Friday, 29 May 2009
Tuesday, 26 May 2009
Faccetta Nera Reloaded
La storia dei pirati somali e’ a mio avviso molto interessante e merita di essere raccontata prima che se ne impadroniscano gli ecoantimperialisi sbroc per farne degli eroi ecologisti e antimperialisti, o per evitare che una certa stampa statunitense e internazionale li liquidi sbrigativamente come tagliagole (la stessa stampa che fino a due anni fa si sperticava in lodi per ‘manager energici ed aggressivi’ come Dick Fuld di Lehman Brothers, e per le ‘gesta’ finanziarie degli hedge fund).
Ho raccolto quindi un po’ di informazioni di prima mano presso il grande Orco Multinazionale per cui lavoro, che possiede anche la prestigiosa Lloyd’s List, vera e propria ‘Bibbia’ del traffico marittimo internazionale da piu’ di 300 anni (fine spot pubblicitario), piu’ altre fonti sull’interweb, e passo quindi alla narrazione senza indugiare oltre.
Sara’ un post molto, molto lungo, mettetevi il cuore in pace subito, oppure cambiate pagina.
Mi andava solamente di spiegarvi e IMVHO, come si manda in vacca una nazione con conseguenze funeste per tutta la comunita’ internazionale.
Quel che sta accadendo negli ultimi mesi al largo delle acque del Corno d’Africa e’ noto a grandi linee piu’ o meno a tutti: gruppi di somali armati fino ai denti (principalmente di fucili d’assalto AK-47, AK-74, piu’ vari modelli di lanciarazzi anticarro RPG-7 e granate a go-go-) a bordo di motoscafi, barchini o barche da pesca d’altura trasformati in unita’ d’assalto-veloci, abbordano navi mercantili, portacontainer etc, etc in transito nel Golfo di Aden, prendono l’intero equipaggio in ostaggio (rima baciata, ole’) e dopo aver intavolato trattative in punta di fucile con gli armatori e le societa’ di navigazione, se la battono verso le loro basi sulla terraferma con le tasche gonfie di riscatti in milioni di dollari, sterline o euro.
Gli abbordaggi hanno subito un incremento esponenziale negli ultimi sei mesi: al momento (fonte Lloyd’s List) i vascelli sequestrati sono 16, e i marinai tenuti in ostaggio 231.
Le ripercussioni sul traffico marittimo internazionale, gia’ pesantemente colpito dalla recessione economica (il 30% in meno da settembre 2008, a cui si aggiunge un decremento
Il primo, e’ legato alla peculiare importanza
Bloccate il Golfo di Aden, e di riflesso il Canale di Suez, (com’ e’ avvenuto dal 1967 al 1975 a causa delle guerre arabo-israeliane) e l’unica alternativa come ai bei tempi andati del capitano James Cook, e’ quella di circumnavigare l’Africa, con costi stellari per gli armatori e perdite giornaliere, e sottolineo giornaliere, dell’ordine di decine di milioni di dollari per tutti, governo egiziano compreso (che ha nazionalizzato il Canale nel 1956).
Questo e’ anche la ragione per cui i francesi mantengono una base della Legione Straniera a Gibuti.
Il secondo, va individuato nell’aumento significativo dei premi che le assicurazioni esigono dalle societa’ di navigazione per il transito in acque infestate dai pirati. Le assicurazioni hanno infatti deciso di alzare la posta in gioco, classificando il rischio rappresentato dai Jack Sparrow somali non piu’ come ‘generico’ e va da se’, ‘normale’, per una nave e il suo carico, ma come ‘rischio bellico’, o come pare stia avvenendo nelle ultime settimane, addirittura sotto la voce ‘terrorismo’.
Il risultato di questa allegra combinazione di fattori negativi, e’ che i costi di trasporto per gli armatori di tutto il mondo e soprattutto per quelli cinesi, indiani e asiatici, stanno diventando proibitivi, ed e’ quindi facile comprendere perche’ gli stessi caldeggino a gran voce interventi armati draconiani da parte della comunita’ internazionale.
