Thursday, 19 November 2009

Le ricette fusion-etniche di Yossarian

Ora: visto che ultimamente tutte le signore della blogosfera (Lady Uriel, Rachel Barnacle e Roseau) si cimentano splendidamente in amene ricette della nostra superba tradizione culinaria, voglio pubblicamente smentire la mia avgvsta sciura Rachel Barnacle sulla presunta incapacita' del sottoscritto di cucinare anche un semplice uovo fritto, ed elargirvi quindi una succulenta et innovativa elaborazione di un classico gastronomico del Mediterraneo.

E' semplice, sana, economica, e soprattutto mi risparmia la fatica di scrivere un post oggi, per dedicarmi ai miei cacchio di wargames nel week end e tornare in splendida forma lunedi' con ricchi premi e cotillons.

Ladies & Chesterfield ecco dunque a voi il :

Cous Cous alla Garibaldina

Ingredienti: il cous cous freddo fatto la sera prima dalla vostra fidanzata/moglie/convivente, e tre sottilette di verace formaggio chimico.

Preparazione: a mezzogiorno di sabato prendete l'eccellente cous cous freddo fatto dalla vostra fidanzata/moglie/convivente, indi disponete con amorevole cura le tre sottilette sul cous cous stesso e infilate il tutto nel microonde per circa tre minuti.

Indi, estraete il piatto rovente facendo attenzione a non procurarvi ustioni tipo Hiroshima alle vostre avgvste manine, e mescolate il formaggio fuso con il cous cous, come fareste con polenta e gorgonzola.

Ecco qui! Semplice gustoso e...buon appetito

PS Se la vostra fidanzata/moglie/convivente la prende come Rachel, procuratevi anche un maglione molto caldo per dormire sullo zerbino quella notte.

Buon week end e naturalmente:

Good Luck & Good Night


UPDATE

Ho aggiunto un paio di linchi: Reshet Nahum (musica israeliana) e Ottagono Irregolare (Tommy Angelo).
Li trovate ovviamente nella lista a lato.

Wednesday, 18 November 2009

Veltroni: «Torno a partecipare alla vita del PD»





E la notizia si sparge nei circoli progressisti del paese.

Link

Tuesday, 17 November 2009

Money is ammunition

Adesso e' tutto chiaro: come diceva Franz Kafka, «per gli ignoranti tutto e' possibile».

Francamente non si vede la necessita' di mandare in giro per i teatri di guerra i segugi del Times per cercare di scoprire quello che potremmo definire, senza timore di esagerare, "l'acqua calda".

A meno di non avere come Rupert Murdoch delle faide aperte con Silvione "Chavez" Berlusconi, ed essere disposti in nome di tali faide a rimediare delle, come dicono i francesi? Ah si', figure di merda.

Il mese scorso abbiamo appreso dai "giornalisti" del quotidiano britannico che la perfidia latina arrivava a sborsare quattrini ai talebani pur di non attaccare le truppe italiane, ed e' quindi con grande sorpresa che oggi leggo sulla "prestigiosa" testata del magnate australiano che l' esercito di Sua Maesta' Britannica e' arrivato alle stesse conclusioni degli infidi latini, tanto che nell'articolo del Times, il Major-General (generale di divisione) Paul Newton dichiara: «le armi migliori contro gli insorti sono quelle che non sparano. In altre parole, sborsate quattrini per cambiare le dinamiche della sicurezza nel breve termine. Ma fatelo con oculatezza. Non si puo' semplicemente distribuire denaro a piene mani».

Ovviamente, quel che dice il generale Newton, e' cio' che sosteneva anche il suo collega Franco Angioni all'indomani delle accuse infamanti del Times ai militari italiani. Ovvero, che nessuno e' cosi' stupido da pagare il nemico, ossia i talebani, ma in situazioni come quella afgana ( e irachena, somala etc etc) e' perfettamente normale e legittimo "oliare" i capi delle fazioni locali per garantirsi un alleato in loco (con ottime possibilita' di fungere anche da servizio di intelligence sul campo) e impedire al nemico di far leva sui quattrini e la poverta' per arruolare nuovi soldati.

E per arrivare a una simile conclusione non c'era alcun bisogno di spedire i segugi dall'altra parte del mondo.

Bastava mettere gli avgvsti laureati di Oxford e Cambridge a consultare la rete e, visto che nel caso del Times questi si firmano sempre con l'altisonante titolo di "Defence Editor" (Redattore Difesa), far loro seguire un corso accelerato di "storia delle dottrine anti-insurrezionali del XXsimo secolo" con una particolare enfasi sul lavoro del generale statunitense David Howell Petraeus, la cui dottrina e' entrata a far parte dell'US Army Field Manual 3-24 MCWP 3-33.5 del 2006, reperibile integralmente sull'interwebz in formato pdf, e dal quale vi riporto uno stralcio dedicato al rapporto fra truppe "ospiti" (gradevole eufemismo per "occupanti") e indigeni riottosi.

Il paragrafo 1-153, pag 1-27 del 1imo capitolo si intitola: "Some of the best weapons for counterinsurgents do not shoot" e se vi siete presi la briga di leggere l'articolo del Times avrete sicuramente notato la straordinaria somiglianza con quel che dice il generale britannico, ossia «the best weapons for counterinsurgents do not shoot».

Curioso vero? Soprattutto se pensiamo che il "giornalista" del Times lo attribuisce alla dottrina del nuovissimo Field Manual dell'esercito di Sua Maesta'.

Vi ricordate il mio post sulle Ardenne, Montgomery che millantava credito, la stampa britannica, e Patton fuori di se' che invocava Paul Revere e Saratoga? Ecco, ora potete capire l'ira funesta della buonanima di Giorgino Patton...

In ogni caso ecco il Petraeus-pensiero: «Particularly, after security has been achieved, dollars and ballots will have more important effects than bombs and bullets. This is a time when “money is ammunition...»

Per chi non conosce l'idioma del Bardo significa: «In particolare, dopo aver ottenuto la sicurezza, dollari ed elezioni avranno effetti piu' significativi di bombe e pallottole. Quello e' il momento in cui "i soldi sono munizioni"»

Ora, Petraeus e Afghanistan a parte, resta la doppia figura da peracottari del Times che nella sua meschina e volgare campagna anti-italiana, originata dalla faida Murdoch-Silvione Chavez, ha oltretutto mancato clamorosamente il bersaglio perche' la faccenda dei "vili e pusillanimi italiani", qui in Inghilterra non se l'e', come si dice in francese, inculata nessuno.

