arrivo' a gravi scontri di confine, la Corea del Nord, mantenne un atteggiamento equidistante che in qualche occasione provoco' frizioni con  i due vicini comunisti.

La Cina, come aveva previsto correttamente Mao, ebbe un sostanziale ritorno dal costosissimo investimento di sangue della Guerra di Corea (400.000 morti e il figlio di Mao), perche' nonostante le perdite spaventose, la presenza di uno stato comunista nel nord della penisola coreana, le permise di risparmiare una cifra considerevole in spese militari, che altrimenti avrebbe dovuto stanziare per mantenere una poderosa armata al confine con un ipotetica Corea riunificata, ostile e sponsorizzata dagli americani. Spese, che negli anni 50, con la rivoluzione appena conclusa e un paese immenso da ricostruire, non si sarebbe potuta permettere.

L'alleanza fra i due paesi e', come tutte le alleanze, un "matrimonio d'interesse", ma nella fattispecie, la Corea del Nord e' uno di quegli alleati recalcitranti e difficili da gestire, che spesso e volentieri fanno di testa loro, sulla falsariga di  Israele o l'Arabia Saudita per gli americani, oppure, in quello che e' forse il caso piu' eclatante, della Finlandia con Hitler: il paese baltico, oltre a essere l'unica democrazia a schierarsi col nazismo, riusci' a infinocchiare prima il Fuhrer e poi Stalin,  dal momento che fu l'unica nazione dell'est europeo alleata col Terzo Reich a cui Berlino non riusci' a imporre la sua volonta', e alla fine della guerra ottenne una pace condizionata dall'URSS, evitando perfino di entrare nell'orbita sovietica.

Pechino e' il maggior partner commerciale della Corea del Nord, ma nonostante trattati e intensi scambi diplomatici e commerciali, i rapporti fra il "cane grosso" e quello piccolo, non sono tutti rose e fiori.

Nel matrimonio d'interesse, spesso volano i piatti, come accadde per gli scontri di confine verificatisi durante la Rivoluzione Culturale cinese (che Kim il-sung disapprovava) e il raffreddamento dei rapporti all'inizio degli anni 70,

Oggi, i nordcoreani sono soliti stracciare i contratti con gli uomini d'affari cinesi per andarsene dopo aver intascato i quattrini, e i soldati di Pyongyang sparano regolarmente ai commercianti e ai pescatori  cinesi che attraversano il fiume Yalu, al confine con la Corea.
L'ultimo grave episodio si e' verificato l'8 maggio scorso, quando 28 pescatori cinesi sono stati rapiti e corcati di mazzate dalle guardie di frontiera del Paciugotto.

Nei libri di storia nordcoreani, l'intervento di Mao che salvo' il regime di Kim Il-sung in extremis al prezzo di centinaia di migliaia di vite cinesi, e' stato completamente cancellato e la memoria di quei soldati non si trova nemmeno nei musei o in  targa commemorativa.

E le ultime bizze nucleari del paciugotto Kim Jong-un, hanno allarmato ulteriormente Pechino, che e' sinceramente preoccupata dall'evolversi di una situazione che sta provocando un risveglio nazionalista nel Giappone, con il quale, la Cina, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale non ha mai avuto rapporti idilliaci e che ultimamente stanno attraversando un periodo molto teso.

L'ultima cosa che la Cina vuole alle porte di casa, oltre a una corsa agli armamenti nell'area, e' un Giappone  che corre al riarmo e si dota di armi nucleari, che nel caso del Sol Levante sarebbero tecnologicamente piu' affidabili, molto piu' potenti e infinitamente piu' pericolose di quelle della Corea del Nord.

Va  inoltre ricordato che la Cina, oltre alla Russia con la quale intrattiene buoni rapporti, ha gia' un altro vicino dotato di armi nucleari potenti e pericolose con il quale ha spesso seri battibecchi: l'India, con una economia che e' la decima al mondo per PIL nominale e un popolazione seconda solo a quella di Pechino.

E non e' un mistero che gli USA stanno spostando la loro attenzione strategica ed economica, dal Medio Oriente e dall'Europa, all'area del Pacifico.

Il professore cinese di  ricerche strategiche internazionali  presso la Scuola del Partito Comunista di Pechino ed esperto di questioni coreane, Zhang Liangui, ha recentemente definito la Corea del Nord come una nazione inaffidabile che ha ricevuto molto dalla Cina, ma restituito assai poco.

Perche' quindi la Cina, si ostina a mantenere un alleato cosi' poco affidabile e sommamente ingrato?

Personalmente, ritengo che nel rapporto costi/benefici dell'alleanza con il regime del Paciugotto, la Cina abbia ancora da guadagnare e in un certo senso non ha scelta, perche' si serve della Corea del Nord come gli USA di Taiwan: una fastidiosa spina del fianco dell'avversario, che tuttavia non puo' diventare un pugnale puntato alla gola col rischio di scatenare reazioni incontrollabili.

Pensate al rapporto fra i due come quello di un boss mafioso che assolda un picchiatore professionista per spaventare i commercianti della zona e far pagare puntualmente il "pizzo". Ma il picchiatore si rivela uno psicopatico e invece di dare una semplice "lezione" a uno dei commerciati - tipo spezzargli un paio di dita - massacra orribilmente lui e la sua famiglia. Il giorno dopo, tutta la polizia della citta' piomba sul quartiere, i cittadini e l'opinione pubblica nazionale domandano a gran voce misure draconiane contro la gang mafiosa i cui affari vanno temporaneamente a rotoli e il cui boss, anche se alla fine se la cava, passa un brutto quarto d'ora con il rischio aggiunto di vedere seriamente ridimensionato il suo potere in citta'.