Ovviamente, i pirati somali non sono gli U-Boat di Karl Doenitz, ma gli effetti sono quasi altrettanto devastanti, senza contare che una intera regione e i suoi abitanti, il Puntland a nord della Somalia, vivono praticamente dei proventi della filibusta e hanno dato vita a una vera e propria Tortuga versione 2009, con tanto di alcool a fiumi, prostitute e khat (la marijuana locale), a volonta’.
Ora, in virtu’ di questa situazione, immagino che la domanda che sorge spontanea sia: “
Assolutamente niente. Perche’ non esiste.
La Somalia, da circa quindici anni, e’ devastata da una feroce guerra civile che ha visto e vede contrapposti, varie e assortite fazioni di vari e assortiti ‘signori della guerra’ locali, estremisti islamici, l'esercito di uno stato confinante, l 'Etiopia , e il sostegno piu’ o meno conclamato di almeno una superpotenza (indovinate un po’? Non e’ difficile, basta prendere un ‘pirlometro’ e regolarlo su ‘
E come si e’ arrivati a questo impareggiabile risultato di disintegrazione civile, che sta facendo della Somalia l’Afghanistan dell’Africa?
Andiamo per ordine, e sia per comodita’, sia per salvaguardare i vostri augusti attributi da una invereconda scartavetratura, vi avverto che saltero’ a pie’ pari il periodo coloniale (Faccetta Nera) e quello immediatamente post-coloniale. Ribadisco, e’ un post molto lungo, siete ancora in tempo per darvi alla fuga.
1977-1991
‘Red Orchestra’
Alla fine degli anni 70, l’URSS sembrava sul punto di vincere la Guerra Fredda, e nel grande Risiko internazionale di guerre conto terzi, colpi di stato, colpi bassi e porcherie assortite fra i due supercontendenti, l’Africa era costellata di bandierine rosse.
In particolare, nel Corno d’Africa, la gerontocrazia del Cremlino guidata dall’ineffabile Leonida Breznev (ha dato il nome a un colore: ‘grigio Breznev’) aveva calato una mano a dir poco spettacolare, piazzando tramite i soliti noiosissimi golpe tipici dell’epoca, due pedine fedeli alla testa di regimi comunisti in Etiopia e
I due ‘uomini di paglia’ di Mosca rispondevano al nome di Mengistu Haile Mariam, presidente della Repubblica Democratica dell’Etiopia, e Mohamed Siad Barre presidente della Somalia.
La coppia sembrava fatta apposta per soddisfare le esigenze locali dell’URSS. Si trattava infatti di due dittatori professionisti con un curriculum rispettabilissimo di repressione, torture, pulizia etnica (specie Mengistu contro gli eritrei), stupri et amenita’ simili, alla guida di due regimi stabili che in teoria non avrebbero dovuto dare grattacapi al Politburo.
Peccato che il KGB avesse sottovalutato le ancestrali rivalita’ etniche e religiose fra somali ed etiopi, i problemi interni di Siad Barre, e la propensione di quest’ultimo a fare il ‘gioco delle tre carte’ con l’Occidente.
Nel 1977, ansioso di realizzare il sogno di una ‘Grande Somalia’ annettendosi il territorio etiope dell’Ogaden, abitato da minoranze somale, Siad Barre attacca a tradimento e in forze, il ‘fratello socialista’ etiopico.
L’Unione Sovietica, colta di sorpresa, si trova costretta a fare una scelta ‘dolorosa’, dal momento che non puo’ vendere armi a entrambi e che il conflitto minaccia di mandare a carte quarantotto l’equilibrio della regione. Cosi’, dopo una attenta valutazione sulla quale influiscono anche le ‘relazioni pericolose’ di Barre con gli occidentali, scende in campo con il regime di Mengistu, con l’appoggio politico di quasi tutti i ‘feudi’ comunisti planetari e quello militare di Fidel Castro.