Nemmeno la stampa britannica della piu' infima qualita' (sempre di proprieta' dell'eroe della sinistra italiana) tipo il "Sun" o "News of the World".

Eroe della sinistra nostrana, che fra l'altro dimostra di non conoscere molto bene le idiosincrasie scioviniste e nazionaliste della "Little England" ( l'equivalente della nostra "italietta") piu' becera e alcolizzata.

Si' perche' se avesse scatenato i suoi scherani contro quella che da secoli e' la nemesi latina dell'Inghilterra, ossia la Francia, oppure contro l'odiato ( ma temuto, perche' gliele ha suonate mica da ridere) cugino e arcinemico tedesco, il Sun se ne sarebbe uscito con articoli che evocavano lo spirito di Waterloo o con gigantesche foto di sorridenti piloti di Spitfire, tanta e' la beceraggine dei tabloid del Regno Unito e, a meno di non voler negare l'evidenza, della parte peggiore della "pancia" anglosassone.

Invece, alla luce della amicizia-inimicizia angloitaliana, che nella storia dei due paesi ha avuto un peso storicamente simile a quello che in entrambe le nazioni puo' avere avuto il rapporto con il Belgio, la "clamorosa" rivelazione della "doppiezza italiana" e' passata del tutto inosservata e nessuno ha rincorso gli italiani per strada, o manifestato davanti all'ambasciata del Belpaese.

Perfino dagli amici indigeni non ho sentito nulla. E come in Italia, sono di varia et assortita estrazione sociale.

Come in Italia infatti, quando desidero parlare di Tennessee Williams esco con un intellettuale, e quando voglio parlare di cose sensate, con chiunque altro.

Murdoch deve essersi comunque accorto presto che lo stratagemma non pagava, perche' ha ricominciato a pestare durissimo contro l'impegno inglese in Afghanistan (l'unica cosa peraltro sulla quale sono d'accordo con lo squalo australiano) con mezzucci di una lega cosi' bassa che fanno impallidire l'infame articolo sui nostri militari da parte del Times.

Non che Flash Gordon Brown non se lo meriti, ma mettere in mezzo i genitori e i parenti dei soldati inglesi morti e in una maniera cosi' strumentale da far sembrare Repubblica la "bocca della verita', "gli ha rimediato una pessima figura anche fra gli sbroc pacifisti del Guardian.

Un Murdoch che ormai e' all'apice del suo delirio (calcolato, calcolatissimo) di " Citizen Kane" (senza Rosabella, Murdoch e' proprio stronzo di suo) ed e' alla testa del piu' grande impero mediatico del pianeta.

E' per questo motivo che la sinistra italiana sta scherzando col fuoco, e in virtu' dei suoi meschini calcoli antiberlusconiani ci sta trascinando in casa una "eminenza grigia" assai piu' vorace e pericolosa di Berlusconi, proprio come nel Rinascimento era uso e costume delle varie signorie, affidarsi allo straniero per risolvere le beghe di cortile, salvo venire regolarmente fagocitati da francesi, spagnoli etc etc quando le "baruffe chiozzotte" finivano e i Don Rodrigo di turno presentavano il conto dell'assistenza militare.

Te le raccomando le manifestazioni per la liberta' di stampa quando arrivera' Murdoch: il campione di quella stampa "libera e imparziale" citata regolarmente dai soloni del PD, l'uomo che ha dichiarato recentemente che i giornali del futuro saranno «senza rotative e senza sindacati», leggere qui per credere. Altro che conflitto d'interessi.

Tornando comunque alle "brume albioniche", Murdoch e il Sun hanno deciso di togliere l'appoggio ai laburisti e schierarsi dalla parte dei conservatori.

Non ci vuole un Machiavelli per capire che i laburisti sono condannati a una sconfitta che li portera' sull'orlo dell'estinzione politica, e che a mio avviso si meritano ampiamente, ma l'alternativa e' un partito conservatore il cui leader David Cameron, parlando del concetto di Welfare ha recentemente affermato che la risposta ai problemi degli ammortizzatori sociali, non e' lo stato sociale d'ispirazione socialdemocratica, bensi' la "filantropia" degli strati abbienti della societa'.

Voglio dire: qui siamo al paternalismo vittoriano, David Copperfield, i bambini in miniera, le workhouses (veri e propri lager per i poveri che li' lavoravano e schiattavano, e non scherzo un cazzo, rileggetevi Dickens), le infami "Poor Laws" ( leggi sulla poverta') e tutto il cucuzzaro del piu' infame capitalismo (mi raccomando, ora datemi del comunista, HAHAHAHA) non molto dissimile da quello di Goldman Sachs & soci.

Questo e' "l'alfiere della liberta' di stampa" i cui giornali vengono citati dagli avgvsti militanti e leader del PD come gli implacabili fustigatori del mostro di Arcore, e lui, come il Marco Porcio Catone della carta stampata.

Un uomo i cui giornali appoggiano un leader politico conservatore secondo il quale la massima sanzione legislativa da comminare a un imprenditore che licenzia ingiustamente un dipendente, consiste nel ricevere una visita dallo Spirito del Natale Passato...


Good Night & Good Luck

Breve aggiornamento

A proposito di stampa "progressista" vicina al PD, leggetevi questo bell'articolo di Pierluigi Battista sul Corriere.

Ve lo riassumo brevemente: ancora una volta, dopo averci fatto per tutta l'estate una capoccia tanta con la degradazione del corpo delle donne, la volgarita' televelinica, tette e culi e videocrazie, e' mai possibile, si chiede Battista che di fronte a un uomo che ha trattato 500 ragazze come "materiale da harem" con tanto di escluse perche' non corrispondevano ai canoni di bellezza gheddafiani, dico possibile che l'avgvsta stampa di sinistra e femminista abbia deciso di tacere sulla vicenda?

Nemmeno un parolina a parte gli articoli di "costume"...

Che ipocriti, che branco di ipocriti. Battista ha ragione.

Monday, 16 November 2009

Il Codice Da Pirla

Ohiohiohiohioi, non c'e' un attimo di requie: uno si e' appena ripreso dall'ardita incursione delle "Crist-truppen" nella sede del Partito Radicale del post precedente, ed ecco che gli arriva un'altra legnata.

Allora, due cose: la prima e' che Dan Brown altri non e' che lo pseudonimo del Colonnello Gheddafi, e la seconda e' che il sottoscritto ha deciso di fare carte false pur di lavorare per l'ufficio stampa del Colonnello Gheddafi.