Quella con la Corea del Nord e' una alleanza utile e difficile che Pechino si sforza di mantenere, ma che se dovesse finire a costarle la stabilita' regionale, credo potrebbe subire ripensamenti.

E' una semplice questione costi/benefici, come tutta la realpolitik.


Venti di guerra. Lo scenario convenzionale

E ora, mettiamo che la merda finisca sulle pale del ventilatore.

Bingo!

L'ipertrofico esercito nordcoreano - una forza di 1.106.000 uomini su una popolazione di 24 milioni di abitanti, significa che avete una Difesa decisamente sovradimensionata: il budget annuale della difesa nordocoreano e' di 10 miliardi di dollari, pari al 25% del PIL - e' il quinto al mondo per effettivi ed e' composto ( i dati sono dell'International Institute for Strategic Studies) da 27 divisioni di fanteria, 15 brigate corazzate indipendenti, 14 brigate di fanteria, 20 brigate di artiglieria e 20 brigate di corpi speciali per un totale di 3000 tank, 3000 veicoli corazzati e da trasporto truppe e piu' di 10.000 pezzi di artiglieria pesante semovente e non.
L'aviazione schiera 605 aerei da combattimento ed e' strutturata su 33 reggimenti: 11 da superiorita' aerea/ CAS (attacco al suolo), due di bombardieri, sette di elicotteri, sette da trasporto e sei riservati all'addestramento.
La marina e' una flotta costiera che possiede 420 vascelli di vario tipo, tra cui una fregata, 2 fregate leggere, 6 corvette, circa 150 motovedette lanciamissili, 26 sottomarini diesel, 10 unita' anfibie e 23 dragamine.
A tutto cio' va aggiunta la componente missilistico-strategica  equipaggiata con vettori sovietici, cinesi e di produzione locale. E siccome imparare un po' di terminologia militare non credo  vi faccia male, si tratta di  alcune centinaia di SRBM ( Short Range Ballistic Missile, missili balistici a corto raggio: da 100 a 700 chilometri), da 50 a 200 MRBM (Medium Range Ballistic Missile, missili balistici a medio raggio: da 900 a 2500 chilometri) e uno o due ICBM (Intercontinental Ballistic Missile, missili balistici intercontinentali: da 6000 a 10.000 chilometri).

Su questi vettori, possono essere montate testate di vario tipo comprese le famigerate "Armi di Distruzione di  Massa" chimiche, batteriologiche o nucleari. La Corea del Nord possiede un cospicuo arsenale di armi chimiche con agenti come Sarin, Tabun, Soman e gas VX, mentre poco si sa di quelli  batteriologici che pare comunque i nordcoreani siano estremamente restii a utilizzare, perche' virus e batteri tendono a fottersene di "amici" e "nemici": vedono solo cellule da attaccare.

Per quanto riguarda le armi nucleari, si pensa che il regime del Paciugotto abbia montato almeno tre testate su altrettanti missili del tipo Rodong-1 (MRBM). Non e' ancora ben chiaro se come sostiene il Paciugotto, i suoi scienziati siano riusciti a miniaturizzare una testata per montarla su un missile balistico intercontinentale, e comunque in base alle stime dei test nucleari effettuati dai nordcoreani, si pensa che la potenza di queste testate si aggiri sui 7-10 chilotoni (1 chilotone=1000 tonnellate di TNT). Di questo parleremo poi, ma nonostante l'idea di una esplosione atomica faccia molta paura, i letali giocattoli del Paciugotto, se davvero avessero quella potenza, non sono certo "Armi di Fine di Mondo", ma semplici ordigni nucleari tattici e nemmeno dei piu' potenti.

I mezzi e i materiali dell'Esercito del Popolo Coreano sono assai meno formidabili di quello che suggeriscono i dati: circa meta' dei sistemi d'arma nordcoreani -tutti di origine russo-cinese - risale agli anni 60, alcuni sono anche piu' vecchi e solo una piccola parte, tra cui alcuni tank di produzione locale, e' definibile come "moderna". Anche la logistica e' un punto dolente dei nordcoreani, ed e' quasi certo che i mezzi soffrano di una cronica scarsita' di pezzi di ricambio, carburante e di cattiva manutenzione.

Dal punto di vista della dottrina militare e del materiale umano, l'Esercito del Popolo e' strutturato e segue i rigidi dettami di comando centralizzato della scuola sovietica. L'80% delle forze nordcoreane e' schierato a ridosso del 38 Parallelo ed e' pronto per quella che in gergo si chiama "partenza a freddo", ossia un assalto in massa con brevissimi tempi di preparazione. Soldati e ufficiali sono generalmente bene addestrati e indottrinati, anche se sulla tenuta del morale in caso di conflitto prolungato non c'e' da scommetterci, vista la cronica penuria di generi alimentari che oltre al paese, affligge l'esercito.

Naturalmente questo non significa che, specie sul fronte terrestre, i nordcoreani siano una "tigre di carta" ed e' opinione comune degli analisti che siano capacissimi di infliggere gravi perdite al nemico, o di conseguire i loro obiettivi tattici, anche se su un fronte chiave, quello dei cieli, sono in netta inferiorita'. 

Una doverosa e brevissima menzione va fatta sugli  avversari del Paciugotto, ovvero sudcoreani e americani. I primi schierano 600.000 uomini e sono un brutto cliente, perche' hanno armi decisamente migliori e tecnologicamente piu' avanzate dei nordcoreani, sono altrettanto ben addestrati e motivati (voi vivreste sotto il Paciugotto?), non hanno fame, e soprattutto giocano in casa e in difesa su un terreno aspro e difficile.