La guerra dopo un inizio brillante per i somali (riforniti principalmente da Cina ed Egitto), s’impantana grazie alla resistenza etiopica, alle armi sovietiche e ai consiglieri cubani, e si trasforma rapidamente in un disastro per il regime di Modadiscio, che si vede anche negare l’assistenza americana da un Jimmy Carter che non ha nessuna voglia di farsi trascinare in una faida comunista, preoccupato com’e’ di rimarginare le ferite del Vietnam.
Un anno dopo l’invasione, le truppe somale si ritirano dall’Ogaden e il regime di Barre indebolito dalla batosta che lo rende ancora piu’ sanguinario e ormai privo di significativi appoggi esterni, inizia a liquefarsi.
1991-2002
‘Black Hawk Down’
A questo punto della storia recente somala, entrano in campo determinanti fattori etnici e soprattutto religiosi che la dittatura di Barre aveva represso (all’epoca, i comunisti non erano ancora ‘cuministi’ e se ne fottevano alla grande della ‘diversita’ etnica e religiosa’).
L’islam sunnita, arriva in
Ma, oltre alla religione islamica che nel paese africano conta anche parecchie sette di mistici ‘sufi’, il somalo per tradizione, si sente altrettanto legato all’appartenenza di clan, un fattore che negli anni immediatamente successivi alla cacciata di Barre, giochera’ un ruolo decisivo nel sprofondare il paese in una vera e propria guerra tribale.
Con la caduta
Nel 1991, i gruppi di insorti che hanno finalmente rovesciato Siad Barre confinandolo nel sud del paese-l’United Somali Congress guidato dal celeberrimo generale Mohamed Farrah Aidid, il Somali National Movement, il Somali Patriotic Movement e il Somali National Alliance-cercano di trovare una figura e una soluzione unitaria nel Presidente Ali’ Mahdi Muhammad, ma l’accordo finisce a colpi di Kalashnikov, soprattutto a causa dell’ostinazione e delle ambizioni personali di Aidid, e di conseguenza si crea una situazione degna dell’ultimo governo Prodi. Tutti contro Siad Barre, per liberare il sud
Quando nel 1993, il presidente americano Bill Clinton, spinto dalla CNN e dai rapporti allarmanti dell’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Onu, mette mano al dossier Somalia, la situazione umanitaria nel Corno d’Africa e’ semplicemente catastrofica, tanto che Baghdad nel 2004, paragonata alla Mogadiscio dell’epoca, sembrava Zurigo.
E’a questo punto che la pletorica, inutile ed elefantiaca istituzione che risponde al nome di Organizzazione delle Nazioni Unite, autorizza l’ennesima, pletorica, inutile ed elefantiaca missione di mantenimento della pace che passera’ sotto il nome di UNOSOM I (curiosita’: il termine ‘casco blu’ e’ entrato a far parte della lingua croata, e nel dialetto locale di Srebenica significa ‘grandissimo e inutile figlio di puttana’), ufficializzata dalla Risoluzione 794.
Gli Stati Uniti di Clinton si accodano e organizzano una forza di spedizione multinazionale autonoma da quella Onu (solo un pazzo affiderebbe le sue truppe a un comandante scelto dai burocrati terzomondisti
Scatta cosi’ nel 1993, con uno sbarco semifarsesco di marines in pieno assetto di guerra (manco fossero a
L’esito di una missione dominata da una totale assenza di idee su cosa fare una volta in
I pacificatori vengono coinvolti pesantemente negli scontri fra bande locali e nell’ottobre del 1993, dopo aver scodellato una magnifica sceneggiatura al regista Ridley Scott, nel tentativo maldestro di catturare il generale Mohamed Farrah Aidid, gli americani, seguiti dalla forza multinazionale e la maggior parte delle forze Onu, si levano elegantemente dai coglioni. L’evacuazione verra’ completata nel 1996 con l’Operazione United Shield.
Il bilancio di questo clamoroso fallimento e’ assai pesante e conta migliaia di morti fra combattenti e civili somali, decine di perdite per le forze Onu, 18 morti per gli
2002-?