Il Rais delle sabbie e' una leggenda e voglio scrivere per lui. E' il re dei cialtroni, e a differenza di altri cialtroni, vedi Bersani o Berlusconi, almeno mi fa ammazzare dal ridere.

Non pago della sceneggiata romana di qualche mese fa con lectio magistralis all'universita' La Sapienza e santino del partigiano libico appuntato sull'uniforme nera e rossa in cemento e vetroresina, il Supercolonnello si e' infatti prodotto in un capolavoro assoluto degno della penna dell'autore del "Codice Da Vinci".

Ieri, poco prima dell'inizio del vertice mondiale della Fao (altra pletorica organizzazione di cialtroni come l'Onu da cui dipende) a Roma, il sciur culunel della Tripolitania ha organizzato una kermesse riservata esclusivamente, come spiega questo articolo del Corriere, a «500 ragazze piacevoli, tra i 18 e i 35 anni, alte almeno un me­tro e 70, ben vestite ma, rigoro­samente, non in minigonna o scollate». Era compreso anche un gettone di presenza di 60 euro, e lo scopo della serata secondo l'agenzia di PR libica che l'ha organizzata, era «quello di avere alcuni scambi di opinione e donare omaggi libici».

HAHAHAHAHA, scusate il francese, ma a casa mia questo si chiama «scusa, ti dispiace se te la batto un po'? Cosi', senza impegno, un drink e via»

Orbene, una volta riunito l'harem, Gheddafi si e' palesato affiancato da due delle sue guardie del corpo amazzoni che un paio di mesi fa hanno fatto fare sogni BDSM a mezza Italia («sono un porco Leila, frustami, frustami e calpestami con gli stivali») , piu' uno dei suoi scherani, e ha tenuto un'altra lectio magistralis con una rivelazione che ha letteralmente stracciato l'ultimo best seller di Dan Brown "Il simbolo perduto".

Dopo aver tentato di spiegare l'importanza di convertirsi all'Islam alla platea di 500 giovani sgnacchere, Gheddafi ha lanciato la bomba dopo aver indicato il crocefisso appeso in sala: «lo sapete che al po­sto di Gesù hanno crocifisso uno che gli somigliava?»

Ohiohiohiohioi, hanno crocifisso il sosia di Gesu', ohihiohiohiohioi, altro che Giulietto Chiesa e Mazzucco, io al concorso del "Perlone 2009" di Perle Complottiste voto Gheddafi.

Magari ci verra' anche a dire che puo' provarlo perche' ha un testimone oculare...

Ora, lo so che qualcuno me la verra' a menare coi vangeli apocrifi: risparmiatevelo, non mi interessano e con tutto il dovuto rispetto non m'interessano i vangeli in generale.

Quello che mi ha steso e' la rivelazione della trama dell'ultimo romanzo di Gheddafi alias Dan Brown: "KALVARIO!", sottotitolo: "Chissenefrega, tanto era mio cugino"

Comunque, ho deciso di spedire il mio CV a Tripoli perche' voglio lavorare per Gheddafi.

Ho passato 15 anni a scrivere cose che avrebbero dovuto essere serie e ora voglio divertirmi, e considerata la generosita' di Supergheddi, anche essere pagato bene.

Mi ci vedo a buttare giu' degli appunti sparsi per la lista quotidiana delle idee e dei suggerimenti per i discorsi del Colonnello, roba tipo:

A) Hitler era una donna

B) Gesu' e' stato avvelenato

C) Il Molise esiste

D) Il PD e' un partito progressista

E) Il PD esiste

F) Il Papa e' un transessuale bulgaro di nome Ivo che faceva il domatore in un circo

E cosi' via...


ADDENDUM

Storie di sosia, crocefissi nelle scuole, le Crist-truppen di Lotta Studentesca che lo usano come vessillo d'assalto...

Era inevitabile....

La buona notizia e' che Gesu' e' tornato. Quella cattiva, che e' incazzato come una bestia!





Thursday, 12 November 2009

Deus lo Volt & Chiagne e Fotte

HAHAHAHAHA: roba da non credere, mi ci sono quasi ammazzato.

Vi metto solo il titolo dell'articolo sul Corriere on line e giudicate voi.

"Irruzione con crocifissi e volantini nella sede dei Radicali italiani"

Oddiodiodiodio, sto male. Voglio dire: mi ricordo le irruzioni degli "autoriduttori" proletari nei negozi di lusso negli anni 70, e piu' recentemente, le irruzioni nelle banche o nei MacDonalds degli "antagonisti" dei centri sociali, ma le irruzioni delle "Guardie Bianche" del Bambin Gesu' nella sede di un partito al grido di "Pentitevi peccatori" agitando il crocifisso, francamente mi mancavano.

Ne e' l'artefice Lotta Studentesca, un movimento militante cattolico di destra e di minus habens vicino a quei nazifascistoidi di Forza Nuova, e guidato da Roberto "Pietro L'Eremita" Benignetti.


Bene, ora che ci siamo occupati dei Nuovi Crociati di destra, passiamo all'ipocrisia e al curioso senso morale ed etico cuminista-teodem-piddino che non cessera' mai di meravigliarmi per la sua spudoratezza.

Io non ho commentato la vicenda Marrazzo e non ho alcuna intenzione di farlo ora, ma e' da qualche giorno che leggo con interesse che dopo le dimissioni a causa dello scandalo a base di transessuali e cocaina, l'ex presidente piddino della Regione Lazio Piero Marrazzo approdera' in Rai e avra' un programma tutto suo.

Non metto i link, perche' lo trovate dappertutto.

Questo a casa mia si chiama "chiagne e fotte"

Questo a casa mia si chiama, come dicono i francesi, prendere per il culo la gente.

Ora, lungi da me perfino l'idea di moraleggiare su una vicenda che ritengo personale, ma a questo punto, cosi' per diletto, voglio provare a ragionare secondo i canoni morali di coloro che a sinistra hanno sbandierato orgogliosamente lo slogan «Ecco, a differenza del demonio di Arcore, i nostri politici coinvolti negli scandali sessuali, si dimettono dagli incarichi
pubblici »

Uhmmm...ripeto non ce l'ho con Marrazzo, ma fatemi capire, anzi, let me get this straight: un uomo pubblico, che occupa un posto pubblico, al servizio del pubblico in un ente pubblico, si dimette in seguito a uno scandalo a base di trans e coca, e come finisce?