Va sottolineato che in Vietnam i circa 50.000 sudcoreani del contingente di Seul, furono il terrore di viet cong e nordvietnamiti, che preferivano di gran lunga affrontare gli americani. Va anche ricordato che si macchiarono di crimini gravi contro la popolazione civile.

Quanto allo Zio Sam, questo schiera in Corea del Sud circa 18.000 uomini  della Seconda Divisione di Fanteria, che in caso di emergenza possono triplicare gli effettivi in dieci giorni, supportati da almeno 300 velivoli ad ala fissa dell'aviazione USA stazionati nell'area.

Che dire degli americani? Nulla, so' ammarragani e c'hanno quindi tutti i gadget tecnologici strafichi, ma credo che una cosa valga la pena di essere menzionata: quello degli americani che senza la tecnologia sono solo cow boy sbruffoni, e' sostanzialmente un mito e una solenne cazzata. Tempo fa, Uriel fece giustamente osservare che gli americani combattono una guerra ogni 5 anni e questo significa che ok, in un conflitto asimmetrico, una forza irregolare puo' sfruttare "moltiplicatori di forza" tipici della guerriglia come ad esempio un centro urbano ( vedi Falluja) o la popolazione locale, che metterebbero in difficolta' qualunque esercito regolare, ma quando si tratta di un conflitto convenzionale e simmetrico, l'esercito americano ha accumulato una esperienza credo unica al mondo. Lo Zio Sam non ha solo gadget tecnologici, ma una forza militare  cazzuta dove un gran numero di soldati, sottufficiali, e  ufficiali inferiori e superiori, ha accumulato una esperienza di combattimento reale in guerre di ogni tipo, da quelle simmetriche a quelle asimmetriche.

Questo per un esercito e' un patrimonio acquisito di valore incalcolabile.

Senza dimenticare, che se messi alle strette, gli americani possono schierare un'arma che nessun esercito del mondo possiede e che credo sia assai piu' letale di qualsiasi arsenale nucleare.




E' opinione di tutti gli analisti ( e lo penso anch'io) che in caso di conflitto aperto fra le due Coree, le armate del nord punterebbero su due possibili obiettivi, dettati dal terreno e da considerazioni politiche.

Nel primo caso si tratterebbe di prendere Seul per poi servirsene come merce di scambio a un tavolo delle trattative, nel secondo, di una invasione su larga scala con lo scopo di impadronirsi dell'intera penisola come cerco' di fare Kim il-sung nel 1950.

Personalmente ritengo "l'opzione Seul" la piu' plausibile, dal momento che il terreno costiero pianeggiante nei dintorni della capitale del sud, si presta sia alla concentrazione sia all'impiego delle grandi unita' meccanizzate nordcoreane e che la violentissima spinta corazzata iniziale, supportata da un gigantesco sbarramento d'artiglieria e da sbarchi aviotrasportati delle truppe speciali nelle retrovie in puro stile sovietico, godrebbe qui di concrete possibilita' di successo. Senza contare che le migliaia di profughi sudcoreani in fuga dalla capitale, intaserebbero le strade, ostacolando l'afflusso dei rinforzi e dei movimenti delle truppe sudcoreane.

Resta da vedere se i sudcoreani intendano difendere o riconquistare Seul, una decisione gravida di conseguenze per la popolazione civile, ma che potrebbe rendere la vita assai difficile ai nordcoreani, impantanati in una sorta di  "Stalingrado asiatica".

Dal punto di vista politico, se il Paciugotto vuole qualcosa, la capitale sudcoreana e' un'ottima merce di scambio.

"Caro Presidente Obama: mi sono preso Seul. I delegati del partito mi hanno giurato che non si sono fregati la mia collezione di Hentai, quindi non restavano che lei e quello scagnozzo imperialista del suo collega sudcoreano. Oltre a a riavere la mia collezione, voglio che d'ora in poi lei mi chiami Kenshiro, una serie di Action Figures di Jeeg Robot d'acciao firmata da Chuck Norris e sposare Miley Cyrus. Altrimenti col cazzo che vi restituisco Seul."


La seconda opzione, una invasione su larga scala della penisola, mi sembra davvero poco plausibile e soprattutto assai rischiosa per il regime nordcoreano.

Se un balzo repentino verso Seul ha piu' che discrete possibilita' di successo, il prolungamento dello sforzo bellico potrebbe  far incagliare le armate nordcoreane a causa di diversi fattori.

Il primo e' il terreno, che oltre la piana di Seul diventa praticamente come il nostro Appennino, quindi estremamente difficile, poco adatto all'impiego di mezzi corazzati, e disseminato di "colli di bottiglia" e schieramenti difensivi in profondita', che i sudcoreani hanno avuto tempo di studiare e allestire per almeno 50 anni.

Il secondo e' rappresentato dall'attrito materiale, umano e logistico a cui andrebbe incontro l'esercito del Nord.

Voglio ricordare che stiamo parlando di una guerra moderna convenzionale su larga scala fra due avversari con capacita' offensive e difensive iniziali quasi analoghe e che l'unico conflitto di questo tipo al quale possiamo fare riferimento e' la Guerra del Kippur del 1973 fra arabi e israeliani, ( la Prima Guerra del Golfo non e' la stessa cosa), quando dopo poco piu' di una settimana, i due contendenti avevano letteralmente esaurito aerei, tank e munizioni e dovettero essere riforniti da ponti aerei sovietici e americani. 