‘Allah Akbar!’
La mattina dell’11 settembre 2001, come tutti sanno, le Twin Towers di New York vengono rase al suolo da un complotto organizzato da Cia, Mossad e rettiliani (Godzilla no. Quel giorno aveva la colite).
Da quel momento, l’attenzione
Vi risparmio la cronaca degli avvenimenti fino al 2006 perche’ non e’ altro che una triste litania di gruppi e fazioni che si massacrano a vicenda in una nazione che ricorda l’Italia dell’8 settembre. La situazione umanitaria, che aveva toccato il fondo negli anni precedenti, inizia a scavare.
Gli eventi prendono tuttavia, una piega inaspettata proprio nell’estate 2006, quando sul campo di battaglia fanno la loro comparsa gli uomini dell’Unione delle Corti Islamiche, guidati dallo sceicco Hassan Dahir Aweys.
Ben armati e addestrati, il loro obbiettivo e’ semplice. Riportare legge e ordine nel paese, e nello specifico una legge e ordine fondati sulla Sharia.
I somali, che di guerra civile ne hanno le palle piene, li accolgono con favore e nonostante l’aspro regime che si profila sotto la Sharia, decidono di scegliere il male minore. Qualsiasi ordine, da che mondo e’ mondo, e’ preferibile all’anarchia e all’essere trucidati o violentati mentre vai a fare la spesa.
Mi viene inevitabile pensare, e per restare in tema di male minore, che dovendo ipoteticamente scegliere fra le Corti Islamiche e il governo Berlusconi, i somali avrebbero scelto anche in questo caso il male minore.
Le Corti Islamiche.
Comunque sia, l’ordine imposto dallo sceicco Hassan Dahir Aweys a Mogadiscio e nel sud
Poteva infatti Giorgino e la sua cricca di mentecatti esimersi dal regalarci un altro bel casino internazionale per colpa
La situazione al momento e’ tornata ai livelli degli ultimi 17 anni, ossia il caos piu’ totale, aggravato da un governo fantoccio filo-etiopico che viene visto come fumo negli occhi dai somali e dagli integralisti islamici che hanno rialzato la testa e sono passati al contrattacco, costringendo perfino i mistici delle sette ‘sufi’ a prendere le armi contro quella che viene giudicata dagli stessi, una interpretazione aberrante del Corano.
Conclusione (era ora)
L’ultima domanda alla quale IMVHO e alla luce della storia che vi ho raccontato, cerchero’ di rispondere, riguarda i protagonisti della cronaca degli ultimi sei mesi.
Chi sono in sostanza i pirati somali? E ancora, si tratta di un branco di volgari tagliagole o di eroi antimperialisti e perfino ecologisti?
Parafrasando Jack Nicholson/Frank Costello in ‘The Departed’, i pirati somali non sono altro che ‘un prodotto dell’ambiente che ha trasformato l’ambiente in un loro prodotto’.
Non sono infatti tagliagole di professione, dal momento che la maggioranza viveva di pesca e ha deciso semplicemente di dedicarsi ad una attivita’ molto piu’ redditizia in un paese devastato dalla guerra civile, dove ognuno si fa liberamente i cazzi propri a colpi di Kalashnikov.
Ma non sono nemmeno vittime dell’Occidente o eroi antimperialisti.
Questo almeno, e’ quel che cercano di farci credere loro, quando si definiscono ‘la guardia costiera somala’ che protegge le acque nazionali dalle scorrerie delle flotte da pesca asiatiche e dei ‘fratelli’ del Terzo Mondo e dalle sortite di navi non meglio identificate che scaricano rifiuti tossici in prossimita’ della costa.
Ora, da una parte e’ innegabile e provato che pescherecci di varie nazionalita’ dell’area saccheggino le riserve di pesca somale, cosi’ come non si puo’ escludere che qualche farabutto abbia scaricato in mare sterco di cavallo radioattivo approfittando della mancanza di controlli e di un governo.