A fare l'uomo pubblico, in un posto pubblico, in un ente pubblico, al servizio del pubblico.

E voi zitti. Non dite nulla e vi va benissimo.

Complimentoni cari moralisti di sinistra! L'applausometro esplode! Che coerenza, che inflessibile aderenza ai vostri principi morali!

E c'e' di piu', e non fraintendetemi, non sto auspicando la "morte civile" di Marrazzo, sto solo seguendo il filo del ragionamente dei Saint-Just che a sinistra hanno invocato "virtu' " e "incorruttibilita' morale".

E' tutta l'estate che ci fate una capoccia tanta con la volgarita' televisiva, le videocrazie veliniche, i Fabrizi Corona, tette e culi che imperano sui teleschermi al posto di una sana e ccculturale riduzione televisiva de "I Miserabili" di Victor Hugo, e poi in tivvu', anzi alla Rai, quell'ente pubblico da voi venerato e che vorreste trasformare in un "tabernacolo della cultura", ci mandate un ex politico travolto da uno scandalo di trans e cocaina?

Magari a condurre un programma del mattino per le casalinghe?

Non fatemi ripetere che non sopporto Berlusconi, e che non ce l'ho con Marrazzo, ma con che faccia, sempre seguendo il filo del vostro moralismo, ripeto con che faccia, potete accettare una cosa simile e continuare a puntare il dito sulla coca e le mignotte di Palazzo Grazioli e del Chavez di Arcore?

Ah gia', ma non si tratta della faccia...

ADDENDUM

Fra l'altro, come il mio ospite Tommy ha fatto notare, "intrattenersi con le prostitute" e tirare cocaina sono in Italia due reati da codice penale.

Ora: se la polizia pizzica Mario Rossi che va a zoccole con due o tre grammi di cocaina in tasca, Mario Rossi e' letteralmente rovinato e probabilmente perdera' il lavoro, la famiglia, e diventera' un paria.

Possiamo trovare queste leggi discutibili, ma sono le leggi: "dura lex sed lex".

A Marrazzo invece garantiscono un posto in Rai e uno stipendio penso principesco.

Io non ho nulla contro perdoni, riabilitazioni et similia (anzi, sono un libertino immorale), ma a patto che avvengano dopo che un fatto o un comportamento che infrange la legge sia stato sanzionato, o comunque sia passato in giudicato in tribunale. Non prima.

Perche' a Mario Rossi si fa un culo a capanna e a Marrazzo si "restituisce" il posto in Rai?

Si' perche' se non lo sapete, glielo "restituiscono"...

Qui non e' neanche piu' una questione di moralismo, che io ho trovato piuttosto repellente da parte dei piddini nei confronti di Marrazzo. Qui e' una questione di uguaglianza di fronte alla legge. Ma ai piddini cio' non interessa, perche' dei diritti hanno una visione piuttosto singolare come spiega Uriel in questo suo post.


Monday, 9 November 2009

Della sconfitta prossima ventura


«Chi scatena una guerra senza sapere cosa vuole e come intende ottenerlo, e' un imbecille»

Carl von Clausewitz


«Chi difende tutto, finisce col non difendere nulla»

Federico Guglielmo II di Prussia, detto "Il Grande"


«La confusione del nemico e' una buona occasione per sconfiggerlo»

Sun Tzu "L'Arte della Guerra"


Prima di proseguire una doverosa avvertenza: potete essere piu' o meno d'accordo con quello che leggerete in questo post, trovarlo piu' o meno opinabile, o rigettarlo completamente, e cio' non rappresenta un problema.

Quel che invece dovete tenere ben presente e' che le considerazioni personali che passero' a illustrarvi sul conflitto in Afghanistan sono il frutto di ricerche e riflessioni personali di natura strategica e geopolitica, assolutamente avulse da condizionamenti ideologici.

Chiamatelo cinismo, realpolitik, pragmatismo o quel che volete, ma non venitemi a sminuzzare gli zebedei con accuse di filoamericanismo, antiamericanismo, anglofobia, anglofilia, pacifismo, "guerrafondaismo" e tutti gli "ismi" del caso.

Ciodetto sara' un post fluviale, quindi allacciatevi le cinture e procuratevi dei buoni link porno.

Non so se i talebani abbiano mai letto i tre autori sopracitati, ma per una curiosa coincidenza storica, il conflitto afgano si e' sviluppato e articolato in tre fasi distinte caratterizzate dai principi enunciati in apertura del post.

Fase Clausewitz.

Nell'ottobre 2001, a seguito degli attacchi che distrussero le Torri Gemelle di New York, gli americani lanciavano l'operazione Enduring Freedom, il cui obiettivo era sostanzialmente rovesciare il governo fondamentalista islamico guidato dal mullah Mohammed Omar e annientare "l'ospite" del governo di Kabul, Osama Bin Laden, insieme all'organizzazione terroristica di integralisti islamici da lui guidata che rispondeva (e risponde) al nome di Al-Qaeda, responsabile dell'attacco dell'11 settembre.

L'operazione militare in se' -che si avvalse dell'appoggio degli arcinemici dei talebani, "L'Alleanza del Nord", di etnia turkmena e basata nella valle del Panshir nel nord est del paese- fu brillante e ben condotta: un mix di bombardamenti aerei "chirurgici" e azioni delle truppe speciali statunitensi (SEAL, Delta Force, Ranger etc etc) che coprirono e spianarono l'avanzata su Kabul dell'Allenza del Nord, che fini' col travolgere i talebani.

Non c'e' molto da dire sul resto, perche' come in Iraq due anni dopo, il "dinamico duo" di minus habens neocon George W Bush/Donald Rumsfeld, a parte la sconfitta delle forze nemiche, non aveva assolutamente uno straccio di piano per la ricostruzione post-bellica di Afghanistan e Iraq, tranne sperare che la mera presenza degli "opliti del bene" USA e UK (questi ultimi, come sempre, al seguito dei fratelloni minori americani) trasformasse i due paesi islamici in novelle Svizzere filoccidentali.

Un po' come sperare che il "mercato" si regoli da se'...

E' ormai chiaro che gli analisti militari ed economici di Londra e Washington sono tutti haitiani e seguaci del Baron Samedi.

Quanto agli obiettivi principali delle truppe USA, non si puo' dimenticare la clamorosa fuga in vespino come un qualsiasi bimbominkia colto in flagrante dai vigili urbani, del mullah Omar, orbo da un occhio, attraverso "l'impenetrabile cordone sanitario" delle truppe USA che circondava Kabul.