Del resto, anche nel caso dell'ipotetica invasione dell'Europa Occidentale da parte del Patto di Varsavia, gli analisti militari delle due parti prevedevano un conflitto di un mese al massimo per decidere le sorti dell'Europa, dopodiche', se il mondo non si fosse dissolto in una nuvola radioattiva, l'attrito materiale e umano avrebbe imposto una battuta d'arresto a NATO e Patto di Varsavia.

Basta leggere lo spettacolare e documentatissimo romanzo "Uragano Rosso" di Tom Clancy per rendersi conto della scala dei combattimenti e delle perdite.

L'esercito nordcoreano non e' semplicemente in grado di sopportare un simile attrito: certo, anche i sudcoreani e gli americani subirebbero perdite non indifferenti, ma piu' si prolunga il conflitto e piu' quello che e' l'iniziale vantaggio dell'attaccante, ovvero l'iniziativa, tende a scemare e le direttrici d'attacco a diventare prevedibili, favorendo il difensore.

E' quello che successe alla Luftwaffe durante la Battaglia d'Inghilterra. Fra il mese di agosto e settembre 1940, i tedeschi cambiarono tattica e cominciarono ad attaccare simultaneamente gli aeroporti e le industrie aeronautiche britanniche. Gli inglesi, che non avevano abbastanza piloti e aerei per proteggere tutto, si trovarono nel guano fino al collo e la Luftwaffe ando' molto vicina ad annientare la RAF. Ma poi, quando Hitler decise di concentrarsi su Londra, la direttrice d'attacco divento' una sola e gli inglesi, pur in inferiorita' numerica poterono permettersi di gestire e ruotare le proprie forze e riserve, dal momento che le incursioni tedesche puntavano su un solo obbiettivo dove la RAF poteva concentrare le sue difese.

Si puo' obiettare che le numerosissime forze speciali nordcoreane (88.000 uomini) siano in grado di scatenare il panico nelle retrovie e fra i civili, distruggendo infrastrutture vitali, ma bisogna ricordare che le forze speciali hanno un'autonomia limitata, specie quando operano in un paese ostile: qui non si parla del guerrigliero che si muove tra il popolo come un pesce nell'acqua, tipo viet cong, ma di nuclei di soldati nemici fra una popolazione ostile: leggetevi la storia di " Bravo Due Zero", ovvero del commando del SAS britannico durante il fallito raid dietro le linee irachene nel 1991 e forse i vostri miti sull'onnipotenza delle forze speciali svaniranno.

Gli spetnaz sovietici  inflissero gravi perdite ai mujaheddin, ma non va dimenticato che i sovietici godevano dell'assoluta superiorita' area necessaria a trasportare e rifornire le proprie truppe speciali dove cazzo pareva a loro. I nordcoreani dovrebbero vedersela con difese aeree ben organizzate e tecnologicamente avanzate, quindi le "inserzioni" tramite elicotteri o aviotrasportate diventerebbero assai problematiche, cosi' come quelle costiere.

Le due divisioni statunitensi di paracadutisti lanciate sulla Normandia il 6 giugno del 1944, seminarono il panico nelle retrovie tedesche, ma il presupposto era che fanteria e mezzi corazzati avrebbero dovuto congiungersi a loro. Se per qualsiasi motivo, lo sbarco non fosse riuscito, l'82 e la 101 divisione aviotrasportata, rimaste isolate dietro le linee nemiche, sarebbero state annientate dai tedeschi.

Anche in questo caso si tratta del fattore tempo: in un conflitto limitato, le forze speciali nordcoreane potrebbero creare gravi problemi e raggiungere i propri obbiettivi, ma piu' la guerra si trascina e piu' la loro posizione nelle retrovie nemiche diventa precaria.

L'ultimo elemento e forse quello piu' determinante dal punto di vista militare che gioca a sfavore dei nordcoreani nel caso di un conflitto prolungato e' quello del dominio dei cieli.

A terra, la superiorita' tecnologica puo' essere vanificata da diversi fattori, come ad esempio un centro urbano o un terreno difficile: vedasi la secca sconfitta che Hezbollah inflisse nel 2006 agli israeliani in Libano, ma in cielo non ci sono cazzi: se il vostro apparecchio e' un ferrovecchio, siete morti e l'aviazione nordcoreana a parte una manciata di Mig 29 che non sono esattamente l'ultimo grido in fatto di avionica e superiorita' aerea, e' decisamente obsoleta. Uno Spitfire non poteva affrontare un jet degli anni 50, e un jet sovietico degli anni 70 non ha speranze contro un F-15 o peggio ancora, un F-22. 

Una volta spazzata dai cieli l'aviazione del Paciugotto, muovere e rifornire l'esercito del nord, diventerebbe quasi impossibile. L'aviazione USA ( e in misura minore quella sudcoreana)  e' inoltre dotata di "capacita' ognitempo" e puo' colpire con armi di precisione in quasi qualsiasi condizione meteorologica.


Least but not last, il trascinarsi del conflitto potrebbe coinvolgere altri stati della regione e provocare una escalation  politica e diplomatica che potrebbe costringere il governo di Pyongyang ad accettare condizioni pesanti per aver fatto il passo piu' lungo della gamba.

Ripeto: non credo che la Cina abbia voglia di farsi trascinare in un conflitto con gli USA o la comunita' internazionale, per colpa di un alleato psicopatico.


Lo scenario non convenzionale: la Teoria del Pazzo

Premessa: una minaccia per funzionare deve essere credibile, anche quando si tratta di un bluff.

L'arsenale nucleare della Corea del Nord ammonta probabilmente a una decina di testate dai 7 ai 10 chilotoni di potenza ciascuna.