Ma le giustificazioni non reggono. Perche’, se le cose stanno veramente cosi’, i pescatori somali non hanno infatti impugnato le armi per attaccare direttamente le navi e pescherecci che invadono le loro acque, invece di dedicarsi alla pirateria? Ricordo che i filibustieri del Puntland stanno tenendo in scacco le marine da guerra di varie nazioni, comprese alcune potenze quali USA, Cina e Russia e quindi una flottiglia di pescherecci, scusate il francese, gli fa una pippa.
E’ un po’ come un tizio al quale rubano il bestiame e che invece di difenderlo si mette a fare il ladro di bestiame.
Due cose sono comunque certe:
La prima, e’ che i Long John Silver del Corno D’africa hanno i mesi contati, e la seconda e’ che giocando a fare le vittime dimostrano di essere davvero degli eccellenti pescatori, dal momento che la stampa progressista e una certa opinione pubblica occidentale abboccheranno inevitabilmente all’amo. Ci scommetto gli attributi.
Eroi antimperialisti
Tagliagole
Sunday, 24 May 2009
For King and Country
Approfitto del lungo weekend inglese (dicesi Bank Holiday) per dedicarmi ai miei passatempi criptofascisti e guerrafondai di wargamer, tramite scontri online e PBEM contro altri criptofascisti guerrafondai di ogni razza, sesso, religione e nazione.
Lo faccio da oltre 15 anni e sono sempre molto felice di vaporizzare i pixel altrui.
Guardate che e' roba seria: in alcuni casi bisogna saper fare le quattro operazioni e calcolare le percentuali (nel mio caso con il calcolatore).
In sostanza, basta saperne un po' piu' di Donald Rumsfeld.
Fra l'altro, sto anche leggendo un libro stratosferico sulla storia recente dell'Afghanistan e di come si sia arrivati all'11 settembre: si intitola 'Ghost Wars', e l'autore Steve Coll si e' beccato un Pulitzer per questo.
E' pieno di porcherie della Cia, e non solo, dato che al 'porcheriometro' hanno contribuito in parecchi (compresi alcuni insospettabili).
Ahhhh cosa si perdono gli antagonistiantimperialisti sbroc a snobbare la realta'.
Altro che Giulietto Chiesa e Mossad che nuclearizza le Torri Gemelle. Non ci credereste mai.
Ed e' tutta roba vera.
Comunque, tornando ai wargames, ecco cosa sto giocando:

Thursday, 21 May 2009
Secondi a nessuno
I ‘cuministi’ si fanno venire un’idea brillante e i ‘difensori della razza’, verdi d’invidia, si sbriciolano i neuroni per superarli.
E che risultati! Complimentoni. Idioti.
Link al Corriere di ieri
"Bravo Abdul. E ora fammi vedere il passaporto."
Wednesday, 20 May 2009
Evviva il Partito Cuminista
Oggi nella posta, mi e’ arrivato il volantino elettorale per le europee, di quelle merde cosmogoniche
Il British National Party e’ un partito nazista con un programma nazista, sulla falsariga dei vari gruppi d’ispirazione nazionalsocialista votati alla ‘supremazia bianca e ariana’ che appestano l’occidente.
Avete presente i ‘Nazisti dell’Illinois’ de i ‘Blues Brothers’? Sputati, con l’unica differenza che i Nazisti dell’Illinois fanno ridere.
A titolo divulgativo e spiegato in maniera succinta (invito chi volesse correggermi o puntualizzare, a farlo), il BNP e’ una ‘costola’
Bella famiglia.
Comunque, torniamo al volantino, che e’ un vero capolavoro di idiozia nonche’ confusione storica palesemente ruffiana.
Il marasma cerebrale che affligge i propagandisti
Nell’angolo superiore destro campeggia la foto di uno Spitfire accanto al titolo ‘ strillato’ ‘The New Battle for
Ora, qualcuno dovrebbe spiegare ai fessi del BNP che gli Spitfire e la Battaglia di Inghilterra sono serviti a liberare il mondo dai mentecatti come loro, ma del resto, la ‘patria in pericolo’, minacciata dallo straniero albanegro (grazie Eugenio) fa serrare le coorti e di conseguenza tutto fa brodo.