E di Osama, che nel frattempo diventa una star della registrazione video casalinga, ovviamente a tutt'oggi, nessuna traccia. Neanche i "pizzini" di Provenzano.

Fase Federico II

Che vede l'arrivo della Nato in Afghanistan, anzi delle forze multinazionali dell'ISAF, acronimo di International Security Assistance Force, il cui compito e motto puo' essere riassunto in una singola frase: «poche idee, ma ben confuse».

A Kabul viene installato un governo fantoccio guidato da Hamir Karzai: una nullita' con un passato ambiguo e filotalebano che pero' suscita gridolini di estatica ammirazione nella stampa occidentale di destra e di sinistra, o radical chic alla Mavia Lauva Vodota', perche' -e come direbbe Basta con La Droga, non m'invento un cazzo- «E' un uomo elegantissimo e coltissimo».

Dal 2001 al 2003, mentre l'attenzione del mondo si sposta sull'Iraq, in Afghanistan non succede praticamente nulla: la corruzione diventa endemica, gli americani sprecano milioni di dollari in apocalittici bombardamenti a base ordigni JDAM (Joint Direct Attack Munition) BLU-116 con quasi un tonnellata di esplosivo, col risultato di compiere un orrendo genocidio di artropodi nelle caverne di Tora-Bora, gli inglesi si fanno venire la brillante e velleitaria idea di estirpare la coltivazione del papavero da oppio nella provincia meridionale di Helmand con esiti ridicoli nel migliore dei casi, le altre truppe dell'ISAF pattugliano inutilmente Kabul e dintorni, e l'attrice afgana del film "viaggio a Kandahar" -un vero must per il cuminista post-femminista etno-radical-chic- Nelofer Pazira, si esibisce nelle televisioni occidentali in una stupefacente interpretazione del detto napoletano «Fa comme a jatta: chiagne e fotte».

La Pazira, di professione pasionaria femminista, piange infatti amaramente sul destino delle donne afgane costrette al burqa dai talebani, ma allo stesso tempo redarguisce e stigmatizza il cattivo Occidente che ha invaso il suo paese per liberare dal burqa le donne afgane. Quel mostruoso Occidente (Canada) che le pubblica libri e la paga profumatamente per rilasciare interviste dove sparge liquame sull'Occidente.
Per i cuministi tutto cio' e' normale e perfettamente coerente, e ogni comparsata televisiva della sciura Pazira, provoca tripli orgasmi collettivi nei loft di Milano e Roma.

Dal 2004, com'era prevedibile di fronte a cotanta "ignavia velleitaria" occidentale, i talebani rialzano la testa, e partendo dalle basi della zona tribale pakistana, contrattaccano, e lentamente ma inesorabilmente, spingono le truppe della Coalizione in un "angolo" strategico e tattico simile a quello in cui avevano chiuso i sovietici negli anni 80.
Su questo punto vale la pena di soffermarsi in maniera piu' approfondita e spero non troppo da
"addetti ai lavori", perche' e' la chiave della sconfitta prossima ventura nel paese asiatico.

La premessa strategica del conflitto parte, come nel caso del Vietnam, da un serio e gravissimo handicap per gli occidentali.
Le truppe Nato sono impossibilitate a sferrare un colpo decisivo contro le basi militari e logistiche dei talebani poiche' queste si trovano tutte in territorio pakistano, nella gia' citata "zona tribale": un'area che corre lungo il confine afgano-pakistano completamente al di fuori del controllo dell'esercito pakistano.
Fra l'altro sara' bene ricordare una volta per tutte che i talebani non sono una creatura della Cia come affermano gli sbroc di sinistra e Indymedia, bensi' dell'ISI, o Inter-Intelligence Services, il servizio di intelligence militare dell'esercito pachistano.

Quindi come nel caso del Vietnam, in cui gli americani non potevano invadere il Vietnam del Nord a meno di non scontrarsi direttamente con cinesi e sovietici, la NATO non puo' invadere il Pakistan e deve limitarsi a "tamponare" o reagire all'iniziativa militare che resta saldamente in mano ai talebani. E generalmente sul campo di battaglia quando si perde l'iniziativa, si e' gia' quasi persa la battaglia.
L'atteggiamento del Pakistan sulla zona tribale e' quantomeno ambiguo: da una parte essa pone una minaccia destabilizzante al governo del presidente Asif Ali Zardari, capo del Partito Popolare Pakistano (di ispirazione islamo-socialista), ma dall'altra Zardari non puo' permettersi di alienarsi il sostegno di natura "confessionale" della Lega Musulmana del Pakistan, guidata da Nawaz Sharif, sunnita di simpatie wahabite che insieme al suo partito governa il paese dal settembre del 2008.
In virtu' di questa dicotomia, il Pakistan e' tuttora uno dei migliori alleati di Washington nella regione, ma non puo' concedere alle truppe degli infedeli USA di varcare il suo sacro confine islamico per schiacciare i talebani. E le operazioni militari intraprese dal Pakistan contro i talebani sono nel migliore dei casi assai poco risolute, e si limitano piu' che altro al contenimento della minaccia.

I talebani secondo stime recenti hanno sul terreno 30.000 uomini decisamente ben armati e addestrati, con il bonus del fanatismo religioso.
A questo proposito va tuttavia ricordato che non tutti i talebani sono potenziali kamikaze: l'armata talebana si compone infatti di uno zoccolo duro di combattenti professionisti che forma l'elite del movimento, una parte piu' vasta di simpatizzanti che hanno aderito per vari motivi fra cui il denaro, e che forma la "fanteria di linea", e infine la vera e propria "carne da cannone", reclutata nelle scuole religiose o "madrasse" pakistane, destinata a vaporizzarsi in attentati kamikaze.
Ma ritenere i talebani esclusivamente come una manica di esaltati pronti al sucidio e' un errore: in questo senso sono piu' simili alle Waffen SS, ossia soldati estrememente indottrinati e coraggiosi fino all'incoscienza, pronti a morire senza batter ciglio per una causa aberrante, ma non a sprecare la propria vita senza un ritorno tattico e strategico.
E questo e' perfettamente coerente con la strategia politica e militare talebana che mira a riconquistare l'Afghanistan e mantenere il potere, e non a immolare il proprio esercito in inutili
"cariche banzai" alla baionetta contro l'aviazione e l'artiglieria statunitensi o britanniche, in nome di Allah.