Le bombe di Hiroshima e Nagasaki erano bombe atomiche a fissione nucleare, mentre quelle dell'arsenale sovietico, americano, indiano, pakistano e israeliano, sono bombe all'idrogeno che sfruttano reazioni di fusione termonucleari. In poche parole, molto, ma molto piu' potenti e distruttive.

Quelle dei nordcoreani sono bombe atomiche a fissione nucleare

La testata termonucleare W87 di un ICBM Minuteman III delle forze strategiche missilistiche statunitensi, ha una potenza di 300 chilotoni. Quella di un RT-2UTTH "Topol " russo e' di 550 chilotoni. E ce n'erano e ce ne sono di assai piu' potenti, e qui passiamo nell'ordine dei megatoni.

Ma non divaghiamo.

Siamo abituati a considerare ogni esplosione atomica e ogni arma nucleare come una sorta di Araldo dell'Apocalisse, ma  le armi di Pyongyang rientrano nella categoria dei missili nucleari tattici, ovvero in grado di distruggere una citta' come Parma o una divisione corazzata ( be', facciamo di fanteria, i tank sono ben protetti contro le radiazioni), ma non certo di cancellare una nazione dalla carta geografica.

Le bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki avevano una potenza di 16 e 21 chilotoni e il Giappone e ancora li', cosi' come Hiroshima e Nagasaki, che oggi sono citta' densamente popolate da deliziose orde di sudditi del Sol Levante.

La Corea del Nord si e' messa nella stessa posizione di un rapinatore asserragliato in una banca con degli ostaggi e circondato da centinaia di poliziotti, cecchini e membri degli SWAT TEAM armati fino ai denti.

Il rapinatore a questo punto avanzera' delle richieste minacciando di uccidere gli ostaggi se non vengono soddisfatte.

Ci sono due tipi di rapinatori: quelli che bluffano e che per qualsiasi motivo non tirerarnno mai il grilletto, e quelli che se non vedono soddisfatte le loro richieste, iniziano a far saltare la testa agli ostaggi.

La polizia cerca immediatamente di trattare per guadagnare tempo che serve essenzialmente per capire a quale categoria appartenga il rapinatore e agire di conseguenza.

In tal senso, Obama fa benissimo a essere prudente e a evitare provocazioni con il Paciugotto, checche' ne dicano i buzzurri falchi repubblicani tutti cazzo duro e Secondo Emendamento. 

La minaccia nucleare nordcoreana nei confronti della Corea del Sud o del Giappone e' sostanzialmente credibile e in grado di provocare gravi danni.

Immagino che l'unica a sfregarsi le mani se la Samsung venisse vaporizzata da un missile nucleare sarebbe la Apple, ma ancora una volta, non divaghiamo.

Un sacco di quattrini che la Apple risparmierebbe in spese legali.

Quando pero' il Paciugotto parla di attaccare gli USA, le cose cambiano radicalmente.

Eh si', perche' posto che i nordcoreani abbiano sviluppato la tecnologia necessaria a miniaturizzare una testata nucleare, credo che gli Stati Uniti potrebbero permettersi di veder incenerita San Diego, ma la Corea del Nord e parlo in termini sia militari, sia di regime, non sopravviverebbe a una rappresaglia USA su Pyongynag o sulle aree industriali del paese. E nessuno potrebbe negare agli americani il diritto di reagire.

Non e' nemmeno che ci vogliano missili balistici lanciati dagli USA: presumo che al largo del Mar del Giappone in questo momento stia incrociando un sottomarino lanciamissili della classe Ohio armato di 24 missili nucleari Trident II da 300 a 450 chilotoni, piu' che sufficienti a rispedire la Corea del Nord nell'eta' della pietra.

Con un solo sottomarino.

In questo caso, il rapinatore asserragliato nella banca e' come se dicesse "se non soddisfate le mie richieste, esco sparando sulla polizia".

"Fantastico - pensano  i poliziotti - ma fai in fretta che vorrei tornare a casa, aprire una birra e scoparmi Mary Jane alla pecorina sul tavolo del salotto".

Quella che quindi appare come una ipotesi assurda e suicida da parte del regime nordcoreano potrebbe tuttavia non esserla.

Se nel  primo caso potrebbe trattarsi o di un classico bluff o di uno che fa sul serio, nel secondo, l'irrazionalita' apparente del Paciugotto, potrebbe essere in realta' una applicazione estremamente rischiosa di quella che in politica internazionale viene definita "Teoria del Pazzo", elaborata da Richard Nixon negli primi anni 70 e che in sostanza consiste (cito Wikipedia per evitare tediose dispute) nello "spaventare i propri nemici convincendoli che si potrebbe attaccare con reazioni enormemente sproporzionate". In sostanza, si tratta di "dimostrare con delle dimostrazioni di forza che non e' tanto poi remota la possibilita' che la si usi", proprio perche' una minaccia deve essere credibile, anche quando sembra un'assoluta follia.

Nixon la utilizzo' con successo contro i nordvietnamiti costringendoli a negoziare la pace tramite i bombardamenti sul Vietnam del Nord, e l'idea che le armi nucleari possano essere utilizzate non solo come extrema ratio per evitare l'annientamento, ma come minaccia attiva per ottenere qualcosa, a mio modesto avviso rientra perfettamente nella strategia apparentemente irrazionale del Paciugotto, il cui sfoggio di testosterone potrebbe anche essere funzionale a motivi interni per affermare la propria leadership.

Credo che questa sia la stessa strategia che l'Iran sta impiegando nei confronti di Israele, e l'unica cosa che onestamente mi preoccupa e' che, come nel caso della rapina con ostaggi,  basti un gesto male interpretato o uno scatto di nervosismo nella trattativa, perche' partano i fuochi artificiali.