Ci sono comunque anche delle vere ‘perle’, tipo quella che spiega il motivo in virtu’
‘Because we’ve earned the right!’
Segue lista dei luoghi ove questo diritto e’ stato conquistato : Trafalgar-The Somme-Dunquerque-D-Day-Falklands.
No comment.
Poi c’e’ quest’altra, la migliore: ‘Perche’ non e’ razzista opporsi all’immigrazione di
Ecco, se c’e’ qualcosa di cui possiamo essere grati a una idea utile e furba quanto il vaiolo, ossia il politicamente corretto, e’ di aver permesso a gente simile di sparare simili cazzate e tuttavia spacciarsi per persone di buon senso.
Insomma, il volantino contiene un mucchio di belinate nel migliore dei casi, e il sottoscritto si rammarica di non poterlo nemmeno usare come carta igienica, dal momento che e’ fatto di carta patinata e scartavetrerebbe in malo modo le sue auguste chiappe.
Ma qualcuno gli credera’ e li votera’.
C’e’ gente, e anche non particolarmente razzista, o addirittura per niente razzista che li votera’ per esasperazione o per protesta, contro la politica ufficiale.
E’ una storia vecchia come il mondo, funziona sempre ed e’ il passaporto che spalanca le porte
E per vedere come si applica nella realta’, spostiamoci di duemila chilometri piu’ a sud e per la precisione a Tor Pignattara, quartiere popolare a sud est di Roma.
Premessa: l’uomo e’ una creatura ‘ problem solver’, un risolutore di problemi.
Quando non e’ ossessionato da cazzate etno-chic.
Dire che Tor Pignattara e’ un quartiere afflitto da problemi, e’ un eufemismo. Convivenza al calor bianco fra romani e immigrati piu’ o meno regolari, razzismo piu’ o meno conclamato, microcriminalita’ e degrado ne fanno il classico ‘quartiere difficile’ di tante periferie italiane ed europee.
A Tor Pignattara c’e’ anche una scuola materna ed elementare che si chiama ‘Carlo Pisacane’ e che come l’area che la ospita e’ parecchio inguaiata. L’istituto ha 240 bambini di 24 etnie diverse e di questi alunni, il 90% e’ di provenienza straniera. Vi lascio imaginare i problemi didattici, di integrazione et similia, tanto che i genitori italiani minacciano di non iscrivere piu’ i figli alla ‘Pisacane’, che cosi’ rischia di diventare una sorta di ghetto per bambini stranieri.
Di fronte a una simile panoplia di problemi credo che abbia ragione Rachel quando dice che gli insegnanti italiani di questa generazione hanno sulle spalle una responsabilita’ enorme e un lavoro molto, molto difficile da svolgere.
Tutti, tranne la preside del ‘Pisacane’ Nunzia Marciano, che oltre ad avere le idee chiare, ha finalmente individuato la vera fonte di tutti problemi didattici e d’integrazione del suo istituto, ed ha cosi’ partorito un’ideona brillante che rischia di far passare Maria Montessori per una povera rincoglionita e a lei di far vincere, se mai verra’ istituito, il premio Nobel per la pedagogia.
La preside
Ovviamente si e’ scatenato il finimondo. Le mamme
Dal canto loro, le istituzioni di destra e di sinistra che in tutti questi anni sempre secondo le mamme della Pisacane (che non faccio fatica a credere), non hanno fatto una cippa di niente, oltre a continuare a non far assolutamente niente, hanno pero’ iniziato ad azzuffarsi fra di loro, secondo il solito copione.
Da un parte i difensori della razza, dall’altra gli alfieri
Particolarmente ipocrita, sciovinista e fetente, la dichiarazione della senatrice della Lega Irene Aderenti, secondo la quale, “intitolare una scuola italiana a un educatore giapponese denota arroganza nei confronti della nostra cultura.”