Le tattiche di combattimento talebane sono piu' o meno le stesse utilizzate da tutti i movimenti insurrezionali del XXesimo secolo, da Pancho Villa ai Vietcong, quindi nulla di nuovo sotto il sole tranne un paio di appunti interessanti.
Il primo riguarda l'applicazione di uno dei principi fondanti della guerriglia insurrezionale, concepito ed enunciato da Mao Tze Tung, ossia quello di attaccare localmente guarnigioni isolate con una schiacciante superiorita' numerica, che potremmo definire "relativa".
Poniamo infatti che il nemico abbia 5000 uomini e voi 1000. Il rapporto di 5 a 1 in favore del nemico fa si' che in una battaglia campale non abbiate alcuna speranza. Ma se costringete il nemico a frammentare i suoi 5000 uomini in diciamo, 50 fortini presidiati da 100 uomini ciascuno che attaccherete singolarmente con 500 uomini ogni volta, sarete voi ad avere la superiorita' numerica e a travolgere il nemico in ogni singola battaglia.

E' quello che e' successo due mesi fa a diversi distaccamenti americani fra cui il Forward Operating Post Keating nel distretto di Kamdesh, dove un plotone di circa 30 uomini dell'US Army e' stato quasi annientato e salvato solo in extremis dal supporto aereo, in dodici ore di combattimenti furiosi contro 200 talebani: un rapporto di forze di 7 a 1 (ho arrotondato per eccesso il 6,6) in favore dei talebani.
Inoltre, a livello di armamento individuale e di squadra, i talebani sono equipaggiati tanto bene quanto gli americani. I loro AK 47 e 74, piu' varie mitragliatrici leggere e pesanti RPK e lanciarazzi RPG 7 di vari modelli, li rendono perfettamente in grado di tenere testa o sconfiggere qualsiasi avversario della NATO su quel tipo di terreno.

Il secondo, riguarda il supporto ravvicinato dell'aviazione o dell'artiglieria, un vantaggio di cui i talebani non possono avvalersi, ma che da solo non ha mai sconfitto nessuna armata insurrezionale, come insegna il Vietnam.
Senza elencare ed annoiarvi con le varie tattiche per ovviare a tale svantaggio, ve ne posso citare una ampiamente utilizzata da nordvietnamiti e vietcong (e oggi dai talebani) la cui paternita' sembra sia da attribuire alla Wermacht in Normandia.
Impossibilitati dalla preponderanza area alleata a concentrarsi per organizzare attacchi in grande stile, i tedeschi elaborarono tecniche superbe di infiltrazione notturna per spingersi sotto al nemico e ingaggiarlo a distanza molto ravvicinata, incrementando cosi' la possibilita' da parte di aviazione ed artiglieria USA e UK di commettere errori di tiro colpendo i propri uomini.

L'ISAF, o NATO, o Coalizione che dir si voglia, ha sul campo circa 64.000 uomini che in base alle direttive operative del comando alleato dovrebbero sconfiggere i talebani e proteggere la popolazione afgana durante la ricostruzione del paese, con l'ausilio dell'esercito e della polizia afgani.

Definire velleitario questo obiettivo significa voler essere generosi: l'esercito e la polizia afgani oltre a essere praticamente inutili da un punto di vista militare e di mantenimento dell'ordine, sono due delle organizzazioni piu' inette e corrotte del pianeta.
Ne consegue che dal punto di vista del rapporto di forze, la NATO ha indubbiamente commesso l'errore citato da Federico il Grande.
L'Afghanistan ha infatti 28 milioni di abitanti, e pretendere con 64.000 uomini -equivalenti a un soldato della Coalizione ogni 437 afgani- di proteggere la popolazione e combattere allo stesso tempo 30.000 agguerritissimi talebani su un territorio molto vasto, e' idiozia allo stato puro.

Per quanto riguarda la ricostruzione e la democratizzazione dell'Afghanistan, bene: lo sapete cosa occorre oggi per acquistare una macchina a Kabul o nel resto del paese, oltre al denaro per la transazione? Cinquantuno, dicesi cinquantuno firme su altrettanti documenti da parte di altrettanti funzionari e circa 500 dollari in bustarelle da distribuire ai cinquantuno funzionari.

Le donne non sono piu' emancipate di prima, tranne che in qualche quartiere di Kabul, le campagne sono devastate da otto anni di guerra, i Signori della Guerra fanno il bello e il cattivo tempo tiranneggiando i contadini, le rivalita' tribali ed etniche non si sono sopite, e da tutto questo caos monumentale, gli unici a trarne un indiscutibile vantaggio sono stati i talebani, che sono ora piu' popolari di quando erano al potere, in virtu' della massima "meglio una cattiva legge che nessuna legge".

Questo e' il risultato di otto anni di inerzia spesi in iniziative frammentarie e risibili (tipo distruggere il papavero da oppio. Bene, benissimo, lodevole, ma per sostituirlo con cosa? La carita' cuminista di Oxfam?), foraggiando continuamente un governo corrotto fino al midollo, guidato pero' da un presidente «elegantissimo e coltissimo» che in realta' e' solamente il "sindaco di Kabul".

Ah gia', ma ora c'e' un parlamento...

Questa concezione francamente idiota e tutta anglosassone secondo la quale per rifondare un paese distrutto basta dargli un parlamento e un'economia di mercato, mi e' sempre sfuggita e mi sfuggira' sempre.

Abbiamo tutti assistito alla recente farsa delle elezioni afgane e sappiamo benissimo che in queste condizioni anche gli sforzi degli afgani onesti sono condannati al fallimento.

L'errore piu' idiota degli angloamericani e' senza dubbio stato quello di imporre un parlamento e un concetto di democrazia mutuati da Thomas Jefferson a un popolo che prima di comunisti sovietici e talebani, aveva vissuto in relativa prosperita' sotto una monarchia costituzionale in una federazione di etnie e tribu' sicuramente arretrata secondo i nostri standard, ma estremamente avanzata rispetto a tutti gli stati islamici e non, della regione. Il voto alle donne in Afghanistan venne concesso dalla monarchia nel 1929 sotto il regno di Amanullah Khan, della dinastia Barkzai.

In inghilterra le donne iniziarono a votare nel 1928.