Per il resto e' chiaro che bisogna aspettare di capire cosa vuole il Paciugotto.


Monday, 1 April 2013

Il Paciugotto va alla guerra (parte I)



La Corea del Nord minaccia di lanciare missili sulle basi americane nel Pacifico, gli USA rispondono spostando due bombardieri strategici stealth B2 nella penisola coreana e bingo, si torna a parlare di guerra in una delle aree del pianeta che sono l'equivalente geostrategico di quello che in Geofisica e Vulcanologia viene definito  un "vulcano esplosivo-attivo in uno stato di quiescenza": come il Vesuvio.



La Guerra Dimenticata


La penisola asiatica di Corea fu governata dall'Impero Coreano dalla fine del XIX secolo fino al 1910, anno in cui venne invasa e annessa dai giapponesi a quello del Sol Levante.
Dopo la sconfitta del Mikado nella Seconda Guerra Mondiale, la Corea fu divisa in due: quella del nord venne occupata dalle truppe sovietiche e quella del sud dagli americani.

Nonostante sulla carta ( in questo caso letteralmente, tramite la "Dichiarazione del Cairo" del 1943) esistesse un piano per la riunificazione tramite una votazione sotto l'egida dell'Onu, questa venne pesantemente boicottata dai sovietici e dai comunisti nordcoreani, tanto che si svolse solo nel sud del paese e  porto' alla creazione di due stati separati nelle rispettive aree di occupazione.



La Repubblica Democratica di Corea ("Repubblica Democratica" e' un ossimoro piuttosto comune in tutte le denominazioni delle dittature comuniste) nella parte settentrionale del paese, era ed e' governata dal Partito dei Lavoratori della Corea del Nord che pratica una variante locale del marxismo-leninismo detta "Juche" (autosufficienza), elaborata dal suo leader e fondatore Kim-Il-sung, per gli amici (anche questo un ossimoro) il Grande Leader, ma in realta' un feroce e sanguinario dittatore di stampo stalinista.

Un feroce e sanguinario dittatore di stampo stalinista.

Nella zona d'influenza statunitense nacque la Repubblica di Corea,  una repubblica presidenziale e all'epoca l'unico governo legittimo riconosciuto dall'Onu, guidata da Syngman Rhee, rampollo di una delle piu' antiche e prestigiose famiglie aristocratiche coreane, ultranazionalista (per questo era dovuto riparare in Cina durante l'occupazione giapponese) e in seguito implacabile anticomunista.

Syngman Rhee era essenzialmente un corrotto farabutto di destra che divenne "de facto" il dittatore della Corea del Sud con l'appoggio degli americani, in ossequio alla tradizionale consuetudine statunitense in politica internazionale, secondo cui  Tizio sara' anche un farabutto, ma e' il "nostro farabutto ".

Il "nostro farabutto".

L'eruzione del vulcano geopolitico coreano avvenne sei anni dopo l'ultima del Vesuvio: nell'estate del 1950 e  in piena Guerra Fredda, quando Peppe Baffone in arte Stalin, si fece convincere dal leader comunista nordcoreano Kim-Il-sung che invadere e annettere la Corea del Sud, era una ideona brillante e geniale che  avrebbe portato grandi benefici a entrambe le dittature. Una ideona fondata sull'assunto che della penisola asiatica agli americani non gliene potesse fregare di meno e che l'allora presidente americano Truman, non avrebbe reagito.

"Caro Kim: come mi piace questo piano! E mi eccita farne parte. Facciamolo!"

Ma come recita un vecchio adagio militare, "il nemico non collabora"e Truman mando' in fumo il piano dei due dittatori. La Guerra di Corea ( 25 giugno1950- 27 luglio1953) si trasformo' rapidamente da una bega locale a un conflitto su vasta scala tra una coalizione dell'ONU (Risoluzione 84 del 7 luglio 1950) guidata dagli Stati Uniti con la partecipazione diretta e indiretta di 23 paesi, e i nordcoreani appoggiati dall'URSS e dalla Cina comunista di Mao Tse Tung, che intervenne militarmente nel conflitto nell'ottobre 1950.
Dopo una fase iniziale di rapide offensive, grandi avanzate e alterne fortune delle due parti in lotta,  il conflitto si impantano' in una sanguinosa guerra di posizione reminiscente del "tritacarne" di Verdun della Prima Guerra Mondiale, nell'aspro e montagnoso terreno  coreano.


Quando nel luglio del 1953, dopo una serie di estenuanti trattative, venne firmato un armistizio nel villaggio di  Panmujeon, la "brillante ideona" di Kim-Il-sung assecondata da Stalin, era costata la vita di tre milioni di coreani del nord e del sud, 400.000 cinesi (compreso il figlio prediletto di Mao), 36.576 americani e 2578 uomini dei vari paesi della coalizione ONU.
Tutto quel sangue per ritrovarsi essenzialmente senza ne' vinti, ne' vincitori, con un paese sempre diviso in due dalla linea del 38 parallelo e un armistizio che non si e' mai trasformato in un accordo di pace. Tecnicamente, le due Coree sono ancora in guerra.

Ma se a livello locale il conflitto si risolse in uno stallo, a quello internazionale, il terremoto coreano apri' una faglia nelle "placche tettoniche" geopolitiche dell'epoca le cui conseguenze avranno un peso enorme nella storia della seconda meta' del XX secolo.

La Guerra di Corea e' infatti lo spartiacque della Guerra Fredda, il momento in cui il confronto tra il blocco comunista e le  alleanze occidentali si allarga dall'Europa spaccata in due dalla Cortina di Ferro per assumere una dimensione planetaria.