Ma tu guarda un po’: quelli che quando sentono il termine ‘Unita’ d’Italia’, hanno le convulsioni e che vorrebbero adottare il lumbard nelle scuole padane, ora diventano strenui difensori
E di fronte a cotanta palese ipocrisia, la Sinistra cosa risponde?
Se Yossarian (che non e’ di sinistra) fosse un esponente
Ma in vece sua risponde l’augusto Enrico Fontana, capogruppo della Sinistra al Consiglio regionale del Lazio, con questa ‘gemma’ di autentico vuoto pneumatico:
“Quel cambio di nome non è un atto anti-italiano se inserito in un quartiere popolare come Tor Pignattara dove si sperimentano concretamente le difficoltà di costruire una società multietnica”.
HAHAHAHA! Fregnacce.
Ora, credo che sia chiaro a tutti che qui non si tratta di pedagoghi giapponesi (il sottoscritto oltretutto ha un debole per la cultura
Il problema, e qui torniamo al BNP, e’ che di fronte all’aria compressa che i partiti ‘cuministi’ pompano incessantemente al posto di risposte concrete, perfino stronzate naziste come quelle
‘Il buon senso comune’, come lo chiamano loro. E purtroppo prendono voti.
Io credo di sapere chi vincera' le prossime elezioni amministrative a Tor Pignattara.
E non mi fa affatto piacere, sia per i bambini e i genitori italiani, sia per i bambini e i genitori neoitaliani.
Nel frattempo, la scuola-ghetto, potra' sempre vantare un nome multietnico e veramente 'cuminista'.
Il 'Manifesto del Partito Cuminista Italiano'
PS Il post ‘sugoso’ che vi avevo promesso e’ come il ragu’: deve bollire ancora un po’.
Sunday, 17 May 2009
Flags of our fuckers
Sto preparando un post ‘sugoso’ e di conseguenza ho bisogno di tempo per documentarmi e consultare fonti varie. Niente di speciale, ma in sostanza, il genere di lavoro che Indymedia e Libero generalmente scartano a priori per la pubblicazione dei loro articoli.
Cosi’, vi lascio in compagnia di una ‘perla’ assoluta suggeritami dall’impareggiabile Nadja Jacur in un commento del post precedente, e di cui pubblico i link al quotidiano 'Il Giornale' e all'ambasciata del Giappone.
Non credo che necessiti di spiegazione alcuna.
Grazie Nadja
Thursday, 14 May 2009
Odio dire, 've l'avevo detto' ma...
Questo e’ uno stralcio dal testo del post intitolato Blitzkrieg & Sitzkrieg pubblicato dal sottoscritto qualche giorno fa.
“Innanzitutto, l’idea stessa di un complotto per farlo divorziare e’ una brillante contromossa tattica che spiazza gli avversari, e la Repubblica, da bravo pescione degno del console Lucio Emilio Paolo (vedi disastro; vedi battaglia di Canne), ha abboccato in pieno.
Quello che in realta’ Berlusconi sta dicendo ai suoi elettori, e non solo, con la sparata sul divorzio della sciura Veronica e’ molto semplice: “cari elettori del centrodestra, la sinistra e’ alla canna del gas. Dopo averle provate tutte inutilmente, compresa la magistratura, ora mi entra in camera da letto. E voi vorreste votare per questa gente?” E sicuramente gli elettori del centrodestra gli crederanno.”
E questo e’ l’articolo di ieri pubblicato dal Corriere della Sera.
E un altro teatrino viene messo in scena in questi giorni,sulla pelle degli immigrati e degli italiani vittime delle rapine in villa et similia.
La destra urla: ‘tua sorella diventera’ una moschea’.
La sinistra intona : ‘Free Nelson Mandela’.
Ma di una politica seria e concreta in materia d’immigrazione, nemmeno l’ombra.
E si continua a governare a colpi di decreti legge.