Fino all'avvento della dittaura filosovietica e dei regimi integralisti muhjaeddin e talebano poi, Islam e diritti delle donne avevano convissuto in maniera non idilliaca, ma piu' che ragionevole.
Dal 1972 al 1980, una delle attiviste piu' scatenate sui diritti delle donne afgane, fu Miss Afghanistan (e non m'invento un cazzo) Zohra Yusuf Daoud, che prima della guerra antisovietica fini' a fare la giornalista televisiva indossando jeans e occhiali da sole.
Certo, nelle campagne la situazione era diversa e in parecchi casi letteralmente medievale, ma le donne afgane con un misto di intelligenza, abilita' diplomatica e grande cautela verso l'imperante cultura islamica, stavano lentamente ma inesorabilmente erodendo il dominio dei mullah.
Non prendetemi per cuminista, non sto difendendo la "loro cccultura": il cuminista etno-chic e' in genere molto piu' retrivo e reazionario dei reazionari nell'approccio alle culture.
Quel che invece voglio dire e' che le donne afgane avevano capito cio' che i sostenitori del "parlamento e dell'economia di mercato" anglosassoni (risparmietevi le accuse di comunismo perche' siete fuori strada, non sono nemmeno di sinistra. E pure quelle di anglofobia, visto che sto in Inghilterra) non avevano capito: ovvero, che per operare cambiamenti mutevoli e duraturi in una cultura arcaica e dominata da una religione ostile all'universo femminile, bisogna procedere per gradi e fare sempre i conti con compromessi e concessioni al tessuto sociale e culturale di quel paese.

Questa si chiama politica, ed e' lo stesso tipo di politica graduale ma inesorabile che attraverso immani sacrifici ha garantito infine la parita' e i diritti alle donne occidentali.

E gli occidentali, negli anni che vanno dal 2001 al 2005, hanno perso in maniera criminale l'occasione di vincere definitivamente una guerra gia' vinta sul terreno militare, ricostruendo inoltre il paese.

Erano davvero stati accolti favorevolmente, e avevano dalla loro quel che nessun invasore dell'Afghanistan aveva mai potuto avere prima: il sostegno dei Signori della Guerra, quello delle varie etnie, e della gente nelle citta' e nelle campagne, tutti irrimediabilmente ostili ai talebani.

Questo patrimonio di incalcolabile valore e' stato purtroppo dilapidato nell'ignavia e nell'appoggio stupido e ottuso a un governo corrotto ma "esteticamente" simile a una democrazia occidentale, invece di intessere una rete di alleanze con i capitribu' e magari cercare di coagulare questi ultimi e le varie etnie, intorno alla figura di un monarca costituzionale, o comunque una figura in grado di rappresentare credibilmente la complessia galassia etnico-tribale afgana, tenendo sempre in conto la religione.

Sarebbe potuto essere un punto di partenza per futuri sviluppi di qualunque tipo affidati comunque agli afgani.

E invece, allo stato attuale delle cose, scusate il francese, ma gli afgani con un parlamento stile Westminster ci si puliscono il culo.

Fase Sun Tzu (Fort Apache e Saigon)

Obama, dopo aver recentissimamente interpretato il pattern delle ossa di pollo rovesciate sul tavolo dello Studio Ovale dagli analisti militari ed economici haitiani di Londra e Washington, ha deciso di non inviare 40.000 uomini per "rabboccare" le esauste, esigue e stiracchiate truppe dell'ISAF.
Come se non bastasse, due giorni fa, il comandante in capo dell'ISAF, il generale statunitense Stanley A. McChrystal, ha annunciato che le forze occidentali si ritireranno dalle campagne per trincerarsi nelle citta', e cosi' facendo concentrarsi sulla protezione della popolazione afgana.

Queste due decisioni sono, come si suol dire in francese, la ciliegina finale su una gigantesca torta di merda.

Va da se' che in una nazione molto vasta e prevalentemente rurale, abbandonare le campagne equivale a dare mano libera ai talebani, che saranno cosi' in grado di rifornirsi, reclutare e fare propaganda e proseliti, praticamente indisturbati.

Le citta' afgane finiranno quindi come Fort Apache: capisaldi occidentali in un mare talebano, che verranno regolarmente bombardate non appena (e non ci vorra' molto) i guerriglieri islamici metterano le mani su qualsiasi cosa che ricordi vagamente un razzo Katyusha (prezzo al mercato nero: un euro alla tonnellata).
Ha grossi problemi l'aviazione israeliana a individuare e distruggere i camion che trasportano i razzi Katyusha o Grad di Hamas ed Hezbollah, figurarsi i piloti americani che non hanno ancora imparato a distinguere fra una festa di matrimonio e un plotone di talebani.

In piu', i centri urbani si trasformeranno come Saigon in vere e proprie babilonie di mercato nero, corruzione e prostituzione, portando acqua al mulino talebano che indica nello stile di vita occidentale decadente, corrotto e licenzioso la causa di tutti i mali afgani.

A quel punto anche i Signori della Guerra, davanti alla marea talebana e impossibilitati a difendere un governo corrotto, pena la perdita di credibilita' morale e quindi di potere, saranno costretti a schierarsi con gli "studenti islamici" (che e' piu' o meno quel che significa la parola "talebano" ) e tutta la faccenda finira' con elicotteri carichi di profughi che si levano in volo dal tetto delle varie ambasciate occidentali, spaventose epurazioni, e una rinnovata e questa volta indiscussa morsa talebana sull'intero paese.

Ovvero Saigon il 30 aprile del 1975.

Conclusione

Dal momento che finora abbiamo esaminato solo la "pars destruens" della vicenda afgana, vale la pena di dare anche un'occhiata alla "pars construens", che a mio avviso si configura in quattro possibili opzioni:

A) Status quo: ovvero non far nulla e lasciare che il dio degli occidentali, dei mercati che si regolano da soli, o una botta di culo, risolva la faccenda.
Uguale a catastrofe, e comincio a temere che sia la scelta piu' probabile da parte della Coalizione che non e' mai stata cosi' divisa, fragile e incerta sugli scopi e la conduzione del conflitto.