Negli Stati Uniti,  il successore repubblicano di Truman,  il presidente ed ex comandate delle truppe alleate in Europa nella Seconda Guerra Mondiale, Dwight D. Eisenhower, decide che con l'invasione della Corea del Sud,  l'URSS ha lanciato il guanto della sfida globale e sulla scia della strategia del "contenimento" elaborata nel 1946 dal diplomatico George Kennan, formula la cosiddetta "teoria del domino", in base alla quale se si consentiva all'URSS di prendere il controllo di un paese chiave in una qualsiasi area del globo, le nazioni vicine sarebbero cadute sotto l'influenza sovietica come i pezzi di un domino.

Questa dottrina influenzo' pesantemente la politica internazionale americana durante la Guerra Fredda e fu la causa diretta di molti interventi militari statunitensi nel mondo, a cominciare da quello catastrofico  del Vietnam.

E in tal senso la Guerra di Corea lascio' un altro retaggio avvelenato nel mondo occidentale, stabilendo una sorta di paradigma delle guerre combattute successivamente dagli USA e dai suoi alleati, i cui effetti si avvertono ancora oggi.

Gli americani chiamano quella di Corea "La Guerra Dimenticata" perche' dopo un periodo di iniziale entusiasmo patriottico, l'attenzione dell'opinione pubblica statunitense verso il conflitto calo' drasticamente e, specie durante la sanguinosa fase di stallo dal 1951 al 1953, parve addirittura volerlo rimuovere. Al contrario di quanto era avvenuto durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, i reduci trovarono una America decisamente fredda nei loro confronti e per non pochi di loro, che solo qualche anno prima  avevano anche combattuto  in Normandia o a Iwo Jima, questo fu un trauma.
Tutti conoscono la Guerra del Vietnam e il dramma dei suoi reduci, ma di quelli di Incheon o del Chosin Reservoir (due grandi battaglie del conflitto) ancor oggi si sa poco o nulla. 
Per loro o contro di loro, nessun Jimi Hendrix suono' una versione devastante di Purple Haze nel livido  mattino di un megafestival rock. Nessuna rivoluzione, figli dei fiori, amore libero, Detroit che brucia, Sergente Hartmann, Charley, la Cavalleria dell'Aria e la Cavalcata delle Valchirie,  mama-san, papa-san e "cinque dolla, amole lungo lungo". 
Nemmeno i pacifisti che ti aspettano all'aeroporto per sputarti addosso e chiamarti "ammazzabambini".
La Guerra di Corea non entro' nell'immaginario collettivo del mondo e dell'occidente.
I veterani  della Corea trovarono solo la piu' totale e completa indifferenza di un'America indaffarata e indifferente che voleva riprendere il suo " business as usual" e dimenticare una guerra che non la riguardava piu'.

1968, Hue, Vietnam: io sono fico. Sono amato o odiato. E comunque, con me, ci fanno un sacco di film.


1950, Chosin Reservoir, Corea del Nord: io invece, evidentemente ho la mamma negra perche' non mi si fila nessuno. Fra l'altro, nel Viet-Fottuto-Nam almeno faceva caldo. Qui fa un freddo becco.


I tre anni in Corea segnarono inoltre la fine "dell'Eta' dell'innocenza" per il soldato americano e la sua immagine di "Settimo Cavalleggeri della Liberta' ".

Qualcuno negli USA comincio' a chiedersi se per proteggere la democrazia dalle dittature comuniste, fosse moralmente giustificabile appoggiare o instaurare dittature reazionarie o fasciste come quella di Syngman Rhee, ma soprattutto se bisognasse versare sangue americano per proteggere un abominevole autocrate fascista, dall'aggressione di un nefando tiranno comunista.

Del resto, la propaganda sovietica e cinese - aiutata piu' o meno volontariamente da non poche sinistre occidentali - fu molto abile nel mescolare le carte in tavola, facendo passare aggressore per aggredito e oppressore per oppresso, secondo un copione collaudato e concepito espressamente per l'opinione pubblica occidentale, che si ripetera' nel Vietnam e in tutte le guerre successive anche dopo la caduta del comunismo.

Tutte queste contraddizioni all'epoca erano ancora allo stadio embrionale, ma sarebbero esplose alla fine del decennio successivo in Vietnam.



Ma anche nel blocco dei trinariciuti, il conflitto coreano ebbe ripercussioni drammatiche.

L'imprimatur di Stalin al piano di Kim-Il-sung, fu l'ultimo e il piu' grave di una serie di errori che "l'Uomo d'Acciao" commise dopo la Seconda Guerra Mondiale. 
Il primo avvenne "in famiglia" quando nel 1948, il leader jugoslavo Tito e il suo partito comunista, ansiosi di scrollarsi dal giogo di Mosca per percorrere la loro via nazionalista al socialismo, ruppero con Mosca e vennero espulsi dal Cominform.
Il secondo, sempre nel 1948, fu il Blocco di Berlino con il susseguente ponte areo anglo-americano che risulto' in un clamoroso "occhio pesto" per Stalin. L'iniziativa sovietica, oltre a fallire sul piano pratico, convinse alleati occidentali e tedeschi che era necessario istituire uno stato tedesco indipendente nell'area d'influenza americana e trasformo' l'URSS nel "pericolo pubblico numero uno" della democrazia, spingendo vari stati europei ( fra i quali l'Italia) a entrare nella NATO.
E a guerra iniziata, Stalin fece forse quello piu' catastrofico, quando durante la seduta del Consiglio di Sicurezza dell"ONU che autorizzo' l'intervento militare in Corea, il delegato dell'Unione Sovietica non si presento' alla riunione per boicottare il seggio permanente del consiglio, assegnato al governo di Taiwan invece che alla Repubblica Popolare Cinese di Mao, e non pote' quindi esercitare il diritto di veto che avrebbe stroncato l'iniziativa USA.