Il tutto e' funzionale allo 'stringiamoci a coorte', cosi' utile in tempi di magra elettorale e che di conseguenza alzera’ lo share da entrambe le parti alla prossima tornata politica o amministrativa, anche se e' prevedibile che 'l'ignavia velleitaria' della sinistra assicurera' al Lider Maximo della destra, che non e' altro che un Fidel Castro coi miliardi (stesso stile, stessa retorica, stessa prosopopea, 'io sono dalla parte del popolo'), una maggioranza di ferro.
Monday, 11 May 2009
A noi ci piacciono
Ora, siccome che io e Rachel stasera abbiamo voglia di scrivere come di un buco in testa, si e’ deciso di comune accordo di deliziarvi con il nuovo video + pezzo dei Depeche Mode.
Una veloce avvertenza
La musica brasiliana pero’ mi da’ orribilmente sui nervi e se fosse per me, Gilberto Gil lo calerei nel piombo fuso con tutta la band, compresi quei cazzo di percussionisti che suonano mille cagatine e strumentini inutili. In ogni caso, non ho mai trovato una band disposta ad esaudire il mio desiderio piu’ recondito di batterista, ossia : palco con mostruosa aquila argentea di cromo-molibdeno alle spalle, e ai lati della batteria, due colubrine che sparano ogni
Inoltre, quanto ho scritto ieri sulle regole per i miei thread, si applica in maniera leggermente diversa ai commenti musicali.
VALE TUTTO!
Buon ascolto, e se non vi piacciono i Depeche vi consigliamo comunque il video. Fidatevi.
E leggete il testo
P.S. Rachel mi prega di farvi sapere che si dissocia dal mio parere su Gilberto Gil ( e anche dal palco con aquila argentea).
Sunday, 10 May 2009
Codice di Hammurabi
Volevo solamente stabilire alcune semplici e chiare ‘house rules’ per una discussione e un cazzeggio civili sui miei thread. Rachel si regolera’diversamente per i suoi.
A) Questo non e’ un blog di sinistra.
B) Questo non e’ un blog di destra.
C) Sui miei thread, tuttavia, si parla anche di politica, e se ne avete voglia, v’invito a discuterne.
D) Se siete confusi, o pensate che il sottoscritto sia un qualunquista, risparmiatevi la fatica di scrivere i commenti.
E) Su qualsiasi argomento o thread, finche’ proponete argomenti articolati e coerenti siete piu’ che benvenuti. Non mi interessa cosa votate o che divinita’ adorate.
Tuttavia, se vi palesate per latrare propaganda di qualunque colore o fede religiosa, o per risolvere faide personali, i vostri commenti verrano nuclearizzati.
G) Vivo e lavoro in Inghilterra da quattro anni, ma non soffro di crisi etnico-identitarie. So chi sono, da dove vengo, e sono felice e orgoglioso di avere il passaporto con lo ‘stellone’. Il mio amore per la cultura anglosassone non nasce da un complesso d’inferiorita’. Se amate una cultura, o una persona, perche’ vi sentite inferiori, non si tratta di amore, ma di un caso clinico, e di quelli tosti.
Quindi, risparmiatevi le accuse di ‘traditore della patria’ o di ‘esterofilia’, perche’ non e’ il mio caso. Il perche’ sono qui sono, con tutto il rispetto, cazzi miei. Se si vuole parlare di inglesi e Inghilterra, in qualsiasi termine, anche non lusinghiero, fate pure, ma non tirate in ballo il sottoscritto e i motivi per cui si trova qui. Pena, la nuclearizzazione
H) In sostanza, questa e’ casa mia e di Rachel. Per quanto riguarda la mia parte della casa, sono di manica molto larga e quindi venite, discutete e cazzeggiate. Potete anche ubriacarvi. Ma se mi vomitate sul tappeto, vi prendo per gli stracci e vi scaravento fuori dalla porta.
Oltre al conto della tintoria, ovviamente
Yossarian