B) Conseguente vittoria talebana. Questa, sebbene comporti anche uno stupefacente colpo propagandistico per i talebani, potrebbe essere paradossalmente e da un punto di vista puramente "realpolitik" piuttosto cinico, un male sopportabile.
Dopo tanta fatica e sangue per riconquistare il potere, ai talebani non converrebbe affatto trasformare il paese in una sorta di "Disneyland" del terrorismo islamico internazionale. La cosa verrebbe infatti accolta con ostilita' dai potenti vicini del paese centro-asiatico, a cominciare dalla Russia che con i vari "Cazzistan", ovvero le ex repubbliche sovietiche dell'Asia Centrale (ora tutte nazioni islamiche), e con i terroristi ceceni ha grossi problemi e parecchi conti da regolare.
E Putin fa sul serio.
Non va infine dimenticato che l'aver dato ospitalita' a una rete di terroristi internazionali islamici e' stata la causa prima della iniziale debacle talebana. Quello con Al-Qaeda e' sempre stato un matrimonio di convenienza, e i volontari sauditi e ceceni di Bin Laden non godevano di immensa popolarita' fra gli afgani, tanto che, non di rado, qualcuno di loro finiva con la gola tagliata.
Meglio islamizzare il paese e godersi la vittoria stando "buoni e a cuccia".

C) Inviare i rinforzi promessi e con questi -si tratta di un suggerimento personale- sigillare ermeticamente la frontiera con il Pakistan creando zone di 'fuoco libero" con regole d'ingaggio di manica molto larga.
E' militarmente fattibile, alla portata delle truppe alleate, e avverrebbe in una zona praticamente disabitata con il bonus aggiuntivo di poter sfruttare appieno la superiorita' dell'appoggio tattico di aviazione e artiglieria. In tal modo si eliminerebbero, o comunque ridurrebbero drasticamente le infiltrazioni talebane nelle aree rurali del paese e quindi il loro controllo su di queste. In piu', pressati fra ISAF ed esercito pakistano i talebani sarebbero costretti ad attaccare frontalmente, vanificando cosi' tutti i vantaggi che la guerriglia "partigiana" comporta su uno scontro campale.
E lo stesso Pakistan a quel punto potrebbe essere costretto a scoprire le carte sull'ambiguita' dei rapporti con i talebani.
Il problema di questa soluzione e' che politicamente potrebbe rivelarsi assai ardua. Gli USA sono stanchi delle due guerre irachena e afgana, e purtroppo una simile azione comporterebbe un aumento delle perdite USA e degli alleati dovuta all'escalation degli scontri. Dal canto suo l'ambiguita' del Pakistan una volta stretto in un angolo, lungi dall'assumere una forma definita filo-occidentale, potrebbe trasformarsi in ostilita' verso gli USA.
Opzione quindi davvero improbabile e piena di incognite.

D) Dare un calcio in culo all'uomo «elegantissimo e coltissimo» e alla sua banda di scherani corrotti, operare un bel repulisti e convocare una assemblea costituente di tutte le fazioni, etnie, Signori della Guerra e tribu' afgane, chiamate ad eleggere una figura realmente rappresentativa e una forma di governo, qualsiasi essa sia, in grado di garantire gli interessi di tutti in maniera realistica.
Interrompere il flusso di denaro a meno di non ottenere garanzie chiare e fondate sulla stabilita' del futuro governo e la partecipazione di tutte le parti in causa per fermare i talebani e ricostruire il paese.
Levarsi gradualmente ma elegantemente dai coglioni e lasciare sul terreno solo piccole unita' di truppe speciali e intelligence per monitorare la situazione e agire a colpo sicuro contro i centri di comando e i comandanti talebani.
Questa opzione a mio avviso responsabilizzerebbe i vari potentati afgani, se non altro perche' da una vittoria talebana questi avrebbero tutto da perdere, e potrebbe inoltre godere dell'appoggio tacito o esplicito dei potenti vicini dell'Afghanistan, che una volta "riequilibrata" la bilancia strategica in Asia Centrale (oggi troppo sbilanciata a favore dell'Occidente) potrebbero adoperarsi per evitare una vittoria talebana appoggiando le varie fazioni. Perfino le relazioni fra USA e Iran potrebbero guadagnarne.
Equilibrio e fazioni sono infatti le due parole chiave dell'Afghanistan. Il paese centro-asiatico e' geopoliticamente troppo importante per cadere nella sfera d'influenza di una singola potenza .Ogni volta che cio' e' accaduto in passato con inglesi, russi e oggi la Nato, sono stati sempre e inevitabilmente "uccelli senza zucchero" per tutta la regione
Appoggiare esternamente una fazione afgana e' quello che hanno sempre fatto i vicini dell'Afghanistan perche' la miglior garanzia di equilibrio nell'area, e' un Afghanistan sovrano , libero da truppe straniere, e indipendente.
E io sono nettamente a favore di questa opzione.

Grazie per essere arrivati fin qui: domani (oggi) aggiungero' una breve postilla sul Pentagono e il perche' l'US Army e' sempre stato riluttante a seguire le avventure di Bush & Co.

Per il momento, come soleva dire il protagonista realmente esistito di un bel film con George Clooney: «Good Night and Good Luck».

Sunday, 8 November 2009

E' pronto in tavola!

A me piace cucinare.
Il che è un bene, altrimenti qua in casa saremmo morti di fame da un pezzo: le colonne d'Ercole culinarie di Yossarian cominciano a delinearsi poco dopo l'uso della caffettiera, e oltre, beh - lo sa il cielo che razza di mostri potrebbero farsi vivi.
Nessuno lo sa con precisione, perché nessuno è mai stato tanto temerario da spingere Yossarian ai fornelli, e Yossarian stesso ha mostrato un certo qual buon senso evitando di spingercisi da solo.
Il suo posto è dall'altra parte della barricata.
E se per atteggiamenti e modo di pensare lo si può definire "cittadino del mondo", in quanto a gusti mangerecci è rimasto un "campagnolo del cazzo".
Intendiamoci, Yossarian è quasi onnivoro - è stato capace di farsi piacere persino i baked beans della Heinz. Anche gli inglesi li schifano, ma lui niente, ne è ghiotto.
Ciò che però lo manda davvero in sollucchero sono i piatti del profondo nord agricolo da cui il tapino proviene. Son piatti gustosi, non dico di no, ma che cozzano un pò con la mia concezione Gollum-centrica del "con le squame e che guizzi ancora, my love".
Con l'arrivo dell'inverno, tuttavia, anch'io abbraccio con piacere una cucina più calorica e aggadollante, ed è a quel punto che (quasi) tutti i sogni culinari di Yossarian diventano realtà: egli si impingua come per magia, e per la contentezza assume sia le forme che la tipica radiosità - estremamente difficile da riscontrare in un uomo - delle donne incinte.
Ai primi posti della top ten personale del vecchio ciccione col pizzetto (cit.), c'è proprio la ricetta che vorrei proporvi oggi. Da gustarsi quando fuori è freddo, e se c'è un filo di nebbia tanto meglio.

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