Io lo dico sempre che boicottare oltre a non servire un cazzo e' controproducente. Ma vallo a spiegare ai centri sociali.

L'avventura nordcorena, come lo "Strappo di Tito", apri' un'altra crepa nel monolito comunista, che all'epoca non venne percepita ne' da Stalin, ne' dagli occidentali, ma che a lungo termine si trasformo' in una rottura netta dalle conseguenze devastanti per l'URSS, con l'altro grande stato comunista del pianeta: la Cina.

Dopo un inizio pirotecnico che aveva travolto il patetico esercito sudcoreano e quasi rigettato in mare le poche e male addestrate truppe statunitensi nella penisola, le armate della Corea del Nord vennero prima fermate dall'accanita resistenza degli americani a Pusan, e poi colte completamente di sorpresa da una rischiosissima e geniale operazione ( l'unica della sua sopravvalutatissima carriera) del generale americano Douglas MacArthur, l'ex eroe della guerra contro il Giappone, che sbarco' 40.000 uomini alle loro spalle, nella citta' di Inchon.

Lo sbarco di Inchon: un assoluto colpo di genio e anche l'unico della carriera di MacArthur.


Gia' piagato da gravi problemi logistici e con  le vie di rifornimento tagliate da MacArthur, l'esercito nordcoreano si squaglio' come neve al sole e nell'autunno del 1950,  le forze ONU e USA, come si evince dalla cartina, avevano non solo liberato la Corea del Sud, ma anche occupato la capitale di quella del Nord, Pyonyang e il resto del paese, spingendosi al confine con la Cina.

Mao Tse Tung, a differenza di Peppe Baffone che di arte militare non capiva una emerita sega, era un eccezionale tattico e stratega ( i suoi scritti sulla "guerra di popolo" sono stati e sono la Bibbia di tutti i movimenti di liberazione del secolo scorso e di quello attuale) e decise di intervenire per salvare i nordcoreani sulla scorta di due considerazioni  che si rivelarono sostanzialmente corrette: la Cina era uscita a pezzi dalla Seconda Guerra Mondiale e dalla successiva guerra civile contro Chiang Kai shek, quindi  la rivoluzione aveva bisogno di consolidarsi e non poteva permettersi, oltre all'amaro boccone di Taiwan, di avere un altro stato ostile e filoamericano sulla porta di casa. In secundis, si trattava di una questione di prestigio: visto che l'ONU snobbava il governo di Mao, quale occasione migliore per dimostrare con una prova di forza proprio contro l'ONU che la Cina comunista era una realta'?

E' la stessa logica che nei film western spinge il giovane e brillante, ma sconosciuto pistolero a sfidare  il grande e famoso pistolero.

E  il grande pistolero fu impallinato come un tordo, perche' l'attacco cinese inflisse all'ONU e agli USA la piu' secca e netta sconfitta subita dall'esercito americano dopo la caduta delle Filippine per mano dei giapponesi e la fase iniziale dell'offensiva delle Ardenne per quella della Wehrmacht.

Il leader cinese che era comunque conscio dei limiti operativi e soprattutto logistici della sua Armata Rossa, chiese a quel punto un aiuto e un impegno concreto all'altra Armata Rossa del collega russo, ma Stalin comincio' a nicchiare e ad accampare scuse fumose: un po' come le donne quando voi ammiccate con l'occhio trigliato e loro vi  dicono che  hanno "mal di testa".


"No, sul serio Mao, non stasera: ho un'emicrania che mi spacca il cervello"

Alla fine Stalin accetto' di fornire a Pechino armi e munizioni ( e nemmeno tante) che i cinesi dovettero pagare utilizzando un prestito che i sovietici gli avevano fatto per ricostruire l'economia distrutta dalla guerra civile.

Mao e la dirigenza cinese, che alla fine della guerra avevano pagato a carissimo prezzo l'intervento, ebbero l'impressione di essere stati usati da Stalin e le relazioni tra le due potenze comuniste cominciarono quel lento declino che sarebbe culminato con l'ostilita' aperta degli anni 60 (quando sul fiume Ussuri al confine tra Russia e Cina  volarono sberloni tra le due Armate Rosse) e la clamorosa apertura agli americani con la "diplomazia del ping pong" e la successiva  visita di Nixon in Cina nel 1972 che normalizzo' le relazioni fra USA e Cina isolando l'Unione Sovietica.


"Sei un comunista puzzone, ma sei simpatico e chissa', forse un giorno anche voi trogloditi potrete provare l'ebbrezza del capitalismo"

" Velo, e magali voi spostale tutte vostle fabbliche da noi e noi diventale licchi sfondati con vostli dollali  in nostle banche  pel poi lidulvi in mutande e diventale plima potenza mondiale. Capitalismo anglosassone non e' tigle di calta, ma tigle mongoloide".

"Hahahahahaha, ma sai che sei una sagoma? Cos'e', umorismo cinese?"

***


Nella seconda parte di questo post, esamineremo le vicende della famiglia Kim al timone della Corea del Nord e ci sposteremo nel presente con alcune riflessioni personali sull'ultima crisi del 38 parallelo.


Il termine " Paciugotto" riferito a Kim-Jong-un, e' copyright esclusivo dello straordinario Aleks (Sobchak Security).